POESIE PER L’ANNIVERSARIO DELLA MEMORIA di Adam Vaccaro “Memorie del futuro” “Il rosso e la neve” “Signoremie”

 il binario che porta ad Auschwitz

il binario che porta ad Auschwitz

 Adam Vaccaro, poeta e critico nato in Molise nel 1940, vive a Milano da più di 50 anni. Ha pubblicato varie raccolte di poesie, tra le ultime: La casa sospesa, Novi Ligure 2003, e la raccolta antologica La piuma e l’artiglio, Editoria&Spettacolo, Roma 2006. Infine, Seeds, New York 2014, è la raccolta scelta da Alfredo De Palchi per Chelsea Editions, con traduzione e introduzione di Sean Mark. Tra le pubblicazioni d’arte: Spazi e tempi del fare (Studio Karon, Novara 2002) e Labirinti e capricci della passione (Milanocosa, Milano 2005) con acrilici di Romolo Calciati. Con Giuliano Zosi e altri musicisti, ha realizzato concerti di musica e poesia. Collabora a riviste e giornali con testi poetici e saggi critici. Per quest’ultimo versante, ha pubblicato Ricerche e forme di Adiacenza, Asefi Terziaria, Milano 2001. È stato tradotto in spagnolo e in inglese.
Ha fondato e presiede Milanocosa (www.milanocosa.it), Associazione con cui ha curato varie pubblicazioni, tra cui: Poesia in azione, raccolta dal Bunker Poetico, alla 49a Biennale d’Arte di Venezia 2001, Milanocosa, Milano 2002; “Scritture/Realtà – Linguaggi e discipline a confronto”, Atti, Milanocosa 2003; 7 parole del mondo contemporaneo, Milanocosa, Milano 2005; Milano: Storia e Immaginazione, Milanocosa, Milano 2011; Il giardiniere contro il becchino, Atti del convegno 2009 su Antonio Porta, Milanocosa, 2012. Cura la Rivista telematica Adiacenze, materiali di ricerca e informazione culturale del Sito di Milanocosa.
Adam Vaccaro – Via Lambro 1– 20090 Trezzano S/N (MI) T. 02 93889474 – 347 7104584 Email: adam.vaccaro@tiscali.it

Arbeit macht frei

Arbeit macht frei

« Scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie »
(Theodor W. Adorno, 1949)

 

Memorie del futuro

La cenere dei fumi di Auschwitz
così bianca e viola infine rossa
batte batte dentro al cuore come
blatta che non volerà rimarrà

a rodere tra questi ruderi nutrirà
il nostro sangue nero sconfinato
insaziabile non si fermerà vorrà
sfamarsi di ogni sangue e vittima

diventata cenere deporla
nelle mani di Cerere a farne
messi di una Terra non più
prona a poteri e follie di ieri e

di oggi che sappia pesare
sulla stessa bilancia ogni
grammo di carne umana
rossa poi viola infine bianca

offerta al dio di tutti
i popoli di tutte le terre
ricche povere e senza
privilegi né figli prediletti

di una Terra non più
crocifissa da confini e
tavole imbandite da eletti
assediate da cumuli di blatte

affamate impazzite –
se questo è un uomo

2006

(Nell’antologia, 25 poeti per il giorno della memoria, a cura dell’Associazione per la storia e la memoria della repubblica, e dei Comuni di Civitella in Val di Chiana e Monte San Savino, 27 gennaio 2006.
E in Seeds, Chelsea Editions, New York 2014)

 

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno ... (B. Brecht)

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno … (B. Brecht)

Il rosso e la neve
Nello splendore del supplizio*

Qui è ormai tutto bianco
come una perfetta notte
di Natale mentre una fitta
si conficca nel costato
di questa impotenza
che può solo pensare
al rosso che cola
tra i muri massacrati
di Gaza

*

Qui da noi il padrone è una stella
che ci impone la misura della terra
della farina dell’acqua della dignità
che ci invade e distrugge le case

che ci affama e fa piovere bombe
nel nome di Davide e di Israele
che chiude il cerchio glorioso
della bestemmia Gott mit uns

su noi che non abbiamo più voce
in questo dominio del mondo
sommersi dalle mille voci
che del tempio fanno mercato

su noi resi ciechi e muti dall’oro
che scorre nelle reti e nei nervi e
comanda sapiente voce o silenzio
che non rompa la pace dei servi

o silenzio del dio dei popoli
tra scoppi di brindisi e bombarde
nell’impronunciabile nome YHWH
di un dio che ormai è solo tra gli eserciti

*

e voi qui ancora al caldo della favola di lana
del lupo e dell’agnello – di una stella che brilla
di dollari e uranio minacciata da un esercito
insensato di fame e stracci – di una stella

supernova del pensiero unico dominante di
una destrasinistra che balla abbracciata alle
stesse bugie e bolla da antisemita chi
rifiuta macelleria e storia che fa della speranza

umana una tomba, che rovescia la clessidra
e fa dell’Olocausto un grande ombrello
per coprire meglio tutte le vergogne, che
compra silenzi e falsità di politici e media

O Obama Obama, tu quoque!, ci dici
anche qui yes we can, incurante di quanto
verdelatte ti ha versato la lobby di Sion?, o voi
re della parola, poeti di lumini accesi

e voi che beati nuotate nel mare di cose
appesi alle code dei saldi – bambini dietro
aquiloni d’affari d’oro – non siate troppo disturbati
da bambini sventrati o ammutoliti di terrore
sulla striscia di Gaza

(Gennaio 2009)

*espressione di Michael Foucault, ripresa per la tragedia palestinese anche da Stefano Bologna – vedi http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090107/pagina/01/pezzo/238803/ e http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/lo-splendore-del-supplizio-di-gaza

 

Auschwitz Ingresso

Auschwitz Ingresso

Signoremie

Oh quante volte fare per altre vie la stessa strada
cercando nel passato una strada
dal presente al futuro
Ti ricordi miasignora
che gare di baci carsi
scintille arse e perse nel vento
le cosce tenute come portafogli ricolmi
intenti a non lapidare quel capitale
di sogni e miracoloso nel ventre

Ti ricordi miasignora
il cammino fatto per cercare quel punto
fatto sempre di punti dell’intento
di ricominciare daccapo

e che fatica disperazione e premio
prima e dopo quel punto

Che signora era allora Milano
calda e coicapelli nel vento
una barca alla ricerca del largo
schiaffeggiata dall’acque e baciucchiata dal sole
dopo i massacri recenti della guerra più oscena
tra buchi nel ventre topi sommersi volti riemersi

Entrare in un bar – allora – era come
cucciarsi in un angolo curvo dell’arca
ruotando gli occhi e quel bicchiere
s’una voce giurando riflessa

Stavo con te scorrevamo nel sogno
i sogni belli del dormiveglia in
quell’alba rosata del dopoguerra
ch’aiutava certo a danzare sul mare
cupo di fame e di attese gonfiate
così poveri e ricchi così poveri e ricchi
come noi su questo letto

(Sett. ’97)

(Da La casa sospesa, Joker, Novi L. 2003 e da La piuma e l’artiglio, Editoria & Spettacolo, Roma 2006)

Auschwitz-

Auschwitz-

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26 commenti

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26 risposte a “POESIE PER L’ANNIVERSARIO DELLA MEMORIA di Adam Vaccaro “Memorie del futuro” “Il rosso e la neve” “Signoremie”

  1. La famosa affermazione di Adorno sarà in seguito ridimensionata nella Dialettica negativa: “La sofferenza incessante ha tanto il diritto di esprimersi quanto il martirizzato di urlare; perciò sarà stato un errore la frase che dopo Auschwitz non si possono più scrivere poesie”.

    L’intento di Adorno nella sua Dialettica negativa è di liberare la dialettica dalla sua natura affermativa. Liberare la dialettica da Hegel attraverso una critica al fondamento, e restituire il primato al pensiero legato al contenuto. Il suo antisistema si costruisce grazie a una logica consequenziale che non cerca fondazione ma solo una giustificazione. In risposta all’affermazione di Ludwig Wittgenstein secondo cui “su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, Adorno sostiene come compito e sfida della filosofia, proprio l’indagine intorno a ciò di cui non si può parlare, in questo modo egli intende mostrare il carattere antifilosofico della famosa sentenza wittgensteiniana contenuta nel Tractatus Logico-Philosophicus. Occorre allora comprendere il carattere dialettico di questa contraddizione, districare il paradosso di una filosofia che vuole aprire l’aconcettuale attraverso il concetto, senza per questo renderlo simile, senza uguagliarlo a sé stesso. La contraddizione, in questo senso, è il non identico rispetto all’identità, ed è l’indice della non-verità dell’identità. Per Adorno il concetto è sempre in rapporto con l’aconcettuale, la realtà, ciò che bisogna estinguere è l’autarchia del concetto. Operare con i concetti ma portarli sempre verso il non-identico.

    La consapevolezza del carattere costitutivo del non-concettuale nel concetto scioglie la coazione dell’identità. La conoscenza non possiede mai completamente i suoi oggetti e dunque resta sempre in rapporto con l’eterogeneo. Per questo secondo Adorno bisogna giungere tramite il concetto oltre il concetto stesso. Il pensiero conferma questo movimento in quanto è già in sé, prima di ogni contenuto specifico, una negazione, una resistenza contro ciò che ci viene imposto. La critica non liquida il sistema ma spiega di volta in volta le cose da trattare ricorrendo al modo in cui divennero tali. L’attenzione viene allora rivolta al momento singolo nella sua connessione immanente con gli altri. Si nega così il concetto di limite e si assicura a livello teorico che qualcosa resti sempre fuori, poiché l’essenza dinamica (aconcettuale) e l’essenza statica (concettuale) del sistema sono in conflitto.

    A differenza che in Hegel, secondo il quale il fenomeno è semplicemente un esempio del suo concetto, per Adorno se il pensiero si estraniasse realmente nella cosa allora l’oggetto stesso inizierebbe a parlare sotto lo sguardo costante del pensiero. La negazione per Adorno è la forza che fa saltare l’indissolubile identità di pensiero e oggetto. Pensare filosoficamente è dunque pensare per modelli, una enciclopedia razionale, discontinua, che contiene elementi di autocritica del pensiero e di critica del sistema. Occorre dunque una dialettica che non resti incollata all’identità ma che si apra al contenuto temporale della verità. Ciò che intendeva superare i dogmi grazie alla certezza di sé è divenuta una conoscenza in cui non accade più nulla. Adorno ammette come Hegel che il primato del soggetto (Spirito) sull’oggetto sia fuori discussione, ma critica la logica hegeliana in quanto espelle da sé l’essente determinato. Vi è dunque bisogno di più soggetto poiché il soggetto, privato della sua sovranità diventa la forma di riflessione dell’oggettività.

    L’oggettivazione elimina la qualità ma Adorno ripete che bisogna distinguere ancora nel concetto ciò che sfugge al concetto. Ciò che sfugge è il momento mimetico della conoscenza, l’affinità segreta tra conoscente e conosciuto e la loro differenziazione. L’individuo diventa soggetto nella misura in cui si oggettiva per mezzo della sua coscienza individuale ma ne sfugge attraverso l’autoriflessione. Il pensiero è capace dunque di riconoscere criticamente il carattere coattivo che gli è immanente. Per Adorno solo i concetti possono realizzare ciò che il concetto impedisce. La dialettica negativa si costruisce dunque nel rapporto critico con sé stessa e con la tradizione filosofica precedente.

  2. gabriele fratini

    La frase originale di Adorno mi sembra un po’ una frase ad effetto, una provocazione chiaramente falsa, poiché arte si può fare sempre, che in troppi hanno preso sul serio, cioè come se fosse una frase seria.
    In generale non amo molto questo filone di letteratura della memoria, a forte rischio di retorica. Questi testi sono anche ben scritti, a volte riescono a liberarsi dai legacci della retorica, a volte no. Un saluto.

  3. a chiunque possa interessare, ho postato la sera del 26 questa prosa poetica sul mio blog, sempre in tema

    https://almerighi.wordpress.com/2015/01/26/ventisette-gennaio-1945/

  4. La frase di Adorno, con tutto il rispetto, trovo sia quantomeno poco lucida. (non scrivo stronzata altrimenti vengo censurato) Scrivere poesia dopo le invasioni barbariche, scrivere la Commedia prima della morte nera, scrivere poemi e poesie dopo il genocidio e la rapina perpetrata in Centro e Sudamerica dagli spagnoli, durante l’inquisizione, o dopo il genocidio dei nativi americani, o dopo la Spagnola, o dopo Pol pot, o durante l’Isis, che atto è stato, o cosa sarebbe? Andiamo, se c’è un gesto salvifico è proprio la poesia. Anzi, meno male che c’è poesia!

    Giorgio ti sei accorto che la foto Mussolini/Hitler in realtà è Berlusconi/Renzi?

    Di solito i faziosi, quando si parla di Shoah e giorno della memoria, rinfacciano “perché solo gli ebrei? E gli altri?” Queste bellissime poesie rendono giustizia anche al pontificare degli stolti.

    e voi qui ancora al caldo della favola di lana
    del lupo e dell’agnello – di una stella che brilla
    di dollari e uranio minacciata da un esercito
    insensato di fame e stracci – di una stella

    supernova del pensiero unico dominante di
    una destrasinistra che balla abbracciata alle
    stesse bugie e bolla da antisemita chi
    rifiuta macelleria e storia che fa della speranza

    umana una tomba, che rovescia la clessidra
    e fa dell’Olocausto un grande ombrello
    per coprire meglio tutte le vergogne, che
    compra silenzi e falsità di politici e media

    specialmente questa.

  5. Ritengo che la famosa frase di Adorno (poi precisata meglio in “Dialettica negativa”), debba essere intesa in senso profondamente dialettico, come una provocazione nei confronti di ogni convinzione che la poesia abbia in sé una possibilità “salvifica” (anche questo è un residuo di un pensiero teologico che Adorno dileggia continuamente). Non c’è alcuna salvezza in questo mondo (e neanche nell’altro) e neanche la poesia può rilasciare lasciapassare gratuiti verso la “salvezza” o la “bellezza” (intesa in senso salvifico), il mondo non sarà salvato né dai ragazzini né dagli adulti né dalla Storia, semplicemente perché la “salvezza” non è di questo mondo.
    E poi, diciamocelo francamente: quanti chilometri di poesia “salvifica” ci tocca leggere ogni giorno?
    Credo fermamente che la poesia sia aliena da ogni forma di pensiero salvifico. Per chi vuole salvarsi (dai propri peccati?) c’è il pentimento… ma questo è un altro discorso che ha a che fare con l’atto di fede. Molto semplicemente, la poesia non è un atto di fede.

    • salvifica nei confronti di una quotidianità decadente e fallimentare (vip esclusi) in continua accelerazione

      • gabriele fratini

        Dipende dalla poesia, gentile Giorgio Linguaglossa. Per chi ci crede la Bibbia nel suo complesso è stata scritta con intento salvifico. E in buona parte è scritta in forma poetica. Ma questo vale anche per i testi fondanti delle altre religioni. La poesia ha avuto ed ha un ruolo anche per la “salvezza”. Non è detto che tutti la pensino come Adorno.

  6. Tutto dipende dal tipo di salvezza in cui si spera.
    Del tutto fuori luogo è la salvezza promessa dal Cristianesimo.
    Giorgina

  7. olocausto:

    se mai hai udito lo strepito del maiale cosciente della sua angoscia sgozzata, devi udire dal tuo muso a culo di maiale il tuo strepito mentre sei sgozzato, e vivo ancora gettato nell‘acqua bollente . . . il merito migliore della tua importanza a immagine psicotica di uomo è la tua simile truffa senza giorno della memoria dell’olocausto quotidiano––

  8. antonio sagredo

    scusate per i miei versi, ma per essere coerente con Alfredo De Palchi >>>

    ———————————————————–
    (da : HOG’S SPEW – 2002)

    Abbiate pietà di un maiale sgozzato come un uomo,
    della sua erezione durante la pubblica esecuzione.
    Il suo codino è segno d’onore come i gradi di un generale:
    elica che strizza il vomito di un fantomatico potere.

    antonio sagredo
    Vermicino, 3 luglio 2002
    ———————————
    Il pianto del boia ha il colore rosa del maiale
    quando il supplizio cede il testimone alla visione.
    Le sue mani hanno il prurito di chi ancora per zelo
    opera secondo i vangeli dell’imbianchino e del baffone
    per emulare gli yankee e gli inquisitori, vincere una medaglia…
    una medaglia al valore, quale?!

    (2006)
    ——————————
    (da : Le pattuglie della Trascorsa Misericordia)

    È sospetta la gobba di un tumulo di torba scozzese.
    Le ceneri, vomito di maiale, sognano il sobrio ritorno
    di chi, risorto, dalla bara esce ubriaco come da una bettola,
    per ingannare il proprio epitaffio contro tutte le fatture.

    (2007)
    —————————–
    ( da :Il teologo-idiota e Giuseppe Desa – 2007)

    Per eccesso di carità lui volava così in alto che gli uccelli
    chiesero aiuto a quell’idiota, perché una colta istanza al Principe
    dei Martiri almeno un terrore generasse in quel cuore semplice
    e mai turbato… ma era caro a tutti gli umili perché le sue mani

    erano sporche di sterco di maiale: una fatica devastante
    diffondere il verbo alle bestie di cortile! Il teologo è spaventato:
    conosce la propria colpa, non la carnalità che combatte bellamente.
    Fu un’estasi unica l’ultimo volo di Desa: ne fu gelosa – Santa Teresa!
    ——————————————————————————

    Antonio Sagredo

  9. si pensa tu sia l’altrove da dove nessuno ritorna a
    raccomandarci la gioia del luogo buio o il pianto per la
    pestilenza che l’umano ha il dovere punitivo
    d’infettare e di continuo vomitarsi; la visione, lucida,
    poco a poco si opaca, si spegne e vanisce stella
    trasparente, totale olocausto––

  10. Adam Vaccaro umanista e umanitario scrive poesia su soggetti tristi e crede che l’umanità in generale pensi ai giorni delle orrende memorie. . . la verità e la sincerità stanno all’opposto.
    Io che sinceramente non seguo quelle verità, quelle memorie (ancora cerco di dimenticare le mie personali memorie), noto chiaramente che l’animale umano è l’ipocrita che pretende di avere compassione, pietà, etc. Ciò che accadde e accade di orrendo viene dimenticato in fretta ed entra nella storia giustamente con freddezza.
    “Poesia per l’anniversario della memoria”? Ma chi ti spinge, Adam, a scrivere simili cose. Se l’umano rifiuta di ricordare perché dovrebbe annoiarsi a leggere versi? O sei innocente o insensato, piccolissima differenza che ha la stessa follia. Vedi qui, rari commenti e silenziosi; nessuno vuole parlarne e ricordare, ma non lo dicono perché continuano a fingere di sentire quello che tu senti. Con sincerità io non sento niente, non voglio sentire niente, quindi neanche pretendo di voler sentire, perché non sono umanista e umanitario. Io guardo in faccia anche questa orrenda verità e te l’ho voluta mostrare. . .

  11. caro Alfredo De Palchi,
    anch’io mi sono chiesto chi glielo faccia fare ad Adam Vaccaro di volerci ricordare questa cosa che non si sa bene che cosa sia: l’anniversario della Memoria… In effetti, io mi sento di riprendere l’accusa lanciata da Adorno nel 1949 che dopo Auschwitz non si potesse più scrivere poesia perché ANCHE LA POESIA NON PUò CHE SOCCOMBERE DI FRONTE A TANTO ORRORE… ma gli uomini sono naturalmente orientati verso il presente e l’immediato futuro, non sanno che farsene del passato e della memoria… e così tutti noi ci gettiamo alle spalle questa cosa troppo grande e ingombrante… non direi che lo facciamo consapevolmente per abbrutimento o per ipocrisia, l’ipocrisia e l’inautenticità sono la nostra naturale dimensione e non sapremmo immaginarne un’altra, viviamo in una dimensione totalmente inautentica che ci obbliga ad essere prudenti e polizieschi e ad evitare in ogni momento di esporci.
    Di fatto, cari Alfredo e Adam, la poesia è un atto di fede estetica e l’estetica ha a che fare sempre con la memoria, ma si tratta di una memoria molto molto in profondità, talmente in profondità che noi non ce ne avvediamo, presi nel nostro abbrutimento quotidiano (c’è chi favoleggia di una poesia del quotidiano!) non possiamo fare altro che mentire in falsa coscienza. E fare poesia della falsa coscienza.

  12. Continui a scriverne, a urlare Sig. Vaccaro, non smetta, fosse anche per un solo orecchio! Servisse ad evitare anche un solo omicidio! La retorica è altro non questa, la sotira fotte chi dimentica.

    ricordare la strada,
    ogni giorno ricordare
    non smettere,
    perché in storia
    chi dimentica si fotte,

    ragione non è oblio
    dei rapporti con caino,
    nessuno dialogo obbligato
    con chi conosce il dio
    delle feste comandate

    sul resto ragionano gli oroscopi,

    nessuno sa cosa accadrà
    nel giro di tre giorni,
    gli altri hanno avuto figli
    che nascondono origini
    coperte di vergogna,

    fortunato chi non c’era
    ma ricorda codici Ibm
    tatuati su ogni braccio,
    altri verranno dai campi
    per ricordare ancora

  13. Gentile Adam Vaccaro,
    continui a scrivere per ricordare questo abominio.
    Io faccio altrettanto, scrivendo o almeno “postando” tutti gli anni la poesia “Shoah”, in memoria degli innocenti vittime di una follia omicida.
    Giorgina Busca Gernetti

  14. Sono stato ad Auschwitz. Terribile, dice poco. Che se ne parli.
    Altra cosa è la qualità della scrittura che si occupa del tema. In questo caso, registro una retorica di fondo, sempre in agguato.

    • La retorica cos’è in fondo? Avere cinque figurine Panini ripetute di Sandro Mazzola, quattro si possono scambiare con altri calciatori. Retorica è insistere troppo sullo stesso argomento, a cadenza, soprattutto quando la data dice che si DEVE. La scrittura è retorica forse, perché purtroppo le immagini sono quelle e non si possono cambiare. Resta il fatto che se certa retorica verrà assimilata all’inutile, allora la storia (e lo fa in continuazione proprio per questo) ci fotterà di nuovo.

  15. Ogni giorno per me è giorno della memoria. La memoria a cui penso con profonda sofferenza, totalmente personale che scandalizza I “benpensanti”, è il quotidiano olocausto degli animali. organizzato con ferocia e truculenza.
    Se da quando scese dall’albero l’animale umano commette orrori sui proprii simili, perché dovrei scandalizzarmi.
    Dalla crudele esperienza della mia adolescenza imparai In fretta a essere indifferente verso ogni truculento atto naturale (volontà di dio per chi ci crede) e ogni sanguinario atto di animali umani su altri simili. Le grida di dolore, di prefiche, siano urlate pure in versi e commenti che urgono Adam Vaccaro a continuare. . . d’accordo, ma che non si parli di retorica quando non ce n’è. Io, che non ne faccio, e che soffro profondamente, non saprei scrivere una riga sulla vita disperata delle speci animli e del loro quotidiano olocausto (in un senso Invidio la capacità di Adam). Li assisto a vivere dove si trovano donando annualmente somme di denaro a varie associazioni animalistiche non-profit. Che ogni giorno sia per me giorno della memoria è più importante di qualsiasi altro anniversario.

  16. Cari amici e interlocutori del blog,
    sì, gli animali vanno rispettati, però ci sono anche gli uomini, qualcuno dice che è iniziata la IV guerra mondiale. Mi sembra una osservazione giusta e centrata, ma chi se ne è accorto?, Gli uomini vengono sgozzati some vitellini, le guerre sono sempre più guerre di sterminio di etnie e di chi abbraccia confessioni religiose non tollerate… mi sembra che una follia generale abbia soppiantato i valori della saggezza e del rispetto per chi non pensa in modo autoritario, vedo dovunque manifestazioni di intolleranza e di rigetto anche nel mondo della cosiddetta cultura e della politica. Il panorama generale non induce certo all’ottimismo. E allora, che fare se non ricordare che la barbarie è sempre alle porte?

  17. Intuii che la Signora Giorgina Busca Gernetti fosse anche una buona e generosa persona quando mesi fa su questo blog rispose a me che le moine le fa al suo gatto. Immagini quante io ne faccio ai miei due gatti
    tigrotti.

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