DODICI POESIE SCELTE di Antonio Coppola da “Maschere, pelle e Dio” (2014) con un Commento di Paolo Carlucci

uwe gressmann Antonio Coppola è nato a Reggio Calabria vive a Roma dal 1970. Si laurea all’Università di Roma La Sapienza in Lettere Moderne; giornalista-pubblicista dal 1972, ha scritto su quotidiani Nazionali, quali: Momento sera, Avanti, Il Secolo, Giornale d’Italia, Giornale di Calabria e riviste: La fiera Letteraria, Il Veltro, Libri e riviste d’Italia, La Vallisa, Capoverso, Lettere Meridiane, Quaderni di Rassegna Sindacale e Medicina dei Lavoratori (editi dalla CGIL). Ha pubblicato Terre al bivio; Frontiera di maschere (con pref. di Saverio Vollaro) in successione: Caro Enigma, A colloquio con il padre, La memoria profonda, Da Emmaus le parole, Morte ad Halabja, Gli angeli del Bonamico, La Poesia nella Scuola (incontro con l’autore), L’ombra dei gigli infranti, Nei vivai di Dio. Di recente, a cura dell’autore, esce La luce trasgressiva e, successivamente, Voci contro nella poesia contemporanea italiana e straniera. Ha fondato ed è direttore responsabile di  foglio di poesia e Quaderno quadrimestrale di Poesia Cultura letteraria e Arte. Attualmente è direttore della rivista di letteratura I fiori del male.  Gli sono state dedicate due monografie di approfondimento alla sua opera poetica, la prima di Maria Grazia Lenisa, l’altra, più recente, da Francesco Dell’Apa. Ha scritto saggi su autori italiani e stranieri.

Werner Haselhuhn, Herbstliche Baumlandschaft, 1994

Werner Haselhuhn, Herbstliche Baumlandschaft, 1994

Commento di Paolo Carlucci

L’orizzonte credo più autentico entro il quale collocare la poetica di Antonio Coppola sia quello di un impeto vitale che si fa onda di storia, cellula di ricordo. E’ cuneo di forza in lui l’accostare il fuoco barocco della parola-immagine allo stordimento del presente. E’ in questo iato che l’impeto lirico, appassionato e struggente si fa in Coppola cifra di uno sradicamento, c’è sete di una ricerca nella rovina di un’onda storica che, spezzandosi, rinvergina il suo sogno poetico, intenso canto di una memoria sentimentale e sociale. Queste riflessioni scaturiscono dalla lettura dei suoi versi, editi e inediti ed  ora raccolti in un volume corposo, anche in virtù di traduzioni in inglese e francese di alcune sillogi  che provano del Nostro la fedeltà alla Musa. Poesia / Ti allevo da prima il diluvio. Sin dalla seconda raccolta, Frontiera di maschere(1978), Antonio Coppola rivendica come sua radice di poeta, l’urgenza lirica. La seta dei ricordi domina, infatti, molte delle sue vedute del Sud. Fermo al tuo giorno d’ognissanti,/ ricordi il mattino che vedesti cantare/ la civetta?… La casa  ha un  lontano sapore di anice/ rigida balaustrata–/ t’appartiene un grumo di memorie, un raspo di uva saccheggiata.

Ernst Hassebrauk, Landstrasse im Fruehlingswind

Ernst Hassebrauk, Landstrasse im Fruehlingswind

Il vento del mito del Sud lo affascina, spaesandolo  però come  apolide della memoria. Pure nella folla di un’umanità di maschere, cappelli abbassati in questa giungla divoranti semidèi, irrompe il bisogno di una passione totale, che  smalta di etica verghiana le sue amare riflessioni sull’uomo solo ruggine di tempo colto nella sua somiglianza al contadino strapaese / chiuso in fradici ricoveri,/ la lezione dura al vento, al mare/ il pescatore infilza il sarago. Offre spesso squarci descrittivi di paesaggi meridionali graffiati dalla fiumara del tempus edax della storia, il suo io è già una maschera che nel ricordo ha la sua essenza. Nel piano ondulato di prospere viti / l’occhio ballerino dell’allodola / si grazia di giallo… Lavora il calzolaio alla suola battuta… Un contadino mi racconta come quest’anno la filossera ha distrutto il frutto sulla vite. Sale da questi paesaggi dell’anima una sete di domande, la ricerca nella pelle degli umili il mistero di un Dio ucciso e risorto come pungolo di un divenire, essere nella storia. Lo testimoniano ampiamente numerose liriche sia inedite che più recenti come quelle raccolte nella sezione  Paesaggi, folgorazioni  e sradicamenti (2014) e cresce questo sdegno in alcune importanti poesie di testimonianza civile dedicate ai naufragi dei migranti a Lampedusa, dove la voce dei morti si fa corale atto d’accusa contro la falsa Italia  matrigna e ha reminiscenze classiche come il ricordo delle Sirene.

antonio coppola da giovane

antonio coppola da giovane

Questo impegno di poeta civile e appassionato sempre si condensa nell’ultima parte dell’opera, dedicando un vero libro vibrante di sdegno alla tragedia dei curdi massacrati da Saddam Hussein in genocidi verso cui l’occidente spesso ha chiuso colpevolmente gli occhi in nome di realpolitik internazionale. Un epicedio in undici stazioni dove maggiormente sentiamo  quella pelle della vita farsi maschera, simbolo nella morte atroce domanda più spinosa di pace e di amore. Per l’amore di Dio non lasciate sola una madre, / un figlio ha sotto la terra / ucciso dai gas tossici di Saddam/.Siete tanti fantomas che avete terrore/ e lo stesso terrore con cui / mi guardi  e io  ti guardo. E in questo tragico muto guardarsi di maschere c’è forse più vero e duro  quel canto di vita nella storia che il poeta ci dà come una domanda aperta.

(Paolo Carlucci)

 

Lorenzo Calogero La casa a Melicuccà

Lorenzo Calogero La casa a Melicuccà

 

 

 

 

 

 

Lungo i ginepri 

Scenderà questa notte opaca,
spalancata intorno al fosso.
Nella resta dei limoni un lepre
si sgarbuglia dalla cenere di un falò.
Lungo i ginepri in fila indiana
sale questa notte già cielo
come il vento come il fiume
scappa e non sa dove fermarsi.
Scende dalla strada il giocoliere
su un cuscino di foglie,
dal laghetto la murena
in una subacquea acrobazia
sparisce nel biancore delle pietre.

.
Gli uccelli nel ronco

Il tempo era di Quaresima canto di nenia
quando i suoni a mezzodì spalancano
forcipe di pettine; la crisalide appesa
nel becco d’una averla nell’afrore dei fieni.
Non esageravo nel contare gli uccelli
nel ronco in un profumo di sambuchi.
Il dolce aere calmo più d’un campanile,
c’era pure un silenzio dorato che traversava
il rumore dei morti, isolava la nostra quiete
in un ricordare sinistro.
Fu un suono semplice dell’aria
a far cambiare le nostre risate
in nenia di gruppo; la morte rumorosa
all’oltraggio dei vivi. Siamo qui
ad ascoltare quella musica che ebbe un dolore
sordo, inquieto: giorno e notte la faccia
dura della luna l’avevo davanti china
sui nostri persi volti gelidi, sul prato
odoroso l’altra morte sovrumana.

.
Una Scilla variopinta

Presto svanirò in questo mare
di triboli e curve di cielo
in una Scilla variopinta
addormentata sul sentiero fiorito.
L’onda scavalla i recinti
le azalee nane paiono ruscelli
si trascinano fino agli ulivi della Piana.
I tuoi capelli d’oro sopra l’acqua
brillano da un capo all’altro
e il gracidare acuto dell’ilo
si ode tra i sassi roventi.

foto anni Sessanta

foto anni Sessanta

Nuvole abbrancate

Questi giovedì di penitenza
si schiantano nelle cento valli
in un cielo minaccioso; sui crinali
novembre rovescia l’ombra dei morti.
Nel buio del fogliame s’intravedono i colli
nella celeste indifferenza. Tra i rovi
è impigliata una cinciallegra lungo
la strada dei pruni storti nelle macchie.
L’Aspromonte agro e temuto celeste sonno
ha riammesso la vita dal suo inferno. Accanto
le nuvole abbrancate alla Calabria.

.
Dio è morto?

Non saprei quale strada rifare
per cercarti Dio, sopra le selve
le foreste o tra gli spazi infiniti, (nell’attesa?)
Ti cerco nella voce che canta il creato
per rintracciare la strada del mio paese;
che ne faccio del tempo seminato.
La terra del mio paese piange,
certo che nessun Dio più nascerà;
la terra in cui sono nato
è il più dolce guanciale.
Sono già deserto: il roveto brucia,
placa Signore la sgradevole sorpresa,
eri l’accordo mio di tutti gli uomini.
Gli uomini ti hanno ucciso,
ti abbiamo ucciso mio Dio!
Si è spezzato il grappolo, sei morto:
fa il miracolo, inarca gli orizzonti
dividi le acque dalle acque,
fai dell’Uno che sia Tua somiglianza,
salva l’innocenza, le nostre anime.
Antonio Coppola - Maschere, pelle e DioUna Parca

Dalle casematte torno alla strada
frequentata che porta alla carrabile.
Azzurra la trasparenza dell’acqua
nel luogo in cui si spande la luna,
una Parca lavorando la tela
spezza il filo della vita:
furiosa così non l’avevo mai vista.
In questi sassi siedo ero e sono
l’ultima cosa che mi rimane.

 

.
Il tuo corpo caldo

Mia amica Telka ti scrivo
nella sonorità insonne delle ore
mio custodito ricordo del tuo corpo
caldo che le mie mani raccontano.
Ti scrivo in attesa di un paradiso
cui conviene restare e aspettare,
sacrifico le distanze invasate di verde
per te in questo affocato inverno.
Ti scrivo nelle adunanze delle anime
per giungere insieme a una soglia
intenerita nel mio calore igneo.

.
Madre prudente

Mi viene in dono, madre,
quell’attimo vivo che non si ripete
né la voce di quando c’eri;
resterò solo in questa avara terra.
Quanto hai patito prima di me
nel vuoto e nel bisogno
di aggrapparti a noi a quell’onda
che ci separò. Quanto il tuo cuore
fu disaminato cruccio non lo saprò mai.
Dall’oblio avrai sollievo non da noi
ma da Dio -tunica rossa di gemme-
Madre prudente non ti chiederò
altro che restare giorno e notte vicino.
Un giorno che non sarò mai esistito
mi camminerai accanto in terra incerta.

 

Antonio Coppola e Giorgio Linguaglossa 2014 Roma presentazione alla FUIS

Antonio Coppola e Giorgio Linguaglossa 2014 Roma presentazione alla FUIS

Ho ripassato i ritratti familiari

Nella luce dove tutto è prevedibile
la memoria ha un segnale che si avverte.
Ho ripassato i ritratti familiari, le pareti
dove appesi rimasero i quadri, la chiesa
dove andavi a genufletteti. “L’aria
è spenta, il tempo sembra un teatro dismesso
un fondo opaco nelle acque buie
del nostro sonno”. Spaesato nel paesaggio
la casa ingoia ogni imago.
Non sono lieto dei miei ricordi:
cammina dentro l’ombra della notte
il mio sarcofago che deambula.

.

Ti amerò in paradiso

Ora ch’è finita la stagione dei lampi
ti amerò in un paradiso lontano
con le mie settanta primavere.
Ancora da solitario inamabile
mi tufferò nell’anima
nell’imponderabile sogno
per poi benedire le cose perdute.
Su ogni antera di papavero
ci sei tu, rosso palpito vespertino
a bruciare mille e poi mille corolle.
Afferrerò la speranza -cellula dea-
in supplente e squallido contrario
sul filo di una condanna annunciata.

 

I fiori del male rivista di letteratura diretta da Antonio Coppola

I fiori del male rivista di letteratura diretta da Antonio Coppola

 

Un fato greco

Nel cuore di due mari
ho edificato la mia Itaca;
di giorno il grecale da’ staffilate
alla mia isola oltre il promontorio
di Scilla; dai terrazzi agguanto il sole
con le mani ma è solo illusione di mare.
Vengo di rado fanciullo bianco
per terre segrete che non conosco,
un fato greco nel mio cuore povero
ma felice, oggi inaspettatamente ferito.

.

.
Provocazione di poeta

E sotto forma d’amore
che ho inquinata l’anima,
ma qui taciuta perfino la falena,
che sia Dio l’ossessione o bellezza?
E’ certamente il guizzo,
l’epilogo il cui delirio
fu provocazione di poeta.

7 commenti

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7 risposte a “DODICI POESIE SCELTE di Antonio Coppola da “Maschere, pelle e Dio” (2014) con un Commento di Paolo Carlucci

  1. Pasquale Balestriere

    Una gradita lettura di Natale questa dei testi di Coppola che il blog ci propone e che rivelano il taglio e la misura di un’arte piena e matura, sicuramente personale, in cui ogni lacerto poetico incarna vividamente una scoperta o una rivelazione, delle quali quasi si reca appresso lo stupore. Spesso d’impatto le scelte verbali, che non temono l’impiego non avaro dell’aggettivo, scelto con cura e talvolta reduplicato, e che nell’economia di questa poesia mi pare svolga un ruolo non secondario. Infine è convincente e significativo il modo in cui il poeta stringe e compatta il quid comunicativo (Immagine, figura, paesaggio, stato d’animo…) fin quasi nei singoli sintagmi della forma-poesia.
    Pasquale Balestriere

  2. I TUOI OCCHI NEL LAGO

    Ho visto i tuoi occhi nel lago /
    nell’ortigiano luogo delle anfore, /
    oltre la trasparenza vorrei superare il limite /
    nel miracolo di un’ala nuova di farfalla. /
    Se il cuore dei poeti non è deformato /
    vorrei seguire il migrare degli uccelli (
    dove hanno nidi scrutati dal vento: /
    così evado la mia prigione.
    Come un dio superbo piombavi /
    da una rupe lombarda /
    per reincarnarmi in una vita nuova;
    oltre l’anima i tuoi pensieri /
    come pesci luminosi o fenicotteri rosa /
    vanno nella luce bianca.
    Ah come vorrei in un sospiro d’amore /
    entrare nel seme delle viscere /
    per vivere una festa di violini.

    Roma, 1/2/2004
    Antonio (Coppola)

    Poesia inedita scritta a mano su un foglio strappato da un’agenda, da me trovato per caso, forse perché caduto al Poeta durante una cerimonia di premiazione.
    Dato il valore dello scritto, mi è parso giusto far gustare questi versi anche ad altri.
    Giorgina Busca Gernetti

  3. La poesia inedita di Antonio Coppola trovata da Giorgina Busca Gernetti è un regalo inaspettato, tanto più bello quanto più inaspettato. Ma per venire alla poesia di Antonio Coppola, dirò che Antonio è un uomo d’altri tempi, appassionato alla poesia e severamente onesto, privo di qualsiasi mania di presunzione, di prevaricazione o di imposizione che caratterizza oggi il panorama della poesia italiana delle giovani generazioni. Premetto che in linea generale non nutro particolare apprezzamento per la linea elegiaca della poesia italiana del Novecento che è finita in malo modo dopo “Satura” di Montale (1971) e gli epigoni della lirica betocchiana. L’Italia in quel torno di anni (gli anni Settanta) si era avviata a diventare un paese industriale da agricolo che era, e quel tipo di elegia sarebbe stato destinato a restare l’espressione di un paese agricolo in procinto di essere sottoposto ad una industrializzazione forzata e accelerata.

    Ma la lirica di Antonio Coppola ha saputo mantenere, dagli inizi negli anni Settanta ai giorni nostri, un aplomb e una misura incontestabili, ha saputo mantenere una dignitosa rispettabilità; era forse, anzi, probabilmente lo era e lo è, una forma di resistenza a quella industrializzazione forzata del Sud che adesso sappiamo com’è andata a finire, con una crisi produttiva e un impoverimento generale di tutto il Sud. Fenomeno questo che la poesia del Sud e quella di Antonio Coppola in particolare, ha sempre avvertito come un peso e una colpa da espiare. Ma, anche in poesia con i sensi di colpa e la nostalgia non si va da nessuna parte. Quando Pasolini passa da “Le ceneri di Gramsci” (1957) a “Trasumanar e organizzar” (1968), la poesia di tono elegiaco era già stata messa fuori gioco, il ’68 poi le diede la spallata decisiva con una robusta iniezione di contestazione e di eversione di tutta la poesia italiana a prescindere dalla nobiltà delle etichette.

    Oggi, passati tanti anni e dopo tante traversie, le cose sono mutate, il Sud non esiste più se non come una lontana terra di colonia che non deve più essere colonizzata: la crisi industriale e post-industriale ha finito per togliere alla poesia del Sud il terreno da sotto i piedi, le ha tolto la stabilità, anche la poesia del Sud è attinta dalla medesima crisi che travaglia i paesi a industrializzazione avanzata dell’Europa; le è stato tolto anche il lessico e il pentagramma tonale entro il quale quel lessico aveva ancora una sua ragion d’essere, l’ha lasciata senza forma. l’ha de-formalizzata, l’ha de-formattata. Ecco il motivo del canto solitario di un poeta attardato e integro come Antonio Coppola, che non può far altro che cantare al modo del cucù della nota poesia dell’orologio della Achmatova al quale qualcuno ha dato la carica e che non può fare altro che cantare. Un canto disperato e solitario.

  4. Ritrovo la mia Calabria in questi versi di Antonio Coppola. Terra aspra e sofferente che non ti abbandona mai nel ricordo e la sua lontananza non è liberazione ma “chiamata”.
    Apprezzo moltissimo. Grazie.

  5. Franco Campegiani

    La poesia di Antonio Coppola è poesia di paradisi perduti. Poesia di archetipi, dunque, molto più che poesia di civiltà. Il discorso civile c’entra, paradossalmente, in quanto la civiltà diviene “incivile” proprio seppellendo gli archetipi, o presumendo di poterlo fare. In realtà la storia smarrisce solo se stessa, mentre gli archetipi sono sempre lì, pronti continuamente a riemergere dalle rovine della sconfitta storia, di una purtroppo decadente (in)civiltà.
    Franco Campegiani

  6. Gabriele Fratini

    La scelta lessicale è sorprendente. Coppola coltiva un pointillisme letterario illuminante.

  7. Monica Martinelli

    Ottima selezione di poesie tratte dall’ultimo libro di Antonio Coppola, opera molto interessante e variegata in quanto racchiude scritti compresi in un arco temporale piuttosto lungo e e che presenta perciò registri stilistici differenti e variegati. Il ritmo, la musicalità, i colori e gli odori (compresi quelli tipici della terra del sud) sono elementi caratterizzanti di questa poesia fortemente lirica ma decisamente appassionata e perciò realistica e autentica. I temi trattati, nel loro carattere “universale”, l’amore, la morte, la guerra, il disagio sociale, la bellezza e lo stupore della natura, si amalgamano perfettamente in forma e contenuto dinamici e impegnati alla ricerca di un dio o di un paradiso che non è perduto ma messo continuamente in discussione.
    Complimenti ad Antonio Coppola per questo ottimo libro e a Paolo Carlucci per questa nota di lettura così chiara e significativa che ha sapientemente colto gli aspetti più salienti dell’opera del poeta Coppola.
    Un saluto a Giorgio e tanti cari auguri di buon anno a tutti!
    Monica

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