POESIE SU UN PERSONAGGIO STORICO, MITICO O IMMAGINARIO – DUE POESIE di Annalisa Comes

 

Cornelius Escher

Cornelius Escher

Nata a Firenze nel 1967, Annalisa Comes vive attualmente in Francia. Allieva di Amelia Roselli, ha vinto diversi premi tra i quali: Premio Internazionale “Eugenio Montale”, “Dario Bellezza”, “Giuseppe Piccoli”, “De Palchi/Raiziss”; le sue poesie sono state pubblicate da Crocetti, Empiria, Passigli e su diverse riviste italiane e straniere (“L’Immaginazione”, “Malavoglia”, “Caffè Michelangiolo”, “Forum Italicum”, “Corriere della Sera”, “Corriere di Firenze”, “Semicerchio”, “Gradiva”). Ha partecipato e partecipa a numerose manifestazioni poetiche quali il Poetry Slam, Romapoesia, La giornata mondiale della poesia, “La notte bianca” presso la Casa Internazionale delle Donne, e ha collaborato  con diversi musicisti in performances al Teatro Ghione, al Conservatorio di musica “Santa Cecilia”, all’auditorium di S.Maria degli Angeli, alla Casa delle Culture, per il Festival della Letteratura di viaggio “L’Albatros” di Palestrina, per le manifestazioni “Io donna dietro il burqa” e “Italia Africa 2004”. Nel giugno del 2004 ha pubblicato la raccolta ouvrage de dame (Edizioni Gazebo, Firenze), Premio Internazionale “Anguillara Sabazia Città d’Arte”(2005). Ha vinto il premio “Monselice – Leone Traverso” grazie alla traduzione dal francese del poema di Marina Cvetaeva Il ragazzo (Le Lettere, Firenze). Traduce dal francese per le case editrici Le Lettere di Firenze, Donzelli, Voland e Nutrimenti di Roma. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere occupandosi di letteratura medievale e contemporanea, di cinema e fotografia. Ha curato le note filologiche dell’opera poetica di P.P. Pasolini per le edizioni Mondadori (I Meridiani).

 

annalisa comes

annalisa comes

Blues di un eroe

I

Non ha tempo per la terra che gronda
che sluccica manifesti
che s’inceppa nei suoi meccanismi d’arteria.
Non ha tempo per raccattare dalla terra
il cartoccio della frutta andata a male,
non ha slancio per la desolazione casalinga.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam sente il suo passo zoppo da dietro l’angolo
è lì che trema d’ira e non ha voce.

II

Sono loro? Sulla terra sfiora le zolle e abbassa la schiena
ma è l’asfalto che fa sbattere le ali alle falene.
Si chiede se gli animali hanno spalle che bruciano.
Si chiede se deve fare da sentinella alla terra:
perché è lì che il fuoco brucia
che le onde stramazzano come buoi
lì che ci si ammala d’amore
lì che la carne salta come un salmone.
Oh, povero Adam si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l’angolo
è lì che trema d’ira e non ha voce.

III

Per terra ritrova il colore diurno del neon
i fiori schiacciati dal temporale.
Si piega sul muretto di un parcheggio
e sbriciola il pasto ai piccioni.
In mezzo alla terra tocca il carbone
di uno scarafaggio
e un coccio,
e la ruggine di una sirena.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l’angolo
è lì che trema d’ira e non ha voce
.

IV

Con la terra, pensava di fare gomitoli
da cucire senza etichetta.
Indossa la giacca elegante per andare in tv,
ma la terra sotto gli trema e si sbuccia e si squaderna,
la terra che non è estiva né buona.
E per questo lo picchiarono, per paura,
mentre lui, a terra si trascinava.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l’angolo
è lì che trema e non ha voce.

annalisa comes

annalisa comes

A Fred*

Non conosco l’età delle tue mani
dall’ombra dei disegni, dalla delicatezza del tratto –
foglie d’edera, voli, tralci, uccelli.
Nere costellazioni di pazienza e
cerchi di luce, fianchi, cigli su cui riposare.
Viaggiano lontani
un rabbino e muri di mattone.

Dondola una lampada
sopra un banchetto sparecchiato,
un vecchio con la barba suona il violino
e alle sue note si raggomitola nel fondo Giona
nella pancia di un grosso pesce.

Ionàas prega e si dispera.
Primo uomo, tu, sulle sponde dell’acqua.
Digiuna e chiede giustizia.

Passano tre giorni e tre notti.
L’occhio di Dio è vigile,
abbandona l’ordine e la lancia.

Non conosco l’età delle tue mani
dal peccato commesso dal profeta.
Se pure è colpa questo stare al mondo
e chiedere e cantare.

*(Inedita)

10 commenti

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10 risposte a “POESIE SU UN PERSONAGGIO STORICO, MITICO O IMMAGINARIO – DUE POESIE di Annalisa Comes

  1. Lidia Are Caverni

    I personaggi delle due poesie di Annalisa Comes sono estremamente vivi. La prima “blues per un eroe” ha il tono di una ballata per la cantilena ripetuta al termine delle strofe. Manca il suono di una tromba per dare l’aria di una musica che canti la miseria di un uomo negro buttato a terra senza poter raccogliere il cartoccio con la frutta marcia.
    La seconda poesia “Fred” ha delle immagini molto belle sulle mani del personaggio che non ha età, ma tracce di foglie, come se fossero il segno della natura.
    Lidia Are Caverni

  2. Poesia estremamente sofisticata questa di Annalisa Comes, e lo si riconosce per quelle inversioni, per quelle immagini prese per la coda e rimesse in piedi, per quel ritornello in blues che ritorna come una canzonetta. Il tema del personaggio è trattato con un tono e un lessico colloquiale, ma è altamente improbabile che il colloquio in poesia simuli e imiti i colloqui nella vita reale, infatti questi testi non inseguono il “parlato” quanto lo creano ex novo e sono esposti al lettore, richiedono il suo intervento risolutore, insomma non dicono tutto ma solo quella parte del tutto che è possibile dire e detto per di più in quel modo con una sottilissima e algebrica leggerezza.

  3. Penso le poesie di Annalisa Comes come immagini in movimento, specialmente “Blues di un eroe”. Un corto che racconta – in modo subliminale – una scena raccolta in pochi fotogrammi, ma che finita , ricomincia all’infinito, come l’ignominia che sempre si rinnova verso
    l’Adam di turno…persistentemente.

  4. antonio sagredo

    dire “immagini molto belle” non significa nulla! Possibile che non ci siano altri aggettivi a definire una certa immagine? E cosa vuol dire ” personaggi estremamente vivi”? E quelli estremamente morti, allora?
    Il linguaggio critico è carente quando non si ha una specificità linguistica;
    é chiaro che non voglio fare alcuna polemica, e non è un attacco personale: è che queste parole bisogna bandirle per sempre, poi che sono usate da quasi tutti i commentatori, perdendo di significato e di fatto l’autore
    in oggetto non è individuato affatto.

  5. Per la prima volta affermo che il prof. Antonio Sagredo ha mille volte ragione in questa sua critica.
    Giorgina Busca Gernetti
    esterna al blog

  6. caro Antonio,
    io sarei dell’opinione di essere un po’ più comprensivi, non è necessariamente detto che chi vuole commentare debba per forza ricorrere alla fraseologia critica fabbricata nelle accademie, lasciamo, direi, anche la libertà di dire: «personaggi estremamente vivi» e anche «immagini molto belle». A me sembrano espressioni accettabili.

  7. Salvatore Martino

    In questi ultimi tempi mio carissimo Linguaglossa ho notato in Lei una virazione di perlomeno 97° verso la bontà, la comprensione, la giustificazione. Leggo spesso suoi interventi elogiativi che mi lasciano quantomeno perplesso…e allora mi domando dove è finito il mio adorabile, cattivissimo amico dal nome Tautologico? Mi sembri carissimo Giorgio un benevolo padre, che accoglie sotto il suo vasto mantello una figliolanza non sempre meritevole di elogio e comprensione. Io con l’età sono sprofondato in un crepaccio di intransigenza e di severità, ma con assoluta buonafede, almeno spero. Sinceramente nell’amicizia e nella stima di sempre Salvatore

  8. carissimo Salvatore,
    chi esercita la funzione di critico di poesia deve anche saper modulare le proprie riflessioni a secondo del contesto (ad esempio, in uno spazio ristretto come quello di un Commento è possibile dire solo certe cose e non altre che andrebbero spiegate meglio etc.); a secondo del numero di poesie presentate (per esprimere una riflessione adeguata occorre conoscere tutta l’opera di un autore); inoltre nei commenti (e questo è il bello dei commenti) il giudizio deve essere posto in modo relazionale e non apodittico, secondo l’impressione dell’istante.
    E poi non direi che negli ultimi tempi io sia diventato buonissimo (il medico buono fa la ferita pustolosa), basta leggere i miei interventi critici postati anche sul blog per capire come la mia posizione di lettura non conosca il buonismo quale proprio elemento produttivo (si leggono continuamente, anche da parte di critici accademici, articoli che tutto sono tranne che critici, scritti che contengono sviolinamenti ossequiosi e, alla fin fine, ridicoli). Il buonismo è una malattia dello spirito ma anche l’intransigenza è una malattia dell’intelligenza.
    Certo, dare attenzione alla produzione poetica a valle non equivale automaticamente avallarla in blocco, ci sono delle differenze che io cerco sempre di mettere in vista. E poi tieni presente che proprio la mia posizione di severità in anni passati mi è valsa una generalizzata forma di ostracismo da parte del bosco letterario poetico. C’è una gara a non commentare mai i miei giudizi critici, a passarli sotto silenzio. È una forma di difesa del sotto bosco letterario ampiamente comprensibile, in quanto sono gradite solo le valutazioni positive e solo quelle.
    Insomma, il sotto bosco non ama l’erba straniera, ama solo quell’erba che si adatta al proprio habitat.
    Per tornare alla poesia di Annalisa Comes, mi sembra che dalle poesie postate in più occasioni su questo blog, il giudizio non possa che essere positivo.

  9. Valerio Gaio Pedini

    a sostegno di giorgio i non vedo il lui buonismo e null’altro di tutto questo. Che mi abbia pubblicato nei suoi articoli, be’, era legittimato dall’aver una visuale ampliamente importante. Ad ogni complimento di Giorgio, in realtà ci sono 10 schiaffi critici che seguono.

  10. Porto un esempio concreto di bosco e sotto bosco letterario-poetico. Mi sono occupato più volte, agli inizi, della poesia di Franco Buffoni in modo moderatamente positivo. Poi, un paio di anni fa, dinanzi alla elefantiasi di produzione poetica di Buffoni, mi sono permesso di prendere le distanze e di esprimere (su un blog di suoi amici e conoscenti “le parole e le cose”) delle severe critiche rispetto al suo modo di “produrre” poesia, spiegando che fare quel tipo di poesia era oltremodo facile e che l’autore avrebbe potuto continuare sulla medesima falsariga stilistica per migliaia di versi senza interruzione.

    Il risultato è stato che Buffoni ha cancellato, dalla propria bibliografia, ogni traccia dei miei interventi sui suoi libri, sia quelli moderatamente positivi sia quelli apertamente negativi, manifestando con ciò la sua piccolezza di uomo e di autore di poesia, accusandomi che io ero mosso da antipatia e da idiosincrasie personali, cercando di spostare il problema dalla sua poesia alla mia persona.

    Resta il fatto (comprensibile) che ognuno si attende un commento favorevole, e se favorevole non è si incolpa l’interlocutore di disonestà e di fumus persecutionis. Ma questo è per l’appunto il comportamento rivelatore di chi è un piccolo poeta e che non è neanche in grado di capire che forse non c’è bisogno di pubblicare un libro ogni sei mesi (a meno che non gliel’abbia prescritto il medico omeopata).

    Mi sono così trovato più volte, anche con altri autori, nella medesima situazione. Ed ogni volta si è ripetuta la medesima ipotiposi.

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