POESIE SUI LUOGHI di Giuseppe Panetta “Tertium non datur” SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO con un Appunto di Giorgio Linguaglossa

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Giuseppe Panetta, nato a Melito di Porto Salvo (RC) nel 1964, risiede a Firenze. Pubblica le raccolte di poesie: Le Vocali Vissute, Ibiskos Editrice, Empoli, 1999; Thalìa, Lepisma, Roma, 2008; Salumida, Paideia, Firenze, 2010. Presente in diverse antologie e riviste letterarie tra le quali si ricordano: Florilegio, Lepisma, Roma 2008; L’Impoetico Mafioso, CFR Edizioni, Piateda 2011; I sentieri del Tempo Ostinato (Dieci poeti italiani in Polonia), Ed. Lepisma, Roma, 2011; L’Amore ai Tempi della Collera, Lietocolle 2014. Ha pubblicato i seguenti libri sulla formazione del personale scolastico: LʼIntegrazione e la Valorizzazione delle Differenze, M.I.U.R., marzo 2011; Progettazione di Unità di Competenza per il Curricolo Verticale: esperienze di autoformazione in rete, Edizioni La Medicea Firenze, 2013.

Appunto di Giorgio Linguaglossa

Si capisce bene leggendo queste poesie di Giuseppe Panetta che i suoi «luoghi» sono analoghi al tertium non datur, sono delle esclusioni, qui si parla di ciò che non è più, non c’è una terzietà tra il soggetto e l’oggetto; tutto il passato viene rivisitato come un enorme magazzino o emporio di relitti non vendibili e non riciclabili. I luoghi del passato e del presente sono affetti da secondarietà. I «luoghi» sono privi di identità, sono luoghi che una narrazione convenzionale ci ha lasciato in eredità, ma si tratta di una identità fittizia. C’è un pneuma in ogni luogo sembra dirci Panetta, di qui il procedimento ironico e la sua sfiducia di poter abbozzare un logos a far luogo, appunto, dal «luogo». In questo senso Panetta è un autore squisitamente postmoderno, antiorfico, antiretorico, antilirico diremmo, perché nega alla modernità il diritto di adoperare i luoghi del passato e del presente come tematiche della poesia. Non c’è nessun luogo, né nel «luogo», né fuori dal «luogo».

 

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Tertium non datur

Non vedi che sassi protostorici
a Micene, edificati da Perseo
e bagnati col sangue di Medusa.
Lo stesso Perseo, o quasi, che nella
Loggia dei Lanzi mostra la testa
decollata di Gorgone.
Micene, in una landa brulla
nell’Argolide, non offre ombra
né riposo oltre la porta dei leoni
in un cerchio magico come nel ventre
d’una roccia metamorfica.
In quell’acrocoro di mito ride
dell’andamento borsistico dell’oro
la maschera di Agamennone.

*

Dalla terrazza del palazzo comunale
in piazza del Capidoglio, Roma
mostra tutta la sua straordinaria bellezza.
Vestigia e cattedrali e palazzi e campanili e torri e pini mediterranei come ombrelli.
Macchie verdi di frescura su muri di mattoni bruniti.

Chiudi gli occhi, amore mio.
Abbraccia la vestale d’una colonna bianca.
Io Crono e tu Rea e tutti questi asini intorno
con la mappa in mano.

.

Pod Różą

Ho dormito tra petali di rosa a Cracovia
nei pressi della Piazza del Mercato
e nei miei sogni lievi come stoffe e duri come ambra
reggevo la cattedrale del sale in cerca di Lot
al suono della tromba del campanile
della Vergine Maria, controcorrente
sulla Vistola fino alla sorgente nella Slesia
varcando affluenti di destra e di sinistra
come nel 1944 quando un drago incenerì Kazimierz*
nell’idiozia di un caffè nero sangue a Naworolsky*
*Kazimierz, quartiere ebraico

* Naworolsky, caffè storico della città , a quanto si dice uno dei posti preferiti dal giovane Vladimir Lenin.

 

Giuseppe Panetta

Giuseppe Panetta

S’usava nell’antica Roma
che i giovani di buona condizione
andassero in Atene per un viaggio
d’istruzione, ospiti delle Aonie.
Con essi giacevano le nove sorelle
di giorno con i capelli raccolti a crocchia
e di notte sciolti come fonti in sogni antichi.

Cosa sei diventata oggi Atene, mi domando
nel default del Partenone con le vie sporche
dove non poggia più piede Mnemosine
ma una Troika di granito: Ue-Bce-Fmi (?)

*

Ogni estate c’è in me un richiamo
che nasce dalla diaspora del sole
e la terra freme senza scampo: Sud!
In macchina, di solito, il viaggio
pare interminabile nella discesa
a picco nel regno del disordine.
Appena dopo i confini del Trattato
di Casalanza, lo spazio si complica
in una sosta inaspettata.
A Lagonegro piove e c’è l’ingorgo
come ai tempi del Giustizierato
e a guardare bene, sull’avamposto
del Pollino, i sassi erratici di Matera
insorgono contro ogni occupazione.

*

Notte, mia notte di occhi sgranati
che spegni in me ogni luce, gelosa
nel silenzio sbricioli le stelle, golosa
di grilli e salamandre…

Non è più tempo di pace ma di pece
come quel segno rapinato dalla storia
rappezzato nella memoria dello zen
con le colonne vertebrali a Y dei pesci
e le pinne dalle strane forme tra Siracusa e Brucoli.

Notte di metalli pesanti, di chierici
sversatori d’acqua peccaminosa
nel santo Graal della progenie.

.
Paradossi

Le teorie di Frege un mezzo fallimento
perse nel predicato che non si predica
quando il paradosso dell’assioma
non è nient’altro che una contraddizione:
Cesare conquistò la Gallia. Ma in che modo?
Con un carattere sintetico a priori, si direbbe
in rapporto allo spazio di manovra
e di semplici proposizioni analitiche
al numero dei soldati impiegati e dei civili morti.

E in Oriente? La teoria di Tarski riassembla
i pezzi del raggio originale. Nei pozzi d’umore nero
si duplicano le sfere e in ogni famiglia
un insieme di vuoti e di rovine determina
la falsa idea, nel regime, di un buon ordinamento.

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19 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, critica letteraria, poesia italiana contemporanea

19 risposte a “POESIE SUI LUOGHI di Giuseppe Panetta “Tertium non datur” SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO con un Appunto di Giorgio Linguaglossa

  1. Panetta, mio simpatico condomino è un autore che secondo me si recepisce o si rifiuta senza mezze misure. Io opto per la prima ipotesi. Mi piace il taglio moderno del suo verso, così come i precisi riferimenti mitologici e/o storici di questi brani.

    S’usava nell’antica Roma
    che i giovani di buona condizione
    andassero in Atene per un viaggio
    d’istruzione, ospiti delle Aonie.
    Con essi giacevano le nove sorelle
    di giorno con i capelli raccolti a crocchia
    e di notte sciolti come fonti in sogni antichi.

    Cosa sei diventata oggi Atene, mi domando
    nel default del Partenone con le vie sporche
    dove non poggia più piede Mnemosine
    ma una Troika di granito: Ue-Bce-Fmi (?)

    e comunque la musica c’è

    • ubaldo de robertis

      Il poeta ti accompagna in vari luoghi geografici e della storia della nostra civiltà: Micene, Atene Roma. “Il passato viene rivisitato come un emporio di relitti non riutilizzabile.” scrive il Linguaglossa.
      C’è un comporre a zone nella poesia di Panetta, denso di echi, un doppio linguaggio: quello che parlano le cose, ognuna per sé, e quello del poeta-guida, linguaggio lesto a compiere, senza ricorrere ad espedienti, ironiche, rammaricanti deviazioni, quel “tornare” avanti nel nostro duro tempo collocato quasi alla fine della postmodernità. Oggi la maschera d’oro di Agamennone riderebbe dell’andamento borsistico del metallo prezioso.
      Trovo valida e interessante questa poesia e penso che potrà reggere all’usura del tempo.

      Ubaldo de Robertis

  2. ero contanto per queste belle poesie di Panetta, ma dopo questo penso che starò zitto per un po’

    https://almerighi.wordpress.com/2015/03/06/nimrud/

  3. Ambra Simeone

    Ogni estate c’è in me un richiamo
    che nasce dalla diaspora del sole
    e la terra freme senza scampo: Sud!

  4. gabriele fratini

    Di Giuseppe ho letto testi interessantissimi, di cui mi ha reso partecipe anche in privato. Sono sincero, questi non sono tra i suoi migliori. Ho comunque apprezzato Ogni estate e Notte, mia notte . Un saluto.

  5. Essendo in corrispondnza privata un sarcastico e ironico e simpatico personaggio, che io ho imparato ad apprezzare immediatamente dopo un brevissimo scambio di insulti, Giuseppe Panetta è sarcastico e ironico anche nei suoi versi (meno in questi appena letti). Apprezzo la loro lineare chiarezza, facili di lettura, senza intoppi, e per il sorriso che mi viene leggendo “. . . e tutti questi asini intorno / con la mappa in mano”.
    Ma confesso che questi testi (un pochino curiosi) non faranno mai parte
    dell’originalità poetica e stilistica della sua opera THALiA. Gli interessati
    si accorgerebbero di entrare in una scoperta letteraria. Nessuno mai ha ricevuto da me complimenti a vanvera. Faccio complimenti quando sento
    che non sbaglio.

  6. Pasquale Balestriere

    Risentita ( e giustamente) è la connotazione più evidente di questa scrittura poetica. Il percorso: il poeta prova ad immergersi in un paesaggio naturale o in una realtà storica o archeologica. Ma presto insorge in lui l’adirata tristezza derivante dalla coscienza della barbarie dei tempi attuali che fa da pendant a un sentimento di dolcezza e e alla bellezza di una visione. Così l’incanto finisce, annullato dall’opprimente quotidianità che non concede tregua. Ironia e sarcasmo tramano la poesia di Giuseppe Panetta, la quale spesso si condensa in amara riflessione (con venature gnomiche) o in piccata reazione. Perciò si tratta sempre di poesia viva, accattivante.
    Pasquale Balestriere

  7. Ivan Pozzoni

    Considero Panetta, ottimo «poeta», il gemello siamese del mio essere anti-«poeta». Perciò, su di lui, avendo troppo bene da dire, non mi esprimerò mai. Mi basta che lui sappia [so che quando mi definisco anti-«poeta», Giuseppe si incazza; io, anche, mi incazzo: desidererei avere una mente così sarcastica, da calabrofiorentino, tra le fronde dell’anti-«poesia». Chapeau!

  8. Condivido senza riserve quel che ne scrive Linguaglossa: antilirico, antiretorico, finanche quello “squisitamente postmoderno”; anzi, è proprio l’aggettivo Squisitamente che mi fa pensare alla caratteristica tipica del postmoderno: quella di badare sommamente all’estetica, sicché cadrà dall’alto anche quel che vien detto con apparente negligenza, o per meglio dire con nonchalance. Ma bravo! C’è ricchezza di immagini e intelligenza, e la voce mi sembra chiara, luminosa.

  9. Il fascino di Atene classica o dei meravigliosi paesaggi del Sud, dove il sole splende senza il velo di foschia nordica, attrae piacevolmente il lettore ma sùbito viene offuscato dall’amara denuncia dello squallore attuale.
    Persino la celebre maschera d’oro di Agamennone sembra ridere della miseria che ha deturpato la magnificenza dei tempi antichi.
    Anche la notte, tanto amata dai poeti, ha perso il suo innegabile fascino.
    Queste poesie di Giuseppe Panetta appaiono pregevoli per il dettato limpido e chiaro, senza artifici per sembrare ciò che non sono o per fingere un’inutile diversità.

    Giorgina Busca Gernetti

  10. Care amiche e cari amici, grazie per questi benevoli commenti. Scusate il ritardo ma non sono stato bene in quest’ultima settimana. Oggi meglio.

    Ma come? Tutti a dire bene? Nessuno che mi manda a quel paese? Anche Fratini che mmmmhh, sì, però, ma… ok? Non c’è gusto, non c’è dibattito. Ed io che in questi giorni di febbre altissima limavo il mio sarcasmo e la mia ironia.
    Dannazione!!! Morirò senza nemici?
    E visto che tutti avete parlato bene di me, adesso mi tocca ricambiare con la stessa moneta?

    Scherzi a parte.

    Giorgio Linguaglossa mi ha dato una grande lezione ed io gli sono infinitamente grato, non solo per questa sua attenzione, ma per la sua grande signorilità (militanza vera).

    Almerighi è un fratello.
    La distruzione della memoria è in atto, ovunque. In alcuni luoghi con i caterpillar e le mazze, in altri, come in occidente, con la dematerializzazione, perdita dei diritti fondamentali, economia veloce e di profitto solo per una esigua fetta di popolazione. Il processo è irreversibile, purtroppo.

    Gabriele, mio buon amico. Vi è una ironia sottile, amara, in questi versi così volutamente lineari che mi fa sorridere di traverso, con un ghigno sardonico, ogni qual volta li rileggo. Non posso discutere sulla loro qualità

    Ubaldo è un amico sincero e stimatissimo. Ha detto una cosa fondamentale nel suo commento riguardosa alla resistenza dei versi nel tempo. Il segreto sta tutto lì, così come Giorgio più volte dice riguardo al suo metodo di lettura a sedimentazione.
    Non so se queste mie poesie in particolare resisteranno. Di certo resiste la poesia di Thalìa, che Alfredo De Palchi, grande, grande, grande, ha così benevolmente commentato. Credo che quel libro sia superiore alle mie stesse aspettative.

    Ambra, voce poetica riconoscibilissima. Di sicuro una novità, fresca e con carattere. Ho un debito che dovrò rispettare.

    Saluto anche V. Gaio P. Ave, Gaio. Morituri te salutant!

    Con Balestrieri siamo nella lirica alta. La Storia della poesia. Grazie.

    Lucio, da questo momento siamo amici, vuoi? Ti ho inviato un po’ di mesi fa via e-mail, indirizzo preso sul tuo blog, alcune cose. Ma visto che non mi hai mai risposto forse non ti è arrivato nulla. Mi farebbe piacere comunicare con te. Chiedi tu il mio indirizzo, chiedo io a qualcuno il tuo…? Ti accorgerai che non sono sempre così limpido e chiaro come in queste poesie, nate in “nessun luogo, né nel «luogo», né fuori dal «luogo»”, un anno fa, circa.

    Giorgina B.G. è una gran dama, con un carattere battagliero, fiera e con una gran cultura. Nel mio amato sud diremmo “Donna Giorgina” con rispetto.

    Last but not least , Ivan. Amico, fratello, complice, l’altra faccia della medaglia, il Giano bifronte tra poesia e anti-poesia, l’amico di scorribande, virtuali, ma non meno vere e potenti di quelle reali. L’artista, ieratico, aggressivo (bonariamente), con grande forza e con grandi debolezze, per questo vero e innamorato della cultura come della poesia. Lui la corteggia così, chiamandola anti-poesia. Il bello è che Lei, la poesia, gradisce a quanto pare.
    Io so che un giorno, quando Ivan sarà pronto scenderà definitivamente nell’arena e ne vedremo delle belle. Io in prima fila.

    Tra i molti silenzi, quello che più mi riscalda è quello di Sagredo. Perché io so che lui sa cosa io so di lui e cosa lui sa di me.

    GP

  11. Visto che questa è la mia pagina, e ne sono orgoglioso, e visto che non posso smentire il mio lato sarcastico, che forse in questi testi è più sublimato, mi si permetta di consigliare questi due video fatti con la collaborazione di un gruppo di amici talentuosi e underground.

  12. Il mio gatto dice Che QUESTI due video Sono portentosi, e Che quindi DOBBIAMO Essere amici.
    Quindi DOBBIAMO leggere Le cose che ha Mandato? Neanche a dirlo Che se l’è svignata. Scusa tanto, Giuseppe, dimentico dimentico sempre. Mi Farò vivo.

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