DODICI POESIE da “Criptomagrittazioni” di Silvana Baroni con una nota di poetica dell’autrice

magritte rené

magritte rené

Silvana Baroni è medico psichiatra e psicoanalista junghiana, vive a Roma. Ha scritto testi teatrali, ha pubblicato racconti e poesie su varie riviste letterarie e in volume e ha partecipato a numerose mostre in cui ha esposto le sue creazioni di grafica e pittura. Come aforista ha pubblicato nel 1992 Tra l’Io e il Sé c’è di mezzo il me, raccolta di aforismi e disegni umoristici per il Ventaglio edizioni, nel 1997 Acquerugiola-acquatinta, raccolta di grafiche ed haiku per l’edizioni dell’Oleandro. Nel 1994 escono le raccolte di poesia Nodi di rete (Il Ventaglio); nel 2001 Ultimamente, e nel 2002, Il tallone d’Achille di una donna (Fermenti); nel 2012 Perdersi per mano (Tracce). Nel 2007 esce la raccolta di aforismi Laccati di cristallina neppure i fossili sono più quelli di una volta, e nel 2001, Il bianco, il nero, il grigio (Joker, 2011).

magritte Decalcomania, 1966Suoi aforismi: «Ogni bugia per metà è vera»; «Si tace anche a vanvera»; «L’eternità è il luogo dove il tempo è innamorato»; «E se invece del Big Bang… fosse stato un Supremo Orgasmo?»; «E se fosse un refuso: non nati per soffrire, ma per offrire?»; «La castità è un peccato di arroganza, per giunta solitario»; «non ha scheletri nell’armadio, siede cadavere in salotto»; «Dio è l’incudine su cui forgiamo inutilmente le nostre domande»;  «Il segreto ha la porta d’ingresso serrata, spalancata quella d’uscita»

Silvana Baroni

Silvana Baroni

*

Non desidero che si qualifichi ciò che dipingo” affermava Magritte contro qualsiasi tentativo di catalogazione, di critica che lo volesse imbrigliare. Pur assimilandosi per certi versi al movimento surrealista, nell’aderire alla rottura totale “con le abitudini mentali degli artisti prigionieri del talento”, non fa che ribadire di essere un pittore realista, di dipingere oggetti dai dettagli apparenti, suggestioni provocate dalla loro collocazione in situazioni insolite. Magritte afferma con vigore la propria individualità, non per culto personale ma quale condizione indispensabile per ospitare la prepotente soggettività del mistero dell’opera.

Scrive:

“Ciò che dipingo non implica nessuna supremazia dell’invisibile sul visibile, questo è sufficientemente ricco per creare il linguaggio poetico, evocatore del mistero dell’invisibile e del visibile…La realtà è ciò che tutti vedono, è il mezzo privilegiato per ribaltare il convenzionale nell’enigma e quindi rivelare il mistero che vi è celato”.

magritte rené

magritte rené

E ancora:

“Quando la volontà non è più schiava delle cose e tutto sembra perduto, diventa possibile realizzare immagini di un universo meraviglioso… Siamo diventati talmente seri che niente viene preso sul serio, eccetto la negazione, e così l’evoluzione non si ferma, inizia. Si rasenta spesso l’idiozia, ma non importa, è bello immaginare fino a dove ciò ci può portare.”. Pur non volendo mai sottoporre la sua opera a qualsivoglia lettura psicoanalitica, scrive: “ciò ch’è nascosto è più importante di ciò ch’è rivelato… all’insolito si accede attraverso la dissimulazione…voglio dipingere la dialettica dello sconcertante, oggettivare il soggettivo attraverso la verosimiglianza”.

Forti le ambivalenze che abitano il grande Artista, ma che poeticamente e con vigore coniuga in un’Arte come non mai. Dal serbatoio della esperienza, conscia ed inconscia, emana una visionarietà spregiudicata, intrigante, una sorta di affabulazione di molteplici riferimenti a esplicitazione del non detto. E’ a questa sotterranea appartenenza che mi collego. Non desidero fare critica né indagine psicoanalitica. Tutt’altro.

Mi affianco al lavoro dell’Artista con un mio gesto, che a sua volta mi svela. Tento di raccontare una ipotesi di dolore non sopito nel rispetto totale per entrambi, perché è del mistero dell’Arte che qui si tratta, in azzardo con la realtà, in afflato pudico col rimosso.

(Silvana Baroni)

 

magritte rené

magritte rené

da Criptomagrittazioni 2013, Onix

 

 

 

 

 

1
Il dominio ha perso padrone
non v’è nume in monumento
solo deserto dislocato
assenzio evaporato
bava di lumaca che scivola
sul litorale d’altre galassie.

La vita s’è arresa in ritrosia d’oceano
la bara è vuota
vuota la memoria della bara-

.
2
Il pendolo si è staccato dal muro
il muro dal castello
il tempo è esploso dalla fissità dello spazio.

La regina e il re hanno perso il regno.
Le pedine divelte dalla scacchiera
affogano tra cavalli naufraghi nella corrente.

Eppure a guardar bene lo si vede
l’ultimo alfiere salire ansimante oltre le torri
raggiungere Messner, chiedergli
su quale cima avesse mai incontrato Dio-

.
3
Voi che avete venduto capretti mai nati
tornate alle vostre biciclette
agli orologi che sbadigliano
ai magneti delle vostre cucine, alla giostra
dei geni nella lampada di Aladino.

Basterà un suggeritore per ognuno
che vi esponga la metratura dovuta
così che lo sponsor vi incastoni
nel breviario della giusta taglia.

Tornate nell’ovatta delle case
non giratevi sulle sponde della sera
vi sarà più semplice rimanere.

L’impegno è filtrare sbadigli
sfoderare musica dai pigiami da camera
stirare le grinze sulle nocche delle dita.

Non uscirà sangue
non schizza mai sangue
dal gregge della statistica-

magritte Un an avant sa mort, il composa «Du vert et du blanc », qui représente une vision apocalyptique

magritte Un an avant sa mort, il composa «Du vert et du blanc », qui représente une vision apocalyptique

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4
A quest’ora avremmo dovuto essere in viaggio verso sud
ma persi i bagagli torniamo in compagnia di civette notturne.

Chi mette fuori la testa per riconoscerci?
Chi lancia un bentornati al di qua del cancello?

La situazione richiederebbe lo stesso approccio da entrambe
le postazioni, riconoscere a menadito la voce
la silhouette dell’altro avviluppata nel sudario familiare.

Nella casa non c’è caminetto acceso né scorta di legna
manca l’istinto della sete, il miagolio famelico
che spalanca e chiude la giornata.

Dietro i cespugli ecco la chiave, entriamo
come d’abitudine ci sdraiamo nel recinto delle zanzariere
decidiamo i turni dell’insonnia, chi debba
tenere a bada il candore opprimente delle nuvole
chi le trappole per topi.

Soltanto a mezzanotte uno di noi strapperà il cuscino
soffierà con foga sulle piume, e tutte voleranno le orfanelle
si spargeranno in ovatta per la brughiera-

5
La mia sediola sul tuo scranno?
oh mio Dio! davvero
un posto a capotavola tutto per me?
qui sul palco del primo giorno
sotto nuvole che entrano ed escono dal letargo?
io, con occhi a calamita a capovolgerlo l’orizzonte
a strappare il mare al deserto?
davvero io a presentire uragani
sul picco dell’infinita arsura?
io, sul trono primordiale
nella luce intermittente tua verde ramarro
in assenza ancora dei tuoi figli
oh mio Dio!
io Adamo, la cavia
a far prove per altri che verranno
a testare lo spazio del vivere
la resistenza umana al vento delle pale
del tuo sacro ventilatore-

6
La donna ha lasciato il calamaro sul piano di marmo
il suo ultimo gemito infarinato sul tagliere
e sopra di lui il ronzio acuto della vespa che gira e s’annida.

Perso il naso nella pozza dell’amnios ha chiuso il rubinetto
no! non vuole figli ma affreschi al lapislazzulo
dentro il vuoto della sua abside.

Dicevano che per avere la parte sarebbe bastata
l’espressione d’aver infranto la sfera
ma il regista non terminerà le riprese
troppi i cavilli concettuali al fondo della sceneggiatura
e troppo il budget per il modesto produttore-

magritte Un an avant sa mort, il composa «Du vert et du blanc », qui représente une vision apocalyptique

7
Senza collo, si sa, cresce il mal di testa
che peggiora poi se non c’è il materasso
né basterebbe il cigolio della rete
a dondolare i sogni sul marmo dell’insonnia
né le scale a consentire la fuga dall’orrenda ossessione.
Inoltre mancano i tarli
a trapanare il turgore della mela
e la fantasia di un abile peccatore a sfrecciare
contro l’insostenibile speranza, a fare esplodere
la vescica delle gocce ammassate
l’accumulo dei rimandi nel cassetto
di un ipotetico comò.
Nessuno sa come forarla questa massa del tempo
come sottrarsi al liquame di così tanta
invasata permanenza-

8
Bosco da parati o stanza nel bosco?
clausura del sublime
bellezza della bestia a tutela dell’umano
o più semplicemente la donna
in uscita dalla città ideale?
Niente panico né rammarico
la romanza è assorbita dal sughero
la ribellione è impensabile
per quegli arti lignei allungati
per quegli occhi a bossolo lucido chiaro.
Giovanna ha deposto arco e corazza
è una donna che ha sete
vuol bere dalla fonte con le mani
sentire l’acqua scorrerle lungo le guance
vorticarle sul collo in rivoli
fino a bagnarle il pizzo della camicetta.
Non è più santa né guerriera, ma filosofa
che procede in odore di cavallinità.
Sa bene, ora, come nascondere
nel trotto l’altra che galoppa-

9
Non dico quel che penso
d’altronde quel ch’è vero è già nel piatto
che se poi devo proprio dirla la messa
finisce che la dico con forchetta e coltello.
Ciò ch’è mio pretendo di sceglierlo da me
ma se volete ritrarmi, niente colori
solo carne e sangue sulla tavolozza.
Ebbene sì
sono ingordo del ritratto ingordo di me
e se mi dipingete, fatelo fino al midollo
così darò l’osso al vostro cane, anzi
sarò il cane stesso che azzanna il vostro ritratto.
Ho venti dita a tensione progressiva
un’arte a elastico che ho appreso
dai miei traffici in India, da quando
son fuggito dalla mente di mio padre
lui che mi lanciava in aria a far l’acrobata
mentr’io nel panico urlavo, temevo
di non tornargli nelle braccia.
Ormai sono al sicuro
l’ostia di mio padre è il pane che mangio
e non ho impegni con l’amore
non ho da confessare a nessuno
quel che teme un uomo-

Linguaglossa Magritte elective affinities 1933

10
Ti piacerebbe saperlo, bello mio!
Scoprire quel che ho nella testa
cosa guardo, perché guardo, se guardo
cosa bacio, se bacio, se ho baciato
quel che sorseggio, se bevo, quando bevo
se ho sete, se sono l’angelo spaesato
come credevi fosse tua madre
se conservo come lei nella borsetta
il tuo gemello morto.
Non temere, il cadaverino è incartato
in plastica spessa così che il sangue
non goccia né può imbrattare la consueta
passeggiata al sole sul lungomare domenicale.
Non guardare mai nei miei guanti
né sotto il cappello, non puoi annusarmi
dietro questi fiori, invece puoi sentirti libero
nei modi e tempi della persuasione
qualora decidessi di parlarmi così
come si fa con le puttane-

11
L’aquila ha beccato tutti i semi
dell’umana immaginazione
non vuole che nascano frutti.
Sotto un sole che tritura il paesaggio
scippa carne ai guinzagli
gozzoviglia tra i furti delle gazze
sbrana dove capita capita
e capita ch’è estate
che il postino è in vacanza e la caserma in disuso
capita che il notaio è di spalle al castello
partito prima dell’ora fatale, e capita
sia rimasto un solo attore in paese
l’unico nell’afa al centro della piazza
che sappia sfogliare un testamento
e declamarne all’occorrenza la morale.
Non facciamoci illusioni
la storia non può continuare ancora a lungo
non c’è filo che tenga sul bordo
di una cucitura allentata, soprattutto lì
dove capita capita-

12
Se giochiamo agli scacchi, vinci tu
ed è sterminio dell’intero mio vestiario sul pavimento.
Quindi mi denudo, mi metto in posa, mi sdraio
faccio la musa in ritrosia nella tua vastità.
Eppure le vorrei ancora le braccia, spingermi
da sola sull’altalena, con brevi colpi delle reni
lanciarmi in alto a guardarlo rosso il tramonto
al di là della tua siepe.
Vorrei vibrare nell’aria oltre il tuo cipiglio indagatore
tenere in pugno le catene del mio mondo e oscillare.
Affascinata dalla tua libertà, ho perso la mia
sono la dea crocifissa, il monumento alla tua vittoria
l’icona stabile nei cassetti della tua falegnameria
la perpetua sindone in cornice da esibire al tuo vernissage-

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11 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, critica letteraria, poesia italiana contemporanea

11 risposte a “DODICI POESIE da “Criptomagrittazioni” di Silvana Baroni con una nota di poetica dell’autrice

  1. patrizia

    linguaggio espressivo “criptomagrittazioni” Dott.ssa Baroni svolge un immagine del tempo con dipinti forma omaggio poetico.. risale passaggi continui sensazione di viaggio spazio-temporaneo… vivere e rivere ogni pensiero intenso con ordine, organigramma, personalità’ profonda… mi piace!

  2. Io che conoscevo Silvana Baroni quale virtuosa dell’aforisma, sono rimasto stupito leggendo la sua poesia. C’è un’aria fresca come di primo mattino, frizzante, una fraseologia tagliente (forse la scuola dell’aforisma!) e acuminata, ci sono molti oggetti ma depistati e capovolti; c’è, indubbio, la lettura attenta della pittura di Magritte che trasmigra in questa poesia, c’è una attenzione rigorosa al capovolgimento delle immagini in queste magrittazioni, c’è una fantasia sbrigliata ed effervescente, si sente aria di libertà espressiva, di libertà di pensiero e di pensiero poetante. Quello che mi colpisce è anche la de-localizzazione dell’io, che se ne va a spasso di qua e di là senza un apparente motivo razionale. Tutto è logico e razionale nella stessa misura in cui tutto appare illogico e irrazionale. La Baroni è una delle poche poetesse che scrive con una libertà assoluta che riconosce solo una regola: la libertà dell’estro. Le inversioni di immagini coincidono spesso con accostamenti nella stessa frase; la sintassi è libera e pieghevole, sembra snodata… il mondo rappresentato diventa così leggero, aereo… come capovolto..

  3. Ringrazio molto Patrizia: in poche righe mi ha ritrasmesso il fiotto d’emozioni che ha ricevuto. Un regalo di rarissima autenticità!

    E come non essere commossa dallo scritto di Giorgio, per la lettura attenta, l’ approfondimento compiuto fino alle radici della mia ricerca
    . Nel libro CRIPTOMAGRITTAZIONI ogni mia poesia è in stretta relazione con un preciso quadro di Magritte ( una tappa del mio viaggio emotivo nei suoi vissuti); e il fatto che nel blog le poesie reggano anche all’assenza dell’immagine di riferimento, mi gratifica e sostiene nell’idea che gli scritti abbiano una propria originale autonomia.
    Grazie quindi e di cuore!
    silvana

  4. La situazione richiederebbe lo stesso approccio da entrambe
    le postazioni, riconoscere a menadito la voce
    la silhouette dell’altro avviluppata nel sudario familiare.

    Anche se adoro il surrealismo, ho preferito una lettura sui e dei versi assolutamente mia e privata. ne ho tratto il fascino profondo della sensazione, della rivisitazione e della parola a uno stato limpido, quasi puro. Un’ottima autrice.

  5. antonella zagaroli

    Ho cominciato a leggere le poesie di Silvana Baroni e mi sono sentita in un mondo tutto mio e tutto suo e forse di ognuno di noi ma immaginato e forse solo riconosciuto nel profondo pur se con parole del quotidiano. Un po’ come ci succede nei sogni che per gestire il profondo ci arrivano con i segni che sono solo nostri.
    Non so perché, intuitivamente ho cercato di accompagnare le parole scritte con la musica, lo faccio spesso se decido il non silenzio quando scrivo o nella lettura di poesia alta. E questa lo è.
    Suggestionata dalle Criptomagrittazioni (Magritte è uno dei pittori che appartiene al mio intimo profondo) ho cercato il compositore che proseguisse questa splendida operazione poetica (concordo con Giorgio) e mi risuonasse nelle corde fino all’eco più lontano.
    Ho provato con Beethoven proprio con le opere nate nella sua sordità, ma non le trovavo opportune. Poi sono passata a Bach, ho scelto e ho trovato i concerti per Violino, soprattutto il BWV 1041. E’ successo quello che desideravo. Ho spento e ho riletto quelle parole.
    Grazie Silvana per quanto mi hai dato.
    Mi piacerebbe avere queste tuo libro.

  6. Ottima lettura. Mi sono sentito a mio agio, parola dopo parola, immagine dopo immagine. Una seduta di alta psicoanalisi, gratuita e ristoratrice. E’ come se il problema iniziale, l’incipit, il bisogno, l’insoluto, trovasse una soluzione precisa, anche spicciola “dove capita capita”, oppure con profondità,”l’ostia di mio padre è il pane che mangio”.
    In realtà ho perso Magritte, o meglio lo ritrovo nell’archetipo, nell’inconscio collettivo.

  7. Pasquale Balestriere

    Il fatto che ogni poesia si ispiri a un quadro di Magritte e la circostanza dell’assenza delle immagini cui fanno riferimento le singole poesie, lungi dal nuocere, creano, a mio parere, un effetto di potenziamento creativo proprio per l’assenza del modello e per la vaga indeterminatezza che -gradevole sotto il profilo estetico- non permette però al lettore di valutare analogie e distanza, cioè autonomia, rispetto al modello stesso. Intendo dire che giustapporre il relativo quadro ad ogni poesia non necessariamente aumenterebbe i meriti di quest’ultima, anzi potrebbe accadere il contrario. Io credo che l’assenza dei quadri abbia esaltata la portata emotiva di questi componimenti. Ma è chiaro che Silvana Baroni, della quale qualche altra volta ho letto e commentato qualcosa, e che qui trovo ancora più matura sul versante creativo, è poetessa di chiaro valore. “L’io che se ne va a spasso di qua e di là” (Linguaglossa) è il dàimon poetico che, sfuggito alla prigione del quotidiano, imbocca la porta del quadro e si scaglia nella piena libertà.
    Pasquale Balestriere

  8. cosa dire, quale commento mio a pareri così gratificanti?
    altro non posso che ulteriormente ringraziare Giuseppe Panetta e Pasquale Balestriere per una lettura così attenta e generosa. Grazie!

    • Marisa Papa Ruggiero

      Poesia interessante, originalissima, che ama come Magritte giocare con gli spostamenti di senso, e lo fa superbamente. C’è indubbiamente, in questi versi, l’intelligenza acuta della parola, l’intelligenza sottile della sensazione. C’è una dialettica intrigante tra invenzione (“ciò che è nascosto”) e realtà (“ciò che è rivelato”) entrambe ribaltabili, sia in Magritte che in Silvana Baroni, che dà vertigine! Ciò che nel maestro del Surrealismo è sospensione, rarefazione, fissità – niente si ritrae e niente avanza – in Silvana tutto può accadere, tutto può rovesciarsi, slittare su altri piani: anch’essa ama coglierci di sorpresa, ma in tutt’altro modo: con la frizzante effervescenza della parola. Si sente in questi versi la mano dell’artista che plasma “visivamente” è il caso di dire, la materia osservata e la fa sussultare! imponendole altri suoni, altre forme da quelli che potremmo aspettarci, altri spiragli di senso. Baroni “dipinge” con le parole ciò che vede con la mente, e sono sensazioni che probabilmente sorprendono l’autrice stessa.

  9. grazie Marisa, hai colpito nel segno.
    Tento pensare con il sentimento delle parole
    cerco dipingere il pensiero con parole che “mi sorprendano” (come tu ben dici).
    Grazie per come hai espresso in profondità e sinteticamente la tua analisi dei testi.

    • Ho apprezzato le poesie di Silvana Baroni in “Crittomagrittazioni” che hanno suscitato in me le emozioni che già avevo provato leggendo i suoi aforismi di grande originalità seppur riferiti ad una realtà che ci coinvolge tutti, ma che non diventa mai banalità. In mano il pennello dell’artista, Silvana sa mirabilmente coniugare lo studio dell’animo umano come psichiatra con doti innate di ironia e disincanto. In queste dodici poesie, come si legge dal titolo, il proposito di una “scrittura nascosta” sul surrealismo del grande maestro Magritte. Operazione veramente interessante: avrei immaginato ogni lirica riferita ad una particolare tela con tanto di titolo originario che vi apponeva Magritte in francese. Sono un architetto e per deformazione professionale sono affascinata dal progetto – azzardo a dire che tutto nelle nostre vite è progetto, consapevole o inconsapevole -, in questo caso molto stimolante, ma che purtroppo come viene rappresentato in questo blog mi sembra completamente disatteso. Vi ho dedicato anche molto tempo, andando su e giù sul testo e sulle immagini, ma non sono riuscita a collegare alcun quadro rappresentato con le liriche. Che peccato!
      Luciana Vasile

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