UNDICI POESIE SCELTE di Andrej Andreevič Voznesenskij LA POESIA DEL DISGELO a cura di Donata De Bartolomeo (Parte I)

Kruscev e Kennedy incontro a Vienna, 1961

Kruscev e Kennedy incontro a Vienna, 1961

Andrej Andreevič Voznesenskij, Андрей Андреевич Вознесенский (Mosca, 12 maggio 1933 – Mosca, 1º giugno 2010), è stato un poeta russo. Laureato in architettura, scopre, alla fine degli anni cinquanta, la sua passione per la poesia. Fin dal 1958 si fece interprete, attraverso i suoi versi, del disagio e delle passioni delle giovani generazioni, sia nella ricerca di ideali da vivere, sia nella forma linguistica più appropriata e più moderna nell’esporli. Esordisce nel 1958 con una raccolta di versi, cui seguì, nel 1959, il poemetto Mastera (“Maestri”), ispirato alla leggenda dell’accecamento dei costruttori della chiesa di San Basilio, con il quale si afferma poeta di vigorosa ispirazione e alto magistero formale. Tra le altre raccolte: Parabola (1960); Mozaika (“Mosaico”, 1960); Antimiry (“Antimondi”, 1964); Vzgljad (“Sguardo”, 1972); Proraby ducha (“Capomastri dello spirito”, 1984).
Dal 1958 cominciò, insieme ad Evgenij Evtušenko, a pubblicare poesie che ebbero riconoscimenti anche da Boris Pasternak. Nel 1978 è stato insignito del Premio Lenin. È stato più volte in Italia, in particolare nel fiorentino cui ha anche dedicato una poesia. Memorabile la sua querelle con il leader sovietico Kruscev, ai tempi della Guerra Fredda, quando il politico dovette cedere alle richieste del poeta e al suo desiderio di poter lasciare il paese e viaggiare per il mondo. Le sue mete furono l’Europa, l’Italia la sua preferita, e gli Stati Uniti che, all’epoca più di oggi, erano l’emblema della libertà. Qui entrò in contatto con i personaggi che negli anni Sessanta tracciarono con le loro variegate espressioni, l’immagine artistica dell’America: Allen Ginsberg, Arthur Miller e Marylin Monroe.

testi tratti da Aksioma Mosca, 1990

Kennedy e Kruscev

Kennedy e Kruscev

LITURGIA DEGLI ANNI

“Signore, abbi pietà di me,
Signore, abbi pietà di me,
rendiamo gloria e onore al Signore …”

Volano gli “afgani” nelle bare,
non si guarirà il Karabakh.
E’ davvero una terribile vendetta?

Millennio della Russia.
Millennio dell’anima.
E’ per lei giunto il momento di risorgere.

Abbi pietà del paese, Signore,
del popolo, mandato alla rovina …
Ma da dove sono entrati nell’anima i cantori?
Scisma. Tiranno dagli occhi sporgenti.
La Russia si è bruciata da sola.
C’è una scatola nera nell’anima.

L’anima fugge, pregando.
“Giacobbe, abbi pietà di me …”
“Rendiamo gloria ed onore al despota!”
Fanno esplodere i templi. Fuochi d’artificio.
Liquideranno i testimoni.
C’è una scatoletta nera dell’anima.

C’è in quella scatoletta nera
il gemito del “Cristo salvatore”
uno spirito del volume di mille tonnellate.
E il bambino abbandonato
chiede continuamente, guardando:
“Che cosa c’è in quella scatoletta nera?”

Anima, abbi pietà di me,
accendi le candele dei nomi
perché, indirettamente, siamo tutti i peccatori,
perché ho dimenticato l’anima,
perché fa male, grida a tutta forza.
“Io sono la scatola nera dell’anima”.

I popoli siedono in poltrona,
i popoli guardano nella “scatola”.
Rendiamo gloria a quei pochi che non vivono nella menzogna!

Brucerà il pianeta delle genti.
Vola tra la via Lattea
la scatola nera dell’anima.

(1987)

Kruscev e Kennedy

Kruscev e Kennedy

IL COPRIFUOCO

Al coprifuoco
Spegni il motore della barca.
Come un pericoloso rasoio l’onda si è accesa.
Le pattuglie stanno
ai lati dell’anima.
Aboliteci
Il coprifuoco.

Il negozio è deserto
al coprifuoco.
Solo da Kalasnikov c’è il pienone.
Si automatizza
la coscienza delle masse.
Nella “zigulì” vola
la mitragliatrice “Maksim”.

Si ode dal funerale
Il grido della contadina.
“Con due seni ne ho nutriti due.
Erano bambini
di due razze.
Davo loro il capezzolo,
non una cartuccia”.

La notte è sorda. La scura talpa della storia.
“Cessate il massacro!
Cessate il massacro!”
E il rauco Paolo implora con lei:
“Né elleno, né giudeo …”

Dalle undici alle sei –
Al “Padre nostro”, al namaz
al coprifuoco –
come un biacco il sangue
fruscia in noi, nascondendosi.
Qualsiasi cosa può avvenire.

Dove non dormi adesso,
mio occhio a mandorla?
L’abbronzatura ha diviso in due il ventre.
Chi è il tuo antenato? Uno scita?
Un georgiano? Un abchazo?
Che penetri in te
l’anno del coprifuoco.

Guarderai in te stesso –
È una tale rovina.

Il sangue e l’anima litigano da millenni.
Due folle si sono incontrate
armate vicino al ruscello.
Si è affrettato il paese
centrifugo.
E la contadina in nero grida, come il destino:
“Cessate il massacro!
Cessate il massacro!”

Come bende degli occhi
bandiere di nastri neri.
Perdona, Signore, noi che siamo stati accecati!
La terza Guardia
esige un documento.
Millenni di razze.
Coprifuoco.

Andrej Andreevič Voznesenskij

Andrej Andreevič Voznesenskij

Quando un giorno creperò, le erbe
non tormentare ed i miceli
di quest’ultimo scherzo,
tu che mi comprendi, sorridi.

Quando andrai di notte con gli acquisti –
ero io che ti passavo davanti di corsa
e i lunghi tubi di mercurio
accendevo sui neri fusti.

Riconoscimi attraverso il terreno incolto,
i segni delle mie maniere …
Ma se sarai in città –
allora chiamerò per te l’ascensore.

*

Non immischiarti – dirò – stupida
goffa, non immischiarti!”
Non immischiarti nelle abitudini, nei pensieri,
in tutti gli spifferi delle finestre.

Non immischiarti. Sono nudo e sporco
come Odisseo dinanzi a Nausicaa.
Non immischiarti aldilà del limite del pensiero
e della psiche, non immischiarti!

Quando non sono con te,
almeno là non immischiarti,
tu, futura e passata,
non immischiarti nelle altrui telefonate.

Non comparire come l’odore dell’emozione,
dopo aver aperto la porta nell’oscurità della sala.
Trema aldilà della porta dai gemelli di rame
una striscia del tuo corpo.

Sei impossibile! Alle sette e mezzo
non immischiarti, né alle due né alle sei.
In questa vita sei impossibile –
soltanto per questo ci sei.

Andrej Andreevič Voznesenskij

Andrej Andreevič Voznesenskij

 RISPOSTA AD UN APPUNTO

Tutti scrivono – io smetto.
Di Stalin, di Visotskij, del Bajkal,
di Grebenshikov e Chagall
scrivevo, quando non era permesso.

Non voglio finire “nel calderone”

ROMANZA

Il treno. La strada innevata.
L’anello arroventato
dalla passione femminile bruciò
Il viso di lui fino all’ustione.

Da allora lei sul tavolinetto
mette l’anello sera dopo sera.
L’anellino sussulta appena.
Come se il treno continuasse ad andare.

*

Gridava la ragazza vestita di batista,
si dimenava tra me e te,
viva di una verità che ha sei anni:
“Ma voi siete marito e moglie!”

E tu hai risposto con una sventola:
”Ma quale sua moglie!
Cosa guardi?
Domandaglielo tu stessa!”

E mi guardavano con la convinzione
che scherzava la madre, che tutto non era già così.
Chiedevano di non uccidere i grigi
miei occhi fissi sulle tue guance.

E fu falso tutto ciò che era complicato.
Scivolavano le tue e le mie
lacrime dai cari occhi rabbiosi

e le prime erano già le mie.

Andrej Andreevič Voznesenskij

Andrej Andreevič Voznesenskij

I versi non si scrivono – capitano,
come i sentimenti o il tramonto.
L’anima – una complice cieca.
Non hai scritto – così è capitato.

*

Tu non mi sogni mai.
Vivo di Te nella realtà.
Si sogna tutto il resto.
E sono sogni brutti.

Dormi sul cuscino di cotone.
Ti sei tutta abbronzata, troppo.
Respira, come un passino per il tè,
l’ascella rasata.

Lungofiume Sofiskaja!
Lo scricchiolio della porta del balcone.
La mielosa metafisica
dei tigli che odorano di Te.

Andrej Andreevič Voznesenskij by_Mikhail_Lemkhin

Andrej Andreevič Voznesenskij by_Mikhail_Lemkhin

Sul tuo gomito si è fermata una libellula
e muove le ali –
come fossero miopi occhi della pelle
tranquillamente misurano i vetri.

*

Leggo il cielo con l’animo fattosi più attento.
“Io + Tu” è scritto intorno.
Finito il lavoro, architetti ignoranti
hanno messo nel cielo una croce.

“Sparviero + nuvola” è scritto sull’abitato.
Montagna + città. Lontano + lontano
+ dorata oscurità
+ luminosa tristezza.

Ma verso sera Luna + Sole,
sottolineati dalle linee del grano.
“Io + Tu” sta sull’orizzonte.
“Cielo + io = amore”.

MAI
(su un motivo di V. Smith)

Smetterò di amarti e ti dimenticherò
Quando venerdì sarà mercoledì,
quando le rose cresceranno dappertutto,
azzurre, come uova di tordo.

Quando il topo griderà “chicchirichì”.
Quando la casa si reggerà sul comignolo,
quando il salame mangerà l’uomo
e quando ti sposerò.

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4 commenti

Archiviato in Autori dei Due Mondi, poesia russa

4 risposte a “UNDICI POESIE SCELTE di Andrej Andreevič Voznesenskij LA POESIA DEL DISGELO a cura di Donata De Bartolomeo (Parte I)

  1. con Andrej Voznesenskij abbiamo il più grande poeta dell’epoca del disgelo. E che il disgelo abbia attecchito anche il tradizionale verso russo è un fatto evidente anche ad un lettore che legga nella traduzione italiana i suoi versi. Si nota subito un profumo di libertà stilistica e tematica, una maneggevolezza estrema del verso come se esso fosse composto, come un treno, da molti vagoni appoggiati l’uno accanto all’altro. Adesso, entra nella poesia russa anche il privato, i fatti privati insieme ai grandi fatti pubblici. È la prima finestra di libertà e di autenticità della poesia russa dopo quella dei grandi padri. Siamo ancora in una fase espansiva del comunismo sovietico ma sembra scomparsa l’ossessione dell’utopia e della costruzione del Futuro. La poesia di Voznesenskij è tutta costruita per il presente. Bislacca e libertaria, esprime bene la caduta del regime staliniano con la catafratta testi di un’arte di stato, per Voznesenskij l’arte è un fatto sociale che ha però una funzione e una fruibilità privata. Solo questo è importante.

  2. antonio sagredo

    Bene, leggete “Nuovi poeti sovietici” a cura di A. M. Ripellino – credo del 1961. – ma questo poeta si è inchinato a Putin, ricevendo da questi medaglie e altro!!
    ERRORE MEMORABILE :
    “Dal 1958 cominciò, insieme ad Evgenij Evtušenko, a pubblicare poesie che ebbero riconoscimenti anche da Pasternak e Cvetaeva”.
    Marina Cvetaeva morì nel 1941>>> !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1

  3. ho cancellato la citazione della Cvetaeva frutto evidente di un lapsus.

    Caro Sagredo,Quanto al riconoscimento tributato da Voznesenskij a Putin, non dobbiamo meravigliarci più di tanto, sono pochi i poeti che evitano qualsiasi contatto col Palazzo.. e forse è meglio evitare di guardarci in casa nostra, viste le tessere di partito e di movimenti politici ben nascoste nel cassetto di casa da parte dei poeti di casa nostra.

  4. antonio sagredo

    hai ragione di certo!
    Ma in quel paese è una singolarità… di fatto a noi slavisti quei riconoscimenti hanno avuto (e avranno per altri poeti) il sapore del tradimento! Se da giovane ammiravo con prudenza quei giovani poeti, il loro coraggio ecc. – Achmadulina è morta e mai sìè abbassata al potere; Evtusenko ha fatto il farrfallino: ora si, ora no; ma del tgerzo in oggetto non me ‘aspettavo proprio! ma tuttora vi sono poeti di valore che fanno opposizione al nuovo regime, che di demoicratico non ha nulla, come più o meno del resto ovunque; ma ripeto in quel paese il poetre (il lupo) non ha mai perso il vizio; ma la pelle è un ìcampionaario variopinto!
    a. s.
    grazie dell’attenzione

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