DUE POESIE INEDITE di Giorgio Linguaglossa “La felicità è scritta su un’elica doppia e sulle foglie degli alberi” “Una ridicola orchestrina a piazza Winckelmann” da “Risposta del Signor Cogito” con due commenti di Anna Ventura e Giuseppina Di Leo

 

Giorgio Linguaglossa è nato a Istanbul nel 1949 e vive e Roma. Nel 1992 pubblica la sua prima opera poetica, Uccelli (Roma, Edizioni Scettro del Re) e, nel 2000, Paradiso (Edizioni Libreria Croce). Ha tradotto poeti inglesi, francesi e tedeschi. Dal 1992 al 2005 ha diretto la collana di poesia delle Edizioni Scettro del Re di Roma. Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura «Poiesis» che dirigerà fino al 2005. Nel 1995 redige e firma, con altri poeti, Giuseppe Pedota, Lisa Stace e Maria Rosaria Madonna, il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicandolo nel n. 7 della rivista da lui diretta. Nel 2001, pubblica il racconto lungo Storia di Omero nel volume collettivo Via Pincherle – Modelli Narrativi a Confronto, per le Edizioni Libreria Croce. Nel 2002 pubblica il libro di saggi sulla poesia, Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte (Coedizione Libreria Croce – Scettro del Re). Suoi saggi sulla poesia contemporanea sono presenti in Linee odierne della poesia italiana, a cura di Roberto Bertoldo e Luciano Troisio (Torino, Quaderni di Hebenon, 2001), e nel volume Sotto la superficie. Letture di poeti italiani contemporanei a cura di Gabriela Fantato (Milano, Bocca, 2004). Nel 2003 viene raggiunto dalla interdizione a pubblicare presso editori a diffusione nazionale. Nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Ha curato l’apparato critico del numero speciale 33 di «Poiesis» del 2006 dedicato alle traduzioni di alcuni saggi del poeta russo Osip Mandel’stam e di dieci poesie inedite del poeta russo: Il fornello a petrolio (poesie per bambini). Nel 2006  pubblica La Belligeranza del Tramonto (LietoColle 2006). Alcuni suoi saggi sulla poesia contemporanea sono apparsi in “Numen” del 2007, quaderno di critica edito dalla rivista di segni contemporanei «Altroverso» di Campobasso. Ha curato le presentazioni critiche dei poeti inseriti nella La poesia degli anni Novanta. Antologia (Roma, Scettro del Re, 2002) ed è presente con alcune composizioni nella Antologia della poesia erotica contemporanea (Roma, Ati Editore, 2006). Collabora in veste di critico con le riviste di letteratura: «Polimnia», «Hebenon»,  «Altroverso», «Capoverso», nel 2014 fonda la rivista telematica lombradelleparole.wordpress.com – Sue poesie sono state tradotte in spagnolo, inglese e bulgaro. In quest’ultima lingua è stata pubblicata nel 2007 la traduzione de La Belligeranza del Tramonto. Ha curato le Antologie di poesia Poeti del Sud EdiLet, 2014) e Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Progetto Cultura, Roma, 2016).

Nel 2007 è apparso il saggio Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia  in Atti del Convegno È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo per le edizioni Passigli di Firenze. Nel 2010 esce La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980 – 2010) l’editore Edilet di Roma; nel 2011 per il medesimo editore esce Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana (1945 2010). Nel 2013 esce il saggio Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea Società Editrice Fiorentina, Firenze, e la raccolta di poesia Blumenbilder (Natura morta con fiori) per Passigli, Firenze. Nel 2016 pubblica con Progetto Cultura la Antologia di poesia contemporanea Come è finita la guerra di Troia non ricordo e il romanzo 248 giorni con Achille e la Tartaruga

anna ventura

anna ventura

Commento di Anna Ventura

Non è facile entrare nell’immaginario di Giorgio Linguaglossa; e, se ci si riesce, bisogna avere l’umiltà di ammettere che, forse, qualcosa è stato tralasciato, dietro le quinte molteplici di un palcoscenico dove compaiono fantasia e ragione, un’ispirazione ora opulenta, bizantina, ora algida e segreta, forse irraggiungibile. Questo anche perché, dietro la spinta artistica, si indovina una cultura complessa, dove convergono suggerimenti orientali e istanze che muovono dalla storia e dalla cultura occidentali. La presenza umana è rappresentata da personaggi in cui il valore simbolico travalica il concreto, per cui la realtà cede il passo, talvolta, a un’invenzione ora cupa e sofferta, ora sfolgorante, sempre sorretta da un sottofondo musicale, denominatore comune di tutta l’opera. Come comune a tutta l’opera è la presenza degli animali, che, forse, meglio degli uomini, rispondono a una ricerca di onestà e di bellezza: lo splendore della tigre,la varietà degli uccelli. Ma, anche, a contrasto, ecco la crudeltà dei mastini, l’oscura minaccia del lupo, la presenza buia del corvo. Il discorso si addentra nei meandri della storia recente, quando gli uomini portavano gli stivali e Marlene incantava i cuori solitari; quando  il massacro era nell’aria, e la gente si apprestava a subirlo; quando la bellezza non sapeva dove trovare un rifugio. Gli scenari che fanno da sfondo hanno anche essi una forte componente allusiva: corridoi bianchi, anditi privi di ringhiera, scale infinite, dove si può pensare a Escher, ma anche a De Chirico e a Piranesi… C’è poi un’attenzione al numero, che rientra, anche essa, nella ricerca di esattezza, ordine, equilibrio, che connota tutta la raccolta: sette corvi, tre squali, una tigre,un cormorano nero, un merlo. E ci sono anche frotte di lupi al guinzaglio, i pipistrelli col muso ad uncino, gli uccelli storpi che prendono un volo sghembo; le blatte che si accalcano sotto la porta, i mastini pronti a scatenarsi: queste (ed altre) sono le bestie dell’incubo, che, come gli angeli gobbi, gravano su un orizzonte di oscura minaccia; minaccia mitigata, tuttavia, da squarci di luce, da presenze affettuose: la madre “ammalata di stelle”, la bellezza di Enceladon, il profumo dei gelsomini, i pesci d’argento che nuotano contro corrente. Anche gli oggetti hanno valenze allusive: la sedia rossa, il violino,l’occhio di vetro, il cappello rosso, il frack nero, la lanterna rossa, il quaderno nero; si noti come anche il colore abbia connotazioni ricorrenti:il bianco, il rosso, il nero: colori indelebili, tracciati con mano ferma. Come con mano ferma è tracciato tutto l’universo di Giorgio Linguaglossa,  Arbiter  nella grassa cena di Trimalcione che ancora stiamo consumando.

giuseppina di leo

giuseppina di leo

Commento di Giuseppina Di Leo

Solitaria è la nostalgia, è stato il commento scritto a caldo a conclusione della lettura di questa poesia di Giorgio Linguaglossa, e mi sono chiesta ‘perché?’, o per dire meglio: per quali ragioni la poesia mi ha procurato un pensiero simile? Si entra in uno o più spazi immaginari attraverso rimandi contigui tra interno ed esterno, le ordinate sono indipendenti dalle ascisse, i riferimenti temporali sono aboliti, come pure i punti cardinali, e se una stella indica il cielo è per ricordare che l’uomo viaggia lontano dal tempo, suo e della storia.

«Mia amata, il mio posto è qui».

La scrittura è il luogo. Meglio: il luogo è la poesia. Nell’hic et nunc tutto il tempo somma l’insieme degli infiniti presenti. Il verso racchiude una sua compiutezza che non rimanda ad un ‘a capo’, al verso successivo; anzi, sembra quasi che, coscientemente, si isoli. Manca la ricercatezza di parole chiave che conducano a un senso, perché ogni parola è nel senso: essa, esprimendosi, ricerca sé stessa.
Herr Cogito, è una figura emblematica: è la voce vera del nostro tempo in quanto include in sé tutto quello che il nostro tempo rappresenta, passato e presente.
Ma il signor Cogito può esprimere il tempo nel suo presente.
Come in tanti addii, i flash-back lo racchiudono.
Geniale.

"The Knight, the death and the devil", B 98. Engraving by Albrecht Dürer. Musée des Beaux-Art de la Ville de Paris.

“The Knight, the death and the devil”, B 98. Engraving by Albrecht Dürer. Musée des Beaux-Art de la Ville de Paris.

Giorgio Linguaglossa

La felicità è scritta su un’elica doppia e sulle foglie degli alberi

Dürer ha finito l’incisione: “Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo”.
Il cavaliere galoppa verso il limite del quadro.
Il diavolo gli sussurra qualcosa di sconveniente all’orecchio.
La morte, invece, sub specie di un caprone cornuto,
in un angolo, aspetta il suo turno, ma il cavaliere galoppa verso il futuro,
manifesta disprezzo e alterigia. Ha il volto corrucciato.
Il cavaliere non sa che tutto comunica con il tutto.
Che c’è un prisma, un Aleph da qualche parte.
Che la felicità è scritta su un’elica doppia e sulle foglie degli alberi
e viaggia sulle ali di una farfalla.

[…]
Intanto si alzano in volo gli aeroplani carichi di bombe.
Enceladon tira fuori dalla borsetta lo specchietto,
si passa il rossetto sulle labbra, il fard sul bellissimo volto ovale.
Il Signor Cogito si affaccia al finestrino del treno blindato.
Parla della bellezza di Enceladon.
Distesa di abeti su un cielo lurido.
Il re delle blatte esce da una botola del pavimento del treno.
«Le parole non servono per comunicare»
ammette Cogito. Dice: «Mi limito a rispondere alle Sue domande».
«Ogni Sua parola può essere rivolta contro di lei»,
replica il Signor K.
[…]

Gli eserciti sono in marcia. L’armata bianca,
l’armata verde e l’armata nera.
Il cavaliere galoppa verso il futuro. Ha il volto corrucciato.
Città raggiale. Una folla irreale, o forse troppo reale
si precipita fuori dalle stazioni della Metro. L’allarme delle sirene.
Il Signore in frac rientra nella botola.
Ha smesso di cercare il musicista
che è morto disperato.
Salieri odia Mozart, lo ha avvelenato. Prende l’aereo per Vienna,
si è innamorato di una hostess dell’Alitalia, ogni mese
le versa un bonifico mentre Vivaldi
ha abbandonato a Venezia la sua sgualdrina,
non scrive più musica per i soprani maschi
non scrive musica affatto per la Primavera o l’Inverno
adesso fa il maggiordomo a Milano
presso i duchi Aldobrandi, tiene i conti in ordine
ed è felice così.
Il violinista dorme, sogna che è sveglio
e suona ancora il violino, Marlene in décolleté
accoglie in salotto gli ufficiali della Wermacht.
Il pittore, di spalle, dipinge ancora il profilo
di Simonetta Vespucci.

La giostra

La giostra

.

Una ridicola orchestrina a piazza Winckelmann

Roma. Piazza Winckelmann. Aiuole di ghiaia.
Giardinetti, panchine di legno verniciate in verde.
La Lubjanca ha allestito una ridicola orchestrina,
ordina di suonare “Il gatto con gli stivali”.
E l’orchestrina strimpella un’aria allegra.
I bambini ridono, anche gli adulti si divertono
e si scambiano commenti.
Una giostra con i cavallucci di legno dipinto
ruota lentamente. Singhiozza un’ocarina.
Tintinnano campanellini e carillon,
c’è il sultano Salhaheddin con la scimitarra sguainata,
le macchinine a pedali…
Una signora col parapioggia si ripara dal sole.
Il suo bambino ride sul cavallo a dondolo.
[…]

Orlando si è innamorato di Beatrice,
torna indietro, prende posto nella Divina Commedia,
«ma è il posto sbagliato – dice – non è qui che volevo entrare».
Per giunta, Beatrice si è innamorata di Orlando
e cavalca con lui sull’Ippogrifo verso la luna.
Ariosto e Dante si scambiano di posto,
Ariosto si prende la Divina Commedia e Dante l’Orlando furioso.
Sono entrambi scontenti: l’Ippogrifo è un cavallo a dondolo dipinto
e l’Inferno è una foresta incantata.

[…]
Il Signor K. siede sulla sedia rossa.
Sorseggia un Campari.
«Veda, Signor Cogito, in fin dei conti,
il montanaro, sì, quello del Cremlino,
non era poi male, e che dire di Hitler?,
veda, lei ha tentato ma ha sbagliato i conti.
Il mio capolavoro? È stato quello di metterli
l’uno contro l’altro. Avrebbero potuto
spartirsi l’Europa, e invece no. Sa, a volte
mi annoio, e mi diverto a rimescolare le carte,
il re di denari con il cavaliere di spade…
Achamoth?, oh, lui è un imbecille, vorrebbe
il Tutto regolato come un orologio di Spinoza:
di qua il bene di là il male; che vuole è un razionalista,
un illuminista, forse, un illuso. Per fortuna
ci siamo noi Cogito, io e lei, dico…».

(inediti, da Risposta del Signor Cogito)

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31 commenti

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31 risposte a “DUE POESIE INEDITE di Giorgio Linguaglossa “La felicità è scritta su un’elica doppia e sulle foglie degli alberi” “Una ridicola orchestrina a piazza Winckelmann” da “Risposta del Signor Cogito” con due commenti di Anna Ventura e Giuseppina Di Leo

  1. chiara moimas

    “Le parole non servono per comunicare” ammette Cogito. Che stia accadendo questo? Che si debba ammettere che oramai si va verso il futuro con il viso corrucciato? La bellezza si vanifica nella follia che stiamo vivendo. Versi da brivido che fortunatamente comunicano, esplicitano lo spaesamento che ci sta avvolgendo. Invitano alla meditazione ed è necessario che si mediti.

  2. La poesia di Giorgio Linguaglossa , così diversa da quella insignificante, banale dei vari minimalisti che imperano nel panorama italiano contemporaneo, oltrepassa i confini nazionali per trovare spazio nella cultur a europea anche del passato. Il tono ironico in realtà affronta il tema del bene e del mare. I suoi angeli, i demoni hanno attraversato la Storia con i treni della morte del novecento. La sua poesia è ricca, densa di contrasti, è metafisica e allegorica. Fa attendere le prossime pubblicazioni.
    Lidia Are Caverni

  3. Valerio Gaio Pedini

    Giorgio, Giorgio, il re delle blatte mi suona familiare 😄

  4. caro Valerio,

    avevo trovato in una delle tue recenti poesie la stessa immagine, una concordanza davvero singolare, ma la mia poesia è vecchia di un anno e ci sono nella raccolta inedita anche altre espressioni similari tipo: “Re delle ombre”, “Re della pioggia”…

    Piazza Winckelmann è una piazza di Roma, quartiere Bologna, vicino via Lanciani, quando ero bambino ci andavo spesso a giocare a pallone, e lì c’era una piccola giostra con i cavallucci a dondolo etc. con le mamme che guardavano i loro bambini in sella ai cavalli a dondolo. Il Signor K. è un angelo, una personificazione dell’alterità, che ritorna spessissimo in tutta la raccolta, lui è l’angelo della discordia che mette zizzania tra gli uomini… e Achamoth invece è l’angelo della Storia, lui sopra intende le vicende storiche e decide chi vince e li separa dai morti…

    Tutti gli altri personaggi sono realmente esistiti o inventati, ma questo non è importante, credo. L’«io» della poesia si è dissolto in mille rivoli e rivive negli altri personaggi… credo che questo sia evidente… Poi ci sono personaggi che escono dai quadri e prendono vita propria… ma anche qui non c’è nulla di bizzarro… quando ero bambino temevo veramente che i personaggi dipinti nei quadri potessero uscire dai quadri e mescolarsi a noi viventi…

  5. nazariopardini

    L’azione è fissata qui ed ora, ed il passato, il presente e il futuro si condensano in una visione che fa del particolare un tassello di un’universalità hors du temps in cui siamo incasellati; un’azione senza tempo, dove il mélange fra realtà e cultura, fra piccoli fatti e grandi questioni, si dipana oggi e sempre. Il poeta fa di tutto per arrestare l’attimo fuggente e con stratagemmi di generosa vis creativa si rende attore, non volendo, attore primo di un film in bianco e nero dove:

    Una signora col parapioggia si ripara dal sole.
    Il suo bambino ride sul cavallo a dondolo.
    Orlando si è innamorato di Beatrice,
    torna indietro, prende posto nella Divina Commedia,
    «ma è il posto sbagliato – dice – non è qui che volevo entrare».
    Per giunta, Beatrice si è innamorata di Orlando
    e cavalca con lui sull’Ippogrifo verso la luna.
    Ariosto e Dante si scambiano di posto,
    Ariosto si prende la Divina Commedia e Dante l’Orlando furioso.
    Sono entrambi scontenti: l’Ippogrifo è un cavallo a dondolo dipinto
    e l’Inferno è una foresta incantata…,

    dove il poeta con il suo infinito bagaglio di conoscenze si permette di cambiare le carte in tavola, estrapolando personaggi dallo stretto circuito in cui sono delimitati, per renderli veramente durevoli, presenti ovunque, oltre ogni siepe e non più limitati dallo spazio ristretto di un soggiorno o da una vicenda di giorni o di anni. Perché è Linguaglossa che lo vuole; è lui che sottomette alla sua poetica o alla sua filosofia innovativa il distendersi dei fatti. La vicenda del poeta va oltre la categoria dell’esistere, oltre quel fugit irreparabile tempus che tanto tormenta ed inquieta la gran parte dei poeti contemporanei, rendendoli contagiati da uno spleen, che non di rado si fa buon alimento di un poièin, ma spesso lamento stucchevole ob mortem. Sì, c’è la vita reale, spicciola, con i suoi piccoli accidents, ma ci sono anche i grandi simboli di una letteratura tradizionalmente storicizzata, che si mischiano in una attualità gorgogliante e promiscua, perché lo vuole il canto al di fuori e al di dentro del tempo. Un “Poema” che contiene l’esistere con le sue contrapposizioni, e con la simbiotica fusione del polemos tra gli opposti: il bene e il male, Caino e Abele, la cattiveria e la bontà, la voracità e la dolcezza. D’altronde è proprio l’esistere che richiede le due facce della medaglia per farsi vero; privo delle infrastrutture del sogno o della rievocazione che secondo il poeta intralciano il percorso di una rappresentazione diretta del mondo; del mondo così come è. Ma, Linguaglossa, magari contro le sue intenzioni, evidenzia tutto il suo modo di pensare e di credere. Perché in questi versi plurimi, in questi versi espansi che non sentono per niente la necessità dell’andare a capo, c’è tutta la musicalità lirica, direi sabiana (spero che il poeta non mi prenda per pazzo) di un artista che, con ogni sforzo, vorrebbe apparire anti. C’è tutto un sentimento che riguarda il rapporto con se stesso, con l’altro di sé, fra la vicenda terrena e la precarietà dell’essere. Dacché la sinfonia è nella parola che cerca ogni soluzione in se stessa. Dacché in questo abbrivo de abolizione temporis, leggo lo stato di un malessere per una vita che non c’è. Per qualcosa che il poeta vorrebbe esistesse, e non passasse. Per questo gioca con i giorni e con gli anni; con gli eroi e gli antieroi, con le Beatrici e gli Orlandi, frugandoli e fregandoli. E lo fa con un verbo, che, con nessi iperbolici di generosa resa poetica, arriva con visività e vitalità.

    Nazario Pardini

  6. almerighi

    La scrittura, secondo me non è il Luogo della poesia, la scrittura ne è il mezzo, così come una buona lettura. Questa scrittura è notevole, curvilinea, giunonica, ricca ed è bellissimo leggerla e rileggerla. Tanto per fare un esempio, l’incipit dell’Orchestrina è un bellissimo script cinematografico,dice veramente tutto minuziosamente.

  7. Ivan Pozzoni

    Notevolissima la capacità di Giorgio di mischiare i tempi: tempi antichi e tempi moderni; tempi letterari e tempi storici. La poesia di Giorgio Linguaglossa smarrisce i tempi, inganna il tempo, crea un corto-circuito temporale, un buco nero artistico in grado di risucchiare ogni spezzone di racconto.

    «Le parole non servono per comunicare»
    ammette Cogito. Dice: «Mi limito a rispondere alle Sue domande».
    «Ogni Sua parola può essere rivolta contro di lei»,
    replica il Signor K.

    Questo scambio è musicalità, ritmo, senza musica, senza rima. Le rime ci sono, e non si vedono.

    Dice benissimo Giuseppina Di Leo: “Si entra in uno o più spazi immaginari attraverso rimandi contigui tra interno ed esterno, le ordinate sono indipendenti dalle ascisse, i riferimenti temporali sono aboliti, come pure i punti cardinali […]”.

    Un solido dominio della storia (ad eccezione di Siface e della IX Legio Hispana) arricchisce i versi di Linguaglossa. Perdoniamo il riferimento quasi-guareschiano all'”ocarina” col singhiozzo.

    Il serbatoio creativo di Giorgio è come il sacchetto dei numeri della tombola: ogni estrazione di un nuovo verso, rimescola le carte, cambia storia, tempo, musica.

    Invidia, moderata, sana, virile, amichevole. Speriamo di vedere Linguaglossa in Einaudi, insieme a Magrelli.

    • Maria Grazia Ferraris

      Una piazza Winckelmann metafisica eppur così romana, dove lo squallore dell’aiola di ghiaia e l’ovvietà quotidiana di panchine di legno, con orchestrina e giostra convivono in una apparenza lieta e nel contempo raggelante.
      Il gatto con gli stivali è suonato per ordine della Lubjanca, forse nella versione primitiva antica di Johann Ludwig Tieck, da un’orchestrina ridicola che nasconde l’orrore raggelante attraverso la comicità, o l’ironia. Nondimeno ci si può perfino divertire. La giostra ruota lentamente, l’ocarina singhiozza, il sultano Salhaheddin, con la scimitarra sguainata, è solo un’immagine di carillon….La nostalgia ha un sapore acido e solitario. Un film in bianco e nero.
      La giostra continua a girare e tutto si trasforma, cambia di posto: Beatrice sbaglia il suo posto, si innamora senza speranza di Orlando, l’Ippogrifo è solo un innocuo cavallo a dondolo, l’Inferno una foresta incantata come quella di Ariosto…lo spazio è solo immaginazione nel tempo inventato che è sempre e solo eternamente presente, dove l’io si dissolve.
      Come nei migliori film di Bergam il signor K lavora contro l’umanità nella noia ripetitiva del male, il signor Cogito non sa uscire dal suo presente immobile senza interpretazione e senza futuro. Sopra di loro Achamoth, un imbecille!, ‘sapienza inferiore’ generata da Sophia, vorrebbe dare razionalità alla storia: un illuso.
      Mondo colto, complesso e senza speranza quello di Linguaglossa, dove come in un ben problematico film le immagini si dissolvono ironicamente dopo che gli attori ci hanno mostrato le chiavi, ma senza concludere né darci la possibilità di appropiarcene. E intanto la giostra ridicola continua a girare in Piazza Winckelmann, una piazza di Roma….

    • Giuseppina Di Leo

      Dici bene Ivan, gli scenari proposti qui da Giorgio sono tanti, se non addirittura infiniti. Si parte dall’abbozzo e, come per incanto, tutto prende forma e diventa spazio, colore e musica. Che meraviglia!

  8. La frantumazione e il dissolvimento dell’Io, lo stravolgimento della Realtà fino al Caos, la fissità ma al tempo stesso lo sconvolgimento e persino la fusione del Tempo e dello Spazio possono essere espressi in modi totalmente diversi secondo la “Weltanschauung” e lo stile del poeta.
    Giorgio Linguaglossa, nelle due composizioni proposte, unisce con maestria molteplici elementi della sua vasta cultura (personaggi reali, mitologici, letterari o immaginari, pittori, musicisti, poeti, opere, celebri personaggi storici o dello spettacolo, caratteri, scenari, azioni, oggetti, situazioni) ponendoli in un caos che per assurdo assume l’aspetto di realtà ordinata e ben composta, vista e raffigurata da un Io che non compare in scena, ma esiste realmente come l’artista che, reggendo i fili delle marionette, le fa muovere e gesticolare a suo piacimento, ma rimane invisibile.
    L’Io esiste a tal punto che quella giostrina nella piazza (una piazza reale), su cui i bimbi, contemplati dalle mamme, si divertono e sorridono su “cavallucci di legno dipinto”, pare emersa dalla memoria del poeta, forse salito anche lui su uno di quei cavallucci a dondolo in anni lontani.
    La suggestione “gotica” di qualche dipinto, affresco o incisione trasmette ai versi un carattere talora lugubre, spaventoso, altre volte grottesco e senza dubbio assurdo, com’è la realtà vista dagli occhi di un poeta “unico”.

    Giorgina Busca Gernetti

  9. Giuseppe Panetta

    Ho già scritto in precedenza un commento alla poesia di Linguaglossa in un altro blog. Riassumo quanto detto allora.
    Architettura complessa con rimandi continui a diversi piani, contigui, intersecati, distonici, stridenti, surreali, assurdi, mescolati con grande sapienza in continui flashback, in micro settings che si illuminano di volta in volta strappando il velo della concretezza Storica e rimescolandola, la Storia, nelle diverse stanze (versi e gruppi di versi). Stanze cabalistiche. Tecnica nuova ed inedita. Profondità di pensiero. «Le parole non servono per comunicare» ; «tutto comunica con il tutto.» «Per fortuna ci siamo noi Cogito…»
    Gutentag Herr Linguaglossa.

  10. scamon@alice.it

    Inutile dire che le poesie sono ultra belle e che anche il dibattito (anche se solo 10 commenti mi hanno un po’ stupita…) è stato interessante. Mi avevi detto che avevi inserito un post della Canciani: ma dove sta? Ieri è quasi morto il pc, per fortuna avevo appena salvato tutte le mie cose…

  11. antonio sagredo

    ultra belle??? Che termini “critici” sono questi?
    Ancora, [dopo che il secolo trascorso è stato quello di geniali critici – tra l’altro amici dei Poeti – a cominciare dai formalisti russi, dal “new criticism”,
    dalla Scuola di Ginevra, dal Circolo linguistico di Praga, ecc.] devo sentire, veder scritto simili fandonie!
    Questo non è troppo! : è l’inizio di una “miseria critica”!
    ——-
    è ovvio che qui il poeta Linguaglossa non alligna!

    • Valerio Gaio Pedini

      antonio, qui si dà un parere: non tutti sono critici, e non tutti hanno la capacità analitica. Quindi se vogliono dire ultrabelle dicano ultrabelle, senza che tu debba necessariamente sempre polemizzare.

  12. caro Antonio Sagredo,

    non c’è bisogno che i commenti contengano necessariamente raffinate esposizioni critiche, quello dei commenti è uno spazio riservato a tutte le persone che vogliono semplicemente testimoniare un loro pensiero sui testi.

  13. ricevo alla mia email e trascrivo il commento della poetessa Anna Ventura:

    Le due poesie di Giorgio Linguaglossa, che possiamo leggere in “L’ombra delle parole”del 4 ottobre 20014 , meritano un commento sereno, scevro dal quell’alone di polemica che accompagna spesso osservazioni critiche suggerite non dal testo in esame, ma da un clima intollerante che riguarda più l’autore che l’opera, i quali, invece (autore ed opera) andrebbero considerati nell’astrazione dell’arte, che dovrebbe restare tale (l’astrazione), a beneficio dei lettori,ignari (anche se, talvolta curiosi)di sotterranei livori. Et de hoc satis. Le poesie di Linguaglossa (inedite) compaiono nell’Ombra del 4 ottobre 2014, con i titoli”La felicità è scritta su un’elica doppia e sulle foglie degli alberi” e”Una ridicola orchestrina a piazza Winckelmann”.Chi leggesse per la prima volta i testi di Linguaglossa potrebbe incontrare qualche difficoltà: non nel lessico, chiarissimo e lineare ,ma nelle metafore,talvolta ardue per il rimando ad una cultura troppo vasta e complessa per essere compresa da tutti. Il primo testo(“La felicità è scritta….”)inizia con un’immagine tratta dal mondo dell’arte: “Il Cavaliere,la Morte e il Diavolo” di Durer, e si chiude con l’allusione al famoso ritratto di Simonetta Vespucci, opera di Botticelli.
    Mentre, sul versante della musica, si accenna a Mozart, a Salieri e a Vivaldi. Né mancano riferimenti letterari, come l’accenno alla Divina Commedia e all’Orlando furioso. Ma il cuore del testo va cercato altrove: nel treno blindato che porta il Signor Cogito verso una meta sconosciuta, negli aerei carichi di bombe che si alzano in volo,nel re delle blatte che esce dalla sua botola,pronto ad invadere il mondo. Qui, l’incubo si fa concreto, la minaccia potrebbe diventare realtà. Tuttavia,lo scenario scuro su cui si disegnano cose e persone lascia il posto, talvolta, a immagini di tenera realtà, che accennano al sorriso:il volto ovale di Enceladon che “tira fuori dalla borsetta lo specchietto, si passa il rossetto sulle labbra,il fard sul bellissimo volto ovale”; poco dopo,” una signora col parapioggia si ripara dal sole”, mentre “Il suo bambino ride sul cavallo a dondolo”.Non tutto è buio, non tutto è straniamento e minaccia,;talvolta perfino la legge della metamorfosi,la più crudele inventata dalla natura, ha i suoi aspetti allegri:”Beatrice si è innamorata di Orlando /e cavalca con lui sull’ippogrifo verso la luna”.
    Angelica ,invece, si tiene il suo “povero fante”, ed è contenta anche lei.

    ANNA VENTURA

    • Ambra Simeone

      In “La felicità è scritta su un’elica doppia e sulle foglie degli alberi” la felicità sembra un qualcosa di troppo articolato per essere raggiungibile, di troppo aleatorio e svincolato dalla realtà per essere tangibile e godibile, persino la Cultura rimane svuotata di senso e di piacere nel mondo reale dell’Alitalia, dei bonifici, delle stazioni metro; essa è come l’io poetico si perde felicemente nella poesia, l’unico non-luogo e non-tempo in cui trova abbastanza spazio per esprimersi!

  14. Trascrivo una famosa dichiarazione di Dylan Thomas sulla propria poesia che forse può aiutare a capire il procedimento della mia poesia:

    «Spesso lascio che un’immagine “si produca” in me emozionalmente, e quindi applico ad essa quanto posseggo di forza critica e intellettuale – lascio che questa immagine contraddica la prima, già sorta, e che una terza immagine generi dalle altre due insieme una quarta immagine contraddittoria, e lascio quindi che tutte restino in conflitto entro i limiti formali da me imposti… Dall’inevitabile conflitto delle immagini – inevitabile perché appartenente alla natura creativa, ricreativa distruttrice e contraddittoria del centro motivante, cioè del centro della lotta – cerco di pervenire a quella pace momentanea che è una poesia».

    La mia procedura, invece, differisce da quella di Thomas perché le mie immagini sono legate l’una all’altra da un rapporto di “inerenza” oggettiva (alla materia e al soggetto), vale a dire che ogni immagine può essere agevolmente compresa man mano che la lettura delle poesie va avanti, nel senso che i personaggi vari che popolano le mie poesie (e le immagini che ne conseguono) ritornano più e più volte in poesie differenti e susseguenti con un effetto ottico di strabismo, e mentale di labirintite. I personaggi e le immagini che sembrano fisse nel tempo e nello spazio, in questo modo prendono vita e si muovono (sia nel tempo e nello spazio che fuori del tempo e dello spazio). Si verifica così un effetto di cinetismo (interno), un effetto ondulatorio e sussultorio che pone le immagini in attrito con altre immagini e con i personaggi che man mano intervengono nel corso dello sviluppo delle composizioni.

    Paradossalmente, avviene così che tanto più una immagine viene fissata in modo statico, quanto più il loro accostamento produce un movimento complessivo di esse…

    Questo andava detto, perché ogni tipo di poesia ha una propria peculiare procedura tecnologica di composizione. Di qui la de-letteralizzazione del dettato poetico.

    Come acutamente scrive Anna Ventura:

    «Ma il cuore del testo va cercato altrove: nel treno blindato che porta il Signor Cogito verso una meta sconosciuta, negli aerei carichi di bombe che si alzano in volo,nel re delle blatte che esce dalla sua botola,pronto ad invadere il mondo. Qui, l’incubo si fa concreto, la minaccia potrebbe diventare realtà».

    Per chi ha letto l’intera raccolta nella sua versione ultima apparirà chiaro che i personaggi centrali sono il Signor Cogito (il filosofo poeta che non può mutare la propria posizione critica rispetto al mondo) e il Signor K. (il dèmone inviato sulla terra da chissà dove per introdurre la discordia e la morte).

  15. marcello mariani

    Secondo me Sagredo non polemizza affatto! Lo conosco da 50 anni ed è una persona che non ha mai provocato nessuno, tanto meno ha predisposizione per la polemica. Certo, c’è polemica critica e polemica
    banale (“miseria critica”); in questo caso era soltanto una precisazione, anche dovuta. Lui mi ha riferito che non comprende che cosa significa “semplicemente testimoniare un… pensiero”!

    • gentile Marcello Mariani,

      le faccio presente che la email in questione è stata inserita per errore tra i Commenti, infatti, come si evince dalla lettura, la De Bartolomeo faceva una confidenza privata all’autore credendo di inserirla nella sua email, e invece l’ha inserita tra i commenti.
      Non mi sembra il caso di fare della vicenda un affare di stato. E nessuna polemica. Cmq mi ripeto, si possono inserire nei Commenti anche semplici attestazioni di stima, non è vietato da alcuna legge o regolamento.

  16. marcello mariani

    Signor Linguaglossa, non era il caso nemmeno di reagire:comunque ciò che ha pubblicato di suo è un insieme di quadretti mitteleuropei deliziosamente grotteschi, da pregustare bellamente se si conosce un po’ di cultura, appunto mitteleuropea, altrimenti è meglio non fare commenti, anche semplici. Poi non ho avuto intenzione alcuna di far polemica… e poi su che cosa? Più che versi sono, ripeto, inquadrature riprese, come una volta, a manovella, dove sono riprese alcune scene note, come pittoriche, storico-letterarie, geografiche… e poi personaggi vari anch’essi noti… e poi ancora tutto è svolto come in una giostra, dove uno spettatore fermo annota nel suo taccuino i vari passaggi… ben assortiti e confezionati.
    La ringrazio dell’attenzione
    M. M.

    • gentile Marcello Mariani,
      poiché questo è un blog libero, siamo interessati a conoscere nel dettaglio le sue argomentazioni critiche e il suo pensiero in ordine alle mie due poesie. I lettori del blog avrebbero senz’altro da imparare dalle cognizioni di un uomo della sua cultura.
      Grazie.

  17. Ivan Pozzoni

    Carissimo Marcelo y Marianos, essendo io ignorantissimo – come ben sa- saprebbe indicarmi una per una le strofe o le immagini o le metafore di “provenienza mitteleuropea” della versificazione del Linguaglossa? Cordialità

  18. marcello mariani

    Se li vada a cercare Lei: è facile!
    Quanto a “ignorantissimo” non credo che lo sia affatto: forse lei soffre di una forma autodistruzione (è un Suo problema), o meglio di narcisismo negativo, o meglio ancora: è lo specchio che lo rifiuta! (non il contrario, per carità!) – O meglio, e meglio ancora di autoflagellazione, di un autodenigrarsi che fa male alla Sua conoscenza delle cose, insomma di un autolesionismo che non mi convince affatto! Le consiglio di cambiare strada, (sempre che il Suo cerebro è in grado di farlo)… meglio: spero che un sentiero scelga Lei per tradurlo a una chiarificazione con se stesso!
    M. M.
    nb. > Lei si allontana dalla “critica” per offendere comunque; invece nei Suoi riguardi non ho nulla di ostile, per favore cambi il tono delle Sue risposte (almeno nei miei riguardi! Spero che Lei arrivi alla età di 88 anni
    e abbia così il tempo di rielaborarsi).

    • “Salieri odia Mozart, lo ha avvelenato. Prende l’aereo per Vienna,
      si è innamorato di una hostess dell’Alitalia, ogni mese
      le versa un bonifico mentre Vivaldi
      ha abbandonato a Venezia la sua sgualdrina,
      non scrive più musica per i soprani maschi
      non scrive musica affatto per la Primavera o l’Inverno…”

      Premetto che considero Giorgio Linguaglossa una persona dalla vasta cultura, non aggrappato ad un “hortus conclusus” nazionale.
      Ho trascritto solo un passo della sua prima poesia a mo’ d’esempio.
      Una persona mediamente colta non ignora la vicenda di Salieri e Mozart, la presenza immancabile della città di Vienna e, aggiungo io, il celebre stupendo “Requiem” commissionato a Mozart da uno sconosciuto fin troppo conosciuto e… invidioso, forse munito di veleno (Salieri?).
      Chi non conosce Vivaldi e le sue “Quattro stagioni”, deturpate come colonna sonora di molte pubblicità?
      Chi non conosce le incisioni di Dürer , in particolare quella citata all’inizio della poesia, forse causa di incubi presenti nella composizione in esame?
      Affermo questo non per sminuire il valore culturale di Giorgio ma, al contrario, per testimoniare che la lettura delle sue poesie è agevole perché, con un montaggio sapientemente cinematografico, il poeta conduce il lettore tra personaggi a lui notissimi, travolti in una giostra impazzita che scambia i ruoli e rende ancora più relativo il Tempo.

      Giorgina Busca Gernetti

      • Ivan Pozzoni

        Carissima Giorgina, hai centrato il bersaglio: l’invidia è causa di tutto. Poi tutti voi mi spiegherete come mai dobbiamo continuare a discutere con Mariani, che è un fake, che non ha 88 anni, che non esiste (il vero artista Marcello Mariani ha 76 anni, è nato a L’Aquila, e, se, casualmente, capitasse sul blog, avrebbe tutto il diritto di chiedere una inchiesta alla Polizia Postale, in merito all’uso improprio del suo nome). Almeno Carracci morì nel 1609! Giorgina: spiegamelo tu, almeno tu, che non mi sei ostile… Perché io, davvero, non capisco. Per tutelare giuridicamente la direzione, ci siamo impegnati tutti a non comparire mai con nomi falsi, o no? 🙂 Il mio cerebro è troppo limitato, non riesco a capacitarmi. Boh.

        • Carissimo Ivan,
          io sono sempre comparsa sulla copertina dei miei libri, nelle targhette sulle coppe dei famigerati premi (talvolta targhe, medaglie d’oro, dipinti, trofei e diplomi in pergamena), nei programmi degli eventi e in tutti i blogs con il mio nome completo, cioè nome di battesimo + cognome della mia famiglia d’origine + cognome di mio marito.
          Solo nel mio primo blog, non più esistente perché la piattaforma Splinder è stata dismessa, era d’obbligo un “nick-name” che era Florinetta, cui però corrispondeva nel profilo il mio nome completo.
          Io “spero, promitto e iuro, con l’infinito futuro” che non userò mai falsi nomi per offendere persone sgradite o commentare poesie che non mi piacciono in modo ipocrita e da “falsario nella persona”.
          Sono troppo sincera per agire come i vari Sparapizza e simili, peraltro tutti accomunati da un errore nella costruzione di un complemento che qui non rivelo perché è il mio “asso nella manica” (non so giocare a carte!).
          E’ una stranissima coincidenza che i “falsari” e quello che si firma con il suo nome commettano tutti lo stesso errore, non gravissimo, ma pur sempre errore.
          La tua mente non è limitata. Piuttosto ti stanchi a scervellarti per comprendere ciò che non è comprensibile per le persone limpide e sincere.
          Un caro saluto
          Giorgina

          • Ivan Pozzoni

            Carissima Giorgina: brillante, simpatica, investigatrice, ironica. Attendo, con curiosità, il momento in cui calerai il tuo asso (che credo di avere intuito). un carissimo saluto Ivan

    • Ivan Pozzoni

      Gentilissimo Di Paola, con un minuscolo Gedankenexperiment ho dimostrato a tutti ciò che desideravo dimostrare, e mi basta. Nemmeno io ho niente di ostile nei suoi confronti. Chi doveva comprendere, ha compreso, e sorride 🙂 Cordialissimi saluti.

  19. antonio sagredo

    Da ricordare che Puskin scrisse una opera dal titolo “Mozart e Salieri”, sposando la tesi che fu Salieri ad avvelenare Mozart: quesa scelta rientrava in quel demonismo romantico del superuomo (antesignano di Nietzsche fu Byron – vedi: Manfred), che ritroviamo anche in Lermontov (in la poesia : Il Demone). Studi “recenti” (anni ’80) riferiscono che Salieri non avvelenò affatto Mozart, (anzi lo stimava/amava tanto che più volte cadeva in deliquio, e lo aiutò a più riprese riguardo faccende burocratiche), che invece soffriva di gravissime patologie epatiche e renali. Il celebre film di Forman è basato anche sull’opera di Puskin ( e il cavaliere misterioso che appare a Mozart è anche esso preso da una opera di Puskin dal titolo: Il cavaliere di bronzo). Invito i lettori di questo blog e di altri a leggere il testo del poeta russo.

    • Molte grazie, gentile Antonio Sagredo.

      Già letto Puškin, già letto Lermontov, già visto più volte il film di Milos Forman “Amadeus”. Ascoltata anche la musica di Nikolaj Rimskij-Korsakov per l’opera “Mozart e Salieri” di Puškin.
      Quella dell’avvelenamento, come si sa, è una diceria, una supposizione che affascina ancor oggi come affascinò gli scrittori e il musicista dell’Ottocento. Infatti ho scritto “forse” e ho concluso con (Salieri?).
      Si sa anche della bravura del compositore e didatta veronese Antonio Salieri, musicista di Corte a Vienna.

      Giorgina Busca Gernetti

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