POESIE SCELTE di Antonella Zagaroli da “La maschera della Gioconda”, “Pi greco quinto”,  “La Volpe Blu”, “Serrata a ventaglio” con un Appunto dell’autrice SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO . . . . . . . . . . . . . . . . . Roma, Giovedì, 12 febbraio 2015 ore 18 Casa delle Letterature Piazza dell’Orologio, 3 – Incontro con gli Autori di Chelsea Editions: Franco Buffoni, Annamaria Ferramosca, Valerio Magrelli, Adam Vaccaro, Antonella Zagaroli, Contributi di Cecilia Bello Minciacchi, Donato Di Stasi, Sean Mark, Giuseppe Panella, Giorgio Patrizi – Coordina Adam Vaccaro

Roma, Giovedì, 12 febbraio 2015 ore 18 Casa delle Letterature Piazza dell’Orologio, 3 – Incontro con gli Autori di Chelsea Editions: Franco Buffoni, Annamaria Ferramosca, Valerio Magrelli, Adam Vaccaro, Antonella Zagaroli, Contributi di Cecilia Bello Minciacchi, Donato Di Stasi, Sean Mark, Giuseppe Panella, Giorgio Patrizi – Coordina Adam Vaccaro

Albrecht Durer Adam and Eve

Albrecht Durer Adam and Eve

 L’isola dell’utopia è quell’isola che non esiste se non nell’immaginazione dei poeti e degli utopisti. L’Utopìa (il titolo originale in latino è Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia), è una narrazione di Tommaso Moro, pubblicato in latino aulico nel 1516, in cui è descritto il viaggio immaginario di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus) in una immaginaria isola abitata da una comunità ideale.”Utopia“, infatti, può essere intesa come la latinizzazione dal greco sia di Εὐτοπεία, frase composta dal prefisso greco ευ– che significa bene eτóπος (tópos), che significa luogo, seguito dal suffisso -εία (quindi ottimo luogo), sia di Οὐτοπεία, considerando la U iniziale come la contrazione del greco οὐ(non), e che cioè la parola utopia equivalga a non-luogo, a luogo inesistente o immaginario. Tuttavia, è molto probabile che quest’ambiguità fosse nelle intenzioni di Moro, e che quindi il significato più corretto del neologismo sia la congiunzione delle due accezioni, ovvero “l’ottimo luogo (non è) in alcun luogo“, che è divenuto anche il significato moderno della parola utopia. Effettivamente, l’opera narra di un’isola ideale (l’ottimo luogo), pur mettendone in risalto il fatto che esso non possa essere realizzato concretamente (nessun luogo).

 Antonella Zagaroli  è nata a Roma, laureata con lode nel 1978 in Letterature Straniere Moderne. nel 1993 ha conseguito il Diploma in Counselling professionale, dal 1992 al 1996 ha seguito il Master in Poetry Therapy (U.S.A.).

 Dopo la plaquette La Maschera della Gioconda pubblicata nel 1986, nel 1988 ha pubblicato un testo comprendente tre diversi poemi di nuovo col titolo La Maschera della Gioconda (pref. Walter Pedullà) Crocetti editore, Milano. Nel 1992 le viene rappresentato il poema Il re dei Danzatori. Nel 1996 pubblica Terre d’Anima (pref. Achille Serrao) Libroitaliano editrice Internazionale, Ragusa. A novembre 2001, presso il Teatro Sala Uno di Roma, è messo  in scena il suo testo Come filigrana scompostaracconto d’amore, tango e poesia rappresentato nuovamente col titolo Storia di un amore argentino nel 2007 quando viene edito (Rupe Mutevole editrice, Bedonia-Parma). A marzo 2002 esce la prima raccolta di racconti e prose poetiche La volpe blu (pref. Mario Lunetta) Sovera ed. Roma. A gennaio 2005 Stefano Giovanardi presenta il lavoro poetico Serrata a ventaglio – Onyx edizioni Roma -.A febbraio 2007 è nuovamente presente nelle librerie col saggio e reportage poetico in India Quadernetto Dalìt – Rupe mutevole edizioni (Bedonia – Parma), poi tradotto e pubblicato in lingua inglese a dicembre 2007 (in distribuzione in India) nonché con la sceneggiatura teatrale Storia di un amore argentino. La stessa casa editrice ha pubblicato a fine 2009 il lungo poema epico (romanzo in versi) Venere Minima.

A dicembre 2010 ha pubblicato con La nostra Jera, testo di poesia con fotografie di Mariangela Rasi dedicato all’isola di Marettimo e realizzato per promuovere il rispetto dell’ambiente attraverso l’arte. Nel 2011 è uscita un’antologia tratta da alcune sue opere tradotta in inglese Mindskin A selection of poems 1985-2010 – Chelsea Editions New York, 2011; nel 2012 sempre in collaborazione con la fotografa Mariangela Rasi Trasparenze in vista di forma (Libraria Padovana Editrice).  Da Settembre-Dicembre 2012  in mostra a Pienza ha proposto  le Istallazioni poetiche. Alcune sue opere sono presenti nelle biblioteche di Londra, Budapest, Dublino e nelle università americane di Yale, Standford, Columbia, Stony Brook.

Come traduttrice ha finora pubblicato alcune poesie da Suicide Point dell’indiano Kureepuzha Sreekumar (rivista Hebenon aprile-novembre 2010) e la plaquette One Columbus leap, Il balzo di Colombo della poetessa irlandese Anamaria Crowe Serrano (2012), Hosanna- Osanna raccolta di epigrammi di Louis Bourgeois, poeta e scrittore statunitense (2014). Dal 1995 scrive articoli e testi specialistici sul senso psicologico individuale e sociale dell’arte tutta (fra questi Linguaggio poetico e Comprensione di sé ) Lavora in questo campo in Italia e all’estero con Laubea Onlus Associazione Italiana di Poesia nella Psicologia da lei fondata nel 1995.

 

Bartolomeo Veneziano Lucrezia (Borgia) in décolleté

Bartolomeo Veneziano Lucrezia (Borgia) in décolleté

Appunto di Antonella Zagaroli

La mia poesia ha sempre un interlocutore immaginario che vive in un non-luogo del passato o dell’apeiron (dell’eterno presente).

Lo è stato con l’invenzione di Laubea, presente nel primo poemetto pubblicato La maschera della Gioconda, nome dato alla mia poesia e nato dai nomi di Laura e Beatrice accostato alla Gioconda donna-non donna dal sorriso sulla e fuori la Terra.

Lo è stato con Gilania, il personaggio del romanzo in prosa e versi Venere Minima. Già nel suo nome c’è il gioco dell’inversione del nome androginia, come la scienza ha dimostrato: nelle primissime settimane i feti sono di un unico sesso, femminile appunto. Gilania inventata rispetta la storia dell’umanità è per me la Grande Dea, che non è la Madre Terra nata successivamente. La Grande Dea è la primigenia Dea, la dea della pace fra uomini e donne, forse l’età dell’oro? Molteplici graffiti del neolitico, ritrovati in tutto il mondo anche in Italia, in Sicilia per esempio, c’è una caverna in cui ce ne sono alcuni disegnati in nero che  mostrano animali e uomini in varie atteggiamenti, in rosso una figura femminile è seduta a guardare il tutto. Per me Gilania è anche ricerca umana all’integrazione psichica, un flusso comunicativo interiore pacificato, come forse lo aveva immaginato Jung.

L’interlocutore immaginario è il cieco della poesia scritta nel 1995, è il superamento dell’io in molte delle ultime mie produzioni con un tu senza identificazione,  è soprattutto la poesia stessa che interrogo continuamente.

Antonella Zagaroli, gennaio 2015

bello ritratto di donna

 

 

 

 

 

 

 

 

da Serrata a ventaglio (2004)

Nel viola nel giallo nel lilla
nel mio sogno bianco.
Silenzio e
non voglio dormire,
mi vesto di luce
per parlare con te che guidi le entrate.

Il cammino è ora lento
mentre sfoglio i resti dei miei abiti.

Come gli antichi vapori dei treni
non voglio fuggire oltre il mio stesso avvenire.
Sulla strada contorta che riempie la vita,
né succhiata né frantumata,
ho un cerchio che induce al ritorno.

E quando gli alberi muoveranno il vento
salirò nel bianco
Io,
diventata una soglia corrosa

Cercherò non più barriere ma l’angelo
mare dei miei tuffi notturni

Un cieco rientra senza bussare,
dentro il petto:
“Perdono, ti perdono luce che ho perso!
vorrei dal mondo in corsa un piccolo faro
per splendere verde”.

*

nella chiocciola di fuoco
l’epifania negata agli occhi

11 miliardi di anni fa

il primo cerchio
eoni fotoni neutrini

miracoli senza dei

(inedito, 24 luglio 2012)

*

Versi e passi all’unisono

il verso cammina col battito

le orecchie
avvolte dal piacere

unisono

l’idea

non so se voglio arrivare oltre

la meta del chilometro

del secondo

del terzo

o semplicemente seguire il piacere
che mi attraversa fino ai piedi

Inseguo……..

niente
……….

Niente è solo
………..

alla meta

(inedito, 18 agosto 2014)

bello fermo immagine

 

 

 

 

 

 

 

Insieme, sempre insieme
fin dal mondo intorno

Girati!

Ma non così

E’ troppo veloce

la tua giravolta beffa l’intuito

non apparecchia ogni ricordo

indietro

sempre più indietro

fino alla tua apparizione

(inedito, 21 gennaio 2014)

 

da Al di là d’ogni luce (2012)

Il gioco della non dimensione
non lo impari a scuola
e non lo conosce l’amico più furbo
che ti svela il segreto più segreto

non puoi giocarlo anche se sai contare
e non te lo insegna nessuno
La non dimensione sa nascondersi

nella luce più accecante
arriva a te
quando non hai proprio voglia di giocare

è il gioco più gioco di tutti
non ha campioni e perdenti
sa far giocare tutti e gioca tutti

(luglio 2011)

bello figura femminile con gazza

 

 

 

 

 

 

 

da La maschera della Gioconda (1985-1986)

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Là ver l’aurora, che sì dolce l’aura

donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva:

Laubea crepita
Nella corsa fiamma oro fama
cade
nel cielo nasconde calore

Laubea dal poeta rosa
nel grigio fra spilli
ha ingoiato miniere
di giallo ha scavato la notte
nel seme Laubea
lubrifica l’ombra

 La dea Ishtar

La dea Ishtar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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da Pi greco quinto (1987-1988)

Né il punto nello spazio
né l’istante nel tempo(…)
ha realtà fisica(…) soltanto
l’evento (…)
twilight a tacchi alti
in sottofondo una vie privée
improvvisa asimmetria nell’ovulo
t’= t – x

c
——————–
√ 1-²
insetto astrologico
finché gli indovini confezionano
al sogno appena sfogliato nel postumo
un pallido verde neonato seduto
sopra il fiore di loto.

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da La Volpe Blu (2002)
Chiaro

1648. Sulla strada per Tlon un nano in abiti da nobiluomo conduce un corteo di giovani fanciulle.
Sono a piedi noncuranti del freddo, fiduciose seguono il signore che le ha scelte.
Non aveva dovuto parlare il piccolo uomo, le aveva soltanto guardate accennando un sorriso. Accondiscendenti si erano disposte dietro di lui.
Le fanciulle sono silenziose. Non hanno il minimo desiderio di parlare. Sono diverse nell’abbigliamento ma tutte bionde.
Fra quelle donne il nano è assorto; è come se avanzasse sulla cresta di una grande onda marina, sospeso e immobile, concentrato sulla direzione.
L’onda è grigia, alta, brilla nel suo interno, sul fondo staglia l’uomo.

 

Tlon non è lontana.

Sale dal monte, fra i boschi che attraversano, un suono impercettibile di sì sussurrati. È un’eco comune per tutte le bionde fanciulle in cammino verso un appuntamento che soltanto il nobile nano conosce.
Gli odori del fogliame, dell’umidità, dei piccoli insetti invisibili lungo la strada sembra che sia l’unico nutrimento necessario per proseguire.
Il passo è lento, ventricolare come i sì che ascoltano in segreto ognuna nel proprio cuore. La presenza corale è avvertita esclusivamente dalla guida che le ha riconosciute come elementi di una stessa unità.
Salgono un monte largo e serene guardano ogni angolo. In successione scoprono una visione più ampia.
Dissetarsi è l’unica pausa e qualche volta brindano nell’incavo della mano, sempre sorridendo al loro accompagnatore.
La notte viene soltanto sui loro vestiti quando il sole tramonta.
Le scintille dei capelli continuano ad illuminare l’onda misteriosa sulla strada conosciuta dal principe nano.

*

Ferma e vittoriosa la luce nel recinto biondo è isolata dagli alberi è il loro inno all’esistenza.
Le foglie vibrano di una sonorità sonnolenta, le rocce del monte ne custodiscono la sacralità. Sono nell’attesa anche le caverne e le gallerie, svuotate da ogni ricordo che non sia strato per l’accoglienza.
Lacerate dallo struggimento per la gioventù, le figure bionde si avviano verso un destino sconosciuto e ben accetto. Sorelle del colore hanno perso il nome, sono diventate curve e corpo di una complessa architettura.
Dopo molte radure e valichi s’immergono nella foresta antica. Raggiungono una costruzione bianca a forma di plenilunio.
Frastornate, entusiaste, sfilano attraverso il grande portone. All’interno subito le culla un labirinto di respiri, passi silenziosi, odori di oli, spezie, acque calde. Si leva una litania:

“Cielo
Cielo azzurro sorgi
dal cristallo incenerito”

Lo spazio circolare è reso ancora più maestoso da una piramide verde al centro, riflessa tutt’intorno da pareti di specchi.
Le fanciulle si muovono leggere al suono delle parole cantate con voce profonda, un po’ mesta.
Si ritrovano a camminare in cerchio e ognuna ripete fra sé e sé la litania.
Si guardano intorno e si guardano finalmente fra loro. Pur nella differenza d’espressione i volti hanno tutti gli stessi lineamenti, solo la foggia dei capelli biondi cambia.
Sulle pareti a specchio le loro differenze svaniscono quasi del tutto. Sembrano un’unica splendida fanciulla che lentamente muta nello sguardo.
Attendono tranquille senza sapere cosa.
Fra la piramide e le pareti s’irradiano arcobaleni della grandezza del soffitto a cupola. Ogni arco lascia intravedere nei colori i momenti di vita di ognuna. Poi le immagini toccano in primo piano il corpo e il viso sorridente dello strano nobiluomo che le ha accompagnate.
Ora sanno: sta accadendo ciò che aspettavano senza sapere.
S’incamminano lungo la direzione colorata.
Entrano nella parete che le riflette una dopo l’altra, senza interruzione.
Seguono il loro destino nello specchio. La cupola si colora d’azzurro, la litania si trasforma nel suono finale dell’eco.
Il corpo dell’uomo riflesso diventa sempre più grande, imponente ma flessuoso, morbido. Ogni imperfezione scompare.
Il volto s’illumina a ogni passaggio di fanciulla.
Diventa luce bianca.

Ferdinando Scianna Siamo ladri di realtà, in attesa dell’istante in cui Dio fa capolino

Ferdinando Scianna Siamo ladri di realtà, in attesa dell’istante in cui Dio fa capolino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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da Serrata a ventaglio (2001-2004)
(Estratto Primo Alfabeto 2002)

Fluiscono spazi sconosciuti
onde che tessono il punto verso l’alto
sfogliano la tensione,

con la forma ancora nel fuoco
attratti dal fragore, numeri diversi
irradiano parti plurali, particelle impazzite.

Un’elementare spirale propaga l’orizzonte,
nonostante il buio e la negazione
dà origine alla voce

La follia dell’inizio s’immobilizza
violando ogni ipotesi
dal nero circostante, nei molteplici vortici

Languore ansia nausea
macchie appena nate, ormai senza scopo ribelli,
testimoniano l’inutilità delle previsioni.

*
Dal silenzio il movimento
è un sentiero solitario
oscilla sui crocevia della pelle
rotea inarcato dal piacere

accompagna la vertigine,
germoglia acqua col soffio,
una fiumana chiara senza nome

con l’odore che sale dal mare
segue il fondo del remo,
annuncia ciò che verrà,
esplode al ritmo del contatto

*

Limbo entro il calco la nascita del pensiero
spuma allo specchio
neoscurità rosata degli innamorati,

è una marea in più che non preoccupa la luna

E’piacere? E’dolore? Essere
mentepelle dentro un altro,
Chi? Dove?

La lieve coloritura dona intuito e sorriso
a piccoli passi fra scintille di sonno,
dai monti nei laghi dentro gli alberi :

“canto e brindo
con chi sa ascoltare nomi in risonanza,
all’orecchio strumento m’inchino.”

Fra tenerezza e turbamento
madre e suo nutrimento,
dai pori della terra semente aria

la maschera ritrova il suo senso,
nella corda d’altalena
nell’occhio della memoria, a schegge:

“Arresa al mondo possibile
dischiudo il crocicchio claustrale
per te, elisir accoccolato entro ogni cunicolo”.

*

Fangose vesti i volti il corpo di chi vive
fuori ogni luogo
non si permea di grani, sassi, alberi, cervi, cani, cavalli, tigri, insetti
acque gialle marroni o blu

(inedito, 10 agosto 2010)

*

Nel mio posto
presente ovunque

con trucco indelebile agli occhi
labbra disegnate carnose
ho la testa in sospensione

reclino falsi capelli nei rifiuti

guardo ogni cadavere che brulica la terra
su gambe di pelle e sangue

vago e sopravvivo sotto ogni intemperie

sono la morte senza vermi

(inedito, 1 giugno 2011)

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19 commenti

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19 risposte a “POESIE SCELTE di Antonella Zagaroli da “La maschera della Gioconda”, “Pi greco quinto”,  “La Volpe Blu”, “Serrata a ventaglio” con un Appunto dell’autrice SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO . . . . . . . . . . . . . . . . . Roma, Giovedì, 12 febbraio 2015 ore 18 Casa delle Letterature Piazza dell’Orologio, 3 – Incontro con gli Autori di Chelsea Editions: Franco Buffoni, Annamaria Ferramosca, Valerio Magrelli, Adam Vaccaro, Antonella Zagaroli, Contributi di Cecilia Bello Minciacchi, Donato Di Stasi, Sean Mark, Giuseppe Panella, Giorgio Patrizi – Coordina Adam Vaccaro

  1. Si dice che nel 1453, quando gli ottomani entrarono in Santa Sofia a Costantinopoli, il sacerdote che officiò l’ultimo rito cristiano in quel tempio fu inghiottito da una parete e riapparirà da quel muro il giorno in cui Santa Sofia tornerà a essere una chiesa cristiana. Quindi c’è tempo. Quale utopia più bella e leggendaria sul non luogo di questa? Non so il motivo ma leggendo i buoni componimenti di Antonella Zagaroli mi è tornata in mente questa leggenda.

    Il gioco della non dimensione
    non lo impari a scuola
    e non lo conosce l’amico più furbo
    che ti svela il segreto più segreto

  2. Ha scritto recentemente Marc Augé:
    «Non esistono luoghi o nonluoghi in senso assoluto. Il luogo degli uni può essere il nonluogo degli altri e viceversa. Gli spazi virtuali di comunicazione, poi, permettendo agli individui di scambiarsi messaggi, di mettersi in contatto tra loro, non possono facilmente essere definiti nonluoghi. Si tratta, in questo caso, di interrogarsi sulla natura della relazione che si stabilisce tramite determinate tecnologie della comunicazione per chiedersi anche come sia possibile che in questo mondo definito «relazionale» gli individui si sentano così soli. Le immagini che ci vengono presentate danno una prima risposta a questa domanda, o più precisamente permettono di riformularla perché gettano una luce cruda sulla faccia nascosta della globalizzazione e, allo stesso tempo, mettono in evidenza un’ altra dimensione dei nonluoghi. Quello che ci permettono di scoprire, infatti, non è l’ anonimato di quegli spazi in cui si passa soltanto, la solitudine provvisoria del viaggiatore in transito o la libertà alienata del consumatore medio nei reparti dell’ ipermercato, ma lo scontro tra due mondi ognuno dei quali si presenta come il negativo dell’ altro».

    Indubbiamente, larga parte della poesia (e del romanzo) contemporanei trovano ispirazione proprio dalla tematica del non-luogo. Il concetto del non-luogo è analogo a quello di “dimensione”. Noi tutti viviamo nella dimensione spazio-temporale, solo che non ce ne accorgiamo, è così naturale per noi vivere nella dimensione spazio-temporale che essa diventa per noi il luogo per eccellenza dove viviamo, ma all’interno della dimensione spazio-temporale esistono una molteplicità di luoghi e non-luoghi che non corrispondono più al luogo o non-luogo della dimensione simbolica nella quale ancora era situata la poesia del primo Montale (“Ossi di seppia” e “Le occasioni”), già con “Satura” le cose cambiano, la poesia viene ad abitare il non-luogo, si trova più a suo agio nel non-luogo. Se pensiamo alla poesia di due poeti contemporanei come Roberto Bertoldo e Luigi Manzi, ecco che ci accorgiamo come tutta la loro poesia sia poesia del non-luogo, anzi, abita il non-luogo. Una dimensione mentale, una dimensione non-simbolica. Tale è anche la poesia di Antonella Zagaroli, i personaggi inventati dalla poetessa romana (la Gioconda, Gilania, Laubea) sono personaggi contraddistinti dal non-luogo. Più esattamente, sono personaggi che non vivono solo nella dimensione onirica (che pure è ancora un luogo) ma in una dimensione estranea e ambigua, come sospesa in un Altrove. È il non-luogo che fa irruzione massiccia nella poesia contemporanea. E non si tratta solo di una nuova tematica ma di una vera e propria nuova dimensione dove vivono personaggi privi di simbolicità, più esattamente, che vivono all’interno di un non-luogo. Ed è questa nuova tematica che spinge la poesia ad adottare una nuova forma.

  3. gino rago

    Una sorta di svuotamento di sé per ritrovarsi più autentica di prima, A. Zagaroli, proposta con fine gusto estetico da Giorgio Linguaglossa, si muove – per architettura metrica e anche per impianto lessicale – nel solco,
    già noto ad Anna Ventura, d’una poesia creaturale volta a cogliere
    la lingua degli oggetti nell’attimo in cui si fanno “cose”. Sono grato
    a L’ombra per le occasioni di riflessioni, emozioni, arricchimenti che ci dona, nell’espansione dell’anima desta, “tesa / come la tenda di un circo.”.
    per dirla con Zagajewski (altra eccellente proposta linguaglossiana).
    Grazie, Giorgio.

    Gino Rago

  4. Le moderne teorie psicologiche, pedagogiche e sociologiche (lasciamo perdere quelle filosofiche che al momento sono in crisi) parlano ormai da 15 anni, se non più, di un cambio di direzione fondamentale: non più il collettivo ma l’individuo e la sua crescita. In particolare, nel campo educativo e quindi pedagogico, la dimensione relazionale passa attraverso un insieme di processi che caratterizzano un rapporto interpersonale in cui c’è chi “si alimenta” e chi “alimenta”, chi “trae fuori” e chi “viene tratto fuori”. Su questa base, la moderna pedagogia fonda il suo assunto sull’individualizzazione degli interventi in rapporto alla moltitudine di esperienze, background, derivazione sociale, percezione di sé tra tre mondi paralleli: il mondo reale, le altre persone, noi stessi.
    Ora, prendendo in considerazione l’assunto principe di Bauman, per esempio sulla liquidità delle forme e sulla velocità con cui esse cambiano, si raggruppano per poi dividersi nuovamente, come succede per esempio nelle colture in vitro delle attuali osservazioni biologiche, le comunità sociali attuali sfuggono a qualsiasi tentativo di categorizzazione. Il maschile e il femminile, per esempio, sono ormai categorie superate dall’apparire, o meglio presa di coscienza, di altre forme di alterità e di transgenderismo: lo specchio è ormai rotto e le miriadi di pezzi riflettono altri soggetti che di diritto e su base legislativa chiedono un riconoscimento.
    Sebbene nella sua nota alle poesia la scrittrice Zagaroli abbia cercato di spiegare la creazione di una sorta di figura picassiana fatta dall’unione di due diverse donne legate alla storia della poesia, Laura, Beatrice, con il supporto di Gioconda, “donna-non donna”, a quanto afferma l’autrice, per una già nota leggenda legata al mito di Leonardo, crediamo che tale fattura sia antropologicamente una derivazione mitica e un tentativo di rafforzamento per stratificazione della musa lasciando da parte Jung e l’archetipo (tra yin e yang c’è ormai una enorme X in cerca di identità).Ma il vero problema non è quante muse ci metti per farne una (la Grande Dea). Il problema è che non si può sostituire l’io con un tu generico, un discorso diretto che potrebbe apparire accusatorio e comunque senza identità, con una clausola di dispersione. In un mondo che chiede individualizzazione, attenzione allo specifico, un tu (perché non un noi collettivo?) è quanto di più dispersivo e spersonalizzante ci possa essere.

    Prof. G. Panetta

  5. Valerio Gaio Pedini

    Se Antonella volesse, sarei felice di scriverle in privato.

  6. Valerio Gaio Pedini

    Giorgio, Marc, che definì in non luoghi, ora è in crisi, anzi si sente rassicurato dalla loro esistenza. e invece fanno sempre più schifo. Succede. Comunque sono studi importanti. Ma conosco sociologi isolati molto interessanti che scavalcano Auge.

  7. Valerio Gaio Pedini

    Comunque l’appunto di Marc è importante. Secondo me però il non luogo è esteso ancora di più, proprio per la relatività intrinseca del luogo. Credo un luogo oramai sia quasi impossibile da trovare.Però può essere possibile, magari anche al penny market, se si ha la disponibilità mentale per crearne uno.

  8. Il supermercato è il non luogo per eccellenza. E’ non luogo in cui la nostra certezza diventa incertezza. Prendiamo solo ad esempio lo scaffale del tonno. A fronte di 20, 40, 60.. marche differenti di tonno in scatola, il consumatore si trova messo di fronte a una scelta ardua. Le soluzioni possibili potrebbero essere: 1) prendo il tonno che mi suggerisce la pubblicità, quello più conosciuto (è una scelta?), oppure quello che ha il costo minore (questa è una scelta relativa) 2) scarto, sulla base del mio piano alimentare, il tonno al naturale da quello all’olio di oliva, riducendo così la percentuale di tonno in scatola presente sugli scaffali di un buon 30% 3) analizzo il restante 70% sul tipo di olio utilizzato, sui conservanti utilizzati, sulla confezione, sull’origine del pescato, sulla lavorazione, sulla provenienza del prodotto, sulla data di produzione e di scadenza… etc etc… con il rischio che dovrei passare un tempo illimitato della mia esistenza, forse anni, solo per decidere quale tipo di tonno in scatola scegliere. Un non luogo e non decisione.

  9. antonella zagaroli

    Caro professore Panetta, così come ama definirsi (forse per una definizione più definita – per favore non mi corregga il bisticcio perché è voluto- ?) mi dispiace che non le sia accaduto di cogliere la fine del mio scritto dove seguendo la definizione di tu scrivo. “è soprattutto la poesia stessa che interrogo continuamente”. E mi dispiace anche, nonostante riusciamo a concordare per la poesia di De Palchi, non abbia voluto cogliere come tutto ciò che scrivo nasce proprio dalla continua ricerca interna. Le mie non sono trattazioni filosofiche o intellettuali sulla poesia è il senso dello scrivere che scaturisce dall’interno di me stessa.
    Le aggiungo che nel mio breve scritto non ho voluto parlare di tutto ciò che lei sinteticamente prova a definire della psicologia nonostante la mia conoscenza approfondita sull’argomento.

    Caro Pedini si faccia passare la mia email da Giorgio.

    • Gentile Zagaroli, non sono minimamente entrato nel merito dei suoi testi che anzi reputo di buona fattura, soprattutto i versi erotici che ho avuto modo di leggere. A questo proposito mi pare di aver scritto positivamente in altre occasioni. Certo le prose poetiche che ho letto non mi piacciono, e questo lo dico chiaramente, però è un mio punto di vista. Mi piacciono anche meno i suoi testi in cui utilizza forme filmiche e teatrali, dove l’azione sembra essere un canovaccio di uno scritto teatrale o di una bozza filmica. Anche questo, mi pare, l’ho scritto in precedenza,
      Il mio appunto era in questo caso rivolto solo alla sua teoria diciamo “poetica”. Non credo nelle poetiche come non credo nei manifesti che sono sempre e solo funesti, e considero la sua teoria esposta un po’ vecchiotta. E’, comunque, un merito quello di interrogare la poesia, che tradotto significa interrogare se stessi.
      Riguardo De palchi ho avuto l’onore di ricevere alcuni suoi libri e ho capito e mi sono arricchito, di poesia.

  10. Valerio Gaio Pedini

    lo so benissimo,Panetta. Ma il non luogo teoretico di Auge è puerile. Oramai il non luogo è anche casa nostra. E poi Marc disse he si sentì felice di andare all’estero in un supermercato, per la disposizione negli scaffali. E fu contento di entrare nei parchi del divertimento. Quando parlo di costituire un luogo dentro un non luogo significa semplicemente che disponendo un ordine mentale per cui ci si leghi in u centro commerciale e si abbiano dei legami allora andrebbe a cadere l’idea del non luogo. Ma se non è più possibile un luogo a casa propria, per un senso d’inappartenenza ad essa: figurarsi al supermercato. Panetta, sei edotto sulle teorie antropologiche ,ma non cerchi di ridefinirle. e questo è male.

  11. gabriele fratini

    Le prime sono piuttosto belle, uniscono originalità e ricerca nel lessico.
    La volpe blu per me è illeggibile, proprio per tipo di verso scelto a prescindere dal contenuto.
    Un saluto.

    • antonella zagaroli

      Gentile Fratini forse non è stato specificato bene ma La volpe blu è una raccolta di prose poetiche e racconti. Ecco perché, non c’è verso, ha ragione. Chiaro è, poi, un racconto immaginario. L’ho spedito in quanto luogo- non luogo anche se il nome della città Tlon è un luogo inventato da Borges, il resto nasce da me.
      Grazie per l’attenzione

      • gabriele fratini

        Grazie del chiarimento. L’ho guardata con più attenzione, tuttavia trovo che il suo maggior talento sia nella poesia complessa a versi brevi (in modo che lo stacco repentino dei versi dia respiro al lettore, che può capire meglio e in modo più fluido, il ritmo spezza il discorso che non si appesantisce). E ne ho avuto conferma anche da altri suoi testi, veramente gradevoli, che ho letto su questo sito e altrove.

  12. Perché Antonella Zagaroli
    traduzione da Why Antonella Zagaroli

    Nel 1970, alcune persone chiesero al traduttore I. L. Salomon quali motivi l’avevano indotto a tradurre e pubblicare un volume intitolato Sessioni con l’Analista. Egli prontamente replicò: “questo lavoro edito da Arnoldo Mondadori Editore nel 1967 è la migliore e la più originale poesia di ora e per anni a venire.” Tale fu la pronta risposta del traduttore di tre autori quali Carlo Betocchi, Dino Campana e Mario Luzi. La stessa risposta la do a me stesso ogni volta che qualcuno mi chiede perché un particolare autore ha attratto la mia attenzione.
    La motivazione per rivolgere tale domanda a I. L. Salomon a Firenze era che ben famosi critici e poeti avevano scartato il lavoro senza averlo letto e che l’autore era completamente sconosciuto.
    Questo metro di giudizio è ancora spesso praticato ovunque nel mondo letterario spesso provinciale. In un mondo falso composto da spaventapasseri, di poeti auto affermati, è più facile far approdare l’illusione di spaventare e allontanare timidi passerotti, stampare i lori versi flaccidi, diventare uccelli rapaci con il potere di incoronare questa o quella nullità.
    Per me stesso io uso raramente il termine “poeta”, queste banderuole, gonfiate essenzialmente da critici disonesti, si autoproclamano “poeti” di una sempre nuova avanguardia. Ma a quale avanguardia fanno riferimento? Quella composta da versi giornalistici? Queste persone scambiano grossolanamente un linguaggio piatto e statico per uno ricco di movimento e vitalità. Sono veri e propri falliti. Sono loro che rendono il mio discorso fiero e furioso, sono proprio questi tali omuncoli che mi mostrano le loro facce stordite e idiote quando informano me -piccolo editore di Poesia italiana in traduzione- che anche loro scrivono e sono migliori dei poeti che io sto pubblicando.
    Il loro secondo errore sta nel presumere che le mie intenzioni sono corrotte come le loro.
    Voglio chiarire definitivamente: io sono un editore indipendente che non chiede soldi e non chiede né all’autore né al traduttore di comprare copie dei libri. Decido da solo di pubblicare una selezione di poesie dalla produzione completa di un poeta.
    La poesia del poeta scelto mi deve impressionare nel linguaggio e nello stile: deve essere poesia che non ripete se stessa poesia dopo poesia, desidero che essa sia in movimento costante come è la vita stessa. Più semplicemente affermo che la poesia che non si muove non è poesia. Uno stato mentale statico appartiene a quegli scrittori che non hanno nulla da estrarre dall’interno di loro stessi, perfino da una suggestione che la vita ha fatto loro sperimentare.
    Nel Nord America ci confrontiamo con questa ristretta visione tipica della poesia in traduzione sia moderna che contemporanea. Ai pochi americani che conoscono la lingua italiana raramente le riviste letterarie commissionano una critica riguardante poeti italiani tradotti; quando succede, spesso, sbagliando, fanno le loro selezioni sulla base delle antologie edite da scribacchini la cui prima scelta è includere loro stessi fra coloro che inseriranno nell’antologia; o nelle raccolte messe insieme da impresari che sono esclusivamente interessati a fare mostra del loro potere più forte dei loro deboli talenti.
    Ognuno può verificare ciò se esamina il numero della rivista Poetry “La Poesia Italiana dalla Seconda Guerra Mondiale” Ottobre- Novembre 1989, fino ai più recenti numeri del Poetry Journal edito da Geoffrey Brock, Dicembre 2007 e del TriQuarterly Review edito da Robert Pogue Harrison e Susan Stewart. Sebbene questi numeri abbiano pochi eminenti nomi, gran parte degli altri sono stati oltremodo ridicolizzati da molti lettori americani come molli e prolissi. E io concordo con loro.
    Niente cambia a prescindere dal periodo che trattiamo: la logora reiterazione di un genere di poesia italiana composta da cose imparate, preziosismi, senza mente, cuore, viscere e con un linguaggio zoppo o meglio che non cammina, non si muove, appunto. Sfortunatamente questo è lo standard che rimane. Coloro che hanno altre visioni e il coraggio di evitare questa tradizione sanno che saranno esclusi da coloro che tengono le redini del potere letterario in Italia e in Nord-America.
    Una lunga ma più che dovuta spiegazione che è stata scritta quasi per necessità da un piccolo editore no profit che pubblica poesia italiana in traduzione quale io sono. E’ valida per tutti i passati e futuri autori che ho selezionato e selezionerò per la pubblicazione e soprattutto per l’autore di questo volume, Mindskin, Antonella Zagaroli.

    Alfredo De Palchi, Editore
    New York, 2011

  13. valerio gaio pedini

    Fratini con il suo acume sta liquidando tutta la poetica in prosa, perché aritmica. Quando probabilmente soffre lui di aritmia cardiaca e ciò che non riesce a leggere, per una sua mancanza diviene mancanza altrui. Straordinario. Antonella, non badare ad uno che pensa ancora che la poesia equivalga al verso, per poi scrivere versi goffi. Le prose poetiche di Antonella sono delle mirevoli prose e mi felicito che ne scriva, come una grande poetessa che fu la Bachmann. Ma il Fratini se la legge, poco ci capisce.

    • gabriele fratini

      Gentile Pedini sedicente Spiedino queste parole di Orazio sembrano scritte proprio per lei…

      “Ma la punta di questa mia penna, senza essere provocata, non aggredirà nessun vivente e mi proteggerà come una spada ben custodita nella guaina. Perché dovrei cercare di impugnarla, se nulla ho da temere da bricconi pur pericolosi? O tu, che sei padre e re, o Giove, possa la mia arma non usata consumarsi per la ruggine, e nessuno recar danno a me, che tanto amo la pace! Ma quel che mi stuzzicherà (lo proclamo: è meglio non toccarmi), spanderà lagrime e, segnato a dito, gli verrà fatto il verso per tutta Roma”

      • gabriele fratini

        PS tra l’altro Pedini l’esempio che ha portato è il meno calzante possibile perché Bachman ha una scritura tutt’altro che complessa, anzi direi piuttosto semplice e apparentemente immediata anche se con messaggi profondi. Si gusti questa doppia quartina a rima alternata (in tedesco) di Bachman e stia più tranquillo…

        Le Sporadi, isole sparse
        in bei frammenti del mare,
        pur strette da fredde correnti
        offrono frutti ancora.

        Le navi, liberatori bianchi,
        o solitaria mano di vela!,
        prima di naufragare
        accennano indietro alla riva.

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