POESIA di Iosif Brodskij “Odisseo a Telemaco” POESIA di Mark Strand “Marsyas” POESIA di Wistan Hugh Auden “Musée des Beaux Arts POESIE di Bertolt BrechtIl ladro di ciliege” “Mio fratello aviatore” “Generale, il tuo carro armato è una macchina potente SUL TEMA DEI PERSONAGGI STORICI MITICI O IMMAGINARI

Iosif brodskij 5

Iosif brodskij a Venezia

 

 Iosif Brodskij

Odisseo a Telemaco

Telemaco mio,
la guerra di Troia è finita.
Chi ha vinto non ricordo.
Probabilmente i greci: tanti morti
fuori di casa sanno spargere
i greci solamente. Ma la strada
di casa è risultata troppo lunga.
Dilatava lo spazio Poseidone
mentre laggiù noi perdevamo il tempo.

Non so dove mi trovo, ho innanzi un’isola
brutta, baracche, arbusti, porci e un parco
trasandato e dei sassi e una regina.
Le isole, se viaggi tanto a lungo,
si somigliano tutte, mio Telemaco:
si svia il cervello, contando le onde,
lacrima l’occhio – l’orizzonte è un bruscolo -,
la carne acquatica tura l’udito.
Com’è finita la guerra di Troia
io non so più e non so più la tua età.

Cresci Telemaco. Solo gli Dei
sanno se mai ci rivedremo ancora.
Ma certo non sei più quel pargoletto
davanti al quale io trattenni i buoi.
Vivremmo insieme, senza Palamede.
Ma forse ha fatto bene: senza me
dai tormenti di Edipo tu sei libero,
e sono puri i tuoi sogni, Telemaco.

(1972, traduzione di Giovanni Buttafava)

ОДИССЕЙ ТЕЛЕМАКУ

Мой Tелемак,
Tроянская война
окончена. Кто победил – не помню.
Должно быть, греки: столько мертвецов
вне дома бросить могут только греки…
И все-таки ведущая домой
дорога оказалась слишком длинной,
как будто Посейдон, пока мы там
теряли время, растянул пространство.

Мне неизвестно, где я нахожусь,
что предо мной. Какой-то грязный остров,
кусты, постройки, хрюканье свиней,
заросший сад, какая-то царица,
трава да камни… Милый Телемак,
все острова похожи друг на друга,
когда так долго странствуешь; и мозг
уже сбивается, считая волны,
глаз, засоренный горизонтом, плачет,
и водяное мясо застит слух.
Не помню я, чем кончилась война,
и сколько лет тебе сейчас, не помню.

Расти большой, мой Телемак, расти.
Лишь боги знают, свидимся ли снова.
Ты и сейчас уже не тот младенец,
перед которым я сдержал быков.
Когда б не Паламед, мы жили вместе.
Но может быть и прав он: без меня
ты от страстей Эдиповых избавлен,
и сны твои, мой Телемак, безгрешны.

 

Mark_Strand april 1992

Iosif brodskij a Venezia

 

Mark Strand

Marsyas

Something was wrong
Screams could be heard
In the morning dark
It was cold

Screams could be heard
A storm was coming
It was cold
And the screams were piercing

A storm was coming
Someone was struggling
And the screams were piercing
Hard to imagine

Someone was struggling
So close, so close
Hard to imagine
A man was tearing open his body

So close, so close
The screams were unbearable
A man was tearing open his body
What could we do

The screams were unbearable
His flesh was in ribbons
What could we do
The rain came down

His flesh was in ribbons
What could we do
The rain come down

His flesh was in ribbons
What could we do
The rain came down

His flesh was in ribbons
And nobody spoke
The rain come down
There were flashes of lightning

And nobody spoke
Trees shook in the wind
There were flashes of lightning
Then came thunder

Marsia

Qualcosa non andava
si sentivano urla
nel buio del mattino
faceva freddo
le urla erano laceranti

S’appressava un temporale
qualcuno si dibatteva
le urla erano laceranti
qualcosa di inaudito

Qualcuno si dibatteva
così vicino, così vicino
qualcosa di inaudito
un uomo si squarciava il corpo

Così vicino, così vicino
le urla erano insostenibili
un uomo si squarciava il corpo
cosa potevamo fare

le urla erano insostenibili
la carne era in lacerti
cosa potevamo fare
cadde la pioggia

La carne era in lacerti
e nessuno parlava
cadde la pioggia
apparvero i lampi

E nessuno parlava
alberi scossi dal vento
apparvero i lampi
poi venne il tuono

(traduzione di Damiano Abeni)

W.H. Auden

W.H. Auden

 

Wistan Hugh Auden

Musée des Beaux Arts

About suffering they were never wrong,
The old Masters: how well they understood
Its human position: how it takes place
While someone else is eating or opening a window or just walking dully along;
How, when the aged are reverently, passionately waiting
For the miraculous birth, there always must be
Children who did not specially want it to happen, skating
On a pond at the edge of the wood:
They never forgot
That even the dreadful martyrdom must run its course
Anyhow in a corner, some untidy spot
Where the dogs go on with their doggy life and the torturer’s horse
Scratches its innocent behind on a tree.
In Breughel’s Icarus, for instance: how everything turns away
Quite leisurely from the disaster; the ploughman may
Have heard the splash, the forsaken cry,
But for him it was not an important failure; the sun shone
As it had to on the white legs disappearing into the green
Water, and the expensive delicate ship that must have seen
Something amazing, a boy falling out of the sky,
Had somewhere to get to and sailed calmly on.

*

Sul dolore la sapevano lunga,
gli Antichi Maestri: quanto ne capivano bene
la posizione umana; come avvenga
mentre qualcun altro mangia o apre una finestra o se ne va a zonzo spensierato;
come, quando gli anziani aspettano riverenti, con fervore,
la miracolosa nascita, debba sempre esserci
qualche bambino che non l’avrebbe voluta e pattina
su un laghetto alle soglie del bosco:
non dimenticavano mai
che anche l’orrendo martirio deve compiere il suo corso
comunque in un angolo, in un sudicio luogo
dove i cani fanno la loro vita da cani e il cavallo del torturatore
si gratta l’innocente didietro contro un albero.

Nell’Icaro di Bruegel, per esempio: come ogni cosa ignora
serena il disastro! L’aratore può
aver udito il tonfo, il grido desolato,
ma per lui non era una perdita grave; il sole splendeva
come doveva sulle bianche gambe inghiottite dalle verdi
acque; e la ricca ed elegante nave che doveva aver visto
una cosa incredibile, un ragazzo cadere dal cielo,
aveva una meta e via passava placida.

(in Another time, 1940 traduzione di Nicola Gardini)

 

Bertolt Breht  LA GUERRA CHE VERRA'. Non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell'ultima c'erano vincitori e vinti.

Bertolt Breht LA GUERRA CHE VERRA’. Non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti.

 

Bertolt Brecht

Il ladro di ciliege

Una mattina presto, molto prima del canto del gallo,
mi svegliò un fischiettio e andai alla finestra.
Sul mio ciliegio – il crepuscolo empiva il giardino –
c’era seduto un giovane, con un paio di calzoni sdruciti,
e allegro coglieva le mie ciliegie. Vedendomi
mi fece cenno col capo, a due mani
passando le ciliegie dai rami alle sue tasche.
Per lungo tempo ancora, che già ero tornato a giacere nel mio letto,
lo sentii che fischiava la sua allegra canzonetta.

 

Mio fratello aviatore

Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.

Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio. E prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.

E lo spazio che si è conquistato
sta sulla Sierra di Guadarrama.
È di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.

 

 il binario che porta ad Auschwitz

 

il binario che porta ad Auschwitz

 

 

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

(traduzione di Franco Fortini)

 

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14 commenti

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14 risposte a “POESIA di Iosif Brodskij “Odisseo a Telemaco” POESIA di Mark Strand “Marsyas” POESIA di Wistan Hugh Auden “Musée des Beaux Arts POESIE di Bertolt BrechtIl ladro di ciliege” “Mio fratello aviatore” “Generale, il tuo carro armato è una macchina potente SUL TEMA DEI PERSONAGGI STORICI MITICI O IMMAGINARI

  1. Varie poesie presentate sono note e sono fra le più significative di ogni poeta: il mito viene rivisitato come nella poesia di Marsia in modo moderno, non classicheggiante, si accompagnano bene ai testi di Brecht e anche di Giorgio Linguaglossa, piani, quest’ultimi, e ben riusciti soprattutto quello
    di Druso, in cui il personaggio è una maschera della plebe romana che appare vivo.
    Lidia Are Caverni

  2. antonio sagredo

    – Non ho simpatia nei riguardi di Brodskij –poeta (che vale tale quand’era ancora in Russia e aveva legami forti coi poeti del samizdat) poi che uscito dalla Russia (testimoniando di non aver l’attaccamento totale e assoluto nei riguardi della sua terra e della sua lingua, come lo ebbero quasi tutti i Grandi, che per questo pagarono a caro prezzo la loro vita, incontrando… la morte!)… andando per sempre via gli mancò la radice primaria e originaria [nel suo discorso nobeliano citò tutti i grandi russi, tranne Pasternàk e Majakovskij; (del secondo posso anche capirlo, ma sono certo che lo lesse pochissimo, nulla comprendendo del Majakovskij poeta-artista-teatrante, e della sua macerazione interiore, ecc.); riguardo Pasternàk aveva dei pregiudizi irrisolvibili e delle gravi incomprensioni stilistiche.
    — E allora mi appare la sua poesia discorsiva e poco musicale, concettosa per quanto basta, meno originale di quella dei Grandi… non voglio infierire più di tanto… alcuni amici e amiche slaviste sono d’accordo con me!…quelli del samizdat non se ne andarono via… pagarono con l’ostracismo, la miseria, il crudele silenzio ovattato… la vigilanza continua assillante!
    Tutt’altro discorso è il Brodskij-saggista… direi notevolissimo, quasi quanto Aleksandr Blok e altri due o tre. Come saggista in talune pagine è insuperabile… giudizi come salde colonne che s’elevano a volute e archi disegnando un fascinoso disegno: questo bisogna riconoscerglielo. Altra sua fissazione era una sorta di gerarchia dei Poeti, una sorta di classificazione…p.e. Auden il più grande poeta (che è un abbaglio!!!)…, quest’altro no, e così via: puerilità di Brodskij… già i futuristi russi giocavano (Josif, no, – diceva sul serio: uno dei suoi limiti!) ad essere il primo o l’ultimo poeta, eleggevano ogni anno il RE dei Poeti! ecc. e nei loro versi si autonominavano infantilmente un po’ seriosamente, un po’ drammaticamente: la loro epoca del resto era spietata (non era l’epoca della stagnazione!- Brodskij non corse mai pericolo di perdere la vita! Il Potere non voleva un martire!)… lo stesso Premio Nobel fu una risposta occidentale politica (come spesso accade), perché allora non premiare l’Achmadulina (che lo meritava più di tutti i poeti viventi ; dopo Pasternàk s’intende) e che era superiore allo stesso Brodskij (maledetta classifica!).
    Potrei dire anche su Auden (di cui ricordo gli straordinari versi dedicati alla Duse! E qualche altro)- ma Strand mi è lontano, e forse non mi dice nulla!
    ————————-
    a. s.

  3. caro Antonio Sagredo,

    non mi pare che Brodskij sia stato un poeta che si sia piegato dinanzi al Potere, e poi il fatto che lui negli ultimi anni della sua vita abbia abbracciato anche la lingua inglese scrivendo direttamente in quella lingua, non significa nulla e nulla toglie al valore della sua poesia in russo. Per i lettori riporto qui l’interrogatorio sostenuto da Brodskij :

    Il 1964 viene arrestato. Durante il breve interrogatorio di Brodskij in udienza divenne famoso grazie agli appunti della Vigdorova, i quali insieme all’interrogatorio della seconda udienza (finché il giudice non le ordinò categoricamente di smettere di prendere appunti) furono esportati di contrabbando e stampati su parecchi giornali in Occidente: in tal modo il processo di Brodskij diventò una internazionale cause célèbre. Se ne cita qui un passo:

    GIUDICE: Di che cosa si occupa?
    BRODSKIJ: Scrivo poesia. Traduco. Suppongo…
    GIUDICE: Niente “suppongo”. Si alzi dritto in piedi! Non si appoggi alla parete! Guardi la corte! Risponda alla corte correttamente! (A me): La smetta di prendere appunti immediatamente, o la dovrò espellere dalla sala! (A Brodskij): Ha un lavoro fisso?
    BRODSKIJ: Pensavo che fosse un lavoro fisso.
    GIUDICE: Risponda precisamente!
    BRODSKIJ: Scrivevo poesia. E pensavo che fosse stata stampata. Suppongo…
    GIUDICE: Non siamo interessati in quello che “suppone”. Risponda per quale ragione non ha lavorato.
    BRODSKIJ: Ho lavorato. Ho scritto poesia.
    […]
    GIUDICE: Per quanto tempo ha lavorato?
    BRODSKIJ: Approssimativamente…
    GIUDICE: Non siamo interessati all’approssimativamente!”
    BRODSKIJ: Cinque anni.
    GIUDICE: Dove ha lavorato?
    BRODSKIJ: In una fabbrica. Con un gruppo geologico…
    GIUDICE: Quanto tempo ha lavorato nella fabbrica?
    BRODSKIJ :Un anno.
    GIUDICE: Facendo che cosa?
    BRODSKIJ: Ero fresatore.
    […]
    GIUDICE: Ma in genere quale è la sua specialità?
    BRODSKIJ: Sono un poeta, un poeta-traduttore.
    GIUDICE: E chi le ha detto che lei è un poeta? Chi l’ha incluso nell’ordine dei poeti?
    BRODSKIJ: Nessuno. (Non sollecitato) E chi mi ha incluso nell’ordine della razza umana?
    GIUDICE: Lo ha studiato?
    BRODSKIJ: Che cosa?
    GIUDICE: Essere un poeta? Non ha finito la scuola dove preparano… dove insegnano…
    BRODSKIJ: Penso che non si può ottenere dalla scuola.
    GIUDICE: Come allora?
    BRODSKIJ: Penso che… (disorientato) venga da Dio…
    GIUDICE: Аvete richieste?
    BRODSKIJ: Vorrei sapere perché mi hanno arrestato
    GIUDICE: Questa è una domanda non una richiesta
    BRODSKIJ: Allora non ho richieste

    • Riscrivo questa parte dell’interrogatorio del poeta Brodskij per convincermene, perché sembra una pagina di Kafka o un mio incubo.
      […]
      GIUDICE: Ma in genere quale è la sua specialità?
      BRODSKIJ: Sono un poeta, un poeta-traduttore.
      GIUDICE: E chi le ha detto che lei è un poeta? Chi l’ha incluso nell’ordine dei poeti?
      BRODSKIJ: Nessuno. (Non sollecitato) E chi mi ha incluso nell’ordine della razza umana?
      GIUDICE: Lo ha studiato?
      BRODSKIJ: Che cosa?
      GIUDICE: Essere un poeta? Non ha finito la scuola dove preparano… dove insegnano…
      BRODSKIJ: Penso che non si può ottenere dalla scuola.
      GIUDICE: Come allora?
      BRODSKIJ: Penso che… (disorientato) venga da Dio…
      GIUDICE: Аvete richieste?
      BRODSKIJ: Vorrei sapere perché mi hanno arrestato
      GIUDICE: Questa è una domanda non una richiesta
      BRODSKIJ: Allora non ho richieste

      Nessun commento. Infinito rispetto e grande ammirazione per il Poeta.
      Giorgina Busca Gernetti

  4. antonio sagredo

    Conosco perfettamente quanto avete scritto… conosco prima di Voi… molto tempo prima di Voi… ho tenuto presente quella faccenda che seguii così accanitamente – quasi in modo attuale da venirne a conoscenza prima dei giornali occidentali, allora!… e me ne feci una idea: che il poeta era appoggiato da forze occidentali che altri non l’ebbero… e faccende come queste erano all’ordine del giorno, allora! (e ora la cosa si è attenuata, ma riprenderà fra poco con più vigore!)… di faccende come quelle ne conosco a decine e più spietate! Domandate a Šalamov, per esempio! o a Sinjavskij-Daniel e tant’altri disgraziati, sul serio! Ma sono morti!

  5. Gentile Antonio Sagredo,

    non so se le Sue parole, siano rivolte a noi due, Giorgio L. e Giorgina BG) o a uno solo dei due. Ma ciò poco importa. Certamente Lei ha conosciute prima di noi (di me) e quasi vissute da vicino queste cose. Però di Sinjavskij so da molti anni tutto quello che si poteva sapere su di lui in Italia, avendo io letto tutti i suoi scritti acquistabili da noi, in italiano, naturalmente. Io ho tutti i diritti di esprimere la mia dolorosa meraviglia di fronte a queste battute dell’interrogatorio benché Lei affermi non so se con orgoglio o con quale altro sentimento: “conosco prima di Voi… molto tempo prima di Voi…”.
    Che da “quelle parti” si siano commesse atrocità è noto da molto tempo a chi non vuole chiudere gli occhi e tacere per opportunismo.

    Giorgina Busca Gernetti

  6. Katerina Zoufalova

    Cari signori G. B. Gernetti e G. Linguaglossa,
    Kafka?
    Noi tutti, allora, vivevamo, e ora viviamo sotto processo: o reale, o immaginario. In quella realtà anche un liceale (come me) poteva essere sottoposto ad un interrogatorio per un nonnulla o per qualcosa che ancora non era accaduto. Quanto avete riportato non è un metro di giudizio per valutare un poeta anzi, di solito, è l’opposto.
    K. Z.

  7. cari Katerina Zoufalova e Antonio Sagredo,

    rispetto la vostra svalutazione della poesia di Brodskij, anche se non la condivido, e cercherò di spiegare il perché. Restiamo sul terreno della poesia, lasciamo per il momento da parte se Brodskij fosse o no appoggiato dall’Occidente per ragioni politiche, può darsi che lo fosse, anzi, sicuramente lo era, ma questo cosa c’entra con la valutazione della sua poesia? Prendiamo la poesia pubblicata. Si tratta di una “epistola” ed è scritta nella forma di una “epistola”, una lettera che il padre Odisseo scrive al figlio Telemaco. In questa lettera il padre dice al figlio delle cose importanti, a propria giustificazione, è un’autodifesa e una autocritica della propria posizione nel mondo. Odisseo tenta di scagionare se stesso dall’accusa di aver trascurato i doveri della famiglia e del padre, tenta di giustificare la sua “assenza”. In questo contesto formale la poesia va giudicata, e solo entro questo contesto formale e filosofico. È quindi una poesia ragionamento, una poesia di riflessione nell’orbita della più grande poesia europea da Leopardi in poi. Una poesia che ci riguarda tutti, o almeno chi è padre: il perché della “assenza” del “padre”, il perché il padre sia stato costretto (magari contro la propria volontà) ad andare per il mondo, andare in guerra (quale guerra? Tutte le guerre?); e qui il senso della poesia si allarga fino a diventare cosmico, universale. La poesia si rivolge a tutti i padri che hanno abbandonato il figlio in tenera età per andare in guerra, parla di loro, parla di noi. Di qui il tono lievemente nostalgico dell’ “epistola”, un messaggio in bottiglia che il padre invia al figlio. E poi quell’incipit dichiarativo (il tono di una persona che vuole nominare le cose), quell’andante largo che introduce il tema universale dei tanti morti che è costata la guerra

    Telemaco mio,
    la guerra di Troia è finita.
    Chi ha vinto non ricordo.
    Probabilmente i greci: tanti morti
    fuori di casa sanno spargere
    i greci solamente.

    Non a caso abbiamo inserito anche la poesia sulla guerra di Bertolt Brecht, anche lì si dice che nell’ultima guerra ci sono stati vincitori e vinti, che il tempo della Storia confonde gli uni con gli altri e che anche il poeta non ricorda bene chi fossero stati i vincitori… E’ il grande tema della riflessione sulla storia degli uomini, sul significato profondo della guerra, di tutte le guerre. È una poesia che ha del sacro in sé, che tocca profondamente il “sacro”, non è una poesia individualistica, non è una poesia magrelliana (con tutto il rispetto per Magrelli), qui si toccano i centri nevralgici problematici della nostra civiltà, della civiltà occidentale, mi pare. Mi fermo qui.

  8. Gentile Katerina Zoufalova,
    mi spiace molto che la vostra vita anche ora sia come allora!
    Io avevo scritto: ‘da “quelle parti” si siano commesse E SI CONTINUINO A COMMETTERE atrocità è noto da molto tempo’, però ho cancellata la parte di frase riferita al presente perché non ne ho una documentazione. Ora lei mi dà la certezza di questo modo indegno di vita, perciò non posso che dispiacermene.
    Quanto a Kafka, lei conoscerà certamente le sue opere e le sarà chiaro l’accostamento dei due interrogatori e della vita “precaria” condotta dagli essere umani, sempre sotto processo o nel timore di un processo.
    Il mio commento non era un giudizio sul poeta Brodskij, già da me criticato positivamente in un precedente “post” sulla sua poesia, bensì una critica del tutto negativa sull’interrogatorio di un poeta con domande del giudice persino ridicole, se non fossero dispotiche. Quale mai scuola può dare diplomi in poesia, insegnare “il mestiere di poeta” come si insegna ad essere ingegneri, medici, geometri e così via?
    Il metro con cui io giudico una poesia o un poeta è ben diverso dal mio commento precedente e dalla risposta che ho data al poeta Antonio Sagredo. La critica letteraria è cosa ben diversa dalla critica ai metodi tirannici di un paese. Aggiungo che conosco molto bene Aleksandr Isaevič Solženicyn, detto in Italia “il poeta del Gulag”; di cui ho letto tutte le opere appena venivano pubblicate in Italia. Egli è un esempio della vita che si conduceva “da quelle parti”; oggi posso scrivere: “che si continua a vivere “.
    Mi rincresce molto del fraintendimento e soprattutto della vostra vita ben lontana dalla libertà democratica.

    Giorgina Busca Gernetti

  9. katerina zoufalova

    Caro Giorgio Linguaglossa,
    per quanto mi riguarda in non ho svalutato affatto il poeta in oggetto, e rispetto qualsiasi composizione poetica.
    Cara G. B. Gernetti,
    La ringrazio per la Sua risposta. Ogni prova mi avvicina alla poesia e alla verità. Cordialissimi slauti.
    K. Z.

  10. Donata De Bartolomeo

    Vorrei invitare alla lettura del saggio finale di “Fuga da Bisanzio” di Brodskij, intitolato “In una stanza e mezzo”, dedicato dal poeta ai suoi genitori. B. vi racconta gli anni vissuti con loro e quelli che non ha “potuto” passare con loro, un documento umano e politico di livello .straordinario. Nel capitolo 10 affronta l’argomento della lingua in cui sta scrivendo: “Scrivo tutto questo in una lingua diversa dal russo perché vorrei assicurare loro un margine di libertà…vorrei che Maria Volpert e Aleksand Brodskji acquistassero una loro realtà secondo “un codice di coscienza straniero”…Scrivere di loro in russo significherebbe soltanto ribadire la loro cattività, assecondare la condanna alla perdita della personalità, finno all’annientamento meccanico. So che non si dovrebbe stabilire un’equazione tra Stato e lingua ma il russo è la lingua in cui due vecchi, costretti a trascinarsi da una cancelleria all’altra e da un ministero all’altro nella speranza di ottenere un permesso per un viaggio all’estero per andare a trovare il loro unico figlio prima di morire, si sentirono rispondere tante volte, per dodici anni di seguito, che lo Stato considera “non pertinente” un loro viaggio …Che un’altra lingua accolga dunque i miei morti.In russo posso leggere, scrivere versi o lettere…scrivere in un’altra lingua è come fare i piatti: fa bene alla salute, è terapeutico”.
    Io non so se B, fosse protetto da forze occidentali: certo è che queste forze non gli hanno risparmiato il carcere, l’accusa di parassitismo, la revoca della pensione ora all’uno ora all’altro dei suoi genitori (come viene raccontato nel saggio citato) e nemmeno l’esilio. E bene ricordare che B. non ha “lasciato” la Russia ma lo hanno esiliato nel 1972.

    • Gentile Donata De Bartolomeo,
      la ringrazio infinitamente per questo illuminante saggio che, se da un lato mi rattrista molto per quelle condizioni di vita senza libertà, dall’altro mi dà ragione su ciò che penso e ho scritto del poeta Brodskij.
      In un mio commento di qualche tempo fa io avevo parlato apertamente di esilio.
      Giorgina Busca Gernetti

  11. Salvatore Martino

    Non mi interessano tutte queste diatribe, né le varie elucubrazioni che ne discendono : qui siamo di fronte, e non capita sovente, almeno nel panorama modesto dell’Italicum, siamo di fronte alla poesia, quella che ci emoziona, e ci spinge a credere che la poesia stessa esiste davvero. Una boccata di ossigeno fuori dalla palude.

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