POESIE SU UN PERSONAGGIO STORICO MITICO O IMMAGINARIO – Lidia Are Caverni “Prometeo” Odisseo notturno (poemetti 1991)

Poseidone

Poseidone

Lidia Are Caverni, nata a Olbia  il 3/11/41, ha trascorso infanzia e adolescenza a Livorno, da molti anni risiede a Mestre. E’ insegnante elementare in pensione. Scrive sin da giovanissima. Ha pubblicato quattordici libri di poesia, tra cui “Un inverno e poi…” 1985; “Nautilus” 1990;  “Il passo della dea” 1999; “Fabulae linguarum” 2000; “Le montagne di fuoco” 2005 con la prefazione di Giorgio Linguaglossa; ”L’anno del lupo” 2006 con la prefazione di Walter Nesti; “Animali e linguaggi” 2006 con la prefazione di Michele Boato; “Il prezzo dell’abbandono” 2009 con la prefazione di Pietro Civitareale; “Fiore bianco notturno” 2010 con la prefazione di Giuseppe Panella; “Colori d’alba” 2010 con la prefazione di Franco Manescalchi “.Nova itinera” 2014 con la prefazione di Franco Dionesalvi. Di racconti: “Il giorno di primavera” 1992; “La fucina degli dei” 2000; “Il satiro e la bambina” 2000; “L’albero degli aironi” 2004; “I giorni del breve respiro” 2007 racconti autobiografici;

Romanzi per l’infanzia “Clotilde e la bicicletta” 2000; “Il pesce verdino” 2009. Romanzi:  “I giorni dell’attesa” col ilmiolibro.kataweb.it di Repubblica. Un breve saggio sul linguaggio nella scuola elementare: “Discorso sul linguaggio”. Ha pubblicato con la Casa Editrice Bruno Mondadori, Passigli, Bonaccorso con distribuzione nazionale, Masso delle Fate, Raffaelli, Edizioni Orizzonti Meridionali, Istituto Italiano di Cultura di Napoli. È stata tradotta in lingua anglo-americana e rumena. Collabora a varie riviste, fra cui Capoverso, Poiesis, Lo scorpione letterario, Atelier,  ClanDestino. Ha collaborato con la rivista “I viaggi di Erodoto” della Casa Editrice B. Mondadori. Sue poesie sono apparse sul blog di Antonio Spagnuolo, Fortuna Della Porta, La Recherche, José Pascal, Moltinpoesia.

Cogito figura 1

Lidia Are Caverni

“Prometeo”

Odisseo notturno (poemetti 1991)

Dopo la pioggia
dalla tua mano
si sprigionano stelle
fra le dita altalene
lasciano scivolare
lucori
come di lucciole
negli inebrianti canti
d’amore
non taci nella notte
tersa
a cospargerti di lacrime

*

Dello scomparso nome
esauste conchiglie
raccolgono gli spenti
suoni che corni rimandano
con voce di tuono
perché non taccia
l’ultima eco
ancora ridano prati
e i curvati fiori
del potere di quel
che fosti
esile fiore a confonderti
col vento tra le perdute
rocce

testa di Esculapio Epoca imperiale

testa di Esculapio Epoca imperiale

Legata alla perduta roccia
ascolti smarrirsi le tue grida
non era non fu che amore
la blasfema arroganza
di conquistare il cielo
a disseminare faville
che ti scaldassero il grembo
e indicare percorsi
di smarrite capanne
dove congiunti si intrecciassero
giunchi
racchiusi destini
di cervella d’agnello
spighe raccolte
nella tua mano

*

Gridando non volesti
che spezzare catene
beffardi irridevano gli dei
nelle remote dimore
del cielo
dimenticata fuggendo
tra gli ingrati ripari
di foglie
a sorsi bevevi sorgenti
perché ti accogliessero onde
che si ritraevano sdegnate
della tua presenza
come non ci fosse riparo
che il tuo cavo ventre

Lidia Are Caverni

Lidia Are Caverni

lidia are caverni l'anno del lupo

Hanno detto che non resterà
di te che fra le rocce
le lacerate membra
per gli impavidi uccelli
niente neppure un’eco
del canto tuo di sirena
fatta di schiuma
così vollero aspri decreti
che presiedono il cielo
e non ti vale impietrire
di lacrime
solo cenere bagna il tuo volto
dello spento fuoco
con cui beffarda volevi
illuminare la notte

*

Fra i seni vorresti
accogliere mieli
per assaporare dolcezze
tacitare le grida
del tuo ventre squarciato
supplice ai viandanti
chiedi un’ora d’amore
per placare gli dei
che aspettano solo
il rinnovato dolore
ma spenti dalle tue labbra
non escono suoni
che restano in te
Le tue braccia di fanciulla
cercavano promesse
a cingere corone d’amore
liete si scioglievano risa
di chiare fontane
dove ti specchiavi
languida aspettando di colmare
di baci le tenere labbra
illuminare la notte
di splendori
per ancora scoprirti bella
invereconda così passavi
ignara degli immani dolori

sesterzio  romano

sesterzio romano

Avresti voluto la morte
per tacitare gli adunchi
rostri
in un’eternità che mai cessava
dai polsi non si sarebbe
spezzata la catena
vasi di lacrime si sarebbero
colmati ai tuoi piedi
solo nuda roccia il letto che
sognavi di rosa
come le tue guance
dal colore di pietra

*

Dopo che si è dissolta
la nebbia
brutali soli t’illuminano
carni
invano chiedi che piogge
bagnino le tue labbra
percosse da invincibile arsura
ma aridi seni
più non alimentano fontane
deserti intorno spargono
gli uccelli
che ti divoreranno
L’incantevole sentiero
indicava speranze
sul prato deposti
l’ulivo e l’alloro
intrecciavano corone
per quando si sarebbe levato
il tuo canto
nella mano la fiamma ardeva
nell’estrema favilla
irriverente tendendo
al cielo l’esile collo
nel nodo che ti stringe

Sileno copia romana di Lisippo

Sileno copia romana di Lisippo

Al fato non chiederesti
che di giungere mani
per supplice levare
il tuo pianto
implacabili ti distendono
catene
pasto di uccelli non sazi
inesauribili fami
che ti dilaniano
invano aspetti che scendano
tenebre
per ottenere pietà.

(Prometeo è stato pubblicato da Walter Nesti su “Pietra Serena” nel 1993)

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, poesia italiana contemporanea, poesia italiana del novecento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...