POESIE SCELTE di Ottavio Rossani Da “L’ignota battaglia” (2005) sul TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO

Philippe Calandre, Utopie 2, 2013, stampa su foglio di alluminio e a getto di inchiostro, inquadrata con scatola americana

Philippe Calandre, Utopie 2, 2013, stampa su foglio di alluminio e a getto di inchiostro, inquadrata con scatola americana

(Invitiamo tutti i lettori ad inviare alla e-mail di Giorgio Linguaglossa glinguaglossa@gmail.com per la pubblicazione sul blog poesie edite o inedite sul tema proposto)

L’isola dell’utopia è quell’isola che non esiste se non nell’immaginazione dei poeti e degli utopisti. L’Utopìa (il titolo originale in latino è Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia), è una narrazione di Tommaso Moro, pubblicato in latino aulico nel 1516, in cui è descritto il viaggio immaginario di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus) in una immaginaria isola abitata da una comunità ideale.”Utopia“, infatti, può essere intesa come la latinizzazione dal greco sia di Εὐτοπεία, frase composta dal prefisso greco ευ– che significa bene eτóπος (tópos), che significa luogo, seguito dal suffisso -εία (quindi ottimo luogo), sia di Οὐτοπεία, considerando la U iniziale come la contrazione del greco οὐ(non), e che cioè la parola utopia equivalga a non-luogo, a luogo inesistente o immaginario. Tuttavia, è molto probabile che quest’ambiguità fosse nelle intenzioni di Moro, e che quindi il significato più corretto del neologismo sia la congiunzione delle due accezioni, ovvero “l’ottimo luogo (non è) in alcun luogo“, che è divenuto anche il significato moderno della parola utopia. Effettivamente, l’opera narra di un’isola ideale (l’ottimo luogo), pur mettendone in risalto il fatto che esso non possa essere realizzato concretamente (nessun luogo).

ottavio rossani

ottavio rossani

 Ottavio Rossani (Sellia Marina, 1944), vive a Milano, dove si è laureato In Scienze Politiche e sociali all’Università Cattolica. Poeta, scrittore, pittore e ogni tanto regista teatrale. Come giornalista – 40 anni al Corriere della Sera – ha viaggiato in diversi continenti e ha incontrato e intervistato potenti e umili negli ambiti della cultura, della politica, della  cronaca. Ha scritto saggi di letteratura, storia e arte. Sei i libri di poesia: Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Il fulmine nel tuo giardino (1994), L’ignota battaglia (2005) e Riti di seduzione (2013). Tra i diversi saggi, Leonardo Sciascia (1990) e Stato società e briganti nel Risorgimento italiano (2002, tre edizioni). Un lungo racconto storico: Servitore vostro illustrissimo et devotissimo (1995). Molte le plaquette di poesie, tra cui Finestre aperte (2011), alcune corredate da suoi disegni. I suoi quadri sono in collezioni private, in Italia e all’estero; una trentina le mostre personali e collettive. Una sua pièce, Se mi vengono i brividi,  è stata rappresentata a Buenos Aires, con la sua regia. Collabora con alcuni quotidiani e riviste culturali. Responsabile del blog “Poesia” sul Corriere della Sera on line (http://poesia.corriere.it).

 Ottavio Rossani L'ignota battaglia.

da Ottavio Rossani L’ignota battaglia (Iride/Rubbettino, 2005, pagg. 63, euro 6,50)

Ordini

Tu, mano sinistra, non ci sei più.
Mano destra, sparisci anche tu.
Ora, gambe unite, navigate vuote.
Nasconditi, ventre riottoso,
nell’ovattato buio delle lenzuola.
Resta tu, cuore, a ricevere gli ordini
dalla mente che insegue bagliori.
E obbedisci, per salvaguardare
il candore delle immagini originarie.

2.
S’attutiscono i rumori negli occhi
chiusi, la stanza tutta nera.
Raccolti i fili del giorno incandescente,
liberati i desideri pulsanti d’incertezza,
eseguirai con scrupolo i decreti
nel mare dei silenzi purificatori.

3.
Quando la casa di legno scricchiolava,
spalancavo gli occhi nel buio compatto
alla sciabola minacciosa e sfolgorante.
Ma non vedevo il saraceno che ghignava
in attesa di vibrare il colpo mortale.
Reprimevo il fiato per svenire.
“Se non mi sente vivo, rinuncerà”.

ottavio rossani

ottavio rossani

 

 

 

 

 

 

 

 

4.
E mi spezzai un braccio sulla sabbia
saltando, come pirata all’arrembaggio,
la balaustra di legno, solo un metro.
Ogni notte all’esagitato risveglio,
al lume ti facevo misurare, sorella,
per un rapido assonnato responso,
quanto fosse corto dopo l’ingessatura.
Perché correndo investìi la bicicletta
che dal sopracciglio provocò il sangue?
Perché Totò mi beffò di sorpresa, intriso
di febbre, con l’ultimo stentato sorriso?
Ti raccontai poi del diafano Michele,
disfatto dalla leucemia, assistito
da un prete con vane giaculatorie?

5.
Quando tesi la mano verso l’arancia
dietro la staccionata scoppiò un petardo.
Il guardiano saltellò di livore.
Da lì cominciò la smania di partire
con quel treno amante a sbuffi,
dio di mio padre finalmente premiato.
Odiai il Polifemo degli aranci.
Tra gli ulivi m’innamorai della luna
che schiariva il sentiero di casa.
Sognai a lungo una nave tutta bianca.
Ti regalai, in piedi, un serto di parole
E me n’ andai sferzato d’ardimento
a cercare qualcosa d’oro come Giasone.
Sul cocchio mi vedevo sfrontato e aitante.
I nemici aspettavano al con fin e.
Bisognava attraversare un vorticoso fiume.
Non so spiegare come sgominai
le falangi dei pidocchi bianchi
che accerchiavano le mie strade.
Tornai magro e vittorioso a prenderti
Per condurti nella mia nuova terra
dove nessuno ride della libertà.

6.
“Il tempo cancella gli affanni”,
sancì la saggezza di un filosofo.
Io qui smentisco tale virtù:
l’esperienza acuisce sensi e malumori.
Credevo fosse indistruttibile
la forza dell’intelligenza.
Sempre indifeso raccolsi e archiviai
Sconfitte, ferite, cicatrici.
Ma bruciai la parola rassegnazione.

7.
Per evitare insonnie devastanti
Ho imparato a dispensare comandi
alle membra avide di vigore.
Così, a tratti dormo e mi rigenero.
E quando tornano gli assalitori
sono pronto a ricominciare la battaglia.

copertina ottavio rossani

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4 commenti

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4 risposte a “POESIE SCELTE di Ottavio Rossani Da “L’ignota battaglia” (2005) sul TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO

  1. “Tra gli ulivi m’innamorai della luna / che schiariva il sentiero di casa”.
    Dopo aver letto i canti di Hajdari (dolorosi e raffinatissimi), sentivo il bisogno di un verso come questo. Rossani mi perdonerà se non ho notato altro.

  2. Mi sembra che la strada maestra della poesia di Ottavio Rossani sia la indagine esistenziale condotta entro un quadro di riferimenti oggettuali dal quale si evince l’influenza della poesia lombarda (la cd. poesia degli oggetti). Il risultato è una poesia che coniuga due registri: quello dell’iperbole e della metafora tipica della poesia del Sud («Tra gli ulivi m’innamorai della luna / che schiariva il sentiero di casa»; quello di certi tipici paesaggi della memoria della poesia mediterranea: «Odiai il Polifemo degli aranci»; «E me n’ andai sferzato d’ardimento / a cercare qualcosa d’oro come Giasone») e quello del “quotidiano” tipico della poesia lombarda. È dalla fusione di questi due registri che vive la poesia di Ottavio Rossani e dai quali trae alimento.
    E si sa che quanto più è grande la banda di oscillazione stilistica di una forma-poesia tanto più è problematico risolvere la molteplicità degli stili in uno stile omogeneo. Ma è questa, ritengo, la via maestra per fare una poesia di ampio spettro stilistico, tentare di forzare le porte d’Ercole della strettoia in cui si è venuta a trovare la poesia italiana contemporanea che invece rinuncia alla omogeneizzazione di stili e tradizioni diversificate e differenti.

  3. gabriele fratini

    Ho trovato gradevoli questi versi, che si aprono con una specie di incantesimo che trasporta il lettore in atmosfere fiabesche sospese tra mitologia e ricordi personali. Un saluto

  4. Ci sono alcuni versi che mi piacciono molto, ma nel complesso ho dubbi. Poi, personalmente gradisco la poesia n.6. Un fatto personale, lo ammetto.
    Ricordo di aver letto il libro Teatrino delle scomparse (1992). Qualcosa (qualcosa) è rimasta nella mia memoria.

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