LA CENSURA DI NATALE – TRASCRIZIONE DI UN RECENTE SCAMBIO DI COMMENTI TRA GIORGIO LINGUAGLOSSA E LA SIGNORA CLAUDIA CROCCO SUL SITO “LE PAROLE E LE COSE” CON CONSEGUENTE CENSURA DELLE IDEE RITENUTE NON “PERTINENTI” ALL’ARGOMENTO

 Si trascrive per i lettori del blog un recente scambio di commenti tra Giorgio Linguaglossa e la signora Claudia Crocco sul sito “le parole e le cose” a proposito di un articolo della Crocco sulla poesia contemporanea. Crediamo sia interessante il modo con il quale la Crocco e la redazione del sito si siano sottratti a rispondere alle obiezioni di fondo espresse da Linguaglossa operando una censura delle idee, indice, non solo di debolezza teorica, arroganza e  presunzione, ma anche di incapacità ad accettare il terreno di un approfondimento critico delle questioni di poetica poste.

LA CENSURA DI NATALE

Giorgio Linguaglossa al Mangiaparole, Roma 2013

Giorgio Linguaglossa al Mangiaparole, Roma 2013

 giorgio linguaglossa

  1. 20 dicembre 2014 a 14:01

Pur apprezzando lo sforzo dell’autrice dell’articolo, mi chiedo: come si fa a dedurre delle linee generali di sviluppo della poesia italiana contemporanea se si parte da due libri di ragazzi, lasciatemelo dire, molto modesti; davvero, lasciamo almeno maturare un po’ questi ragazzi e non affibbiamo loro delle responsabilità eccessive. I testi riportati sono più che eloquenti intorno al loro modesto bagaglio tecnico e maturità espressiva. Ci sono autori contemporanei di maggiore livello estetico da prendere in considerazione sui quali costruire un discorso critico, credo.

  1. Gabriele Fratini
    21 dicembre 2014 a 18:56

Se posso chiederti, Giorgio, quali sono? Tu da chi partiresti? Un saluto.

  1. giorgio linguaglossa
    21 dicembre 2014 a 21:02

Gentile Gabriele Fratini,

in generale sono restio a fare dei nomi di autori di poesia contemporanei, chi ha curiosità in tal senso può rovistare nel blog lombradelleparole.wordpress.com che faccio con altri autori, ma certo una cosa va detta: è da molti anni che non vedo in giro un autore giovane (diciamo 30 o 40 anni) che abbia maturato una propria maturità espressiva, tutti più o meno scrivono in un buon italiano medio, mediamente coltivato; io cercherei invece in autori più anziani i quali hanno avuto il tempo di metabolizzare il mondo molto complesso di oggi. Potrei fare due nomi di poetesse morte: Giorgia Stecher con Altre foto per album (1996) e morta nello stesso anno e Maria Rosaria Madonna autrice di un unico libro Stige (1992) e morta nel 2002. Tra i vivi io direi Anna Ventura, autrice che ha iniziato nel 1978 e che ha stampato quest’anno una Antologia Tu quoque (1978-2013) e, tra gli uomini, Roberto Bertoldo (che è anche filosofo) autore di alcuni pregevoli libri, Steven Grieco e Luigi Manzi. Ma, al di là dei nomi, mi sembra che la direzione di sviluppo della poesia italiana del tardo Novecento e di questi ultimi anni sia quella che io ho sintetizzato nella formula “Dalla lirica al discorso poetico” nel mio omonimo lavoro critico “Storia della poesia italiana (1945-2012) stampato con EdiLet di Roma . Il discorso critico sulla poesia italiana di questi ultimi decenni è ovviamente molto complesso e non può certo essere riassunto qui in poche righe, chi è interessato alla problematica della poesia contemporanea può consultare il blog sul quale scrivo.
Cordiali saluti

  1. Gabriele Fratini
    22 dicembre 2014 a 00:23

Grazie Giorgio Linguaglossa, leggerò ciò che trovo di questi autori, e il suo blog. Sono interessato ad approfondire. Tra lei e Claudia Crocco mi avete fornito molto materiale da leggere. Buone feste.

francesca diano

Francesca Diano

  1. giorgio linguaglossa
    22 dicembre 2014 a 09:58

Gentile Gabriele Fratini,

trascrivo un mio commento fatto sull’ombra delle parole del 25 maggio 2014 alle 16.11=

«Sono particolarmente contento della qualità delle poesie di questo post: Antonio Sagredo, Annamaria De Pietro, Francesca Diano e Rossella Seller ci offrono un tipo di poesia che si allontana e di molto dalla poesia che oggi va di moda un po’ troppo facile e, diciamolo pure, abbastanza scontata che tratta il “quotidiano” e il “privato”. L’intento dell’Ombra delle Parole è appunto quello di mostrare che c’è un altro tipo di poesia, che tratta tematiche e non tematismi, che ri-adotta le tematiche eterne, ad esempio quelle del rapporto che lega l’uomo contemporaneo con il Potere, e quella che tenta di decifrare(e leggere) in modo nuovo il Mito (e non usarlo in modo parassitario per abbellire una composizione).
Sono convinto che la scelta di un “tema” diverso è già in sé un atto ESTETICO e POLITICO, di contro all’omologismo che invade le scritture poetiche parassitarie che non pensano neanche a mettere in discussione i propri assunti di partenza. Per fare una poesia diversa bisogna prima pensarla, averla pensata lungamente; è fin troppo facile fare poesia di seconda mano, diciamo assumere come dato di fatto la “secondarietà” come un assioma basandosi sull’assunto che tanto il Novecento ha già detto tutto e che non c’è niente di nuovo a dirsi e a farsi. E allora, occorre dirlo in modo netto..e chiaro: c’è oggi in Italia chi fa, con ottimi risultati una poesia che non assume la “secondarietà” come dogma inconfutabile. La “secondarietà” si confuta da sola: chi continua a scrivere in continuità con la linea discendente di una tradizione che non c’è più tradisce soltanto il buon senso oltre che la logica elementare del pensiero.
È oggi possibile scrivere una poesia che non ricalca parassitariamente le orme di quella passata».

  1. Gabriele Fratini
    22 dicembre 2014 a 13:34

Sì grazie Giorgio lo avevo letto e sono abbastanza d’accordo. Ho lasciato un commento. Sto visitando anche il suo sito

Czesław Miłosz

Czesław Miłosz

  1. giorgio linguaglossa
    22 dicembre 2014 a 14:59

Vorrei iniziare con un riferimento ad Adorno tratto da Dialettica negativa, e precisamente nel capitolo dove il filosofo tedesco dichiara che dopo Auschwitz un sentire si oppone a ciò che prima del genocidio si esprimeva tramite il senso. E aggiungeva che nessuna parola con tono pontificante, quand’anche parola teologica, ha legittimità dopo Auschwitz. Come sappiamo, il filosofo tedesco assegna al genocidio di massa un valore radicale, e lo cita come rovina del senso. Il senso della storia ci conduce a questo: nel riconoscere che non c’è alcun senso della storia, se diamo al termine il valore di razionalità nella accezione invalsa da Hegel in poi: che «il reale è razionale», che c’è una spiegazione per ogni aspetto del reale, anche per le cose apparentemente insignificanti, minime, che anch’esse rientrano nel disegno di organizzazione universale dello Spirito del mondo e nel disegno razionale. Per il pensiero liberale la Storia ha una sua direzione proiettata verso il futuro nella forma del progresso e della civilizzazione etc., la storia ha una sua direzionalità pregna di senso etc. Ma dopo due guerre mondiali e la guerra fredda non si può più formulare un pensiero come questo. Per Adorno dopo Auschwitz non si può più scrivere poesia. E invece i fatti hanno dimostrato non solo che dopo Auschwitz si può ancora scrivere poesia ma che anzi oggi assistiamo ad un vero e proprio diluvio di poesia di tutti i tipi, elegiaca, iconica, concettuale, sperimentale, del quotidiano, mitologica, giocosa etc.

Adam Zagajewski

Adam Zagajewski

La storia sembra andare verso l’implosione piuttosto che verso il suo ripiegamento, verso la demoltiplicazione piuttosto che verso il dimidiamento. Ma la Poesia ha coscienza di questa negatività?, la Poesia ha coscienza di questo de-moltiplicatore?. Ma è una negatività senza impiego, senza contraltare, una negatività che permette soltanto la finzione, l’allestimento di un palcoscenico vuoto. Al posto dell’impegno è subentrato il disimpegno, al posto del negativo è subentrato il post-negativo; le ipertrofie, le faglie, le erosioni, le citazioni, i rimandi, i percorsi sotterranei del senso diventano i veri protagonisti della poesia, diciamo, del post-negativo. La poesia ironica e scettico-urbana del post-negativo si muove in questa topografia assiale delle rovine (del linguaggio e del senso); si muove, con eleganza e ironia magari, in questa topografia delle rovine (con una tipografia delle rovina!); si trastulla sfoderando le risorse antiche del plurilinguaggio, esibendo l’abilità del rhetoricoeur, nell’improvvisare paronomasie, omofonie ed anafore, corto circuiti tra suono e senso, tra citazione e citazione; mima un senso plausibile ed effimero per poi subito dopo negarlo e de-negarlo ammiccando alla impossibilità per la poesia di prendere la parola, di parlare facendosi schermo dei famosi versi di Montale: «Solo questo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo ciò che non vogliamo».

  1. Claudia Crocco
    22 dicembre 2014 a 17:23

@Giorgio Linguaglossa
Non deduco linee generali a partire da due libri: mi pare che il mio discorso sia un po’ più ampio, e che vengano tirate in ballo altre opere. Inoltre, cosa le fa pensare che io non abbia costruito discorsi critici su autori (e periodi) diversi altrove?
Mi fa piacere che abbia avuto modo di esprimere la sua opinione e di segnalare il suo sito. Da ora in poi, però, verranno approvati soltanto commenti in cui si discute il post.

  1. giorgio linguaglossa
    22 dicembre 2014 a 17:42

gentile Claudia Crocco,

le faccio presente che mi sono limitato a rispondere alla domanda di Gabriele Fratini. Peraltro, la mia riflessione era intesa ad approfondire e ampliare il discorso da lei avviato. Ritengo che avviare un discorso critico parallelo a partire dal suo post sia utile e interessante per chi voglia capire di che cosa si sta parlando. Forse lei intende la riflessione come un semplice commento interpolazione al suo testo, io invece ho un’altra idea del dibattito critico che credo debba essere una agorà dove si confrontano le tesi e non un luogo dove si emettono dei silenziatori.

  1. Claudia Crocco
    22 dicembre 2014 a 17:49

Gentile Giorgio Linguaglossa,

se avessi voluto mettere dei silenziatori e non dare vita a un dibattito critico, non avrei approvato giudizi negativi sul mio saggio (un paio dei primi). E non avrei approvato cinque suoi commenti, nei quali il discorso critico si basa solo su citazioni da suoi testi (con l’eccezione di Adorno) e dal suo sito. Mi creda, non ho intenzioni censorie.
Mi pare che lei abbia anche risposto a Fratini e che nessuno lo abbia impedito.
Non vedo molta volontà di confronto, però, da parte sua.

Saluti,

C.

Peter Sloterdijk

Peter Sloterdijk

  1. giorgio linguaglossa
    22 dicembre 2014 a 19:27

gentile Claudia Crocco,

comprendo perfettamente che il suo angolo visuale parte dall’esame di due autori della generazione degli anni Ottanta (la sua medesima) per valorizzarne il lavoro, forse è giusto così, ognuno parte dalla cognizione dei propri interessi, il suo lavoro interpretativo è utile, ma necessariamente parziale, e, per rispetto del suo impegno, non sono entrato a contestare o dimidiare il suo articolo o parti del suo articolo, che va bene così, ha dato il suo contributo critico a una serie di problemi veramente vasti e complessi. Però, suvvia, sia concesso anche all’interlocutore di turno di ampliare l’orizzonte del discorso anche a chi utilizza altre categorie di pensiero critico, non si richiuda a riccio entro il proprio recinto, da parte mia non c’è alcuna intenzione paternalistica ma chiedo che da parte sua neanche ci sia una intenzione censoria.

  1. Claudia Crocco
    23 dicembre 2014 a 00:34

Gentile Giorgio Linguaglossa,

e invece si sbaglia. Parlo di due libri di miei coetanei, è vero, ma poi il discorso diventa più ampio, e altre opere vengono coinvolte. D’altronde, il Novecento è pieno di critici che compiono (senz’altro meglio di me, certo) la stessa operazione. Non penso affatto che parlare di opere della mia generazione sia limitante, né che conduca a usare categorie ristrette. Al contrario, mi sforzo di usare categorie che siano in continuità con la storiografia della poesia che ho studiato, e allo stesso tempo adeguate a ciò che si scrive oggi. Non so quanto mi riesca; però rifiuto del tutto il suo commento generico, superficiale, e paternalista. Ben venga qualsiasi commento puntuale, anche brusco, ma basta con questo tronfio tono condiscendente. Mi faccia pure le pulci, se vuole: you are welcome. Non approverò più commenti autoreferenziali in cui, per “ampliare gli orizzonti”, sponsorizza solo le sue opere e il suo sito.

Saluti,

C.

magritte Decalcomania, 1966

  1. giorgio linguaglossa
    23 dicembre 2014 a 10:15

gentile Claudia Crocco,

mi creda, lo ripeto, non sono entrato dentro la sua argomentazione critica non per snobismo o per (come lei mi accusa) paternalismo, ma perché i problemi sono veramente molto complessi i cui nodi si possono rintracciare (se li si vuole risolvere) ben prima della generazione degli anni Ottanta, e precisamente agli inizi degli anni Settanta. Prendiamo ad esempio l’opera del maggior poeta italiano del Novecento: Eugenio Montale. Partiamo da lì.

franco fortini

franco fortini

Dopo Composita solvantur (1995) di Franco Fortini, la poesia diventa sempre più piccolo borghese: si democraticizza, impiega una facile paratassi, la proposizione si disarticola e si polverizza, diventa semplice insieme di sintagmi molecolari; si risparmia, si economizza sui frustoli, sui ritagli, sui resti del senso (un senso implausibile ed effimero), si scommette sul vuoto (che si apre tra gli spezzoni, i frantumi di lessemi, di sillabe e di monemi). Subito si spalanca davanti al lettore il «vuoto», la cosa fatta di vuoto, l’«assenza» (non più inquietante ma anzi rassicurante!), la «traccia»; il poeta oscilla tra una lingua che ha dimenticato l’Origine e ha de-negato qualsiasi origine, tra la citazione culta e la de-negazione della citazione. Il poeta deve produrre «valore»? Se così stanno le cose la poesia si accostuma all’andazzo medio, fa finta di produrre «senso» e «valore», ma produce soltanto vuoto, flatulenza di frasari distassici, combusti allegramente, per ri-usarli nell’economia stilistica imposta dalla dismetria dell’epoca della stagnazione e della recessione. Si profila la Grande Crisi che ha prodotto gli ultimi tre decenni di «vuoto» della forma-poesia (altro concetto dimenticato)!. Che cosa si intende oggi per forma-poesia? Che cosa si intende per dismetria? Che cosa è rimasto dell’economia dello spreco e dello sperpero, delle neoavanguardie e delle post-avanguardie agghindate, traumatizzate e tranquillizzanti?.

Hamburger Banhof, Berlino, Città trasparenti

Hamburger Banhof, Berlino, Città trasparenti

La poesia non ritiene più indispensabile cercare di edificare su Fondamenta solide, equivoca, prende l’abbaglio di credere che si possa costruire su Fondamenta instabili o, addirittura, sulla mancanza di Fondamenta. La poesia italiana contemporanea sembra aver perso energie, non crede più possibile ricreare le coordinate e le condizioni culturali per una poesia che voglia comunicare con parole «nuove» al pubblico (e poi: quali parole?, quale vocabolario?). La poesia parla del non-senso?, del senso?, del vuoto tra le parole?, del vuoto dopo le parole?, del vuoto prima delle parole?. Si ha l’impressione di una gran confusione. Ma qui siamo ancora all’interno delle poetiche della protesta e del disincanto del tardo Novecento!. La poesia ironica?, la poesia giocosa?, il ritorno all’elegia?, la poesia come battuta di spirito?, la poesia degli oggetti?, la poesia del mito?; il campo appare disseminato di mine, è un campo minato di rovine del pensiero. È vero?, dobbiamo credere ai pessimi maestri che ci hanno detto queste cose?, che il mondo è incomprensibile e altre sciocchezze?, e che la poesia si deve adeguare all’indirizzo medio e ai gusti di un medio pubblico mediamente acculturato?. La poesia tenta allora di orientarsi tra gli smottamenti, le faglie, i deragliamenti del senso, le deviazioni accidentali, con la dismetria dell’ironia, affonda il periscopio nel terreno della materia combusta, dei materiali esausti, degli isotopi delle parole decadute, dei detriti per riutilizzarli in una composizione emulsionata e cementificata. È questo il suo limite e il suo destino. È questo il suo télos.

Mauro Bonaventura sphere_red_man_giant

Mauro Bonaventura sphere_red_man_giant

C’è una gran confusione, una «dissolvenza» di tutti i concetti «forti», «solidi». Qualcuno dice di preferire ciò che è «liquido», «leggero», che la «leggerezza» è una virtù; qualcun altro dice di adottare il «quotidiano», il «privato»; qualcun altro sostiene di voler adottare il linguaggio della comunicazione, e così via; ho il sospetto che si tratti di comodi alibi per non affrontare di petto quella cosa che abbiamo davanti: la Grande Crisi della poesia italiana. Si dice che non si dà più alcuna certezza, nessuno è così sciocco da investire né sulla «leggerezza», né sulla «pesantezza». E il poeta?. Qualcuno dice che il poeta non ha nessun salvagente cui aggrapparsi, nessuna ancora cui legarsi, nessun punto di vista da difendere, e che è costretto a fare poesia «turistica», da intrattenimento, poesia da bar; appunto, c’è chi difende il turismo intellettuale: la chatpoetry quale parente stretta della videochat; c’è chi prova a fare poesia con il linguaggio dei cellulari. Si va per iniezioni, tentativi inconsulti; e la poesia diventa molto simile ad una attività approssimativa che scimmiotta i linguaggi telemediatici.

eugenio montale e il picchio

eugenio montale e il picchio

Oggi va di moda

Oggi va di moda porre un referenzialismo che poggia sullo zoccolo duro del linguaggio quotidiano e/o scientifico, con in più l’idea che le frasi-proposizioni esistano isolatamente e siano intellegibili in sé sulla base di una interpretazione interna; dall’altro, un anti-referenzialismo che parte dal discorso, (anche da quello di finzione come il discorso poetico), dalla letteralizzazione delle proposizioni, si procede sulla strada della de-metaforizzazione. Così è nato il mito che il senso estetico dipendesse da un massimo di referenzialismo del quotidiano. Dopo “Satura” (1971), l’opposizione fra il letterale e quotidiano (Montale) e il figurato (Fortini) sarebbe stata una falsa opposizione, nel senso che tutta la poesia italiana si è avviata nel piano inclinato e nel collo di bottiglia di un quotidiano acritico e acrilico. Da ciò ne è risultato che dalla poesia italiana è stata espulsa la metaforizzazione di base, il metaforico e il simbolico con le funeste conseguenze che sappiamo. Così, oggi, un poeta di livello estetico superiore come Maria Rosaria Madonna che poggia la sua poesia su una potente metaforizzazione di base, risulta quasi incomprensibile (almeno a chi è abituato al modello segmentale del verso lineare). Certo, la poesia di Helle Busacca come quella di Madonna (parlo di due poetesse ormai defunte) è irriducibile a quel piano inclinato che avrebbe portato la poesia all’abbraccio con la piccola borghesia del Medio Ceto Mediatico.

calvino e pasolini

calvino e pasolini

Riguardo a Pier Vincenzo Mengaldo

Riguardo alla affermazione di Mengaldo secondo il quale Montale si avvicina «alla teologia esistenziale negativa, in particolare protestante» e che smarrimento e mancanza sarebbero una metafora di Dio, mi permetto di prendere le distanze. «Dio» non c’entra affatto con la poesia di Montale, per fortuna. Il problema è un altro, e precisamente, quello della Metafisica negativa. Il ripiegamento su di sé della metafisica (del primo Montale e della lettura della poesia che ne aveva dato Heidegger) è l’ammissione (indiretta) di uno scacco discorsivo che condurrà, alla lunga, alla rinuncia e allo scetticismo. Metafisica negativa, dunque nichilismo. Sarà questa appunto l’altra via assunta dalla riflessione filosofica e poetica del secondo Novecento che è confluita nel positivismo. Il positivismo sarà stato anche un pensiero della «crisi», crisi interna alla filosofia e crisi interna alla poesia. Di qui la positivizzazione del filosofico e del poetico. Di qui la difficoltà del filosofare e del fare «poesia». La poesia del secondo Montale si muoverà in questa orbita: sarà una modalizzazione del «vuoto» e della rinuncia a parlare, la «balbuzie» e il «mezzo parlare» saranno gli stilemi di base della poesia da «Satura» in poi. Montale prende atto della fine dei Fondamenti (in questo segna un vantaggio rispetto a Fortini il quale invece ai Fondamenti ci crede eccome!) e prosegue attraverso una poesia «debole», prosaica, diaristica, cronachistica, occasionale. Montale è anche lui corresponsabile della parabola discendente in chiave epigonica della poesia italiana del secondo Novecento, si ferma ad un agnosticismo-scetticismo mediante i quali vuole porsi al riparo dalle intemperie della Storia e dei suoi conflitti (anche stilistici), adotta una «positivizzazione stilistica» che lo porterà ad una poesia sempre più «debole» e scettica, a quel mezzo parlare dell’età tarda. Montale non apre, chiude. E chi non l’ha capito ha continuato a fare una poesia «debole», a, come dice Mengaldo, continuare a «de-metaforizzare» il proprio linguaggio poetico.

martin heidegger nel bosco ala fontana

martin heidegger nel bosco ala fontana

Quello che Mengaldo apprezza della poesia di Montale: «il processo di de-metaforizzazione, di razionalizzazione e scioglimento analitico della metafora», è proprio il motivo della mia presa di distanze da Montale. Montale, non diversamente dal Pasolini di Trasumanar e organizzar (1968), da Giovanni Giudici con La vita in versi e da Vittorio Sereni con Gli strumenti umani (1965), era il più rappresentativo poeta dell’epoca ma non possedeva la caratura del teorico. Critico raffinatissimo, privo però di copertura filosofica, Montale aveva terrore della cultura di massa del Ceto Mediatico. Montale ha in orrore la massificazione della comunicazione. Vicino in ciò ad alcuni filosofi esistenzialisti o di estrazione esistenzialista (come Heidegger o Husserl) i quali sostenevano che l’uomo moderno vive nella ciarla, nel mondo del «si» ed quindi confinato nella inautenticità, sommerso dalla straordinaria quantità di messaggi che lo bersagliano, il poeta ligure vede in questa condizione il dissolvimento ultimo del linguaggio (e del linguaggio poetico) come strumento della comunicazione. L’idea è quella che ogni tipo di rapporto linguistico sia costretto a realizzarsi in presenza di un fortissimo rumore di fondo, che sovrasta la parola, la distorce e la rende infine un segno non più idoneo alla comunicazione. La poesia è un atto linguistico, storicamente determinato, nel senso che risente, come qualsiasi atto umano, delle condizioni di civiltà nelle quali si manifesta. Di qui il pericolo incombente che la perdita di senso afferisca anche al linguaggio della poesia.

edmund husserl

edmund husserl

Montale compie il gesto decisivo, pur con tutte le cautele del caso apre le porte della poesia italiana a quel processo che porterà alla de-fondamentalizzazione del discorso poetico. Con questo atto non solo compie una legittimazione indiretta e inconsapevole dei linguaggi dell’impero mediatico che erano alle porte, ma legittima una forma-poesia che inglobi la ciarla, la chiacchiera, il lapsus, la parola interrotta, la cultura dello scetticismo, la disillusione elevata a sistema, a ideologia. Autorizza il rompete le righe e il si salvi chi può. La forma-poesia andrà progressivamente a pezzi. E gli esiti ultimi di questo comportamento agnostico sono ormai sotto i nostri occhi.
Il problema principale che Montale si guardò bene dall’affrontare ma che anzi con la sua autorità approvò, era quello della positivizzazione del discorso poetico e della sua modellizzazione in chiave diaristica e occasionale. La poesia in forma di elettrodomestico, la poesia in sotto tono, quasi nascosta, in sordina. Qui sì che Montale ha fatto scuola!, ma la interminabile schiera di epigoni creata da quell’atto di lavarsi le mani era (ed è) un prodotto, in definitiva, di quella resa alla «rivoluzione» del Ceto Medio Mediatico come poi si è configurata in Italia.

25 dicembre ore 10,00

Claudia Crocco

@Giorgio Linguaglossa.

Intervengo un’ultima volta per dirle due cose:

1) il suo commento esprime molta presunzione. Questo sito dà spesso attenzione a poeti di valore, e di recente ha pubblicato svariate cose su Fortini. Non mi pare che lei sia l’unico a occuparsi in modo serio di poesia contemporanea, come sembra suggerire qui.

2) Non approverò più commenti di questo tipo.

Saluti,

C.

 

helmut newton nudo in un interno

helmut newton nudo in un interno

25 dicembre ore 10.30

 Giorgio Linguaglossa

 gentile Claudia Crocco,

 lei è arrivata al dunque: con tono intimidatorio dichiara che censurerà (“non approverò”) ogni altro mio intervento “di questo tipo”, sottraendosi così al dialogo e all’approfondimento delle questioni estetiche che avevo posto con il mio contributo. Le faccio presente che io non ho espresso pareri irriguardosi o, come lei scrive, “Presuntuosi” nei confronti del suo articolo, anzi, ho scritto che andava bene ma che occorreva ampliare la riflessione sulla crisi della poesia e retrodatarla agli inizi degli anni Settanta. A questa mia legittima obiezione lei non ha risposto. Le ricordo che è lei l’autrice dell’articolo e se un interlocutore le pone una questione (fondata o infondata) è lei che deve rispondere con un approfondimento o una precisazione. Il suo  diniego a fornire alcuna risposta è indice di un atteggiamento sprezzante e irriguardoso non soltanto nei miei confronti (che avevo posto la questione) ma nei confronti di tutti i lettori del blog.

Chiedo infine alla redazione del sito se è lei che può decidere di censurare una discussione o se, invece, questo compito spetti alla Direzione del sito.

E questa è una domanda che pongo alla Direzione del sito, che, spero, non vorrà sottrarsi alla mia legittima richiesta. Preciso, inoltre, che anch’io sono direttore di un blog e che non ho mai censurato nessuno tranne commenti che sfioravano il codice penale con frasari offensivi o diffamatori.

cordialità. Giorgio Linguaglossa

Risposta della redazione del sito.

@Linguaglossa

  1. a) Come sempre, la moderazione del post spetta a chi lo pubblica. In questo caso, a Claudia Crocco.
  2. b) L’autore del post non “deve” rispondere a un bel nulla. Se vuole risponde, altrimenti no. In generale, si ha voglia di rispondere a obiezioni intelligenti, pertinenti e formulate in modo sintetico e rispettoso. Si ha meno voglia di rispondere a obiezioni autoreferenziali, verbose e palesemente fuori tema. Quando poi le obiezioni paiono servire soltanto a spostare l’attenzione di tutti sull’ego di chi le formula, la voglia di rispondere – o anche solo di leggere – rischia di sparire del tutto. Ci pensi.

(gs)

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100 commenti

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100 risposte a “LA CENSURA DI NATALE – TRASCRIZIONE DI UN RECENTE SCAMBIO DI COMMENTI TRA GIORGIO LINGUAGLOSSA E LA SIGNORA CLAUDIA CROCCO SUL SITO “LE PAROLE E LE COSE” CON CONSEGUENTE CENSURA DELLE IDEE RITENUTE NON “PERTINENTI” ALL’ARGOMENTO

  1. Pasquale Balestriere

    Leggendo questo post constato che c’è chi si sottrae al confronto. E non è certo Giorgio Linguaglossa che invece apre alla discussione, invita alla dialettica, argomenta…
    Pasquale Balestriere

  2. Ivan Pozzoni

    Domanda: chi sono Di Dio e Ramonda?

    • Boh! Io conosco i Ramones che hanno fatto del buon punk e di Dio sentito parlare tanto ma non l’ho mai visto.

      Avevo già seguito la querelle sul sito Le Parole e le Cose, capitato così per caso. Mi pare che un blog che censuri una libera discussione che pone riflessioni importanti e condivisibili, quali quelli che Giorgio pone, sia esso stesso (chi lo conduce) presuntuoso e autoreferenziale.

    • Valerio Gaio Pedini

      mai sentiti.

  3. “quelle che Giorgio pone”: errata corrige

    • Ivan Pozzoni

      Giusè, vacci anche tu, sul sito, e lascia il pensierino della buona notte.

      • Ho postato il mio pensiero su Le Parole e le Cose: di seguito e in attesa di moderazione.

        Premetto che non conosco i due autori Di Dio e Ramonda, non avevo mai letto nulla di loro fino ad oggi e così mi sono documentato.
        La poesia di Di Dio è povera, non è nemmeno affamata perché si accontenta di una scodella di brodo che le viene offerta da modelli di una certa poesia consolidata in una vecchia scuola che resiste, purtroppo, in un acrocoro di potere.
        Su Ramonda, invece, sorvolo perché ho pochi elementi, ma da quel poco che ho letto mi verrebbe da suggerire il cut-out in luogo del cut-up. Trovo un elenco infinito di situazioni e personaggi vittime di un quotidiano a cui però manca Storia, neppure micro-storia, che già sarebbe un successo. Il linguaggio è anche qui povero e brodoso.
        Ma il peggior servizio a questi due giovani autori viene dal pezzo della signora Claudia Crocco, la quale tenta, nemmeno disperatamente, di far entrare i due autori in un contesto che nulla ha che vedere con le loro, diciamo, opere. Infatti, i due spariscono nell’iperbole di una comparazione che vorrebbe fare il punto dello stato dell’arte e della critica (con una puntatina alla filosofia) dagli anni settanta ai giorni nostri. Se il tentativo di Crocco era quello di partire dal presupposto dei due autori per una analisi comparativa, in parte il tentativo è riuscito, ma a discapito dei Due i quali sconosciuti erano e sconosciuti rimangono.

        Il tuo commento è in attesa di moderazione.

        • Giuseppe, come dicevo sotto, questa tipologia di autori è sommamente ambita da questa tipologia di critici, proprio perché men che mediocri, tali da non fare paura e non mettere in discussione la mediocrità del critico stesso, sepolta sotto tonnellate di paroloni, citazioni, linguaggio pseudo-accademico ecc. Non emergono in nulla, non innovano, non pensano o scrivono in modo autonomo. Sono cloni di cloni di vecchi rimasugli di avanguardie di 100 anni fa. Questo tipo di critica, ben installata nelle nostre università, si arrocca nel proprio fortilizio col terrore che le mura cedano e, qualunque intervento esterno la fa sentire assediata. Essendo un mondo chiuso, come appunto un castello cinto d’assedio, è costretta a nutrirsi di quello che trova al suo interno, che però è sempre meno fresco e finisce col marcire.
          Tempo fa, per sentire un amico, che invece è un critico letterario di tutt’altra natura, esterno a questo mondo, ho assistito a un convegno universitario sul linguaggio della critica letteraria… nei momenti in cui riuscivo a stare sveglia e prestare un minimo di attenzione, rimanevo a bocca aperta per le castronerie emesse dalla bocca di questi accademici, alcuni potentissimi, o per l’ignoranza di certe affermazioni. I più giovani volevano far sfoggio di saperi e usavano un linguaggio astruso, incomprensibile, una citazione una riga sì e una no. I più vecchi, carichi di onori, di incarichi istituzionali, di direzioni di collane prestigiose, non sapevano articolare una frase elegante che fosse una e parevano ignorare aspetti fondamentali della nostra letteratura. Che dire?
          Poi ci sono di quelli, come nel caso di cui si sta parlando qui, convinti di diventare mentori e scopritori di giovani future stelle del firmamento letterario. Ma che, per carità, non abbiano la minima cognizione di cosa sia la poesia, il linguaggio poetico, cosa lo differenzi dalla cronaca di diario. E, che si smetta di considerare poesia una roba solo perché a un certo punto va a capo, o peggio ancora delle prosette da compito in classe delle medie.
          La prosa poetica è tale se a scriverla sono degli Aloysius Bertrand, Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud, Oscar Wilde. Cioè poeti immensi che hanno esplorato ogni confine e limite, ma erano poeti immensi. Un po’ come Picasso, che sapeva dipingere e disegnare come Rembrandt ma ha poi scelto di ripercorrere le origini dell’arte tornando ai suoi primordi. Gli ingenui credono che fare quattro segnacci significhi disegnare come lui. (“lo sa fare anche un bambino”) Ma i quattro segnacci sono tutto quello che sanno fare. O come i monaci zen che dopo anni e anni di meditazione e senza mai toccare inchiostro, tracciavano un unico segno sulla carta. Ma in quel segno c’è il Tutto. Ecco, quel che distingue l’arte poetica dalla lallazione è la consapevolezza. L’essere presente, in ogni suono, in ogni sillaba, in ogni parola, tutto insieme, per intero, mente, corpo, anima, esperienza, conoscenza, volontà, visione e quel quid misterioso e inesplorabile che è l’ispirazione.

          • Cara Francesca, condivido in toto ciò che tu dici perché lo conosco bene l’ambiente accademico, il pensiero potente che vive e si alimenta della “fuffa”come della muffa e nella mediocrità coltiva la propria progenie. Conosco abbastanza bene anche l’ambente letterario tanto da essermene allontanato disgustato parecchi anni fa. Non frequento blogs e riviste proprio per questo. Un mercimonio, anzi un malaffare, una mafia poetica o letteraria fatta di pizzi, pezze, tangenti e vorrei che un giorno la magistratura indagasse e che ci fossero leggi ad hoc. Ma quello che più sconcerta è che questi pezzi di divulgazione (blog, riviste, case editrici, premi, etc.) come dici tu non hanno la minima cognizione di cosa sia poesia e arte, e continuano anzi perpetrano un modus operandi marcio. E sono giovani, giovanissimi.
            Qui, nell’Ombra, ho trovato libertà e pensiero.

  4. Incuriosito, sono andato a rileggermi l’articolo. Ti dirò Pozzoni, Di Dio e Ramonda mi sono sembrati semplicemente due poveri protegèès, chierichetti anemici. I tuoi autori sono di gran lunga meglio.

    Riporto a futura memoria il commento che ho lasciato sul sito le parole e le cose, sperando non venga censurato.

    ah ah ah, tipico dei coglioni senza più argomenti, posizioni difendibili o con minimo di potere in mano, censurare chi argomenta

    almerighi
    26 dicembre 2014 a 17:06
    Mah, in tutta franchezza ho imparato a evitare come l’ebola autori esangui rinchiusi in Milano, così come certa prosa non prosa di dubbio valore. Con credo che questi due chierichetti dicano granché. Risciacquano i panni in acqua vecchia e anche i panni sono logori. Lontani mille chilometri dal midollo spinale di una poesia o di un’arte nello scrivere che non calpestino i soliti sassi.

    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

  5. Cari Ivan Pozzoni e Flavio Almerighi,

    Di Dio e Ramonda sono due poveri ragazzi principianti, posso dire che le loro pseudo poesie sono nella linea delle migliaia di scriventi che allignano il campo poetico qui in Italia. Prima di scrivere mi sono andato a documentare sul sito Lietocolle e ho letto abbastanza per averne una sgradevole impressione di irredimibile mediocrità. Ma, come ho scritto sul loro sito, non era questo il punto dei miei interventi, io, in qualità di critico, non posso occuparmi dei “chierichetti” (ottima lectio di Almerighi) che appartengono a questa o a quella camarilla; gli altri autori citati dalla signora Crocco appartengono a un gruppo di potere che ruota intorno al sito le parole e le cose. Insomma, il pezzo della Crocco è uno scritto sfacciatamente pseudo critico di fiancheggiamento e amicale sul quale non avevo e non ho veramente nulla da dire. Quello che mi stava a cuore era verificare fino a che punto questi piccoli letterati si muovano come una squadra compatta che fanno una pseudo critica autoreferenziale che parla esclusivamente dei loro sodali e dei loro chierichetti. E l’ho potuto verificare. A questi chierici e chierichetti non interessa nulla delle problematiche della poesia italiana, la Crocco e i suoi sodali mirano ad auto esaltarsi e a auto incensarsi, dall’alto del soggolo del loro sito esigono l’approvazione e la sudditanza generali. Chi non si allinea viene censurato. Questa è la loro filosofia. Questo è il loro Vangelo.

    Negli ultimi due tre anni sono entrato 3 volte in dialogo con i chierici di le parole e le cose e, strana coincidenza, tutte e 3 le volte il dibattito è stato interrotto per volontà del sito (o dell’autore) il che è la stessa cosa. Ritengo quindi che sia abitudine di questi chierici troncare il dibattito ogni qual volta esso prenda una piega non a loro gradita, cioè ogni volta che interviene qualcuno con dovizia di argomenti e glieli mette sul sito. È un sito di piccoli professori e di chierici che si commenta da solo, mero esercizio muscolare del loro conformismo e della loro vanagloria.

    Per Almerighi

    al 100% scommetto che il tuo commento verrà censurato.

  6. Ivan Pozzoni

    Caro Giorgio, da anni, oramai, ti segnalo i “chierichetti” di Nazione Indiana, di Atelier, o di Le parole e le cose, come l’epigonismo da spazzare via. Questi epigoni fiancheggiano benissimo i loro veri ras, che se ne stanno nascosti a lanciare interdetti e a negoziare concorsi. Non è ora di dare, finalmente, una bella rassettata? P.s. Marco Giovenale – a mia opinione- lo salverei: i restanti nominati sono tutti “squadristi” d’epigonismo.

  7. Caro Ivan,

    quando io affermo che “L’Ombra delle Parole” è un fortilizio della libertà di pensiero e di espressione non lo dico solo per auto incensarmi, anche perché il lavoro del Blog è collettivo, io accolgo, come sai, tutti gli spunti e i suggerimenti sia dei redattori sia degli esterni collaboratori, ma lo dico perché è vero; io sono un semplice coordinatore di un lavoro che è collettivo, e di questo devo ringraziare tutti voi. Inoltre, come tutti voi potete testimoniare, il Blog non ha mai censurato nessuna discussione, ha lasciato e lascia spazio a tutti i contributi (polemici o no). Questa, credo, è la forza del Blog.

    Quanto ad Atelier, Nazione indiana, Le parole e le cose, loro (ma non solo loro) seguono una logica di auto promozione e di promozione del medio conformismo culturale, loro (i chierici e i chierichetti e gli stregoni che li mandano in prima linea ad abbaiare) fanno lavoro di fiancheggiamento, di manipolazione, fanno lavoro di censura e di censori, fanno un fuoco di sbarramento verso chi non si accoda al loro conformismo. Ma credo che con il corpo vivo della poesia italiana questa gente non abbia nulla a che fare.

  8. Giuseppina Di Leo

    La redazione di LPLC chiude con un finale più che deludente. Mi chiedo se Claudia Crocco avesse letto le tue argomentazioni, Giorgio; da come ha reagito si direbbe di no, tanto più che ne ha fatto una questione quasi personale.

    • Cara Giuseppina, su quel sito, ma anche su altri simili, tutti ne fanno una questione personale se poco poco si chiedono approfondimenti o si mette in dubbio quello che dicono. Il che è la prova lampante che sanno di non avere argomenti per rispondere o difendere in modo argomentativo quello che dicono. Sono proclami e basta. E’ il mezzo migliore per tappare la bocca a chi avanza dei dubbi. Rivoltare la frittata facendone una questione personale è la strategia tipica di chi attacca per non essere attaccato, di trasformare in aggressore la vittima, facendosi passare per vittime. E’ una strategia spicciola e di bassa lega, ben nota negli studi sul comportamento.

  9. antonio sagredo

    —————————————-
    c’è un tempo per chiudere e un tempo per ri-aprire portali… immensi,
    soltanto la POESIA può compiere il prodigio!

  10. Caro Giorgio, prima di tutto grazie per la foto. E’ di molti anni fa, ma è forse quella, di tutte le foto che ho, in cui mi riconosco di più.
    Comunque, per la mia esperienza, quando nacque Le parole e le cose, mi parve un sito interessante e cominciai a frequentarlo. Commentavo spesso e forse all’inizio, pur capendo che era stato creato da un gruppo compatto ben individuabile di persone – non sono scema – , era meglio di quanto poi è diventato. Ma dopo un po’ di tempo ho visto che, chiunque osasse mettere in dubbio o esprimesse delle riserve su certe affermazioni, anche in modo molto rispettoso e discreto, veniva praticamente ignorato (si chiama mobbing), nessuno gli rispondeva, (è successo anche a me) oppure, come quando feci notare che certe traduzioni di un poeta svedese fatte da uno che si pone e viene considerato in Italia un’autorità nel campo della traduzione poetica e come tale spadroneggia, erano in realtà fatte dalla traduzione inglese, mi si rispondeva in modo evasivo, perché l’avevo beccato apertamente a barare. O ancora, quando facevo notare grossolani errori di traduzione fatti da uno che oggi va per la maggiore come traduttore di poeti di lingua inglese, nessuno commentava. Ma ho visto trattare come hanno trattato te molti altri che appunto mettevano in dubbio il valore di certi autorucoli a loro tanto cari, o che si permettevano di criticare gli articoli dei loro autori. Quindi ho capito che si trattava della stessa pappa di Nazione Indiana e Atelier. La solita chiesucola all’italiana. E non ci ho mai più messo piede. Non c’è niente da fare, gli italiani sono incapaci – parlo in generale, perché in effetti qui da te non è così – di pensare in modo individuale. Sono gregari, hanno bisogno di trovare chi pensi al posto loro e di conformarsi. L’individualismo italiano è una cosa inesistente. Persino sul web ripetono lo stesso schema, come pecoroni, come tanti Don Abbondio che si nasconde sotto le ali della Chiesa. Ti consoli sapere che avviene lo stesso anche nei blog che trattano molti altri argomenti che non sono letterari. Esattamente la stessa cosa.
    Quanto ai testi dei due ragazzotti sponsorizzati da cui parte l’articolo, che in realtà è più un sunto scolastico che altro, sono davvero penosi. Anche io sono andata a vedermi altre cose scritte da loro e il senso di pena si è acuito. Ma che lodi sperticate che gli hanno fatto ovunque!
    Ma il problema è che persone che scrivono quella roba non fanno paura a nessuno, la loro meno che mediocrità è rassicurante, dunque vanno gonfiati, propulsi. Come quella della pletora di autori di romanzetti innalzati a “scrittori” che nessuno legge ma che alimentano le penne dei loro amici critici. Ogni tanto c’è un’eccezione, come il capolavoro di Domenico Dara, “Breve trattato sulle coincidenze”, che consiglio a tutti di leggere, perché è davvero il più bel romanzo italiano degli ultimi 50 o 60 anni. E io sono una di gusti davvero molto difficili. Ma è appunto l’eccezione che conferma la regola.
    Hai fatto bene a dare un po’ di fastidio a certa gente, ma la mia filosofia è quella di lasciare certa gente a se stessa e a razzolare nel proprio cortile.
    Meglio occuparsi di cose più nobili e di altre altezze, che fa più bene all’animo. Perché ci dobbiamo nutrire di buon cibo e non di rimasugli andati a male.

    • Giuseppina Di Leo

      Cara Francesca, a fronte dell’analisi puntuale di Giorgio sulle ragione e le cause della decadenza della poesia (o di una buona parte di essa), rispondere in maniera evasiva come ha la Redazione di LPLC fa, dà per davvero, cosa che tu evidenzi molto bene, la misura della “mediocrità” salottiera del blog in questione.

  11. Salve, Credo che il diverso peso specifico, Crocco giovane studiosa in formazione protetta nel guscio istituzionale, Linguaglossa maturo ed autonomamente assertivo, stia sviando dal punto essenziale di quel saggetto che è sostanzialmente questo: gli under 35 che vengono oggi proposti ed immessi nel discorso istituzionale sono insider malauguratamente o appositamente pescati fra i più smidollati o è un tratto caratteristico dell’epoca che sta rendendo loro impossibile far di meglio? Comparativamente, un trentenne già assai più maturo ed ora atteso a prove originali, se originalità è da perseguire, mi pare sia Antonio Bux. Mi pare qui fondata un’altra domanda, che giro a voi: cosa farci con la poesia, nel 2015? Molti under 35 mi dicono che è un antidoto alla solitudine e, messa così, posso capire che vogliano farla più neutra, inclusiva e comunitaria possibile. Saluti e buone feste.

    • Conoscendo molto bene e dall’interno le istituzioni accademiche e il mondo editoriale, posso confermarti che si tratta esattamente di questo: “gli under 35 che vengono oggi proposti ed immessi nel discorso istituzionale sono insider malauguratamente o appositamente pescati fra i più smidollati”. Perché in giro, diciamocelo tranquillamente, c’è di meglio, ma MOLTO di meglio. I motivi? O quelli che mi paiono evidenti. Li ho spiegati sopra.
      Io mi occupo di poeti irlandesi contemporanei e posso assicurare che in Irlanda la poesia non solo è vivissima, ma di altissima qualità. Che è diffusa sia attraverso le letture pubbliche, che attraverso la radio, la TV, i quotidiani, i festival, che in molte università irlandesi grandi poeti tengono corsi di scrittura poetica, e che la critica non mostra questi deliri verbosi e questi livori da conventicole o cosche come da noi. E’ molto più diretta e concreta. Al punto che un critico letterario non ha temuto di definire “un poeta mediocre, anzi un non poeta”, il presidente della repubblica irlandese, che ha pubblicato vari libri di poesie. E in effetti non sono eccelse. Provate a pensare se da noi potrebbe succedere lo stesso.

    • Ivan Pozzoni

      Gentilissimo, io ho risposto a Crocco: “Gentile Claudia,
      i due esempi di poesia contemporaneissima sono Tommaso Di Dio e Jacopo Ramonda? E chi sono?! Mi occupo – come operatore culturale di arte da vent’anni- e non ho mai sentito né Di Dio né Ramonda. Perdonatemi: e dove sono, in una rassegna sul contemporaneissimo della generazione anni 70’/80′, Pezzato, Amorese (Faraon Meteoses), Benassi, Ariano, Festa, Buono, Bulfaro, Di Spigno, Hoxhvogli, Mugnaini, e una decina d’altri? […] Questa rassegna contemporaneissima è anacronisticissima, ferma a dieci anni fa: effettivamente, col tardo-moderno, ogni rassegna è costretta a rassegnare le sue dimissioni e diviene anacronistica in un anno. Probabilmente è un contemporaneissimo inattuale”. Pur avendo avuto, ultimamente, rapporti umani disastrosi con Antonio Buccelli, non nego che tra decine d’altri autori under 40 che meriterebbe di stare in una rassegna di contemporaneissimi, insieme a Cipriano, Bardotti, Canzian, Cardellini, Daino, Dago, e moltissimi altri. Bellissima la rassegna di under 40 curata da Pordenonelegge: http://www.pordenonelegge.it/it/tuttolanno/censimento-poeti.html .
      Perché è criticabile il saggetto della Crocco? Perché, a un under 40 come me, sociologo dell’arte e addetto ai lavori editoriali, il saggetto in questione appare un mero sponsor ad un determinato gruppuscolo (nemmeno significativissimo) dell’orizzonte artistico italiano. Bah: è come se iniziassi un saggio citando testi di due sconosciuti assoluti e concludessi con un elogio sperticato a miei cari amici di scuderia. Che siamo, cavalli?

      • Nella rassegna di Pordenonelegge, c’è una contraddizione, perché dichiarano di includere autori fra i 20 e i 40 che abbiano pubblicato almeno un testo “non autoprodotto”: Ma quasi tutti questi hanno pubblicato con note case editrici a pagamento, che fanno bei soldini in questo modo. Case editrici che campano sulla vanità di chi vuole vedere il proprio nome stampato su una copertina e sentirsi poeta. Non è lo stesso?

  12. TRASCRIVO PER COMODITA’ DEI LETTORI GLI ULTERIORI COMMENTI APPARSI SUL SITO le parole e le cose:

    giorgio linguaglossa
    26 dicembre 2014 a 18:24

    Ai redattori del blog

    un blog o un interlocutore che si rifiutano di affrontare il confronto critico circa gli argomenti postati da un commentatore, dirò che questa è una posizione difensiva, che teme il confronto perché non cerca alcun confronto e alcun approfondimento, ma vuole soltanto auto imporsi.
    Per parte mia, nella mia veste di critico, non ho nulla da dire di significativo intorno ai Ramona e ai Di Dio e agli altri autori che circolano nell’articolo della Crocco. Lo scritto della Crocco è manifestamente uno scritto di sponda, amicale, di accompagnamento, e lo si capisce subito dal tipo di fraseologie generiche e accattivanti impiegate dall’autrice.

    *

    Le parole e le cose
    26 dicembre 2014 a 22:27

    @Abate
    Linguaglossa ha cominciato svalutando gli autori da cui il post prende il via (e fin qui tutto bene; anche se ci si domanda che senso abbia intervenire intorno a testi sui quali si ammette di non avere nulla da dire). Nel giro di qualche ora ha preso a postare suoi pezzi saggistici lunghi e riciclati su Montale o la Poesia dopo Auschwitz, più una raffica di pingback al suo sito (per inciso, i pingback sono l’unica cosa che non abbiamo fatto passare; quindi mente Linguaglossa quando ci accusa di aver censurato le sue parole).
    Quello che Linguaglossa aveva da dire sul post – cioè nulla – l’ha detto e ripetuto. Se vuole continuare a parlare d’altro per quanto ci riguarda può farlo, ma se la moderatrice riterrà i suoi commenti fuori tema, come sicuramente sono, credo che nessuno potrà biasimarla. Al tempo stesso nessuno potrà accusarla di scarsa sensibilità al confronto, dal momento che Claudia Crocco ha già risposto a molti interventi critici sul suo pezzo. Ma appunto: sul suo pezzo. Non sulla Poesia dopo Auschwitz.

    @Linguaglossa
    “Nella mia veste di critico, non ho nulla da dire di significativo intorno ai Ramona e ai Di Dio e agli altri autori che circolano nell’articolo della Crocco”. Sono parole sue. Le condividiamo. Ne tragga le conseguenze.

    La redazione non intende intervenire oltre – anche perché si vede benissimo chi prova a dialogare sul serio e chi invece vuol buttarla in caciara. Per adesso non c’è stata censura alcuna; ci auguriamo che si possa continuare su questa linea. La moderazione resta ovviamente affidata a Claudia Crocco.

    *

    giorgio linguaglossa
    26 dicembre 2014 a 22:53

    alla redazione,

    lasciamo ai lettori giudicare se la mia riflessione sia “caciara” o altro, certo un conto è riflettere sulla direzione che ha presto la poesia italiana dopo la crisi che si può datare alla fine degli anni Sessanta inizi anni Settanta con il poeta italiano più grande del Novecento: Eugenio Montale, altra cosa è riflettere sugli autori presi in esame dalla Crocco, su di essi c’è poco da dire, per loro parla la pochezza delle loro poesie e le fraseologie generiche e di accompagnamento utilizzate dall’autrice dell’articolo in questione.
    Se per Voi riflettere sulla poesia di Montale e del problema della poesia dopo Auschwitz sia “buttarla in caciara”, questa è una vostra valutazione, io invece ritengo molto più importante riflettere su certi nodi problematici della poesia del Novecento piuttosto che discettare su autori di livello infinitamente inferiore ai Montale ai Pasolini ai Sereni a Helle Busacca…

    *

    Le parole e le cose
    26 dicembre 2014 a 23:39

    @Linguaglossa
    Ha notato che il pezzo di Claudia Crocco verte sulle poetiche degli anni Zero? Ha notato che il suo riciclato “riflettere sulla poesia di Montale e sul problema della poesia dopo Auschwitz” non presenta alcun nesso apprezzabile con l’argomento del pezzo? E che questo è il problema?

    Se lo ha notato, vuol dire che ci siamo capiti, e che possiamo finirla qui. Se non lo ha notato, vuol dire che non ci capiremo mai, e che possiamo finirla qui. Noi la finiamo qui. Lei se vuole continui pure.
    (gs)

    *
    Risposta di Giorgio Linguaglossa del 27 dicembre h. 8,37
    gentile GS

    lei afferma che riflettere sulla poesia di Montale e del dopo Montale non abbia alcun punto di contatto con la presunta poetica degli anni Zero dell’articolo della Crocco.

    Ma lei crede che i problemi lasciati aperti dal più grande poeta del Novecento non abbiano ripercussione sulla poesia dei giorni nostri?, Lei crede veramente che la presunta poetica degli anni Zero dei due ragazzi presi a misura degli anni Zero possa considerarsi esaustiva con l’analisi della pseudo poesia dei due giovinotti?, Ma lei crede veramente che la poesia di oggi degli under 35 viva in un limbo aproblematico dove non si ritrovano le tracce dei problemi lasciati aperti dalle generazioni dei Montale, dei Pasolini, dei Sereni, dei Fortini, di Helle Busacca e di Giudici?, lei crede che si possa discettare sulla poesia degli under 35 come se il passato non ci fosse, anzi, cancellando il passato?

    Lei afferma: “possiamo finirla qui”, e invece io dico di no (è un mio diritto, credo) e invito la signora Claudia Crocco a rispondere ai quesiti da me posti nell’articolo che lei definisce “riciclato”. Ma perché, le chiedo, le idee hanno una data di scadenza? Un articolo anche se già pubblicato altrove deve poi essere gettato nel cestino?

    • ubaldo de robertis

      Trovo interessanti le argomentazioni di Giorgio Linguaglossa sui problemi lasciati aperti dall’ultimo Montale e le loro conseguenze sulle nuove generazioni. Giorgio è uno che crede fermamente nel carattere progressivo della ricerca culturale e merita di trovare interlocutori validi per accertare insieme la verità necessaria. Esiste semplicemente il buon senso di comprendere che chiudere la porta al confronto è quanto di più sbagliato si possa immaginare. Ciò che afferma l’arguto Panetta circa la mafia poetica mi ricorda quanto scritto da Philippe Daverio a proposito della pittura:“Tutta una classe sacerdotale di curatori, critici direttori di musei scarsamente alfabetizzati ha finito per monumentalizzare esperienze estetiche che tracimano il limite dell’idiozia”. E’ indubbio che in crisi in Italia non è solo la poesia ma tutta l’arte contemporanea. Francesca pone l’attenzione sui traduttori dei traduttori che poi si spacciano per autorità, dunque il campo letterario può essere assunto come specchio della comunità che eleva la furbizia a virtù, e i mistificatori e gli impostori a paladini. Ubaldo De Robertis

  13. Scritto altro su Le parole e le Cose che qui riporto. Invito Di Dio e Ramonda a prendere la parola.

    @ Castiglione
    Gentile, mi pare che io abbia argomentato, nonostante la pochezza di informazioni, i due autori e anche lo scritto d’accompagnamento degli stessi. Mi documento sempre prima di aprir bocca.
    @ Di Dio e Ramonda.
    Mi piacerebbe leggere la vostra opinione e il vostro personale punto di vista sulle questioni legate alla vostra scrittura, anche in rapporto alle problematiche sollevate da Giorgio Linguaglossa, come pure dalla signora Claudia Crocco.

    Grazie

    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

  14. Ubaldo de Robertis

    Bene, Giuseppe, molto gentile. Il mio indirizzo
    di posta e’

    derobertisubaldo@gmail.com

  15. SEGNALAZIONE
    Ho lasciato su LE PAROLE E LE COSE il seguente commento:

    ALL’«OMBRA DELLE PAROLE»: SENZA CHIERICA MA PUR SEMPRE CHIERICI!

    @ LPLC

    Il mio primo commento, riferibile alla vostra disputa con Linguaglossa, difendeva la possibilità di un confronto tra posizioni diverse. Dopo aver letto sul vostro blog i successivi interventi di Almerighi, Linguaglossa, Pozzoni, Panetta e altri, ancora dei medesimi, su «L’Ombra delle Parole» in un post dal titolo vittimistico («La censura di Natale»), devo dire che effettivamente il confronto si fa assai difficile e forse impossibile. Tuttavia, smusserei lo stesso certi toni e non lo interromperei. Per chiarire fino in fondo la ragione vera della contrapposizione (non solo di forma a mio parere). Giusto, dunque, ricordare che «il pezzo di Claudia Crocco verte sulle poetiche degli anni Zero». Ma, invece di ironizzare sul «riciclato “riflettere [di Linguaglossa] sulla poesia di Montale e sul problema della poesia dopo Auschwitz”», sarebbe meglio esaminarlo e criticarlo. Anche se non presenta «alcun nesso apprezzabile con l’argomento del pezzo». Non verrebbe affatto diminuita l’immagine di blog serio e rigoroso che LPLC s’è conquistata. In altri tempi e in una logica ben più attenta ai modi pensare e sentire “altri”, Fortini, lo sapete, scrisse una indimenticabile «Difesa del cretino» (Q.P. n. 29, gen. 1967 : http://www.minimumfax.com/upload/files/indi/assaggio_15_68.pdf). E voi non potreste oggi permettervi di entrare nel merito di posizioni che non ritengo cretine, anche se formulate in modi inutilmente aggressivi e apodittici?

    @ Claudia Crocco.

    No, non ce l’ho con lei in quanto dottoranda. Né coi dottorandi in genere. E però i dottorandi che scrivono su LPLC e, come già detto, alcuni dei suoi redattori preferiscono troppo spesso evitare di rispondere *nel merito* a obiezioni, critiche e richieste di chiarimento (fossero pure pretestuose o maliziose). Devo aggiungere che in questi anni ho seguito con attenzione le proposte dei “nuovi poeti” da voi fatte. E sono intervenuto varie volte contro certi commenti cerimoniosi e ossequiosi o di mero fiancheggiamento da parte di amici e amiche dei poeti proposti. Ho pure cercato di sollecitarvi a una maggiore attenzione verso ricerche poetiche meno prossime al giro dei redattori di LPLC. Nessuno dei responsabili mi ha mai risposto. Non mi pare una bella cosa. Ma non drammatizzo e chiudo qui.

    @ Giorgio Linguaglossa

    Attorno a «L’Ombra delle Parole» si sono coagulati alcuni poeti e critici e commentatori più o meno bravi e però fin troppo agguerriti e spavaldi. Il blog sarà anche «un fortilizio della libertà di pensiero e di espressione». Ma lo è più o meno come tutti gli altri. Come «Le parole e le cose». O come i da voi vituperati: Atelier, Nazione indiana, etc. Sostenere che “chierici” e “chierichetti” o “stregoni” (abusate etichette-metafore squalificanti) siano solo i gestori di altri blog, mi sembra un vizio molto settario. Non si scappa: siete “chierici” anche voi! Anche voi fate quel «lavoro di fiancheggiamento, di manipolazione, […] di censura e di censori, […] fuoco di sbarramento verso chi non si accoda» al vostro punto di vista. (Ed è facile documentarlo). Se la retorica settaria non vi accecasse, riconoscereste che questo è l’inevitabile lavoro partigiano e selettivo della critica. E lo condurreste senza certe pretese, quanto mai ingannevoli, di purezza da anime elette. E senza accanirvi (spesso a vuoto perché gli altri non son fessi) contro “personaggi simbolo”, scelti più o meno a casaccio o in base a un pregiudizio («i “chierichetti” di Nazione Indiana, di Atelier, o di Le parole e le cose») che sostituisce il ragionamento. Sei certo, infatti, che i tuoi criteri di giudizio siano migliori di quelli della Crocco o di altri “accademici”? A me non pare. Se i problemi della odierna poesia italiana «sono veramente molto complessi», come tu stesso scrivi, perché escludere che la ricerca della Crocco (o di altri/e) possa contribuire a un chiarimento di questa complessità? Secondo me, intervenendo sul suo post, avresti fatto meglio a riassumere le tue tesi sulle responsabilità che attribuisci a Montale, a tuo avviso il capostipite «corresponsabile della parabola discendente in chiave epigonica della poesia italiana del secondo Novecento». Perché ricorrere al copia/incolla di uno stralcio da un tuo saggio, dimostrando un atteggiamento ben poco dialogico e come minimo sbrigativo e sprezzante verso un lavoro critico che parte da altri criteri.
    Lo stralcio poi è pieno di domande retoriche e punti oscuri. Cosa vuol dire, ad esempio, che, dopo “Composita solvantur” (1995) di Franco Fortini, «la poesia diventa sempre più piccolo borghese» o si «democraticizza»? Fortini forse non era – l’ha sempre dichiarato ! – un piccolo borghese quanto Magrelli (per fare il nome di uno dei tuoi ultimi bersagli)? E invece di “democratizzarsi”, che dovrebbe fare la poesia? “Aristocraticizzarsi”? E qual è questa «Origine» dimenticata o denegata? (Perché non è detto che sia così fondamentale o imprescindibile, come tu sembri pensare. E, dopotutto, recuperabile. Come se la storia di secoli, che da essa ci ha allontanati, potesse miracolosamente o arbitrariamente essere cassata). Ma ancora: cosa intendi con il concetto – tutto in maiuscolo ma ultragenerico! – di «Grande Crisi»? O con quello di «forma-poesia». (Come se una ce ne fosse: inalterata, autentica e per sempre vidimata non si sa da chi). E quali sarebbero poi le «Fondamenta solide», sulle quali la Poesia o i poeti dovrebbero “edificare”? E quali le «Fondamenta instabili» da lasciar perdere?

    Se, in assenza di risposte precise alle tue stesse domande, un lettore cercasse di capire dai testi proposti da «L’Ombra delle Parole» e dalle polemiche che nei commenti serpeggiano dove vuoi/volete andare a parare, si potrebbe arrivare a questa conclusione: quasi tutti ve la prendete contro ciò che tu etichetti con i seguenti concetti: «liquido», «leggero», «quotidiano», «privato». O con «il linguaggio della comunicazione», la poesia «turistica», da intrattenimento, «da bar» o «chatpoetry». Tutte le ricerche che vanno (o sembrano andare!) in tali direzioni, vengono (ancora tue parole) giudicate «comodi alibi per non affrontare di petto quella cosa che abbiamo davanti: la Grande Crisi della poesia italiana». Tuttavia le proposte di testi de «L’Ombra delle Parole» restano eterogenee (come quelle presenti su altri blog!). Più che una linea, almeno alcuni dei redattori e commentari fissi, sembrano accomunati da una sensibilità difensiva, da un *no* (reattivo, ossessivo, astorico, snob e pseudo-aristocratico) al «referenzialismo del quotidiano». E parrebbero puntare a un ritorno al «metaforico», al «simbolico» . Poetica anche legittima. Ma di certo né innovativa né risolutiva. E siccome scrivi: «Qualcuno dice che il poeta non ha nessun salvagente cui aggrapparsi, nessuna ancora cui legarsi, nessun punto di vista da difendere», lasci intendere che il salvagente o l’ancora o il punto di vista, che permetterebbe di uscire dalla confusione tu o altri de «L’Ombra delle Parole» l’abbiate individuato. Ma è così? Io, che vi ho seguiti, continuo a vedere un’oscillazione e confusione, che dovrebbe rendervi più cauti. Cosa ha, infatti, a che fare, ad esempio, il modello abbozzato dai cosiddetti «giovani arrabbiati» con quello di Maria Rosaria Madonna o di Helle Busacca?

    @ Ivan Pozzoni
    Che cosa antipatica squalificare in partenza Di Dio e Ramonda, presentandoli come delle nullità («E chi sono?!»)! E solo perché non passati sotto il tuo naso di «operatore culturale di arte da vent’anni»! Oppure contrapporre un elenco più o meno esteso di poeti tuoi coetanei, amici o conoscenti (che potrebbero essere delle “nullità” per altri che neppure li conoscono). Ma andiamo oltre e ragioniamo. L’esplorazione critica del “mare magnum” (sorprendente, lutulento e ambiguo) della produzione poetica contemporanea è frammentata e incompleta. Che essa venga portata avanti da accademici o para-accademici, da ultralibertari o memori di qualche canone, da post-avanguardisti o neon-avanguardisti, sta di fatto che manca una panoramica ragionata e convincente dell’insieme. Siamo all’empiria. Ma allora che senso ha – diciamo – esaltare il tuo “pescato” rispetto a quello altrui? Quale sarebbe la vera differenza di fondo tra Carla Crocco, che recensisce Di Dio o Ramonda o la cosiddetta «poesia di ricerca» e Linguaglossa, che recensisce i “giovani arrabbiati”, oppure Gezzi o Cortellessa, che recensiscono altri poeti generazionalmente più prossimi a loro e alla loro idea della poesia? Che “loro” sono accademici e Linguaglossa e tu no? E da questa collocazione social-professionale diversa (non trascurabile, ma non decisiva sul piano della qualità culturale dei risultati) deriverebbe che “loro” ( i “chierichetti” ecc.) sarebbero “di parte” e tu o Linguaglossa no? “Loro”, nell’università, sarebbero dentro i “giochi” del potere letterario e voi “fuori”? Che sciocchezza e falsa coscienza!
    Su tali premesse teoriche errate o approssimative, la tua e la vostra polemica diventano sempre più cieche e distorcono l’evidenza. E faccio un esempio. Perché «il saggetto in questione» di Claudia Crocco (cito da Pozzoni 27 dicembre 2014 alle 15:36 «L’Ombra delle Parole»: https://lombradelleparole.wordpress.com/2014/12/26/la-censura-di-natale-trascrizione-di-un-recente-scambio-di-commenti-tra-giorgio-linguaglossa-e-la-signora-claudia-crocco-sul-sito-le-parole-e-le-cose-con-conseguente-censura-delle-idee-ritenute/comment-page-1/#comment-4534) sarebbe «un mero sponsor ad un determinato gruppuscolo (nemmeno significativissimo) dell’orizzonte artistico italiano» o «un elogio sperticato» a suoi «cari amici di scuderia», se scrive (a me pare dichiarando con chiarezza le sue intenzioni e i suoi distinguo): «Ho scelto queste due raccolte per svariati motivi: sono uscite a pochi mesi l’una dall’altra; appartengono a autori della stessa generazione (cioè quella dei nati negli anni Ottanta); facendo parte di circuiti della poesia recente che hanno una certa visibilità, hanno già avuto un buon numero di recensioni, soprattutto online. Il mio è anche un giudizio di valore: Tua e di tutti e Una lunghissima rincorsa sono due libri pubblicati nell’ultimo anno che ho letto con interesse. Allo stesso tempo, mi permettono di evidenziare i limiti di molta poesia di autori giovani. Per diverse ragioni, insomma, rappresentano un caso paradigmatico»? Insomma, gli “altri” possono essere anche avversari ma, appunto per questo, dovrebbero essere conosciuti, analizzati singolarmente nella loro realtà (nei loro testi, visto che scrivono e nelle loro pratiche) e non semplicemente immaginati e ridotti a stereotipi o a “mucchio” sul quale sparare a parole la propria indignazione.

    • No Sig. Abate, Lei non ha capito proprio, e vorrei capire se questa reprimenda faccia parte o meno dell’abusato costume di cui sopra. Quello delle lobbies. Io sono rimasto incuriosito (come ho scritto ieri) e mi sono andato a leggere Di Dio e Ramonda, trovandoli come li ho trovati. Non fossero stati così avrei scritto un altro commento, dicendo che non ero d’accordo con le posizioni di altri. Io non mi contrappongo, leggo, e IO SOLO sono il criterio con cui giudico una lettura (mi piace o non mi piace) piaccia o no. Della mia personale indignazione faccio un fascio e getto nel fiume, non me ne frega niente del resto, solo mi spiace della sclerosi multipla da conventicole di cui soffre la nostra poesia. Anch’io ho subito censure, mi è bastato andare su erato e scrivere a Luciano Nota che una sua traduzione dal francese era scolastica. Da allora i miei commenti vengono sistematicamente posti in moderazione e cancellati, ma non me ne frega niente, I don’t care, I problemi sono di chi censura, non miei. Questo blog ha l’enorme pregio di trattare la materia poetica sotto tutti i punti di vista, paludati o da chat, ma li tratta senza falsi inchini a questo o a quello. Cordiali saluti.

  16. Caro Ennio, m’accodo ad Almerighi. Anche io, nel commento postato su Le Parole e le Cose, ho preso di petto solo i due autori, documentandomi prima, senza entrare nel merito della qualità del pezzo della signora Crocco. Nel successivo post ho invitato direttamente i due autori ad esprimersi sulle problematiche aperte da Giorgio e anche dalla Crocco.
    Mi dispiace dirtelo ma qui, nell’Ombra, non ci sono conventicole, almeno a quanto mi risulta. Nè gli autori, Almerighi, Pozzoni, Linguaglossa ed io siamo moschettieri in difesa di un impero che, come tu dici, è “aggressivo e apodittico”.
    Io penso con il mio cervello e apprezzo o commento negativamente secondo il mio gusto, personalissimo e fallace. E così fanno gli altri autori.
    Noto una grande differenza tra l’Ombra e Le parole e le Cose, non solo nella qualità delle proposte come pure nella libertà dei commenti.
    Se mai dovessi accorgermi di un qualsiasi mobbing, anche occulto, non esiterei a denunciarlo.

  17. Giuseppina Di Leo

    Caro Ennio, faccio un’osservazione in merito alla domanda che poni a Giorgio Linguaglossa sui suoi “criteri di giudizio”, quando gli chiedi se sono “migliori di quelli della Crocco o di altri “accademici”, e dico che c’è una differenza sostanziale tra il post curato da Claudia Crocco e quelli che invece sono presentati su L’ombra delle parole. E la differenza è che nel post in questione di LPLC i testi mancano, ad eccezione della poesia di apertura e di qualche verso citato. In questo blog ci si confronta sui testi, ed è questa una linea che non solo condivido, ma che va a vantaggio proprio di quei ‘criteri’ sui quali ti interroghi, in quanto permette al critico quanto al lettore di capirsi su ciò di cui si sta parlando.

  18. Caro Ennio,
    in merito alla domanda che mi poni sui miei “criteri di giudizio”, la risposta è molto semplice: io seguo il mio metro di giudizio, il mio gusto, la mia intuizione; ciascuno dei commentatori del blog segue il proprio metro di giudizio nel rispetto e nel dialogo con il giudizio degli altri; l’aspetto positivo dell’Ombra delle Parole è che ciascuno dei commentatori esprime liberamente il proprio giudizio estetico in piena libertà ed autonomia (altro che conventicola come tu ci accusi di essere!). La “libertà” del giudizio di ciascuno è un valore da difendere a tutti i costi. Non è poi vero quanto tu scrivi che io ho degli avversari fissi (Magrelli, De Signoribus, etc) che io colpirei a ripetizione, non è vero perché se vai a rileggere i post e i commenti ti accorgerai che ciascun commentatore ha scritto il proprio commento (pro o contro) in piena libertà; c’è stato dialogo, c’è stato confronto, ciascuno ha avuto modo di esporre le proprie tesi e contro tesi in piena libertà e autonomia, ciascuno ha dialogato con l’altro, e nessuno si è mai sottratto al dialogo accusando l’interlocutore di essere andato “fuori tema” e che quindi non è degno di essere preso in considerazione (come è avvenuto nei miei confronti su LPLC). Anzi, un grande poeta come Alfredo De Palchi ha esposto una valutazione positiva delle poesie di Magrelli, seguito da altri commenti positivi di Ivan Pozzoni e altri senza che nessuno di noi mancasse di rispetto all’altro o si sottraesse al dibattito con scuse o perché “fuori tema”.

    Il problema di tutelare e di salvaguardare la piena LIBERTA’ di tutti gli interlocutori è un punto fondamentale credo de L’Ombra delle Parole; sia chiaro un concetto: qui non si censura nessuno e si danno risposte a tutti, chiunque è libero di intervenire e scrivere quello che vuole.

    Quanto alle altre domande che poni su “La Grande Crisi” della poesia italiana, beh io tento in tutti i miei commenti, dialogando con gli altri, di chiarire e di approfondire il perché dalla fine degli anni Sessanta inizi Settanta la poesia italiana sia diventata sempre più epigonica e non ha più espresso un poeta del livello di Montale. Caro Ennio, è trascorso più di mezzo secolo ma non si vede all’orizzonte un poeta del livello di Montale. Questo è un problema che io ho tentato di illuminare con il mio saggetto fatto di copia e incolla. Perché, è vietato da una legge dello stato fare un copia e incolla di un articolo scritto un anno fa? Perché c’è una data di scadenza come sui cibi per la valenza delle idee? Le idee hanno una data di scadenza?

    La risposta al tuo legittimo quesito se anche l’Ombra delle Parole sia o non sia anch’esso un blog di camarilla o di potere o di sotto potere, te la può dare il blog stesso ripercorrendo i suoi post e i suoi commenti e il fatto che abbiamo pubblicato anche autori sconosciuti che nessuno di noi della redazione conosceva e che altri collaboratori esterni ci hanno segnalato, l’ultima in ordine di tempo è la triestina Gabriella Kuferzin le cui poesie sono state postate stamattina, una poetessa del tutto inedita che ci era stata segnalata da Flavio Almerighi che qui ringrazio.

    Quanto alle tue accuse secondo cui io emetterei giudizi “apodittici”, lascio ai lettori del blog valutare se i miei siano giudizi apodittici o no.

  19. SEGNALAZIONE
    Ho lasciato su LE PAROLE E LE COSE il seguente commento:

    @ Linguaglossa

    Tutti abbiamo il “nostro” metro di giudizio, gusto, ecc. E chi lo nega? Né ho messo in dubbio che i commentatori di «L’Ombra delle Parole», quando discutono *tra loro*, non esprimano «il proprio giudizio estetico in piena libertà ed autonomia».
    I problemi nascono quando tu ed altri de «L’Ombra delle Parole» vi rapportate al lavoro di altri/e, esterni/e alla vostra “non conventicola». In questo caso a Claudia Crocco. In altri casi ad autori come Magrelli e De Signoribus. (Sulla qualità e le modalità delle tue critiche a quest’ultimo autore, che, ai tempi del blog «Moltinpoesia», ha causato l’interruzione della nostra collaborazione, anch’io lascio volentieri la parola ai lettori che volessero documentarsi ai seguenti link: http://moltinpoesia.wordpress.com/2013/09/09/discussionesulla-poesia-di-eugenio-de-signoribus/;
    http://moltinpoesia.wordpress.com/2013/09/17/discussioneancora-sulla-poesia-di-eugenio-de-signoribus/; http://moltinpoesia.wordpress.com/2013/09/20/ennio-abatechiarimento-sulla-polemica-fra-me-e-linguaglossa-a-proposito-di-de-signoribus/).
    Non mi interessa, dunque, stabilire se tu e gli altri tuoi sodali abbiate o meno «avversari fissi».
    In questione, ripeto, sono la *qualità* delle critiche e la *dialogicità* del rapporto con l’altro/a, QUANDO NON SE NE CONDIVIDONO LE POSIZIONI, LE SCELTE DI POETICA O IDEALI O FILOSOFICHE, POLITICHE, ECC.
    È in queste occasioni che il dialogo, il confronto, la possibilità di «esporre le proprie tesi in piena libertà e autonomia», di cui ti vanti e che sembrano esistere *inter vos*, vengono sostituiti dal disprezzo, dal sarcasmo, dal travisamento delle posizioni altrui, dall’attacco ad personam, dalla battuta acida o ad effetto. I campioni in tali operazioni di svilimento dell’interlocutore o dell’autore esaminato dalla vostra “non conventicola” sono lì, sul blog, nome e cognome o nickname. (Qualcuno costretto a ingloriosa ritirata di fronte alla reazione risentita del “capro espiatorio” di turno che non gradiva ricevere certe dubbie manifestazioni di «piena LIBERTA’»).

    P.s.
    Un esempio di travisamento? Claudia Crocco scrive:
    « @almerighi
    Può dire quello che vuole, anche ciò che è palesemente insensato, ma la invito a moderare i toni: non c’è bisogno di sfiorare l’insulto per esprimere opinioni. Nessuno le ha ancora detto che le sue opinioni sono vuoto pneumatico. O magari è successo, ma non su questo sito. La prossima volta un commento con toni simili non verrà approvato».
    E tu, cancellando «Nessuno le ha ancora detto che», fai intendere che avrebbe detto ad Almerighi:«le sue opinioni sono vuoto pneumatico».

  20. giorgio linguaglossa
    28 dicembre 2014 a 14:04

    caro Ennio Abate,

    inutilmente cerchi di farmi apparire morso dalla tarantola del risentimento e della vendetta, è invece il tuo commento che dimostra un livore e un astio verso chiunque esprime un pensiero diverso dal tuo. Io rispetto il tuo pensiero, ma tu devi rispettare il mio (e quello degli altri) soprattutto quando i rispettivi pensieri non coincidono o divergono. Imparare a dialogare non è facile, lo so, ma io sono un inguaribile illuminista e un inguaribile ottimista: penso che il dialogo e il confronto sia il solo strumento che possa migliorarci tutti.

  21. Postato su LPLC

    @Crocco
    Gentile Claudia, volentieri anche del “tu”, almeno da parte mia, non era mia intenzione fare dell’ironia, davvero non in questo caso.
    @Ennio A.
    Ogni occasione è buona, eh? Moltinpoesia…
    @
    Ribadisco che mi piacerebbe leggere direttamente le opinioni di Di Dio e di Ramonda

    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

  22. Ricevo sulla mia email il seguente commento di Ennio Abate e lo trascrivo:

    Caro Giorgio,

    rispondo in privato al tuo commento (sotto). Se tu non sei mosso da risentimento e voglia di vendetta quando critichi, perché dovrei essere io in preda a livore e astio quando ti critico?

    Tu, nei messaggi che ti mando, non entri mai nel merito punto per punto, come sarebbe giusto fare per intendersi senza equivoci e elusioni. Non mi dici mai: su questo hai torto, su questo hai ragione. Né motivi le tue affermazioni. Ad es. nel commento appena scritto dove cercherei di farti apparire «morso dalla tarantola del risentimento e della vendetta» e dove dimostrerei livore e astio? Ti affidi alle metafore. Non stai ai fatti e q quel che ho scritto.

    Ho semplicemente contestato alcune tue affermazioni e ti ho indicato i rischi cui va incontro un gruppo che tende a svilire e a sottovalutare sistematicamente chi la pensa diversamente. E tende ad usare le parole come clava anche contro chi fa semplicemente un lavoro critico con altri criteri e modalità.

    Il rispetto per me non può mai essere rispetto di parole e comportamenti che mi appaiono ingiusti, immotivati o maldestri.

    E vedi che il mio primo intervento su LPLC era un tentativo di frenare le giuste e prevedibili rimostranze della Crocco. Che si vede svalutato il suo lavoro da uno che neppure vi fa riferimento (tanto più che non parlava solo dei due autori…). E che le fa intendere che perde tempo ad occuparsi di «libri di ragazzi, lasciatemelo dire, molto modesti» e ignora «autori contemporanei di maggiore livello estetico». Se questo non è, come minimo, paternalismo, cos’è? (E lascio perdere l’uso di questo “ Gabriele Fratini” che ti fa da spalla per permetterti di proseguire e rincarare la dose e che a me ha dato l’impressione di uno dei vari nickname usati da te e da Sagredo e non so da chi altro, quando dovete stuzzicare o far sembrare che altri lettori la pensano come voi…). Ma se uno arrivasse sul tuo blog e dicesse che i poeti di cui ti occupi sono delle mezze calzette, come reagiresti?

    Quello che tu hai dato alla Crocco sarebbe il «rispetto» che tu chiedi e dai? Ma vedi che non basta introdurre un commento con un «Gentile Claudia Crocco» per dimostrarsi rispettosi.

    A me pare proprio che il problema – tuo e vostro – sia in una difficoltà a rapportarvi a chi veramente la pensa diversamente da voi. E ne ho avuto le prove io stesso anche nello scambio con Marco Onofrio, che mi ha fatto decidere di non intervenire più nel blog.

    Per me la clava o lo sberleffo o il disprezzo vanno bene contro chi per primo usa clava, sberleffo e disprezzo. E dunque non sempre.

    Un caro saluto e buon anno

    Ennio

    • “un gruppo che tende a svilire e a sottovalutare sistematicamente chi la pensa diversamente” (E. A.)
      :
      Io sono individualista per natura: non “faccio gruppo”, ma, se mi trovo bene, mi affianco a un gruppo di scrittori quando e quanto desidero, senza imposizioni o tanto meno “dettami” da parte di qualcuno. Scrivo commenti quando voglio, esprimendo liberamente la mia opinione, anche se opposta a quella degli altri, soprattutto degli amministratori. In breve, io sono libera pur nel blog “L’Ombra delle parole”, dove sono stata invitata e, finché mi aggrada, resto volentieri.
      Se una poesia non mi piace lo esprimo educatamente, se invece mi piace molto lo scrivo apertamente, in entrambi i casi motivando i miei giudizi. Non c’è nulla di sistematico e non c’è svilimento programmato nel mio giudicare le poesie altrui, in questo e in altri blog.
      Mi è sembrato opportuno chiarire la mia posizione di piena libertà perché ho avuto la sensazione che si esprimano giudizi sommari sul gruppo, senza tener conto delle individuali personalità.

      Giorgina Busca Gernetti

  23. caro Ennio Abate,

    a me sembra che il dialogo tra me e te sia simile a un dialogo tra sordi, ma provo lo stesso a dialogare con te. Tu scrivi: «Non mi dici mai: su questo hai torto, su questo hai ragione. Né motivi le tue affermazioni».

    Ti rispondo dicendoti che non spetta a me decidere se tu (o chi altro) ha torto o ragione, io non sono un Demiurgo che sta nel giusto in quanto Demiurgo, io mi limito ad esprimere solo la mia opinione.

    Tu scrivi: «Tu, nei messaggi che ti mando, non entri mai nel merito punto per punto, come sarebbe giusto fare per intendersi senza equivoci e elusioni».

    Lascio ai lettori del blog giudicare se non rispondo ai tuoi interrogativi.

    Tu scrivi: «ti ho indicato i rischi cui va incontro un gruppo che tende a svilire e a sottovalutare sistematicamente chi la pensa diversamente».

    A quale gruppo ti riferisci? qui sull’Ombra c’è una redazione che di solito non risponde mai o quasi, l’unico che a volte interviene è Marco Onofrio il quale dice la sua opinione indipendentemente da ciò che io scrivo. Steven Grieco adesso è impegnato in Polonia per sue questioni personali e interviene molto di rado. Se con “gruppo” ti riferisci agli altri commentatori del blog, sappi che ciascuno è libero di scrivere quello che ritiene opportuno e quello che pensa, non c’è alcuna regia dietro le quinte e non c’è alcun “gruppo” tanto più che chi interviene non ha mai visto in faccia l’altro e non lo ha mai incontrato. Chiunque leggendo le mie risposte nel blog può farsi una idea precisa circa il mio comportamento pubblico e se svilisco chi non la pensa come me.

    Se vai a leggere i commenti alla poesia di Gezim Hajdari «Fare il contadino della poesia», ai miei commenti entusiastici si sono affiancati i commenti negativi di un altro esponente di spicco della redazione: Alfredo De Palchi e di numerosi altri commentatori i quali hanno formulato in piena libertà il loro parere negativo. Questo è un segno di piena libertà e di indipendenza di ciascun collaboratore del blog. Credo sia questa la forza del blog: la sua indipendenza da qualsiasi fratria e la piena autonomia e libertà di giudizio di ogni singolo commentatore.

    Tu scrivi di «un certo Gabriele Fratini” che ti fa da spalla…».

    Lascio che ti risponda lo stesso Gabriele Fratini.

    Tu scrivi: «se uno arrivasse sul tuo blog e dicesse che i poeti di cui ti occupi sono delle mezze calzette, come reagiresti?».

    Caro Ennio, allora si vede che non leggi i commenti del blog, lì infatti potrai vedere che ciascuno esprime in piena libertà il proprio pensiero, non di rado i pareri sono molto diversi e spesso all’opposto. In questo non ci trovo nulla di male.

    Tu scrivi: «Per me la clava o lo sberleffo o il disprezzo vanno bene contro chi per primo usa clava, sberleffo e disprezzo».

    Vorrei essere preciso giunti a questo punto: indicami tu un solo luogo dei miei commenti dove ho usato “clava, sberleffo o disprezzo” nei confronti di un interlocutore.

    Buon Anno anche a te.

  24. Pasquale Balestriere

    @ Ennio Abate

    “Nessuno le ha ancora detto che le sue opinioni sono vuoto pneumatico”/”le sue opinioni sono vuoto pneumatico.”

    Gentile Ennio Abate, qui c’è poco da travisare, giacché le due espressioni usate dalla Crocco sono divise dal sottilissimo velo di una figura retorica che si chiama preterizione, la quale, magari, permetterà di evitare una querela, ma nulla toglierà all’offesa di per sé molto pesante che, con l’uso della figura retorica, si fa finta di non pronunciare, mentre in realtà è già bell’e scagliata. Quindi non si affatichi a redigere inutili P.S., giacché, come ho cercato di dimostrarle, le due espressioni sono pressoché equivalenti.
    Pasquale Balestriere

  25. faccio copia e incolla del commento a firma della reazione di LPLC che ha contenuti offensivi e diffamatori (mi si da del “teppista” del “misogino”, del “bullo” e altro). I lettori dell’Ombra sapranno trarre da soli le proprie valutazioni:

    *
    Le parole e le cose ha commentato su Poesia lirica, poesia di ricerca. Su alcune categorie critiche di questi anni a partire da due libri recenti.

    Perché, come osserva IlfuGiusco, “La discussione è esplosa”?

    Perché a un certo punto, mentre il dibattito sul pezzo di Claudia Crocco scorreva tranquillo, ricco di spunti anche critici e polemici ma sempre pertinenti e sensati, si è inserito un tale, Giorgio Linguaglossa, che ha cominciato a parlare d’altro, riciclando interventi vecchi e già pubblicati altrove (sul proprio sito, in contesti del tutto diversi). Quando gli si è fatto garbatamente notare che i suoi commenti suonavano, oltre che smaccatamente autopromozionali, del tutto fuori tema, il tale si è appellato alla libertà di parola, rivendicando nessi inesistenti col thread, e naturalmente gridando alla censura (inesistente anch’essa); fino a trascinarsi dietro una patetica claque di commentatori amici suoi, per farsi dare una mano.

    E così, con le bugie, col vittimismo, con un certo bullismo (non privo del resto di misoginia), con il suo far finta di non capire anche le osservazioni più semplici – o forse con il suo non capire davvero? Ipotesi da non scartare – Giorgio Linguaglossa ha provato a interrompere una discussione viva e condivisa per imporre un monologo su di sé, sul suo sito, sui suoi temi. Monologo che non solo, come si è visto, non interessa a nessuno, ma che soprattutto non c’entra rigorosamente nulla con quello di cui stavamo parlando prima.

    Per bloccare derive del genere avrebbe avuto senso moderare fin dall’inizio gli interventi teppistici di Linguaglossa. Non lo abbiamo fatto: non tanto per evitare i soliti pletorici, grotteschi richiami alla libertà di espressione (quelli non mancano mai, soprattutto da parte di chi non ha nulla da esprimere), quanto per verificare ancora una volta come proprio questa libertà, manipolata dai teppisti, produca nient’altro che la fine del discorso. E come l’ossessione del confronto, negli egomaniaci, nasconda spesso una totale autoreferenzialità. It takes two for tango, caro Linguaglossa: lei, diciamo la verità, non ha mai voluto veramente dialogare con Claudia Crocco nel merito del thread. In compenso vuol costringere la Crocco a discutere con lei, di temi suoi – dopo aver cercato di delegittimarla. Che strana idea di confronto.

    Il gioco si è rivelato istruttivo, ma non ha più ragione di continuare. A Linguaglossa e alla sua claque diciamo, molto semplicemente, di piantarla. A questo punto anche i meno svegli avranno capito perché.

  26. Faccio copia e incolla della risposta che ho inviato alla redazione di LPLC:

    «Voi siete il Vostro linguaggio, il Vostro linguaggio siete Voi. Il Vostro linguaggio tradisce il livore che avete».

  27. Postato su LPLC in difesa di Ivan Pozzoni.

    Mi dispiace molto che la discussione sia esplosa in questi termini. Mi sento di dover difendere Ivan Pozzoni da quanti cercano di mistificare il suo impegno, che considero onesto in un mondo, quello letterario, fortemente compromesso da disonestà e approfittatori. Che male c’è se un militante riunisce in delle antologie le più diverse voci di quanti scrivono e coltivano la poesia? Che male c’è se il curatore di un piccola casa editrice richiede agli antologizzati un minimo contributo di acquisto di un paio di copie per sostenere una operazione “socialista”, di comunanza e condivisione? Il mondo editoriale italiano è marcio fino al midollo, a fronte di migliaia, forse milioni di scrittori e poeti che si agitano nelle patrie scritture, preda, il più delle volte, di sanguisughe che ti chiedono pizzi, pezze e cifre esorbitanti. A me pare che l’operazione di Ivan Pozzoni sia equa e solidale. Tra i tanti che possono affermare di aver pubblicato a spese dell’editore e che millantano pubblicazioni spaziali, e mi rivolgo a chi ha postato con cattiveria gratuita l’accusa a Pozzoni, posso solo ricordare che forse non è tutto oro quel che luccica e che forse una manina sulla coscienza se la dovranno pur mettere prima o poi.

    • Ivan Pozzoni

      Giuseppe, dato che sei l’unico ad essere intervenuto, mi viene un grosso dubbio: sei l’unico, su L’ombra delle Parole, che ha compreso lo spirito della mia rassegna collettivista, la serietà di essa, l’abnegazione militante? Io non mi/vi nascondo il mio tentativo di mantenere disperatamente in vita, microeditori che dalle “mie” operazioni, a volte, nemmeno arrivano a pareggio, se non con l’aiuto di grandissimi spiriti (che mi hanno chiesto silenzio e anonimato, mostrando di essere uomini degni di venerazione). Ditemi cosa c’è di male: chi ci sta alla colletta, collabora; chi non ci sta, non collabora. Non ho mai buttato bombe e, da mesi, faccio segnalare ogni mia iniziativa, come da procedura, da un’email ufficiale della redazione editoriale. Mi sono tolto dalle balle! Perché sono stufo marcio. Questi microeditori non arrivano alla fine dell’anno, non scappano ai Caraibi con milioni di euro! Nella mia esperienza ho visto cose che nemmeno vi sognate: macchine pignorate, case ipotecate, fallimenti disastrosi, ufficiali giudiziari sotto casa, fidi tolti in dieci minuti, nessun finanziamento statale o bancario. Dobbiamo discutere degli editori che distribuiscono soldi a pioggia sui loro autori dopo averli ricevuti da fondi statali o da inspiegabili crediti bancari? Mi vergogno e mi indigno. Lasciamo sopravvivere la microeditoria disperata, quella senza appoggi statali o bancari. Per adesso, l'”altra” editoria, è ben sostenuta, e se la cava bene.

  28. Giuseppina Di Leo

    Ora è venuto meno il velo, Giorgio, si sono rivelati per quello che sono: il peggio del peggio. Una vera indecenza.

  29. Ancora una volta postato su LPLC.

    @ la redazione di LPLC
    Gentile Redazione, prima di postare la risposta a Jacopo Ramonda ho scritto un altro post in difesa di Ivan Pozzoni e in risposta, secondo la mia libera idea (art. 19 della Costituzione ), a quanti hanno cercato di denigrare il suo operato. Ora, se non vogliamo davvero apparire come un blog censorio, mi piacerebbe, a vostro piacere, che il mio commento apparisse, una volta moderato, qui dove è stato pensato.
    Grazie.

    • Ivan Pozzoni

      Postato su LPLC e mandato in redazione:

      Gentilissima redazione di Le Parole e le cose:
      1] trovo molto scorretta, benchè io non abbia niente da nascondere (il testo della mia email, molto anacronistica, dove non si segnala una data, di certo Burratti: meglio sarebbe stato diffondere la nuova email, mandata dalla redazione del mio editore, con i dati corretti). La diffusione di una mia email privata, a mezzo internet, senza il mio consenso, è un atto lecito? Comunque ringrazio della sponsorizzazione: sono arrivato al vol XVII della mia rassegna di sociologia dell’arte, con un apparato critico degno di rispetto. Chiunque sarà in grado, ove lo desideri, di controllare e visualizzarne le copie, le mie Premesse esplicative, le introduzioni dei maggiori critici italiani, e altre cose ancora.
      2] a Ramonda: chiaramente il mio “Chi sono?” – e mi si offenderebbe nell’animo sensibililissimo a credere il contrario- non significava: “Chi sono queste due nullità o non so chi sono”. Semplicemente, caro Ramonda, un ’83, uscito con me su Prospektiva e La masnada, all’esordio, non credo meriti tutta ‘sta attenzione, aldilà della Prefazione di INGLESE. Quando, come me, sarai alla decima sudatissima raccolta, e sarai uscito due volte su Gradiva, avrai tutta la mia attenzione. Attenzione, Jacopo, non ti fare bruciare; certuni, nello stesso modo, hanno bruciato artisticamente Simone (Cattaneo)! Poi se riesci a comprendermi, sono contento; se non vuoi starmi a sentire, io non mi uccido.
      3] a Abate: dopo due righe smetto di leggere: è diventato – a me- sedativo. Non comprendo l’acrimonia.
      4] a Crocco: anche se Abate sostiene il contrario, io sono un accademico (controlli Opac, il Meta-opac Azalai o il Karlsruhe Virtual Catalog, se sa cosa sono): ho la fortuna di collaborare col 50% dei docenti universitari italiani (storia della filosofia). Però sono anche un non accademico (dato che non ho ruoli istituzionali da difendere). Semplicemente mi sono sentito sconcertato da questa frase: “All’interno di GAMMM sono stati pubblicati alcuni dei libri di poesia più originali degli ultimi anni; inoltre gli autori di questo gruppo e di altri blog affini (slowforward, certe frange di Nazione Indiana, ecc.) hanno reso molto vivace il dibattito su cosa sia la poesia e sulla sua funzione nel mondo contemporaneo, anche grazie alla traduzione di autori ancora poco conosciuti in Italia”. Parzialità allo stato brado e odore di sponsorizzazione, con i costanti riferimenti alla rivista Atelier. Mi attendo un bel saggetto della Crocco su altre situazioni italiane di uguale o maggiore spessore, con citazioni di altre belle riviste, come Gradiva, Poesia, Anterem, Poiesis, Chelsea. Recupero dell’imparzialità

      [Inconcepibile che, dopo essere stato chiamato in ballo con nome e cognome e con un documento non autorizzato, non mi sia data facoltà di rispondere, e non sia stata data facoltà di rispondere a miei colleghi. Questo, nascondendo una vostra deontologia non brillante, è la degna conclusione a questa antipatica situazione. Mi considero amareggiato].

  30. trascrivo il mio commento postato stamattina sul sito le parole e le cose:

    giorgio linguaglossa
    29 dicembre 2014 a 09:11

    Comunico che ho dato mandato al mio legale di fiducia di procedere nei confronti della direzione di LPLC per il reato di diffamazione ex art 595 c.p. consumatosi nei miei confronti con la pubblicazione di un commento diffamatorio intestato a LPLC sul sito omonimo del 28 dicembre 2014 alle ore 22.27

    Giorgio Linguaglossa

    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

    • Gentile Giorgio,
      mi spiace molto per le immeritate ingiurie e accuse diffamatorie scritte contro di te, da cui mai io ho ricevuto offese, imposizioni a lodare un poeta o a svilirne un altro e bugie simili. Questo era il senso del mio commento di ieri pomeriggio. In questo blog sono libera perché nessuno mi impone nulla, altrimenti ne sarei già uscita da tempo.
      Hai fatto bene a presentare l’atto di querela nei loro confronti perché quello che supera il limite del lecito deve essere punito secondo la legge.
      Ti auguro di superare con serenità questa vicenda odiosa e di iniziare l’anno nuovo in nome della bella poesia,
      Giorgina

      • A Giuseppe Panetta e Ivan Pozzoni esprimo la mia solidarietà in questa spiacevolissima situazione ed auguro buon anno.
        Giorgina BG

        • A Flavio Almerighi, insultato in modo indegno, esprimo la mia solidarietà di fronte a un’espressione che, preterizione o no, è oltremodo offensiva e, per mia esperienza diretta, non rispondente al vero in nessun modo.
          Buon Anno
          Giorgina BG

            • intanto ringrazio per la solidarietà, ma non so proprio di cosa si tratti

              • Non vorrei aver associato a te una definizione riferita ad altri, nel “bailamme” di commenti e controcommenti intorno al blog LPLC.
                Chi è più o meno come uno pneumatico sgonfio (citazione a memoria e forse inesatta)?
                “Nessuno le ha ancora detto che le sue opinioni sono vuoto pneumatico”/”le sue opinioni sono vuoto pneumatico.” (frase esatta)
                Prova a rileggere tutto e la troverai.
                Buo
                n Anno
                Giorgina

                • marconofrio1971

                  Caro Giorgio, cari bloggers, augurando a tutti (quasi tutti) un magnifico 2015, colgo l’occasione per spiegare la mia tendenza – pur essendo cofondatore e amministratore dell’Ombra – a non intervenire nei commenti, ai quali molti viceversa mi sollecitano. Il perché è presto detto. Sono annoiato dalla dimensione da “pollaio” che ogni “discussione” [sic] finisce inevitabilmente per assumere, dopo i primi scambi di opinione. Emergono subito dinamiche personalistiche di “uno contro uno” che fanno scadere il contesto. Entrano in gioco i rispettivi narcisismi: l’opinione contraria è vissuta come delitto di lesa maestà tra hidalgos del ‘600. E spesso “lo è”, poiché si deborda dalle regole basilari di rispetto e buona educazione. Ci si offende. Si mette in dubbio la buona fede altrui. Si accendono polemiche gratuite di “batti e ribatti” che non portano da nessuna parte. Si attorcigliano a bella posta i concetti. Si rigirano le frittate. Si arriva alle querele. La cultura non è chiacchiericcio insulso: io preferisco studiare e scrivere. Ho già detto che non era questo lo spirito con cui è nato questo blog. Fate vobis…

                  • Bravo! Farò anch’io così perché questo “pollaio” oltretutto ha privato alcuni poeti pubblicati in questi giorni del giusto spazio/tempo di attenta lettura e commenti.
                    Buon Anno
                    Giorgina BG

                    • Caro Marco, mi associo. Dopo aver espresso la mia idea e aver raccontato le mie esperienze concrete, vista la piega che stavano prendendo le cose, non ho più voluto intervenire. Avevo consigliato a un certo punto di lasciar perdere e di occuparsi di cose più nobili. Se ci si rende conto che, a torto o a ragione, un dialogo è impossibile, perché continuare?
                      Le polemiche fra letterati e accademici ci sono sempre state e spesso con toni aspri e anche scadendo nel peggio. Vedi i giudizi inqualificabili di Tommaseo su Leopardi. Ma è proprio necessario? Come dice Giorgina, poi si sottrae tempo ed attenzione ad altre cose che invece la meriterebbero. E oltretutto si finisce per dare un’importanza eccessiva proprio a quelle cose che si nega ne abbiano.
                      Giulio Passerini ci ha scritto un libro su famose polemiche, litigi e insulti al calor bianco fra scrittori e letterati (Nemici di penna è il titolo). Riporta addirittura che “nel 2011 due fan di Melville sono stati arrestati a Los Angeles per aver malmenato un seguace di Joyce in seguito ad alcune divergenze letterarie. In Russia, nel settembre del 2013, un sostenitore di Kant per avvalorare le proprie idee ha ben pensato di aprire il fuoco contro il proprio avversario.”
                      Ma vogliamo proprio finire così? No, vero?

                    • Pasquale Balestriere

                      Gentile Marco Onofrio,
                      capisco la sua posizione ma non la condivido. Se un blog non è discussione su determinati argomenti, che cosa mai può essere? Una cattedra con un professore in cerca di discepoli? Se cosi fosse, io avrei già i miei professori. Sono (apparentemente) lontani nel tempo, ma eterni (cioè attualissimi) nel dire. Parlo dei classici. E, per la verità, se ci potesse essere un ipotetico blog per interloquire con loro, avrei qualche rilievo da fare (e non necessariamente positivo). Ma sono maestri.
                      Su una cosa concordo con lei: che la discussione spesso degenera in beghe personali, abbassandosi di livello. Ma se entriamo tutti nell’ordine di idee che qui nessuno deve dimostrare niente ad altri e si esprimono le proprie opinioni in modo educato e competente, be’ allora il problema è risolto. Non trova? E allora si potrebbero pure, per un attimo, interrompere gli studi (i suoi e quelli di altri) per una pausa di riposo e per un (magari utile) commento.
                      Pasquale Balestriere

                  • Gentile Onofrio, il suo commento e la sua definizione di “pollaio” li trovo offensivi. Se questo è un pollaio, Lei chi sarebbe? Il guardiano del pollaio? O il “contadino”?
                    Mi pare che gli autori e/o commentatori che qui intervengono non buttino sempre tutto in caciara, ma con professionalità, anche con esuberanza, certo, esprimano le loro opinioni liberamente e fanno critica ai testi anche senza dove ogni volta scrivere un saggio. Bastano poche righe. La differenza tra questo blog e gli altri sta proprio nel fatto che mentre gli altri “moderano” qui, invece si “modernizza” attraverso la libertà di espressione che non è mai troppa.
                    E non dovrei essere certo io a ricordarglielo, visto che Lei fa parte dello staff.
                    Ci sono pagine e pagine in questo blog dove non vi è nessun coccodè né nessun chicchirichì. Se poi si riferisce alle pagine da Lei proposte, allora se ci sono stati battiti d’ali, creste o qualche uovo rotto, forse farebbe bene Lei a chiedersi come mai, senza ricorrere al recinto starnazzante.

                    Buon Anno a Lei e alla Redazione.

                    Giuseppe Panetta

                    • marconofrio1971

                      Giuseppe Panetta, con il termine “pollaio” non volevo OVVIAMENTE riferirmi a TUTTI i commenti del blog, né tanto meno a quelli sulle pagine da me proposte [è una frecciatina gratuita, che poteva benissimo risparmiarsi 😦 ] MA alla degenerazione dei commenti che spesso viene posta in essere e dalla quale proprio in quanto amministratore del blog mi sento in dovere di prendere le distanze. Chi si sente offeso dal termine “pollaio”: 1) o vuole per forza fraintendere le mie parole, che invece mi sembrano molto chiare; 2) o ha la coda di paglia e si sente chiamato in causa dalla definizione. Panetta, stia sereno: non intendevo certo riferirmi a Lei. Buon Anno

                    • Marco Onofrio, grazie per la risposta. Ho un paio di difetti, dico quello che penso e spesso mi metto nei guai per questo, punzecchio perché questo modo mi permette di valutare, a mio giudizio, l’interlocutore.
                      Non credo però di avere la coda di paglia anche se qualche volta raglio…..scherzoooo :-))).
                      Marco Onofrio ti auguro un buon anno nuovo per tutto.
                      GP

        • Ivan Pozzoni

          Grazie, Giorgina, ti ringrazio e ricambio.

          • marconofrio1971

            Gentile Balestriere, proprio questo intendo: un blog deve essere discussione costruttiva. E’ chiaro da quello che ho scritto: che cosa non condivide? Non ho mai configurato la situazione della “cattedra con un professore in cerca di discepoli” (!), qui nessuno vuole insegnare niente a qualcuno. Confrontarsi non significa per forza litigare, offendersi e offendere – come succede puntualmente ogni volta che il dibattito si fa acceso.

            • Pasquale Balestriere

              Gentile Marco Onofrio,
              non mi piace sottrarre tempo ad alcuno (neppure a me stesso) ma ho il dovere di dirle che cosa non condivido (e mi scuso se non sono stato abbastanza chiaro): non condivido la sua visione quasi del tutto negativa del blog, almeno per quanto riguarda l’aspetto della discussione e del confronto attraverso i commenti. Per essere più preciso, non condivido tutta la parte del suo intervento che inizia da “Sono annoiato dalla dimensione da “pollaio” che ogni “discussione” [sic] finisce inevitabilmente per assumere, dopo i primi scambi di opinione. Emergono subito dinamiche personalistiche di “uno contro uno” che fanno scadere il contesto…” fino al ” Fate vobis” finale.
              Anch’io, gentile Onofrio, noto talvolta che la discussione trascende, anche a me alcune cose non piacciono. Però dico (prima a me stesso, poi agli altri) che possiamo fare -tutti- meglio. Innanzitutto con urbanità e senza presunzione. E in tal senso ci dobbiamo impegnare. Magari anche inserendo qualche commento, se abbiamo tempo e voglia.
              Pasquale Balestriere

              • marconofrio1971

                Assolutamente d’accordo con Lei, gentile Balestriere. Il tono amaro delle mie considerazioni non esclude affatto la fiducia nel dialogo e nella possibilità di migliorare tutti dal reciproco confronto delle idee.

    • Ivan Pozzoni

      Giorgio, da tuo estimatore, come HO SEMPRE FATTO, ti chiedo di recedere dalla querela, trovando un accordo con la redazione del sito LPLC. Le discussioni d’arte mai devono mai finire nelle mani di scaltri avvocati e magistrati, anche se a volte accade di oltrepassare il consentito. Spiegatevi: a caldo, a volte, si scrivono delle “scemate”. Da giurista ti chiedo: non ricorrete raramente al sistema giudiziario italiano in casi di “reati d’opinione”: come nel bellissimo episodio del “giudice scimmione” ([…] “Il giudice era uno scimmione della Razza dei Gorilla” [….]) di Collodi, non vince mai nessuno. Perdono tutti! Perdonami l’intromissione: io resto coerente su questa mia linea.

  31. SEGNALAZIONE
    Ho lasciato su LE PAROLE E LE COSE il seguente commento:

    @ Il fu GiusCo

    Ma dove sarebbe «esplosa» questa discussione? Se eri in rotta verso «il nord nord-est» all’inseguimento di under 40, operatori consolidati e mercato, come colomba dal disio chiamata, perché deporre questa polpettina velenosa e fuggir via invece di entrare nel merito?

    @ Le parole e le cose

    Secondo me avete sbagliato con questo ultimo intervento stile “sorvegliare e punire”. Perché la discussione al (28 dicembre 2014 a 22:27) si stava faticosamente assestando. E tenendo conto della diversità delle posizioni e delle distanze di partenza degli interlocutori, c’era anche da essere quasi speranzosi.
    Sì, Linguaglossa aveva cominciato «a parlar d’altro», riciclato « interventi vecchi e già pubblicati altrove», gridato «alla censura», ecc. Ma Claudia Crocco gli aveva controbattuto. E io pure gli ho fatto notare certe sue contraddizioni. E Jacopo Ramonda, sollecitato, aveva risposto.
    Ci si è allontanati dal fiume centrale del post che « scorreva tranquillo, ricco di spunti anche critici e polemici ma sempre pertinenti e sensati», ma non è detto che non ci si stava tornando e che la deviazione non interessasse nessuno o non c’entrasse per nulla « con quello di cui stavamo parlando prima». ( E poi siamo in periodo festivo e qualche botto di fine d’anno non dovrebbe spaventare).

    @ Giuseppe Panetta
    Se potesse spiegarmi quel suo per me cifrato « Ogni occasione è buona, eh? Moltinpoesia…», gliene sarei grato. Ma non qui, per non appesantire e distrarre. Mi scriva a poliscritture@gmail.com

    @ Ivan Pozzoni
    Lascia stare l’«acrimonia» (a me stai simpatico) e intervieni nel merito delle cose da me dette, come io faccio con le tue. Non mi pare di averti mai definito accademico o non accademico. Semmai avrò detto che spari a salve contro gli accademici che non ti garbano per farti – giustamente! – spazio.

    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

    P.s.
    @ Linguaglossa
    Non ti pare scorretto rendere pubblica una mia mail privata senza chiedermi l’autorizzazione?
    A me sì.

  32. @Abate: credo molto banalmente che ci siano aspettative e tensioni esagerate su queste robe. Ci sono malumori radicati, pregresse rotture. L’unico interesse in quel colonnino stava a mio parere nel capire se questi giovani esordienti, persa ogni certezza materiale, siano ora essi stessi il pubblico della poesia, pari a chi ascolta canzonette e guarda film strappalacrime. Stop. Mi stupisce che tutto questo ambaradan si sia scatenato sul pezzo di una inesperta dottoranda invece che su quello ben più grave di intervista a Magrelli, su LPLC riproposto un paio di giorni fa. Saluti.

  33. Ivan Pozzoni

    Postato su LPLC:
    Ivan Pozzoni
    29 dicembre 2014 a 14:19
    Ringrazio cortesemente la redazione di avere ospitato la mia risposta. Ci tengo a dire che, con il mio unico intervento, non intendevo svilire o offendere nessuno: esprimevo semplicemente una mia opinione. Sono amareggiato del fatto che, in questa vicenda, si siano tollerate condotte aldilà del lecito. Mi auguro che col buon senso di TUTTI si riesca a sanare questa ferita aperta. Cordiali saluti Ivan Pozzoni
    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

  34. Sono del parere che questa discussione vada chiusa. I nostri interventi su Le parole e le Cose sono stati male interpretati, perché considerati da parte di una banda di sgherri catapultati là da un capo branco. Si trattava invece di voci critiche e sentite su testi senza sale cui è stato fatto un maldestro magnificat. Dopo fiumi di parole, minacce di azioni legali e quant’altro, cosa è cambiato? NULLA

  35. caro Flavio,
    tu scrivi acutamente che quei signori della tristitia sono «una banda di sgherri catapultati là da un capo branco». E allora, ti chiedo: con quale spirito possiamo chiudere la vicenda e voltare pagina? Io credo invece che non è stato inutile aver fatto mordere il freno agli sgherri e ai loro mastini. La letteratura e la poesia sono altra cosa da quello che ci imbandiscono sulla tavola gli «sgherri» e i «mastini». È bene che queste cose il blog lo dica ad alta voce e ai quattro venti, che li smascheri quegli «sgherri» nella loro pochezza intellettuale e nelle loro istrioniche ipocrisie. Abbiamo capito tutti che il loro tavolo da gioco è truccato, che le carte sono truccate. Tu ci giocheresti a carte con un baro e un mazzo di carte truccate? No di certo. Ebbene, il territorio della poesia è pieno di questi tavoli da gioco fasulli. È nostro compito quindi rendere pubblico e palese che i loro tavoli da gioco sono fasulli, e dirglielo in faccia non è male. Gli «sgherri» e i «mastini» devono sapere che qui invece i giochi si fanno senza passamontagna, senza i trucchi delle tre carte, che siamo ontologicamente diversi.
    I lettori sono intelligenti sanno leggere e valutare con chi hanno a che fare.

    • Il punto nodale è proprio quello dei lettori, caro Giorgio, quali lettori ci sono oltre gli addetti ai lavori? Siamo sempre alla storia dei panettieri, se il pane venisse fatto solo per sfamare i panettieri cosa accadrebbe oltre a una brutta carestia? La poesia italiana sta vivendo questa carestia, ma tornando ai tavoli da gioco, se il tavolo è truccato non entro nemmeno nella sala da gioco. Sono pienamente convinto che la gente come te e i tuoi collaboratori, che state coagulando attorno a questo bellissimo desco tanta gente così diversa, ma accomunata dal desiderio di una poesia viva, debba continuare quest’opera e lasciar perdere il resto. Ti faccio un esempio, su le parole e le cose ho letto qualcuno che lamentava un forte calo nei commenti, perché andarglieli a incrementare noi, quando già sfarfugliano da soli? Non ne vale la pena, tanto si potrebbe discutere anni, ma non cambierebbero mai idea, così come non la cambierebbero gli interlocutori. Lasciamo perdere questi professorini pieni solo di loro stessi e i vari chierichetti e diamo forza alle esperienze vere e vive che possono solo far bene. Auguro a te e al tuo staff un grande 2015.

  36. La redazione dell’Ombra delle Parole desidera ringraziare tutti coloro che durante questo primo anno di vita ha seguito e continua a seguire le proposte del blog, tutti coloro che ci hanno fornito contributi di valore che hanno arricchito le proposte della testata, tutti i collaboratori interni ed esterni. Finora abbiamo fatto un discreto lavoro ma dobbiamo e possiamo migliorarci; il blog è in crescita: negli ultimi giorni il numero delle visualizzazioni si è attestato sopra le 800, ed oggi a quest’ora sta toccando il numero record di 830 a fronte di 4.104 commenti e 125 followers. Ciò significa che il gradimento del pubblico verso un blog che si occupa di poesia e di critica militante di poesia e, talvolta anche di questioni di estetica e filosofiche, è in costante incremento (contro tutte le aspettative). Un pensiero va al nostro poeta Alfredo De Palchi di New York che ci onora con la sua costante presenza e al poeta albanese Gezim Hajdari verso il quale siamo debitori di consigli e incoraggiamenti continui.
    A tutti auguriamo un proficuo Nuovo Anno ricco di esperienze significative, tutti insieme possiamo fare del blog uno strumento di diffusione della buona letteratura. Questo è il nostro modo di partecipare e contribuire al rinnovamento del nostro paese e al futuro delle nuove generazioni.

    Un saluto a Tutti e Arrivederci al 2015

    La redazione

    • Grazie a tutti coloro che hanno pensato, creato e che tengono vivo questo blog. Prima di tutti a te, Giorgio, con cui ho un debito di riconoscenza per aver creduto in me. E’ bello condividere l’entusiasmo autentico e l’amore per la poesia. Grazie a Marco Onofrio, che non conosco ma apprezzo molto. E poi grazie a tutti i compagni di cammino che seguo costantemente, anche se non commento spesso, perché raramente si trovano tanti poeti di qualità e valore raccolti in un unico luogo.
      A tutti, anche da parte mia, un augurio affettuoso per un 2015 sereno, produttivo e ricco di traguardi raggiunti; dentro di noi e nel mondo con cui ci confrontiamo.

  37. Per me finisce qui questa incresciosa esperienza con LPLC. Ho tratto le mie dovute osservazioni.
    Mancano all’appello due miei post su LPLC che non sono stati ancora moderati e forse mai lo saranno, credo.

    Ecco il mio ultimo messaggio. E poi, davvero, anno nuovo e vita nuova.

    Gentile redazione, anche io spero tanto che la vicenda incresciosa finisca in pace e senza strascichi giudiziari.
    Faccio però notare che mancano due miei post scritti ieri. Uno in risposta a Ramonda, in cui affermo di non aver letto il suo libro per intero ma di aver letto parecchi cut-up dello stesso pubblicati su http://www.nazioneindiana.com/2014/04/14/da-una-lunghissima-rincorsa/
    Come per una analisi può bastare anche un semplice testo di poesia, così per la prosa, a mio parere, possono bastare poche pagine per formulare un giudizio.
    L’altro post inviato sempre ieri sera riguardava la vicenda Burratti-Pozzoni. Questo post l’ho inserito sul blog l’Ombra delle Parole.

    Grazie per l’attenzione e Buon Anno.

    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

  38. Ecco cosa Crocco scrive in risposta a Flavio Almerighi a proposito di un commento positivo dello stesso sulle sue poesie.
    Meditate gente, meditate.

    @almerighi
    Grazie. Però:
    1) Claudia Crocco autrice è una cosa separata da Claudia Crocco critica. Hanno vite e mondi diversi.
    2) Io tengo molto di più alla mia scrittura critica. La poesia non si sceglie, e non richiede necessariamente studio o impegno. La considero – per me stessa, almeno – una cosa meno importante, persino un po’ delegittimante.

    • Non credo ai miei occhi !
      La poesia “una cosa meno importante, persino un po’ delegittimante” !!!
      Delegittimante ?
      Giorgina Busca Gernetti

    • La su presente nota di Crocco è misteriosamente sparita da LPLC così come misteriosamente è sparita anche la nota di Almerighi a proposito delle poesie della Stessa.
      Rimane in attesa di moderazione la mia di oggi

      Giuseppe Panetta
      30 dicembre 2014 a 01:08
      Gentile Claudia Crocco, vedo con dispiacere che i miei elogi sui suoi testi di poesia sono stati cancellati. Non ha apprezzato? Mi dispiace. Però vedo che è vero quanto si dice in giro di questo blog un po’ censorio che non accetta nemmeno i complimenti quando sono fatti da persone che in qualche modo hanno espresso pareri negativi su altre pagine.
      Buon anno a Lei e buona poesia, comunque.
      Giuseppe Panetta
      Il tuo commento è in attesa di moderazione.

  39. Rispondo qui ad Abate e Crocco sull’ “inesperta dottoranda”, visto che di la’ il commento si è perduto fra i marosi telematici. La connotazione ha due sensi: una di gestione insufficiente della moderazione dei commenti fino a lasciar emergere materiale per dispute legali (mi auguro che la diatriba fra Simonetti e Linguaglossa venga risolta informalmente); l’altra di comprensione del peso specifico delle parole in contesti pubblici in relazione a ruolo, età, genere, influenza, ecc. (tutto quello che insomma crea prima una voce, poi un sistema culturale ed infine, eventualmente, accademia). A posteriori, mi rammarico di aver lasciato sotto quel topic il primo commento che ha poi dato stura a tutto il bailamme. Saluti e buon proseguimento.

  40. Pasquale Balestriere

    postato su LPLC
    pasquale balestriere
    30 dicembre 2014 a 20:12

    @ Simone Burratti

    Lei, Simone Burratti, prima di cominciare a digitare qualche parola, dovrebbe informarsi meglio di quanto non faccia. Anche a me Ivan Pozzoni ha rivolto lo stesso invito che ha ricevuto lei, sono incluso in un paio di sue antologie, ho ricevuto regolarmente le (pochissime) copie richieste, seguite da Pozzoni addirittura per via telematica, con puntuali comunicazioni mail al destinatario (cioè a me) circa lo stato di avanzamento della spedizione. Voglio dire che Ivan Pozzoni con queste pubblicazioni fa solo operazioni culturali. Niente altro e perciò niente guadagni intascati. Reputo Pozzoni una persona di grande pulizia e onestà. Non merita illazioni o allusioni maliziose o, peggio, maligne.
    Pasquale Balestriere

    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

  41. trascrivo per dovere di notizia l’Invito di Guido Mazzoni comparso su LPLC e la mia risposta.

    Guido Mazzoni
    30 dicembre 2014 a 22:26

    Caro Giorgio Linguaglossa,

    sono uno dei fondatori e dei coordinatori di LPLC. Non ho partecipato alla discussione sul saggio di Claudia Crocco. Intervengo per chiederle di lasciar cadere l’ipotesi di un ricorso alle vie legali.

    Nei suoi commenti lei ha più volte citato la libertà di parola. Ora: se c’è un’arma che ha l’effetto di impedire una discussione pubblica franca, quest’arma è la minaccia di querela per diffamazione. Purtroppo i dibattiti su internet ogni tanto si surriscaldano: è una deriva ricorrente di questo medium. La invito a rileggere ad esempio il modo in cui si parla dei collaboratori di “Le parole e le cose” nei commenti a un post da lei pubblicato su “L’ombra delle parole”: “coglioni senza più argomenti”, “mobbing”, “meno che mediocrità”, “mafia poetica”, “il peggio del peggio: una vera indecenza”, “banda di sgherri catapultati là da un capo branco”, “bari con un mazzo di carte truccate”.

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2014/12/26/la-censura-di-natale-trascrizione-di-un-recente-scambio-di-commenti-tra-giorgio-linguaglossa-e-la-signora-claudia-crocco-sul-sito-le-parole-e-le-cose-con-conseguente-censura-delle-idee-ritenute/#comments

    Se il ricorso alle vie legali dovesse creare un precedente, se tutti dovessero ricorrere a querele, la discussione sui siti letterari sparirebbe per sempre, e forse sparirebbero anche i siti letterari. Io credo che si debba sempre cercare una conciliazione informale dei conflitti che sorgono in rete, soprattutto se si è fra persone di cultura. Le vite di molti di noi sono piene di problemi seri e inevitabili: forse dovremmo tutti evitare di aggiungere, a questi problemi seri e inevitabili, dei problemi ulteriori che potremmo facilmente aggirare con un po’ di buona volontà, senza cadere in giri infiniti di querele e controquerele. Mi associo perciò a quello che hanno suggerito Ivan Pozzoni, Ennio Abate e il fu GiusCo. La invito ad accettare la proposta di Gianluigi Simonetti: LPLC cancellerà il commento che lei giudica diffamatorio, lei ritirerà la sua accusa di diffamazione.

    Cordialmente,

    Guido Mazzoni

    P.S. I commenti al post di Claudia Crocco sono chiusi. Non si può continuare a discutere di letteratura in questo clima.

    giorgio linguaglossa
    31 dicembre 2014 a 09:57

    Caro Guido Mazzoni,

    ho stima del suo lavoro di poeta e di critico, ho avuto modo di apprezzare la sua poesia e so che è una persona seria e accolgo volentieri la proposta di ritirare la querela per diffamazione nei confronti di Gianluigi Simonetti; io non chiedo a LPLC di ritirare il commento giudicato offensivo, in linea di massima preferisco che le situazioni di “conflitto” vengano risolte mediante comportamenti da gentiluomini in quanto un letterato deve essere soprattutto un gentiluomo ed evitare di assumere toni o comportamenti vendicativi o ritorsivi. Siamo alla fine dell’anno e inizia un anno nuovo pieno di incognite per il nostro paese e, non solo la politica, ma noi tutti dobbiamo dare un segnale di distensione e di rispetto reciproco, anche la poesia italiana ha bisogno di comportamenti equilibrati e saggi. Ritirerò immediatamente il mandato al mio legale di fiducia e spero che nel futuro si possano consolidare tra tutti i rappresentanti della poesia italiana rapporti costruttivi e rispettosi.

    Buon Anno a tutta la redazione di LPLC.
    Cordiali saluti. Giorgio Linguaglossa

    • Ma quanto mi piace questa distensione e soprattutto il recupero di toni più pacati! Qualche diatriba, anche accesa, ci può stare, ma mai fino all’insulto o al duello all’ultimo sangue, o alla replica di un talk show televisivo. Non è, come tu dici, da gentiluomini (e da gentildonne). Bravo Giorgio e bravo Guido Mazzoni!
      Alla fine, a tutti sta a cuore la stessa cosa: la buona cultura.E forse tutto questo non sarà stato invano, se è servito a farlo capire meglio a tutti quanti, e magari, chi lo sa, a creare un dialogo più ampio.
      L’anno finisce bene e proseguirà anche meglio. Insomma: AUGURI A TUTTI!

  42. alvaro

    Per quel che riguarda il mio misero parere; credo che abbiate ragione. Ho messo due post sulla discussione (Crocco) ma sono stato censurato.
    Avevo detto, e spero di esprimerlo qui, che oramai quel sito è diventato una macchina mediatica per sponsorizzare quello o quell’altro poeta. Questo DI Dio, come dice la stessa Crocco, è ormai stabilmente parte del circuito poetico (che conta) e viene sponsorizzato e spinto al massimo. Ora io ho letto la sua presunta poesia più volte e ho sempre l’impressione di essere davanti alla brutta copia di Milo De Angelis. Usando un linguaggio finto e intarsiato ad arte per rendere solo effetto.

    Una critica a voi però: non bisogna a tutti i costi criticare solo se si è parte dello schieramento opposto. Io sono autonomo, non faccio parte di nessuna corrente, non scrivo nemmeno libri di poesia. Ho pubblicato presunte poesie in rivista e tutte le volte sono stato aspramente criticato, anche da qualcuno di voi: spesso solo perché la rivista che mi ospitava era, per esempio, Nuovi Argomenti.

    Per usare una metafora calcistica: ricordo anni fa quando i miei compagni romanisti pensavano che Gascogne o mancini fossero mediocri giocatori.

  43. Io non faccio parte di nessuno schieramento, di nessuna corrente, di nessun gruppo: io sono io, Giorgina. Scrivo poesie ed altro. Frequento assiduamente “l’Ombra delle Parole” perché mi ci trovo molto bene, ma “navigo” e sosto anche in altri blog senza denigrare gli uni o gli altri perché sono più vicina a “L’Ombra”.
    Ripeto che io non appartengo a nessuno se non a me stessa. Io sono libera!
    Auguro cordialmente a tutti un felice 2015 !
    Giorgina Busca Gernetti

  44. Gentile Alvaro,

    lei scrive che «non bisogna a tutti i costi criticare solo se si è parte dello schieramento opposto»; molto giusto, ma il fatto è che L’Ombra delle Parole non fa parte di nessuno schieramento, né pro né contro, all’interno dell’Ombra ci sono singole personalità poetiche e poeti critici ciascuno con una propria storia individuale diversissima da quella degli altri, abbiamo biografie diverse e diversissime storie alle nostre spalle, da quella di Alfredo De Palchi, che vive da 50 anni a New York, a quella di Gezim Hajdari che vive in auto esilio a Frosinone da più di 20 anni, da quella di Steven Grieco (poeta bilingue che ha vissuto quasi tutta la sua vita in Asia e adesso vive tra la Polonia e l’Italia) a quella dei più giovani, beati loro, Marco Onofrio e Valentino Campo, fino ad Andrea Gazzoni e Marco Fazzini che vivono all’estero, fino a due grandi come Kamau Brathwaite, che vive nelle Antille e Predrag Matvejevic che vive nel suo paese. Il nostro è un gruppo composito e assolutamente singolare, ci tengo a dirlo, fuori dagli schemi e fuori dai giri che contano e non contano, non ci poniamo né come testata di indirizzo né come corpo separato. Noi non abbiamo nessuna remora nei confronti di nessuno e di nessuna testata, che si chiami Nuovi Argomenti o in altro modo, rappresentiamo soltanto noi stessi. Il punto di forza dell’Ombra è semmai un altro, nel circolo degli autori che partecipano al dibattito e alle proposte e nelle persone per bene.
    Non ho capito neanche il suo nome, Alvaro sì ma manca il cognome, e se anche può essere accaduto che qualcuno di noi ha espresso valutazioni non positive sulla sua poesia, questo non significa nulla, sapesse quanti hanno espresso valutazioni negative sulla mia poesia, erano e sono nel loro pieno diritto di esprimere le loro opinioni, ovviamente spero che si sbaglino, d’altra parte in poesia i giudizi sono fluttuanti, non c’è nulla di definitivo, il mondo cambia e tutto è in divenire. Ci mandi le sue poesie e saremo lieti di proporle nel blog. Come vede non abbiamo pregiudizi verso nessuno.
    cordiali saluti. g.l.

  45. alvaro

    Gent.mi,
    non ero affatto rimasto male per le critiche alle poesie, ognuno ha il suo metro di giudizio; mi ero solamente accorto di come spesso si è più facilmente criticati, o anche più facilmente amati, se si pubblica in un certo tipo di riviste o di blog.
    Il mio discorso era generico e partiva proprio dalla sponsorizzazione che si fa di certi scrittori in versi, piuttosto che altri. E questa generazione degli anni ottanta la trovo senza ragione molto pompata. Ma nello stesso tempo riflettevo se anche il mio giudizio non sia o no falsato, o almeno indirizzato, proprio dalle riviste e dai personaggi che sponsorizzano certi poeti.

    Ma erano solo mie riflessioni.

    Per quel che riguarda le poesie, ti ringrazio per la fiducia; solitamente pubblico molto raramente. Magari tra qualche tempo.

  46. Pingback: Angela Greco, affettuoso saluto ad una lugubre gondola. Con stima. | Il sasso nello stagno di AnGre

  47. lkino

    che noiosi inconcludenti questi poeti; e non datemi una risposta intelligente che a giocare con le parole siete bravi per nascondervi alla realtà

  48. lettore semisemplice

    “Mi fa piacere che abbia avuto modo di esprimere la sua opinione e di segnalare il suo sito. Da ora in poi, però, verranno approvati soltanto commenti in cui si discute il post.”

    Anche quella è poesia, Linguaglossa… come le può sfuggire? 🙂

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