DIECI POESIE INEDITE di Gabriella Kuferzin da “Symphony No. 2″  con una nota dell’autrice e un Commento di Giorgio Linguaglossa

film belle de jour  con Catherine Deneuve

film belle de jour con Catherine Deneuve

 Gabriella Kuferzin è autrice completamente inedita, questa è la sua prima pubblicazione; è nata a Trieste nel 1964. Di madrelingua slovena, si è trasferita a Cittadella (PD) all’età di sei anni e ha studiato lingue straniere all’Università di Venezia. Insegna Inglese alla Scuola Secondaria Inferiore di Cittadella. Ama l’arte in tutte le sue forme che tende a sperimentare quando e come può. Dopo anni di depressione la poesia l’ha aiutata a trovare una dimensione e a tentare di capire se stessa.

Nota dell’autrice

Nelle poesie di questa breve raccolta, scritte in diversi periodi nell’arco di cinque o sei anni, scandaglio non solo gli anfratti del mio io ma affronto anche vaste tematiche, che vanno dall’essere poeta alla poesia in sé, alla filosofia, alla depressione, alla letteratura, ad avvenimenti accaduti come le bombe nella metropolitana di Londra, oppure scrivo semplici cartoline da Boston. Gioco con la lingua, con i ritmi, azzardo versi scrivendoli e riscrivendoli, scarnificandoli fino all’osso, e, rileggendomi, ne sono sempre insoddisfatta. E’ un mio difetto: dopo aver visto l’abisso, voler vivere troppo intensamente, come se ogni giorno fosse l’ultimo, voler provare tutto, magari senza concludere nulla ma, anche se per brevi attimi, gioire dell’ineffabile bellezza della mente umana. Quella degli altri e anche la mia.

Commento di Giorgio Linguaglossa

Quando lessi queste poesie di Gabriella Kuferzin (propostami da Flavio Almerighi) rimasi molto colpito dalla asciuttezza della sua versificazione e dalla capacità che dimostrava l’autrice di utilizzare il lessico come pietre appuntite, come armi di difesa e di offesa; un lessico affilato come ossidiana quello dell’autrice, breve, preciso, scolpito. Con le sue parole:

«Gioco con la lingua, con i ritmi, azzardo versi scrivendoli e riscrivendoli, scarnificandoli fino all’osso, e, rileggendomi, ne sono sempre insoddisfatta. E’ un mio difetto: dopo aver visto l’abisso, voler vivere troppo intensamente, come se ogni giorno fosse l’ultimo, voler provare tutto, magari senza concludere nulla ma, anche se per brevi attimi, gioire dell’ineffabile bellezza della mente umana. Quella degli altri e anche la mia».

Una poesia che si immerge decisa nell’autoanalisi, alla scoperta di se stessa, una ininterrotta immersione alla scoperta del buco nero dell’esistenza con un coraggio encomiabile e ammirevole. Un tipo di poesia che ha come capostipite l’americana Sylvia Plath di “Ariel” e di “Lady Lazarus” e che da noi ha avuto dei tentativi di imitazione da parte di tante generazioni di poetesse ma tutti mal riusciti perché non è affatto facile mimare un tormento linguistico senza che vi sia un sotto stante tormento esistenziale. Nella Kuferzin invece si può percepire la genuinità di ciò che scrive perché l’autrice non cerca mai di mettere in vetrina i propri tormenti interiori ma anzi tende a nasconderli sotto il velo delle metafore. Complimenti.

Bella di giorno film di Bunuel con Catherine Deneuve

Bella di giorno film di Bunuel con Catherine Deneuve

 

Symphony No. 2

Un abbaglio
sul metallo
gelido dell’ala
ed è
un nuovo sole

fuori dalle nebbie instabili
da multiformi ansiti di vuoto
via dalla palpitazione ritmica
di oboi misteriosi
un volo oltre le nuvole
in un largo maestoso

dilatazione cosmica del tempo
battiti decelerati
si espande l’orizzonte
sugli ondeggianti afflati

plana la sinfonia e gli archi
ne danno la misura
e il mondo sottostante
diventa solamente
una reminiscenza oscura.

.
Symphony No. 2, Philip Glass
sul volo London-Esbjerg, 11.04.200

Bella di giorno film di Bunuel con Catherine Deneuve

Bella di giorno film di Bunuel con Catherine Deneuve

The Bostonians

Fra i due pinnacoli
del Longfellow Bridge si adagia
il sole prima di morire
scie di un rosso buono
caldo lungo il fiume
alle spalle boulevard francesi
nozze di Figaro sull’erba
e
abbracciate alla laguna sotto i salici
due gondole riposano sognando
il Vecchio Mondo oltre i grattacieli.
Underground

Mind — the gap.
ripeteva la voce sicura
ad ogni stantuffante apertura
di porta automatica

Chissà se lo dice ancora a chi
va nel girone dei deflagrati
a raccattar brandelli
di sorrisi e sangue raggrumato

mentre il vento dondola
fotografie impiccate
ad un afono “ecce homo”
di ogni lampione prosternato
su fiori lividi di lacrime.

E noi qui a disperdere parole
nel ragionare di teodicea
e di quale dio esecrare
e quando si spegne il televisore
cercare malamente di dormire.

Vorrei ancora solo quel prato a Regent’s Park
anestetico di margherite ingenue in cui
bere il cielo mimetizzata a palmi in su
mentre una bacchetta ritma un Maple Leaf Rag
e la domenica si srotola.

Bella di giorno film di Bunuel con Catherine Deneuve

Bella di giorno film di Bunuel con Catherine Deneuve

Versus

Andare a capo anche se c’è ancora
spazio, allagare quanti di acetilcolina
cortocircuitando sovraccariche sinapsi
divergenti di intelletto danneggiato

Giustificare acrobazie di salti
mortali su filigrane di rasoio, versi
impiccati sopra il vuoto esistenziale
di un’assordante afasia feriale

Impastare crete di significanti
a seccar su fogli degni solamente
di raffermare scrivanie malmesse
ad arte accartocciati su se stessi

e mai – lasciati entrare nelle teste

batte alle porte, urla mendico il poeta
e trova spranghe – sputa tutto il sangue
sulle incensate librerie di niente
e scarnificandosi le unghie scava

la sua fossa ancora troppo grande
per quello sterile cumulo di ossa
avrà un rottame di narcisi finti
e in croce un verbo, una sola voce

visse.

Gabriella Kuferzin

Gabriella Kuferzin

Ofelia

Occhi spalancati
di due fiori abbandonati
nel ghiaccio
del lago
stupiti guardate lassù
le nuvole scorrere via
su di un sorriso
imprigionato
di una primavera che fu
di un’estate che non sarà

Il sole non vi scioglierà
dalle orbite vuote
di chi ha vissuto
e smarrito
l’amore

abbiatene cura,
accarezzatela
di angelici petali

non le restate che voi.

.

Monossido di Carbonio

.
Eleganti spire di fumo
vestivano il corpo sensuale
snello rantolante nervoso
Maledetta vena di pazzia
che aveva pulsato fra i teli
fibrillata nei polsi incagliati
alle laccate sbarre del letto

.                      .                   .E tu con quella voce che Urlava Poesia come un uomo

Indossati i vermigli rossetti
E gli occhi incendiati di brama
d’amore carnale cos’hai fatto

                       .                   .Come ti sei permessa

di dare del tu a dio senza temere
alzare la testa altera combattere
e poi decidere quando tacere

.                       .                  .Come hai potuto

accodarti all’ignobile fila di
Suicide Vergini dei Grandi
Versi tu che potevi alzarti
Dai medesimi scranni dei vati
lanciando alla folla in delirio
scarpe rosse dai tacchi a spillo
incoronandoti i ricci d’alloro

.                      .                    .Se potessi ti ucciderei io.

catherine-deneuve nel film belle de jour

catherine-deneuve nel film belle de jour

Fard

A dadi si gioca la vita
Death sul Vascello di ossa,
la sua amante colore di lebbra
strappa spettrali vittorie
alle paludose Tombe
e urlare non serve – le Ferraglie
del Tempo Sospeso
vendicano l’empietà
di una esistenza
in assenza
di vento
in assenza
di pianto elucubrazione
e gravoso movimento

Sottrarsi alle passioni
disertare l’amore
assoluto per l’azzardo
di poter soffrire
lega il tuo Albatro
attorno al tuo collo
marcio putrefatto monile
su sacrileghi strati di fard
e vestiti sfarzosi
e dietro la pelle
un infinito

Niente.

.
Cavalli di Frisia

Lasciata cader l’armatura
alle ultime luci la sera,
o lavati inviolabili incanti
alle vene di debole aurora
uno spacco e torno disorientata
in terra di nessuno dannata
e non trovo più casa

e ancora li vedo arrivare
i furenti cavalli di frisia
fra nubifragi di filo spinato
e quell’eco di urlo strozzato
nel groviglio mi incaglio le vesti
e stupisco di sangue le mani

Ma dura solo un momento oramai
perché da dodici mesi sei tu
ad uscire da quella trincea
riafferrarmi le braccia e gli stracci
riportarmi oltre quel muro a secco
che sfiancherà la mia guerra

e clemente ricami gli strappi
mi raccogli i capelli e i brandelli
e mi baci.

quadro fatto con i chiodi dall'autrice

quadro fatto con i chiodi dall’autrice

A proposito di Heidegger

A stendere righe
incaute bisettrici
dell’anima

mi si svelano percezioni
psichicamente dislocate
tortuose sinapsi
metabolicamente alterate
astrusi ingranaggi
ellitticamente accelerati
avulsioni da rette parallele
insonni incubazioni
e travagliate germinazioni
di retorico nulla
o macrografico tutto
emorragie verbali
aberrazioni intellettuali
macerazione di sé

e sinestetiche
folgorazioni

Righe
.           .di
.               .grafemi
.                             .ingombranti

A volte vorrei
dissiparle alla scogliera

e riuscire a stare ferma
distesa
a prendere il sole.

Bella di giorno film di Bunuel con Catherine Deneuve

Bella di giorno film di Bunuel con Catherine Deneuve

Piombo

Spurio il sole dissecca
stracci di petali appesi
ad agonizzanti rimpianti
di un’estate dissolta

e allaga lenzuola aggrovigliate
ad avanzi di sogni lasciati
affossare nel letto

Scrivimi una poesia – mi chiedi
e non ricordo nemmeno il mio nome
in quest’altra risacca di piombo

slegate le braccia s’impigliano
in vesti e capelli, nei gesti
del non pensare

seziono curiosa le vene
al tagliere in cucina, niente
sangue né rivelazioni

quindi aspetto seduta il ritorno
del riflesso allo specchio,
delle mie perdute parole

nel frattempo vivendo i tuoi versi
mescolando amore e caffè
e sorrisi.

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10 commenti

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10 risposte a “DIECI POESIE INEDITE di Gabriella Kuferzin da “Symphony No. 2″  con una nota dell’autrice e un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Gabriella, te lo dico col cuore, oltre che con la testa: tu cos’è la poesia lo sai. Brava, brava, brava! Ci hai messo la vita, il sangue, la carne, la sopravvivenza e la dignità del vivere, ma tutto questo è disciplinato dalla forma, dal verso, dal metro, dalla coscienza ordinatrice. La tua è poesia come dovrebbe essere, quella che mette in palio la vita e tuttavia la considera ‘anche’ dall’esterno con lo sguardo di chi indaga sapendo che non sempre risposte esistono. Brava perché non ti importa di mode, tendenze, correnti, perché hai il coraggio della tua voce e non ti nascondi da nessuna parte. Un abbraccio.

  2. “scandaglio non solo gli anfratti del mio io ma affronto anche vaste tematiche, che vanno dall’essere poeta alla poesia in sé, alla filosofia, alla depressione, alla letteratura, ad avvenimenti accaduti come le bombe nella metropolitana di Londra, oppure scrivo semplici cartoline da Boston. Gioco con la lingua, con i ritmi, azzardo versi scrivendoli e riscrivendoli, scarnificandoli fino all’osso, e, rileggendomi, ne sono sempre insoddisfatta” (dalla Nota dell’autrice).
    .
    Oltre che una pregevole poetessa, Gabriella Kuferzin è un’acuta critica di sé e della sua poesia, definendola perfettamente, almeno secondo il mio gusto e le mie concezioni. Apprezzo la sua profondità di pensiero, la sensibilità, la musicalità dei versi sapientemente ritmati, pur non in una forma metrica tradizionale. Soprattutto l’autenticità del suo dire mi ha positivamente colpita, poiché Gabriella non nasconde la depressione e fa bene, contro i lettori poco sensibili che forse confonderebbero la tristezza di certe espressioni con un’affettata e artificiosa angoscia esistenziale. Infine, le notevoli “callidae iuncturae” impreziosiscono le poesie, con originali scelte lessicali che denotano un lavorìo lungo e attento, proteso all’irraggiungibile perfezione.

    Giorgina Busca Gernetti

  3. Quando lessi queste poesie di Gabriella Kuferzin (propostami da Flavio Almerighi) rimasi molto colpito dalla asciuttezza della sua versificazione e dalla capacità che dimostrava l’autrice di utilizzare il lessico come pietre appuntite, come armi di difesa e di offesa; un lessico affilato come ossidiana quello dell’autrice, breve, preciso, scolpito. Con le sue parole:

    «Gioco con la lingua, con i ritmi, azzardo versi scrivendoli e riscrivendoli, scarnificandoli fino all’osso, e, rileggendomi, ne sono sempre insoddisfatta. E’ un mio difetto: dopo aver visto l’abisso, voler vivere troppo intensamente, come se ogni giorno fosse l’ultimo, voler provare tutto, magari senza concludere nulla ma, anche se per brevi attimi, gioire dell’ineffabile bellezza della mente umana. Quella degli altri e anche la mia».

    Una poesia che si immerge decisa nell’autoanalisi, alla scoperta di se stessa, una ininterrotta immersione alla scoperta del buco nero dell’esistenza con un coraggio encomiabile e ammirevole. Un tipo di poesia che ha come capostipite l’americana Sylvia Plath di “Ariel” e di “Lady Lazarus” e che da noi ha avuto dei tentativi di imitazione da parte di tante generazioni di poetesse ma tutti mal riusciti perché non è affatto facile mimare un tormento linguistico senza che vi sia un sotto stante tormento esistenziale. Nella Kuferzin invece si può percepire la genuinità di ciò che scrive perché l’autrice non cerca mai di mettere in vetrina i propri tormenti interiori ma anzi tende a nasconderli sotto il velo delle metafore. Complimenti.

  4. Credo sia la dimostrazione lampante, questa., che la Poesia non sta nelle consorterie, nei cannibalismi, nelle pubbliche relazioni. La Poesia va cercata, e come in questo caso, di un’autrice del tutto inedita, che scrive pochissimo, oltre che dipingere e disegnare, ma che acutamente riesce a mettere la poesia al centro, senza sentimentalismi e con ottime capacità di scrittura.

  5. Trovo interessanti le poesie della Kuferzin. Hanno voce e un tormento, un lavoro di limatura che le rendono asciutte e dirette.

  6. Giuseppina Di Leo

    Far entrare il (proprio) mondo in poesia è una sfida non da poco, Gabriella Kuferzin ci riesce molto bene, direi con un “Niente”.

  7. Gabriele Fratini

    Molto apprezzate le poesie, che denotano anche una certa abilità tecnica nella costruzione di un linguaggio proprio. Un saluto.

  8. Gabriella Kuferzin

    Ringrazio tutti per questi commenti lusinghieri che ripagano le mie fatiche. E’ un onore per me essere ospitata in un blog così prestigioso e presentata da un letterato come Giorgio Linguaglossa. Ancora grazie.

  9. Ivan Pozzoni

    Grazie della bella segnalazione. Io ricevo, ogni giorno, critiche aspre sul fatto di dare troppo spazio agli “esordienti”. Probabilmente ho una malattia mentale: una fissazione, un desiderio incontenibile a che tutti, tutti, tutti diventino “esordienti”. Perché in un mondo in cui l’etica è diventata complessissima e confusa, accademica, in un mondo in cui ogni discussione “politica” è diventata infattibile, faziosa, ambigua, inutile, è urgente rifondare la democrazia sull’arte, incitando TUTTI ad esprimersi, a enucleare concetti e idee, a elaborare valori, con una forma semplice e meno controllabile delle discussioni etico/politiche. Sogno una democrazia di “esordienti”. Gabriella ne è esempio: un “esordiente”, a volte, ha la stessa dignità di un artista consolidato, a volte addirittura ha resa maggiore degli artisti raccomandati che escono nelle collane dei grandi editori italiani. Tutti siamo stati “esordienti”: è importante fare comprendere a chi è all’esordio: umiltà, militanza, sacrificio. Bravissima Gabriella, “esordiente” di talento. Non ti arrendere: continua ad esordire.

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