SETTE POESIE di Andrea Rompianesi da “Sette capitoli di Avinguda del Paral-lel” (2014)

 

Barcellona Raval

Barcellona Raval

 Andrea Rompianesi (Modena, 1963) formatosi  presso l’Università di Bologna, svolge attività editoriale. Risiede attualmente in provincia di Novara. Ha pubblicato, in poesia: “Orione”(1986), “Vascello da Occidente” (1992), “Punti cardinali” (1993), “Scendevi lungo la strada” (1994), “Momenti minimi” (1994;1999), “Apparenze in siti di trame”(1996), “I giorni di Orta”(1996), “La quercia alta del buon consiglio”(1999), “Scritti e frammenti”(1999), “Ratio”(2001), “Versi civili”(2003), “Metrò:Madeleine” (2004), “Gustav von Aschenbach” (2006), “Rimbaud Larme” (2007), “Il grido”(2008),”Fides” (2009), “Dietro tutti i colori del blu” (2013) ; in prosa : “Il pane quotidiano” (1990), “Quella dei Beati Angeli” (1994), “Il killer” (1995;2000), “Venti e lune” (1995), “In odore di terre”(1998), “La notte dei grandi ladri” (2003), “Strada di pausa e di viaggio” (2012), “Avinguda del Paral-lel” (2014).

 

Barcellona Metro

Barcellona Metro

 

 

 

 

 

 

Agosto (caldo). Sera (cielo nitido).
Lampioni di Barcellona (gialli, bianchi,
arancioni). Taxi (rapido). Brezza
(dal finestrino). Port Vell (mare).
Leo osserva (curiosità). Placa d’Espanya;
Palau Nacional (collina di Montjuic).
Avinguda del Paral-lel (hotel Silken).

*

Facciata dell’albergo (rifatta da poco);
porta girevole (faretti direzionali);
hall (divano e tre poltrone); banco di
ricevimento (due ragazze in giacca
nera). Leo appoggia il bagaglio.
Mezza parete, tavoli. Bed and
breakfast. Ragazza alta e mora (capelli
a coda di cavallo). Tessera magnetica
(stanza 312). Ascensori.

Andrea Rompianesiscanner 031 (1)

 

 

 

 

 

 

 

 

Cellula fotoelettrica (corridoio camere).
Corsia rossa. Porta 312 (spia verde apre).
Bagno (a destra); letto matrimoniale,
televisore piatto, frigobar, aria
condizionata (spenta), poster di Mirò.
Tenda (lunga) sopra scrivania con
penna e carta intestata. Lenzuola
bianche. Faretti. Moquette scura.
Vasca da bagno (doccia).

*

Pigiama giallo. Bagaglio aperto.
Materasso rigido. Telecomando
(scorrono i canali). Frigobar (salatini,
acqua minerale, bibite, liquori).
Cuscino alzato. Leo pensa (la ragazza
mora della hall).

Andrea Rompianesi

Andrea Rompianesi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mattina (luce). Tavolo (prima colazione).
Latte e caffè. Famiglia nordica; coppia
taciturna (¿con leche?). Strada ( gente).
Clima mediterraneo. Odori di aromi,
cucine, rifiuti. Fermate d’autobus,
cartelloni pubblicitari, bar, videonoleggi,
bancomat. Leo osserva la cartina. Placa
d’Espanya (senso opposto al mare).
Arena abbandonata (fossile tozzo).
Gran Via (alberata).

*

Placa de Catalunya (venendo da Carrer
de Pelai). La grande incantatrice
( antico a sud, moderno a nord).
Megastore, tavolini bianchi, magazzini,
automobili (promesse per la sera).
La Rambla (un fiume umano). Leo segue
un’altra strada (Avinguda del Portal).
Burger, bar, book shop, bambini in corsa,
jazzista nero (voce roca). Ombra della
pianta. Placa Nova (quartiere gotico).

barcellona strada

barcellona strada

 

 

 

 

 

 

 

Accesso stretto (varco tra le cose). Mura
romane. Carrer del Bisbe Irurita (luce
in diagonale); angoli delle pietre.
Musicisti di strada. Placa de Sant Jaume
(Leo osserva la mappa). Placa de l’Angel,
via Laietana. La Ribera (brezza dal mare).
Carrer de Montcada.

26 commenti

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26 risposte a “SETTE POESIE di Andrea Rompianesi da “Sette capitoli di Avinguda del Paral-lel” (2014)

  1. L’aspetto più caratteristico e curioso di questo esperimento di Andrea Rompianesi è la scomparsa dell’«io» quale soggetto legislativo del testo; ma questa dis-parizione non riguarda però l’occhio, quest’ultimo è ridotto alla sua mera funzione fisiologica di registratore di ciò che «vede» o crede di vedere. L’autore non prende posizione, si limita a verificare le possibilità che il testo ha di sopravvivere una volta privato del «soggetto». Può l’«occhio» restare privo del «soggetto» e guidare egualmente la visione? Ma è l’occhio che guida o è guidato dalle cose? L’occhio è attendibile? È verificabile? O è uno strumento di qualcosa d’altro che ci sfugge? E la stessa scrittura stenografica (o da sms) è attendibile?. In questa scommessa verso l’oggettività assoluta sta il senso di questa operazione. Ma può esistere una oggettività assoluta?. È una questione che lascio volentieri aperta ai pareri dei lettori.

    Per quanto riguarda il problema posto di recente da new realism di Maurizio Ferraris e ai limiti della predisposizione genetica del nostro cervello a percepire il «reale» posto là fuori, cito qui una interessante riflessione di Umberto Eco che avevamo già riproposta in questo blog:
    “Per quanto possiamo spingere in avanti i nostri confini conoscitivi con astrazioni teoriche e prolungamenti tecnici dei nostri sensi (dal telescopio al microscopio) o delle nostre facoltà cognitive (il computer), la nostra raffigurazione del mondo sarà sempre condizionata e mediata dai nostri vincoli evolutivi e neurofisiologici. E lo stesso vale per le più raffinate speculazioni teologiche e filosofiche, per le possibilità dell’immaginazione, per le più azzardate elaborazioni linguistiche: tutte le nostre protesi concettuali più estreme (la Divinità e l’Infinito, l’Essere e il Nulla) si perdono come frecce scagliate nell’indeterminato, o vanno a sbattere sul mondo esterno, «là fuori», perché vanno a sbattere, simultaneamente, sui limiti del nostro cervello, «là dentro». In quest’ottica, anche la dorsale più «provocatoria» della proposta di Ferraris e del «new realism» — tenere scissa l’ontologia dall’epistemologia, il discorso sull’essere dalla teoria della conoscenza — rischia di risultare poco più di un elegante sofisma, se non un mezzo improprio per proteggere l’autonomia della filosofia dalla scienza”.

    Ora, a modesto avviso di chi scrive, per questa via la «cosa in sé» non viene affatto abolita, anzi, proprio la categoria di «realismo» ci richiama alla necessità di una «cosa in sé» che va indagata e rappresentata (in termini matematici, filosofici ed estetici). E quindi il problema concettuale si ripropone tale e quale, almeno finché continueremo a pensare il «reale» come un qualcosa che si suddivide in «interno» ed «esterno», in «soggetto» e «oggetto», in «materia» e «spirito» (concetti validissimi e utilissimi se li intendiamo quali essi sono: protesi della dimensione umana, ovvero, antropomorfizzazioni ontologiche della dimensione epistemologica), ma insufficienti a fondare una filosofia degli enti o ontologica. Ciò che va a sbattere contro i «limiti interni» del nostro cervello è analogo con ciò che va a sbattere contro le cose che stanno «là fuori» di noi; noi, il nostro cervello, è un prodotto del nostro universo tridimensionale, i nostri limiti antropomorfici e antropologici sono attigui ai limiti dell’universo tridimensionale del quale siamo modesti ospiti non saprei dire quanto desiderati”.
    (Umberto Eco)

  2. “Ma può esistere una oggettività assoluta?. È una questione che lascio volentieri aperta ai pareri dei lettori”. Così scrive Giorgio Linguaglossa.

    Io, lettrice, rispondo: ” Conosco Barcellona e ci tornerò per motivi non turistici nel giugno prossimo. Nei miei ricordi delle precedenti visite e nella mia immaginazione per quella futura c’è qualcosa di molto diverso da un elenco di luoghi, oggetti, numeri di camera dell’hotel.
    C’è Barcellona, che qui manca del tutto! ”

    Giorgina Busca Gernetti

  3. Pasquale Balestriere

    Quante belle, utili e minuziose informazioni! Ma la poesia dov’è? A patto che Rompianesi volesse far, magari provocatoriamente, un certo tipo di poesia (?) e non, invece, scrivere un diario. Mi pare che nel suo commento Linguaglossa lanci una sorta di scialuppa di salvataggio a queste composizioni (che fatico a chiamare “poesie”), etichettandole come “esperimento” che mette in atto “la scomparsa dell’«io» quale soggetto legislativo del testo”.
    Per me -lo dico con tutto il rispetto possibile- la poesia abita altrove.
    Pasquale Balestriere

    • Condivido il suo commento, gentile Pasquale Balestriere.
      Io ho scritto prima: “C’è Barcellona (sott. nei miei ricordi), che qui manca del tutto.”
      Non avevo voluto infierire, ma avrei potuto scrivere già prima: “Dov’ è Barcellona, al di là di un elenco di oggetti come nella descrizione di un Hotel nel sito delle prenotazioni (frigobar, salatini, persino il cuscino duro !) ? Il fascino, il profumo, la musica, le Ramblas, la Cattedrale e tanto altro di Barcellona non si possono costringere in un elenco schematico da pubblicità turistica.
      Quindi, dov’è la poesia in questa arida oggettività?”
      Alla domanda rispondo: ” L’oggettività assoluta può esistere, ma è la morte della poesia!”

      Giorgina Busca Gernetti

  4. Iper-minimalismo alla Magrelli? Iper-realismo del diario di bordo? ( né poeta né poesia)
    Ma vuoi mettere:

    Mi lavo i denti in bagno.
    Ho un bagno.
    Ho i denti.

    Di questi tempi…

  5. A. Rompianesi

    Ringrazio Giorgio Linguaglossa per lo spazio che mi ha offerto. Tengo a precisare che intervengo solo per questo motivo. Poi ogni lettore ha tutto il diritto di esprimere le proprie posizioni. Volevo dire che nella mia operazione, che continuo a dire di prosa creativa o poetica (quindi la poesia, nel senso di versificazione, non c’è perché non vuole esserci),non intendo necessariamente esprimere un dato solo oggettivo (non possibile) ma una tecnica che utilizza l’arte del levare. Circa l’affermazione di Busca Gernetti, che non trova Barcellona, sono ben felice di rispondere “meno male”… volevo proprio evitare una qualche specifica Barcellona di un solo lettore… qui parliamo di un processo tecnico del tutto linguistico…semmai è l’esatto contrario che porta all’utilizzo dei luoghi in un senso solo ed esclusivamente redatto dalla propria ricezione! Anche se devo ammettere che tanti addetti ai lavori che bene conoscono la città catalana, hanno sostenuto di averla ritrovata in un modo quasi diretto. Ma il bello sta proprio nella diversità delle reazioni. Insisto però nel dire chi parliamo, in questo caso, di prosa creativa e non di poesia.

    • Visto che cita me, egregio Signor Rompianesi, riprendo la parola per dire: “Contenta lei !”
      Giorgina Busca Gernetti

      • A. Rompianesi

        Carissimi, per carità…nessuna polemica! Sono ben felice si discuta…un testo che è stato ritenuto decisamente interessante, oltre che da Giorgio Linguaglossa, da nomi come Paolo Ruffilli, Antonella Doria, Massimo Scrignòli, Mariella Bettarini, Giorgio Bàrberi Squarotti, Tiziano Rossi, Flavio Ermini (solo per citarne alcuni) può ben sopportare anche pareri diversi…ho sempre sinceramente diffidato dei libri che piacciono a tutti!

        • Gentilissimo, i nomi da Lei citati corrispondono ai miei critici della poesia e della narrativa. Paolo Ruffilli, poi, ha curato e prefato il mio libro “Onda per onda” (è anche un caro amico, oltre che il poeta-narratore di cui ho recensito quattro libri e criticato con nota di lettura altri due). Massimo Scrignòli mi ha pubblicato molte poesie nei suoi volumi antologici per la scuola o con traduzione in varie lingue straniere, arricchiti da introduzioni critiche molto lusinghiere. Tiziano Rossi era con me a un Convegno di poeti a Torino. Con Flavio Ermini ho dialogato per telefono. Lascio per ultimo il grande Giorgio Bárberi Squarotti (noti l’accento acuto sulla “á” che è obbligatoria per rispetto verso un suo vezzo), mi ha sempre inviato, con quella sua ordinata grafia a mano su carta bianca, bellissime note critiche da me conservate in originale come “reliquie”. Ecco che, dalla mia piccolezza, mi permetto di scrivere ciò che penso.
          Giorgina Busca Gernetti

          • A. Rompianesi

            Carissima,
            quanto mi dice conferma l’importanza del fatto che abbiano espresso pareri molto positivi sul libro.

            • A. Rompianesi

              Inoltre, aggiungo, lo scambio di battute è iniziato da una sua affermazione e non da una mia. Non amo polemizzare. Perché in tal caso potrei dire che ben comprendo la sua lontananza da certi testi…ho avuto modo di leggere alcune sue cose su internet che giudico negativamente. Come vede le poetiche si possono muovere, per fortuna, su strade totalmente diverse, ma se qualcuno si permette affermazioni critiche, con tutto il diritto di farle, non può però poi pretendere che non ci siano risposte.

              • Egregio Rompianesi, dice tutto lei. Io non mi lamento affatto del suo giudizio negativo sui miei testi, che pur piacciono a molti critici in comune con lei. Non rispondo più perché ho altro da fare molto importante.
                Giorgina Busca Gernetti

  6. io ritengo molto semplicemente che un autore debba accettare dei dinieghi critici perché sono proprio le interpretazioni negative o limitative che aiutano a crescere, che possono metterci in moto per migliorare i nostri testi o per cercare delle vie alternative alla nostra ricerca. Ricordo che tanti anni fa quando inviai le mie poesie a Raboni lui mi rispose che, fermo restando il giudizio positivo sull’insieme della mia ricerca, aveva delle “riserve” su alcuni aspetti della mia poesia. Io gli scrissi che mi interessava proprio conoscere quelle “riserve”. Ma purtroppo il poeta era malato e poco dopo morì. Ancora oggi sono curioso di non aver potuto conoscere nel dettaglio quelle “riserve” cui il poeta milanese aveva appena accennato (forse per non colpire la suscettibilità dell’interlocutore).
    In generale, le critiche intelligenti ci aiutano a capire e a correggere la nostra visione della cosa poetica, gli applausi, invece, mi lasciano indifferente e anche un poco triste, non servono a nulla se non a solleticare la nostra misera vanità. Quindi ben vengano le “riserve” purché argomentate.

  7. Vorrei fare una domanda solo apparentemente provocatoria, visto che questo post passato inizialmente abbastanza a secco di commenti ora assume i toni di un botta e risposta. Vorrei capire che differenza c’è tra questi pezzi e i telegrammi: li ho letti al momento della pubblicazione, li rileggo oggi e in entrambi i casi mi aspettavo che terminassero con uno “stop”.

    • Premetto subito che non ho il curruculum né l’evidente e ricca formazione culturale della Prof.ssa Busca Gernetti, sono solo un ignorantone che si diletta di pagine e di penna, ma gradirei una risposta, giusto per sviscerare meglio il significato di questi lavori. Grazie.

      • Caro Flavio,
        se parli a me, visto che mi citi anche con il titolo professionale, ti confermo che non sei “un ignorantone” e nemmeno ignorante. Io sto rispondendo in modo secco e brevissimo perché oggi ho vari impegni molto importanti ma non festivi. Ho scritto su Paul Valéry per distrarmi dai pensieri che mi affliggono, ma soprattutto perché l’argomento m’interessa molto. Nel battibecco sorto per volontà di Rompianesi, non mio, io non metto STOP alla fine del breve messaggio perché, non trattandosi di un telegramma, mi sembra offensivo, o almeno io lo sento come tale.
        Ho già sviscerato l’argomento nei miei primi commenti giorni fa, riguardanti Barcellona e tutto il resto. Perché dovrei ripetermi?.
        Ciao
        Giorgina

        ,

        • Ma veramente mi stavo rivolgendo all’autore, ciao

          • E’ la giornata degli equivoci!
            Ciao, Giorgina

            • A Flavio Almerighi,
              se vuoi una risposta dall’Autore lo devi interpellare per nome, altrimenti può pensare che tu scriva a me. Ciao. G.

              • A. Rompianesi

                Cari interlocutori,
                con questo intervento chiudo la questione perché il tutto sta diventando spiacevole e non ho davvero tempo per alimentare ulteriori effetti. Dico soltanto, rispondendo a Giorgio Linguaglossa che ancora ringrazio per l’ospitalità, di essere io il primo a sostenere la liceità di qualsiasi parere o critica…non è però ammissibile che chi critica poi non accetti un’adeguata risposta. La gentile Gernetti non appena ha letto di un mio parere negativo su suoi testi ha subito gridato allo scandalo. A lei può non piacere un mio testo, così come a me può non piacere uno suo. E’ normalissimo. Più che giusta quindi qualsiasi critica, ma non si può pretendere che poi non si realizzi una risposta. Ripeto…chiudo qui il tutto perché anche io trovo inutili questi esiti…tanto più che il testo in questione, proprio perché realizza un’operazione legata ad una scrittura di ricerca e quindi non è certo adatto a chi si muove in territori più tradizionali ( e scontati) ha avuto davvero, fino ad ora, moltissimi riscontri positivi…ovviamente da” palati” di un certo tipo. Un caro saluto.

                • Egregio Rompianesi,
                  trascriva qui sotto la frase in cui “la Gernetti (…) ha subito gridato allo scandalo”. Prima di tutto non sono sua sorella perché mi denomini “la Gernetti”, dato che ho due cognomi. In secondo luogo pretendo quella frase, altrimenti è CALUNNIA!
                  Troppo comodo calunniare gli altri quando ci si è comportati come ha fatto lei.
                  Giorgina Busca Gernetti

  8. Ai Signori Redattori del presente blog e in particolare al Sig. Giorgio Linguaglossa che cura i rapporti tra gli autori e il blog stesso.

    L’autore Andrea Rompianesi si è permesso di scrivere contro di me la seguente frase: ” La gentile Gernetti non appena ha letto di un mio parere negativo su suoi testi ha subito gridato allo scandalo.”.

    A parte il fatto che il mio cognome è Busca Gernetti, prego i Signori Redattori di controllare nei miei commenti, successivi al giudizio negativo di Rompianesi sui miei testi trovati in internet, se esista la frase in cui io (la Gernetti) “ho gridato allo scandalo” , con quello che segue a firma di Rompianesi.
    Poiché questa affermazione è una CALUNNIA, unita alla solita DIFFAMAZIONE via internet, prego i Signori Redattori, una volta controllati i miei scritti, di ricondurre il Rompianesi al controllo delle sue affermazioni, ritrattando la CALUNNIA e presentandomi SCUSE PUBBLICHE.
    Confido nella Loro comprovata correttezza per la buona fama del blog e porgo i miei ossequi
    Giorgina Busca Gernetti
    *
    Ricordo ai Signori Redattori che io ho tre mesi di tempo da oggi per querelare il Sig. Rompianesi di CALUNNIA e DIFFAMAZIONE, qualora non ritratti l’affermazione falsa e non mi rivolga scuse pubbliche.
    GBG

  9. Vorrei richiamare tutti gli interlocutori ad un atteggiamento di maggiore correttezza filologica quando si esprimono valutazioni estetiche; voglio dire: ciascuno è libero di esprimere le valutazioni che ritiene di dover fare, è questo il terreno più proprio di un blog, quello, da parte dell’autore, di esporre le proprie opere al giudizio pubblico e di accettare quel giudizio quale che sia il suo fondamento critico, astenendosi dal rispondere con altri contro giudizi sull’opera di chi ha espresso un parere negativo.
    Faccio presente che io non ho mai risposto a chi esprimeva sulle mie poesie giudizi provocatori tipo: “Linguaglossa non è un poeta” “queste non sono poesie”; fa parte del gioco dei blog non rispondere a siffatte affermazioni provocatorie. Ho risposto invece sempre e soltanto a chi mi accusava di essere in malafede nei miei giudizi critici (peraltro sempre argomentati) e di fare critica diretta contro le persone invece che sulla lettura dei testi; a quest’accusa infamante ho sempre risposto perché tendeva a dequalificarmi e ad infirmare la mia credibilità facendomi passare per una persona di parte che faceva critica tendenziosa.

  10. “Egregio Rompianesi, dice tutto lei. Io non mi lamento affatto del suo giudizio negativo sui miei testi, che pur piacciono a molti critici in comune con lei. Non rispondo più perché ho altro da fare molto importante.
    Giorgina Busca Gernetti” (31/10/2014 h. 17:32)
    .
    “(…) La gentile Gernetti non appena ha letto di un mio parere negativo su suoi testi ha subito gridato allo scandalo. (…)” (Andrea Rompianesi, 31/10/2014 h. 20:00).
    .
    APPREZZO LO SCRITTO DI GIORGIO LINGUAGLOSSA. MI PERMETTO TUTTAVIA DI RICHIAMARE LA SUA ATTENZIONE SULLA FRASE CALUNNIOSA SCRITTA DAL SIG. ROMPIANESI A CONFRONTO CON LA MIA SERENA ACCETTAZIONE DEL DI LUI GIUDIZIO NEGATIVO SUI MIEI TESTI. ANCH’IO NON VOGLIO CHE SI DEQUALIFICHI LA MIA IDENTITA’ E SI INFIRMI LA MIA CREDIBILITA’, FACENDOMI PASSARE PER UNA PERSONA CHE ” GRIDA ALLO SCANDALO” PER UN GIUDIZIO NEGATIVO (ESPRESSO PER RIPICCA)
    Giorgina Busca Gernetti

  11. REPETITA IUVANT (1)
    *
    “Egregio Rompianesi, dice tutto lei. Io non mi lamento affatto del suo giudizio negativo sui miei testi, che pur piacciono a molti critici in comune con lei. Non rispondo più perché ho altro da fare molto importante.
    Giorgina Busca Gernetti” (31/10/2014 h. 17:32)
    .
    “(…) La gentile Gernetti non appena ha letto di un mio parere negativo su suoi testi ha subito gridato allo scandalo. (…)” (Andrea Rompianesi, 31/10/2014 h. 20:00).
    .
    APPREZZO LO SCRITTO DI GIORGIO LINGUAGLOSSA. MI PERMETTO TUTTAVIA DI RICHIAMARE LA SUA ATTENZIONE SULLA FRASE CALUNNIOSA SCRITTA DAL SIG. ROMPIANESI A CONFRONTO CON LA MIA SERENA ACCETTAZIONE DEL DI LUI GIUDIZIO NEGATIVO SUI MIEI TESTI. ANCH’IO NON VOGLIO CHE SI DEQUALIFICHI LA MIA IDENTITA’ E SI INFIRMI LA MIA CREDIBILITA’, FACENDOMI PASSARE PER UNA PERSONA CHE ” GRIDA ALLO SCANDALO” PER UN GIUDIZIO NEGATIVO (ESPRESSO PER RIPICCA)
    Giorgina Busca Gernetti

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