Archivi del giorno: 4 marzo 2015

DIECI POESIE di Camillo Pennati da “Koh Tao Lines” (2014) con una citazione di Roland Barthes e un Commento di Giorgio Linguaglossa

Antonio Ligabue Leopardo assalito da un serpente, circa 1955-1956 olio su faesite, cm 69,5×98

Antonio Ligabue Leopardo assalito da un serpente, circa 1955-1956 olio su faesite, cm 69,5×98

Camillo Pennati è nato a Milano nel 1931, dal 1958 al 1970 ha vissuto a Londra. Oltre che poeta è anche traduttore di testi di narrativa e di poesia. Tra gli autori da lui tradotti si ricordano: Philip Larkin, Thom Gunn, Ted Hughes. Ha pubblicato, fra l’altro, Una preghiera per noi (1957), Landscapes, con prefazione di Salvatore Quasimodo (1960), L’ordine delle parole (1964), L’iridato paesaggio, con un saggio di Giorgio Luzzi (1985), Gabbiano e altri versi, con traduzione a fronte di Ted Hughes e disegni di Lester Elliot (1990). Presso Einaudi, nella «Collezione di poesia», sono apparsi Erosagonie (1973), Sotteso blu (1983) e Una distanza inseparabile (1998), Di sideree vicende (1998), Lo stupore del verso (2002), Modulato silenzio (2007), Paesaggi del silenzio con figura (2012), Koh Tao Lines (2014)

Nel 1953 scriveva Roland Barthes in Il grado zero della letteratura:

«La poesia moderna, poiché bisogna ben opporla alla poesia classica e a ogni forma di prosa, distrugge la natura spontaneamente funzionale del linguaggio e ne lascia sussistere le strutture lessicali. Dei rapporti essa conserva il movimento, la musica, non la verità. La parola esplode sopra una linea di rapporti svuotati, la grammatica è sprovvista della propria finalità, diventa prosodia, si riduce a un’inflessione che perdura per presentare la Parola. I rapporti non sono propriamente soppressi, ne resta ancora il posto: sono una parodia dei rapporti, e questo niente è necessario perché la densità della Parola deve innalzarsi da un vuoto incantesimo, come un suono e un segno senza sfondo, come “un furore e un mistero”.

Se nel linguaggio classico proprio i rapporti guidano la parola trascinandola poi verso un senso sempre proiettato, nella poesia moderna i rapporti sono solo un’estensione della parola. La Parola è appunto “dimora” impiantata come un’origine nella prosodia delle funzioni, sottintese ma assenti. Qui i rapporti illudono, è la Parola che nutre e come la subitanea rivoluzione di una verità; dire che questa verità è di ordine poetico, significa che la Parola poetica non può mai essere falsa perché è totale; brilla di una libertà infinita… Aboliti i rapporti fissi, alla parola rimane una posizione verticale, è come un blocco, un pilone che affonda in una totalità di sensi, di riflessi e di residui; è un segno immediato, un gesto isolato… Così sotto ogni Parola della poesia moderna giace una sorta di geologia esistenziale… Ora la Parola non è più preliminarmente orientata dall’intenzione generale di un discorso socializzato; il consumatore di poesia, privato della guida dei rapporti selettivi, si imbatte nella Parola, frontalmente, e la riceve come una quantità assoluta, accompagnata da tutti i sensi possibili

Antonio Ligabue Falcone bianco

Antonio Ligabue Falcone bianco

Commento di Giorgio Linguaglossa

C’è un movimento di contiguità e di traducibilità tra il «linguaggio delle cose» e il «linguaggio degli uomini», è questo l’assunto base della poetica di Camillo Pennati, a cui il poeta è sempre rimasto fedele. La forma-poesia in Pennati diventa un luogo di mediazione tra il linguaggio delle «cose» e il linguaggio poetico, un processo: le lingue divengono, divergono, si trasformano e infine tacciono. Così anche i linguaggi poetici divengono, divergono e si trasformano, e questo divenire non è soltanto un moltiplicarsi della confusione, infinito diversificarsi; proprio questo continuo differenziarsi nasconde l’aspirazione a pervenire alla originaria creatività della parola. È questa intenzione è presente in modo peculiare nello spazio recintato e coltivato della poesia di Pennati, la quale non sorge per un «pubblico» dato e immediato, essenziale in essa non è la comunicazione di qualcosa di preciso e di circoscrivibile. Nel disordinato arbitrio che domina la vita delle lingue, la poesia di Pennati vuole essere il luogo in cui la lingua si manifesta, si riflette, esprime la sua innata creatività e la sua trasparenza. Ma questa intenzione è offuscata e celata dalla «boscaglia del senso». Il bosco del senso è un labirinto, propriamente il labirinto del linguaggio, dove tutte le vie sono egualmente percorribili, nessuna esclusa, e il «paesaggio» è quello che racchiude per Pennati la più alta manifestazione di intenzionalità e di possibilità espressive. Il «linguaggio delle cose» reclama il «linguaggio degli uomini», essi sono per Pennati due vasi comunicanti che comunicano ciò che è non-comunicabile, è questo il paradosso della poesia pennatiana.

Potremmo dire, parafrasando Barthes, che il «paesaggio» pennatiano racchiude la più alta percentuale di «geologia esistenziale», di significati e di significanti nascosti. Ecco la vera ragione della «ossessione» di Pennati per il paesaggio, il suo unico tema, anzi, il tema monocratico per eccellenza.

foto di Steven Grieco

foto di Steven Grieco L’oceano

da “Koh Tao Lines” (2014) Dalia edizioni pp. 86 € 12
(Versi scritti a Koh Tao isoletta vulcanica a foresta tropicale dello sparso arcipelago thailandese)

e l’oceano

e l’oceano
risale e ridiscende con le sue immense maree
tutta sgombrando una vasta orlatura di sabbia
che risommerge la sera a suo fondale.

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Due sfumature di verde

Due sfumature di verde a corrugare il mare
poi nella bufera di vento improvvisa lungo il litorale
che risuona come un arido insieme di piogge
tra i rami ripercossi delle alme
in un lungo e secco scrosciare
dai tuoi capelli arrovesciati
il riconoscerne scorgendola la nuca.

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Nel volgersi atmosferico

Nel volgersi atmosferico del giorno
una barriera accadendosi di nubi
s’erge all’orizzonte
forse un monsone rivolto all’altro lato
o in dissolvimento sgretolandosi
disorientando le sue scroscianti cortine
di piogge approssimanti e ammantellate
del pallore delle nebbie.

Camillo Pennati

Camillo Pennati

 

 

 

 

 

 

 

Attendo la pienezza della luna

Attendo la pienezza della luna
per scorgere nel suo raggiunto tondo
il tuo radioso volto
ma questa seducente immagine
dissolvo poi che la luna sempre e già dal primo quarto
solo riguarda in attrazione le maree

e tutto della sfera
il suo terrestre regno sapendo come ogni umano pensamento
sia distante di eoni

anzi del tutto incomprensivamente
estraneo al comprensivo assenso che ispira la natura
nel suo molecolare e minerale intento

e la natura avverte
che in ogni sua radice sente però in assenza
d’ogni sentimento.

E il tuo volto
il tuo volto rapito lo contengo dentro tra ‘iride
e lo scoscendimento del mio sguardo.

.
Ara di biancheggianti

Ara di biancheggianti
creste di vento la sconfinata radura
dell’oceano

che s’ergono a montagne
dirupanti nel travolgimento stesso dei versanti
sul fondo di tumultuanti vallate

da cui salendo gonfiano
nel dorso d’altre onde a cavalloni e marosi
sino al vertiginante culmine

di susseguenti creste
nel’agitarsi di pressioni il mare sul suo corpo
fluttuante.

Camillo Pennati Koh Tao Lines

 

 

 

 

 

 

 

 

E allora garrisce

E allora garrisce
di varie verdi sfumature l’oceano
quando di grigie e bianche

coloriture a nembi
è ricoperto il cielo e sibila il monsone e stride
nell’aria e dove di scontro

a tese sferzate colpisce
l’aria si gonfia di quel suo frastuono a ondosità
di solo suono nell’irruente scia.

Poi all’orizzonte
uno squarcio di sole ne scalfisce il fianco
con una lama impensata di blu.

.
Ogni verde

Ogni verde ha il suo fiore.
Ogni umano tra relitti di sciagure
non sempre il suo stupore.

.
Osservo l’ombra

Osservo l’ombra che in perfetto staglio
riprende le proiettate forme di ciò che in verticale
intercetta al momento quella fronte pastosa
di luce adesso dilagante del sole.

L’ombra che si ritrae e impallidisce
poi si rafforza e si scurisce quasi a velarsi di nero
e fa da meridiana al corpo consistente del reale
che a sé seduce in ogni giacitura orizzontale
se di lì per nube non scompare.

Camillo Pennati

Camillo Pennati

 

 

 

 

 

 

 

 
Non cesserà

Non cesserà
il perenne arrovesciarsi delle onde
sulle insenate battigie bordeggianti
dove le orme umane si saranno estinte
che ne imprimevano i contorni delle impronte
calpestando con insipiente presunzione
l’ospitale mondo.

.
Il vento teso

Il vento teso tra il fogliame sfrangiato
delle palme e sopra il dorso schiumeggiante
dell’oceano si fonde in un risuono incessante
di cascata però che fende l’aria in provenienza
orizzontale:
è da una spiaggia tropicale quell’ascolto
non da un vertiginoso baratro nel suo precipitare.

E già assorbe in eco quel frastuono.

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