QUATTRO POESIE INEDITE di Giuliana Lucchini “lucente Geminide L’assurdo vivibile cadere” “o Vita, Vita” “Les mots d’amour..” “Ceppo dell’albero genealogico” SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO

Giuliana Lucchini non luogo

sciame di meteròidi cadenti dalla costellazione dei Gemelli sulla vasta conca di cielo sopra ‘Villa Tre Colli’ – lucente Geminide

 Giuliana Lucchini vive a Roma e si dedica alla poesia con testi, traduzioni, note critiche, recensioni, saggi. Ha tradotto tutti i sonetti di Shakespeare. Fra gli ultimi libri di poesia propria, L’Ombra gestuale (2011), Non morire mai (2011), Donde hay música (2012), Amare (2013).

L’assurdo vivibile cadere.

Sonorità eravamo, incontri – cocci?
due palle da biliardo
in cozzo fra loro. Chi vinse?
Chi di più resistette al gioco?

Ed ora ti accolgo
furente di raggi,
quando alle necessità del cuore
saetti in atmosfera, lucente Geminide :

o invadente Amore sempre ritrovato
mentre taciturno discendi ed elettrico,
visibile tra cirri, un dito alla bocca,
a violentare il tacere dei cieli.

13-14 dicembre 2014, notte

Giuliana Lucchini alla finestra di casa

Giuliana Lucchini alla finestra di casa

o Vita, Vita

.
Fissata sta la traccia, e lucida, due
rette parallele, direzione andata e ritorno.
Dall’inizio alla fine, sì, lo spazio e
il movimento dei tuoi occhi sono
il tempo oggettivo della verità
nella sfera calda della luce. Interprete
della bellezza durevole, fino a quando ..

Quando il sole nasce
ti alzi
quando il sole cala
ti corichi.

Cosa pensi cosa fai
dipende dal luogo in apparenza statico
dove ti trovi per il momento impressa
a respirare. Fausto o tetro. Gaio
accadere. “Vifitafa”.

“ – Sarò bellissima”.

Allora guardi e disponi, bambina,
organizzi le idee agli eventi, sul grande
specchio ballerina ti posizioni verticale,
intersechi il raggio dove tutto
alla terra si distende in una slitta.

Prima, ora, dopo : la sequenza
d’immagine trasporta
il flusso al cuore, cedevole d’eterno.
Un cuore ad alucce, foglio di libro strappato
in cui si legge dentro.

Che canta, che grida.

Dal lontano futuro all’inquieto passato che ritorna
sopra un punto fuggitivo, un punto solo,
del muovere infinito (♬♬ “Fuochi in mezzo al cielo”(1) )
infine tu, la mano alzata sei. Tu e solo tu,
distanza fra le forme di uno stesso corpo
che dura, fra ciò che è bello e ciò che è finito,
resti sempre la stessa, Vita, scrivi la pagina.

[ (1) canzone Paola Turci]

Giuliana Lucchini Andy Warhol's style - Marta B. fecit

Giuliana Lucchini Andy Warhol’s style – Marta Bochicchio fecit (fine 2014 – inizio 2015)

♬♬ “Les mots d’amour ..” (1)

.
Vive soltanto nella mente o
esiste l’altrove
nel luogo che non fu?

dove fluivano nell’aria ♬♬ “Les mots d’amour ..”

Entrare nella torre,
per scale contorte salire fino
ai merli – merli di muro, merli di piuma,
fischiano con il vento – la tramontana

salire sulle nevi, lassù ..

Invocava la sera il cielo dipinto –
il fiore del vaso in sé era e moriva,
così la luce finiva,

cuscino per la notte.

Molte erano le stanze, scenari,
dove parlare ad un sipario d’occhi,
i corridoi strade, luci di pavimenti rossi,

il sonno della tenebra.

Per ogni stanza uno strumento musicale,
per ogni strumento un orologio di segreteria,
cornice d’argento, metronomo nell’angolo,

le dita con ali la bocca nel pensiero ..

Notti,
concerti, silenzi – letti
l’affastellarsi in mente degli eventi

E tutto nel petto riposava
il tempo ritrovato
memoria di quello che fu,

prima che l’arpa di sopra lacerasse
le sue corde non più toccate
da te

(1) (Edith Piaf)

 Castello notturno

Castello notturno

Ceppo dell’albero genealogico

Pendeva dal ramo.
E la neve gli dipinse le braccia,
gli irrigidì di bianco la pelle, gli destinò
la trasparenza sottile del ghiaccio.

Lo guardavamo portare nel bianco
la nobile luce del lutto.

Lui che sembrava morto dentro il tuo cuore,
e adesso riappariva
sulla distesa degli altri viventi
terso davanti ai tuoi occhi.

Suonando un flauto traverso.

NEVE in piccolo

35 commenti

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35 risposte a “QUATTRO POESIE INEDITE di Giuliana Lucchini “lucente Geminide L’assurdo vivibile cadere” “o Vita, Vita” “Les mots d’amour..” “Ceppo dell’albero genealogico” SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO

  1. Conobbi Giuliana Lucchini nel 1992 quando la chiamai a collaborare a Poiesis, la rivista che poi prese il via ma senza di lei, che si ritrasse schiva e solitaria nell’ombra che predilige. Giuliana Lucchini ha compiuto un lungo tragitto dai suoi esordi in stile post-sperimentale (ma di uno sperimentalismo tutto in interiore homine) alla fine degli anni Settanta a quest’ultimo linguaggio diffratto e distopico della sua maturità espressiva. L’andatura del suo passo è ad un tempo imperioso e sibillino, evasivo e implicito, impiega con dovizia lo straniamento delle parole e lo sviamento, il deragliamento delle immagini, così che il lettore viene sempre sbalzato da una nota implicita ad un’altra evasiva quasi la Lucchini volesse eludere da parte del lettore un eccesso di familiarità o un supplemento di indagine. La sua poesia è refrattaria all’indagine, non si offre volentieri anzi, non si offre affatto, ibrida e frigida non consente al lettore alcuna facile familiarità, quando senti di afferrarla già subito si allontana con un guizzo. Appare inesplicabile dietro l’inferriata delle parole:

    Fissata sta la traccia, e lucida, due
    rette parallele, direzione andata e ritorno.
    Dall’inizio alla fine, sì, lo spazio e
    il movimento dei tuoi occhi sono
    il tempo oggettivo della verità
    nella sfera calda della luce. Interprete
    della bellezza durevole, fino a quando ..

  2. Quando il sole nasce
    ti alzi
    quando il sole cala
    ti corichi.

    Una versione molto elementare della vita dell’uomo (e di parte del mondo animale), un po come quando Pedro Pietri, poeta agli antipodi in tutto e per tutto, ha scritto con maggior sarcasmo

    Tutto quel che posso dire in verità di me stesso | è che dopo il lunedì viene il martedì

    è una poesia tranquilla, di gradevole lettura, ben scritta, ma non ci vedo particolari colpi d’ala

  3. alvaro

    io non ci vedo nulla

  4. Nemmeno io. Poi mi chiedo come sia la giornata di un uomo che lavora di notte, si alza al tramonto e si corica al sorgere del sole. Per lui esiste solo il buio della notte, ma non certo come per Ciàula nel celebre racconto di Pirandello. Ah già! Pirandello per molti è “out”.
    Giorgina BG

  5. Gabriele Fratini

    A mio parere la bontà di queste poesie non va cercata nella profondità dei contenuti, nelle arguzie del pensiero o nei sofisticati concetti, analizzando quindi parola per parola, perché non credo sia questo l’intento dell’autrice. Non sono poesie filosofiche. Sono testi “musicali”, specie le prime tre (la terza è piuttosto bella) che evocano e accompagnano il lettore nell'”ascolto”.

    “o invadente Amore sempre ritrovato
    mentre taciturno discendi ed elettrico,
    visibile tra cirri, un dito alla bocca,
    a violentare il tacere dei cieli.”

    In questi versi la musica s’infervora e chiude con uno squillo molto espressivo.
    Ne Les mots d’amour la quiete si distende su atmosfere yeatsiane (La torre e La scala a chiocciola sono due famose raccolte del grande poeta irlandese, immagini che qui ritroviamo) e crea una gran bella poesia. Per i miei gusti ovviamente. Un saluto.

  6. Pasquale Balestriere

    Ha bisogno di silenzio, la poesia di Giuliana Lucchini. Docilmente richiede attenzione e raccoglimento. Il tono è appena percettibile, l’orecchio del destinatario deve essere allenato. Siamo di fronte a un canto pacato e sommesso, quasi ritroso e pudico, che al massimo accenna, suggerisce, allude; e il tessuto poetico, attraversato da feconde intuizioni, rivela una verbalità tuttavia mossa e ricca di sfumature, che si compone in immagini insolite, a volte inedite, opportunamente bilanciate e risolte in flussi melodici a fior di labbra. Trovo davvero molto bella l’ultima poesia, “Ceppo dell’albero genealogico” dove, a mio giudizio, tutto è meravigliosamente al posto giusto.
    Pasquale Balestriere

    • almerigo // alvaro : misteri di un nome.
      E tu,bella Giorgina.
      Vediamo chi sa scrivere meglio con poche parole questo concetto di ripetibilità del fluire quotidiano (e nello stesso contesto).
      Grazie
      Giuliana Lucchini

      • Cara Signora Lucchini, mi spieghi questa locuzione:

        almerigo // alvaro : misteri di un nome

        grazie

        • Non credo sia corretto né educato storpiare il cognome di un commentatore (tra l’altro il mio commento non era nemmeno negativo) e avvicinarlo a quello di un altro commentatore, insinuando forse si tratti della stessa persona. Chiedo l’intervento del Responsabile del blog. In caso contrario cesserò ogni attività di commento e/o di proposta. I botta e risposta vanno bene, le risposte acide e insinuanti no. Ma che si crede questa? Grazie.

      • Egregia, anzi, eccellentissima signora Giuliana Lucchini,
        come si permette di interpellarmi in modo così cameratesco: “E tu, bella Giorgina”? Abbiamo mai mangiato insieme? (cerchi sul vocabolario il significato di questo motto che risale agli antichi Greci) .
        A lei non devo dimostrare proprio nulla, tanto più che, arrogantemente, dice: “Vediamo chi sa scrivere meglio…” .
        Non la saluto nemmeno perché non se lo merita, arrogante com’è.
        Giorgina Busca Gernetti

        • Mi unisco a Flavio Almerighi, dato che la signora Lucchini ci ha interpellati insieme in modo insinuante, nell’invocare l’intervento del Responsabile di questo blog. La correttezza nel dibattito, pur se con opinioni opposte, è indispensabile in un blog serio come era “L’Ombra” prima.
          Anch’io me ne andrò disgustata, se non verranno scuse da chi crede di essere chissà chi.
          Giorgina Busca Gernetti

  7. Vorrei ricordare a Giuliana Lucchini e agli altri autori che pubblicano sull’Ombra che è vietato rispondere a valutazioni negative o parzialmente negative delle opere con commenti derisori ma di attenersi sempre al piano testuale delle poesie proposte.

  8. Forse poco poco di disposizione all’amicizia e alla leggera ironia fra gente che parla la stessa lingua non guasterebbe. Chiedo scusa per i fraintendimenti.
    G.L.

    • Io non parlo la sua stessa lingua. La mia educazione mi impedisce di rivolgermi alle persone con un tono così sprezzante e soprattutto arrogante. Non lo farei nemmeno con le persone con cui sono in confidenza (pochissime).Comunque accetto le scuse.
      Giorgina BG

  9. Forse poco poco di disposizione all’amicizia e alla leggera ironia fra gente che parla la stessa lingua non guasterebbe. Chiedo scusa per i fraintendimenti.
    Vi voglio bene.
    G.L.

    • Vedo che è stata sciolta in modo per me comprensibile l’abbreviazione da SMS che chiudeva la seconda copia delle scuse. L’espressione “Vi voglio bene” mi sembra una presa in giro tanto quanto l’espressione irrispettosa iniziale: “E tu,bella Giorgina “ e l’altra: “Forse poco poco di disposizione all’amicizia”.
      Sinceramente non credo né alla sua volontà di amicizia, né al bene che dichiara di volere a noi due (perché poi insieme?), né alla sincerità delle sue scuse.
      Ritiro quindi la mia accettazione delle scuse finché non saranno presentate in modo educato e rispettoso.
      Risparmi per i suoi amici questa ironia di bassa lega.
      Giorgina Buscs Gernetti

  10. Il Narvalo

    Giuliana Lucchini, le sue poesie non sono nelle mie corde, e ha pure un carattere un po’ permalosetto (ma forse, qui, un po’ tutti); però, mi permetta di dirle una cosa: lei è molto bella.

  11. @ Il Narvalo”
    ” carattere permalosetto…ma forse, qui, un po’ tutti ”
    Se si riferisce a me circa l’essere permalosa, le ricordo la differenza tra la buona educazione e i modi irrispettosi di qualche blogger.
    Giorgina Busca Gerneti

  12. Rivolgo una preghiera a tutti gli interlocutori del blog di non interpretare gli interventi dei commentatori come rivolti contro le persone. Il mio augurio è che i commenti siano sempre attinenti ai testi proposti e non facciano riferimento alle persone. Grazie per l’attenzione.

  13. marconofrio1971

    La tendenza ad interpretare il giudizio sul testo come rivolto alla persona nasce – al di là di certi commenti talvolta effettivamente personalistici – dal fatto che ogni poeta percepisce e considera il proprio testo come parte stessa della propria persona, coincidente anzi con il suo valore spirituale più alto e prezioso. “Se rifiutano la tua poesia, rifiutano la parte migliore di te”: ci si sente colpiti nel cuore più profondo. Ogni poeta investe tantissimo sulle parole che scrive. E’ umano e normale. Io proporrei questa regola: è vietato ad ogni poeta proposto (a meno che direttamente interpellato o richiesto) di replicare ai commenti dei bloggers. Si legge in silenzio e si “incassano” impassibilmente le eventuali reazioni, positive o negative che siano. Sta ovviamente alla buona educazione dei commentatori attenersi al testo ed esprimersi con gentilezza, anche in caso di parere sfavorevole, evitando ogni inutile polemica.

  14. Al di là di alcuni versi buoni (Invocava la sera il cielo dipinto –
    il fiore del vaso in sé era e moriva) e qualche effetto a chiusura (prima che l’arpa di sopra lacerasse/le sue corde non più toccate) il resto dei testi si muovono in uno standard novecentesco senza nessun colpo d’ala significativo. Ma noi, esigenti, vogliamo che un testo si schiuda fin dalle prime battute.

    In effetti ha ragione il Narvalo (l’ho conosciuto in una mia precedente vita da pesce, ora sono un mammifero) che ha anticipata un mio commento di qualche giorno fa, pensato e mai scritto.

    Noto che il condominio si è allargato a giovani che però invece di portare nuova linfa (alcuni giocano ancora con la tombola, 7-7-8-8 senza arrivare al 13, al 14 o al 15, e nemmeno retrocedere al 9, numero difficile da tenere nella metrica italiana) si comportano da ggggiovani e invece di salutare i condòmini incontrandoli per le scale si limitano a insultarli, anche se con non tanto velata ironia. Il Narvalo, invece, di ironia ne ha da vendere, leggendo il suo commento, sottilissimo, a questo post.

    Ma tra le nuove generazioni vi è una scrittrice, a mio giudizio, presentata in queste pagine, che non gioca a tombola e va dritta per la sua strada, incurante dei semafori. Ambra Simeone.

    • Gabriele Fratini

      Gentile Panetta, se posso permettermi visto che mi ha chiamato in causa, a lei però non riesce bene l’ironia perché è troppo esposta, non è mai velata. Si fa sempre sgamare 🙂

    • Il Narvalo

      Caro Panetta, grazie per la solidarietà. è sempre più difficile non farsi prendere sul serio.

  15. Non ho peli sulla lingua. L’ironia la lascio a chi ha più capacità di me. E poi perché la prende sul personale? Anche sulla base di quanto qui affermato da Linguaglossa e sottolineato da Onofrio. Ha coda di paglia? Vada a leggere la sua di pagina, ho lasciato un commento ironico anche lì.

    Poi mi spieghi il senso di queste sue affermazioni “la maggiore critica è il silenzio, l’indifferenza. Bene o male purché se ne parli!”

    Silenzio o ciarla? Non ho ben capito.

    • Gabriele Fratini

      @ Panetta
      Se qualcuno mi critica mi prende in considerazione. Se non mi critica per lui non esisto. E’ un concetto elementare ma vero.
      Prenda un esempio molto famoso, Carducci oggi è criticato ovunque, tutti fanno a gara a dire che è un “minore” eppure sta su tutte le antologie d’italia, in tutte le librerie e volenti o nolenti lo leggono tutti. Fa discutere. Se fosse realmente un minore nessuno si affannerebbe a dire che è tale. Nessuno si preoccupa di dire ad es. che Claudio Achillini è un minore, o Stefano Protonotaro. Semplicemente non frega niente a nessuno, nessuno legge i loro testi (a parte me e pochi altri appassionati, forse malati 🙂 ).
      Anche lei discutendo con me, di fatto mi sta dando importanza. Ci pensi, se vuole. Più mi punzecchia e più mi da importanza. Chi veramente non mi calcola è colui che mi ignora. Buone cose e buona notte.

  16. Di solito vado a letto tardi, non mi saluti anche a mezzogiorno con la buona notte, per favore.
    Carducci? Colpa dei curatori delle antologie, soprattutto scolastiche, che non hanno altro da proporre per coprire il vuoto che si creerebbe eliminandolo. E poi ha vinto il Nobel, che figura ci facciamo con la Svezia e con Alfred Nobel inventore della dinamite, se eliminiamo Carducci dalle antologie?

    Una poetessa, Giorgia Stecher intitolò un suo libro, Quale Nobel Bettina, con grande ironia. Lei di ironia ne aveva da vendere. Sottile, femminile, grande, grande.

    Lei fa ricorso a un piccolo trucco psicologico quando dice che discutendo con Lei io Le attribuisco importanza. In realtà Lei mi è simpatico, mi ricorda me adolescente, con la tombola. Per cui le ribadisco “Adhic sub iudice lis est.”

    • Gabriele Fratini

      Giorgia chi ? 😉
      La conosciamo solo in pochi, e io da poco.

      Sto allattando la nipotina qua si fa nottata mi sa quindi tempo ne avrei anche per continuare ma non voglio appesantire lo spazio di Lucchini con la quale anzi mi scuso per aver deragliato dalle due poesie. Meglio abbandonare, saluti.

      • E’ il problema dei giovani, riconoscono solo i pochi che stazionano nelle grandi camarille, ma non pensano che loro stessi saranno oggetto della stessa Ombra, nonostante il lumicino accesso.
        Allatti pure la nipotina, ma non si sostituisca alla madre. E’ un inganno. E la nipotina prima o poi se ne renderà conto.

        N.B. Già detto cosa penso della poesia di Lucchini, quanto al suo “oggetto” mi sfugge. Vedrò meglio di circoscriverlo.

  17. Giuseppina Di Leo

    Un’attenzione all’oggetto e soprattutto la cura della parola impreziosiscono queste poesie davvero molto belle. Complimenti a Giuliana Lucchini.

  18. Giuseppina Di Leo

    Caro Giuseppe Panetta, per oggetto intendo il tema di ‘partenza’ dal quale Giuliana Lucchini prende le mosse per poi passare a ‘guardarsi’ in relazione ad esso. Una chiave di lettura non semplice, me ne rendo conto.

  19. alvaro

    Io sono Alvaro Giacometti e nessun altro. Non mi nascondo il nome di nessuno. La sua affermazione non meritava risposta e le sue poesie non meritano nessun approfondimento

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