Archivi del giorno: 5 marzo 2015

SULLA POESIA “WAKA” GIAPPONESE – POESIE HAIKU di Bashō Matsuo (1644-1694) traduzione e nota di Giuseppe Rigacci

Toshinobu Yamazaki ( 1866 - 1903 ) La festa di fiori di ciliegio di Hideyoshi, a Daigo

Toshinobu Yamazaki ( 1866 – 1903 ) La festa di fiori di ciliegio di Hideyoshi, a Daigo

Il primo esempio di poesia giapponese è il Choka (poesia lunga). La metrica del Choka è un succedersi di 5-7, 5-7, 5-7, sillabe con finale 7-7.

Nel Man’yoshu, La più antica collezione poetica in giapponese giunta sino a noi , vi sono circa 260 choka; il più lungo consta di 149 versi. Successivamente troviamo il Waka il cui schema poetico è composto di 31 sillabe divise in 5-7-5-7-7. Tale schema si sostituì al Choka . Fu successivamente identificato con il termine Tanka (Poesia breve)
Struttura del Tanka è composto da due ku [strofe] rispettivamente di 5+7+5 sillabe (kami no ku) Emistichio superiore di un tanka (5-7-5 sillabe). Che nel renga è chiamato hokku e di 7+7 sillabe (shimo no ku). Emistichio inferiore di un tanka (7-7 sillabe)

Il Sedoka e’ un tipo di waka con metrica 5-7-7, 5-7-7. Si trova principalmente nel Man’yoshù, “Raccolta di diecimila foglie” oppure “Raccolta di diecimila generazioni”, la più antica collezione poetica in giapponese conosciuta, composta da 20 parti con 265 choka, 4.207 tanka, 62 Sedoka.

Il Renga è invece una composizione “a catena”. Il termine “Renga” in giapponese significa infatti “verso collegato”. E’ una forma poetica che si sviluppò in Giappone a partire dal XII secolo, in un primo tempo come passatempo e diventando successivamente arte seria: è generalmente una forma a più mani. Alcuni poeti (in genere tre, ma esistono casi di un unico autore) iniziavano il kami no ku (emistichio superiore, 5-7-5 sillabe), e lo shimo no ku (emistichio inferiore 7-7 sillabe), fino a formare un renga di cento ku. (si indica con ku la parte che ogni poeta compone in successione. Dato un primo verso come tema, aggiungevano versi da 14 o 21 sillabe; tali versi erano poi associati “a catena”, il primo verso con la composizione precedente e l’ultimo con quello successivo. Successivamente il renga si trasformò in “haikai renga“, ossia in composizioni a catena di poesie contenenti 17 sillabe. La catena poteva arrivare a comprendere anche decine di strofe. Non si trattava comunque di una concorrenza poetica ma di un dialogo fra autori.

Gyoshu Hayami ( 1894 – 1935)

Gyoshu Hayami ( 1894 – 1935)

Bashō Matsuo (松尾 芭蕉?(Ueno 1644 – Ōsaka, 28 novembre 1694) poeta giapponese del periodo Edo.

Nome originale Matsuo Munefusa, probabilmente il massimo maestro giapponese della poesia haiku. Nato nella classe militare ed in seguito ordinato monaco in un monastero zen, divenne poeta famoso con una propria scuola ed allievi, col passare del tempo, sempre più numerosi. Viaggiatore instancabile, descrive spesso nella sua opera l’esperienza del viaggio. La sua estetica fa coincidere i dettami dello zen con una sensibilità nuova che caratterizza la società in evoluzione: dalla ricerca del vuoto, la semplicità scarna, la rappresentazione della natura, fino ad essenziali ma vividi ritratti della vita quotidiana e popolare.

Shizuka sa ya
iwa ni shimi iru
semi no koe

*

Il silenzio
penetra nella roccia
un canto di cicale

Il nome di famiglia del poeta era “Matsuo” ma usualmente lo si chiamava semplicemente “Basho”, senza il cognome. Era conosciuto come Kinsaku da bambino e, crescendo,Munefusa. Durante la vita assunse diversi nomi d’arte. Uno dei primi, Tosei, significa pesca acerba (o pesca in blu) un omaggio al poeta cinese Li Bai (李白), il cui nome significa pruno in bianco. Assunse il nome bashō, che significa banano, da un albero ricevuto da un allievo. Si dice che il clima fosse stato troppo rigido perché questo albero potesse portare frutto, e intendeva che lo pseudonimo evocasse l’idea di un poeta inutile, o almeno affezione per le cose inutili.

Romanizzazioni alternative di “Basho” sono rare, ma possono includere Matuo Basyou, utilizzando il Nihon-shiki, o Matuwo Baseu utilizzando una romanizzazione più corrispondente all’ortografia utilizzata durante il periodo in cui egli viveva.

La prima neve!
appena da piegare
le foglie dell’asfodelo

Bairei Kouno  (1844 - 1895)

Bairei Kouno (1844 – 1895)

Nacque a Ueno , nella Provincia di Iga , vicino Kyoto . Era il figlio di un samurai  di basso livello e inizialmente lavorò al servizio del signore locale, Todo Yoshitada , che era solamente due anni più vecchio di lui. Entrambi si divertivano a scrivere haiku , e la prima opera conosciuta di Basho risale al 1662. A partire dal 1664  le sue prime poesie furono pubblicate a Kyoto, e fu all’incirca in questo periodo che adottò il nome samurai di Munefusa. Il suo padrone morì nel 1666  e Basho preferì andarsene di casa che servirne uno nuovo. Suo padre era morto nel 1656.

Tradizionalmente si crede che abbia vissuto a Kyoto per almeno parte dei sei anni seguenti; durante questo periodo pubblicò le proprie poesie in numerose antologie. Nel 1672  si spostò a Edo  (ora Tokyo). Continuò a scrivere, e dal 1676  era riconosciuto come un maestro dell’haikai, pubblicando un suo “libretto” e giudicando in gare di poesia. Acquisì un seguito di studenti, che costruirono per lui il primo rifugio “Basho” nell’inverno del 1680.

Basho non trovò soddisfazione nel suo successo, e si rivolse alla meditazione Zen. Nell’inverno del 1682  il rifugio venne distrutto da un incendio, e sua madre morì prematuramente nel 1683 . Nell’inverno 1683 i suoi discepoli lo omaggiarono di un secondo rifugio, ma rimase insoddisfatto. Nell’autunno del 1684 iniziò un viaggio che in seguito chiamò i ricordi di uno scheletro scosso dalle intemperie (Nozarashi Kiko) – il titolo di un giornale di viaggio con prose e poesie che compose al termine dello stesso. Il percorso lo condusse da Edo almonte Fuji, ad Ise, Ueno e Kyoto, prima di tornare a Edo  nell’estate del 1685.

Il suo rapido incedere faceva pensare alcuni che Basho potesse essere stato un ninja . I suoi lunghi viaggi gli permisero di osservare le condizioni nelle varie province e ascoltare le ultime notizie, informazioni di interesse al regnante shogunato Tokugawa , che impiegava dei ninja per queste attività. Il luogo di nascita di Basho nell’area di Ueno della provincia Iga  possedeva una ricca tradizione ninja e Basho poteva essere stato una guardia del corpo per Todo Yoshitada anni prima. Comunque, pochi letterati considerano seriamente la possibilita che potesse essere stato una spia per lo shogunato Tokugawa.

Il viaggio sembrò giovargli, nell’allontanare alcuni dei suoi fantasmi, e i suoi scritti dei pochi anni seguenti raccontano del suo piacevole … Compì un breve viaggio a Kashima  nell’autunno del 1687, per osservare di là la luna piena in prossimità dell’equinozio. Di nuovo compose un resoconto dell’escursione: Una visita al Tempio Kashima (Kashima Kiko).

Jakuchu Ito ( 1716-1800)

Jakuchu Ito ( 1716-1800)

Nell’inverno di quell’anno cominciò il suo seguente lungo viaggio, dopo essergli stato reso un arrivederci che “sembrava quello per un dignitario”. Attraversò Ueno, Osaka, Suma, Akashi, Kyoto, Nagoya , le alpi giapponesi  e Sarashina , dove vide il plenilunio equinoziale. Il viaggio da Edo a Akashi è raccontato nei Ricordi di un bagaglio consumato (Oi no Kobuni), nel quale espone il suo credo nell’haikai come una fondamentale forma artistica. Il viaggio di Sarashina è descritto in Una visita al villaggio di Sarashina (Sarashina Kiko).

Verso la fine della primavera, nel 1689 , cominciò delle escursioni più difficoltose verso le selve dell’Honshu del nord. Fermate in questo viaggio inclusero Nikko Toshogu, Matsushima, Kisagata  e Kanazawa , attraversando nell’ultima parte di questo percorso l’isola di Sado . Di nuovo compose un diario di viaggio, Lo stretto sentiero verso il profondo Nord (Oku noHosomichi ), che è dominato dal concetto di sabi : l’identificazione dell’uomo con la natura. Due ulteriori volumi svilupparono l’idea: Ricordi dei sette giorni (Kikihaki Nanukagusa) e Conversazioni a Yamanaka (Yamanaka Mondo).

Dall’autunno 1689 in poi, Basho trascorse due anni visitando amici e compiendo brevi viaggi attorno all’area di Kyoto e de lago Biwal . Durante questo periodo lavorò su una antologia che stava per essere compilata da alcuni dei suoi allievi, tra i quali Nozawa Boncho, – L’impermeabile della scimmia (Sarumino) – che espresse e seguì i principi estetici ai quali era arrivato durante il viaggio settentrionale.

Nell’inverno del 1691  tornò a Edo per abitare nel suo terzo rifugio Basho, di nuovo omaggiatogli dal suo seguito. Comunque non rimase solo, accolse un nipote e un’amica, Jutei, entrambi di salute cagionevole, ed ebbe una grande quantità di visitatori. Si lamentò in una lettera che questo lo aveva lasciato senza “pace della mente”. Nell’autunno del 1693  rifiutò di vedere chiunque per un mese, adottando quindi il principio di karumi  o leggerezza: una regola di non attaccamento che gli permetteva di vivere nel mondo ma di sollevarsi dalle frustrazioni.

Basho lasciò Tokyo per l’ultima volta nell’estate del 1694, e passò del tempo a Ueno e Kyoto prima di andare ad Osaka. Lì morì per una malattia allo stomaco, dopo aver scritto il suo ultimo haiku:

viaggiando  malato
la strada dei sogni miei
su una palude prosciugata

l'opera di migliore allievo Kiitsu Suzuki ( 1796 - 1858 )

l’opera di migliore allievo Kiitsu Suzuki ( 1796 – 1858 )

Fu Basho a sollevare l’haiku da un verso volgare, spesso scritto come semplice sollievo, ad una forma seria, imbevuta con lo spirito del buddismo Zen. Molti dei suoi haiku erano in effetti le prime tre linee di renga più lunghi (che alcuni critici considerano le sue migliori opere), piuttosto che opere isolate, ma erano stati collezionati e pubblicati da soli molte volte e il suo lavoro fu di grande ispirazione per scrittori successivi come Kobayashi Issa e Masaoka Shiki . Uno dei più famosi haiku attribuitogli (Matsushimaya Aa Matsushimaya Matsushimaya), che trae dalla bellezza indescrivibile della baia di Matsushima, fu in realtà scritto da un poeta successivo del periodo Edo, Tawarabo . Basho preferiva scrivere nel dodicesimo giorno del decimo mese del calendario lunare e utilizzare Shigure (時雨), una fredda pioggia autunnale, come kigo.

Il vecchio stagno!
La rana si tuffa –
Il suono dell’acqua

Basho viaggiò molto estensivamente durante la sua vita, e molti dei suoi scritti riflettono le esperienze dei suoi viaggi. Il suo libro Oku no Hosomichi  (奥の細道, Lo stretto sentiero per il profondo Nord), scritto nel 1694 e largamente ritenuto il migliore, ne è un esempio. In esso, descrizioni in prosa del paesaggio che attraversa sono intervallate con gli haiku per i quali è ora maggiormente conosciuto.

Ecco qui un buon numero di haiku di Matsuo Basho (1644-1694), considerato il più grande autore di haiku.
 

Yamanaka Hot Springs

Yamanaka Hot Springs

Basho, Poesie, Sansoni, Firenze 1992, trad. e note di Giuseppe Rigacci

 

Della frescura
faccio la mia casa,
e qui riposo.

*
Il canto delle cicale
non da’ segno
del loro vicino morire.

*
La separazione:
l’ape sguscia
dagli stami della peonia.

*
A un peperone
aggiungete le ali:
una libellula rossa.

*
Il cavallo ha brucato
l’ibisco della siepe
sul ciglio della via.

*
Quando guardo attentamente
vedo il nazuna che fiorisce
sull’orlo della siepe.

*
Verrà quest’anno la neve
che insieme a te
contemplai?

*
Anche i cinghiali travolge
l’uragano
d’autunno!

Japanese Priest

Japanese Priest

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*
Mare burrascoso:
attraverso l’isola di Sado
si stende il Fiume del Cielo.

*
Raccogliendo tutte le piogge di maggio
corre rapido
il Mogami.

*
Su un ramo spoglio
si posa un corvo
nel crepuscolo d’autunno.

*
Nella brezza primaverile
colla pipa in bocca
il mastro barcaiolo.

*
Vieni a sentire
la voce dei tarli
nel romitaggio di paglia.

*
Un cuculo.
La grande notte di luna
penetra il bosco di bambù.

*
Gli occhi del falco
ora si irrigidiscono
mentre la quaglia garrisce.

*
Ammalato nel mio viaggio,
il sogno percorre
pianure aride.

giapponese 2

 

 

 

 

 

 

*
La prima neve
piega appena
le foglie dell’asfodelo.

*
Nobiltà di colui
che non deduce dai lampi
la vanità delle cose.

*
È il riso mescolato d’orzo,
o è l’amore che fa gemere
la femmina del gatto?

*
Il fiume Mogami ha tuffato
le fiamme del sole
nel mare.

*
Prima festosa,
poi subito triste,
la barca dei cormorani!

*
Affaticato
alla ricerca di un tetto…
I fiori di glicine!

*
Nel profumo dei fiori del pruno selvatico
improvviso sorge il sole
sul sentiero di montagna.

giapponese 5

 

 

 

 

 

 

*
Sono un uomo
intento a mangiare il suo riso
in mezzo ai convolvoli.

*
Il mio cavallo cammina
per la pianura d’estate.
Io: in una pittura.

*
Quieta dimora:
un picchio becca
sui pali.

*
Il verme del ravizzone
tremola al vento d’autunno
senza mutarsi in farfalla.

*

Passero amico
non beccare il tafano
che succhia i fiori.

*

La notte di primavera e’ finita.
Sui ciliegi
sorge l’alba.

*

Sapendo che mangia la serpe
orrenda la voce
del fagiano verde.

*

Sul valico montano
stanco riposo
al canto dell’allodola.

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