POESIE SCELTE di Hans Magnus Enzensberger con una nota di Alfonso Berardinelli

 

Berlino

Berlino

Enzensberger Hans Magnus (Kaufbeuren, 1929) scrittore, poeta, saggista, autore teatrale, traduttore e giornalista è considerato uno degli intellettuali più importanti del panorama internazionale. Ha scritto anche sotto lo pseudonimo di Andreas Thalmayr e Linda Quilt. Attualmente vive a Monaco. Ha compiuto studi di letteratura, filosofia e lingue presso le Università di Erlangen, Friburgo, Amburgo e alla Sorbona di Parigi. Nel 1955 ottiene il dottorato di ricerca in filosofia con una tesi sulla poesia di Clamens Brentano. Nel primo dopoguerra diviene uno degli animatori del Gruppo 47, movimento intellettuale che annovera tra le sue fila scrittori come Grass, Böll, Celan e che si prefigge di far risorgere la cultura tedesca dimenticata e repressa dal regime nazista. Nel 1965 fonda la rivista “Kursbuch”, tra le più vivaci della Repubblica Federale Tedesca e successivamente, nel 1980, il mensile “TransAtlantik”. Dal 1985 si cimenta anche nell’attività editoriale pubblicando la prestigiosa collana di libri “Die andere Bibliotek”, che attualmente conta circa 250 titoli.

Per i suoi lavori, tradotti in oltre quaranta lingue viene insignito di numerosi premi ed onorificenze, tra cui il Premio Georg Brüchner (1963), il Premio Grinzane Editoria (2001) il Premio Principe delle Asturie (2002), il Premio Lerici Pea (2002), il Premio Merck-Serono (2007), il Sonning Prize (2010).
Einaudi ha pubblicato, negli anni, circa una ventina di suoi titoli, da “Palaver” (Nuovo Politecnico 80, 1976) al recente “I miei flop preferiti” (Supercoralli, 2012). Per la ‘Collezione di poesia’ ricordiamo i titoli che hanno fatto la storia della poesia contemporanea: “Mausoleum” (1979), “La fine del Titanic” (1980), “Musica del futuro” (1997), “Più leggeri dell’aria” (2001) e “Chiosco” (2013).

 

Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger

Estratto da QUI LIBRI n. 19 – POESIA – a firma di Alfonso Berardinelli

…Chi si mette a leggere un poeta, di solito pensa di sapere che cos’è la poesia e cosa aspettarsi. Questo non è un errore e neppure un grave pregiudizio. Con qualche differenza, i poeti che si somigliano sono molti. Enzensberger è certamente un poeta, ha scritto poesie brevi e lunghi poemi. Ma con lui, mi sembra, è meno facile del solito prevedere di cosa parlerà scrivendo in versi. Il fatto è che parla comunque di qualcosa, anche quando si tratta di qualcosa che tende a sfuggire. Per quanto ludico, inventivo, paradossale possa essere il suo linguaggio o metodo, chi legge non deve immaginare che l’autore si accontenterà di sapere, scrivendo, che il linguaggio poetico contiene in sé la Funzione Poetica, che la poesia è preferibilmente priva di contenuti, evita il significato, non comunica pensieri ma combina parole sperando che dal loro accostamento nasca qualcosa, non si sa cosa.
Lo scrittore americano John Updike ha detto una volta che il famoso espressionista astratto Jackson Pollock procedeva esattamente così: accostava il pennello (o le dita) alla tela sperando che succedesse qualcosa. Questo metodo (derivato, mi pare, dal buddismo zen) ha influenzato molto anche le neoavanguardie letterarie europee fra gli anni Cinquanta e Sessanta, che volevano usare le parole come Pollock usava i colori e Stockhausen i suoni…

 enzensberger questioni di dettaglio

Hans Magnus Enzensberger

(da Nuovi poeti tedeschi a cura di Anna Chiarloni,Einaudi, 1994)

Luce residua

Ma sì, ma sì, anch’io sono qua, fra quelli
che resistono. È persino facile,
a paragone di Katowice o Montevideo.
Qua e là resti di campagna,
binari arrugginiti, calabroni.
Un fiumiciattolo, noccioli e ontani,
perché non sono bastati i fondi
per far piazza pulita. Sopra l’acqua lurida
il ronzio dei fili ad alta tensione
non mi disturba. Mi vuol convincere
che potrei leggere ancora un po’,
prima che faccia buio.
E se mi voglio annoiare,
ho la televisione, l’ovatta colorata
sugli occhi, mentre di fuori
i ragazzini suicidi sulle Honda
sgommano in tondo sulla piazza bagnata. Anche il fracasso,
anche la sete di vendetta sono pur un segno di vita.
In questa fioca luce prima del sonno
niente coliche, nessun vero dolore.
Come un lieve crampo nei muscoli
sentiamo, loro e io, sbadigliando,
di minuto in minuto il tempo
farsi più piccolo.

Restlicht

Doch doch, ich gehöre auch zu denen,
die es hier aushalten. Leicht sogar,
im Vergleich zu Kattowitz oder Montevideo.
Hie und da Reste von Landschaft,
rostende Eisenbahnschienen, Hummeln.
Ein kleiner Fluß, Erlen und Haselnüsse,
weil das Geld nicht gereicht hat
zur Begradigung. Uber dem trüben Wasser
das Summen der Hochspannungsmasten
stört mich nicht. Es redet mir ein,
daß ich noch eine Weile lang
lesen könnte, bevor es dunkel wird.
Und wenn ich mich langweilen will,
ist das Fernsehen da, der farbige Wattebausch
auf den Augen, während draußen
die kindlichen Selbstmörder auf ihren Hondas
um den nassen Platz heulen. Auch der Krach.
auch die Rachsucht ist noch ein Lebenszeichen.
Im halben Licht vor dem Einschlafen
keine Kolik, kein wahrer Schmerz.
Wie einen leichten Muskelkater
spüren wir gähnend, sie und ich,
die von Minute zu Minute
kleiner werdende Zeit.

Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger

Utopia (1957)

Il giorno sale, con grande forza
batte i suoi zoccoli tra le nuvole
il lattaio sui suoi bidoni
tambureggia sonate; al cielo ascendono i fidanzati
su scale mobili; selvaggi, con grande forza
si sventolano cappelli bianchi e neri.
Le api scioperano. Tra le nuvole
ruotano i procuratori,
papi cinguettano dagli abbaini.
La commozione domina sia lo scherno
che il giubilo. Velieri
sono piegati dai bilanci.
Il Cancelliere parteggia con un vagabondo
i fondi segreti. L’amore
è consentito dalla polizia,
è promulgata un’amnistia
per coloro che dicono la verità.
I panettieri regalano rosette
ai musicanti. I fabbri
fanno delle croci
ferri per gli asini. Come in un ammutinamento
irrompe la felicità, come un leone.
Gli strozzini, su cui sono gettati
fiori di melo e ravanelli,
si pietrificano. Buttati sulla ghiaia,
abbelliscono fontane e giardini.
Ovunque ascendono mongolfiere
la flotta di piacere e’ pronta a partire;
salite, lattai,
fidanzati e vagabondi!
Scioglietevi! Con grande forza
sale
il giorno.

enzensberger poker-pato

Bildzeitung (1957)

Tu diventerai ricco,
incidifrancobolli Attaccaorologi:
se il centravanti vuole,
per un marco sarà colpita di testa
una grande quantità’ di principi offesi
dote di Turandot pronostico infallibile
Apparecchia la tua tavola:
tu diventerai ricco.

Manotipista Stenocure,
tu diventerai bella:
se il produttore vuole
l’inchiostro di stampa verrà spalmato
tra le cosce una grossa rete
un mostriciattolo indesiderato
Distenditi, asinella;
tu diventerai bella.

Bestia sociale Compagnodivoce
tu diventerai forte:
se il presidente vuole
giù pugni sull’agitatore
scatti di flash sul sorriso del boia
dai botte dunque, metticela tutta
fuori i randelli dalla sacca:
tu diventerai forte.

Anche tu, anche tu, anche tu
arriverai lentamente
alle buste-paga ed alle bugie
ricco, forte ed umiliato
tra ispezioni e caffè
al malto, ben contaminato
di multe, merda,
scorie nucleari:
i tuoi polmoni una gialla scogliera
di nicotina e di calunnia
possa la terra esserti leggera
come il sudario
di raggiro e d’inganno
che compri ogni giorno
in cui ogni giorno ti avvolgi.

enzensberger gedichte

L’altro

Uno ride
si interessa
ha il mio viso con pelle e capelli sotto il cielo
lascia rotolare parole dalla mia bocca
uno che ha denaro e paura e un passaporto
uno che litiga e ama
uno si diverte
uno si dimena

ma non io
io sono l’altro
che non ride
che non ha viso sotto il cielo
e alcuna parola nella sua bocca
ed è sconosciuto a sé e a me
non io; l’altro; sempre l’altro
che non vince e non è vinto
che non si interessa
che non si muove

l’altro
che è indifferente a se stesso
del quale io non so niente
del quale nessuno sa chi è
che non mi muove
questo io sono.

(1964)

Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger

Bibliografia

Questo è scritto per te.
Tortuosità sotto la corteccia,
scrittura tremolante dietro le tempie,
piste di formiche.

Questo non è un artificio.

Circuito stampato,
comunismo
dei polipeptidi,
primule elettroniche,
allodole, secondo un programma.

Prendi e leggi, vecchio suicida.

Manifesti genetici,
permutazioni, gorgheggi.
Ogni cristallo un capolavoro.
Costruire occhi di libellula
non è un artificio
ma le ricchezze del mondo
sono più semplici.

Questa ortica
potrebbe essere di Proust.
Feedback-system di secondo grado,
ultrastabile.

Finché questo libro ti arriverà in mano,
potrebbe essere per leggere
già troppo buio.

Se le libellule
se la caveranno senza di noi,
non lo sappiamo.

Bisogna accettarlo.

Butta via il libro
e leggi.

(1964)

Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger

Ordine del giorno

Telefonare consulente fiscale, lavorare un po’.
meditare sulla foto di una donna
che si è ammazzata.
Andare a vedere quando si è cominciata a usare
l’espressione immagine del nemico.
Dopo il tuono osservare le bolle
che il nubifragio forma sul lastrico
e bere l’aria bagnata.
Fumare e guardare un po’ di televisione senz’audio.
Chiedersi di dove viene il prurito del sesso
durante una squallida riunione.
Pensare per sette minuti all’Algeria.
Dar fuori in bestemmie come un dodicenne
su un’unghia che si è spezzata.
Ricordarsi di una precisa sera,
ventun anni fa, era di giugno,
un pianista nero suonava il cha cha cha
e qualcuno piangeva di rabbia.
Non dimenticare di comprare il dentifricio.
Cercar di capire perché
perché Dio non lascia mai
in pace gli uomini, e neanche il contrario.
Cambiare la lampadina in cucina.
Ritirare dal balcone, con cautela,
la cornacchia fradicia, arruffata, inanimata.
Contemplare le nuvole, le nuvole.
Ma anche dormire, dormire.

da Più leggeri dell’aria traduzione di Anna Maria Carpi

Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger

Canto Quinto

(da La Fine del Titanic, 1978)

Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare? Adesso
è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
comprese le valigie, i cani, i lacché,
le donne anch’esse e persino i bambini,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.

Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell’oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.

Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.

Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non parlasse lituano
(non parlava lituano);
non perché fossero ubriachi
(le loro antiquate bottiglie,
avvolte in panni grossolani,
erano state da tempo scolate);
non perché avessero fame
(avevano anche fame):

non era per via di tutto ciò. Non era
così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui.
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.
Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i loro bambini rachitici,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltavano, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.

(da La fine del Titanic Einaudi, 1980, traduzione di Vittoria Allliata)

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5 commenti

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5 risposte a “POESIE SCELTE di Hans Magnus Enzensberger con una nota di Alfonso Berardinelli

  1. Quando Enzensberger scrive queste poesie in Italia si è appena chiusa la questione del ’68: i Fortini e i Pasolini, Elsa Morante e Parise sono sostituiti con Calvino. In Italia si sta formando una middle class politicamente aggressiva, che guarda a sinistra, ma la vuole duttile, liquida (si direbbe oggi) instabile, libera da ogni legame ideologico con il marxismo ortodosso di un Lukacs e di un Fortini. Tutti leggono Nietzsche, Lacan, Eco, le varie forme di scritture giornalistiche prendono il sopravvento e diventano scritture di massa, anche la poesia riflette questo processo, diventa una pratica di massa, qui da noi in Italia si ritorna al privato… e sembra una grande conquista, sembra una novità, si scopre che le poesie non cambiano il mondo…

    Scrive Berardinelli: «Senza mai dirlo, caro Magnus, tu mostravi riga dopo riga che perfino un oggetto culturale inoffensivo, mite, innocuo come una poesia può trasformarsi, grazie ad un ceto di specialisti, dentro un’istituzione e con metodo, in un’arma temibile, in un bastone di comando, in un contundente strumento punitivo… Anche la nuova piccola borghesia sembrava una classe fragile e innocua. Ma non avendo più antagonisti e concorrenti, questa classe ocupava ormai l’intero spazio visibile e vivibile. Il suo appetito era insaziabile (…)

    Indicavi che “la fine del mondo” era già avvenuta, avveniva di continuo, era un ingrediente e un prodotto necessario del capitalismo (realtà evidente, parola imbarazzante da pronunciare). Il Sistema… pur non avendo né capo né coda, pur non essendo molto razionale né molto irrazionale, era fisicamente ubiquo. Dove altro andare?».

  2. Rubate ciò che vi è stato rubato,
    prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,

    versi più che mai attuali, la situazione sempre più esasperata, senza più nè capo nè coda

  3. Lucia Gaddo Zanovello

    Trovo mirabile con quale ironia e apparente distacco Enzensberger tratti situazioni della collettività, anche serie, attraverso sequenze di immagini ‘inimmaginabili’.
    Personalmente la lettura di questi testi mi ha molto toccato, comunicandomi momenti e occasioni così reali e concrete, da visualizzarli come in un corto, un videoclip con tanto di sonoro fatto di ronzii elettrici, rombo di motori e ‘sgommate’ in piazza (Luce residua).
    In “Utopia” ho trovato dipinto con efficacia e intensità proprio quel mondo che vorrei.
    Ne “L’altro” con semplicità disarmante viene posto il problema (irrisolvibile?) della propria identità. Di “Bibliografia” mi hanno colpito in modo particolare i versi: “Costruire occhi di libellula/ non è un artificio/ ma le ricchezze del mondo/ sono più semplici.// Questa ortica/ potrebbe essere di Proust.” Con un suggerimento finale a sorpresa, tanto verosimile quanto divertente: “Butta via il libro/ e leggi.”
    Nella lista equanime fra gravità e disinvoltura delle cose da fare in “Ordine del giorno” ritengo anch’io che pensare a questioni su Dio e alla necessità di comprare il dentifricio possano passare per la mente, umanamente a buon diritto, a breve distanza fra loro.
    Nel “Canto Quinto” da “La Fine del Titanic” l’esordio logico finisce per sembrare surreale se chi ascolta è stato ormai guastato in modo irreversibile dall’abitudine a sopportare, quel: “Rubate ciò che vi è stato rubato,/ prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,/” cade nel vuoto, ma più avanti il poeta ne spiega chiaramente il motivo: “Capivano, certo, quel che diceva,/ ma non capivano lui./ Le sue parole non erano le loro.”
    Perfino le ragioni legittime della sopravvivenza, per chi soccombe, possono non essere in sintonia con le parole di chi gliele manifesta con evidenza; per certuni risulta davvero impossibile difendersi dalle perversioni e dalle storture sociali.
    Ma non saremo per caso noi tutti sopra una sorta di Titanic?

  4. Pingback: Assenzio | Pietropaolo Morrone

  5. Pingback: Hans Magnus Enzensberger, poeta tedesco. – Daniela Del Core

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