UN POEMA di Velemir Chlebnikov IL GENIO DEL FUTURISMO RUSSO, “La perquisizione notturna”, Traduzione e Commento di Paolo Statuti

 Il manifesto de «La corazzata Potëmkin» (1925)

Il manifesto de «La corazzata Potëmkin» (1925)

Velemir Chlebnikov, universalmente considerato uno dei più geniali creatori d’avanguardia del XX secolo e il più grande futurista russo, accanto a Majakovskij, nacque il 28 ottobre 1885 nel governatorato di Astrachan. Dopo aver compiuto gli studi ginnasiali a Kazan, nel 1903 si iscrisse alla Facoltà di matematica della stessa città. Il 5 novembre di quell’anno prese parte a una manifestazione studentesca e fu arrestato. Nel 1908 riprese gli studi all’Università di Pietroburgo, questa volta nella Facoltà di scienze naturali. Nel 1909 si trasferì prima alla Facoltà di lingue orientali e quindi a quella di filologia slava, dalla quale verrà espulso per non aver pagato le tasse universitarie. Nel 1910 aderì al cubofuturismo russo e scrisse Il vivaio dei giudici, manifesto del movimento. Coniò per i cubofuturisti il termine “budetljane”, ossia banditori del “Budu”, del “Sarò”. I ricordi di molti scrittori di quegli anni sostanzialmente concordano: Chlebnikov è inerme come un bambino, si trascura, è incapace di difendersi. Dominato dalla passione creativa, trascorre intere giornate in biblioteca, immerso in elucubrazioni matematiche. Lavora all’opera Le tavole della Sorte, un trattatello di equazioni di storia, attendendo alla ricerca dei rapporti numerici che reggono le ”secolari altalene dei popoli”, e ingegnandosi a scoprire la periodicità degli avvenimenti cruciali.

Scrive versi su ritagli di carta, con una calligrafia minuta, apportando numerosi ritocchi. E’ in balia del demone della creazione e lo sarà per sempre. Lavorando dimentica anche di mangiare. Conserva le poesie in una federa. Ne smarrisce molte. Ma ciò non conta: la cosa principale per lui è il fatto stesso di creare. Nel 1916 fonda l’Associazione dei “317”, detti anche Presidenti del Globo Terrestre, ed è eletto a capo della stessa. Tale associazione comprendeva tra gli altri Majakovskij, Malevič, Burljuk, in una pittoresca congrega di artisti, poeti, aviatori, politici.

cernichov-fantasie-architettoniche

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Nel 1919, durante la guerra civile, fu arrestato a Charkov dai bianchi, perché scambiato per una spia e finì poi in un ospedale psichiatrico. Patisce la fame e contrae due volte il tifo. Fa l’impressione di un uomo estremamente trascurato. Gira come uno straccione, malaticcio, affamato e pieno di insetti. Eppure scrive molto. Nel 1921 partecipa come soldato dell’Armata Rossa alla campagna di Persia. Descriverà questa sua esperienza nel diario poetico La tromba del Gul mullà. Nello stesso anno lavora a Pjatigorsk come guardiano notturno, comincia a curarsi, poi interrompe le cure e si reca a Mosca, dove prende alloggio presso il pittore Pёtr Miturič. Nella primavera del 1922, assieme a Miturič che vuole salvarlo, si reca nel governatorato di Novgorod. E’ sempre più debole, ma si trascina dietro ostinatamente il sacco dei manoscritti. Il 28 giugno 1922, completamente disfatto, muore tra atroci sofferenze. Aveva 37 anni. Sulla sua tomba Miturič scrisse: “Primo presidente del Globo Terrestre Velemir I”.Chlebnikov: sciamano, santone dei cubofuturisti, epico e lirico, drammaturgo, pensatore e teorico, disseminava letteralmente i suoi manoscritti nelle città, nei campi e nei boschi. La sua produzione pubblicata dopo la morte occupa sette grossi volumi. Ciò che si è salvato, grazie ai suoi amici, è tuttavia soltanto una minima parte di ciè che scrisse. Tra le opere più importanti, apparse quando il poeta era in vita, ricordiamo La creazione e L’eletto, del 1914, oltre alle Tavole della Sorte e al poema Zangesi, pubblicati nel 1921.

Vladimir Majakovskij e Lilja Brik nel 1915

Vladimir Majakovskij e Lilja Brik nel 1915

Chlebnikov ebbe un sentimento profondo e immediato della natura della lingua russa. Tutto servì al poeta come materiale per costruire un nuovo universo di parole. Questo universo è certamente la creazione di un genio, ma non è fatto per il vasto pubblico. Molti suoi componimenti, infatti, sono intraducibili.

Velemir Chlebnikov 2 Commento di Paolo Statuti

La perquisizione notturna è uno dei principali poemi di Chlebnikov. Nei giorni del terrore rosso un drappello di marinai irrompe in una casa, dove viene fucilato un giovane nemico di classe. Il Capo che lo ha ucciso è sconvolto da come quello rideva «incurante davanti al caricatore della morte». Sul luogo dell’omicidio si organizza una gozzoviglia. Sbalordisce la dovizia di termini usati da Chlebnikov. Il poeta si serve degli strati più diversi della lingua russa, tra cui il gergo dei marinai e quello della strada. La costruzione del poema si basa sulle continue ripetizioni del crudele racconto del capo. «Una pallottola in testa, eh?» – dice al marinaio il giovane condannato a morte, e poi aggiunge: «Addio, minchione! Grazie per il tuo sparo». Ubriacandosi, il Capo ripete cinque volte il suo racconto sull’uccisione. Il critico letterario M. Poljakov scrive: «…Il Cristo che guida la marcia dei soldati bolscevichi ne I dodici di Blok, in questo poema di Chlebnikov non c’è, non parteggia né per i bianchi, né per i rossi, ma nella sua ira incenerisce gli assassini. Si può dire che il Capo provoca Dio, attirando il fuoco su di sé. Egli è una figura tragica, a lui Chlebnikov ha dato una parte della sua anima: oggi egli guida una «banda di santi assassini», domani potrebbe benissimo partecipare alla rivolta di Kronstadt dei marinai contro il governo bolscevico. Ma non sarà mai uno degli «acquisitori» – odiati da Chlebnikov – che camminano quatti quatti dietro gli «inventori», e conoscono una sola parola: mangio».

Velemir Chlebnikov

Velemir Chlebnikov

La perquisizione notturna

Allerta!
Pronti a sparare.
Sotto, ragazzi:
A destra il 38.
Bussa più forte!
– Agli ordini!
– Allerta!
Dentro!
– Prego, prego,
Benvenuti!
– Mare, alt!
– Poche ciance, madre
Testa grigia,
Il mare non lo freghi.
Apri gli occhi.
E’ qui il 38?
– Sì, benvenuti,
Cari compatrioti! –
Trema la testa d’argento
Viva a stento.
– Madre!
Il nome!
Su, facci strada, mammina!
Rispettabile
Mamma!
Non ti agitare,
Andrà tutto bene.
Dov’è la selvaggina?
– Tu! Mettiti alla porta.
– Fatto – la soffitta.
– Tu, qui!
– Agli ordini!
– Avanti, mare,
Gagliardi!
Si nascondono i codardi…
Hanno trafitto,
Sono arrivati in tanti,
Hanno agguantato i furfanti,
I bianchi non l’hanno fregati.
– E tu, madre, sveglia!
Muoviti!
Anche i vecchi possono sedersi
Sulla punta della baionetta.
E il maritino, ci aspetta?
Tira fuori i furfanti,
Per me, vecchio
Lupo di mare!
Sento col naso –
Ho fiuto, io –
Un fiuto di segugio:
La selvaggina c’è.
La caccia andrà bene.
– Fratello, annusa.
Odore di selvaggina bianca.
Ho fiuto, io.
Segugi-fratelli, fatevi sotto!
– E’ tutto quello che ho –
E anche un po’ di perle.
– Quanti pezzi?
– Quaranta?
– Bastano per la cena!
Non gracchiare!
Prendi, arraffa!
Fratello, agguanta!
Tutto qui?
Non siamo signori!
Prendi
A volontà.
Non siamo zar
Da starcene a sognare.
Prendi, arraffa, prendi, arraffa!
Ehi, mare, agguanta come aquila!
– Agguanta, sotto!
Prendi a volontà!
– Vecchia, suonaci una polca.
– La tristezza non ti aiuterà.
Voce:
Mamma, mamma!
– Madre, madre!
Parla!
Fuori la canaglia bianca!
– Domani si riunisce il soviet.
Io sono vecchia, marinai!
Rosso, bianco,
Ossa bianche.
Non capisco, scusate.
Ho i capelli bianchi.
Sono una madre.
– Pam! Pam!
Sparo, fumo, fuoco!
– Chi ha sparato?
Fermo! L’arma, su le mani!
– Facciamogli la festa!
– Giovane, contro il muro.
Così! E su la testa!
Chioma grano spigato,
Baffetti oro filato.
– Vicino alla stufa, cane,
Togliti le pelli umane!
– Scusami, lupo di mare,
La mira sbagliata:
La mano tremava,
Pallottola pazza.

costruttivismo-aleksandr-rodcenko-manifesto-di-propaganda-del-libro-1924

costruttivismo-aleksandr-rodcenko-manifesto-di-propaganda-del-libro-1924

– Ride, coraggio o arroganza?
Lo facciamo fuori? –
– Una pallottola in testa, eh? Fratelli compagni,
Gente del mare?
Si dice che siete generosi. –
– Proprio così!
Il mare può,
Pietà il mare
Può mostrare!
– Voltati, vecchia.
– Una pallottola in petto
Al signorino bianco?
– Al mio figlio diletto?
– Via la camicia, servirà a un altro,
Nella fossa si può anche nudi.
Niente signorine nella fossa.
Giù i pantaloni
E girati.
Togliti tutto! E non dormire –
Avrai tempo. Ti addormenterai subito,
per non svegliarti più!
– Addio, mamma,
Spegni la candela sul mio tavolo.
– Tu, porta via gli stracci. Puntate! Uno! Due!
– Addio, minchione! Grazie
Per il tuo sparo.
– Ah, è così!… Per il bene del popolo.
Tra-ta-ta!
Tra-ta!
– Grazie, ma per cosa:
Per un ovetto di piccione
O di rondone?
Eccoti un indovinello!
E’ servito il colombello,
Le gambe ha steso.
Era una buona pappa
E un bel furfante.
Ancora due spari:
Uno sul pavimento,
E uno al creatore!
Ecco! Qui!
L’abbiamo spedito all’inferno.
Velemir Chlebnikov 3

Noi col fuggente mare
Dietro le allegre spalle
Sulla camicia bianca,
Sulla camicia azzurra,
Vedremo – putupum!
I pantaloni ho più larghi,
E il ferro nella mano,
Non un castoro argentato,
Ma il mare turchino
Il forte collo ha cinto
E la bianca camicia
All’inferno!
– Che dici, tirarlo su?
Portarlo via?
Lasciarlo lì non è bello.
– Fregatene! Che c’importa!
– Mamma!
Guarda che gioiello:
Più di venti non può avere,
E i capelli – di neve!
E gli occhi neri,
Così vivi!
– Il mare porta con sé la neve.
In un quarto d’ora sono incanutita.
Se non vi piace guardare una vecchia,
Non guardate, voltatevi!
Vladimir! Volodja! Vladimir!
Mamma! E’ nudo!
– Bellezza!
I cadaveri non hanno freddo!
E i morti non si vergognano.
– Datevi da fare! Basta!
– Vigliacco! Ride dopo la morte!
– Una camicia così
Io non l’ho mai indossata – buona!
E senza macchie di sangue.
Stoffa come si deve.
E’ entrato e la mano sulla spalla.
– Fratello! Ho fatto a pezzi un rettile!
E’ steso in soffitta.
Vicino alla mitragliatrice.
– Eh, eh!
– Dov’è mia madre?
– Bianca bellezza,
Sei così imbiancata
Ancor prima del nostro arrivo?
Il vento del mare non aveva ancora soffiato,
Di mare e di vento non c’era ancora odore,
E qui era già nevicato
Sul solaio e sulle teste.
Sporgeva la canna della mitragliatrice
Da sotto il piumino?
Non fa niente, non fa niente.
All’inizio di primavera
Un fiore di ciliegio
Ti è caduto sulla testa come neve.
Scuotila, i petali cadranno,
Cara signorina.
Una bella coltre
Di fiori per la bara.
– Ecco tutto!
– Fratello!
Perché la tormenti?
– E adesso,
Cara signorina in bianco,
Al muro!
– Questo? Quello?
Quale?
So-no pron-ta!
– E allora, al diavolo!
– Fermo!
Basta col sangue!
Vattene bambola!
– Sangue? Oggi non c’è sangue!
C’è broda, broda, solo broda.
Nella stalla umana
Il sangue è annerito.
E’ di suo fratello
O del marito.
velemir chlebnikov 5

– Vladimir!
– Mamma!
– Se avessi detto “papà”,
Sarebbe stato più spassoso!
E’ alle corse? Di’ un po’,
Fra i trottatori di Orёl?
Al trotto e poi al galoppo!
O forse ama gli ostacoli?
E supera tutti nei salti?
Bambola, va’ via,
Vattene, presto!
Levati di torno!
Qui ci sarà baldoria.
Non piangere, sorellina,
Questo non è posto per i liberi.
Anche noi abbiamo sorelle.
Nei villaggi e nei boschi,
E non nelle grandi città.
Vattene tranquilla, donna,
Per la tua strada.
– Oh, c’è uno specchio, mi raderò!
Tempo ce n’è.
Specchio deformante,
Ceffo truce.
Dalla finestra, ragazzi,
Tutti questi stracci –
Qui non gli servono più.
E qui un mare faremo,
Con le onde spazieremo.
Manca solo un gabbiano.
Al diavolo lo specchio –
Un pugno e s’è spezzato!
– Ah, mi sanguina la mano.
Lo specchio è un calamaio di rosso inchiostro.
– Con una scheggia di specchio che soldato!
A volte gli specchi sono crudeli. Essi
Ostinatamente guardano,
E i giudici qui non servono –
Più buio!
– Ehi, amico!
Dammi un fazzoletto!
– Vladimir!
Volodja!
– E’ morto! E’ morto
Oggi!
E’ morto e basta!
Non ti sentirà!
Piegato sul pavimento
Riposa in pace.
E non respira.
– E questo cos’è? Una bella tastiera
Per la gioia della signorina bianca?
Siede qui la sera
E pensa al marito,
Strimpella sottovoce.
E il nero tasto
Dietro al bianco risuona
E lo segue, come la notte
Il giorno con ostinazione.
Chi di voi sa sonare?
– Ma si può…
Accarezzarlo un po’
Con la canna o con il calcio…
Guardate, fratelli, ha, ha
Correte qua,
Ci sarà un rombo, un tuono e un canto…
E un lamento.
Come se in sordina
Guaisse presso il recinto un cucciolo.
Un cucciolo dimenticato da tutti.
E di cannoni il terribile schianto si leverà,
E un ghigno, una risata subacquea e di rusalka.
Sono accorsi. Brusio di corde,
Ghigno di corde, un riso sommesso.

velemir-chlebnikov

velemir-chlebnikov

– Con il calcio bam!
Bam con il calcio! – Ridi, mare!
Mare, ridi! Grosso pugno della bufera
Oggi va’ sui tasti…
Sulle trincee del nemico i proiettili… Fuoco!
Nelle cantine la serena festa della Madonna,
Che i connazionali trascorrono in silenzio.
Dapprima la miseria nutrono
Con il bianco corpo,
E poi i vermi.
Due cambi, due camicie:
Una più stretta dell’altra.
Un solo piatto per due bocche.
Ascolta, hanno risonato le corde!
Volano incontro alla morte.
A lungo risonerà
Della corda il rame.
– Ancora un colpo,
Dai!
Ronza come api,
Quando l’apicoltore prende il miele.
Bam! Bam!
– Ben fatto, marinai.
La nostra opera marina:
Spezza e abbatti!
Spezza e annienta!
Rompete, schiantate.
Senza tregua saccheggiate,
Selvaggi del mare!
Coraggio! Animo!
Non invano siamo ingrossati,
Qualcuno aggiusterà,
Ma questo ciarpame,
Questa cassa dove ulula un cucciolo,
Sul lastrico,
Dalla finestra!
Così,
Spaventiamo le vicine!
– E’ l’opera dell’avanzante,
Burrascoso mare.
A modo nostro avanti,
Non come mendicanti.
A pezzetti
Bbaam-ppuum!
– Oggi il mare è scatenato,
Il mare infuriava,
Il mare s’è infuriato.
Una tale forza.
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– Non ha schiacciato nessuno?
– Ma no!
Soltanto tre formiche,
Uscite in ricognizione.
Un polverone. Che forza!
– Dove hai il fucile, amico?
Ragazzo, lo prendi quel corvo?
– Subito!
Pam!
Servito.
Colpito?
– Caduto.
Crepato.
– Dov’è la vecchia?
Madre, ci sei?
Qualcosa da pappare!
Vino e salmone!
E una tovaglia bianca.
Fiori. Bicchieri.
Sarà un banchetto coi fiocchi.
E perché sia più ricco
Anche carne e arrosto,
O ti piegheremo a ferro di cavallo!
– Ragazzi, papperemo,
Mangeremo, fratellini, berremo.
Ci abbotteremo.
Adesso comincia il lavoro-mamma!
Scricchioleranno le mascelle.
Eppure odora.
Dai morti lo spirito esala.
– Vladimir!
– Le serve Vladimir – geme!
E a noi non pensa, non ci vuole!
Dai, prendiamola un po’ in giro:
– Siamo qui!
– Sono qui, Olja!
– Sono qui, Nina!
– Sono qui, Veročka!
– Miao!
– Che spasso!
Con la voce sottile,
Dai, grida come una befana.
– Ragazzi, non scherzate
Con la bara, con la morte.
– Hai colpito bene
Col fucile.
Che canto,
Che tintinnio, che suono e come un uccello,
morendo, è piombato giù.
Come il mare in burrasca.
velemir chlebnikov 6

Guarda, sulla porta una targhetta:
“Si prega bussare”.
Qualcuno ha messo un “r” – è diventato:
“Si prega russare”
Sulla porta della fresca bara,
Dove sono le sorelle del morto e le vedove.
Ha-ha-ha!
Bella trovata.
– Però, ha chi
Rimpiangere la vedovella
Dai capelli grigi.
Noi, vento, le abbiamo portato la neve.
Vento del mare.
Il mare è il mare!
Proprio così, ragazzi,
Noi passiamo come la morte
E la sventura.
Il mare è con noi!
Il mare è con noi!
Cadaveri a bizzeffe.
Mare dilagato,
Mare – narici strappate,
Brigantesco,
Sfrenato.
Rosso di bufera,
Mare sfrenato,
Mare di Pugačёv.
– Col mio fiuto di segugio
La preda bianca ho sentito.
Un cervo! Lo sento,
Puzza di bianco!
E ha sparato!
Dietro la tenda stava,
Era in agguato il cocco di mamma.
Ha sbagliato la mira
E ride.
Io a lui: – “Fermo là, ragazzino!”
E lui:
“Una pallottola in testa, eh?”
“Proprio così”, dico.
– Tra-ta-ta!
Così allegramente
Ha scosso i capelli,
Ride.
Quasi chiedesse il prezzo,
Mercanteggia.
Questione di commercio,
Questione nota,
Per tutti una fine sola,
Due non ci sono.
All’inferno!
E fregatene.
“Proprio così”, dico,
“E’ possibile,
Pietà il mare
può mostrare”.
– Tra-ta-ta!
– E’ andata così:
Fa il ragazzino:
– “Una pallottola in testa, eh?”
“Proprio così” –
Rispondo.
Tra-ta-ta! Fumo! E l’aria s’è infocata.
Adesso giace l’orochiomato,
Perché la sorella, piangendo, lo baci.
“Micetto, micetto mio,
Micetto d’oro”.
– Ragazzina, dove vai?
Lasciapassare per vedere il micetto!
Alt!
– Ehi, aspetta,
Non c’è il lasciapassare per vedere il micetto.
Dalla finestra!
– Come ti chiami?
– Nataša.
– Noi pensavamo bagascia,
Suona meglio.
– A tavola, gente.
– Dritta come un fuso
La vecchia si regge.
Vladimir era davvero suo parente.
Il figlio. E’ cupa e funesta.
“Sotto la quercia, quercia, quercia!”
Sono quasi le sei.
Versiamoci da bere, compagni,
Per sollevarci un po’!
Sciaborda!
Rumoreggi il mare,
Mare dilagato!
“Nuove nozze celebra
Egli è allegro e ubriaco… e ubriaco”…
Che giorni!
– Seduti, fratelli, bagniamoci la gola!
Alla tavola che si apparecchia da sola.
“Sotto la quercia, quercia, quercia!”
Seduti, fratelli!
– Fumiamo?
– Fuoco!
– Oh, dio, dio!
Dammi da fumare.
La mia s’è spenta.
S’è consumata a poco a poco.
Vecchio, tu non fumi – là in cielo?
– Tace.
Il vecchio non s’è mostrato.
Non è uscito dalla trincea.
Si nasconde nelle nuvole.
Non importa. A noi la vodka mare dilagato.
A dio – le nuvole. Non litigheremo.
Ecco dio nell’angolo –
E sul petto un altro
Con la corona di spine,
Inchiodato alla tavola, fatto,
Inciso
Con polvere turchina sulla pelle –
Usanza dei mari.
Egli fuma una candela…
Meglio della nostra – di cera!
Sì, egli nell’angolo guarda
E fuma.
E spia.
Potesse ridursi
In trucioli per il samovar!
Sminuzzarsi in piccole schegge.
Carbone di prima qualità!
Non gli servono a niente
Quegli scuri occhi turchini,
Di cui si ha voglia d’innamorarsi,
Come di una fanciulla.
E di fanciulla dio ha il volto,
Solo che è barbuto.
In due parti
Fluisce la barba,
Come scuro intreccio
Di greggi presso il lago,
Come di notte la pioggia,
Occhi come prealba cèruli,
Profetici e sereni,
Severi e bellissimi,
Teneri come parole inespresse,
E serenamente rivolti
Con segreto rimprovero,
A noi, all’intero stuolo
Di santi assassini,
Alla nostra gozzoviglia
Di santi assassini.
– Attenti, verrà giù
E ne farà una delle sue.
Lo incontreremo, sbatterà le ciglia,
E ti accenderai come bomba incendiaria,
Occhi scuri come i cieli,
E c’è un segreto profetico in essi
E intorno tanta pace.
Laghi di azzurro pensiero!
– Una pallottola in testa, eh?
Me la pianti in testa, dio verginella,
Anche tu hai sette colpi.
Con i grandi occhi azzurri?
E io dirò grazie
Per le lettere e i saluti.
– Mare! Mare!
Egli è d’accordo!
Ha sbattuto le ciglia,
Come un uccello le ali.
Gli occhi mi volano dritti nell’anima,
Volano e incalzano, frullano e frusciano.
E severo come il supplizio
Egli mi fissa in un freddo ostinato!
Da spaventosi racconti sbarrati,
Come uccelli m’incalzano
Gli occhi azzurri dritti nell’anima.
Come due grandi uccelli marini, azzurri e cupi,
Nella burrasca, due procellarie, messaggere di tempesta.
E frullano e frusciano con le ali! Volano! Si affrettano.
Da parte a parte! Da parte a parte! Si tuffano in fondo
All’anima.

manifesto di Rodcenko

manifesto di Rodcenko

– Sì… sono ubriaco… Anche questo è vero…
Ma voglio che egli mi uccida
Subito e qui sulla tovaglia
Macchiata di vino, piena di vetro.
– Brigata-masnada!
Santi assassini!
Voi con le camicie bianche,
Azzurreggiando di mare rigato,
E i pantaloni larghi, mozzi e neri,
E le azzurre ali spiegate, dietro il fiero indomito collo,
Simili ai flutti del mare e alla risacca,
Al vento turchino del mare,
E come il volo della nera rondine sulla nuca,
Sulla scritta nota, della nave il nome.
Oh, idioma della patria marina, fortezza galleggiante,
E nome della libertà dello stato!
Brigata-masnada,
Vagabondi del mare!
Tu batti i sordi i piedi
Sulla nave e sulla terra,
E nell’ora della sventura non conosci il rollio,
Anche se non lo temi in mare.
Oggi esaudisci la mia preghiera:
Voglio cadere ucciso sul posto,
Voglio che cada il fuoco mortale
Dall’angolo dell’icona. –
Da lì nereggi la bocca del fucile
Per dirgli – minchione!
Al cospetto della fine.
Come quel ragazzo mi ha gridato,
Ridendo incurante
Davanti al caricatore della morte.
Nella sua vita ho fatto irruzione e l’ho ucciso,
Come fosco nume della notte.
Ma egli ha vinto con una squillante risata,
In cui i vetri della giovinezza tintinnavano.
Adesso io voglio vincere dio
Con un’allegra risata della stessa forza,
Benché tutto mi sia cupo
E penoso. E difficile.
– Dio! sono ubriaco… “S’è sbronzato…il nonnino”…
“E’ ora di tornare a bordo”. – Andiamo!
– Sono ubriaco, ma ascolta…
Dai, fumiamo!
E parliamoci un po’ a cuore aperto.
Molti miracoli hai fatto,
Solo che non sei stato un padre.
Macché! Io lo so!
Tu sei una ragazza, ma con la barba.
Tu cammini nel campo e cogli i fiori.
Intrecci ghirlande
E nelle onde poi ti specchi.

majakovskij illustrazione

majakovskij illustrazione

Tu occhicèrulo di campagne,
Di campi e villaggi,
Con la barbetta ricciuta –
Ecco chi sei.
Fanciulla! Vuoi
Che ti regali un profumo?
Fisserai tu
Il giorno dell’incontro,
Ed io verrò coi fiori
Elegante e rasato,
Sognante.
Poi sul lungomare,
Sul litorale passeggeremo.
A braccetto,
Come si fa?
Su, baciamoci.
Ci abbracceremo e ci daremo del tu.
Tu che sei nei cieli.
– Amico, aspetta,
Non andartene, non arrabbiarti!
– Rusalka
Dai vaghi occhi possenti,
Bevi un po’ di vodka!
Così.
– Amico!
Dove ci vedremo?
Nella fossa comune?
Io porterò da bere,
A dio offrirò l’aràk
E inviteremo là le puttane.
Nell’altro mondo
Ricevo dalle tre alle sei.
Va’ senza paura:
I bambini temono,
E noi ormai giovinezza addio.
Poi il santo faremo ubriacare,
Odessa-mamma intoneremo.
O dei, dei, fateci fumare!
Che altro c’è da dire.
Bevi, nonnino, là nell’angolo!
Ah!
Egli muove le labbra
E una parola ha pronunciato…nel linguaggio dei pesci.
Egli ha detto una parola, terribile parola,
Egli ha detto una parola,
E questa parola, oh, fratelli,
E’: “Incendio!”
– Sei ubriaco? – No, ubriachi siamo noi.
– Arrivederci all’altro mondo.
– Una pallottola in testa, eh?
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Lilia Brik

Lilia Brik

– Vecchia! Scaltra megera!
– Tu hai appiccato il fuoco.
Bruciamo! Aiuto! Fumo!
Ma io sono contento e tranquillo.
Sto qui, mi arriccio i baffi e tutto è a posto.
Salvatore! Sei in minchione.
– Presto! Capo, presto!
Col calcio dei fucili.
La porta è di ferro!
Spararci?
Soffocarci?

La vecchia (mostrandosi):
Come volete!

7-11 novembre 192, Pjatigorsk

(apparso su “Poesia” nel 2014 e su “Rassegna Sovietica” nel 1990)

Paolo Statuti è nato a Roma il 1 giugno 1936. Nel 1963 si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Roma. Nello stesso anno è stato assunto come impiegato dalle Linee Aeree Italiane Alitalia, che ha lasciato nel 1980. Nel 1975, presso la stessa Università romana, ha conseguito la laurea in lingua e letteratura russa ed altre lingue slave (allievo di Angelo Maria Ripellino). Nel 1982 ha debuttato in Polonia come poeta e nel 1985 come prosatore. E’ autore di numerose traduzioni letterarie pubblicate (prosa e poesia) dal russo, ceco e soprattutto dal polacco nella lingua italiana. Ha collaborato con diverse riviste letterarie polacche e italiane. Nel 1987 ha pubblicato in Italia due libri di favole: “Il principe-albero” e “Gocce di fantasia” (Edizioni Effelle di Marino Fabbri). Una scelta di queste favole è uscita anche in Polonia con il titolo “L’albero che era un principe” (”Drzewo, które było księciem”, Ed. Nasza Księgarnia, Warszawa, 1989).
Dal 1982 al 1990 ha lavorato presso la Redazione Italiana di Radio Polonia a Varsavia, realizzando molte apprezzate trasmissioni prevalentemente letterarie. Nel 1990 ha ricevuto il premio annuale della Associazione di Cultura Europea – Sezione Polacca, per i meriti conseguiti nella divulgazione della cultura polacca in Italia.
Negli anni 1991-1997 ha insegnato la lingua italiana presso il liceo statale “J. Dąbrowski”di Varsavia ed ha preparato l’esame scritto di maturità in questa lingua, a livello nazionale, per conto del Provveditorato Polacco agli Studi.
A gennaio del 2012 ha creato un suo blog: musashop.wordpress.com, dedicato a poesia, musica e pittura, dove pubblica in particolare le sue traduzioni di poesia polacca e russa. Recentemente sono uscite in Italia nella sua versione raccolte di poesie di: Małgorzata Hillar, Urszula Kozioł, Ewa Lipska, Halina Poświatowska e sono in corso di stampa: K.I. Gałczyński, Anna Kamieńska e Anna Świrszczyńska.
Pratica anche la pittura (olio e pastello) ed ha al suo attivo 9 mostre personali in Polonia, dove risiede da molti anni.
Traduzioni pubblicate di Paolo Statuti dal polacco in italiano:
Baterowicz, Marek “Canti del pianeta” Roma, Ed. Empirìa, 2010
Brzechwa, Jan “Una giornata tutta da ridere con il prof. Kleks” (Akademia
Pana Kleksa) Roma, Città Nuova, 1992
Brzechwa, Jan “Avventure di viaggio con il prof. Kleks” (Akademia pana
Kleksa), Roma, Città Nuova, 1996
Broniewski, Wladyslaw “La Comune di Parigi” Roma, Ragionamenti n.180-181
gennaio-febbraio 1989
Dobraczynski, Jan “L’invincibile armata” Casale Monferrato, Piemme, 1994
(ristampa Milano, Gribaudi, 2011)
Dobraczynski, Jan “La spada santa” (Storia di s. Paolo) Milano, Gribaudi, 2002
Dobraczynski, Jan “Il fuoco arde nel mio cuore” (santa Teresa d’Avila)
Milano, Gribaudi, 2004
Dobraczynski , Jan “Ho visto il Maestro!” (Maria Maddalena) Milano,
Gribaudi, 2005
Dobraczynski, Jan “Il cavaliere dell’Immacolata” (s. Massimiliano Kolbe)
Milano, Gribaudi, 2007
Ficowski, Jerzy “Poesie” Stilb n.7 gennaio-febbraio 1982
Ficowski, Jerzy „Il rametto dell’albero del sole” Roma, Edizioni e/o, 1985
Galczynski, K. Ildefons “Visioni di san Ildefonso ovvero Satira sull’universo”
Roma, La Fiera letteraria n.3 2 gennaio 1973
Grzesczak, Marian “Poesie” Roma, Tempo presente n. 9-10 giugno-
Agosto 1981
Małgorzata, Hillar 20 poesie, Edizioni CFR, ottobre 2013
Iwaszkiewicz, Jaroslaw “Poesie” Roma, La Fiera letteraria n. 27 7 luglio 1974
Urszula, Kozioł 20 poesie, Edizioni CFR, marzo 2014
Lesmian, Boleslaw “Poesie” Roma, La Fiera letteraria n.20 20 maggio 1973
Ewa, Lipska 20 poesie, Edizioni CFR, luglio 2014
Milosz, Czeslaw “Poesie” Roma, Tempo presente n.6 dicembre 1980
Mrozek, Slawomir “Un caso fortunato” Sipario: rassegna mensile dello
Spettacolo n. 315-316 agosto-settembre 1972 (tradotto
in collaborazione con Zbigniew Chotchowski)
Norwid, Cyprian k. “Il pianoforte di Chopin” Roma, Ragionamenti, n.183
aprile 1989
Pomianowski, Jerzy “Guida alla moderna letteratura polacca, con annessa
antologia di poeti polacchi contemporanei” Roma, Bulzoni
1973 (traduzione di 62 poesie di poeti diversi)
Poświatowska, Halina “50 poesie scelte”, Novi Ligure (AL), Edizioni Joker, 2014
Statuti, Paolo “Viaggio sulla cima della notte: racconti polacchi dal 1945 a
oggi” Roma, Editori Riuniti, 1988 (questo lavoro è stato molto
apprezzato da Herling-Grudzinski. Nell’antologia sono presenti
55 autori con un totale di 55 racconti)
Stryjkowski, Julian “Austeria” Roma, edizioni e/o 1984 (tradotto in
collaborazione con Aleksandra Kurczab)
Wojtyszko, Maciej “Bromba e gli altri e la saga dei Claptuni” Effelle di Marino
Fabbri Roma 1986
Przygotowane do druku: K.I. Gałczyński 20 poesie, Edizioni Joker
A. Kamieńska 50 poesie, Edizioni Joker
A. Świrszczyńska 41 posie, Edizioni Joker
Dużo wierszy umieściłem w moim blogu musashop.wordpress.com
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15 commenti

Archiviato in Autori dei Due Mondi, poesia russa

15 risposte a “UN POEMA di Velemir Chlebnikov IL GENIO DEL FUTURISMO RUSSO, “La perquisizione notturna”, Traduzione e Commento di Paolo Statuti

  1. 47 poesie facili e una difficile mi tenne compagnia all’uscita della scuola media statale Giovanni Pascoli di Castelbolognese quattro o cinque anni fa, mentre aspettavo che mia figlia terminasse il suo esame orale di licenza media. Non conoscevo questo poemetto, ma permeato come sono dei vecchio gloriosi Fuori Orario di ghezziana memoria, mi ha fatto pensare a un film più o meno dello stesso periodo, L’uomo con la macchina da presa di Vertov. Ebbene, se in quel documentario film ci fossero stati dialoghi e azione, forse le parole pronunciate per le strade di Odessa sarebbero state queste. Potenza di un realismo defunto, ma vitale, un ossimoro. Comunque lascio al sommo Sagredo, esperto di poesia russa, l’onere di un commento ben più qualificato del mio.

  2. Onore e grazie comunque a Paolo Statuti (il suo blog è una miniera) per avere curato questo post

  3. Velemir Chlebnikov ha creato una vera e propria tragedia che si svolge sulla pagina con parole agghiaccianti e personaggi indimenticabili, soprattutto il giovane biondo “nemico di classe” che ride dinanzi alla morte
    Peccato, per me, non poter leggere questo poemetto in lingua originale.
    Grazie, dunque, a Paolo Statuti che, con la sua pregevole traduzione, mi ha permesso di entrare in questa orribile “perquisizione notturna”.

    Giorgina Busca Gernetti

  4. C’è da restare sbalorditi per la ricchezza, la varietà delle voci che si intersecano, l’ottusa violenza dei personaggi, per l’eroismo e l’imbecillità con le quali gli uomini fanno la storia, per l’impossibile, per l’assurdo e la mediocrità che traspaiono nei dialoghi, assurdi anch’essi e pieni di assurda innocenza, quell’innocenza che fa degli uomini mostri e santi allo stesso tempo. E poi il ritmo incalzante, violento, spezzato e spezzettato che accompagna a ritmo di jazz la storia della fucilazione di un uomo. Una storia senza dio, crudele come solo la storia sa esserlo. Una poesia racconto o un racconto poesia di straordinaria potenza.

  5. antonio sagredo

    A Almerighi (che m’ha richiesto notizie su Chlebnikov) e a tutti spero

    A Almerighi (che m’ha richiesto notizie su Chlebnikov) e a tutti spero
    stasera di rispondere)… ciò che riporterò lo traggo non dall’unico, magistrale e insuperabile saggio di Ripellino (Poesie di Chlebnikov – Einaudi) e da altri ottimi studiosi (Vitale p.e. e altra allieva del Rip. , di cui ora non mi sovviene il cognome)…. ma dalle ricerche di anni trascorsi di cui appuntai qualcosa e poi di questi anni per curare i Corsi di Pasternàk, Majakovskij e Mandel’stam del Rip. – Riporterò qualche evento quotidiano (come p.e. fu accolto dal Poeta, Marinetti , che ci fece un gran figuraccia) che circondarono la figura di questo sommo Poeta, paragonato per la portata a Puskin, e definito da Roman Jakobson e dallo stesso Rip. il poeta più grande del ‘900. Non certo ho esaurito coi miei apporti quello che fu chiamato il “continente” Chlebnikov, a cui tutti i grandi Poeti russi dovettero rapportarsi… e lo riconobbero come loro Maestro, soltanto Pasternàk cercò – ma invano ! – di allontanasene giustificando la sua poesia non influenzata: inutile fatica: stanno lì i suoi versi con tutto il loro debito. Majakovskij, dal canto suo, non si comportò, dopo la morte di Chlebnikov, correttamente ed ebbe i rimbrotti aspri della Achmatova! Non ricordo, ora, se Majakovskij venne a saperlo; di certo è che questi, per altri motivi, attaccò duramente sia la Achmatova che la Cvetaeva in modo arbitrario… queste non se la presero più di tanto poi che l’amavano follemente nonostante tutto! Insomma gli intrecci sono centinaia: sbrogliarli ci vuole perizia certosina. Chlebnikov stava al di sopra di tutte queste beghe e litigi vari: egli inseguiva ciò che io scrissi in un mio poema:
    ———————-
    dal primo quadro del poema “7 di Quadri” del 1999:

    Maestiva

    Avevo ragione, io
    e i miei compagni acquatici,
    erano: Dio e il Corpo
    lo Specchio e la Morte
    il mio tugurio costante.

    Era una strategia dell’oracolo di John
    il suo orecchio rauco e l’udito astioso.
    Le assonanze che registrava Velemir
    la gru cenciosa, il burattinaio cirillico.
    ————————————–
    egli inseguiva le “assonanze” per poter registrare e realizzare non il suo, ma “IL SISTEMA PERIODICO DELLE PAROLE” (proprio come il Sistema periodico degli elementi!) e come una talpa o come un cinghiale scavava, frugava, distruggeva vecchie forme strutturali delle parole, e poi mettere le ali e divenire una “gru (cenciosa”… poi che non era elegante nel vestire il poeta, anzi!) e “burattinaio cirillico” (teneva i fili della sua lingua e li muoveva a suo piacimento)… per ora basta!

    A. S.

  6. Nadezda, moglie di Osip Mandel’stam, nei suoi due volumi di memorie sul marito ci rivela della altissima stima che Mandel’stam aveva per l’opera di Chlebnikov, considerandolo un maestro indiscutibile per la nuova poesia russa – Era giusto qui ricordarlo dopo il commento di Antonio Sagredo. E un grazie alla fatica del traduttore Paolo Statuti che ci ha dato in italiano una idea abbastanza precisa del livello del grande poeta russo.

  7. Ambra Simeone

    io preferisco Daniil Charms che fu preso per folle e scrittore adatto solo ai bambini (come se i bambini fossero più idioti o solo in questo caso più sensibili degli adulti ai quali, l’autore, aveva voluto destinare la sue prose) era troppo ironico e particolare per i suoi tempi, la sua giusta ricompensa fu morire di fame in una prigione psichiatrica di Leningrado… le sue prose suonano più o meno così:

    una vecchia per la troppa curiosità, si sporse troppo dalla finestra, cadde e si sfracellò.
    dalla finestra si affacciò un’altra vecchia e si mise a guardare giù quella che si era sfracellata, ma, per la troppa curiosità, si sporse troppo anche lei dalla finestra, cadde e si sfracellò.
    poi dalla finestra cadde una terza vecchia, poi una quarta, poi una quinta.
    quando cadde la sesta vecchia mi stancai di stare a guardarle, e me ne andai al mercato Mal’cevskij, dove, dicevano, a un cieco avevano regalato uno scialle fatto ai ferri.

  8. antonio sagredo

    Cara Ambra, qui non si tratta di preferire uno all’altro; dici e pensi come una dilettante nel caso specifico. Charms senza Chlebnikov non sarebbe nemmeno esistito (quello come tanti altri). Molti quelli che furono considerati folli e che fecero la stessa fine se non peggiore: hai da scegliere. Poi di Chlebnikov credo che tu sappia pochissimo, e il poema qui presentato da Statuti è uno dei minori, anche se significativo per alcuni sviluppi all’interno della poetica del Poeta. Bisogna parlare di ciò che si sa, e non il contrario, come spesso accade, direi che è quasi la norma, da qui deriva la scarsa capacità critica del saper giudicare, se poi sul piatto ci metto il linguaggio critico (il linguistico nel senso più alto e profondo) è meglio non discutere, poi che saperlo usare significa non solo aver letto attentamente, ma anche appropriarsi del linguaggio di una critica militante e non (questo vale non solo per il linguaggio critico russo – nella fattispecie il formalista, ma ve ne sono altri – ma per altri similari linguaggi critici europei)… dunque la grandiosità, la possanza e la veggenza e tant’altro furono caratteristiche non solo della persona e del Poeta, ma di ciò che significò in quel periodo storico… insomma se Charms fu davvero un minore di rispetto, cara Ambra devi dimostrare che lo fu perché ebbe di fronte un tale sole abbagliante che ebbe la modestia di non cancellarlo totalmente, come tant’altri!
    Questo generatore e costruttore di mefafore che non si erano mai viste!
    Saluti da Antonio Sagredo

    I PALAZZI DI DIO DARÒ IN AFFITTO ALLE PAROLE!

    … E SI INEBRIAVANO DI UN CERVELLO DA OBITORIO I CERVELLI DEI VIVI!

    (V. CHLEBNIKOV)

  9. Ambra Simeone

    Caro Sagredo,

    il mio non era certo uno sminuire il “sommo poeta”, ma il preferire è d’obbligo, scusami tanto ma io preferisco Charms! Non ho mai aspirato a dare giudizi né valutazioni categoriche, solo gli inbecilli sono assolutamente certi di tutto! Sai io sono sempre stata per i minori! Poi che tu sia un cultore di letteratura russa antica non può che farmi piacere!

  10. antonio sagredo

    Sono legittime le preferenze, avete ragione; quello degli imbecilli è opinabile; conosco la letteratura russa antica, ma quella di cui discutiamo non è affatto “antica” : è invece la più recente, direi che è addirttura attuale
    anche se è trascorso un secolo. Quando cominciai a conoscerla e a studiarla, nel 1965, non erano che passati 35 anni dalla morte di Majakovskij, 5 da Pasternàk, e fu l’anno in cui morì l’ultima testimone: Achmatova. Comunque non intendevo offendere – non mi passa nemmeno per la mente – grazie.
    Comunque sollecito i lettori di questo blog a leggere il saggio di Ripellino (Poesie di Chlebnikov – Einaudi, 1968): è una lettura fondamentale per tanti motivi…

  11. antonio sagredo

    l’Almerighi può inviarmi la sua e-mail, poi che ciò che mi ri-chiede è lungo intervento

  12. Ambra Simeone

    Caro Antonio,

    ma che offesa ci mancherebbe, e scusami io per antica intendevo proprio di un secolo fa! 😀
    Un abbraccio
    Ambra

  13. antonio sagredo

    Almerighi, abbiuate pazienza pe Chlebnikov: sono strapieno e no faccio altro che tracimare
    a.s.

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