POESIE SCELTE di Jorge Debravo (1938-1967) a cura di Tomaso Pieragnolo

 

costa rica ponte nella foresta

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 Jorge Debravo nacque a Guayabo de Turrialba, in Costa Rica, il 31 gennaio 1938 e morì a San José, la capitale, nel 1967, a soli 29 anni, a causa di un incidente stradale; un autista ubriaco a bordo di una jeep lo investì mentre viaggiava sulla sua moto. La morte fu istantanea. Debravo nacque in una famiglia molto povera: il padre e la madre erano campesinos e lui il maggiore e unico maschio di cinque figli. Fin da piccolo aiutò i genitori nel lavoro dei campi, alzandosi alle tre del mattino e lavorando spesso fino alle due del pomeriggio. Non essendoci scuola nel suo villaggio, Jorge frequentò saltuariamente quella più vicina nel paese di Santa Cruz, a quattro ore di cammino da casa, fino a che la maestra non conseguì per lui una borsa di studio che gli permise di terminare le primarie a Turrialba e di iscriversi al liceo. A Turrialba, ospite della nonna paterna, pubblicò i suoi primi versi nel giornale locale; a causa delle forti ristrettezze economiche, decise però di abbandonare gli studi al terzo anno di liceo per impiegarsi presso il Seguro Social. A ventuno anni, nel 1959, conobbe Margarita, la donna che fu compagna della sua vita e che sposò dopo poche settimane. Dello stesso anno la pubblicazione del primo libro di versi Milagro abierto attraverso il “Circulo de poetas Turrialbeño”, di cui facevano parte altri poeti di spicco come Laureano Albán e Marcos Aguilar. Attraverso il “Circulo de poetas” approfondì la conoscenza dei suoi autori preferiti, Vallejo, Neruda, Becker, Withman, Dario, Hernández e la Bibbia, leggendo con insaziabile sete moltissimi testi letterari, quasi a colmare il ritardo culturale in cui si era trovato a vivere e la sua crescente inquietudine. Uomo dolce con tormenti improvvisi e profondi, trovò una delle sue maggiori fonti di ispirazione nel rapporto con la moglie Margarita, di cui fu molto innamorato e alla quale dedicò i versi migliori della sua produzione.

jorge debravo

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L’esperienza lavorativa gli permise inoltre di conoscere da vicino le miserie e le contraddizioni del suo paese, che spesso divennero l’assillo e il movente di un filone molto prolifico della sua poesia. Pur nelle grandi difficoltà quotidiane, Debravo ripose un costante impegno nella produzione e nell’apprendimento, sacrificando spesso il riposo notturno, stimolato da uno smisurato desiderio di conoscenza e dalla speranza di superare in qualche modo la limitazione culturale dell’epoca e della propria condizione in particolare, che gli facevano percepire la vita come deriva, senza risorse, né aiuto. Riuscì a terminare il liceo frequentando corsi serali; l’anno della morte, il 1967, fu l’anno in cui avrebbe dovuto iniziare l’università. Una morte precoce e tragica, di cui appaiono numerose premonizioni nella sua poesia. Nell’opera di Debravo si percepiscono il timore e il rispetto di fronte al mistero poetico che egli sente come motivo esistenziale e vive in modo intuitivo, cercando il massimo contatto con il mondo reale e quotidiano. I suoi versi sono privi di istanze ermetiche e surreali, anche quando l’influenza della natura poderosa del suo paese evoca in lui immagini di grande forza emotiva e quasi oniriche nel loro realismo; predilige così quel cammino artistico sentito come mezzo di conoscenza che cerca di fondere l’obbiettività e la soggettività, il realismo e il romanticismo, il limite umano e il suo superamento.

costa rica

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 Uno sforzo che Jorge intraprende e sviluppa nell’arco di tutta la sua esistenza, nella cui vasta materia sente la necessità di immergersi per onorare un dovere imprescindibile; e questo stimolo interiore, incessante e modellante, è strumento insostituibile per il poeta. La poesia di Debravo è sempre legata alla sua vita, perché cerca i temi d’ispirazione nella realtà che lo circonda; la famiglia, la natura, lo spettro vicino o lontano di qualunque ingiustizia, in una dialettica sempre antropocentrica. Il popolo, che conduce le sue battaglie più dure contro le difficoltà del vivere, l’abbandono e l’isolamento, è l’espressione in carne ed ossa della concretezza terrena. Nelle opere più mature, Jorge approda a una poetica che vuole essere espressione dell’animo umano, intima e viscerale, capace al tempo stesso di afferrare gli oggetti e i simboli del quotidiano con totale devozione; poetica in cui la vita e la morte, la solitudine e l’assenza (o un’immanente presenza) abitano un mondo doloroso e duro, ma mai vinto; in questo spazio tumultuoso, per mezzo della poesia, la fratellanza tra gli esseri, l’amore e il senso di una giustizia da ricreare che tutto trascenda, pur non riscattandola nell’immediato, rende comunque un’ampia materia erede del disincanto biblico e dell’amara ma lirica sapienza india, che tenta di recuperare il senso dell’esistenza e del ruolo del popolo latinoamericano nel mondo. Il valore intrinseco e prezioso della sua poesia, a distanza di molti anni dalla morte, si riscontra ancor oggi nel successo che i suoi libri continuano ad avere soprattutto tra i giovani, facendo di Debravo uno dei pochi poeti costaricani che si vendono e si leggono, figlio continuo della sua terra e della discendenza meticcia, portatore nella sua opera di tutto il peso delle aspettative, delle disillusioni, degli incanti ancestrali e dei timori storico-religiosi del continente latinoamericano.

(Tomaso Pieragnolo)

costa rica  autobus

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Amanti

Sono grandi, avventurosi, come fatti di luna nel
mezzo della notte.
Ardono come legno. Distillano un’acqua fresca e
deliziosa, come la linfa dei grandi alberi.
Non sembrano venire dalle rocce terrestri: li
immaginiamo germogliati dalle caverne più selvagge e
profonde. O saliti forse da un fosso oceanico
dove hanno appreso dalle sirene l’arte dell’abbraccio
fino ad avere braccia trasformate in serpenti.
Se non avessero nomi come i nostri, non li
crederemmo umani. Li penseremmo abitanti di
stelle sconosciute, di pianeti di frumento.
Nell’ombra si confondono, a volte, con gli
dèi. Scivolano e si spaventano come animali,
assomigliando oltremodo agli dèi.
Non osano la parola: usano il gemito e il sussurro. Le
parole più corte della terra e più parole, ciò
nonostante.
Quando torno a casa chiederò alla Morte che non
venga per loro. Sarebbe bello che li lasciasse liberi per
sempre e che uscissero per strada abbracciati, come
profeti di un rito vegetale e poderoso.
Noi gli canteremmo canzoni di allegria e gli
metteremmo collari di foglie fresche. Grandi collari
utili come guanciali quando si trovassero
senza cuscini in qualche luogo amaro della
terra.

Los amantes

Son grandes, venturosos, como hechos de luna en
medio de la noche.
Arden como maderas. Destilan un agua fresca y
deliciosa, como la savia de los grandes árboles.
No parecen llegar de la rochas terrestres: los
imaginamos brotados de la cuevas más salvajes y
profundas. O salidos tal vez de un foso oceánico
donde han aprendido da las sirenas el arte del abrazo
hasta lograr que los brazos se transformen en culebras.
Si no tuvieran nombres como nosotros, no los
creeríamos humanos. Los pensaríamos habitantes de
estrellas desconocidas, de planetas de trigo.
Entre la sombra se confunden, a veces, con los
dioses. Resbalan y se asustan como animales, que es
otra manera de parecerse a los dioses.
No osan la palabra: usan el gemito y el arrullo. Las
palabras más cortas de la tierra y más palabras, sin
embargo.
Cuando regrese a casa le pediré a la Muerte que no
venga por ellos. Bello sería que los dejara libres para
siempre y que salieran a la calle enlazados, como
profetas de un rito vegetal y poderoso.
Nosotros les cantaríamos canciones de alegría y les
pondríamos collares de hojas frescas. Grandes collares
que les sirvieran como almohadas cuando se hallaren
sin almohadas en algún sitio amargo de la
tierra.

Costa Rica 8Poesia d’amore inevitabile

Tu arrivasti alla mia anima quando era scordata:
le porte divelte, le sedie nel canale,
le tende cadute, il letto sradicato,
la tristezza curata come un vaso di fiori.
Con le tue piccole mani di donna laboriosa
ponesti tutte le cose in fila:
lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,
al suo posto la vita, al suo posto la stuoia.
Lavasti le pareti con uno straccio bagnato
nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza,
collocasti la radio nel luogo appropriato
e pulisti la stanza di sangue e spazzatura.
Ordinasti tutti i libri dispersi
e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo,
accendesti le povere lampade spente
e lucidasti i pavimenti di legno consumato.
Fosti d’un tratto enorme, ampia, potente, forte:
sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi.
Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte
e la tirasti all’orto con pezzi di specchio.

Poema de amor inevitable

Tú llegaste a mi alma cuando estaba olvidada:
las puertas desprendidas, las sillas en reguero,
las cortinas caídas, la cama descuajada,
la tristeza cuidada lo mismo que un florero.
Con tus manos pequeñas de mujer trabajosa
fuiste ponendo todas las cosas en hilera:
la mirada en su sitio, en su sitio la rosa
en su sitio la vida, en su sitio la estera.
Lavaste las paredes con un trapo mojado
en tu clara alegría, en tu fresca ternura,
colocaste la radio en el sitio apropriado
y limpiaste la alcoba de sangre y basura.
Acomodaste todos los libros dispersados
y tendiste la cama en tu enorme mirada
encendiste los pobres bombillos apagados
y enceraste sus pisos de madera gastadas.
Fuiste de pronto enorme, ancha, potente, fuerte:
sudaste altas fatigas lavando trastos viejos.
Supiste que en mi alma de sobra era la muerte
y la tiraste al huerto con pedazos de espejos.

Costa Rica 7Resurrezione

In questa notte assetata mi sono chiesto
chi sei e chi sei.
Perché è triste la tua carne come un legno esaurito
e perché hai colma la bocca di spilli.
E lentamente, questa notte ti ho separata
come un albero d’amore dal resto delle donne
e facendo del mio sangue un’acqua ho battezzato
con essa le tue angustie e i tuoi piaceri.
E ho detto alla morte che non può uccidermi!
E ho detto alla vita che non può vincermi!
E ho detto alla terra che se riesce a seppellirmi
dovunque sia tu andrai a raccogliermi!
E ho detto al nulla che se riesce a spegnermi,
tu, con i tuoi grandi baci, tornerai a incendiarmi!

Resurrección

Esta noche sedienta yo me he preguntado
quién eres y quién eres.
Porque es triste tu carne como un leño apagado
y porque tienes llena la boca de alfileres.
Y despacio, esta noche yo te he separado
como un árbol de amor de las demás mujeres
y haciendo de mi sangre un agua he bautizado
con ella tus angustias y placeres.
Y le he dicho a la muerte que no puede matarme!
Y le he dicho a la vida que no puede vencerme!
Y le he dicho a la tierra que si logra enterrarme
a donde ella me entierre tú irás a recogerme!
Y le he dicho a la nada que si logra apagarme,
tú, con tus grandes besos, volverás a encenderme!

costa rica 5Gli annodati

Attraverso guanciali, lenzuola, vesti attorcigliate,
navigano; nuotano sudati, a bracciate enormi, come
naufraghi pazzi.
Non sanno dove vanno, però navigano; ruotano verso
qualunque isola nel mezzo della notte.
Un falò azzurrato li chiama come un faro: verso
di esso si lanciano bevendo a grandi sorsi il succo della
vita a cui vanno incontro come se rimanesse loro
un’ora sola e non oltre sulla terra.
E a volte non navigano: d’improvviso sognano, credono
d’essere terra matura e si arano. Uno all’altro si arano
come sinceri aratri lussuriosi. Si irrigano con
sudore come se fossero acqua fertilizzante e buona.
Fanno girare le mani come turbine; tremano,
diventano quasi liquidi e si seminano tormentate
sementi di speranza.
E si addormentano sfiniti, sognando d’essere alberi
tutti rappresi di mele mature e che il vento
li culla e si porta il loro grande odore, carnale. Il loro grande
odore di frutta e raccolto.

Los anudados

Por entre almohadas, sábanas, ropas torcidas,
navegan; bracean sudorosos, a brazadas enormes, como
náufragos locos.
No saben adónde van, pero navegan; ruedan hacia
cualquier isleta en medio de la noche.
Una hoguera azulada los llama como un faro: hacia
ella se lanzan bebiendo a grandes tragos el jugo de la
vida que se encuentra al paso como si les quedara
una hora de vida nada más en la tierra.
Y a veces no navegan: de pronto sueñan, creen que
son tierra madura y se aran. Uno al otro se aran
como verdaderos arados lujuriosos. Se riegan con
sudor como si fueran agua fertilizante y buena.
Hacen girar las manos como turbinas; tiemblan, se
vuelven casi líquidos y se siembran atormentadas
semillas de esperanza.
Y se duermen vencidos, soñando que son árboles
todos cuajados de manzanas maduras y que el viento
los mece y se lleva su olor grande, carnal. Su gran
olor a fruto y a cosecha.

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Appunto interiore

Oggi la mia vita non ha peso alcuno:
è una brezza, meno di un vento, meno
di un raggio di luce.
Ora nessuno
può essermi oneroso.
Non ci sono tormenti terreni sotto la mia anima.
Il mio sangue è una rossa armonia viva.
Sono in armonia con la brace e la calma,
con la voce amorosa e la voce vendicativa.
Pare che le mie mani non esistano, pare
che il mio corpo nuoti in un’acqua innocente.
Come un vento nudo il mio cuore si versa
e fa suonare le campane dolcemente.

Apunte interior

Hoy mi vida no tiene peso alguno:
es un viento, menos que un viento, menos
que una raya de luz.
Ahora ninguno
puede serme oneroso.
No hay terrenos resquemores debajo de mi alma.
Mi sangre es una roja armonía viva.
Estoy en armonía con la brasa y la calma,
con la voz amorosa y la voz vengativa.
Parece que mis manos no existieran, parece
que mi cuerpo nadara en un agua inocente.
Como un viento desnudo mi corazón se mece
y hace sonar campanadas dulcemente.

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Noi uomini

Vengo a cercarti, fratello, perché porto la poesia,
che è come portare il mondo sulle spalle.
Sono come un cane che ruggisce solo, latra
alle belve dell’odio e dell’angustia,
manda all’aria la vita nella metà della notte.
Porto sogni, tristezza, allegria, mansuetudini,
democrazie rotte come anfore,
religioni ammuffite fino all’anima,
ribellioni in germe che gettano lingue di fumo,
alberi che non hanno
sufficienti resine amorose.
Siamo senza amore, fratello mio,
ed è come essere ciechi in metà della terra.
Porto morti per impaurire tutti
coloro che giocano con le morti.
Vite per rallegrare i mansueti e i teneri,
speranze e uve per i dolenti.
Ma prima di tutto porto
un violento desiderio di abbracciare,
assordante e infinito
come una tormenta oceanica.
Voglio fare con le braccia
un solo lungo braccio
che circondi la terra.
E desidero che tutto, che la vita sia nostra
come l’acqua e il vento.
Che nessuno abbia altra patria che il vicino.
Che nessuno dica più la terra mia, la barca mia,
bensì la terra nostra, di Noi Uomini.

Nosotros los hombres

Vengo a buscarte hermano, porque traigo el poema,
que es traer el mundo a las espaldas.
Soy como un perro que ruge a solas, ladra
a las fieras del odio y de la angustia,
echa a rodar la vida en mitad de la noche.
Traigo sueños, tristezas, alegrías, mansedumbres,
democracias quebradas como cántaros,
religiones mohosas hasta el alma,
rebeliones en germen echando lengua de humo,
árboles que no tienen
suficientes resinas amorosas.
Estamos sin amor, hermano mío,
y esto es como estar ciegos en mitad de la tierra.
Traigo muertes para asustar a todos
los que juegan con muertes.
Vidas para alegrar a los mansos y tiernos,
esperanzas y uvas para los dolorosos.
Pero traigo ante todo
un deseo violento de abrazar,
atronador y grande
como tormenta oceánica.
Quiero hacer con los brazos
un solo brazo dulce
que rodee la tierra.
Y deseo que todo, que la vida sea nuestra
como el agua y el viento.
Que nadie tenga nunca más patria que el vecino.
Que nadie diga más la finca mía, el barco mío,
sino la finca nuestra, de Nosotros los Hombres.

Tomaso Pieragnolo

Tomaso Pieragnolo

Tomaso Pieragnolo è nato a Padova nel 1965 e da vent’anni vive tra Italia e Costa Rica. La casa editrice Passigli di Firenze ha pubblicato il suo ultimo libro, il poema “nuovomondo”, finalista al Premio Palmi, Metauro, Minturnae, rosa finale del Premio Marazza e vincitore del Saturo d’Argento – Città di Leporano. Fra le sue più recenti pubblicazioni: “Lettere lungo la strada” (2002, premiato al Città di Marineo e finalista al Guido Gozzano di Belgirate), “L’oceano e altri giorni” (2005, già finalista ai Premi Libero de Libero inedito 2003, edito Guido Gozzano di Belgirate e Ultima Frontiera di Volterra e vincitore del Premio Minturnae Giovani). Una selezione di poesie scelte è stata pubblicata in spagnolo dalla Editorial de la Universidad de Costa Rica e dalla Fundación Casa de Poesía (“Poesía escogida”, 2009). La sua attività di traduttore di poesia latinoamericana si è svolta dal 2007 al 2013 in collaborazione con la rivista Sagarana, nella quale ha proposto principalmente autori del Costa Rica e del Centro America, mai tradotti in Italia, e con alcune case editrici, che hanno pubblicato la prima traduzione italiana di Eunice Odio (“Questo è il bosco e altre poesie”, Via del Vento 2009, Menzione Speciale Camaiore per la traduzione) e la prima traduzione italiana di Laureano Albán, (“Gli infimi crepuscoli”, Via del Vento 2010 e “Poesie imperdonabili”, Passigli 2011, finalista Premio Internazionale Camaiore, rosa finale Premio Marazza per la traduzione). Ha pubblicato per La Recherche due ebook di traduzioni liberamente scaricabili: “Nell’imminenza del giorno” (2013) e “Ad ora incerta” (2014).

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11 commenti

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11 risposte a “POESIE SCELTE di Jorge Debravo (1938-1967) a cura di Tomaso Pieragnolo

  1. dal modo in cui Jorge Debravo impiega i verbi preferibilmente al passato remoto, possiamo arguire quale genere di poesia lui preferisca: il canto elegiaco. Indubbiamente è un poeta robusto che sa utilizzare una grande varietà di simboli e una larga metratura di oggetti, una scuola di grande perizia letteraria e una ispirazione intensa… ma tutto questo non basta a farne un poeta di eccellenza se lo mettiamo a confronto con le più alte esperienze poetiche europee e americane, a loro confronto Debravo appare un poeta troppo legato a stilemi di una poesia già maturata e invecchiata. L’uso del passato remoto poi dovrebbe essere distillato e rastremato, invece Debravo ne fa un uso ampio, troppo largo. Potrei commentare: mostrami come metti i verbi e ti dirò che tipo di poesia vuoi fare. Ma, come spesso accade, non è responsabilità solo di un poeta, di solito i limiti di un poeta sono i limiti di tutta una tradizione poetica che non ha saputo rinnovarsi, non ha saputo stare al passo di altre tradizioni poetiche più evolute. E poi c’è la questione della Lingua. Quella di Debravo, insomma, credo sia una responsabilità limitata.

  2. antonio sagredo

    Onore all’inevitabile amore per questo poeta che già porta nel suo nome l’applauso mio, poi che più che “bravo” è anche grande. Dal mio punto di vista… di colui che conosce i poeti russi, affermo che questi versi sarebbero stati apprezzati in primis da Blok e a seguire d Pasternàk, Achmatova, Cvetaeva e in specie da Majakovskij perché scrive di un amore “inevitabile”, e i versi credo che li avrebbe voluto scriverli lui:
    E ho detto al nulla che se riesce a spegnermi,
    tu, con i tuoi grandi baci, tornerai a incendiarmi!
    Per me è sufficiente questo distico per comprendere tutta la sua poesia (e onore anche al traduttore Pieragnolo, poi che i versi d’amore sono quelli più difficili da tradurre! Anche perché “tradizione” e tradimento” hanno la medesima radice). Ripeto, questo poeta Debravo entrerà a far parte della “leggenda dei giovani poeti”!, e mi fa pensare ostinatamente al poeta praghese Jiri Orten morto per incidente all’età di 22 anni. È dunque per me, non una consapevolezza, ma la certezza che fino a che esisteranno questi giovani poeti – morti perdio! – così giovani che la Poesia non sarà più la mia poesia, ma la Poesia di tutti! “della terra nostra, di noi Uomini”.
    Antonio Sagredo

  3. Vengo a cercarti, fratello, perché porto la poesia,
    che è come portare il mondo sulle spalle.
    perché questo poeta non ha conosciuto corruzione alcuna, ed è rimasto integro nei suoi versi

    • Complimenti al traduttore. Mi permetto di tradurre così in “Appunto interiore”: Come un vento nudo il mio cuore si scuote e fa udire un dolce scampanio. Paolo Statuti

  4. antonio sagredo

    Non sono molto d’accordo con Linguaglossa, p.e. quando scrive “Potrei commentare: mostrami come metti i verbi e ti dirò che tipo di poesia vuoi fare” fa un errore che non è solo di valutazione, ma in specie di sottovalutazione, poi che dice di Debravo che è un poeta meccanicistico: azione e reazione: la Poesia non è questo! (approfitto per dire che il primo intervento è stato il mio, e non il secondo: bisogna rispettare anche questo, altrimenti sembrerebbe che il mio intervento sia una reazione a quello freddo del Linguaglossa: invece è stato il contrario! Ma quello di Linguaglossa non è stato nemmeno una reazione al mio, poi che il suo giudizio su Debravo è una (sua) convinzione! Mentre l’intervento di Almerighi è semplicemente e innocentemente azzeccato, evidenziando di Debravo la purezza, a cui un Poeta deve fare un inchino e una preghiera! E cosa vuol dire “passato remoto”? – Io di solito lo uso, ma di più l’imperfetto legato a l tempo futuro! – E cosa vuol dire “poeta robusto”? ; è una banalità come quella del critico che dice è “un bel poeta”! Tutto ciò non ha senso! Se mai, c è un giudizio che Linguaglossa ha azzeccato, che il canto di Debravo è un “canto elegiaco”: per questo ho citato il poeta praghese Jiri Orten che è maestro e cantore di elegie! (e chge raccomando ai lettori di leggere). Finisco col dire una dichiarazione di Emilio Villa: “ Non dire mai >attività critica >. Ma entusiasmo, occhio, poesia. …”. E dico ai lettori di leggere Emilio Villa (è uscito di recente una antologia dei suoi formidabili scritti) che ritengo il più grande del nostro novecento,e non teme affatto i grandi europei: egli fu un “continente” come lo fu Chlebnikov!
    antonio sagredo

  5. gabriele fratini

    Ottima lettura, poesia ariosa e a mio parere straordinaria. Credo che da quasi un secolo i poeti centro e sudamericani siano un passo avanti rispetto a quasi tutti gli europei. Il romanticismo e la fantasia si sono decisamente spostati in quelle zone. A noi è rimasto l’intellettualismo. un saluto.

  6. antonio sagredo

    Gentile Fratini, non esageri, forse Lei non conosce abbastanza la letteratura europea (in specie i poeti russi del secolo scorso: molti poeti centro-sudamericani attinsero da questi; p.e. nella Russia sovietica i poeti Pablo Neruda, George Amado, trovarono sempre grandi accoglienze, benessere, cuccagna, mentre i grandi poeti russi – da alcuni di loro letti e conosciuti – venivano uccisi, torturati nei gulag: gravissimo errore di valutazione da parte loro!)… (riprendo)… dalla letteratura europea dipese quella centro-sudamericana, ma fino ad un certo punto, come altre letterature: certo, poi scatta la ricerca di una propria autonomia, della emancipazione: l’esempio del brasiliano Joaquim Maria Machado de Assis (fine ‘800 è illuminante), come quella del peruviano José María Arguedas (che spicca per un autonomia completa dall’Europa letteraria), e poi il geniale argentino Borges è altrettanto illuminante (che immette per primo nella letteratura centro-sudamericana per intero le conquiste della cultura europea dei secoli passati)… tra l’altro questi citati non romantici affatto, come non lo furono gli altri così legati – la maggior parte – alle ultime avanguardie europee del ‘900; e la fantasia non ha senso in questo Suo giudizio, né il passo avanti!
    Antonio Sagredo

    • gabriele fratini

      Sui russi le do ragione, sono poeti straordinari… ma è poesia europea? 🙂
      Quell’immenso paese che è la Russia rimane un po’ ai margini dellEuropa, anche per motivi geografici e climatici oltre che di lingua e politici (nel ‘900). E comunque mi pare abbia raggiunto (la poesia russa) il suo apice nella prima metà del ‘900, mantenedo poi un buon livello complessivo sulle spalle dei giganti Esenin, Majakovskij ecc.
      Nel secondo ‘900 registro una maggiore intensità, ariosità, sensualità del poetar ispanoamericano su tutti gli altri. Almeno questa è la mia impressione. Un saluto.

  7. antonio sagredo

    Russia europea (in russo Европейская часть России Evropejskaja čast’ Rossii “Parte europea della Russia”) è un termine che si riferisce alle aree occidentali della Russia che sorgono all’interno dell’Europa, comprendendo fino a circa 3 960 000 km², e che si estendono per circa il 40% dell’Europa, talvolta in contrapposizione a Russia asiatica. Il confine orientale è rappresentato dai monti Urali e dal corso del fiume Ural, mentre al sud termina al Kazakistan e, a seconda delle convenzioni adottate, in corrispondenza della depressione del Kuma-Manyč oppure sullo spartiacque del Caucaso.
    ————————————————————–
    è poesia europea a tutti gli effetti dal tempo poco prima di Puskin, poi che le tre culture che dominavano l’Europa di allora erano la francese e la germanica, ma anche l’italiana (per la letteratura dei classici antichi e moderni, e a cui tutte le letterature europee si rifacevano; per non dire dell’architettura che era quasi tutta di fattura italiana! e poi altre arti…)… gentile Fratini, vede, si lega di Ettore Lo Gatto (fondatore della slavistica italiana) per resatre alla letteratura.
    a. s.

    • gabriele fratini

      Gentile Sagredo lei è troppo pignolo abbia pazienza. Mi posta addirittura nozioni geografiche scolastiche su un sito di poesia. Intendevo dire che è ai margini dell’Europa (o viceversa, se preferisce), che sono due mondi abbastanza differenti. Ma lasciamo stare. Buona serata.

  8. antonio sagredo

    gentile Fratini, si legga di Ettore Lo Gatto (fondatore della slavistica italiana)
    per restare alla letteratura : “Storia della letteratura russa”

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