POESIE EROTICHE di Joyce Mansour (1928 – 1986), alcune poesie da “Déchirures” (1955) scelte da Flavio Almerighi

helmut newton Marilyn Monroe

helmut newton Marilyn Monroe

joyce mansur

joyce mansur

Joyce Mansour (1928 – 1986) è stata una poetessa inglese di nascita, ma francese d’adozione. La sua passione ardente è un urlo dei propri desideri fatti versi: versi carnali che la fanno fiorire di lussuria, parafrasando il titolo di una delle sue raccolte in formato plaquette ‘Fiorita come la lussuria’. Il suo grido, rivendica tutta la sua indignazione nei confronti degli amori disattesi, di coloro che l’hanno ferita “Degli uomini che non hanno voluto saperne di me” mentre lei, diveniva “vittima” sacrificale donando tutta se stessa, sentendosi svuotare nell’anima: “Che ti tenga in piedi cieco e devoto/ Guardando dall’alto il mio corpo spiumato”. Tutti gli uomini che l’hanno concupita e il loro non aver compreso la sua esigenza di donna-amante nel momento dell’apoteosi dell’eros più pieno, sacrale: “Voglio mostrami nuda ai tuoi occhi melodiosi. / Voglio che tu mi veda mentre urlo di piacere”, e dar loro la giusta soddisfazione di donna-amante fatta di corpo ed anima, creatura dai profondi occhi di velluto nero, e volto incorniciato da folti capelli bruni.

helmut newton coppia che fuma

helmut newton coppia che fuma

La sua poetica, avendo vissuto molto tempo in Egitto, al seguito del suo secondo marito Samir Mansour, è pregna di essenze orientali e di lemmi che caratterizzano l’architettura di alcuni versi:“E tu farai di me il tuo letto e il tuo pane/La tua Gerusalemme”.

Negli anni parigini importante, per la sua formazione poetica, fu l’incontro con Breton e il movimento surrealista.

Ma Joyce è donna generosa, che sa dispensare amore, incondizionatamente, è nella sua natura, il suo bruciare di passione nei confronti dell’uomo-amante, laddove amori visionari e morte evocano presagi surreali: “Vuoi il mio ventre per nutrirti / vuoi i miei capelli per sfamarti”, sino al sacrificio estremo: ”Vuoi che muoia lentamente  /che mormori morendo parole infantili”, per compiacere l’amato.

Mi piacciono le calze che rassodano le tue gambe.
Mi piace il busto che sostiene il tuo corpo tremante
le tue rughe i tuoi seni ballonzolanti la tua aria affamata
la tua vecchiaia contro il mio corpo teso
la tua vergogna davanti ai miei occhi che sanno tutto
I tuoi vestiti che odorano del tuo corpo marcio.
Tutto questo alla fine mi vendica.
Degli uomini che non hanno voluto saperne di me
Vuoi il mio ventre per nutrirti
vuoi i miei capelli per sfamarti
vuoi le mie reni i miei seni la mia testa rasata
vuoi che muoia lentamente lentamente
che mormori morendo parole infantili.

(…) Voglio mostrami nuda ai tuoi occhi melodiosi.
Voglio che tu mi veda mentre urlo di piacere.
Che le mie membra piegate sotto un carico troppo pesante
ti spingano a gesti blasfemi.
Con i capelli lisci della mi testa offerta
rimangano sospesi alle tue unghie ricurve di furore.
Che ti tenga in piedi cieco e devoto
Guardando dall’alto il mio corpo spiumato.
Ti piace dormire nel nostro letto disfatto
non ti disgustano i nostri antichi sudori
le lenzuola sporche di sogni dimenticati
le nostre grida che risuonano nella camera buia
tutto questo esalta il tuo corpo affamato
la tua brutta faccia alla fine s’illumina
perché i nostri desideri di ieri sono i tuoi sogni di domani

da Grida, (1953), traduzione di Mauro Conti

helmut newton in mostra a Roma, particolare

helmut newton in mostra a Roma, particolare

Invitami a trascorrere la notte nella tua bocca
raccontami la giovinezza dei fiumi
premi la mia lingua contro il tuo occhio di vetro
dammi a balia la tua gamba
e poi dormiamo, fratello mio,
perché i nostri baci muoiono più veloci della notte. (…)

da Fiorita di lussuria, (1955), traduzione di Carmine Mangone

Nuoterò verso te
Attraverso lo spazio profondo
Sconfinato
Acida come un bocciolo di rosa
Ti troverò uomo senza freno
Magro sommerso dal fango
Santo dell’ultima ora
E tu farai di me il tuo letto e il tuo pane
La tua Gerusalemme

da Rapaces, traduzione di trad. Rita R. Florit

 

helmut newton Jerry Hall

helmut newton Jerry Hall

 

*
Invitatemi a trascorrere la notte nella vostra bocca
Raccontatemi la giovinezza dei fiumi
Premete la mia lingua contro il vostro occhio di vetro
Datemi a balia la vostra gamba
E poi dormiamo, fratello di mio fratello,
ché i nostri baci muoiono più veloci della notte.
*
C’è del sangue sul giallo d’uovo
C’è dell’acqua sulla piaga della luna
C’è dello sperma sul pistillo della rosa
C’è un dio che in chiesa
Canta e s’annoia.

helmut newman Winnie-al-largo-della-costa-di-Cannes 1975

helmut newman Winnie-al-largo-della-costa-di-Cannes 1975

Ho spiegato al gatto tigrato
Le ragioni delle stagioni e le regole del gufo
I tradimenti degli amici, l’amore dei gobbi,
E il parto della piovra dai tentacoli palpitanti
Che striscia nel mio letto e non ama le carezze.
Il gatto tigrato ha ascoltato senza rispondere né battere ciglio
E quando son partita
Il suo dorso striato
Rideva.
*
Non ci sono parole
Soltanto peli
Nel mondo senza fogliame
Dove i miei seni regnano.
Non ci sono gesti
Soltanto la mia pelle
E le formiche che brulicano tra le mie gambe untuose
Portano le maschere del silenzio lavorando.
Piomba la notte la tua estasi
E il mio corpo profondo questo polipo spensierato
Ingoia il tuo sesso agitato
Durante la sua nascita.

Joyce Mansour Les « prières d'amour »

Joyce Mansour Les « prières d’amour »

*
Un nido di viscere
Sull’albero secco che è il tuo sesso
Un cipresso nero piantato nell’eternità
Fa la veglia ai morti che nutrono le sue radici
Due ladroni crocifissi su costolette d’agnello
Se la ridono del terzo che, a missione compiuta,
Mangia la sua croce di carne
Arrostita.
*
Ho visto salire i peli fulvi ed elettrici
Del mio ventre verso la mia gola spiumata d’uccello
E ho riso.
Ho visto vomitare l’umanità nel catino instabile della chiesa
E non ho compreso il mio cuore.
Ho visto il cammello in camicia partire senza lacrime per La Mecca
Con i mille e un venditore di sabbia e il mostro squamato delle folle nere
Ma non ho potuto seguirlo
Perché la pigrizia ha vinto la sua corsa contro il fervore
E l’abitudine ha ripreso la sua danza col piede
Slogato.
*
Io sono la notte
Questa notte di spazio raggelato dalla fredda imbecillità della luna.
Io sono il denaro
Il denaro che fa il denaro senza sapere perché.
Io sono l’uomo
L’uomo che preme il grilletto e spara all’emozione
Per vivere meglio.

joyce mansour

joyce mansour

*
Ogni mattina un’aquila accaldata
Viene ad affilare il becco
Sulla mia pelle brufolosa
Da rabbino.
Tutte le campane suonano a morte
Quando l’aquila s’addormenta
Senza offrire del cibo ai poveri e ai cani
Che mendicano senza posa alle porte della felicità
E che l’adorano.
Tutti gli uomini ascoltano il mio piede destro che proclama
Le regole del gioco d’azzardo della morte
Che l’uomo gioca con l’aquila
Contro Dio.
*
Il nero mi circonda
Salvatemi
Gli occhi aperti sulla vuota disperazione degli orizzonti marittimi
Mi scoppiano in testa
Salvatemi
I pipistrelli dai corpi ammuffiti
Che vivono nei cervelli torturati dei monaci
S’attaccano alla mia lingua cremosa
La mia lingua gialla di donna accorta.
Salvatemi, voi che sapete
E i vostri giorni saranno moltiplicati
Malgrado i peccati che non vi hanno perdonato
Malgrado lo spessore delle notti nelle vostre bocche
Malgrado i vostri bambini iniziati al male
Malgrado i vostri letti.

joyce mansour

joyce mansour

 

 

 

 

 

 

*
Corpicino deforme
Nel suo buco senza luci.
Testolina liscia
Senza occhi né sorriso
Questa l’infanzia.
Ossicini privi di volontà
Presto spezzati da dita sommarie
Cavia fragile, dolce e condannata,
Figlio non figlio di una madre senza amanti
Condannato ad essere solo, condannato alla scienza.
*

La mia risata vola alta
Più in alto dei cappelli cardinalizi
E della speranza.
I miei seni sorridono quando brilla il sole
Malgrado i miei abiti malgrado mio marito
Felice nell’essere così sporca
Perché gli avvoltoi mi amano
E anche Dio.

Joyce Mansour Cette jeune femme à la très étrange beauté sombre et exotique, fraîchement débarquée à Paris, aux cheveux de jais volontairement coiffée à l’égyptienne pour étonner

Joyce Mansour Cette jeune femme à la très étrange beauté sombre et exotique, fraîchement débarquée à Paris, aux cheveux de jais volontairement coiffée à l’égyptienne pour étonner

*
Era ieri.
Il primo poeta urinava il proprio amore
Il suo sesso a lutto cantava rumorosamente
Le canzoni rauche
Delle montagne
Il primo dio in piedi sul suo nimbo
Annunciava la propria venuta sulla terra svanita
Era domani.
Ma gli uomini dalla testa di gatto
Mangiavano gli occhi confusi
Senza notare le chiese che bruciavano
Senza salvarsi l’anima che fuggiva
Senza salutare gli dèi che morivano
Era la guerra.

24 commenti

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24 risposte a “POESIE EROTICHE di Joyce Mansour (1928 – 1986), alcune poesie da “Déchirures” (1955) scelte da Flavio Almerighi

  1. chiara moimas

    Versi stupendi, carnali, che sicuramente esprimono con forza indignazione, ma forse non solo verso gli amori disattesi; la decadenza ripetutamente riesumata mi porta un grido angosciato nei confronti del ” tempo” che, malevolo, ineluttabilmente aggredisce.
    Chiara Moimas

  2. Joyce Mansour – Inventario non esaustivo dell’indecente o il naso della medusa

    Ciò che è indecente fa arrossire
    Il sangue alla testa
    Il contraccolpo
    La fuga in avanti
    Censura
    Indecente la bara coperta da una bandiera
    Indecenti i discorsi le medaglie i morti sul campo di battaglia
    Oscena la guerra
    Indecente la solitudine del vecchio
    Oscena la miseria
    Indecente il paravento che nasconde l’agonizzante
    Agli occhi dei moribondi
    Indecenti gli indifferenti i servili gli staliniani
    Indecenti gli attratti dall’Ordine
    I portatori di manganello e di aspersorio
    Indecente il passo cadenzato
    La pena capitale la detenzione preventiva
    Indecenti le prigioni
    Oscena la tortura
    Indecente la forza armata
    che sfila sulle strade della città in festa
    Indecente l’acne rossa all’occhiello
    Tutto è legione salvo l’onore
    Indecente l’Accademia?
    Tropp’ onore(i)!
    Indecenti quelli che fanno parlare i morti
    La bocca fresca come una rosa
    Indecenti i sondaggi sulla popolazione passiva

    Indecente il bavaglio
    Osceno l’imbavagliato
    Indecente il razzismo
    Oscena la morte

    traduzione di rita r. florit

    • “Indecente la bara coperta da una bandiera
      Indecenti i discorsi le medaglie i morti sul campo di battaglia”

      Mio Padre morì in una battaglia aerea (campo di battaglia in senso metaforico). Forse gli avranno messo la bandiera sulla bara (io non c’ero).
      La Medaglia al Valore alla Memoria è tra i miei “oggetti” più amati (benché una medaglia non risarcisce della grave perdita).
      Io mi sento ferita.
      Giorgina Busca Gernetti

      • Anche un mio parente, vice comandante di birgata partigiana, morì due giorni prima della liberazione in seguito a un bombardamento, neanche colpito dall’esplosione, ma da un grumo di terra scagliatogli contro dallo spostamento d’aria. Io non mi sento affatto ferito, perché l’autrice non stigmatizza le vittime, poi onorate con bandiere, medaglie e fanfare, ma chi le ha programmate opprimendo il suo prossimo e provocando le guerre.

        • Alcune cose sono davvero indecenti, “in primis” la guerra e chi l’ha voluta, ma i versi da me trascritti, uniti ad altri in un tutt’uno, ripeto che mi feriscono. Forse una differenziazione tra le diverse cose/azioni indecenti sarebbe stata utile, ma è una mia opinione.
          Giorgina

          • Valerio Gaio Pedini

            le vere cose che feriscono sono le medaglie, gli stendardi, soldato morto, ufficiale morto che si leggono nei cimiteri-a me non interessa affatto che fossero soldati e che combattessero (per me?!)-interessa la loro umanità. Che io sia soldato o coglione resto sempre un uomo. E se sono soldato- nulla mi esime dall’essere anche coglione. Poi, a volte, uscendo pre strada, mi chiedo perché ci debba essere sempre questa illusione del combattere per il futuro, se ogni volta che lo si fa, si costruisce sempre qualcosa di più ridicolo che i superstiti non riescono a decifrare. La vera lotta oramai è da fare contro se stessi. Peccato che l’uomo si ignorante per principio e continui la sua opera di autofagia (motivata da un solo fatto: è sempre stato così!). Alla fine ogni reazione, ogni movimento- isoldati di leva sono un altro discorso- nascono poiché qualcuno sceglie che nascano- il più delle volte loro (le rivoluzioni)-ma alla fine se dovessimo fare un censimento di chi l’avrebbe richiesto quasi tutti risponderebbero io no, poiché il futuro nei volti degli uomini sarà sempre e solo delusione. Mentre io ora non sono deluso-ora faccio una scelta- che in futuro diranno essere non necessaria, e hanno e avranno ragione. Ed è proprio per questo che tutto è necessario, perché si rispecchia nel frangente del dubbio della necessità! La filosofia era curiosità, mi ricordo (necessaria), ma mica necessaria al mondo, la belligeranza, la politica, persino la poesia vive della stessa illusione. E questa illusione, ripeto, ci rende vivi (anche se virtualmente già morti).

            • “a me non interessa affatto che fossero soldati e che combattessero (per me?! ” ( Valerio Gaio Pedini)

              Se tu studiassi un poco di storia invece di pontificare con presunzione, forse capiresti che i soldati sono morti anche per te e ti vergogneresti di quello che hai scritto.
              Non disturbarti a rispondermi perché non leggerò mai più ciò che scrivi, di nessun genere.
              Giorginna Busca Gernetti

              • Valerio Gaio Pedini

                non che sia una mia priorità farmi leggere da lei. Come farmi leggere da chiunque altro. La storia essendo allievo di uno storico direi che l’ho studiata e la studio molto. L’unica mia vergogna è di essere un essere umano: una grandissima vergogna. Io sono profondamente umile: alla fine la storia umana non sarà più nulla poiché non saremo più noi. Il mondo che voleva il passato ci sta di fronte. E ringrazio miseramente chi ha combattuto per me di laciarmi in un mondo di stupri, di cinici, di cani rabbiosi-con qualche deficiente che continua inquinare il mondo. E il vero artefice di tutto questo fu un uomo erectus che scoprì il fuoco-da lì il percorso è tutto in salita (nella distruzione) e in questa distruzione si edificherà il mondo che tanto amiamo e che tanto disprezziamo. Dovrei ringraziare quel poco di istinto di sopravvivenza che abbiamo? Beh, sì, peccato sia una distrosione. Non esiste più l’essere umano-dagli albori della storia- esiste l’antiumano e quello lo siam tutti. Una persona come lei così rancorosa, be’, direbbero i grandi intelletuali è di bassa levatura filosofica. Io mi odio, e mi parlo tutti i giorni, proprio perché mi odio (et l’odio è necessario all’amore). Ma il rancore, ah ah ah, quella è la tirannide. e’ il motivo per cui non si crede più alla storia, perché è rancorosa. Felicissimo che ci sia stato un passato ( più o meno decente od indecente), perché mi ha reso quello che sono. Ad ogni soldato- e ne ho conosciuti- che mi han detto “mi dispiace, piangendo perché non sapevano che il futuro sarebbe stato questo”, posso rispondere che chiamasi inevitabilità storica- quello che gli scettici chiamavano destino. Nessuno a colpe. E tutte le hanno. Il pentimento così come il rancore sono due brutture umane, poiché ipocriti sentimenti labili o erosivi. Fu il rancore a mettere 12 milioni di persone nei campi di concentramento nazisti, non altro. Chiamasi vendetta, una parola che non rientra nel mio vocabolario. L’unica mia vendetta è l’esistenza. Ora se lei si offende per una fatalità storica, la prego di offendersi anche per i bambini (non soldati) che vennero uccisi. Io sono più offeso per loro, perché la loro esistenza è sta distrutta da chi pensava al futuro! Nah, nessuno pensa al futuro. Ognuno pensa al presente, mettendo la parola futuro in appendice.

  3. antonella zagaroli

    Dedicata a Joyce e a Flavio che me l’ha fatta conoscere.
    Tratta da Venere Minima (il romanzo in versi e prosa) scritti della pittrice colei che darà forma a Gilania vera protagonista.

    Chi io dico di amare?
    Gli occhi più devastanti
    Chi ha saputo anticipare i miei pensieri
    Chi ha parlato con la mia voce
    Chi ha frantumato il paradiso ogni volta costruito
    Mia madre buona e la cattiva
    L’accettazione totale e il rifiuto
    L’opera incompiuta dell’integrazione
    L’immensità regalata in breve tempo
    L’impossibilità a un amore totale
    Il corpo nel quale vorrei vivere.
    Il secondino che mi porta via l’acqua
    Dio reincarnato e il figlio della perversità
    Il trafugatore dell’apparente solidità
    L’uccello senz’ali che mi divora dentro
    L’ossianica musa del mio godimento
    L’ombra che vorrei calpestare
    Il compagno che non posso avere
    Il putto ermafrodita del mio elenco
    Il vecchio Buddha senza memoria
    Il fiume di me stessa
    I pensieri e l’ostia delle mie ferite
    La lampada che spengo ogni sera
    Tutti i bambini che vorrei abbracciare
    La vagina, l’utero immacolato e morto
    Il pane che non mangio
    Il latte dei miei primi mesi
    Il latte che non ho più bevuto
    Il latte dei miei pensieri
    L’anamnesi della mia vita

    Non posso sfuggire l’onnipotenza dell’amore
    non posso fare altro che chiudermi a lui
    vivere isolata.

    (…..)

    oroscopi, sifilide? pillole estatiche
    cordoni mai tagliati fasto e ragione
    musica senza pause feci internate
    cazzi a forma di coltello
    culi in mostra culo della vergogna
    ano impersonale
    bambini ubriacati da fucili
    risa nel gorgoglio del vomito
    sangue sotto le unghie
    fra le cosce infantili
    fiocchi violacei a disegnare il petto
    vesti stracciate scopate non volute
    i corni della politica
    la farsa delle anime
    baci e fondotinta
    macchiette voci bugiarde
    noia paure sputi sul perbenismo,
    vendersi? Chi è il miglior offerente?
    No- no – no –no. Urla per parlare.
    Capacità ignoranza droga aids
    vagina impregnata di morte
    assenze senza bava,
    il girotondo la girandola e l’altalena
    gemiti morbosi schiaffi
    inchiostro aggrumato per la giocosa giocasta.

    (……)

    “Geniali le idiozie che impongono i potenti.
    Le loro idiozie sono verità perché gli altri non vedono le proprie”

  4. In amore non servirebbero tante parole, meno ma quelle necessarie, oppure le impreviste. Forse è questo il loro modo di partecipare al linguaggio del corpo. D’altra parte a me sembra che queste poesie “erotiche” siano rivolte contro il perbenismo, le falsità del pregiudizio, e dichiaratamente contro la morale cattolica. Quindi vorrebbero scandalizzare. Ma non ho letto altro di questa poetessa, quindi mi taccio. Tranne che non amo gli elenchi, fatico a leggerli, non mi entusiasmano come quando ero ragazzo.

  5. Nessuna persona dovrebbe vergognarsi dei soldati di ogni categoria obbligati al servizio militare e assassinati diciamo in battaglia. Di bandiere e medaglie. . . beh, ne so qualcosa o molto anch’io e mi rifiuto di parlarne
    come ne parlai nel 1951 a un alto ufficiale (colonnello o generale?) che quasi mi faceva rimettere in prigione, ma considerandomi un mentecatto
    mi lasciò andare. . . e me ne andai a Parigi.
    È più decente rivedere testi della Joyce Mansour, poeta della mia generazione e morta giovane, che il bravo Almerighi propone e che io come editor ricordo di averle pubblicato poesie con testo a fronte sulla mia rivista Chelsea nel 1963, 1972 e 1973. Io la ricordo, e voi consederatela.

    • Valerio Gaio Pedini

      non è vergogna. E’ vergogna che non si ricordi l’essere umano dietro a d esso. Se io dicessi che tu prima di essere un uomo sei qualcos’altro, non ti rispetterei, metterei insecondo piano la tua umanità, che in quanto tale dovrebbe essere la questione più importante. Caro, Alfredo. E’ più importante essere umano o essere una categoria umana. Boh, direi la prima cosa. Comunque ti capisco, come capisco chiunque abbia fatto una vita simile. Dato che anche miei parenti l’hanno fatto. Il mio commento è un commento di irosità nei confronti di queste bacheche senza a momenti manco il nome, ma con su scritto soldato semplice. Messe come degli esseri umani a se stanti, quando erano delle persone costrette.

  6. Valerio, il mio commento non era rivolto a te. Ma in generale. Tu sei un giovne intelligente e capisci al volo quello che non va. Purtroppo, io non
    professo umanità, in generale m’importa un bel zero. Però m’importa quella
    della persona che conosco, magari al blog. Già detto che devi parlare come senti e basta, senza spiegare e per rispetto alla tua giovinezza senza
    metterti a confronto. Ciò più avanti con gli anni.
    Per adesso leggi Joyce Mansour, e dalle la tua voce di oggigiorno alle
    sue poesie. Ciao.

  7. Valerio Gaio Pedini

    premetto che ho una certa simpatia per questo genere di poesie,cerco sempre nelle donne qualcsa del genere poeticamente. Lontano anni luce da me. Io non seduco poeticamente per natura e una mia poesia erotica è sempre contro-erotica (un po’ come Sagredo), ma leggerle mi piace. L’ho letta ed ho trovato molto gusto. L’anno scorso facevo un programma di poesie su you tube e dedicai ampliamente lo spazio ad autori erotici un po’ di tutti i gusti, anche alcune cose mie. Però è vero che oramai tutto è una scommessa. La poesia erotica deve sedurre, se non seduce allora è qualcos’altro. La poesia di Joyce Mansour parte dall’erotismo e plana nello sconosciuto-è una poesia arguta, brillante-e seduce per questo. c’è un dolore pirotecnico e suadente, che a tratti diviene delicato e questo credo sia molto importante.

  8. IN QUESTA SERIE DI COMMENTI NON CI SONO PIU’ IL POST DI SOLIDARIETA’ NEI MIEI CONFRONTI SCRITTO GENEROSAMENTE DA MARCO ONOFRIO E IL MIO POST DI RINGRAZIAMENTO.

  9. prima o poi dedicherò un mio foglio colorato a codesta Autrice dotata di verve immaginifica..
    r.m.

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