POESIE SCELTE di JEAN-CLAUDE IZZO (1945-2000): “Un ponte sul Mediterraneo”  Poesia francese per il blog a cura di Annalisa Comes

Cadavre exquis André Breton, Frédéric Mégret, Suzanne Muzard, Georges Sadoul, gouache sur papier noir daté du 10 janvier 1929.

Cadavre exquis André Breton, Frédéric Mégret, Suzanne Muzard, Georges Sadoul, gouache sur papier noir daté du 10 janvier 1929.

Annalisa Comes

Iniziare a occuparmi della poesia francese per il blog « L’ombra delle parole », su sollecitazione e invito del fondatore, Giorgio Linguaglossa, costituisce per me una grande avventura e un immenso piacere. In questa unione di « poesia » e « lingua francese » risiedono infatti oggi i poli della mia avventura anche domestica, privata : la poesia prima di tutto, casa e destino, scrittura (e lettura) privilegiata, e la lingua francese, lingua del quotidiano – vivendo in Francia oramai da cinque anni – e lingua dello spirito, che ho conosciuto tardi e non a scuola, attraverso la lettura (e la traduzione) della poesia francese di Marina Cvetaeva, esule russa a Parigi alla fine degli anni Venti. Poesia e lingua dunque esuli per me di loro statuto. Ponte umano di fraternità e corrispondenza contro l’isolamento e l’oblio, anzi «mano tesa fra rive senza ponte», appropriandomi dell’immagine e delle bellissime parole di Mireille Gansel nel suo libro Traduire comme transhumer (préface de Jean-Claude Duclos, Calligrammes Bernard Guillemot, Rennes 2012), di cui la stessa traduttrice italiana, Claude Cazalé Bérard, sottolinea l’importanza nella sua appassionante e commossa Postfazione :

Tradurre – e quindi ascoltare, accogliere e trasmettere per allargarne l’ascolto, rafforzarne la memoria – quei frammenti di vita e di scrittura grondanti di umana compassione, densi di esperienze condivise in situazioni di estremo pericolo (dalla DDR al Vietnam…), e tuttavia pieni di pudore e di doloroso stupore per quelle tragedie dei tempi oscuri di un Novecento colpevole di stermini e di genocidi.

     Tradurre per capire l’altro fino in fondo, nei più segreti recessi del suo linguaggio, per offrire una mano soccorrevole sopra l’abisso, lì dove non esistono più ponti, per farsi traghettatrice di parole, di testi e di culture minacciati di cancellazione, ma sempre con infinito rispetto, umiltà, semplicità, ben lungi dalle retoriche dominanti, dalle commemorazioni ufficiali, dalle speculazioni mediatiche: questo è il compito, anzi l’impegno morale che Mireille Gansel si prefisse, fin dai primi passi in una realtà ancora segnata dalle ferite delle guerre, in cerca di quello che rimaneva di umano, di vero, di bello sotto le macerie. Questa la sua lezione per chi si accinga a tradurla. Ma leggere e tradurre Mireille Gansel vuol dire anche apprendere, attraverso il suo rigoroso tirocinio, che non ci si accosta a un testo, a un’opera, a un autore senza un duplice approccio, quello della lingua e quello dell’essere al mondo di chi la vive, la parla, la scrive: dietro c’è sempre l’altro, lo straniero, l’umano nella sua diversità e il desiderio d’incontrarlo.

(C. Cazalé Berard, Posfazione a M. Gansel, Traduzione come transumanza, Pacini, Pisa 2014, p. 87).

I poeti che presenterò, in traduzioni originali, non seguiranno alcun ordine cronologico, saranno affidati al « caso » degli incontri, delle suggestioni, dei destini incrociati in qualità di semplice lettrice e « passante », nel senso attivo, transitivo del nome. Tuttavia, se sarà possibile ravvisare un sottile filo rosso che unisca le presenze, tutte vive, fertili, dei poeti in lingua francese di ieri e di oggi, questo sarà senza dubbio scaturito da una sorta di patria comune, dalla fede cioè nella universalità della poesia come resistenza e resilienza. E ancora. Rispondere con e attraverso la poesia alla barbarie dei tempi, di tutti i tempi. Lingua interiore, voce privata che si fa universale.

E forse non è un caso che questa prima voce, quella del poeta Jean-Claude Izzo, arrivi dal Mediterraneo. « Isola» di acque e terre dalle molteplici civiltà, culture, lingue, di contraddizioni, naufragi e sbarchi, di paure e sbarramenti, di accoglienze e passaggi, putroppo oggi ancor più dolorosamenti evidenti, di cui lo stesso poeta esplicita e rivendica, in modo inequivocabile, la sua appartenenza :

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Appartengo al Mediterraneo. Questo mare lo vivo, lo respiro, lo sogno, lo penso da un solo punto di vista. Quello di Marsiglia. La città dove sono nato per un caso dall’esilio di mio padre, napoletano e da mia madre, andalusa. Rivendicando tale appartenenza, rientro – ne ho piena coscienza e voi avete il diritto di saperlo – nelle categorie delle nuove « classi pericolose », così come sono definite da un importante rapporto (importante per l’avvenire dell’Europa) della Banca Mondiale. E poi ancora, arbitrari, fanatici, violenti. E anche, evidentemente, miserabili. Questo rapporto dice che siamo, noi del Mediterraneo, numerosi, indisciplinati certo migranti. Sempre in questo rapporto, la Banca Mondiale suggerisce all’Europa di erigere fra il Nord e il Sud, un confine moderno, come un ricordo della frontiera fra l’Impero Romano e i Barbari. Domani, quando il secolo si sarà spostato dalle parti di Maastricht e applicheranno allora le direttive della Banca Mondiale, parafrasando Erri De Luca, potrò allora cominciare un romanzo con queste parole : «Appartengo a un paese e a un mare barbari. Sì, forse, sfortunatamente. Eppure, dritto in piedi davanti alla diga Santa-Maria, con il volto verso il largo, e lasciando vagare i miei occhi sull’orizzonte di carghi in partenza, persisto nel mio punto di vista. Da Marsiglia, nel Mediterraneo. Sono esistite Alessandria e Tangeri. Marsiglia esiste ancora oggi. Sola, unica dunque. E bene o male, ancora in piedi. Ultima sopravvivenza degli incroci di uomini e di culture. E di fronte alle fratture, alle frantumazioni, alle frammentazioni che hanno caratterizzato e caratterizzano la storia di questo mare e delle sue due sponde, credo che il punto di vista di Marsiglia sia la sola risposta moderna alle nostre aspirazioni.  Bisognerebbe rileggere L’Esilio di Elena di Albert Camus. Come un breviario : «In questi luoghi si può comprendere che se i Greci sono arrivati alla disperazione, è stato sempre attraverso la bellezza, e in ciò che vi è di opprimente. In questa infelicità dorata, culmina la tragedia. Il nostro tempo, al contrario, ha nutrito la sua disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni. È per questo che l’Europa sarebbe ignobile, se il dolore potesse mai esserlo».  Era il 1948. Cinquant’anni dopo, lo riaffermo, se c’è un avvenire in Europa, una bellezza per l’avvenire, è in quello che Edouard Glissant chiama « la creolità mediterranea ». Questo sguardo altro sul mondo. È tutto in questo. Fra il vecchio modo di pensare, economico, separatista, segregazionista (della Banca Mondiale e dei capitali privati internazionali) e una nuova cultura, diversa, meticcia, in cui l’uomo resta padrone del suo tempo e del suo spazio geografico e sociale. Appartengo al Mediterraneo, dicevo. Tengo per mano le mie due sponde. E Oriente e Occidente. Mi dilanieranno, forse, ma l’Europa non mi farà mai abbandonare una per l’altra. Perché rivendico l’insegnamento unico di questo mare : più ci si arricchisce di culture, più il pensiero  si allarga, più il mondo si apre a noi, e più l’altro – l’altro mediterraneo, africano, asiatico e latino-americano – ci è vicino. Fratello umano. È così che penso, come il bastardo di una storia cominciata qui, a Marsiglia, duemilaseicento anni fa.

 (articolo apparso in «Télérama» del 1998; mia traduzione)

Jean Claude Izzo

Jean Claude Izzo

JEAN-CLAUDE IZZO : un ponte sul Mediterraneo

L’opera poetica di Jean-Claude Izzo (1945-2000) è pressoché sconosciuta in Italia, a parte la traduzione di qualche poesia nel bel volume di Stefania Nardini, Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese, Perdisa Editore, Bologna), 2010, della poesia Terra profana da me tradotta per il blog « Poesie senza pari » di Francesco Dalessandro (6 febbraio 2013 : http://poesiesenzapari.blogspot.fr/2013/02/jean-claude-izzo.html) e di qualche altra traduzione sparsa nell’etere (una traduzione antologica più cospicua presenterò al Seminario « Traduction et traductologie », organizzato da C. Mileschi e C. Cazalé all’Université de Paris Ouest Nanterre La Défense il 13 marzo). In Francia  quasi tutti i suoi libri di poesia sono di difficile reperibilità o esauriti, tuttavia le sue prime prove sono poetiche, il primo libro, Poèmes à haute voix (Poesie a voce alta, presso P. J. Oswald) è una raccolta di poesia. E la sua ultima testimonianza, il 7 gennaio 2000, pochi giorni prima di morire è una poesia, Plage du Prophète (Spiaggia del Profeta). Marguerite Tiberti sottolinea con esattezza questa predilezione : « Jean-Claude affermava di non sapere perché scrivere poesia gli era necessario. Che gli procurava più piacere scrivere storie. Scrivere romanzi. Ma che era nella poesia che avvertiva la gioia delle parole. Una gioia associata al rischio di confrontarsi con quello che c’è di più vivo nella lingua, con la parola che non può sostituirsi all’altra. Diceva che la poesia gli era indispensabile per rimanere fedele, il più possibile fedele, all’innocenza » (in Hommage à Jean-Claude Izzo, « La pensée de midi », 2000/1 (N. 1), Actes Sud, pp. 168-180, in part. p. 172). D’altronde, anche il nome del suo famoso poliziotto, Fabio Montale, è un omaggio alla poesia (e alle sue origini italiane).

Jean Claude Rizzo L'arideFiglio infatti di un immigrato italiano, Salvatore Izzo e di Isabelle Navarro, francese di Marsiglia, figlia di immigrati spagnoli, Jean Claude Izzo, inizia a scrivere poesie e storie prestissimo, tuttavia viene indirizzato verso una scuola professionale. Nel 1963 entra come commesso in una libreria e diventa militante del movimento cattolico per la pace «Pax Christi»; l’anno successivo, chiamato a fare il servizio militare, parte per Tolone, poi è arruolato a Gibuti. Si occupa di fotografia e scrive per il giornale dell’arma. Al suo ritorno, nel 1966, riprende il lavoro e l’attività in seno al movimento «Pax Christi», dove incontra Marie Hèlene Bastianelli. Insieme entrano nel PSU (Partito socialista unificato). Nel giugno 1968, Jean Claude è candidato alle elezioni legislative a Marsiglia per il PSU e due mesi più tardi aderisce al PCF. Jean Claude ed Hèlene si sposano (marzo 1969) e si stabiliscono a Marsiglia, dove Izzo continua a militare attivamente nel PCF collaborando a «La Marseillaise Dimanche», inserto del quotidiano regionale comunista. Nel 1970, con la moglie, lascia Marsiglia e si stabilisce a una cinquantina di chilometri della grande città, nel villaggio di Saint Mitre les Remparts; lo stesso anno pubblica la sua prima raccolta di poesie Poèmes à haute voix (Poesie a voce alta) presso P. J. Oswald, trova lavoro come bibliotecario al “Comité d’Entreprise de BP Lavéra” e nello stesso tempo continua a scrivere numerosi articoli per «La Marsellaise». Nel 1971 pubblica La Commune de Marseille (La comune di Marsiglia) nella rivista «Europe». Scrive un testo teatrale per la liberazione di Angela Davis che sarà rappresentato da César Gattegno e dalla “Compagnie du Rocher”. Assunto l’anno successivo come giornalista a «La Marseillaise», cura una pagina speciale quotidiana dedicata alla costruzione del cantiere di Fos, dove dovrebbero essere installate delle officine siderurgiche e pubblica una nuova raccolta di poesie: Terre de Feu (Terra di fuoco; P. J. Oswald). Nel novembre nasce suo figlio, Sébastien. Nel 1974 pubblica la raccolta di poesie Etat de veille (Stato di veglia; P. J. Oswald), diventa redattore capo aggiunto, responsabile della rubrica cultura di «La Marsaillaise» e corrispondente ufficiale del giornale al Festival di Avignone. Seguono, negli anni immediatamente successivi, le raccolte Braises, brasiers, brûlures (Braci, bracieri e bruciature; con le illustrazioni  di E. Damofli, 1975), Paysage de femme (Paesaggio di donna; Guy Chambelland) e Le rèel au plus vif (Il reale al più vivo; Guy Chambelland, 1976). Nel 1978 esce il romanzo Clovis Hugues, un rouge du midi (Clovis Hugues, un rosso del Midi) presso J. Laffitte;  alla fine dell’anno lascia il PCF e si separa dalla moglie. Qualche mese più tardi, all’inizio del 1979, lascia «La Marseillaise» e per un anno vive in grandi difficoltà economiche. 

Nel 1980 fa i suoi primi passi nel giornale « La Vie Mutualiste », di cui sarà poi redattore fino al 1985 (la rivista che prenderà poi il nome di « Viva », di cui sarà caporedattore fino alle sue dimessioni, il 31 luglio 1987), animatore alla radio « Forum 92 », partecipa alla creazione della rivista poestica « la Revue Orione » con Bruno Bernardi. Scrive in diverse riviste e giornali e partecipa all’organizzazione di numerosi avvenimenti letterari, fra cui il « Carrefour des Littératures Euroéennes » di Strasbourgo, il « Festival du Polar » di Grenoble e il « Festival Etonnant Voyageur » di Saint-Malo. Delegato generale dei « Rencontres Goncourt des Lycéens » nel 1991 e 1992,  direttore della comunicazione del festival « Tombées de la Nuit » (a Rennes) dal 1992 al 1994, si cimenta in diverse sceneggiature per film, come « Una mort Olympique » e « Les Matins Chagrins », nonché nella redazione di testi per canzoni su musiche di Jean Guy Coulange. Nel 1995, spinto da Michel Le Bris e Patrick Raynal pubblica nella « Série Noir » di Gallimard Total Khéops, che ottiene molto presto un grandissimo successo e diversi premi e di cui pubblicherà il séguito nel 1996: Chourmo (Chourmo. Il cuore di Marsiglia). Lascia Parigi e si stabilisce a Saint-Malo con Laurence Rio, responsabile culturale della città.  Nel 1997 pubblica la raccolta di poesie Loin de tous rivages (Lontano da ogni riva), con le illustrazioni di Jacques Ferrandez e il romanzo Les Marins Perdus (Marinai perduti), oltre a numerosi racconti apparsi in diverse antologie. Ritorna poi definitivamente in Provenza con la sua compagna, a Ceyreste presso La Ciotat.  Nel 1998 esce Soléa, tuttavia, nonostante le forti sollecitazioni di Gallimard,  rifiuta di dare séguito alle avventure di Fabio Montale. Nello stesso anno comincia a scrivere Le Soleil des Mourants (Il sole dei morenti) e si separa da Laurence. Durante l’estate, già malato, ha delle difficoltà a continuare il romanzo iniziato, incontra Catherine Bouretz, fotografa, che sposa nel febbraio 1999. Pubblica una nuova raccolta di poesie L’Aride des jours (L’arido dei giorni), illustrata dalle fotografie della moglie e la coppia si stabilisce a Marsiglia. Malgrado la malattia, Jean Claude partecipa a numerosi avvenimenti letterari e riesce a terminare Il sole dei morenti che uscirà nel settembre 1999.
Muore il 26 gennaio 2000.

Da allora numerose esposizioni gli sono state dedicate come « Un poète dans la marge : Jean-Claude Izzo » per il « Salon du polar » di Montigny-lès-Cormeilles nel dic. 2000 (foto di Catherine Izzo, Daniel Mordzinski e Dominique Peraldi ; disegni di Jacques Ferrandez ; serigrafie di Joelle Jolivet) ; « Le Marseille de Izzo » (fotografie di Daniel Mordzinski, 21/06/01-08/07/01)  e, a dieci anni dalla sua scomparsa, « Portrait d’un homme du Sud : Jean-Caude Izzo », realizzata dall’associazione « Mémoires Vivantes » del figlio, Sébastian Izzo (febbraio-aprile 2010, Châteauneuf-les-Martigues e Marsiglia). In Italia si può ricordare il « Jean-Claude Izzo Festival » del luglio 2009 (Castel San Giorgio, Salerno ; sezione cinematografica a c. di Marco Pistoia, sezione letteraria curata da Brigida Corrado : www.jeanclaudeizzofestival.it ) durante il quale è stata trasmessa una video-testimonianza (intervista realizzata da Brigida Corrado) di Andrea Camilleri che sottolinea l’impegno e la grande discrezione dello scrittore e dell’uomo. L’8 febbraio 2006 Marsiglia gli intitola un Collège : http://www.clg-izzo.ac-aix-marseille.fr/spip/

Jean Claude Izzo

Jean Claude Izzo

Jean-Claude Izzo è ricordato, anche in Italia, soprattutto per la cosiddetta « trilogia marsigliese », composta dai noir : Total Khéops, Gallimard, Série Noire, 1995, riedizione 2001 Folio (Casino totale, trad. di B. Ferri, Edizioni e/o, 1998); Chourmo, Gallimard, Série Noire, 1996  (Chourmo. Il cuore di Marsiglia, trad. di B. Ferri, Edizioni e/o, 1999)  e Soléa, Gallimard, Série Noire, 1998 (Solea, trad. di B. Ferri, Edizioni e/o, 2000), tutti aventi come protagonista e voce narrante il commissario Fabio Montale. Dalla trilogia è stata tratta una serie di 3 film per la TV dal titolo « Fabio Montale », per la regia di José Pinheiro (2001).

Fra gli altri romanzi, si possono ricordare : Clovis Hughes, un rouge du Midi (Clovis Hughes, un rosso del Midi ; J. Laffitte, 1978, riedizione 2001 J. Laffitte ) ; Les marins perdus (Flammarion, 1997 ; Marinai perduti, trad. di F. Doriguzzi, Edizioni e/o, 2001) ; Vivre fatigue (Librio, 1998 ; Vivere stanca, trad. di F. Doriguzzi, Edizioni e/o, 2001) ;  Le soleil des mourants (Flammarion, 1999 ; Il sole dei morenti, trad. di F. Doriguzzi, Edizioni e/o, 2000) ; Un temps immobile (Filigrane Editions, 1999) ; La Méditerranée en fragments (Maison méditerranéenne des sciences de l’homme, 2000 ; Frammenti di Mediterraneo, in Rappresentare il Mediterraneo. Lo sguardo francese, Mesogea, 2000) ; Marseille (Hoëbeke, 2000 ; Aglio, menta e basilico, trad. di G. Panfili, Edizioni e/o, 2006).

Bibliografia poetica: Poèmes à haute voix (Poesie a voce alta), P. J. Oswald, 1970 ; Terre de feu (Terra di fuoco), P. J. Oswald, 1972 ; Etat de veille (Stato di veglia), P. J. Oswald,1974 ; Braises, braisiers, brûlures (Braci, bracieri, bruciature) 1975, illustrazioni di E. Damofli ; Paysage de femme (Paesaggio di donna), Guy Chambelland, 1975 ; La reél au plus vif  (Il più vivo reale), Guy Chambelland, 1976 ;-Loins de tous rivages (Lontano da ogni riva), Ed. du Ricochet, 1997, riedizione 2000 Ed Librio ;  e L’aride des jours (L’arido dei giorni), Ed. du Ricochet, 1999 raccolta illustrata con le fotografie di Catherine Bouretz-Izzo.

Cfr. Hommage à Jean-Claude Izzo, in « La pensée de midi », 2000/1 (N. 1), Actes Sud, pp. 168-180 e Stefania Nardini, Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese, Perdisa Editore, Bologna (prossimamente anche per e/o).

Sito ufficiale di Jean-Claude Izzo (in francese, da cui ho tratto la maggior parte delle notizie biografiche e biobibliografiche) : http://www.jeanclaude-izzo.com/ Altri siti di interesse relativi all’autore : http://authologies.free.fr/izzo;

Ascolta : « La visione di Jean-Claude Izzo ». Con Gianmaria Testa, Massimo Carlotto, Bruno Arpaia, Stefania Nardini e Bruno Crovi. Palazzo Ducale,   Genova 11 Novembre 2011 : https://www.youtube.com/watch?v=uMld9k7y-38

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 Traduzione di Annalisa Comes

Traduire comme transhumer 

Cominciando dalla fine… L’ultima poesia di Jean-Claude Izzo scritta il 7 gennaio 2000, poco prima di morire: Plage du Prophète,  recitata in musica dall’amico Gianmaria Testa, nel CD Il valzer di un giorno, nell’ed. distribuita da HarmoniaMundi/Egea 2001  (La valse d’un jour, Ed. Le Chant du monde, 2001). La spiaggia del Profeta è una delle spiagge più antiche di Marsiglia, incorniciata fra il vecchio porto e le spiagge di Gaston-Deferre, luogo familiare a tutti i marsigliesi, dove i bambini imparano a nuotare.

 

Plage du Prophète à Marseille
Ils se sont arrêtés

D’abord la fille aux yeux gris verts
Des mers du Nord
Et au sourire mûri sur les berges du Nil
L’ami ensuite
Le poète des Hauts Pays
Attentif aux murmures des passeurs
Sur les sentiers arides des exils
Le plus âgé enfin
Homme aux semelles de vent
Tantôt Afghan, tantôt Mongol
Porté par des mondes d’hier entrevus

Plage du Prophète
Ils ont porté leurs pas
Vers le soleil couchant

Une vague est venue lécher leurs pieds
Bénédiction du Prophète
Prophète anonyme
De ceux qui croient
Aux vérités de la beauté

Plage du Prophète
Du Prophète

(Ascolta la poesia recitata in musica dall’amico Gianmaria Testa: http://www.dailymotion.com/video/xje69_plage-du-prophete0001_travel )

.
Spiaggia del Profeta a Marsiglia
Qui si sono fermati.

Prima la ragazza dagli occhi grigio-verdi
Dei mari del Nord
E dal sorriso maturato sugli argini del Nilo
Poi l’amico
Il poeta dei Paesi Alti
Attento ai bisbigli dei traghettatori
Sui sentieri aridi dell’esilio
Infine il più vecchio
Uomo dalle suole di vento
Tanto Afgano quanto Mongolo
portato da mondi di ieri che ha intravisto

Spiaggia del Profeta
Hanno portato i loro passi
Verso il sole al tramonto

Un’onda è arrivata a lambire i loro piedi
Benedizione del Profeta
Profeta anonimo
Di coloro che credono
Alle verità della bellezza

Spiaggia del Profeta
Del Profeta

(7 gennaio 2000)

*

Braises de la mémoire VI

Terre.
Gisent les hommes dans les villages défaits.
Cimetières.
Aux fenêtres des maisons tombent les pierres d’angle.
Larmes.
Larmes, et pierres sur pierres, les ruines s’érigent.
Cri – trou que font mes lèvres dans l’opacité bleue pour rompre le silence, pour
rendre la parole à ces heurs dans le plain-chant du soleil. Et les coquelicots enfin
rendus à leur éphémère splendeur.
Terre.
Là.

.
Braci della memoria VI

Terra.
Giacciono gli uomini nei villaggi disfatti.
Cimiteri.
Dalle finestre delle case cadono le pietre angolari.
Lacrime.
Lacrime, e pietre su pietre, si innalzano le rovine.
Grido – buco che fanno le mie labbra nell’azzurra opacità per spezzare il silenzio, per
restituire la parola a queste ore nella pianura-canto del sole. E i papaveri
restituiti al loro effimero splendore.
Terra.
Laggiù.

.
*

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Da Loin de tous rivages (Lontano da ogni riva), Illustrations de Jacques Ferrandez, les Editions du Ricochet, 1997, pp. 41-48; sezione Approche du lointain (Da vicino, la lontananza). Spazio e tempo si coagulano nella luminosa aridità del Midi; in una lingua incisiva e ‘semplice’, disseccata, forgiata al fuoco del Sud, il poeta ci racconta il suo amore per una terra che non è decoro, ma pura essenzialità e dove la presenza dell’uomo sembra marginale. Qui, attraverso una memoria dalle connotazioni scabre, quasi bibliche, sembra aver inizio la Storia.

Approche
du lointain

Un coup de bêche, au loin,
dans la sécheresse
à vif
de la terre –
ou bien était-ce un cri? –

Le silence rompt l’anonymat.

Ni visage ni nom
et la bêche et le cri:
et la terre fendue,
brèche de lumière fertile.
*

Da vicino,
la lontananza

.
Un colpo di vanga, in lontananza,
nella siccità
nel vivo
della terra –
o era un grido?-

Il silenzio rompe l’anonimato.

Né viso né nome
e la vanga e il grido:
e la terra spaccata,
breccia di luce fertile.

*

La rumeur des heures
est au faîte
des plus hauts débris.

Mes pieds dans l’ombre d’un ruisseau.

Le temps semble contenu
dans cette sécheresse
assoiffant l’eau à même les fontaines.

Les derniers feux ont eu lieu.
Il n’y a plus rien à bruler,
pas même un cep ni même un sarment.

La mort s’accomplit:
saison régnant
à contre soleil.

*

Il rumore delle ore
è in cima
delle più alte macerie.

I miei piedi nell’ombra di un ruscello.

Il tempo sembra contenuto
in questa siccità
assetando l’acqua stessa delle fontane.

Ci sono stati gli ultimi fuochi.
Non c’è più niente da bruciare,
né un ceppo né un tralcio.

La morte si compie:
stagione regnante
controsole.

*

Ou bien d’un chien était-ce le cri?
Survivance:
le chien appelle l’homme
et l’homme, seul,
nomme les outils nécessaires.

Le silence implique le souvenir.

Complice silence
qui inventorie la poussière
du champ à la ferme,
jusqu’au repos de l’air.
*

O forse era il grido di un cane?
Sopravvivenza:
il cane chiama l’uomo
e l’uomo, solo,
nomina gli arnesi necessari.

Il silenzio implica il ricordo.

Complice silenzio
che inventaria la polvere
dal campo alla fattoria
fino a che l’aria si riposa.

Cadavre exquis – André breton,Valentine Gross, Tristan Tzara, Greta Knutson – 1933

Cadavre exquis – André breton,Valentine Gross, Tristan Tzara, Greta Knutson – 1933

Les pierres enferment l’espace,
l’emprisonnent:
au travers des façades éventrées
le ciel cherche l’issue.

Des pas résonnent: les miens, inlassablement.

Ombre de garde
dans ce jour sans ombre,
je veille.

La lumière est triste,
asséchée de ses rêves.
Et les rêves survivent à même l’immobilité.

Mes pas sonnent un temps de mort,
battant la mémoire
pour en faire jaillir le sang.

*

Le pietre chiudono lo spazio,
lo imprigionano:
attraverso facciate sventrate
il cielo cerca la sua via d’uscita.

Risuonano i passi: i miei, instancabilmente.

Ombra di guardia
in questo giorno senz’ombra,
veglio.

La luce è triste,
prosciugata dei suoi sogni.
E i sogni sopravvivono alla stessa immobilità.

I miei passi suonano a morto,
battono il tempo della memoria
per farne sprizzare il sangue.

*

Ou bien était-ce le cri de mon corps
fouillé dans sa chair
jusqu’à sa source douloureuse?
Plaie ouverte?
Et les heures suppurant de ciel bleu.

Le silence fait écho au silence.

Était-ce ailleurs, jadis?
Les ronces ne savent pas,
le ciel se tait et le soleil consentant
détourne son regard.

*

O forse era il grido del mio corpo
frugato nella sua carne
fino alla sua fonte dolorosa?
Piaga aperta?
E le ore in suppurazione di cielo azzurro.

Il silenzio fa eco al silenzio.

Era altrove, un tempo?
I rovi non sanno,
il cielo tace e il sole consenziente
gira lo sguardo.

*

Mes mains sont vides
mais chaudes, et gorgées de sang, larges
et ouvertes aux questions sans réponse, avides.

Saisir le temps dans sa course, dans son envol de midi.

Alors fouiller
jusqu’au désespoir la trame de jours,
la défaire.

Ciel contre terre,
eau contre soleil,
heure après heure.

Là, entre les cyprès vigilants,
ma bouche demande dans un rêve tenace
si mon peuple aura un ici, maintenant.

*

Le mie mani sono vuote
ma calde, e gonfie di sangue, larghe
e aperte alle domande senza risposta, avide.

Afferrare il tempo nella sua corsa, nel suo volo di mezzogiorno.

Allora frugare
fino alla disperazione la trama dei giorni,
sfarla.

Cielo contro terra,
acqua contro sole,
ora dopo ora.

Là, fra i vigili cipressi
la mia bocca chiede in un sogno tenace
se il mio popolo avrà un qui, ora.

*

Était-ce d’un chien le cri
ou le cri de mon corps?
Il manque deux heures encore
pour que Midi
assassine le vieux rêve:

Le paysage nu est refus dans sa sécheresse.

Le silence persiste. Et la mort témoigne –
Ou bien était-ce un coup de bêche
dans l’approche du lointain?

*

Era il grido di un cane
o il grido del mio corpo?
Ancora mancano due ore
a che il Mezzogiorno
uccida il vecchio sogno:

Il paesaggio nudo è rifiuto nella sua siccità.

Il silenzio persiste. E la morte testimonia –
O era un colpo di vanga
vicino alla lontananza?

*
Dalla sezione Terre profane (Terra profana)

.
Terre profane.
Le Voyageur s’égare,
pieds nus et pauvre,
dans les chemins de cendre
des brasiers de la Saint-Jean.

Terra profana.
Il Viaggiatore si perde,
povero e a piedi nudi,
nel cammino di cenere
dei falò di San Giovanni.
II
Solstice cruel.
Midi appelle au repos,
au plein silence,
et minuit à la folie,
à l’illisible raison.

*

Solstizio crudele.
Mezzogiorno chiama al riposo,
al pieno silenzio,
e mezzanotte alla follia,
alla non leggibile ragione.

.
III
Cycle des heures
passioné des désastres
où l’air torride
irrigue l’ombre, l’arme
des larmes des astres bleus.

*

Ciclo delle ore
appassionato dei disastri
dove l’aria torrida
irriga l’ombra, l’arma
delle lacrime degli astri azzurri.

Le Trou Noir, lithographie et dessin (1992) de Jean-Pierre Luminet

Le Trou Noir, lithographie et dessin (1992) de Jean-Pierre Luminet

Da L’aride des jours (L’arido dei giorni), Photographies de Catherine Bouretz-Izzo, sezione V, Arête faîtière (Linea di cresta), Éditions du Ricochet, 1999; Librio, 2001, p 21.

.
Soif d’avoir soif. Et l’eau bue jusqu’à la cécité bleue
des océans érigés en écritoire.

Et l’abondance des mots, à blanc,
jusqu’à l’à-pic dérisoire des pages nues.

Ne rien écrire qui ne soit vu.
Ne rien dire qui n’ait été écrit.

Alors, dans ce silence à couper au regard,
s’abreuver
aux seuls chemins qui se refusent
et s’insoumettre à l’ordre des choses.

Alors encore, d’immobilisme
renverser le paysage,
se hisser à l’écume des houles annonciatrices
des jours mourants.

La chute d’une hirondelle
n’empêchera pas le retour du printemps.

*

Sete di avere sete. E l’acqua bevuta fino alla cecità azzurra
degli oceani eretti a scrittoio.

E l’abbondanza delle parole, in bianco
fino al dirupo derisorio delle pagine nude.

Non scrivere niente che non sia veduto
Non dire niente che non sia stato scritto.

Allora, in questo silenzio da tagliare con lo sguardo
abbeversarsi
ai soli cammini che si impennano
e non sottomettersi all’ordine delle cose.

Allora ancora, scrollare
il paesaggio dall’immobilismo,
innalzarsi fino alla schiuma delle onde annunciatrici
dei giorni morenti.

La caduta di una rondine
non impedirà il ritorno della primavera.

 

annalisa comes

annalisa comes

Nata a Firenze nel 1967, Annalisa Comes vive attualmente in Francia. Allieva di Amelia Roselli, ha vinto diversi premi tra i quali: Premio Internazionale “Eugenio Montale”, “Dario Bellezza”, “Giuseppe Piccoli”, “De Palchi/Raiziss”; le sue poesie sono state pubblicate da Crocetti, Empiria, Passigli e su diverse riviste italiane e straniere (“L’Immaginazione”, “Malavoglia”, “Caffè Michelangiolo”, “Forum Italicum”, “Corriere della Sera”, “Corriere di Firenze”, “Semicerchio”, “Gradiva”). Ha partecipato e partecipa a numerose manifestazioni poetiche quali il Poetry Slam, Romapoesia, La giornata mondiale della poesia, “La notte bianca” presso la Casa Internazionale delle Donne, e ha collaborato  con diversi musicisti in performances al Teatro Ghione, al Conservatorio di musica “Santa Cecilia”, all’auditorium di S.Maria degli Angeli, alla Casa delle Culture, per il Festival della Letteratura di viaggio “L’Albatros” di Palestrina, per le manifestazioni “Io donna dietro il burqa” e “Italia Africa 2004”. Nel giugno del 2004 ha pubblicato la raccolta ouvrage de dame (Edizioni Gazebo, Firenze), Premio Internazionale “Anguillara Sabazia Città d’Arte”(2005). Ha vinto il premio “Monselice – Leone Traverso” grazie alla traduzione dal francese del poema di Marina Cvetaeva Il ragazzo (Le Lettere, Firenze). Traduce dal francese per le case editrici Le Lettere di Firenze, Donzelli, Voland e Nutrimenti di Roma. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere occupandosi di letteratura medievale e contemporanea, di cinema e fotografia. Ha curato le note filologiche dell’opera poetica di P.P. Pasolini per le edizioni Mondadori (I Meridiani).

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9 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, critica letteraria, poesia francese

9 risposte a “POESIE SCELTE di JEAN-CLAUDE IZZO (1945-2000): “Un ponte sul Mediterraneo”  Poesia francese per il blog a cura di Annalisa Comes

  1. Tempo fa, solo per aver scritto a un tizio che la sua traduzione di Baudelaire mi pareva un po’ scolastica, sono stato escluso dal blog La presenza di Erato. Quel tizio di cui non ho annotato il nome è nessuno. Qui invece debbo anzitutto complimentarmi con la Signora Comes, che conoscevo già come validissima autrice, per la delicatezza, la classe e la competenza con cui ha trattato la poesia di Izzo, poeta che scopro oggi e che sono contento di avere letto. Un grazie

  2. La bella traduzione di Annalisa Comes ci consegna un poeta francese che non conoscevamo. Direi che, per quanto ne sappia, non c’è un equivalente della poesia di Izzo nella poesia it. contemporanea, a noi ci è mancato quel senso ampio, nel senso di mediterraneo, che invece il poeta francese aveva e coltivava. Sì, è vero, noi non abbiamo avuto una storia coloniale degna di questo nome (nel senso migliore), la nostra era una politica coloniale proletaria, di contadini sradicati e trasbordati in Africa con tanto di retorica nazional-fascista. Ma così come non abbiamo avuto una politica coloniale non abbiamo avuto neanche una poesia mediterranea, in Italia abbiamo ancora viva nella terminologia, la memoria di “mare nostrum”, con tanto di controretorica (che è forse peggio della retorica) dei Salvini e dei leghisti fascisti di nuova lega. Perché qui da noi il fascismo, come anche il comunismo dei giorni nostri, sono malattie infantili di una nazione che non è mai riuscita a diventare adulta, di una borghesia che non ha mai voluto emanciparsi dal suo stato di minorità qualunquistico-fascistoide e di una piccola borghesia anarco sindacalista e leghista.
    Fatto sta che non abbiamo mai avuta una poesia del mediterraneo come questa di Izzo, che sa di tradizione francese, vi si sente risuonare al suo interno la poesia d’un Blaise Cendrars e di un Apollinaire come accadimenti naturali fusi e circonfusi in un’altra tessitura poetica.

    Abbiamo però, proprio per compensare tante altre latitanze, una poesia di riflessione mitica come quella di Gino Rago e una poesia senza aggettivi come quella di Stefanie Golisch.

  3. gabriele fratini

    Molto belle. Non è un romanziere che scrive poesie, è un poeta, con i tempi giusti, e che andrebbe letto indipendentemente dalla narrativa, settore che gli ha dato la fama perché il noir tira senz’altro più dei versi. Un saluto.

    PS Almerighi stavolta sono solidale con lei, quel sito non è molto “sportivo”, piuttosto chiuso al dialogo.

  4. Chiara Moimas

    anche da parte mia grazie per l’opportunità della lettura

  5. silvana baroni

    grande poesia questa di Izzo: trabocca, pur scorrendo nel suo letto di mediterranea lirica sapienza. E grazie anche della bella traduzione.

  6. Splendido post. Grazie per il dono inimitabile!
    Giorgina Busca Gernetti

  7. Giuseppina Di Leo

    Poesie delicate e profonde queste di Jean-Claude Izzo, poeta che scopro grazie a questo blog e alla bella traduzione di Annalisa Comes.
    Gianmaria Testa, con la sua musica, arricchisce di sfumature i colori della Plage.

  8. Ubaldoderobertis

    Sto leggendo queste poesie di Izzo e si annuncia una bella domenica. Ubaldo de Robertis

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