AUTOANTOLOGIA DELLE POESIE di LEOPOLDO ATTOLICO con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa – l’assunzione di una linea ironico-colloquiale

vigolo roma Leopoldo Attolico, (Roma, 5 Marzo 1946), è autore di sei titoli di poesia e di quattro plaquettes in edizioni d’arte. Ha collaborato e collabora alle principali riviste letterarie. E’ stato redattore di Poiesis e lo è attualmente di Capoverso. I suoi titoli di poesia:
Piccolo spacciatore, Il Ventaglio, 1987 – Scapricciatielle,
El Bagatt, 1995, compendio di poesia performativa, con una nota di Vito Riviello e due chine di Giacomo Porzano, premio Franco Matacotta . – Calli amari, Edizioni di Negativo, 2000; Mix , signum Edizioni d’Arte, 2001, con sette disegni di Ermes Meloni; – Siamo alle solite, Fermenti, 2001, con prefazione di Giorgio Patrizi e due chine di Giuseppe Pedota – I colori dell’oro, Caramanica, 2004, con una nota di Giuliano Manacorda; – La cicoria, Ogopogo Edizioni d’Arte, 2004, con due chine di Cosimo Budetta; Mi (s)consenta , Signum Edizioni d’Arte , 2009, con sette opere di Ester Ciammetti – La realtà sofferta del comico, prefato da Giorgio Patrizi, con post.ne di Gio Ferri, Aìsara, 2009
leopoldo@attolico.it  –  www.attolico.it

Giuseppe Pedota Panorama di pianeta spento, anni Novanta

Giuseppe Pedota Panorama di pianeta spento, anni Novanta

 Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

«Un autore significativo della linea derisoria del senso, di ogni senso, che ha iniziato nel 1987 con Piccolo spacciatore, è il romano Leopoldo Attolico il quale opera una discesa culturale dal piano «alto» dei linguaggi maggioritari al piano «basso» di quelli minoritari. Le opere degli anni Zero sono emblematiche di questa impostazione: I colori dell’oro (2004) e La realtà sofferta del comico (2009) sono opere che scavano senza reticenze nelle finzioni perbeniste della buona società letteraria. La scoperta di Attolico è molto semplice: l’assunzione di una linea ironico-colloquiale deriva dalla presa di distanze dall’inquinamento acustico e ottico della società letteraria romana (e non solo). Scelta chiara e definitiva. Caustici e frizzanti sono i suoi “commenti” a certi personaggi della poesia romana. La poesia di Attolico si ciba, come un corbaccio, dei materiali di risulta, degli escrementi, degli avanzi dei pasti consumati dalla buona società piccolo borghese, che preferisce guardarsi attraverso lo specchio blindato dei suoi esponenti letterari più vistosi. Di qui le esilaranti frecciatine e le punture di spillo del poeta romano».

La cima del cipresso
dall’ altra parte del palazzo
dice di no, e continua:
“Così non va! Dà una sterzata alla tua vita”
par che dica
“adesso è già passato!”

Ma a un dipresso … ecco rispuntare il cipresso di
Rio Bo
E la vita perbacco, la mia vita?
Incantata di fronte ad una stella di carta».*

Dunque, poesia giocosa o poesia derisoria? Ai posteri l’ardua sentenza. Ebbene, in questo dilemma si è giocata la partita della poesia di Attolico, sempre sul punto di proseguire la sua poesia «giocosa» di derivazione vito riviellana, oppure, sterzare verso uno smaccato tono derisorio dei vizi e dei patemi della società di corte della poesia italiana. Personalmente, avrei preferito che il poeta romano scegliesse con più decisione la via del fustigatore dei mores, invece Attolico è rimasto sempre legato ai semitoni della leggerezza e della sua personale visionarietà.

* Giorgio Linguaglossa Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2000-2013)Società Editrice Fiorentina pp. 150 € 14

Paul Klee

Paul Klee

TEMPORALE A VIA DEL BABUINO

Dove mai avrà cacciato la gente
questa Via del Babuino in grembo d’acqua
e starnuti improvvisi di grondaia ?
Forse a quota periscopio
forse dietro il rovescio di una fuga
con il naso contro il vetro…
C’è un silenzio bagnasciuga
in attesa dell’attacco degli indiani,
è questione di minuti, quindi spiovo di conserva;
ho un ricordo da salvare:
è il ciac ciac un po’ vetusto
di scarpette tre stagioni
sorvegliato da calzoni alla zuava
a tutt’oggi non ancora digeriti.
Son zuavi, per fortuna
e mi portano a passeggio
anche un gruppo di pensieri
che sgambettano su in alto:
dan del tu ad un cielo d’affezione
che da grigio trasgredisce intraprendente
galoppando e cappottando senza fretta
dalle parti dell’azzurro

Da Piccolo spacciatore, 1964-1967, Il Ventaglio Editrice, 1987

Leopoldo Attolico ilparolaioTOP

GLI ANNI ’50, DEL POCO E DEL TANTO

Quando eravamo povera gente
avevamo in tasca una vita alla grande,
la sublime pochezza di vivere insieme
quattro parole di fila, da non interrompere.
Avevamo pudori irrisolti da caccia alle streghe
ma l’alibi di fare felice la gioia per forza d’inerzia:
c’era sempre nel mondo una ruota di giostra
con precise pretese, e il dovere era in piena
per farvi salire la gente senza tema di scendere.
Bastava tentare la vita
e lei rispondeva, ogni volta
con natura di luce possibile, comunque sovrana.
Ciaveva (*) le antenne:
sapeva capire e fare di conto con chi la cercava
appena quel poco al di fuori del mondo
per calarvi la poesia di un minuto e ricominciare
-d’accapo, a chiamarla per nome

(*) “Aveva”, in romanesco

leopoldo attolico

leopoldo attolico

BOOMERANG ANOMALO

Quando Federico Garcia mi staffilò ( sarà stato il ’60 )
“Cordoba, lontana e sola”ecc.ecc.
io mi trovai – d’emblée- davanti a Cordoba
come può accadere all’attor giovane
buttato in scena alla viva il parroco
con uno spintone nella schiena.
Il fatto che fosse “sola”, era questo il punto:
nel senso che Cordoba mi guardava – tutta occhi
e silenzi-
e si aspettava di vedermi all’altezza della situazione,
con fiato e sangue sufficiente- voglio dire-
per mettermi il suo cuore dentro al petto
senza tante storie, tipo feeling galoppante:
insomma, un fatto d’elezione ma a tamburo battente;
innamoramento e amore

Andò a finire che Cordoba rimase dove era
ancor più sola di prima
per non so che magia di copione.
Me la cavai con un boomerang di carta innamorata
lanciato a tutta forza, surplus di stratagemma
ma a scoppio ritardato: Cordoba aveva capito- e come!-
che m’ero preso una cotta, ma non lo voleva mollare.
Per ritornare- ‘sto boomerang – ci impiegava una vita

Da Il parolaio, Campanotto, 1994

Leopoldo Attolico icoloridelloroTOP (1)

SUMMER TONF ovvero TUTTI AL MARE

Se fate mente locale
converrete che legato a doppio filo
con la fisiologia lunatica dei versi
c’è sempre lo stupore analfabeta degli invano.
E’ lì, e noi ce lo guardiamo
implosi e circospetti, come un reperto lavico
fiottato dal cervello, sfrontato sortilegio
confitto in un riverbero d’assenzio
cui piace sempre di esser corteggiato…

Poi, quando si rinnova la scommessa
col verso sciagurato e si è metabolizzata
la stralunata ameba,
arriva puntuale il carico da otto
a ribadire l’osceno contropelo:
non è più questione d’amore o disamore
e l’impossibile fiaba d’assolutezza amorosa
deflagra silenziosa nella biro
come quando cade un Governo in Italia
a Ferragosto:
tra disimpegno e fervore vacanziero
un tonfo troppo sordo per sentirsi
ed essere sentito

La Musa, abbandonata sul maggese
è rimandata a settembre in italiano

Leopoldo Attolico La realtà sofferta del comico (1)

ESTERNAZIONE – (orsù, alle urne! )

Ma è mai possibile che chi rappresenta la malattia
si faccia avanti nelle vesti del medico
e si consideri la migliore medicina?

Potrei ancora capire patrizia valduga
con i suoi medicamenta in salsa claustrofobica
così indicati per gli esaurimenti nervosi,
ma no davvero la democrazia scudata/scudettata
da decine di campionati di egemonia borbonica
e di dieta mediterranea callipigia e vincente
ma così poco nazional popolare!

Sta di fatto che il Moloch non demorde
e sedimenta la sua regola ineffabile:
divergenze parallele e contratto acrobatismo verbale
per allarmare ad hoc le sicurezze della gente,
a dimostrazione che la geometria è un’opinione
e può condurre a strabismo
ma è sempre il viatico migliore
per un supplemento di gioia a venire:
il proficuo perpetuarsi della specie in progressione
aritmetica
e l’animata polifonia delle voci
che ne legittimano l’esistenza: diciassette partiti
in assetto di guerra, altrettante occasioni per chiedersi
come caspita si sia riusciti a suo tempo
a fare l’Unità d’Italia

Da Scapricciatielle, Edizioni El Bagatt, 1995

giuseppe pedota acrilico su persplex anni Novanta

giuseppe pedota acrilico su persplex anni Novanta

STRANI COGNOMI – a Cicci de sellero (*) di Mauro Marè

Come si può non voler bene
-così, istintivamente
ad un Pasquale Sellerone
con quell’accrescitivo fresco verde fruttato nel cognome
e la florida pienezza di quel nome
che ti riempie la bocca …

Come si può non collegare
un’immagine ad un nome;
senza timore di sprecare nulla
e andare oltre la mera suggestione d’una fisicità
che è la prima a chiamarsi per nome ( e per cognome )

Accade quindi così -spontaneamente-
il fascino misterico del transfert mesenterico:
dal diaframma al cervello, per qualche golosa ragione
che si arrende
alla delibazione del cuore e della mente

oh, sellerone !

(*) “Cespi di sedano”, in romanesco

diabolik-eva-kant

diabolik-eva-kant

IL PODOLOGO DI RANGO

Di suo
il podologo di rango
ci mette autentica vocazione
fibrillazione dei quanti
che è ragionare con i piedi
a passi felpati, discreti
ed indagare fisiognomica geografie e sintomi
affabulando con il “tu” più disarmante,
sapido escamotage per ottenere di più senza imbarazzi

Può accadere che la melopea delle sue domande
si infiammi per un bel piede o per un coacervo di calli
come è giusto che sia
perché in realtà i suoi interlocutori sono i piedi,
non il paziente:
( per me si va nella città dolente
è epica deambulatoria/sussultoria
che lui non dimentica mai nei suoi colloqui ad personam)

E quando il panneggio sonoro dei pizzicotti
degli smanettamenti e delle gentili turbolenze
raggiunge l’acme liberatorio,
il podologo di rango non si rilassa né esulta più di tanto:
rimane partecipe ma periferico, adiacente
come dopo un’amabile guerriglia tutta di piedi
tra fanterie surriscaldate ma non definitivamente pacificate,
irrimediabilmente pedestri

Da Siamo alle solite, Fermenti Editrice, 2001

*

E’ la terra che si veste di te
della tua gonna a fiori;
perché sei tu la gemma stravistosa
nel suo giardino a sciarpa,
il crescendo di gioventù
che lo respira bocca a bocca

E quel tuo andare leggera
è una ferita che non guarisce più;
come l’amore
quando stilla sul mondo un batticuore
e poi s’inciela

Da I colori dell’oro, 1975-1987, Caramanica Editore, 2004

*

Poeta, dove vai?
Come un asse da stiro
non sai mai dove metterti
dove ti metti impicci
nei secoli dei secoli
la tua ubicazione domestica
è una ipotesi che non si addomestica mai
è un vitalizio di precarietà
un destino di provvisorietà
di inadeguatezza nomade, zingaresca
quando infesti casa con i tuoi libretti
con i tuoi foglietti
con la tua poetry à porter
e nel turbine collezioni rimbrotti
mugugni, qualche volta anatemi
quando va bene teoremi di fulgidi sfottò

Ma i tuoi angiomi cartacei immedicabili
marcano il territorio e non ne vogliono sapere.
Sono squilli teneri di neve
in un falò

 Lichtenstein-Quadro-stampa-su-tela-Telaio-50x100-vernice-effetto-pennellate

Lichtenstein-Quadro-stampa-su-tela-Telaio-50×100-vernice-effetto-pennellate

ALLEGRIA!

(…) verrebbe proprio voglia
di prendersi un po’ di ferie dalla storia,
dalle responsabilità;
portare alle estreme conseguenze
il senso della privacy: darsi morti

E allora
un modo per dirsi addio
potrebbe essere quello di tornare
una sera di prim’estate, al tocco
in una Via della Pilotta deserta,
nella sua luce ametista rincontrare
la matura guagliona mille lire mezz’ora
di trent’anni prima,
dirle ancora
in punta di febbre e di scirocco
-Hai del fuoco bambina?
per risentirla stormire
-Sei così ragazzino morè
sai non è mica un gioco

Da La realtà sofferta del comico, Aìsara, 2009

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28 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, critica letteraria, poesia italiana contemporanea, poesia italiana del novecento

28 risposte a “AUTOANTOLOGIA DELLE POESIE di LEOPOLDO ATTOLICO con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa – l’assunzione di una linea ironico-colloquiale

  1. Ambra Simeone

    mi piace molto la poesia di Attolico e noto in questa auto-antologia una crescente ironia che apprezzo come sviluppo poetico personale dell’autore fino ai giorni nostri… man mano che si va giù con lo sguardo, si sfocia in un sorrisetto beffardo che mi rallegra amaramente, e che preferisco sempre e comunque a quella serietà ostentata e noiosa da intellettuali troppo presi di sé!

  2. Ritrovo in questa “serena e beffarda dell’oblio” autoantologia di Leopoldo Attolico, insieme al suo inconfondibile “sorriso pungente dell’ironia”, un’altrettanto inconfondibile nota malinconica: si tratta di una malinconia controllata, che nasce dalla scelta consapevole dell’inattualità, dalla «realtà sofferta del comico». I versi che seguono sono tra i miei preferiti: Grazie

    Poeta, dove vai?
    Come un asse da stiro
    non sai mai dove metterti
    dove ti metti impicci
    nei secoli dei secoli
    la tua ubicazione domestica
    è una ipotesi che non si addomestica mai
    è un vitalizio di precarietà
    un destino di provvisorietà
    di inadeguatezza nomade, zingaresca

  3. (…) verrebbe proprio voglia
    di prendersi un po’ di ferie dalla storia,
    dalle responsabilità;
    portare alle estreme conseguenze
    il senso della privacy: darsi morti

    c’è un mondo in questi versi, una voglia di lasciarsi andare, ma con controllo senza prendersi o prenderla troppo sul serio. Questa poesia ha voglia di muoversi è sopravvivente. Un contemporaneo italiano che scrive così mi suscita ammirazione.

  4. Mi piace la poesia di Attolico, la sua ironia mi è congeniale, come quella vena amara e beffarda, allo stesso tempo, che m’addolcisce il palato.
    Divertente l’autoritratto e/o ritratto composto in “Poeta, dove vai?”, asse da stiro, impicci, poetry à porter, fulgidi sfottò…
    Prendo sempre sul serio i poeti ironici, anche quelli, come il Nostro, misurati, come a dire: di leggerezza sì ma con rigore.

  5. “Di leggerezza sì ma con rigore” è coperto da copyright :-)))

  6. marcello mariani

    E allora
    un modo per dirsi addio
    potrebbe essere quello di tornare
    una sera di prim’estate, ,

    versi ? NON CREDO AFFATTO!
    Prosa ironica, al massimo.

  7. Credo che dovremmo superare queste distinzioni e accettare le commisture.
    In fondo preferisco le prose ironiche che mi fanno pensare e riflettere (se poi all’ironia c’è anche il rimario, io personalmente mi sciolgo), piuttosto che le liriche accademiche e stantie in perfetti endecasillabi.

  8. marcello mariani

    Lei dovrebbe leggere tutto il formalismo russo, lo strutturalismo, la Scuola di Ginevra, le Tesi del ’29 di Praga, ecc, ma tutto non è necessario, basta uno o due tre autori al massimo… 100 anni fa… dicevano le stesse cose che dice Lei risolvendo con studi e opere; il contenuto più o meno eguale, ma la forma, lo stile, di quelli di allora se li sogna, ma non può sognare: non li conosce affatto, non li conoscerà mai… parla di “commisture, di distinzioni”: cose superate… e risolte… Lei non lo sa, come tanti che credono di aver letto tanto e di tutto… non basta, bisogna andare nelle pieghe, negli strati culturali; un esempio: la grafica russa specie futurista… ancora oggi artisti ci propinano come nuovi certi disegni grafici: sono stati già fatti 100 anni fa, ecc. non è colpa sua: 25-30 anni di ritardo ancora oggi si sentono nella nostra cultura (lo disse anche Arbasino 40 anni fa) e dovrete ringraziare i traduttori… e poi un esempio: Jean-Luc Godard, mito cinematografico, che dice di “affermazione-negazione dell’autore-regista” e che spaccia questa sua idea come qualcosa di nuovo negli anni ‘60/70 in decine di conferenze, e invece 50 prima era stato non solo teorizzato ma realizzato ; dice Viktor Sklovskij, sputtanandolo: “Non si devono gridare ai quattro venti delle novità vecchie di 50 anni!”. “Ma l’autore esiste, mutando: così continua a esistere la realtà del fatto anche dopo cjhe è stata inglobata nella realtà dell’opera” – Majakovskij attua questa teoria pubblicando un suo poema scritto non da lui ma da 15o° milioni di uomini!
    m.m.

    • Ambra Simeone

      ma che noia con questi poeti russi! li abbiamo letti, li abbiamo letti, ma non è che uno adesso non si può più scrivere niente perché qualcuno 1.000 anni prima l’ha scritto prima! 🙂

  9. Al momento ho letto le poesie di Attolico e le ho apprezzate.
    Buonanotte M.M.

  10. Ivan Pozzoni

    La scrittura di Attolico, sempre ironica e elegante, meriterebbe maggiore attenzione, in un orizzonte artistico dominato da crocchie e ciellini (parrocchie). Poesia o non poesia non ce ne frega niente: ci siamo stufati delle distinzioni accademiche e delle categorie da museo. Attolico crea arte. E crea arte ottima con ottima ironia. Seguiamo Attolico da anni: immeritatamente e stupidamente sottovalutato:

    Poeta, dove vai?
    Come un asse da stiro
    non sai mai dove metterti
    dove ti metti impicci
    nei secoli dei secoli
    la tua ubicazione domestica
    è una ipotesi che non si addomestica mai
    è un vitalizio di precarietà
    un destino di provvisorietà
    di inadeguatezza nomade, zingaresca
    quando infesti casa con i tuoi libretti
    con i tuoi foglietti
    con la tua poetry à porter
    e nel turbine collezioni rimbrotti
    mugugni, qualche volta anatemi
    quando va bene teoremi di fulgidi sfottò […]

    Questa “roba” romana è degna del Satyricon di un Titus Petronius Niger. Perchè stiamo scrivendo al duale? Perchè i versi di Attolico sono degni di pluralis maiestatis. Chapeau!

  11. Un aneddoto. Nel 1993, con alcuni amici tra i quali Laura Canciani e Leopoldo Attolico, si decise di fondare il quadrimestrale di letteratura “Poiesis”, avevamo già capito che gli anni Novanta sarebbero stati il preambolo a un lungo tunnel per la poesia italiana. Forse alcuni di noi pensavano questo pensiero confusamente, e ciascuno pensava ad una via personale di uscita dalla Crisi della poesia. Ma era tutta la società italiana che era entrata in crisi. Nel 1995 venne redatto e pubblicato il “Manifesto della Nuova Poesia Metafisica”, un documento che forse sarebbe il caso di ripubblicare e rimeditare, Oggi. Ma veniamo ad Attolico. In diverse occasioni io dissi a Leopoldo che definire la sua poesia come appartenente alla linea “giocosa” era un errore di terminologia e di prospettiva perché conteneva in sé l’idea di una poesia in minore, di una linea minoritaria rispetto alle concezioni invalse della poesia italiana come una poesia tutta seriosamente attestata sui linguaggi alti o medi o bassi.. tutti i tipi di linguaggio tranne quelli eversivi derisori; ed io proponevo a Leopoldo di definire la propria poesia come “poesia derisoria” o “poesia ironico colloquiale”, proprio per sottrarla a facili e superficiali stroncature o dimidiature… Inoltre, nell’idea di poesia di Attolico intervenne in quegli anni l’influenza della poesia e della personalità di Vito Riviello che io consideravo e considero tuttora una influenza perniciosa perché tendeva a spingere Attolico a fare una poesia “giocosa”, di ghiribizzi e di frizzi… quando invece la poesia di Attolico, a ben guardare, ha una sua austera vestizione di amaritudine e di ironizzazione dei luoghi comuni poetici…

  12. marcello mariani

    UFFA! Queste cose di Attolico sono state già scritte 40 anni fa… non graffiano adesso! Già allora passavano inossrvate. E ora: sono inutili: masticature di vecchie cotolette”! Ignorate…

  13. A me pare che Leopoldo Attolico operi “una discesa culturale dal piano «alto» dei linguaggi maggioritari al piano «basso» di quelli minoritari” al punto da non temere confronti con poesie dialettali, anche le più schiette e sagaci. Fatto più unico che raro per la bella scrittura, quello di scendere in strada senza inzaccherarsi, anzi riuscendone soddisfatta per aver bagnato con acqua fresca pulita anche le gole dei lettori più intransigenti.

    (…) verrebbe proprio voglia
    di prendersi un po’ di ferie dalla storia,
    dalle responsabilità;
    Trovo questa strofa indicativa del suo impegno personale, umano e civile, anche se lo costringe e mantenersi distante dalle seduzioni e dalle oscurità delle questioni metafisiche. Bastino questi pochi versi:
    “Accade quindi così -spontaneamente-

    il fascino misterico del transfert mesenterico:

    dal diaframma al cervello, per qualche golosa ragione

    che si arrende
alla delibazione del cuore e della mente
    oh, sellerone !”

    Come si fa a non ridere per il Transfert mesenterico?
    E’ tutta salute.

  14. nazariopardini

    Ho avuto occasione di leggere più vote la poesia di Attolico e, senza mezzi termini, posso dire di apprezzarla dal profondo del cuore. E’ un canto fresco, ironico, contro, senza melense, realistico e pungente. Mai scontato. Sempre in fuga dall’insidia dei luoghi comuni.Un canto, se così si può chiamare, che ci pone di fronte ad una quotidianità con un animo che sorride ed irride; che distrugge e costruisce; che dice con malinconia della vita; dacché è estremamente cosciente della sua futilità e della sua inconsistenza. Ma quello che convince ancora di più è il suo linguismo netto, e semplicemente complesso che sa abbracciare con grande duttilità etimo-fonica le cospirazioni emotivo-intellettive. Un grande personaggio. Una generosa vena poetica.
    Nazario

  15. Grazie di cuore a tutti !
    leopoldo –

  16. Arrivo anch’io. Ultima, però eccezionalmente arrivo anch’io.
    Non ci siamo mai commentati a vicenda, Leopoldo Attolico e io, per una forma di rispetto reciproco che denota la consapevolezza d’essere totalmente all’opposto nella poesia e l’attitudine a non ricoprire d’insulti chi la pensa diversamente e scrive su tematiche e con stile diversi.
    E’ troppo signore Leopoldo per comportarsi così ed io… forse non sono una zotica. Il nostro silenzio è accettazione della diversità
    Tutta questa premessa per spiegare l’eccezionalità di questo mio breve commento a qualche verso della sua pregevole “Auto-antologia”..
    Tutti parlano d’ironia nei suoi versi, ed è vero. Io aggiungo una lieve malinconia virile quando evoca “Gli Anni Cinquanta, del poco e del tanto” nella poesia che porta questo titolo.

    ” (…) c’era sempre nel mondo una ruota di giostra
    con precise pretese, e il dovere era in piena
    per farvi salire la gente senza tema di scendere.”

    Nessun rimpianto lacrimevole in questi versi. Rimpianto forse sì, ma, come ho già scritto, virile e molto lontano dai consueti, abusati, stucchevoli e consunti luoghi comuni dei “laudatores temporis acti”.

    Giorgina Busca Gernetti

  17. fiammetta giugni

    Poesia ironica e coltissima. Ho passato una trentina di minuti intensi, nel leggerla. Grazie, Leopoldo!

  18. marcello mariani

    Coltissima!?= Bellissima!?= Fortissima?!=Fichissima?!= ecc.

  19. Ivan Pozzoni

    Gentile Marianos, come mai non apprezza Leopold Attolicu? Leopold è un grande artista slavo, mentore del circolo di Topoloveni e membro dell’Accademia di Berbeşti. Costui, contemporaneo del russo Linguaglossijev e della moldava Ciancianskij, è uno dei maggiori artisti rumeni. Rumeno de Roma!

  20. Se le poesie di Attolico sono già state scritte un migliaio d’anni fa, significa che queste poesie non hanno età, come non ha età l’ironia( e magari ce ne fosse di più in giro) l’amarezza, l’eleganza ecc. ecc. Il poeta non pretende di essere nuovo ma di saper rinnovare… Mi piacciono le poesie di Leopoldo Attolico. Lo ringrazio per avermi segnalato la loro presenza in questo bel blog.

  21. antonio sagredo

    “miei cari, qual millennio è adesso nel nostro cortile?”

  22. antonio sagredo

    bravo! se sulla buona strada! ma avrei preferito che fosse qualcun altro a scoprirlo. Ciao

  23. Mi ha fatto un sacco piacere veder postate da Linguaglossa , accanto alle mie poesie , due opere di Giuseppe Pedota ( 1933-2010 ) mio intimo amico e sodale .
    Vi invito a visitare il sito a lui dedicato dal fratello Franco . E’ molto bello .
    http://www.giuseppepedota.it

    Un saluto e di nuovo un grazie a tutti .
    leopoldo –

  24. Gabriele Fratini

    Davvero belle. Fervida fantasia e notevole tecnica. Maestro dell’ironia.

  25. L’ha ribloggato su RIDONDANZEe ha commentato:
    Leopoldo Attolico

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