TRE POESIE INEDITE di Pasquale Vitagliano SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO

roberto cicchinè untitled 2009

roberto cicchinè untitled 2009

(Invitiamo tutti i lettori ad inviare alla email di Giorgio Linguaglossa glinguaglossa@gmail.com per la pubblicazione sul blog poesie edite o inedite sul tema proposto)

L’isola dell’utopia è quell’isola che non esiste se non nell’immaginazione dei poeti e degli utopisti. L’Utopìa (il titolo originale in latino è Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia), è una narrazione di Tommaso Moro, pubblicato in latino aulico nel 1516, in cui è descritto il viaggio immaginario di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus) in una immaginaria isola abitata da una comunità ideale.”Utopia“, infatti, può essere intesa come la latinizzazione dal greco sia di Εὐτοπεία, frase composta dal prefisso greco ευ– che significa bene eτóπος (tópos), che significa luogo, seguito dal suffisso -εία (quindi ottimo luogo), sia di Οὐτοπεία, considerando la U iniziale come la contrazione del greco οὐ (non), e che cioè la parola utopia equivalga a non-luogo, a luogo inesistente o immaginario. Tuttavia, è molto probabile che quest’ambiguità fosse nelle intenzioni di Moro, e che quindi il significato più corretto del neologismo sia la congiunzione delle due accezioni, ovvero “l’ottimo luogo (non è) in alcun luogo“, che è divenuto anche il significato moderno della parola utopia. Effettivamente, l’opera narra di un’isola ideale (l’ottimo luogo), pur mettendone in risalto il fatto che esso non possa essere realizzato concretamente (nessun luogo).

Pasquale Vitagliano

Pasquale Vitagliano

Pasquale Vitagliano. È nato a Lecce. Vive a Terlizzi (BA) e lavora nella Giustizia. Giornalista e critico letterario per riviste locali e nazionali. Ha scritto per Italialibri, Lapoesiaelospirito, Reb Stein, Nazione Indiana, Neobar. Sul settimanale Diva e donna ha scritto di cinema e letteratura per la rubrica Scandali e Passioni. Nel 2006 ha curato la sezione riservata a Italialibri dell’Antologia della Poesia Erotica (Atì editore). Ha pubblicato le raccolte Amnesie amniotiche (Lietocolle, 2009) e Il cibo senza nome (Lietocolle, 2011). Nel 2010 la silloge di poesie civili Europa è stata inserita nell’antologia Pugliamondo – un viaggio in versi, curata da Abele Longo (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto Neobar). Nel 2011 ha partecipato alle opere collettive Impoetico mafioso – 100 poeti contro la mafia, curata da Gianmario Lucini (Edizioni CFR) e La versione di Giuseppe – poeti per Don Tonino Bello, curata da Abele Longo, (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto). Nel 2012 la silloge Dieci Camei è stata inserita nell’antologia Retrobottega 2, curata da Gianmario Lucini (Edizioni CFR). Sempre nel 2012 è uscito il romanzo d’esordio, Volevamo essere statue (Sottovoce). E’ presente nell’antologia di racconti del  Dicò Erotique per Lite-edition, curata da Francesco Forlani su ispirazione del Dizionario di sessuologia pubblicato dal francese Jean-Jacques Pauvert. E’ tra i poeti antologizzati nello studio A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e Forme della Puglia Poetica, a cura di Michelangelo Zizzi (Lietocolle, 2013). Sempre nel 2013 è uscita l’ultima raccolta di poesie, Come i corpi le cose (Lietocolle).

Mauro Bonaventura sphere_red_man_giant

Mauro Bonaventura sphere_red_man_giant

L’iconoclasta

Ho pensato per tanto tempo
che l’immagine di me stesso
fosse la fonte della mia salvezza.
Il maglione blu e una camicia celeste,
ecco questa è la mia identità,
perfetta identità di imperium et sacerdotio
sulla mia vita, questa vita, la sola vita che conosco.
Ed invece ho scoperto per caso che l’immagine
si staccava dalla pellicola di carta adesiva
e non si incollava più, inservibile e anonima,
tutt’altro che un idolo, era la mia quota di sacro,
l’impronta autentica di un’universale unicità.
Mi avevano convinto che dovevo combattere
la mia immagine, il look retrò dell’apparire
per servire la sostanza, per separarmi
dalla moltitudine, insomma andare in giro
con addosso con tre colori e anche più.
Devo ringraziare quella commessa coi capelli lisci
se ho capito che sbagliavo, che l’immagine
ci salva, è un’icona, ci copre con uno straccio di sacro,
apre l’immaginazione alla vita di ciascuno
e allo stesso tempo ci distingue
in una immagine, una taglia, un profilo
irriducibile, unico e comune, intero.
Quante volte mi sono sentito perso
entrando in uno spaccio di abiti appesi.
Non mi sono mai perso. Ho sempre scelto.
Mi sono salvato.

Not Vital, 700 Snowballs

Not Vital, 700 Snowballs

Fine di un’epoca

Sono fatto di pellicola,
sottile, quasi di carta,
il digitale non è ancora arrivato.
Non mi è dato di tornare indietro
quando sbaglio, ricorro ancora
al bianchetto,
ed è incredibile che sia ancora
vietato.
Sugli errori spalmo un occhio di gesso,
fermo, lo fisso, s’insecchisce, sembra
una macchia di guano. Spero
che gli errori portino fortuna.
Ho visto una donna che piange,
la scena dura sette minuti,
qualcuno ha chiesto di tagliarla,
ma il suo uomo ha voluto così.
Non siamo pietre, dice lui,
lei infatti continua e piange per sette minuti.

.
Anche i fiori passano di moda

e muoiono prima di appassire,
con i garofani ci fecero le rivoluzioni
e provarono pure a comprarci il voto.

Adesso chi li vede più i garofani
ed anche scriverci una poesia
è azzardato, nemmeno i gerani
uno legge più sui balconi all’ultimo piano.

Addio ai tulipani che fanno un bel gioco
ma non vincono mai, ed ai papaveri che
a cantarli viene da ridere. Sono rimaste
le rose senza pane, le spine, le rime, la fine.

Allora i garofani i ragazzi li sbottonavano
dentro le serre più calde delle spiagge affollate,
assediati dai sigari fumati per darsi un tono,
mentre è meglio uno zippo in bocca che non puzza.

Annunci

23 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, poesia italiana contemporanea, Senza categoria

23 risposte a “TRE POESIE INEDITE di Pasquale Vitagliano SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO

  1. gabriele fratini

    Versi gradevoli e interessanti, soprattutto la terza poesia… ma il bianchetto ormai è superato, oggi esiste l’incantesimo del cancellino ( Tutto ciò che scrissi prima/ come incanto è cancellato/ nell’istante appena nato/ da cui scrivo questa rima!) … chieda pure al suo mago cartolaio di zona 🙂

  2. Giuseppina Di Leo

    Mi fa piacere ritrovare le tue poesie in questo spazio, caro Pasquale. Con quella tua attenzione al sociale, forse l’utopia è proprio questa.
    Preferisco l’ultima delle tre, dedicata ai fiori. Sarà che mi piacciono?
    Giuseppina

  3. “ed ai papaveri che
    a cantarli viene da ridere”

    Perché mai? La domanda è “pro domo mea”, dato che, ahimè, “ho cantato” i papaveri.
    Giorgina Busca Gernetti

  4. Pasquale Vitagliano ci dà una interpretazione personale del tema sul non-luogo introducendovi la tematica della crisi dell’identità. È ovvio che i due temi siano oggi strettamente collegati, se c’è il non-luogo non c’è l’identità, e viceversa. È un tema esistenziale quello che affronta Vitagliano con una dizione aderente alla cosa da nominare e senza enfasi.

    • Giuseppina Di Leo

      In poche parole, Giorgio, hai colto il senso, come sempre d’altronde. Anche per me è così: l’essenzialità e un’aderenza al reale sono i due elementi perspicui della poesia di Vitagliano.

  5. La souplesse, il disimpegno linguistico e l’autoreferenzialità così lontana dal minimalismo dilagante . Mi sembra questo l’aspetto più vistoso in queste poesie ; al che la Poesia ringrazia .

  6. Leggere le poesie di Pasquale Vitagliano da sempre un coinvolgimento emozionale, credo che la malinconia nebbiosa che attraversa il passaggio del tempo si diffonda e si respiri tutta nell’impoverimento delle cose e nell’arricchimento dato della sua presenza nuda di testimone.

  7. Ambra Simeone

    queste poesie di Vitagliano mi piacciono, sono l’esempio di una poesia che parla del sé senza riferirsi solo al sé!

  8. Fine di un’epoca. Particolarmente bella.

  9. Una poesia molto nostalgica questa, dal verso lineare, incisiva.

  10. antonio sagredo

    Papaveri e garofani hanno deliziato la vista e gli occhi e gli sguardi dei ragazzi meridionali d’un tempo andato e non più andante… e che ci abbiamo fatto ridere o sorridere lo trovo così normale, poi che ci identificavamo coi i loro colori così simili a quei tramonti (nel mio caso salentini) che ci squassavano!. A meno che il poeta ironicamente non accenni alla famosa canzone “lo sai che i papaveri, son alti alti alti…”. Ma ha ragione il Poeta: “e chi li vede più i garofani”, e papaveri come una volta… e allora non resta al Poeta che cantarli, ridendo amaramente però… ed è brutto che sia finito così una epoca, e anch’io li ho cantati, spesso drammaticamente. Mi scuso coi lettori se faccio una mia carrellata:
    > Come papaveri a maggio i miei occhi
    hanno la tenerezza di un puledro
    che trottando offusca ogni bellezza
    in questo mio meriggio platerano. (1981)
    >le sonnolente carezze materne, i campi – rossi di papaveri… credevo: libertina orfanezza è l’infanzia!
    Ho trascorso le mie età sotto la cenere eretica. Ora sogno – gli anelli – di Saturno! (2014)
    >Raccolsi anemoni, papaveri… pulsavano le froge.
    Sulla soglia – la Nemesi! (1986)
    >Darò l’ultimo bacio ai morti.
    Ai bruciati vivi
    strizzerò il mio occhio interiore,
    e nell’orbita, sotto un sole imperiale,
    annegherò tutti gli sguardi femminili
    in un mare di papaveri e di violenze estive! (1981)
    >Questa terra: rogo di papaveri
    è un ricordo di Vanini! (1976)
    >“Fra i papaveri, balconi a groppa di madreperla, sogno giardini rosa, scabrosi
    oleandri. Giullare illusione, catapecchia di sole e di licheni a stormo, staffe
    di zucche e calici fischianti dalle bocche, nelle feste di muschio!”. (1969-1974)
    >Magnifico il poeta dai balconi squillanti
    imbandierati di garofani…
    il gelo dei gigli salutavano madonne vogliose
    i santi Cosimo e Damiano giocavano a carte
    e nel destino i tarocchi assegnavano gli ex-voto. (1976)
    >Come nidi marini i balconi di cipolle!
    I garofani hanno respinto gli specchi,
    la lusinga è la felicità della soglia,
    e dorato è il veleno autunnale. (1976)
    > Rattratto, cospiro sotto portici gordiani
    dall’iride alla selce per spandere garofani e lavande,
    resine e drappeggi, amuleti balsami e damaschi,
    simulare commiati, divinare dottrine da torbidi recessi. (1989)

  11. Giuseppina Di Leo

    Si trovano ancora oggi balconi addobbati a fiori, nei nostri paesi ci sono. I colori producono un effetto benefico su chi li scopre, tanto da strappargli il sorriso; è vero quello che dici Antonio, e come bene ha espresso Vitagliano nella sua poesia. Come anche la tua: “Questa terra: rogo di papaveri / è un ricordo di Vanini!”, porta i colori della primavera: distese di colori a non finire.

    • Anche nelle città, non solo nei paesi, i balconi possono essere fioriti, latitudine e clima permettendo. Il mio, in una città del Nord, in primavera da un lato è tutto bianco di Pyracantha fiorita, che poi in autunno sarà tutta rossa di piccole bacche (ghiottoneria per i numerosi merli). L’altro lato è in parte violetto, in parte rosa per i Rododendri in fiore. Un altro lato, in giugno, è rosa/violetto grazie alle profumate ortensie. Il resto è verde di Laurus, Prunus e altri sempreverdi.
      Le ortensie possono diventare azzurre con un accorgimento che forse il gentile Giuseppe Panetta conosce, dato che anche lui parla di fiori.
      I gerani al sesto piano non resistono a causa del vento.
      Giorgina

      • I fiori!! Ne ho scritto tanto ed ogni occasione è buona per riscriverne. Le ortensie fanno parte del mio corredo visuo-affettivo di quando ero bambino cresciuto in una natura a tratti poderosa. Il colore cambia in rapporto al ph, torba acida, ai grammi di zolfo che si aggiungono all’acqua, alla calce spenta. Una dose eccessiva di quest’ultima può provocare lo sbiancamento dell’ortensia. Bella pure bianca (albina). Meglio se l’ortensia si tiene in una zona d’ombra. Essendo una pianta delicata, la luce solare diretta le nuoce e la potrebbe far seccare.
        Qui in città, con un paio di balcone non grandi posso permettermi poco. Piante aromatiche e piante grasse. Ma quando torno in Calabria mi sbizzarrisco. Ulivi, fichi, rampicanti, una quercia (la quercia di mio padre) e agavi enormi che in un atto di amore supremo fioriscono una volta e poi muoiono:
        l’agave fiorisce e muore
        si sacrifica per amore.

        Sì, gentile Giorgina Busca Gernetti, la Madre Terra, la Grande Madre.

  12. Io i garofani li pianto ogni primavera sul bancone della città. C’è una particolare torba adatta a farli crescere. E crescono bene. Rossi, bianchi, rosa. Ho cura dei garofani. Quando stentano gli do un nutrimento, “sangue di bue”, che mi immagino sarà tipo quell’ottimo vino spagnolo “sangre de toro” che ogni tanto bevo.

    Nel caso di Vitagliano, mi pare, che i garofani siano tutti politici, una passata era tutta italiana, e i “papaveri che a cantarli viene da ridere”, credo non siano quei meravigliosi fiori selvaggi che Cascella ha ritratto nei suoi paesaggi floreali e che io, uomo cresciuto nel sud, ho ben impresso nella mia memoria. Ben più sottile è il discorso di Vitagliano.
    Mi piacciono i versi di Vitagliano.

  13. Il Narvalo

    Nonostante il cognome tristemente famoso dell’autore (ma ovviamente non è colpa sua), queste poesie non sono affatto male, specie le prime due.

  14. Mi ritrovo con Vitagliano nell’antologia L’Impoetico Mafioso a cura di G. Lucini che ricordo con grande affetto.

  15. monica martinelli

    Complimenti a Pasquale Vitagliano per le sue belle poesie. E’ vero che è sempre un piacere leggere suoi versi, e non solo versi vista anche la sua brillante capacità narrativa. Ci sono poesie che sono lievi e gradevoli come un sorriso ricevuto ma che al tempo stesso hanno spessore, colore e dolore da scuotere dentro. Questo mi sembra il caso delle poesie di Pasquale Vitagliano. E quell’icona, quell’immagine, quei fiori – siano rose, gerani o garofani – rappresentano l’àncora di salvezza in grado di neutralizzare, ma anche di contestualizzare il non-luogo. Come quella fresca e saggia ironia che profuma i suoi versi e sta tra le cose…
    Saluti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...