Archivi del giorno: 1 settembre 2014

POESIE SU PERSONAGGI STORICI MITICI O IMMAGINARI – OTTO POESIE di Marisa Ferrario Denna da “Ritratti in controcanto Nomos, Busto Arsizio, 2011 con un Commento di Giorgio Linguaglossa

marisa-ferrario-denna-copMarisa Ferrario Denna vive a Busto Arsizio (Varese), dove è nata nel 1945. Laureata in pedagogia presso l’Università Cattolica di Milano, ha insegnato Filosofia e Pedagogia, nonché, letteratura italiana in un Liceo. Ha pubblicato La vita in un quadro (Forum, 1986); Frammenti da una miopia (1987); Geometriche associazioni in cucina (Scheiwiller, 1988); Imprudenti viaggiatori (1989); Il sole d’inverno (1993); La lettera non spedita (LietoColle, 1995); Mal di luna (Book, 1996); Ritratti in controcanto” (Nomos, Busto Arsizio, 2011)

Commento

C’è una geografia stilistica tipicamente, come si dice oggi, «globalizzata» in questo libro di «Ritratti» di una autrice dallo stile ormai consolidato: Marisa Ferrario Denna. Un libro di poesia che rivela delle capacità non scontate. Vi si ritrova una mappa stilistica di origine narrativa, una sorta di «cartomanzia del visibile» come contrassegno dell’invisibile rivelata da una frase non casuale della Ferrario Denna: «Ogni segno è un indizio».  Molto coinvolgenti sono le poesie appartenenti al genere pitturale dei «ritratti» di personaggi mitici e celebri, nonché di poetesse e pittrici del Novecento, dalla Achmatova alla Plath, dalla Bishop a Cristina Campo, da Sofonisba Anguissola a Artemisia Gentileschi.

Quello che colpisce favorevolmente in questo libro di Marisa Ferrario Denna è la sottigliezza del segno verbale, una sottigliezza che corrisponde a una acutezza dell’intelligenza del cuore e alla capacità di cogliere il senso nascosto della vita e delle opere e i loro enigmi. Una poesia di limpida intelligenza delle cose; ci sono anche gli scarti umorali, soprassalti, tensioni, discordanze dell’io, ma non c’è mai una soluzione univoca, i testi sono sempre strettamente tematizzati e sorvegliati; di fronte ai personaggi del Novecento l’autrice non si pone mai in una posizione memoriale ma in una, diciamo così, di disequilibrio: i fatti sono acutamente registrati e commentati, la Ferrario Denna lavora di cesello, realizza mini ritratti scanditi attraverso un ritmo semplice ma mai semplificato, alla sottigliezza del pensiero corrisponde un’algebra delle emozioni e una sintassi dell’osservazione e, quindi, una forma. L’autrice non ammicca al lettore ma si comporta come se il lettore non esistesse o si nascondesse dietro un diaframma dell’impossibile incontro. È manifesto un senso incombente, un vuoto circolante, una dissonanza delle esperienze significative, come una discordanza con le corrispondenti esperienze stilistiche che non esauriscono la miniera del vissuto ma la traducono su un altro piano della sensibilità: quella dell’espressione verbale.

Questa scrittura di pensiero non è mai lineare ma procede per avvolgimenti, in modo sinusoidale, va al fondo delle cose senza quasi mostrarlo, con discrezione, con leggerezza, con umiltà come di chi sa bene che il grottesco si nasconde a volte nell’immediatezza sensibile, nei minimi scarti del quotidiano.

(Giorgio Linguaglossa)

(da Marisa Ferrario Denna da “Ritratti in controcanto Nomos, Busto Arsizio, 2011, pp. 146 € 14.00)

 

Cristina Campo

Cristina Campo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cristina Campo

Imperdonabile lo sguardo penetrante
acuto dritto, che sa leggere dentro
Quasi impertinente.
Imperdonabile, Cristina, in quel tuo
volto, troppo innocente ancora,
di quella foto datata 1963:
appena l’inizio di una vita
che avresti -negli anni –
col corpo soltanto sfiorata.

Antonia Pozzi

Antonia Pozzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonia Pozzi

Sui tuoi quaderni cancellature,
sostituzioni, correzioni, tagli
e varianti là dove tuo padre vedeva
parole vietate. Da tenere nascoste.
Parole proibite. Da non dire.
Parole di desiderio. Da annientare.

La vita spezzata. Derubata di parole.
La vita – ineluttabile non vita –
di te fanciulla, che avresti voluto
poesia come vita, sacralità di parole
che sulla soglia restavano,
come offerte senza nome
impazienti di scattare verso il sole.

Così si arrese la tua giovinezza
senza scampo, a credere l’età
delle Parole per sempre finita,
perché l’arte non basta – da sola –
per una vita soltanto sognata
né per lenire il dolore
di un’esistenza offesa e negata.

Ipazia dall'omonimo film

Ipazia dall’omonimo film

 

 

 

 

 

 

 

Ipazia

Non so quanto resistere potrò
a tutti questi colpi e questi morsi.
Non so per quanto ancora la mia mente
sopporterà la carne dilaniata.
Io che ho cercato solo la ragione
come la forza dell’umanità,
io che ho tentato nella tolleranza
di conciliare fedi troppo opposte
in questi tempi di cupa ferocia,
che l’odio degli elleni e dei cristiani
dilacera per rabbia di potere,
io sento che già l’anima è lontana.
Volando sopra il cielo della luna,
lascia brandelli la mia carne umana

Tamara De Lempicka

Tamara De Lempicka

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tamara De Lempicka:

Sei morta nel sonno, come volevi,
dopo una vita di lusso. Alla moda.
Tu così bella, così funzionale
a un mondo di foto e di copertine:
Bugatti e marchesi, amanti e maitresses,
alberghi di grido, due matrimoni,
una figlia, Kizette.

Le tue donne nude, carnose e sprezzanti
gridavano un mondo di false paillettes.
Lustrini e diamanti, successo e denaro:
era questo, davvero, che volevi per te?

Suzanne Valadon 1885

Suzanne Valadon 1885

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Suzanne Valadon

Marie Clémentine era il tuo nome.
Ma come modella, tu fosti soltanto
la terrible marie:
Marie capricciosa
Marie chiacchierata
Marie snaturata,
che impara da sola ad usare i pennelli,
Marie che ribelle ha un figlio pittore
e un giovane amante dal corpo perfetto.

A dire del corpo di un uomo la forma,
a dirti ribelle contro ogni norma,
però non poteva bastare Marie:
e come pittrice, dai tratti sicuri,
volesti firmarti per sempre Suzanne.

Artemisia Gentileschi autoritratto

Artemisia Gentileschi autoritratto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Artemisia Gentileschi

Non cercatemi soltanto nei fatti della vita,
ma nelle mie opere: le mie pitture.
Non cercatemi nei canoni avvizziti dell’arte,
perché in quelle scarne righe ho poca parte.
Non fermatevi a indagare nella storia:
è nella forza del colore
nella potenza dell’ombra e della luce
che ho riposto di me memoria.

Cercatemi nei volti delle mie donne di passione.
Nei corpi femminili che hanno subìto.
Nei corpi oltraggiati violentati stuprati.
Trovatemi tra le mani di Giuditta,
tra le sue braccia silenziose,
che hanno preso vigore dalla mia violazione.
Dalla mia umiliazione.

Che nessuno più dica:
è la figlia di Orazio, il pittore,
perché io ho preso tra le mani il dolore.
e l’ho trasformato in colore.
Perché ho conquistato il mio nome.
e il mio nome è Artemisia.
E parlo la lingua dell’arte.

roma donna acconciatura 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cassandra

Di tutte sai che ero la più bella:
delle figlie del re la più temuta.
Il capriccio di un dio m’ha posseduta,
che l’altra fece in me dire e parlare.
Dal suo entusiasmo, dalla sua follia,
sgorgano in me parole non capite,
frasi scandite come falsità.
Eppure, tu lo sai, non so mentire:
non sono l’indovina che t’inganna,
né la pazza, la folle, l’esaltata.
Grido soltanto per sentirmi viva
e in questa pelle che mi fu reclusa,
è il dio che infuria dentro il corpo mio.
Ed io son l’altra. Io non son più io.

Roma statua

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elena

Potesse mai la dèa dagli occhi azzurri
far scendere un oblio ristoratore:
fare di me a me stessa uno straniero,
ignaro del respiro del suo cuore.
Non scorrono stagioni in questa stanza,
se non per neve nera del ricordo.
Se il mio apparire ti potè sembrare
più vero al vero della verità,
non fu che un’ombra vana della mente,
un fantasma, l’immagine del niente.
Sorgo e tramonto; e in questo divenire
vado tracciando il cerchio della vita.
Se mi hai amata nell’inconsistenza,
lascia ch’io viva. Oltre l’apparenza.

 

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