Giovedì 26 febbraio 2015 ore 18.00 Presentazione del volume di ALEKSANDR S. PUŠKIN 32 Poesie CFR Edizioni 2014 con interventi di WANDA GASPEROWICZ, SILVANO AGOSTI, ANTONIO SAGREDO E GIORGIO LINGUAGLOSSA “LE STORIE” Libreria Bistrot Via Giulio Rocco, 37/39 ROMA (Metro San Paolo) . . . . . . . POESIE di Aleksandr Sergeevič Puškin traduzione e prefazione di Paolo Statuti, presentazione di Antonio Sagredo

Giovedì 26 febbraio 2015 ore 18.00
Presentazione del volume di ALEKSANDR S. PUŠKIN

32 Poesie CFR Edizioni 2014 traduzione di Paolo Statuti

Presenta GIORGIO LINGUAGLOSSA

Introduzione critica di ANTONIO SAGREDO

con interventi di
WANDA GASPEROWICZ, SILVANO AGOSTI   

“LE STORIE” Libreria Bistrot
Via Giulio Rocco, 37/39 ROMA (Metro San Paolo)

puskinAleksandr Sergeevič Puškin

nacque a Mosca il 26 maggio 1799 da una famiglia aristocratica decaduta. Sua madre era una nipote del celebre Ibrahim Hannibal, figlio di un principe etiope che nel 1704 all’eta di otto anni fu portato in Russia e adottato da Pietro il Grande. Puškin gli dedicherà il romanzo storico rimasto incompiuto Il negro di Pietro il Grande. Il padre era un maggiore in congedo discendente di una antichissima famiglia aristocratica russa.

L’infanzia del piccolo Saša non fu felice,ma trovò affetto e comprensione nella nonna e nella bambinaia (la “njanja”) Arina Rodiònovna. Quando la severa madre voleva punirlo per una lieve mancanza, la nonna lo nascondeva in una cesta,  Arina invece gli raccontava innumerevoli fiabe, che lasciarono una traccia indelebile in tutta la creazione del poeta e in particolare in quella fiabesca: il poema epico in sei canti Ruslan e Ljudmila e le fiabe in versi, tra le quali ricordiamo Lo zar Saltan, Il pesciolino d’oro, Il galletto d’oro. All’eta di otto anni aveva gia letto diversi libri della ricca biblioteca paterna e ben presto diventò familiare con l’opera dei classici della letteratura mondiale.

 Nel 1811 entrò al Liceo imperiale di Càrskoe Selò, dove trascorse sei anni, e dove trovò illuminati insegnanti che apprezzarono pienamente lo straordinario talento del giovane. Nel 1814 sul Messaggero d’Europa apparve la sua prima poesia, per la quale la critica lo elesse come possibile rivale dei due grandi poeti dell’epoca: K. N. Batjuškov e V. A. Žukovskij. Negli anni del liceo Puškin entrò in contatto per la prima volta con persone appartenenti a varie societa segrete, che sognavano l’abolizione del dispotismo degli zar e l’introduzione di un ordinamento costituzionale. Essi in seguito avrebbero svolto un ruolo di primo piano nella rivolta armata del 26 dicembre 1825, giorno fissato per l’incoronazione di Nicola I, asceso al trono dopo la morte del fratello Alessandro I. Gli insorti furono chiamati decabristi dalla parola russa dekabr’ (dicembre). La sanguinosa repressione da parte dello zar sconvolgerà il poeta. Ma già anni prima della fallita rivolta, condividendo il programma politico e sociale dei futuri decabristi e pensando ai cambiamenti che avrebbero dovuto liberare il popolo dall’oppressione, Puškin come poeta stava con tutta l’anima dalla parte della gioventù rivoluzionaria, e nella sua arte vedeva un’arma efficace.

puskin

puskin

 Ma le autorità zariste sorvegliavano la sua vita e la sua attività creativa. Nel 1820, a causa dei suoi componimenti rivoluzionari – contro lo zar Alessandro I e i suoi ministri reazionari – che circolavano clandestinamente in tutto il paese, e in seguito alla pubblicazione della sua ode Libertà, dopo aver rischiato di finire in Siberia, fu esiliato a Kišinjov dove rimase tre anni, durante i quali, eludendo la sorveglianza della polizia colse l’occasione per visitare la Crimea e il Caucaso. Dal 1823 al 1824 e ancora in esilio a Odessa, sempre controllato dalla polizia; e infine, dal 1824 al 1826, gli fu permesso di soggiornare nella tenuta materna a Michajlovskoe. Il periodo trascorso in questa località segno il punto culminante dello sviluppo spirituale e artistico di Puškin, il periodo in cui egli acquistò piena coscienza della sua maturità creativa. A Michajlovskoe scrisse il dramma Boris Godunov, che sarà pubblicato nel 1831 e che ispirerà il libretto dell’opera omonima di Modest Mussorgskij; e qui cominciò a comporre l’Onegin.

 Nel 1826 Nicola I lo fece arrivare sotto scorta a Pietroburgo e gli permise di restare nella città. Lo zar, volendo mostrarsi “benevolo” con Puškin, gli promise una maggiore libertà e al tempo stesso gli si offrì come consigliere e censore personale, ciò che significava in pratica una censura ancora più severa. Negli anni successivi, sia a Mosca che a Pietroburgo, il poeta continuò a scrivere l’Onegin, compose il poema Poltava ispirato alla lotta tra Pietro il Grande e Carlo XII. Nel bel mondo della corte imperiale conobbe la leggiadra Natalja Gončarova (sua futura moglie). Chiese di sposarla ma la sua richiesta non venne subito accolta, allora violando il divieto dello zar partì per il Caucaso. Nell’autunno del 1830 si trova a Boldino nella tenuta del padre, per sistemare alcune questioni familiari, e nel corso di soli tre mesi scrive gli ultimi due capitoli dell’Onegin; nascono le quattro cosiddette “piccole tragedie”: Il convitato di pietra,Il banchetto durante la peste, Il cavaliere avaro, Mozart e Salieri, che in seguito furono messe in musica da celebri compositori russi. Scrive inoltre circa trenta liriche e i cinque Racconti di Belkin. Ivan Petrovič Belkin e un nobile di campagna, al quale piace ricreare l’atmosfera conviviale tipica della vita familiare della provincia russa, che il poeta contempla, pur sommerso dalle sue travagliate vicende personali, attraverso il filtro dell’ironia e della nostalgia. Questi racconti sono una sperimentazione di nuove possibilità creative e costituiscono il punto di partenza della moderna prosa russa.

Tornato da Boldino sposa Natalja Gončarova, che gli darà quattro figli. Ma il suo odio per la cricca di corte che egli disprezzava e definiva “plebaglia”, spinse i cortigiani dello zar a sbarazzarsi del poeta. Per essi la sua creazione era una continua scintilla da cui poteva scaturire il fuoco della ribellione. I suoi caustici epigrammi contro alte personalità della corte erano letti in tutto il paese. Decisero quindi di eliminarlo. Causa indiretta della sua tragica morte fu la bella moglie, avida di vita mondana, la cui condotta frivola alimentava i pettegolezzi di corte. In seguito a un intrigo, sicuramente organizzato dallo zar Nicola, e a causa di una beffarda lettera anonima su presunti rapporti tra sua moglie e il barone francese Georges D’Anthes, Puškin per difendere l’onore della consorte sfidò quest’ultimo a duello a Pietroburgo il 27 gennaio 1837. Ferito a morte il poeta spirò due giorni dopo. Il poeta decabrista K.F. Ryleev (1795-1826), condannato all’impiccagione, prima di morire scrisse a Puškin: “A te sono rivolti gli occhi della Russia, essi ti amano, credono in te, ti imitano. Sii poeta e cittadino”. Puškin ascoltò e mise in pratica fino alla morte questa appassionata esortazione.

da 32 Poesie di Aleksandr Sergeevič Puškin CFR, 2014 Traduzione e Introduzione di Paolo Statuti, Presentazione di Antonio Sagredo )

Alexander von Benckendorff, capo della polizia segreta dello zar, nemesi di Puškin

Alexander von Benckendorff, capo della polizia segreta dello zar, nemesi di Puškin

 ПЕВЕЦ

Слыхали ль вы за рощей глас ночной
Певца любви, певца своей печали?
Когда поля в час утренний молчали,
Свирели звук унылый и простой
Слыхали ль вы?

Встречали ль вы в пустынной тьме лесной
Певца любви, певца своей печали?
Следы ли слез, улыбку ль замечали,
Иль тихий взор, исполненный тоской,
Встречали вы?

Вздохнули ль вы, внимая тихий глас
Певца любви, певца своей печали?
Когда в лесах вы юношу видали,
Встречая взор его потухших глаз,
Вздохнули ль вы?

1816

Il cantore

Sentivate voi il notturno cantore
Della propria tristezza e dell’amore?
E nella quiete dei campi al mattino,
Del flauto il suono mesto e cristallino
Lo sentivate voi?

Incontravate nel bosco il cantore
Della propria tristezza e dell’amore?
Vedevate tracce di pianto, un sorriso,
O un dolce sguardo di dolore intriso,
Lo incontravate voi?

Sospiraste voi, ascoltando il cantore
Della propria tristezza e dell’amore?
Quando di un giovane avete scorti
Nei boschi gli sguardi degli occhi smorti,
Sospiraste voi?

1816

ВОЗРОЖДЕНИЕ

Художник-варвар кистью сонной
Картину гения чернит
И свой рисунок беззаконный
Над ней бессмысленно чертит.

Но краски чуждые, с летами,
Спадают ветхой чешуей;
Созданье гения пред нами
Выходит с прежней красотой.

Так исчезают заблужденья
С измученной души моей,
И возникают в ней виденья
Первоначальных, чистых дней.

1819

.
Rinascita

Un barbaro artista il quadro annerisce
Di un genio con mano indolente,
E il suo disegno iniquo egli traccia
Su quel quadro assurdamente.

Ma, con gli anni, come vecchie scaglie,
Si stacca l’estraneo colore,
E l’opera del genio ci appare
Nel suo primitivo splendore.

Così nell’anima mia travagliata
Scompaiono gli errori compiuti,
E tornano in essa le visioni
Dei limpidi giorni vissuti.

1819

*

Редеет облаков летучая гряда.
Звезда печальная, вечерняя звезда,
Твой луч осеребрил увядшие равнины,
И дремлющий залив, и черных скал вершины;
Люблю твой слабый свет в небесной вышине:
Он думы разбудил, уснувшие во мне.
Я помню твой восход, знакомое светило,
Над мирною страной, где все для сердца мило,
Где стройны тополы в долинах вознеслись,
Где дремлет нежный мирт и темный кипарис,
И сладостно шумят полуденные волны.
Там некогда в горах, сердечной думы полный,
Над морем я влачил задумчивую лень,
Когда на хижины сходила ночи тень —
И дева юная во мгле тебя искала
И именем своим подругам называла.

1820

*

Si dirada di nubi lo strato scorrente.
O stella della sera, stella così dolente,
Il tuo raggio inargenta le pianure sfiorite,
Il golfo che sonnecchia e le rocce annerite.
Amo la tenue luce nell’alto del cielo,
Essa ha tolto ai pensieri il loro greve velo.
Ricordo il tuo spuntare, ogni cosa splendeva
Sul quieto paese, dove tutto al cuore piaceva,
Dove il pioppo nelle valli si levava armonioso,
Dove sonnecchia il mirto e il cipresso tenebroso,
E dolci frusciano l’onde di meridione.
Là un tempo sui monti, il cuore in meditazione,
Trascinavo la mia indolenza taciturna,
Quando sui tetti calava l’ombra notturna
E una fanciulla nella nebbia ti cercava,
E alle amiche il tuo nome pronunciava.

1820

puskin

puskin

РУСЛАН И ЛЮДМИЛА – Вступление

У лукоморья дуб зеленый;
Златая цепь на дубе том:
И днем и ночью кот ученый
Всё ходит по цепи кругом;
Идет направо — песнь заводит,
Налево — сказку говорит.

Там чудеса: там леший бродит,
Русалка на ветвях сидит;
Там на неведомых дорожках
Следы невиданных зверей;
Избушка там на курьих ножках
Стоит без окон, без дверей;
Там лес и дол видений полны;
Там о заре прихлынут волны
На брег песчаный и пустой,
И тридцать витязей прекрасных
Чредой из вод выходят ясных,
И с ними дядька их морской;
Там королевич мимоходом
Пленяет грозного царя;
Там в облаках перед народом
Через леса, через моря
Колдун несет богатыря;
В темнице там царевна тужит,
А бурый волк ей верно служит;
Там ступа с Бабою Ягой
Идет, бредет сама собой;
Там царь Кащей над златом чахнет;
Там русской дух… там Русью пахнет!
И там я был, и мед я пил;
У моря видел дуб зеленый;
Ruslàn e Ljudmìla – Introduzione

C’è una quercia sulla riva del mare
E attorno ad essa una catena d’oro,
Sulla catena di notte e di giorno
Un gatto colto cammina con decoro.
Va a destra – prende a raccontare,
A sinistra – comincia a cantare.

Là soltanto prodigi conosco:
Fauni e ninfe insieme nel bosco,
Là su ignoti e scuri sentieri
Vedi impronte d’insolite fiere,
E casette su zampe di gallina
Senza porte né finestra alcuna.
Selve e valli piene di visioni,
E all’alba affluiscono i marosi
Sulla riva vuota e sabbiosa,
E trenta stupendi paladini
Emergono dai flutti marini,
E con essi il loro protettore.
Là un principe strada facendo
Un terribile zar ha imprigionato.
Davanti al popolo nelle nubi,
Avendo boschi e mari superato,
Un mago con l’eroe si fa vedere.
In prigione la zarevna patisce
E un lupo bruno le obbedisce.
Là una botte con dentro una strega
Si solleva da sola a fatica.
Là nell’oro Kaščej si consuma,
E l’anima russa e la Rus’ profuma!
Io ero là e il miele ho bevuto,
Ho visto la quercia che frusciava,

Под ним сидел, и кот ученый
Свои мне сказки говорил.
Одну я помню: сказку эту
Поведаю теперь я свету…

1820
Sedevo ai suoi piedi e il gatto colto
Le sue favole mi raccontava.
Una me la ricordo ancora
E al mondo la dirò proprio ora…

1820

puskin

puskin

ЗЕМЛЯ И МОРЕ

Когда по синеве морей
Зефир скользит и тихо веет
В ветрила гордых кораблей
И челны на волнах лелеет;
Забот и дум слагая груз,
Тогда ленюсь я веселее —
И забываю песни муз:
Мне моря сладкий шум милее.
Когда же волны по брегам
Ревут, кипят и пеной плещут,
И гром гремит по небесам,
И молнии во мраке блещут, —
Я удаляюсь от морей
В гостеприимные дубровы;
Земля мне кажется верней,
И жалок мне рыбак суровый:
Живет на утлом он челне,
Игралище слепой пучины.
А я в надежной тишине
Внимаю шум ручья долины.

1821

Terra e mare

Quando sull’azzurro dei mari,
Zèfiro soffia la sua brezza
Sulle vele dei fieri vascelli
E le barche sull’onde accarezza,
Lasciato il peso dei pensieri,
Nell’inerzia io posso annegare –
Dimentico i canti delle muse,
M’è più caro il mormorio del mare.
Ma quando contro la riva l’onde
Schiumose ruggiscono e fremono,
E il tuono rimbomba nel cielo,
E i lampi nel buio balenano,
Allora i più ospitali querceti
Io ai mari preferisco;
La terra mi sembra più fedele,
E il grave pescatore compatisco:
Vive su una fragile imbarcazione,
Trastullo della cieca corrente,
Mentre io nel silenzio sicuro
Ascolto il fruscio d’un torrente.

1821
КИНЖАЛ

Лемносский бог тебя сковал
Для рук бессмертной Немезиды,
Свободы тайный страж, карающий кинжал,
Последний судия позора и обиды.

Где Зевса гром молчит, где дремлет меч закона,
Свершитель ты проклятий и надежд,
Ты кроешься под сенью трона,
Под блеском праздничных одежд.

Как адский луч, как молния богов,
Немое лезвие злодею в очи блещет,
И, озираясь, он трепещет,
Среди своих пиров.

Везде его найдет удар нежданный твой:
На суше, на морях, во храме, под шатрами,
За потаенными замками,
На ложе сна, в семье родной.

Шумит под Кесарем заветный Рубикон,
Державный Рим упал, главой поник закон;
Но Брут восстал вольнолюбивый:
Ты Кесаря сразил — и, мертв, объемлет он
Помпея мрамор горделивый.

Исчадье мятежей подъемлет злобный крик:
Презренный, мрачный и кровавый,
Над трупом вольности безглавой
Палач уродливый возник.

Il cangiàr

Il dio di Lemno ti ha forgiato
Per le mani di Nèmesi immortale,
Custode della libertà, cangiàr punitore,
D’infamie e di offese ultimo tribunale.

Là dove dorme la spada della legge,
Tu di anatemi e di speranze esecutore,
Tu all’ombra del trono ti celi,
E delle vesti sotto lo splendore.

Come raggio infernale e folgore divina,
Muta lama negli occhi del furfante,
Che si guarda intorno tremante,
In mezzo alla stessa sua gente.

Dappertutto lo troverà il colpo tuo improvviso:
Sul mare, in un tempio, su monti e pianure,
Dietro segrete serrature,
Durante il sonno, nel paterno nido.

Sotto Cesare scroscia l’amato Rubicone,
A Roma la legge ha chinato la testa;
Ma il libero Bruto è insorto:
Tu Cesare hai colpito, e il marmo di Pompeo
Ora egli abbraccia – ormai morto.

Il seme delle rivolte leva un grido rabbioso:
Vile, sanguinario, scellerato,
Sul cadavere della libertà decapitata
Il carnefice brutto è nato.

puskin

puskin

Апостол гибели, усталому Аиду
Перстом он жертвы назначал,
Но вышний суд ему послал
Тебя и деву Эвмениду.

О юный праведник, избранник роковой,
О Занд, твой век угас на плахе;
Но добродетели святой
Остался глас в казненном прахе.

В твоей Германии ты вечной тенью стал,
Грозя бедой преступной силе —
И на торжественной могиле
Горит без надписи кинжал.

1821

Apostolo di sciagura, allo stanco Ade
Le vittime con un dito destinò,
Ma il giudice supremo gli mandò
Te e la fanciulla fatale.

O giovane giusto, leale e prescelto,
O Sand, con la scure la tua vita s’è spezzata;
Ma della tua sacrosanta virtù
E’ rimasta la voce nella testa tagliata.

Nella tua Germania sei un’ombra perenne,
Minacciando sventure al potere delittuoso –
E sopra la tua tomba solenne
Un cangiàr senza nome risplende radioso.

1821

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18 commenti

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18 risposte a “Giovedì 26 febbraio 2015 ore 18.00 Presentazione del volume di ALEKSANDR S. PUŠKIN 32 Poesie CFR Edizioni 2014 con interventi di WANDA GASPEROWICZ, SILVANO AGOSTI, ANTONIO SAGREDO E GIORGIO LINGUAGLOSSA “LE STORIE” Libreria Bistrot Via Giulio Rocco, 37/39 ROMA (Metro San Paolo) . . . . . . . POESIE di Aleksandr Sergeevič Puškin traduzione e prefazione di Paolo Statuti, presentazione di Antonio Sagredo

  1. gabriele fratini

    Penso di esserci. Dovrebbe essere la libreria vicino Giurisprudenza se non ricordo male. Un saluto.

  2. Valerio Gaio Pedini

    se fossi a Roma, ci verrei (giusto per onorare Puskin e per salutarvi), ma sono sempre a Milano.

  3. Aleksandr Sergeevič Puškin è uno dei miei numerosissimi amori letterari. Peccato che io abiti così lontano da Roma. Da Milano sarebbe più semplice, ma da qui…
    GBG

  4. Francesca Tuscano

    Anche da qui (cioè da questo blog), molti in bocca al lupo al lavoro (notevolissimo) di Paolo, per la sua presentazione! Peccato che non possa esserci… tra l’altro, vedo tra i presentatori più di un nome a me noto… sarebbe stata una bella occasione per conoscere di persona qualcuno e rivedere dopo tanto tempo qualcun altro… Pazienza… chissà, magari in primavera si riuscirà a organizzare qualche altra presentazione…

    • gino rago

      Troppi chilometri mi separano incolmabilmente dai relatori valorosi e dal
      prestigio incontestabile della serata di poesia e critica letteraria eccelse.
      Un caldo “in bocca al lupo”.
      Gino Rago

  5. antonio sagredo

    cara Francesca, Giorgio ha dimenticato che nel volume è compresa la mia introduzione critica alle 32 poesie tradotte da P. Statuti. Per la precisione. Grazie – A. S.
    ———————————————————————————–
    a Gaio Valerio bisogna ricordare che è necessario anche “onorare” sia il traduttore che l’introduttore critico.

  6. Francesca Tuscano

    Beh, Antonio, di bene in meglio, allora! Adesso sono ancora più curiosa di leggere questo volume. E mi dispiace ancora di più di non poter essere presente a Roma…

  7. ubaldo de robertis

    Prevedo, parafrasando un verso del poeta russo, che: Nel buio i lampi baleneranno! e non può essere altrimenti!
    – SE le poesie sono di Puskin,
    – SE il traduttore ha il talento di Paolo Statuti
    – SE l’introduzione critica è affidata alla consistente competenza di Antonio Sagredo
    – SE la presentazione è ad opera di Giorgio Linguaglossa, uno che da tempo sostiene, orienta, illumina la ricerca poetica in Italia
    Un grosso in bocca al lupo a tutti. Anche a Puskin che dal Monastero di Svyatogorie guarderà compiaciuto l’evento di Roma.
    Ubaldo de Robertis

  8. antonio sagredo

    rispondo al Fratini…
    così ho scritto nella mia introduzione critica:

    “Riferendomi alle traduzioni delle poesie in comune a tutti e tre i traduttori si può dire che la traduzione dello Statuti in generale rispetto a quella del Landolfi è notevolmente più agevole e moderna, più disinvolta pur rispettando i significati e la musica, e l’eleganza del verso del poeta in traduzione italiana si fa sentire più rafforzata. Si sente in quella del Landolfi talvolta l’usura del tempo: essa è legata a certe individuabili involuzioni ottocentesche. Certo che il mio rispetto per lui, come scrittore intendo, negli anni è restato intatto ed è grandissimo. Ma questa è altra e diversa questione. Rispetto alla traduzione del Lo Gatto, che resta quasi un classico inarrivabile, quella dello Statuti ha più scatto in avanti come se fosse più leggera, quasi meno prosastica, e prosegue senza tentennamenti, e per ora resta la migliore. ” (pag. 11)

    • L’illustre scrittore e traduttore polacco Jan Parandowski (1895-1978), inaugurando a Varsavia lo “Studio della Traduzione” nel marzo del 1950, dise tra l’altro: “Il traduttore, se vuole essere degno dei suoi autori, non può fare a meno delle proprie capacità creative, del proprio estro, del proprio slancio lirico…deve essere artista della parola. Quale bellezza lo aspetta alla fine della sua fatica, e com’è bella la fatica stessa. Concentrarsi sull’opera di un poeta di un’altra epoca, di un altro popolo, ascoltare attentamente il ritmo del suo pensiero e seguirne il corso tra le parole e le locuzioni impiegate con una diversa melodia di suoni – è un fatto meraviglioso, una straordinaria e affascinante avventura. Attimi ispirati decidono quale ritmo scegliere, quale tra dieci sinonimi è quello che rende il testo originale più comprensibile, non a scapito della sua peculiarità, ma dandogli una vita nuova: non di un automa, ma di una creatura nata nella libertà dello sforzo creativo…” Queste parole di Parandowski spiegano in modo eloquente ed esauriente perché mi dedico con impegno e passione alla traduzione poetica.

    • gabriele fratini

      Gentile Sagredo, per me leggere Puskin (o anche Lermontov) tradotti da Landolfi è stato come leggere due grandi scrittori in uno stesso testo, non sono soltanto semplici traduzioni ma poesie nelle poesie. Senza nulla togliere all’ottimo Statuti le cui versioni lette qui sopra mi sono piaciute molto. Saluti.

  9. antonio sagredo

    Fratini, cerca di non fraintendere le mie parole. E chi ha mai negato ciò che hai scritto?!
    Dalla intervista che mi fecero nel 2003:
    domanda: “Era solito leggere – Ripellino – gli appunti in classe, o gli servivano da supporto?
    mia risposta: “Lui leggeva in russo, si fermava e faceva il commento della poesia. I commenti, intervallati dal russo e dall’italiano, spaziavano in ogni dove e tempo delle letterature europee, si riferivano a tempi precedenti e successivi a Puškin, per arrivare addirittura agli anni Cinquanta e Sessanta del ‘900. Citava, fra tantissimi Tommaso Landolfi – suo grande amico -, per la conoscenza di quel periodo romantico: Gogol’, Puškin, specie le traduzioni delle poesie di Lermontov…”

  10. gabriele fratini

    Bellissima presentazione in libreria. Complimenti a Linguaglossa e Sagredo

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