TRE POESIE EROTICHE INEDITE di Antonio   Sagredo “Nodosostomìa” con un commento di Giorgio Linguaglossa

helmut newton modelle Vogue con la moglie

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Antonio Sagredo. Dicono che sia nato nel Salento decine di anni fa… a pochi chilometri da Giulio Cesare Vanini (a cui ha dedicato un poema mirabile), da Carmelo Bene e Eugenio Barba; il primo lo frequentò con discrezione somma, e gli dedicò versi immortali. Fu frequentatore assiduo di quei teatri d’avanguardia romani e non, di cui conobbe autori e attori; recitò in due spettacoli teatrali: nei drammi lirici del poeta russo Aleksandr Blok e in uno spettacolo del poeta praghese Vitězslav Nezval, che inneggiava ai progressi della scienza della comunicazione. Sagredo studiò e visse a Praga calpestando gli acciottolati insieme ai poeti praghesi e a Keplero. I suoi primi componimenti, a 14 anni, in un vagone di terza classe (seppe tempo dopo che Pasternak e Machado viaggiavano nella stessa classe, componendo); distrusse i primi versi, i secondi e seguirono altre rovine; trovò un impiego di ripiego per nascondersi; poi raggiunse una forma inclassificabile tendente al sublime che gli permette di vivere di eredità auto-postuma. Un amico poeta spagnolo, M. Martinez Forega, lo spinse a pubblicare due piccole raccolte di poesia a Zaragoza: Tortugas (Lola edito-rial, 1992) e Poemas (Lola editorial Zaragoza, 2001); sulle riviste: Malvis (n. 1) e Turia (n. 17). Poi nulla più, fino a che da New York, la scorsa estate, gli giunge una proposta di pubblicazione con Chelsea Editions, ed esce nel 2015 una sua Antologia con testo inglese a fronte titolata semplicemente Poems. Nel 2016 dieci sue poesie sono presenti nella Antologia di poesia a cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di troia non ricordo e, nel 2017 la raccolta Intrecci.

helmut newton  nudo in un interno

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Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Di Antonio Sagredo  è stato detto che è un poeta «inclassificabile», e in effetti nessuna definizione sembra più azzeccata, almeno se letto entro la lirica monodica della poesia italiana contemporanea; non ha precursori, vive nella sua splendida solitudine fatta di rovine e di pagliacci, di saltimbanchi e di falsi santi, di nani, di schiavi, di tiranni di cartapesta; Sagredo è un prestigiatore della parola, un giocoliere, un paria, un senza tempo e senza luogo, un ramingo; sembra non avere altra patria che quella della lingua, ma si tratta di una lingua sfregiata ed effigiata, lugubre e dionisiaca, demoniaca ed infingarda. Forse nessuna sua parola va presa sul serio, tuttavia la sua poesia è serissima, severissima involuta nel suo frac lucido e lurido, è la lingua di un demone accigliato ed iroso, ma anche ludico e imperioso che non chiede di essere verificato o riconosciuto se non nella sua alterità. In questo senso è un poeta lussurioso perché fiuta la lussuria della lingua, la sua parentela con la cloaca e l’empireo. Il riso di scherno di un dio ctonio che è stato gettato a capofitto nell’abiezione. La sua poesia (anche questa di matrice erotica)  è figlia di un giocoliere e di un prestanome, di un falsario e di un mercante, di un rigattiere e di un gallerista.   È la poesia di un cieco e di un sordo messi insieme, di un autista inerme e spregiudicato.  Inutile chiedere a Sagredo di essere un interprete della poesia altrui, di dirci la parola che mondi possa aprirci, ciò che lui ci consegna è una interiezione, uno sberleffo,  un irrispettoso cipiglio, sebbene della razza più sublime.

La poesia di Sagredo avvalora il noto assioma di Adorno secondo il quale «la poesia è magia liberata dalla necessità di essere verità». La poesia di Sagredo attinge la più alta vetta di «verità», appunto denegandone ogni residua qualità; non c’è nessuna «qualità» per Sagredo nel suo ergersi a «verità». La poesia di Sagredo è menzogna e sortilegio, alchimia e mania, fobia e follia, non c’è via di mezzo o di scampo: o la poesia c’è, o non c’è. Sono più di trenta anni che Sagredo è assediato, ossessionato dalla poesia. La sua ossessione è una malattia liberata dalla magia di essere verità.

È probabile che le istanze realistiche e mimetiche invalse nella poesia italiana degli anni Ottanta e Novanta del Novecento abbiano, come dire, urticato la sensibilità di Sagredo e lo abbiano, in modo incosciente o consapevole, condotto o ri-condotto, alla sua profonda e anteriore natura espressionistica che con virulenza urgeva al di sotto della patina petrarchesca e sperimentale del tardo novecento italiano con il quale, s’è capito, il poet

(Giorgio Linguaglossa)

helmut newton White Women (1976) è l'opera che ha sancito l'ingresso del nudo radicale nella fotografia di moda, nonché l'opera prima di Newton

helmut newton White Women (1976) è l’opera che ha sancito l’ingresso del nudo radicale nella fotografia di moda, nonché l’opera prima di Newton

 

Nodosostomìa

(Si) sono rotte le Acque – infine!
violente in quel Giorno del non Giudizio,
in quel giorno violento per altri nascimenti
che tracimarono d’aprile come fiori appestati
quando il mio sembiante risuscitò benedetto
dal piombato limbo e l’acido sangue
generò la scala corrosa di Giacobbe.
Io non conosco gli autunni dei tuoi seni,
il sentiero che il cardo – viola! – tracciò dal tuo ventre
in giù non mi fu nemico durante il doppiamento:
io conosco i tuoi segreti erogeni,
i punti cardinali di un corpo che non fu mai il tuo.
Ho solo visto nel mio sguardo l’Occhio tuo divino,
dai tuoi singhiozzi soltanto – suppliche!
non il perdono, ma l’affondo della mia stoccata
perché la cecità fosse inascoltata durante la canicola –
e la colomba che tu eri, perfetta come un’acrobazia circense,
respinse il miracolo della mia sorgente irrevocabile
affossata dal diluvio della tua falena inumidita –
il mio cervello svuotato dal canto del gallo
la notte che io non piansi il tradimento,
ma l’Occhio di Dio, il tuo, lento penetrai
e inesorabile la tua rosa oscurità mutò in rovina
l’Onnisciente:
il flauto mio compatto
nella tua bocca!

(Vermicino, 22/24 luglio 2004)

helmut newton modella che fuma

helmut newton modella che fuma

*

L’azzardo senza infingimenti
che gli dei non ci potevano donare
– perché tu restassi un isola –
fu puro oltre ogni privazione

dal centro che non aveva limiti
e che mi concedevo
o dal suo contrario
che non aveva confini
e che mi concedevo,
non si disegnava un arco
a sesto acuto, né moresco

ed ero come un oceano insensato
– perché mancante era un naufrago –
suo segno e contrassegno insieme
con quello stesso centro e il suo contrario –

confusa la mia lingua
ti donava un piacere ineguagliato

i miei occhi levitarono
Amore e Morte
e ancora in fiamme – li abbandonai!

(Vermicino, 17-23 giugno 2004-20 luglio 2004)

helmut newton foto del volto di Catherine Deneuve

helmut newton foto del volto di Catherine Deneuve

*

La Notte che non difese mai la mia Natura
è l’Occhio di Dio che questa notte
non mi hai dato
ed è cieco per tutta la durata
quel Male che per me è solo dolce,
gridando lagrime contro la mia Natura

ma io sono cieco per tutta la durata
di quel Male che solo per me è dolce

e solo per te è dura lex!

gridando lagrime contro Natura
tutte le sante che non furono puttane
l’Occhio di Dio accecarono infedeli

in quella notte che non mi hai dato
m’hai oscurato per tutta la durata
la rosa che la mia lingua inumidiva

il mio 3/1/21/21/13 per 10 anni tra le bende,
nemmeno le pietre sapranno le storielle
che, se accese, sono mute per eccesso

l’Occhio di Dio nella Notte contro Natura
è il Male che s’avventa lento con dolcezza
quando la mia lingua è caduta in prescrizione
con quella doppia tomba risorta dalla croce

Sudario, è qui il punto circoscritto
– prima della vita c’è un’altra morte –
l’eredità s’è dipinta sulle labbra un testamento:
la possanza eretica di quel cardo suicida!

(Vermicino, 20 luglio 2004)

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30 commenti

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30 risposte a “TRE POESIE EROTICHE INEDITE di Antonio   Sagredo “Nodosostomìa” con un commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Sagredo fece irruzione sul blog la presenza di Erato ai tempi della sua fondazione. Fui il primo a riconoscerne il talento, ne ha da vendere. Non si chiama Antonio Sagredo, non è mai da prendere sul serio con le sue pose da Jean Harlow della poesia, conferma appieno in questa sede quanto sia DIFFICILISSIMO comporre poesie erotiche, ma ha talento da vendere.

  2. marcello mariani

    Commento

    Di Antonio Sagredo è stato detto che è un poeta «inclassificabile», e in effetti nessuna definizione sembra più azzeccata, almeno se letto entro la lirica monodica della poesia italiana contemporanea; non ha precursori, vive nella sua splendida solitudine fatta di rovine e di pagliacci, di saltimbanchi e di falsi santi, di schiavi e di tiranni; è un prestigiatore della parola, un giocoliere, un paria, un senza tempo e senza luogo; sembra non avere altra patria che quella della lingua, ma si tratta di una lingua sfregiata ed effigiata, lugubre e dionisiaca, demoniaca ed infingarda. Forse nessuna sua parola va presa sul serio, tuttavia la sua poesia è serissima, involuta nel suo frac lucido e lurido, è la lingua di un demone accigliato ed iroso, ma anche ludico e imperioso che non chiede di essere verificato o riconosciuto se non nella sua alterità. In questo senso è un poeta lussurioso perché fiuta la lussuria della lingua, la sua parentela con la cloaca e l’empireo. Il riso di scherno di un dio ctonio che è stato gettato a capofitto nell’abiezione. La sua poesia (anche questa di matrice erotica) è figlia di un giocoliere e di un prestanome, di un falsario e di un mercante. È la poesia di un cieco e di un sordo messi insieme, di un autista inerme e spregiudicato. Inutile chiedere a Sagredo di essere un interprete della poesia altrui, di dirci la parola che mondi possa aprirci, ciò che lui ci consegna è una interiezione, uno sberleffo, sebbene della razza più sublime.

    (Giorgio Linguaglossa)

    M.M.

  3. marcello mariani

    Io e Sagredo, decenni fa, primi anni ’70, eravamo insieme a passeggiare in un paese vicino Brindisi. Mentre passeggiavamo su una via che conduceva al piccolo Teatro Comunale, vedemmo una scalinata che portava ad un arco, ma prima di questo v’era un uscio illuminato, a destra, da una lanterna rossa. Era dunque un luogo di ritrovo per amplessi, anche particolari, ma etero che credete! – decidemmo di entrare per offrire il nostro sacrosanto servizio alle due donne procaci e capaci, nonché sagaci nel linguaggio dialettale tutto loro spiritato… va da se che tra una cosa e l’altra poi fini tutto in una risata e con due litri di vino primitivo quasi nero!
    Due giorni dopo, Sagredo, mi spedì cartaceamente versi su quella serata. Ed eccovi i versi di:

    Marcello Mariani
    —————————————————————————-
    Magnese
    (iniziazione)

    L’ombra di cui si nutre la mia voce,
    le candele che spensero gli dei scornati
    e il viscido sudario di sussurri ti acclamano
    Re – dell’Occulto! – e non sai, se oscurità.

    La sentenza imperiosa di una testa decollata
    vomitò dai vessilli un sorriso di cera
    su quelle troie esauste dai rauchi rosari
    tra bordelli brindisini e sordidi crocicchi.

    Uranio fissava Nostra Signora dei Furori,
    ma lei mirava gli occhi miei appestati
    di rovine… l’invito assordante, irriverente
    di una corona sacra, rosa inaudita! mi giunse

    dal portale – senza freni la lingua del cervello suo
    ritardava l’estasi in Via dei Coltelli – com’era sconnessa
    la contrada dei Duelli! – ma dalla consolare si mossero
    i malleoli perché la mia struttura d’uomo si formasse.

    antonio sagredo

    Vermicino, 17/18/23 febbraio 2005

  4. caro Sagredo,

    la poesia postata dal tuo sodale Mariani sembra nata nell’atmosfera di un Satiricon Felliniano, c’è un sentore sordido di morte e di rovina, ci sono gli appestati, i duelli, c’è anche una gentile “Nostra Signora dei Furori” che non sai se sia una prostituta o una Menade o una patrizia in cerca di sollazzo, e poi c’è una “Via dei Coltelli” (dove penso che avvengano gli scannamenti e le regolazioni di conti tra malavitosi e malmostosi); c’è un formicolio, un andirivieni, in sottofondo, di malaffare e di malvissuti. Il tutto ha l’aspetto di un girone infernale, ma di un inferno di cartapesta, posticcio, finto e baro, infingardo.
    Vorrei raccomandare la lettura di questa poesia a tutti gli aspiranti poeti dello stivale.

  5. Molto meglio la IV Satira di Aulo Persio Flacco contro le donne (immoralità, troppa libertà nei costumi, libidine a iosa) e il “Satyricon” di Petronio Arbitro!
    Giorgina Busca Gernetti

  6. Ricevo alla mia email e trascrivo questo commento di Laura Canciani:

    Caro Linguaglossa,

    per una volta dissento dal tuo parere critico, le tre poesie postate (quattro con quella inserita nei commenti) mi sembrano operazioni nate e fatte a freddo, con molta perizia verbale, certo, ma si tratta di perizia e maestria, di artigianalità, seppur ottimale, ma che resta artigianalità. In realtà, Sagredo non costruisce la poesia, si limita a dare delle sensazioni grammaticali o, tuttalpiù, lessicali, semantiche. Con la perizia balistica di Sagredo lui potrebbe fare centinaia di poesie tutte simili (e infatti le fa e le ha scritte), tutte professionali, certo, ma anche tutte telefonate, tutte abilmente orchestrate secondo un pentagramma mandato a memoria. Letta una o due poesie di Sagredo, tutte le altre sembrano assomigliarsi l’una all’altra. Intendo dire che non c’è uno sviluppo di poetica, non c’è una evoluzione del linguaggio, e non c’è neanche una evoluzione delle tematiche, tantomeno una evoluzione dello stile. L’universo poetico di Sagredo sembra immobile dal tempo dei tempi, per questo nutro dei dubbi sulla sua genialità di poeta. Lui, come tu hai evidenziato, è uno jongleur , un prestigiatore da circo, un palleggiatore del lessico, ma nulla di più, è immobilizzato davanti allo specchio mentre si ripete dal tempo dei tempi: “quanto sono bravo! Nessuno è bravo come me!”. E invece è qui che si sbaglia, la sua bravura verbale è analoga alla sapienza verbale di un glottologo che fa mostra delle sue parole e degli accostamenti di parole, un glottologo chiuso nel suo studio.
    E in ultimo, il linguaggio poetico di Sagredo mi sembra stereotipato, sempre eguale a se stesso. Puoi far trasmigrare dei versi o delle intere strofe da una poesia all’altra senza che il senso (o meglio, l’assenza di senso) delle poesie ne risenta.
    Insomma, più lo leggo più i miei dubbi aumentano.
    Sarei curiosa di sapere il parere di altri lettori del blog.

    • Il mio parere è già chiaro, benché molto sintetico!
      Già che ho ricordato due poeti latini, scrivo: “Pollice verso”.
      Giorgina BG

      • Valerio Gaio Pedini

        Parere opinabile.Anzi ridicolo. Se la poesia di Sagredo è circense, il commento della “Cianciani”-ho fatto un errore di trascrizione- ciancia troppo. Anche Bene era chiuso- le potrei rispondere- ma in quella chiusura vi era apertura. E che dire di Holderlin. Nah, èun commento inadeguato, pretenzioso. Abbattete il minimalismo, non il lavoro di Sagredo, poiché è l’unico lavoro che ha ancora senso di esistere.Sagredo è contro tutti, anche contro se stesso.

        • Valerio Gaio Pedini

          Che io e Antonio nel blog siamo presi come due debordanti fenomeni da baraccone è ovvio troppo ovvio. Mi scuso con la Canciani. Ma capire Sagredo, non comprendere, è un lavoro di iniziazione. E’ una maschera temporalesca- una metamorfosi teatrale, ergo ho seri dubbi su ciò, per quanto possa essere magari giusta. La critica resta opinione. Ed è giusto che le abbia dei dubbi. Io ho dubbi sempre e solo con i grandi poeti. Con i pessimi poeti i dubbi non vengono.

        • caro Valerio,

          ti prego di non storpiare i nomi degli interlocutori del blog, come ho detto tante volte, tutti i commenti sono benvenuti e tutti accettabili, purché non offensivi o derisori. La Canciani ha espresso, e ben motivato, un suo parere critico. È lecito e legittimo contrapporre ad un parere un altro parere di segno opposto ma nel pieno rispetto delle persone e della loro storia, Laura Canciani è una poetessa dell’età, e forse più anziana, di Antonio Sagredo, ha iniziato a scrivere negli anni Settanta, ed è una brava poetessa. Ripeto: i pareri critici non sono responsi oracolari né devono essere recepiti come atti di lesa maestà. E poi, con tutta la stima che nutro verso la poesia di Sagredo, lasciamo stare i paragoni con Holderlin o con altri giganti della poesia europea degli ultimi due secoli..

          • Valerio Gaio Pedini

            Io ho difeso una persona che stimo ed acui voglio bene. Mi è lecito? L’ho fatto poiché emotivamente io e sagredo siamo del tutto similari e ridurre Sagredo a ben poco è attaccare, a mia veduta, anche me-pur essendo diverso da lui. Paragono un comportamento, non la poesia. alla fine da Holderlin a me, saremo sempre per tutti dei pazzi (con tutte le ragioni del caso): ma Sagredo al di là dei suoi attacchi, è un persona profondamente umile. Se qui mi si prende come epigono di qualcuno (cosa che spesso si fa) almeno mi si prenda come epigono del mio maestro e non di altri( poiché se no si dicono quesiquilie). Non era un attacco a nessuno, era una difesa a Sagredo ed in secondo piano a me.

        • Lo trascrivo qui perché non riesco a impaginarlo in modo corretto.
          .
          27/11/2014 h. 19:47
          “Il mio parere è già chiaro, benché molto sintetico!
          Già che ho ricordato due poeti latini, scrivo: “Pollice verso”.
          Giorgina BG
          ***
          28/11/2014, h. 18:06
          Valerio Gaio Pedini scrive subito dopo un mio commento negativo su un suo giudizio:
          “Parere opinabile. Anzi ridicolo. (…)
          A me pare un commento scritto per dispetto (puerile).

          Giorgina Busca Gernetti

  7. patrizia cremona

    L’erotismo e’ una forma artistica visionata dall’antichità’ attratta ai giorni nostri.. l’estremo pensiero erotico abbraccia mondi e confini
    scrivere poesia erotica non e facile.
    Sagredo descrive con sintesi passaggi soavi ” io conosco i tuoi segreti erogeni,i punti cardinali di un corpo che non fu mai il tuo ” o meglio definisce la natura insieme a un corpo nudo profondo di passione.
    Fattore essenziale la dinamica, l’approccio esistente e insistente di far coincidere l’attimo a un momento impegno eccitante, nascosto e desideroso tra poesia e corpo.. ovvero esprimere il linguaggio del corpo e fotografare l’immagine, bellezza, catturare e sfiorare l’eros.

  8. marcello mariani

    Gentile signora Canciani, Lei non conosce tutta l’opera poetica e non di Sagredo…. allora come fa a dire che non c’è evoluzione e altro… Altro che c’è soltanto io e pochissimi conoscono come la sua forma (forme) e tant’altro si è evoluta (o involuta non cambia nulla)… accostamento di parole e altro? Di che ciancia? Somigliano uno all’altra? ma ha letto mai i suoi poemi? Le sue prose? Noto comunque che Lei è oscura, cioè si è oscurata da sola, lei e qualche altra cono comprenderete mai p.e. Dante, Joyce, Celin, Chlebnikov e simili che scrissero per fortuna fuori da uno schema di genere… qualsiasi!. Mi dispiace per voi: tornate alla semplicità dell’erba!
    M. M.

  9. Ho avvertito Sagredo, in privato, come anche in pubblico, qui, del pericolo di una sovraesposizione, con i continui inserimenti delle sue poesie, talvolta palesemente dichiarate, altre volte selvaggiamente incuneate. Il pregio di Sagredo (ma anche il suo grande limite) è che è sempre uguale a se stesso, narcisisticamente totalitario. Eppure vi sono qualità alte nella sua versificazione che però, a fronte di una sovrabbondanza di “innesti indocili”, hanno creato nel comune fruitore di questo blog una una sensazione di sazietà, come quando il menù si ripete costantemente nei tre o quattro piatti di portata, esclusa la frutta e il dolce, in quanto di dolce nei versi di Sagredo non vi è traccia. Certo il dolce non è richiesto, può essere sostituito con un amaro.
    Riguardo alla sua ironia, in fondo bonaria, intelligente, essa è poco rivolta verso l’autoironia, anche se non disdegna, e sono sicuro che ne ride divertito, di quella che gli altri gli rivolgono, che in fondo non lo scalfisce più di tanto, chiuso come è nella sua torre d’avorio (Blok).
    Riguardo queste 4 poesie pseudo “erotiche” qui presentate, noto con piacere che sono molto più erotiche le foto di Newton. Sagredo è anti-erotico per natura, magari eroico.

  10. antonio sagredo

    Bravo Giuseppe, me ne starò per un bel pò in disparte: avete ragione!
    ma la “Torre d’avorio” non è Blok: è parte del primo simbolismo e anche del secondo, ma il poeta non sa che farsene e deridendo se stesso deride tutto il movimento simbolista. La mia non è una torre: mai è esistita per me, se mai sono un bastione ” sui bastioni ci vuole il cuore” (Tommaso-Riccardo)…dico che sono generoso… e non capiscono nulla, nemmeno che sono così altruista e non se ne accorgono: io ho fatto versi per la Poesia, che continua a tallonarmi (bontà sua!), ma quella signora non ha la capacità di trovare le fonti, non va dentro a scovare tra gli strati le meraviglie che porto in superfice, davvero mi dispiace per loro… come tanti, ma non sono contento di questo poi che fa parte della solitudine dei pionieri! Ma Puskin ogni volta mi avverte “con gli sciocchi non entrare in discussione”: lo farò, e farò del bene solo a chi lo merita, non ho giardini privati da coltivare, ma deserti da assetare col mio Canto!
    a. s.

  11. Non m’inganna Il flauto mio compatto/nella tua bocca, Queste poesie, o questo sollevar-di-parole, andrebbe piuttosto collegato all’eros delle rose, che un centro sessuale, che io sappia, non ce l’hanno.
    La rappresentazione erotica stabilisce una forma di relazione che può condurre al desiderio, e in questo non vi sarebbe nulla di innaturale. Le poesie di Chiara Moinas, piacciano o meno, si danno e ti rendono partecipe, queste di Sagredo ti lasciano spettatore.

  12. marcello mariani

    Non mi resta che difendere l’amico Sagredo, visto che per lunghissimo tempo se ne starà fuori, se non per sempre!, così che a voi denigratori di quattro soldi non resterà altro che trovarvi un altro capro espiatorio, se no a che vi servirebbe la vostra lingua! Nemmeno spettatori siete, poi che incapaci di comprendere sia il canto che il contenuto dei suoi versi : vi relegate a manichini di stoppa in platea: non avete alcuna qualità umana che vi permette di identificarvi con l’attore/poeta: siete gelidi parassiti! Voi le fonti di Sagredo ve le sognate! Siete superficiali quanto basta e per solo cianciare. A me resta poco da vivere, già mi sono congedato dall’amico, di cui non godrò del suo trionfo. E a voi, struzzi, mettetevi il collo sotto la sabbia,e che sia rovente!
    marcello mariani e che ogni parola e verso di Sagredo sia un colpo di accetta sul vostro capo!

    ———————————————————————————-
    Presentimenti

    Lo sapevo. Lo presentivo. È successo.
    È successo. Lo sapevo. Lo presentivo.

    Tu morirai di nuovo sulla scena
    ucciso dalla maschera nasale di Caligola!

    Ah, veleni, veleni!
    A me, a me!
    La Morte tace nella maschera!
    La Maschera tace nella morte!
    La scena si svolge indifferente!
    L’attore trascina l’illusione!

    Lo sapevo. Lo presentivo. È successo.
    È successo. Lo sapevo. Lo presentivo.

    E te ne sei andato
    con in tasca
    l’Immortalita!

    a. s.

    Roma, 11 febbraio 1979

    • Ci mancavano le maledizioni! buon per lei se, a quanto sembra, trova eccitanti le sue poesie erotiche. Perché di queste si tratta e non di altro, almeno così pare a me. Cordialmente.

    • gentile Mariani,

      la prego di non considerare una critica letteraria come un atto di lesa maestà, io conosco Laura Canciani, la sua serietà intellettuale per mettere in dubbio la genuinità del suo giudizio sulla poesia di Sagredo, saranno i lettori a valutare la bontà dei suoi rilievi critici ma non può essere lei a intimidire chi pronuncia rilievi critici. Pronunciare una frase come questa: che “non avete nessuna qualità umana” mi sembra davvero eccessivo, in specie se impiegata al plurale, mi sembra davvero fuori luogo. Un bravo poeta deve in ogni caso accettare la possibilità che le sue poesie incontrino valutazioni sfavorevoli, questa è una regola del gioco e del libero dibattito di un blog che voglia approfondire le questioni.

      • “e che ogni parola e verso di Sagredo sia un colpo di accetta sul vostro capo!” (Marcello Mariani)

        A me viene in mente con orrore quell’assassino di nome Cabobo (non so se l’ho scritto in modo corretto). Non è accettabile che in un blog letterario serio si scrivano queste minacce/maledizioni!
        GBG

  13. caro Valerio Gaio Pedini,

    tu usi il verbo “attaccare” nei confronti dei rilievi critici mossi da Laura Canciani alle tre poesie di Antonio Sagredo, lascia che ti dica che a mio modesto avviso io non rinvengo nella tesi della Canciani nessun “attacco” alla persona, semmai c’è un nocciolo di pensiero che va preso in considerazione. Inoltre, nel linguaggio critico serio (e quello della Canciani lo è) non è rinvenibile mai nessun “attacco” personale nei confronti di chicchessia ma solo un pensiero applicato ai testi poetici. E il blog non deve essere considerato come un luogo di fondamentalisti ma come una agorà di diversi e di libero dibattito.
    Spero quindi da parte di tutti, (Sagredo e Mariani) un atteggiamento di maggiore rispetto verso chi non la pensa come noi o non inneggia lodi sperticate e inutili.

  14. NEMMENO IN QUESTA SERIE DI COMMENTI SI TROVA PIU’ IL POST DI SOLIDARIETA’ VERSO DI ME GENEROSAMENTE SCRITTO DA MARCO ONOFRIO. NON C’E’ PIU’ NEMMENO IL MIO IMMEDIATO POST DI RINGRAZIAMENTO IN CUI GLI SCRIVEVO CHE LE SUE PAROLE MI RISOLLEVAVANO DAL DISGUSTO PROVATO “NON SOLO OGGI” (scritto ieri).
    Giorgina Busca Gernetti

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