POESIE di Antonella Zagaroli da “Al di là d’ogni luce” Commento di Giorgio Patrizi

 bello 1Antonella Zagaroli è nata a Roma dove si è laureata ed è vissuta per anni. Da qualche tempo ha scelto di vivere in campagna ed ha viaggiato molto. Ha lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per circa trent’anni con responsabilità nei settori della comunicazione e del sociale. Da anni, già prima della specializzazione in Poetry Therapy e in Counselling, lavora nel volontariato in Italia e all’estero. Il suo lavoro poetico è intrinsecamente legato alla sua molteplice attività sociale, fra l’altro ha scritto diversi articoli e testi specialistici sul senso psicologico personale e sociale dell’arte tutta. E’ presente in diverse antologie di poesia contemporanea italiane e straniere. Le opere pubblicate sono: La maschera della Gioconda (1986 ed 1988); Il Re dei danzatori (1992, poema teatrale rappresentato con musiche originali); Terre d’anima (1996); Come filigrana scomposta – racconto d’amore tango e poesia (2008) mix di poesia teatro danza anch’esso rappresentato; La volpe blu (2002, prose poetiche e racconti); Serrata a ventaglio (2004, poesia); Quadernetto Dalìt (2007 saggio e reportage di viaggio contenente una breve raccolta di poesie tradotto in inglese da Vincent Arackal col titolo Dalit Notebook Thoughts and poems- An Experience in India-); Venere Minima (2009, romanzo in versi); La nostra Jera (2010, raccolta di poesie con fotografie di Mariangela Rasi sull’isola di Marettimo in collaborazione con l’Area marina Protetta delle Isole Egadi); Mindskin A selection of poems 1985-2010 (Chelsea Editions New York, 2011 con traduzione e introduzione di Anamaria Crowe Serrano); Istallazioni poetiche in mostra a Pienza (Siena) insieme al pittore Michele De Luca Settembre-Dicembre 2012; la plaquette Trasparenze in vista di forma con le foto di Mariangela Rasi (Libraria Padovana Editrice Padova /Chelsea Editions, 2013).

renzo paris romaLe composizioni poetiche di Antonella Zagaroli – distillato di una lunga frequentazione della poesia che, nel corso di diversi decenni, ha dato frutti importanti – qui si propongono con una fresca ricchezza di modelli che offrono l’occasione per una riflessione complessa sulla scrittura in versi, sul gesto, creativo e meditativo, che soggioga la parola per forzarla verso nuove espressività.

Proviamo a vederne qualche tratto, qualche episodio, a partire dalla prima poesia, dedicata ad un programmatico “gioco della non dimensione”, come esperienza radicale del quotidiano, che non si insegna e che non è patrimonio di alcuno, ma che “fa giocare“, rivelandosi forza maieutica, capace di andare al di là delle forme istituzionali.

le gambeE questo gioco si rivela subito come il modo per raccontare una natura – fatta di cose e di esseri – in cui si realizzano le forme più diverse del nascere e dell’esistere, in una contaminazione di ruoli e di gesti: le nuvole e i grilli che attraversano gli ulivi; la quercia occhiuta che lancia zampilli d’acqua, la ruota che annuncia un eterno ritorno, partecipando alla fluidità della linfa e alla fissità della pietra. E ancora immagini ossimoriche: le mura merlate che scavano l’aria, il pensiero senza uscite, l’eco/soprano oscuro che diviene arcobaleno. E poi immagini di quotidianità complessa, appagata nella sua corposità, come la “nebbia che incolla il corpo/ al punto in cui siamo”, o il movimento,  colto come un gesto rituale,  dell’onda del grano al vento. O la simbologia del tronco che parla alla grotta che lo accoglie,

Ma mette in scena il senso completo di questo rapporto con gli oggetti riscoperti nel mondo, la lunga composizione dedicata al “corredo da sposa”, dove la Zagaroli ricostruisce, in un catalogo che risuona delle più complesse scelte emotive e culturali, tutte le componenti di un repertorio, pubblico e privato, di testi, esperienze, oggetti amati. Ecco scorrere ulivi e colombi, sogni e visioni, e poi le opere più amate, da Van Gogh a Giotto, da Rotko a  Mozart, dalla Dickinson a Lorca, da Springsteen alla Piaf  (ma la vita di questa, anzi 20 vite alla Piaf!) e poi, ritornante la Divina Commedia, nella sua integrità, come una presenza che ritorna a puntellare tutto il resto (e ancora Borges e la ricerca di spiritualità, e la familiarità con gli animali più diversi…). E poi l’aspirazione utopica ad una quiete totale, raggiunta infine, al di là del principio di piacere, come scriveva Freud.

Antonella Zagaroli

Antonella Zagaroli

Ma il penultimo testo ci fornisce una chiave importante per ricomprendere, a ritroso tutto il percorso in atto: là dove si parla dell’essere multipli, molteplici nel pensiero e nei limiti, quasi una presa di coscienza, precisa e definitiva, chiave per capire il proprio rapporto con il mondo.

C’è infine un altro dato importante della poesia di Antonella Zagaroli, della modalità in cui è stata presentata per la prima volta. Non affidata alla precarietà, sia pure affascinante, di una parola detta, voce affabulante nella fisicità volatile del qui e ora: ma poesia che tende a farsi oggetto, che ritrova il proprio senso più compiuto e duraturo nel depositarsi su un supporto materiale, esibire le proprie parole a partire dal loro disporsi in una scrittura aperta all’atto complesso di leggere e di rapportarsi al senso più profondo del testo.

(Giorgio Patrizi)

Il mio corredo da sposa

Venti colombi sui fili elettrici
Quaranta ulivi invecchiati
I sogni di 100 bambini a caso
Gli ultimi segreti della fisica quantistica
DNA homo sapiens a random
DNA dei poteri negli ultimi 2000 anni
DNA africani neozelandesi curdi mongoli malesi apaches indios amazzonici
30 visioni alla Van Gogh
15 forme da Giotto Leonardo Michelangelo
nel colore di Rotko

Su e giù per le scale mozartiane
in fuga con Bach Glass Haendel

Le poesie di Emily Dickinson 3 versi di Blake 5 di Baudelaire
1 canzone di De Andrè o Dylan o Cohen
Tutte le passioni di Lorca
2 rock alla Springsteen in un twist con Presley
30 fermo immagine dolenti
da Rosi Risi Monicelli Rossellini De Sica
20 vite alla Piaf
Le voci di Marlene e Mina nel corpo di Marilyn

Tutta La Divina Commedia

Saltellare di corde alla Del Monaco Pavarotti Domingo
fin dentro gli acuti della Callas
Ridere con Totò pensando come Kubrick e Von Trier
Labbra sempre aperte allo stupore
con Chaplin Allen e Benigni

Cercare Cristo Buddha Maometto il Tao
per il centro pungente dell’io
comprendere Shakespeare
incontrare Leopardi sulla luna
nei cervelli pronti a morire

Leggere tutta La Divina Commedia

Chiedere ospitalità fra gli scaffali della biblioteca di Borges
fra i volumi bruciati a Siviglia
contando le lingue di Babele

Rileggere La Divina Commedia

Giocare a distruggere ogni bandiera
Rinnegare chi ha annientato annienta e offende le donne
Espellere il razzismo da ogni bocca e sinapsi

Correndo su elefanti cammelli cavalli libellule
diventare usignolo giraffa corvo maiale pecora pantera girino delfino

Bere la linfa direttamente da tronchi germoglianti

Sorprendesi a coprire testa e gola come Fellini
scoprirsi clown e acrobata della fantasia
Accettare la vita delle onde
Azzannare con tenacia gli ipocriti

Rileggere la Commedia

Ragionando di logica e illogica
denudarsi agli altri più di Moana
restare in equilibrio con l’essenza

Raggomitolarsi per scoprire la notte più scura
Allertare tutte le proprie cellule
disperderle nelle galassie

Partorirsi senza pudore o censura

Dormire e svegliarsi

Sognare dormire svegliarsi

Chiudere gli occhi in un silenzio senza ma

Sì, è tempo di chiudere la cassapanca

è tempo di sentirsi rosa di jerico sposa

*

Il gioco della non dimensione
non lo impari a scuola
e non lo conosce l’amico più furbo
che ti svela il segreto più segreto

non puoi giocarlo anche se sai contare
e non te lo insegna nessuno
La non dimensione sa nascondersi

nella luce più accecante
arriva a te
quando non hai proprio voglia di giocare

è il gioco più gioco di tutti
non ha campioni e perdenti
sa far giocare tutti e gioca tutti

antonella zagaroli

antonella zagaroli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al quinto giorno gli stessi ulivi ascoltano la lingua del vento
nuvole e grilli li attraversano

All’ora quarta senza spiegazioni l’occhio d’una quercia
lancia raggi d’acqua per il viaggio quotidiano

*

Ruota in trasparenza fra ogni linfa e pietra
sa che nulla è prima nulla è ultimo

cenere priva di DNA la poesia
rende ciechi gli abbagli dell’umanità corrotta

*

denuda al di là d’ogni luce

L’ eco immensa
con vibrazione istantanea

ritorna all’orecchio

marcia fra sentieri senza numero di cadenza

è un mimo

bianco nel bianco

*

Merli a mura e merli a coppie
scavano l’aria fra le pietre
in un pensiero che non ha aperture

Antonella Zagaroli

Antonella Zagaroli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bianco crudo e crosta di rinascita

un anonimo inno
irrompe da tramonti di nuvole a imbuto

soprano d’origine oscura l’eco
gli fa da arcobaleno

*

La vita ha fili corti per chi si ama

è un “presto subito
la melodia che unisce respiro e battiti

irradia una nebbia che incolla il corpo

nel punto che siamo

*

Alata cascata
col ventre imbrigliato a terra
abbassati
diventa zero

Abbassati
se vedi l’onda di grano

il ciclone verde ti nutrirà

se ti scuoti al vento

*

Grotta mi vedi?

Io, tronco che ti sostiene la volta
penetro le radici e ti amo
gemella d’ogni vagina che mi svuoti l’essenza

Custodisci la mia linfa, – offrila!

Antonella Zagaroli

Antonella Zagaroli

 

 

 

 

 

 

 

In un bar una sedia vuota dà riposo a parole senza rima
simili a veri amici svuotano il sacco senza pudore

chiedono attenzione e un gesto per abbracciare

anonimi sguardi sulla sedia
i sensi nel bicchiere

*

Siamo e non sono

Siamo multipli
e nomi

Pensieri multipli

Limiti multipli

Moltiplichiamo
e
ci moltiplichiamo

*

Queste sono le poesie proposte come Istallazioni poetiche nella mostra con lo stesso titolo tenuta da Settembre a Dicembre 2012 a Pienza (SI) nel Chiostro della Chiesa di San Francesco insieme ai dipinti di Michele De Luca.
Scritte nell’agosto-ottobre 2011 queste note poetiche le dedico ai bambini che cominciano a leggere, curiosi di quei strani segni che compongono la scrittura, che poi compongono i libri, che poi, se qualcuno gli fai intuire il fantasioso e profondo intreccio delle cose intorno, può diventare poesia.

(Antonella Zagaroli)

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7 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, critica letteraria, poesia italiana contemporanea

7 risposte a “POESIE di Antonella Zagaroli da “Al di là d’ogni luce” Commento di Giorgio Patrizi

  1. Ragionando di logica e illogica
    denudarsi agli altri più di Moana
    restare in equilibrio con l’essenza

    Trovo impagabile il gioco di immagini dalla Merini alla Monroe passando per la Sora Clinton.

    Grotta mi vedi?

    Io, tronco che ti sostiene la volta
    penetro le radici e ti amo
    gemella d’ogni vagina che mi svuoti l’essenza

    Custodisci la mia linfa, – offrila!

    Se debbo essere sincero fino in fondo, sono solo un ignorantone e non certo un critico, trovo questa poesia un distillato di vuoto dal più profondo. Non c’è anima in questi versi, e nemmeno il tentativo di recuperarne almeno una

    Abbassati
    se vedi l’onda di grano

    il ciclone verde ti nutrirà

    se ti scuoti al vento

    e molto probabilmente perché sono parole scritte a margine di immagini, e la poesia non è mai un accessorio di musica, arte figurativa o quant’altro. Cercherò altri lavori di questa Autrice per ricredermi.

  2. e poi basta, francamente non ne se ne può più di grotte, vagine, tronchi e altri ninnoli da desperate housewife!

  3. Antonella Zagaroli

    “Grazie” per ” l’attenta” corsa sui questi versi di una tutt’altro che “desparate housewife” seguita dall’immediato giudizio.
    La fine e Il mio corredo da sposa è stata spostata come ultima poesia.

  4. io sarei più propenso a ribaltare il punto di vista dal quale leggere questa poesia. Ammetto che quando l’ho letta per la prima volta sono rimasto anch’io colpito dal “vuoto” (come lo chiama Almerighi), il vuoto tra le cose, tra le parole. E il primo segnale di questo vuoto è l’abolizione dell’enjambement; il verso, ogni verso termina alla fine del verso, ogni rientro è così un nuovo inizio; ogni a capo richiama la necessità di ricominciare tutto di nuovo: ecco spiegato l’affastellarsi di personaggi tratti dal mondo mediatico, come in un’isola dei famosi. Di qui il vuoto, perché i personaggi sono trattati come nella pittura di Andy Warhol, sono serializzati, prodotto di astrazione e di de-simbolizzazione. Il “vuoto” di questo tipo di versificazione non è diverso dal “vuoto” delle immagini di Andy Warhol.
    E poi il titolo: “Il mio corredo da sposa” è profondamente meta ironico, intende indicare ciò che nel corredo da sposa non c’è: c’è di tutto ma niente di veramente intimo, ci sono oggetti e personaggi distantissimi, esterni ma non c’è niente di interno, di intimo. Sicuramente è una poesia difficile da fare, occorre aver digerito una distanza, distanza innanzitutto dall’io e dai suoi dintorni…

  5. gabriele fratini

    Una bella cavalcata nella fantasia e tra i ricordi. Molto apprezzata. Un saluto.

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