LA GENERAZIONE DEGLI ARRABBIATI: LA POESIA (parte III)- Bsa, Leonardo Catagnoli, Mattia Macchiavelli, Valerio Gaio Pedini, Mariano Menna, Ivan Pozzoni – Preambolo di Ivan Pozzoni

andy warhols jackie kennedy 1964

andy warhols jackie kennedy 1964

I RISCHI DELLA SOCIETÀ TARDO-MODERNA: VIVERE UNA VITA TRENDY

Nell’odierno contesto d’entrata in crisi della cultura umanistica tradizionale e del disfacimento dell’interesse sociale verso ogni valore estetico, che ruolo attribuire all’artista, e, nel concreto, a chi scriva versi? Potremmo dare una soluzione alle difficoltà esistenziali dell’artista, con la ri-definizione del suo ruolo sociale, muovendo dalla chiave narrativa della nozione ambigua di «mostruosità»: a] mostruosità come attività di creazione di dolore da mostro-1, volta ad eternare i nessi di dominanza / controllo e b] mostruosità come attività di sottomissione al dolore da mostro-2, destinata a mantenere, senza reazione, i nessi di dominanza / controllo attraverso meccanismi di auto-«marginalizzazione». I mostri-1, creatori occulti d’una cripto-ideologia del successo (etica del successo – esaltazione della bellezza – reificazione dell’individuo debole – mercificazione dei sentimenti), sintetizzata – nella mia interpretazione- dalla nozione di vita trendy, incarcerano in essa i deboli (mostri-2), condannandoli, come in una sorta di collettiva sindrome di Stoccolma, ad esistenze d’ansia e dolore e alla «marginalità» sociale. Come si individua la c.d. vita trendy, habitat / habitus della mostruosa cripto-ideologia del successo? La vita trendy – simbolo sociologico / antropologico dell’era tardo-moderna nel mondo occidentale – consiste nell’esaltazione accentuata del successo (danaro – carriera – bellezza), nella critica crudele ai fallimenti individuali (miseria – mancanza di lavoro – bruttezza), nella realizzazione di un’etica narcisistica senza interessi comunitari, nella valorizzazione di modalità nichilistiche d’esistenza. Chi, vittima dei canoni inarrivabili della vita trendy, non riesca a sottrarsi all’etichetta del fallimento, o cade nella banalità d’una esistenza inautentica o è martirizzato dal dolore. Gettato nella storia come mostro-2, l’artista – a mia opinione- ha l’onere morale di resistere alla vita trendy, in costante rivolta (Camus) contro i creatori occulti del circolo vizioso: nel ruolo di mostro anti-mostro, costui deve intrattenere relazioni di a] condivisione esistenziale coi mostri-2, b] rivolta contro i mostri-1 e c] resistenza alle sirene incantatrici della vita trendy, abbandonandosi alla testarda ricerca di una democrazia lirica da trasformare in reale democrazia civile.

(Ivan Pozzoni)

Bsa

Bsa

Bsa
NON MI PIACE LA POESIA

Poesia, raramente
ti leggo, ancor più di rado
ti cerco.
Tremenda m’insegui, stolta,
nel cuore trapanato cento
cento cento volte per lo strambo
pagliaccio ubriacone, saggio bambino
che credo di essere.
Torni a trovarti sempre lì.
Non mi piaci, Poesia, perchè con te
mi crogiolo nel dolore, scateno sbrigliata la sfrenata
tendenza all’antisociale riflessione interiore, mentre
oggi cerco il contrario.
Illuminazione.
Solitudine ma ormai soltanto a tratti.
Nemmmeno io so lasciarti, Poesia.
Un’amante che fortifica le stranezze,
i labirinti fra le meningi stretti.
In fondo sei un sollievo,
amo con te
giocare, triste od allegro, a trottare
tra l’attraente ritmo tuonante e soave
del suono delle parole.

BSA, Oudeis, Anam sono tre nomi usati dal “poeta”. Classe 1989, mai laureato, ha pubblicato i suoi scritti nella raccolta Viaggi diVersi (Poeti e Poesia), e varie volte con deComporre edizioni, in diverse antologie a cura di Ivan Pozzoni.

 

Leonardo Catagnoli

Leonardo Catagnoli

 

 

 

 

 

 

 

Leonardo Catagnoli
LETTERE

Capita quasi sempre
al crepuscolo fumoso
dei pensieri rannicchiati
sulle ciglia innocenti
dei sogni caotici

in quello spazio buio
la notte distratta
all’ombra dell’universo
smette di ascoltare
e inizia a parlare

e l’uomo che sente
le onde del nulla
e chiude turbato
il cerchio del tempo,
il poeta che muore.

Leonardo Catagnoli è nato a Milano nel 1990; diplomato in Scienze sociali è attualmente studente laureando della Facoltà di Sociologia all’Università degli Studi di Milano Bicocca. Dopo aver vinto alcuni concorsi locali, è stato invitato a discutere in alcuni istituti superiori sulle nuove forme d’integrazione della poesia nei contesti giovanili moderni; ha recitato in svariate manifestazioni culturali al fianco di illustri artisti milanesi. Tra 2011 e 2014 suoi versi sono stati pubblicati nelle antologie Frammenti Ossei e Labyrinthi. Vol 1, con Limina Mentis, Generazioni ai margini e Metrici moti, con deComporre edizioni. Dal 2011 altri suoi versi sono stati inseriti nelle riviste brianzole L’arrivista – Quaderni democratici (Limina Mentis) e Il Guastatore – Quaderni neon-«avanguardisti» (deComporre Edizioni). Oggi è proprietario di una birreria artigianale a Milano.

 

Mattia Macchiavelli

Mattia Macchiavelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mattia Macchiavelli
SECCHI I SENI DI DEMETRA

Secchi i seni di Demetra allattano sabbiose armonie
solitudine silenziosa è l’aurora
declina ubriaco l’oro del tempo
s’affaccia l’eterea incudine,
un ceruleo sudore di perla bagna l’algida formica
diafano è il palpito di tenebra
riverbera ancora l’antico gladio
trovo la chiave smarrita:

mette pelle all’incertezza la lingua di Bibilonia
irriverenti broccati per le carni massacrate
estende l’infinito l’olio del Marocco
vendo ciprie d’estetica sfumatura,

l’apolide dal nero splendore è estraneo in ogni topica
quale anatema nasconde la sensualità del miele?
nessuna Inquisizione svelerà il segreto della strega
l’opus nigrum partorisce fecondi vuoti.

Il martello di cristallo genuflette pensieri d’avorio
allegro rimbombo di smeraldo
essenziale è la danza della cicala
ecco il mio scorcio sui limoni

Mattia Macchiavelli è nato a Bologna nel 1988; si è diplomato in Scienze Sociali al Liceo Laura Bassi di Bologna ed è iscritto alla facoltà di Filosofia presso l’Alma Mater Studiorum. Eterno studente, ex receptionist, attualmente salumiere, da sempre appassionato di letteratura e poesia. Nel 2010 pubblica la sua prima silloge poetica: Orgasmi di fata (Albatros-Il Filo). Nel 2012 inizia una collaborazione con la rivista on line “Clamm Magazine” (www.clammmag.com) dove pubblica una serie di articoli incentrati sull’analisi fenomenologica della cultura pop. Nel 2013 è tra gli ideatori e i soci fondatori dell’associazione culturale bolognese Metro-Polis (www.metropolisbologna.it), di cui è a tutt’oggi Presidente. Nel 2014 pubblica due poesie (Ombra e Biston Betularia) nell’antologia Homo Eligens, a cura di Ivan Pozzoni, con deComporre Edizioni; sempre nel 2014 pubblica altre due poesie (Il sesso delle stelle e Cenere vogliosa) nell’antologia Forme liquide, a cura di Ivan Pozzoni, con deComporre Edizioni.

valerio gaio pedini

valerio gaio pedini

valerio pedini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valerio Gaio Pedini
I VIVI SONO MORTI, I MORTI SONO VIVI: E ALLA FINE LA CREMAZIONE E’ LA SCELTA PIU’ ECONOMICA

Non prego per alcuno, non ci trovo ragioni valide per farlo:

non dedico le mie parole ad alcuno: l’interlocutore ormai è morto-

bruciato il passato-il presente-il futuro! Vorrei dar senso ai vostri belati- alle mie lacrime che imprimono il terreno di scorie tossiche:

oh,no,no,no,no,no,no, non esistono poeti al mondo che siano eterni, i morti son morti e nella cenere devono rimanere:

lasciate spazio ai vivi, che nell’umbratile della loro assenza, sono morti in partenza

senza una meta, senza una meta: la storia non ha meta, la vita non ha meta, le poesie non hanno meta,i sogni non hanno meta:

solo il dolore m’imprime, mi deprime, mi sconvolge e si rivolge

attraverso le incrinature di un tempo deprivato della sua temporalità:

dove vogliamo andare, spettri? Spettri della ragione, nottetempo siete stati fugaci, lenti

e chissà se il futuro non sarà fugace, lento: un ossimoro assai barbarico, dopo tutto

ah ah ah ah, rido di voi, rido di me, rido di tutti, perché la risata seppellisce,

perché la Natura si fa beffa dell’uomo!

Un albero parla, quando il vento lo incrina: sono tutti come d’autunno sugli alberi le castagne: destinate ad essere cotte da un pirla che fa solo caldarroste e te la vende a 10 euro al sacchetto,

quando Renzi ti dice che 80 euro in più sono un contributo determinante per vivere in modo sano.

Ah ah ah, bruciate morti, bruciate vivi, bruciate valori e plusvalori!

E no, e no, e no e non ditemi che non avete dato degli ossi di seppia a dei cocorite per spuntarsi il becco, e non dite che non siete entusiasti che la mamma di Ungaretti alla fin fine è morta, e non dite che l’oboe sommerso suona: perché se sommergi un oboe, quell’oboe non fa un cazzo di suono!

E non dite che della capra di Saba ve ne frega qualcosa: perché c’ha scassato i coglioni con la capra!

E non dite che…ha senso tutto questo…schifo.

Oh, elogiamo i morti, perché son morti e se non fossero morti, sarebbero comunque morti, perché oramai non vi è alcuna differenza tra un morto e la demenza, tra la demenza e l’intelligenza

Io non sono un uomo e non pretendo di essere un uomo:

io sono un alieno:

io sono un estraneo- , ma con Saba son pur d’accordo, le capre belano

ed anche bello guardare le capre quando mangiano l’erba

e con Ungaretti: m’illumino d’immenso: ma quest’immenso mi fa profondamente schifo

e con Montale son pur d’accordo: siamo saturi: Saturi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Dove imprimo le mie parole, le mie parole sono panico, paura, disperazione, e voi siete le mie parole: cianfrusaglie che riempiono i miei scaffali:

libri, libri,libri, libri spopolano sui miei scaffali: sono un librario et un intellettuale, ma va sono un attore et un buffone, sono un saltimbanco ed un termosifone: state attenti che il termosifone non scoppi

perché se no vi allaga la casa

e l’acqua è piscio

piscio:

ho imparato a rubare dagl’altri, così come ho imparato a prenderli per il culo

oh non preoccupatevi, rispetto chiunque vecchi, giovani, contadini, paesanotti, borghesucci, cattolici, musulmani,buddhisti, induisti,protestanti, aristocratici, operai,artigiani,elfi, nani,prostitute, pagani, mendicanti, cantanti, melochecche, ebrei, nazisti, fascisti, comunisti, nativi americani, aborigeni, maori, marocchini,berberi,turchi selgiuchedi, persiani, alessandrini,romani, greci eppure etruschi e latini et infondo classificazioni morte varie:

esiste più tutto questo: a più senso parlare di tutto questo? Plebei! Plebei! La poesia è Natura e la Natura quando finisce ,finisce: non fate storicismi, o non fate epigrafi, ci sono i lapidari che vi hanno rimpiazzato, Manzoni dalla penna gnomica:

Napoleone? Napoleone era un nano con un cazzo lungo 6 cm, nacque in Corsica e morì solo, perché era un nano!

Apprezzo i miei omonimi: si sa che quelli che si chiamano Valerio Gaio stanno con le lesbie o scrivono epigrammi politici, denigrando tutto e tutti o deprimendosi per una zoccola:

senza la consapevolezza che di zoccole ce ne son tante nella fogna:

cantate, cantate o miei illustri colleghi le gesta di Achille, di Ettore e di quel pirla di Paride: ed elogiate Ulisse ed il suo cavallo:

ma l’eroe non è né Ulisse, né Achille (che fra l’altro era un coglione), né Ettore (che poteva mandare affanculo il fratello): il vero eroe è Giasone: il pavido! e la storia è fatta da pavidi!

Perciò muoio, come muore il mondo, stretto alle catene

Nella speranza che nessuno mi ascolti

E qualcuno sia talmente vigliacco da dedicarmi una leccata di culo.

 

Valerio Pedini nasce il 16 giugno del 1995, di otto mesi, e viene tempestivamente scambiato nella culla: il misfatto viene subito scoperto. Esattamente 18 anni dopo, Valerio, divenuto Gaio, senza onorificenze, decide di organizzare il suo primo evento culturale ad Artiamo (gastrite e l’epilessia e quasi nessuno ad ascoltare); nell’intermezzo ha iniziato a recitare, preferendo l’espressività del teatro di ricerca rispetto al metodismo popolare e a scrivere, uscendo, in collaborazione col circolo narrativo AVAS – Gaggiano, nelle antologie Tornate a casa se potete, Rigagnoli di consapevolezza e Ma tu da dove vieni?. Nell’ottobre del 2013 inizia il progetto Non uno di meno Lampedusa, insieme ad Agnese Coppola, Rossana Bacchella, Savina Speranza e ad Aurelia Mutti. A dicembre conosce Teresa Petrarca, in arte Teresa TP Plath, con cui inizia diversi progetti artistici: La formica e la cicala, Essence e Pan in blues e in jazz. Sta lavorando ad una monografia filosofica: Maggiorminore: la disperazione dei diversi uguali. A Maggio 2014 è uscita la sua prima raccolta poetica, con IrdaEdizioni: Cavolo, non è haiku ed è stato inserito nell’antologia Fondamenta Instabili (deComporre Edizioni) e, successivamente, sempre con deComporre Edizioni, uscirà nelle antologie Forme Liquide, Scenari ignoti e Glocalizzati.

 

mariano menna

mariano menna

 mariano menna

 

Mariano Menna

POESIA SENZA NOME

Che nome dare a questa poesia
povera di intenti e contenuti?
Potrà sembrare forse un’eresia
immortalare dieci versi muti:
mi limito soltanto ad emulare
la maggior parte dei poeti d’oggi
convinti di potersela tirare
per spazi riempiti d’aria fritta.
(la rima ha preferito stare zitta
per dare a tutti idea della sconfitta)

Mariano Menna è nato a Benevento nel 1994. Ha conseguito la maturità scientifica presso l’istituto Polispecialistico Gandhi di Casoria. É iscritto al primo anno del corso di laurea in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli. Nel 2012 è risultato vincitore del Concorso Nazionale “Scrittura attiva” di Tricarico, nella sezione giovani, con la poesia La ballata del vagabondo; nel 2013 sono uscite due raccolte di poesie La grande legge e La pagina bruciata, entrambe edite da Marco Del Bucchia. É stato inserito nelle antologie: Poesia per Dio (La Ziza) e Fondamenta instabili (deComporre Edizioni). Alcune sue poesie sono apparse su blog e riviste online come “L’ombra delle parole” di Giorgio Linguaglossa, “Alla volta di Leucade” di Nazario Pardini, “La distensione del verso” di Sandra Evangelisti, “Le Reti di Dedalus” di Marco Palladini e “Poetrydream” di Antonio Spagnuolo. É membro cofondatore della corrente artistico-letteraria del Labirintismo.

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni Patroclo non deve morire

 

Ivan Pozzoni

FUORI I SECONDI!

Dall’angolo destro d’un ring assonnato,
novello Carneade,
assisto allo scempio d’un boxeur ormai suonato,
costretto a retrocedere, senza mai incassare,
davanti ai sinistri del diffuso malaffare.

Fuori i secondi!

Secondo, a nessuno, nella vita assecondo
i deliri innocenti annunciati da un bando
in cui i vinti soccombono nell’amara ventura
di subire solo colpi, bassi, sotto cintura.

Fuori i secondi!

Esco di scena, suonano i gong,
ti incammini, tristezza, con indosso un sarong,
intrecciato di trecce da corone di larice,
vomitando veleno dentro ai fiumi d’un calice;
t’incammini, dolce Aoide, in attesa d’un jab
dal destino bastardo che trasforma in fight club
i confini d’un mondo che inchiavarda alla gogna
chi tra noi combattenti butti a terra la spugna.

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976; si è laureato in diritto con una tesi sul filosofo ferrarese Mario Calderoni. Ha diffuso molti articoli dedicati a filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento, e diversi contributi su etica e teoria del diritto del mondo antico; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2013 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Androgini, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen e Scarti di magazzino con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni; tra 2009 e 2014 ha curato le antologie anti-poetiche Retroguardie (Limina Mentis), Demokratika, (Limina Mentis), Tutti tranne te! (Limina Mentis), Frammenti ossei (Limina Mentis), Labyrinthi [I], [II], [III], [IV], Generazioni ai margini, Neon-Avanguardie, Comunità nomadi, Metrici moti, Fondamenta instabili, Homo eligens e Umane transumanze (deComporre). Nel 2010 ha curato la raccolta interattiva Triumvirati (Limina Mentis); nel 2012 è uscito il numero unico di rivista, da lui curato, Le bonhomme. È con-direttore de “Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti”; è direttore esecutivo della rivista internazionale “Información Filosófica”; è direttore delle collane Esprit (Limina Mentis), Nidaba (Gilgamesh Edizioni) e Fuzzy (deComporre Edizioni).

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43 commenti

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43 risposte a “LA GENERAZIONE DEGLI ARRABBIATI: LA POESIA (parte III)- Bsa, Leonardo Catagnoli, Mattia Macchiavelli, Valerio Gaio Pedini, Mariano Menna, Ivan Pozzoni – Preambolo di Ivan Pozzoni

  1. Una risata seppellirà tutta la spazzatura, la corrente la porterà via, quel che resterà non è dato sapere. C’è un sottofondo “punk” in molti di questi lavori rabbioso anche se abbastanza contenuto. A parte il lavoro di Pedini, dove si misura la virilità del Grande Corso, salvo venire a conoscenza che era un Piccolo Corso, stravolgendo tutto il concetto riguardante le dimensioni dei nani. Il problema sta nel fatto che ridere diventa sempre più difficile. Come l’altra volta potrei magari animare il dibattito consigliando a questi ragazzi un lavoro, ma poi verrei frainteso. Quello che è vero è che questi ragazzi sono vivi, tra l’altro trovo la poesia di Leonardo Catagnoli assai intensa, malinconica, vera: bella insomma, oggettivamente bella. E Catagnoli non costituisce l’eccezione. Rompere con la collezione di farfalle sottovetro e inchiodate alla loro teca del passato, è un’idea che molti prima hanno già avuto. Non ne faccio questione di anagrafe o collocazione geografica o “scuola”, ne faccio una questione di talento. Gli autori non sono polli di allevamento da classificare in generazioni, sono ovviamente figli del proprio tempo, e con questo debbono fare i conti. Perciò avanti tutta

  2. Almerighi, noi tutti cerchiamo anche di fare un lavoro (poiché l’arte non è una professione). E’ solo una precisazione, non un’offesa ;).

  3. “[,,,] sono ovviamente figli del proprio tempo, e con questo debbono fare i conti”.
    Sono assolutamente d’accordo con lei, sig. Almerighi.
    Siamo nell’era del nichilismo più esteso e della tecnica sovrana (ne hanno già parlato filosofi come Heidegger e Franco Volpi in passato, ma oggi la situazione è peggiorata): risulta difficile poter rompere in modo costruttivo col passato (almeno per me), perchè davanti a noi giovani c’è solo il vuoto per ora.

    • Guardi Sig. Menna, ricordo come fosse oggi, 30 luglio 1978, all’uscita di scuola dopo l’orale della maturità (accuratamente preparato non perdendo nemmeno una delle partite del Mundial Argentino dei desaparecidos), dissi al mio amico Otello che era venuto ad ascoltare le minchiate che dissi sull’Iva Imposta a cascata, “e adesso, che cazzo facciamo?” sembrava non ci fosse niente dietro l’angolo, c’era invece tutta la vita. Ogni gesto di non accondiscendenza pelosa col passato è un gesto di rottura costruttiva, e a 55 anni mi muovo ancora così, altrimenti morirei, o mi estinguerei (scherzo, Pedini!). Per cui non si perda d’animo, studi, scriva, soprattutto esca e viva (evvai con la retorica!) vuoto non c’è ne mai, merda da spalare forse tanta, ma vuoto non ce n’è.

  4. in questo piatto ci trovo cibi punk, insalate di chiodi di garofano con spilli che ti vanno in gola, cibi conditi con spezie hard, perfino teneri profumi manierati, ci trovo horror e noia, ribellione e assuefazione, vini neri d’Avola e spumantini del Friiuli, ci sono perfino i crick crock per i palati più infantili, e chewingum, molte caramelle avvelenate. Certo, un pasto sobrio, da indigestione assicurata. È questa, credo, la via per fare piazza pulita della poesia degli adulti, adulterata dagli adulti, ormai morta, anzi, nata già morta. È questa la strada che auguro di percorrere alla nuova generazione degli arrabbiati: essere ancora più arrabbiati, essere intrattabili, magari anche screanzati e maleducati, dire chiaro e tondo che un oboe sommerso non può suonare e che quindi è una minchiata. Bene così. Mi sembra un inizio promettente.
    Il giudizio su questa poesia è bella, quest’altra sì, forse no, ma forse sì… beh, lasciamo questi parlari agli sfaccendati, queste poesie non vogliono essere né apparire belle o seducenti, vogliono essere e basta.

    Una preghiera: Invito il Signor Asino Crusca a non postare altre poesie di mediocrissimo livello del premio Nobel in pectore, lasciamo agli accademici di Svezia la nobile incombenza di cibarsi di tali presuntuose facezie

  5. Ivan Pozzoni

    Gentilissimi, ho maturato una decisione importante: abbandono il blog. Sinceramente, mi sono stufato che ogni volta che un cretino sotto falso nome tiri in ballo Gallarate o la Prof.ssa Gernetti, io riceva minacce di querela dalla stessa Prof.ssa Gernetti su reati inesistenti. Io non ho offeso nessuno, non ho commesso reati, non ho introdotto ingiuria, diffamazione o oltraggio (?!) a nessuno!!!! Io vivo, nella mia esistenza, un momento delicato, di preoccupazione e di disoccupazione (come molti italiani). Sinceramente non ho voglia di subire costanti minacce di querela dalla Prof.ssa Gernetti ad ogni mia frase scherzosa o ad ogni frase idiota altrui. Possibile che la Prof.ssa Gernetti non comprenda, essendo un’educatrice, che questi costanti mezzi di minaccia e di querela creano un clima di terrorismo verso un giovane in difficoltà, che sta combattendo e sta cercando di risalire la china? Mi sono spiegato pubblicamente, ho negato di voler offendere qualcuno pubblicamente, ho dialogato col responsabile del blog affermando di non volere offendere nessuno. Non ho mai desiderato offendere, se non nei limiti della burla innocente, La Prof.ssa Gernetti! Non ho intenzione di aggiungere altre preoccupazioni alle mie odierne preoccupazioni, senza dubbio maggiori di un blog e delle vicende esistenziali della Prof.ssa Gernetti. Mi dispiace: sono stanco, demotivato, e stufo di questi atteggiamenti di terrorismo. Mi dedicherò ad altro: ho bisogno di serenità, tranquillità, e energia ai fini di riiniziare a rimettermi in carreggiata. Spero che Giorgio Linguaglossa mi comprenda e che la dr.ssa Simeone, continuerà, in vece mia, il lavoro sui “giovani arrabbiati”. Saluti a tutti dr. Ivan Pozzoni

    • ambra simeone

      possibile che ogni volta che qualcuno scriva qualcosa con ironia si debba arrivare sempre alla “minaccia di querela”? questo non è più un blog è diventato un tribunale… mi si dica chiaramente se su questo blog non si può più esprimere un’opinione propria!

      • La libertà di parola e di satira è costituzionalmente garantita. Torniamo alla Poesia

        • ambra simeone

          ecco si Flavio, io direi di tornare a parlare di poesia, (e mi raccomando che ognuno si guardi le dita e la tastiera quando scrive invece delle spalle, che potremmo finire tutti in galera o in tribunale…)

          dunque le a-poesie dei ragazzi mi sono piaciute molto, ognuna nel suo a-stile ognuna per il suo contenuto fortemente ironico e burlesco
          molto incisive alcune frasi che mi hanno colpito:

          “Poesia, raramente
          ti leggo, ancor più di rado
          ti cerco.”

          “e l’uomo che sente
          le onde del nulla
          e chiude turbato
          il cerchio del tempo,
          il poeta che muore.”

          “Non prego per alcuno, non ci trovo ragioni valide per farlo […]
          non esistono poeti al mondo che siano eterni, i morti son morti e nella cenere devono rimanere”

    • ” ogni volta che un cretino sotto falso nome tiri in ballo Gallarate o la Prof.ssa Gernetti, io riceva minacce di querela dalla stessa Prof.ssa Gernetti su reati inesistenti. Io non ho offeso nessuno, non ho commesso reati, non ho introdotto ingiuria, diffamazione o oltraggio (?!) a nessuno!!!”

      Egregio Dr. Ivan Pozzoni,
      oggi i miei commenti riguardavano gli scritti di un certo Asino.
      Lei non è stata nemmeno nominata. Non continui a nominare me, che peraltro sono Giorgina Busca Gernetti (due cognomi!).
      Se vuole andarsene lo faccia, ma non si nasconda dietro di me, non usi come scusa ciò che ci siamo scritti mesi fa, non rievochi le mie questioni esistenziali.
      Un uomo dovrebbe avere il coraggio delle sue decisioni senza accampare giustificazioni e accuse fuori luogo.
      “Oltraggio”: non è colpa mia se il linguaggio del Codice Penale è antiquato! Lei che è laureata in diritto lo dovrebbe sapere.

      Le faccio i miei migliori auguri
      Giorgina Busca Gernetti

      • Ivan Pozzoni

        Gentile Prof.ssa Busca Gernetti, in un momento di forte disagio esistenziale ho interpretato male la Sua frase: «So benissimo chi è Lei. Insieme con il suddetto Liceo, sporgerò Querela contro di Lei per oltraggio e diffamazione. É ovvio che sarò assistita da un avvocato serio e molto abile. Prof.ssa Giorgina Busca Gernetti». Non essendo stupido credevo di avere dedotto a chi si riferiva essa frase: ho ricevuto, in passato, affermazione simili da Lei sulla famosa storia di Gallarate (io non ho niente contro il Liceo di Gallarate: certo, campanilisticamente, ritengo molto meglio il Liceo Classico Bartolomeo Zucchi di Monza, che ho frequentato io. Chi non ritiene migliore il proprio Liceo rispetto a tutti i rimanenti? Suvvia!). Però, Lei, avendo smentito, molto cortesemente in forma scritta, ogni riferimento a me, mi ha fatto fare la figura dello stupido, che accetto con serenità. L’Asino, espulso dal blog dalla redazione, ha insultato anche me, definendomi «Finalmente è arrivato il cialtrone: chiaro, sempre immerso nei conti, dare e avere, Pozzoni non è in grado di fare altro che farsi render conto. Caro amico, vuole battere il record mondiale di pubblicazioni su strada?». L’ha fatto con ironia, secondo la Sua opinione avrei dovuto minacciarlo di querela?! Siamo studiosi, artisti, intellettuali: l’ironia, a mia opinione, non deve mai essere sanzionata. Non so: io ho smesso di divertirmi: sempre questa spada di Damocle delle querele sulla testa, no, ho smesso di divertirmi. E, con me, ABBATTUTO – come scrivevo- SOPRATTUTTO DA DISAVVENTURE ESISTENZIALI, cade anche un innovativo progetto sui giovanissimi artisti, che Lei, da Educatrice, avrebbe dovuto sostenere con tutta l’anima. Per cortesia, lo continui Lei, non lo lasci affondare! I giovanissimi meritano spazi, con la consapevolezza che dovranno crescere, studiare, lavorare (come scrisse l’amico Almerighi). Per il resto, ci tengo a ribadire PUBBLICAMENTE: io non ho mai offeso volontariamente la Prof.ssa Giorgina Busca Gernetti, non ho commesso reati verso la Prof.ssa Giorgina Busca Gernetti, non ho introdotto ingiuria, diffamazione o oltraggio alla Prof.ssa Giorgina Busca Gernetti. Ci tengo a scriverlo, sottoscriverlo e sottolinearlo. Chiudo con queste mie ogni mia collaborazione, finchè non riesca a risolvere le mie disavventure esistenziali. Cordiali saluti a tutti (semplicemente) Ivan

        • Gentile Dr. Pozzoni,
          La ringrazio per i chiarimenti. Se è vero che il miglior Liceo Classico è il proprio, io ho studiato nel Liceo Classico “Melchiorre Gioja” di Piacenza, mia città natale, con ottimi insegnanti. A Gallarate ho lavorato come docente, cosa che ho già scritto molte volte.
          La ringrazio per l’offerta di continuare il Suo lavoro con i giovanissimi, ma io sono convinta che lo farebbe molto meglio la dr.ssa Ambra Simeone.
          Mi spiace che Lei debba affrontare problemi esistenziali. Anche per questo Le rinnovo i miei più sentiti auguri.
          Cordiali saluti
          Giorgina BG

  6. Sono convinto, se va avanti così, che alla quarta puntata dei giovani arrabbiati ci sarà una sparatoria da fare impallidire il film Scarface con Al Pacino

  7. Se gli arrabbiati danno questi risultati la prossima volta pubblicheremo le poesie saponette delle signore sfaccendate

  8. Giuseppe Panetta

    Bravi figlioli. Vedo che state venendo su bene con le lezioncine del cialtrone Lucignolo.
    Bsa, facciamo un gioco erotico/eroico, io ti stringo il cappio al collo mentre mi canti NeverMind the Bollocks. Chissà se la poesia sfiata da qualche poro.

    Di Catagnoli ha già detto Almerighi e quindi mi astengo.

    Sui Seni secchi di Demetra di Macchiavelli che dire? Ultimamente ho letto una corrispondenza, fitta fitta fatta di cunnilingus e di fellazio in versi, talmente oscena che preferisco di gran lunga i “Secchi seni di Demetra (che) allattano sabbiose armonie.”

    Menna abbonda di rime, con colpi da maestro. Io che di rime mi sono nutrito e da buon bulimico le vomito dopo solenni abbuffate, in barba ai poveri e ai diseredati, dico che l’ossimoro “muti- contenuti” e la “poesia” come “eresia” gli valgono la corona d’alloro, di polistirolo, però, non voglio offendere nessuno.

    Gaio, Gaio, tralasciando certe défaillances e teorie sulle santissime trinità, x-y-z, ci piacicchi.
    Io la capra di Saba la mangio spesso quando sono in vacanza in Calabria. E’ un piatto regionale. Sono onnivoro e sconterò le mie pene esalando l’ultimo respiro. Poi, dopo l’abbuffata di Capra-Saba vado a Brancaleone, al bar dove il caro Pavese esiliato passava le giornate del suo confino, e bevo, per digerire, un bergamino, che non è un bergamasco nano di 6 cm, ma un liquore di bergamotto, così aspro, ma così aspro, che la capra la vomito intera.
    Da ragazzo mi incazzavo leggendo della pastorella calabra con occhi di capra del Pavese, io che montavo un asino, pensavo a come fosse coglione un piemontese polentone che insultava la mia vicina di casa.
    Ma tu ribalti, o Gaio, e noi l’apprezziamo, senza praticarti l’anuslingus di circostanza.

    Del cialtrone Pozzoni che dire? Torna, torna, sta casa aspetta a te. E la ciurma senza capitan fracazza?

  9. 2x+9x(z-100y):(10/4xyz)=xyz-z+X+10500 oh cristo,pensavo di scrivere alla direzione di Scienze! No, a parte gli scherzi, io amo così tanto le capre, che quando passano per strada le saluto: che animali simpatici, per non parlare poi delle pecore, con quel loro fare invitante e poi passano le farfalle e mi sento finalmente vivo e vado a tagliare le patate, perché io sono vegetariano! 😉

  10. Sarebbe bene che dalle questioni personali si passi finalmente alle questioni dei testi e alle questioni teoriche connesse ai testi. Gli interlocutori sono pregati di riservare le battute personali alle comunicazioni private via e-mail.

    Mi ha meravigliato (ma non troppo) che il mio pezzo: “Indagine sopra un reato compiuto: la Poesia del dopo il Novecento”, non abbia sollevato neanche una riflessione. Questo è un elemento significativo del nostro tempo: Pensare, riflettere, richiede uno sforzo non indifferente, lo capisco, e oggi noi tutti andiamo di fretta…

  11. io ho provato a riflettere, Giorgio. Ho posto delle questioni, assolutamente personali che non hanno destato altro che ironia generale. Ergo,cosa devo dire? Va benissimo, io parlo di cultura sempre, se mi è concesso farlo: dato che è l’unica cosa che mi riesce (bene e male).

  12. a ntonio sagredo

    finché la morte non si tradì ridendo
    a. s.

    Fastidiosicontrari

    Coi miei versi misurerò la tua Rovina, non il Tempo!
    e al Nulla aggiungo la mia Tomba, non la Cenere!
    Coi tuoi versi misurerò il Tempo, non la sua Rovina!
    e al Tutto sottraggo la tua Cenere, non la Tomba!

    Il futuro non erediterà i miei vermi,
    ma il prodigio dei tuoi versi, non una Carestia!
    Il passato erediterà i tuoi versi,
    non il prodigio dei miei vermi, non un’Abbondanza!

    Io mi ritraggo dalle ciarle con la mia Rovina,
    la (mia) Vita non si vanterà della tua Ombra.
    Andrò incontro al silenzio con la tua Ombra,
    la (tua) Vita si vanterà della mia Rovina.

    La rapida Eternità non m’aspetta per i miei resti,
    ma per quei versi esponenziali avranno più vita le sue pretese.

    Mi vanterò soltanto perciò che non ho saputo vendere: la mia Poesia!
    Non avrà la mia Ombra la tua Cenere preziosa!
    Non mi vanterò per tutto ciò che ho saputo vendere: la tua Poesia!
    Avrà la tua Cenere la mia preziosa Ombra!

    Antonio Sagredo

    Vermicino, 27/28 gennaio 2005
    —————————————————-
    con questi miei versi torniamo, Vi prego, alla Grande Poesia!
    a. s.

    • Giuseppe Panetta

      Caro Sagredo, ai tuoi Fastidiosicontrari versi ti vorrei rispondere con i miei contrarifastidiosi, con una chiusa alla De Curtis.

      Dibattono e si prendono a pugni
      Scardinano e aggirano l’ostacolo
      Lo conquistano fino ad impastarlo

      Dibattono e aggirano l’ostacolo
      Si prendono a pugni e scardinano
      L’impasto fino a conquistarlo

      Aggirano e scardinano l’ostacolo
      Lo conquistano a pugni l’impasto
      Si prendono fino a dibatterlo

      Ricchi e poveri stesse trappole

      (G. Panetta Da Thalìa, 2008)

      • C’è chi ha fatto la lettura
        e chi no ma con amore,
        c’è chi esce
        ma non ha carta e penna
        poi non ricorda più;
        una signora chiede se là dentro
        c’è qualcuno che comanda,
        un cane porta a spasso la padrona,
        il tizio nero sole passa guarda
        e torna indietro,
        una ragazza sigillata dagli auricolari
        cerca la corsa che non c’è
        scordata, ma con amore.
        Il sole agostano cade
        col ciclista in discesa.
        I lavoratori torneranno a lavorare.
        C’è un gran silenzio.

  13. Lucia Gaddo Zanovello

    A questi giovani in guerra (riporta giustamente G. L., che la politica è guerra in tempo di pace e chiunque di noi, credo, anche solo per come respira, fa politica), armati fino ai denti, di parole, questi sì son cannoni veri, maternamente forse, ma con amore, vorrei dire, quando cala la sera, di riposare, ecologicamente (oikos, ‘casa’) in qualche antico valore amato (ideale?); la fedeltà di Penelope non è la stessa di Argo, voi quale preferite?
    Ogni Eurialo sogna di avere, nel suo amico, Niso.
    E ha ragione Anna Ventura quando dice che tra le braccia di Pasifae Minotauro non solo appariva, ma ‘era’, davvero, bellissimo. O di cercare di trovar pace in una casa avita ( ma chi ce l’ha? Se ancora non gliel’hanno distrutta, o dissacrata), nell’idea di una famiglia (anche se non esiste e non è mai esistita, come nei miti, così neppure nella realtà della Storia), nell’onore del nome, più prezioso ancora del sangue, perché fatto dell’onestà del proprio nome proprio.
    È vero, la poesia è portentosa, lascia vedere negli abissi e sa creare mondi che la prosa non sfiora, così prepariamoci a rinascere ogni giorno, come già fa da sempre De Palchi, che lo dichiara e lo ripete; ci vuole coraggio, ma questi giovani ne hanno da vendere.
    Lucia G.

  14. Valerio Gaio Pedini

    LAVORI IN CORSO: STRADA ACERBA DELLA MUFFA

    E’ tempo di restaurazione del verso: e per restaurare bisogna rompere:
    rompiamo, spezziamo il corpo di Cristo- che tanto è insofferente ai suoi piagnistei
    di diademica pietas:
    E’ tempo di restaurazione del mondo,
    e il mondo spurga la sua scontrosità: tornare al Dunque è una scelta impervia-
    ma l’assiduo tormento dei fossili umani
    annebbia l’aria che mi corrompe nella mia Fossa di spirti desolati:
    i burattini anzitempo mi hanno sedotto- perciò ho deciso di tagliare i fili e di farli precipitare
    nel baratro del tumulto dal loro sangue esecrato.
    Il frutto è fetido feticcio: un feto acerbo privo di sapore,
    che già si contorna della bianchezza della sua leucemia:
    ho bruciato i miei mondi per definire questo
    e dal Cavallo di Troia non uscirono Achei, ma solo funghi.
    Vi è un batterio che ci circoncide e noi rimaniamo, privi di virilità, a destare lo scherno dello Stallone
    Che ricalcitra la sua vendetta
    Prima di diventar Castrone: puledro quanto un eunuco si mangia i suoi genitali per non accorgersi
    Della sua diffamazione:
    non vi è nulla di bello nel ricordo portato in saccoccia:
    i testicoli sono stati rimossi:
    ora permangono delle palle di plastica- una segnaletica denigratoria del Sé
    che si è macinato sotto il nostro scalpiccio frenetico.

    Allora spurgante questo petrolio
    Spero
    Che nasca un fiore nero,
    che lasci un segno nel latte scremato:nel caglio delle mie parole: morte.

    Dato che c’era una gara in atto, mi sono bellamente inserito: mica avrei potuto sopportare numeri perfetti XD

  15. Giuseppe Panetta

    Clap, clap, clap, bravo Valerio, sei in piena fase anarchica. Chissà quanto durerà, c’è da chiedersi, speriamo tanto Tempo.

    Ti rispondo.

    Sono sparsi dappertutto per il mondo
    i testicoli di Zeus, gli ovuli di Venere.
    Vengono su a galla dal profondo
    le Naiadi genitrici di cenere.
    Del freddo cilindro in fondo posti
    i demi-monde del traffico di piercing.

  16. «Compito dell’arte è di riportare l’ordine nel caos» ha scritto un tempo Adorno. A ripensarci, mi sfiora il dubbio che anche questa affermazione non precipiti anch’essa in ideologia, ma non perché l’affermazione non contenga un contenuto di verità, quanto perché è essa stessa un espediente ottativo, un lontano riflesso del pensiero umanistico.

    Non vedo perché nel mondo amministrato (anche se in recessione) non ci possa essere un qualche luogo residuo dove ci si possa riposare alla nobile frescura dei versi di un Sandro Penna, così politi e edulcorati da apparire sorvegliati dal concetto di bello che l’autore aveva in mente. Nel mondo amministrato c’è posto per tutti, c’è questo di vero, questa è la democrazia dispiegata, la democrazia parlamentare, la democrazia occidentale con tanto di welfare e di sinistra che vi sta attaccata come un naufrago al relitto che galleggia sul mare dell’essere.
    Quella lirica che alle precedenti generazioni appariva bella e profumata (quella mettiamo di Sandro Penna e di Betocchi), oggi appare ai giovanissimi una operazione di cabotaggio ideologico, un pacchetto già predisposto che dalle aule universitarie arriva fino agli scaffali delle librerie.

    Oggi il Gruppo 63, i Novissimi, la Neoavanguardia e quelli venuti dopo, quelli della Parola Innamorata e della nuova lirica elegiaca, appaiono tutti rubinetti rotti, rottami ormai inservibili. Oggi porsi dinanzi alla Poesia significa cambiare le carte in tavola rispetto a quanto avevano fatto i Novissimi: il rapporto con il Moderno si è andato rivelando come il rapporto con il Leviathano che tutto fagocita e tutto ha fagocitato.

    Quella che rimane nel setaccio non sono le pepite d’oro ma le magagne degli Arrabbiati i quali non vanno tanto per il sottile, e Gaio Valerio Pedini (nome da console romano) credo lo ha capito molto bene.

  17. Trascrivo il commento pervenuto da Giorgina Busca Gernetti:

    «”Commenti offensivi, lesivi della persona o facenti uso di argomenti ad hominem verranno automaticamente cancellati”

    Questo punto del quarto paragrafo non è mai stati ottemperato.
    Io, Giorgina Busca Gernetti, ho lasciato il blog di mia spontanea volontà da qualche tempo, amareggiata per i continui insulti spacciati per “parole giocose”.
    Sono ricomparsa solo per rintuzzare le cosiddette “parole giocose”.
    Chiarisco questo perché corre voce che anch’io sia stata esclusa dal blog per richiesta di un personaggio influente.
    Si metta l’animo in pace questo egregio intellettuale. HO LASCIATO PER MIA VOLONTA’ IL BLOG».
    .
    Giorgina Busca Gernetti
    9 agosto 2014, ore 16:15

    Premesso quanto sopra, rendo doverosa notizia ai lettori che lo scrivente in qualità di amministratore del blog, non ha mai “cacciato” nessuno dal blog in quanto tale filosofia di comportamento non appartiene al suo concetto di democrazia dello spirito.
    (Giorgio Linguaglossa)

    • Egregio Dr. Giorgio Linguaglossa,
      La stimo come persona dai sani principi e dall’etica esemplare.
      Come mai, allora, circola questa sgradevole voce a mio danno che non sto a riscrivere perché lo ha già fatto Lei?
      Perché non si è posta fine subito all’indecorosa schermaglia che io stessa ho stigmatizzata più volte invocando il Suo intervento in qualità di amministratore / moderatore?
      Perché non si è fatto cessare subito (come è scritto nel regolamento) un certo linciaggio a mio danno?
      I lettori mi scusino per questo doveroso chiarimento. La mia dignità, calpestata troppe volte, mi ci ha costretta.
      Buona Poesia!
      Giorgina Busca Gernetti

      • Chiedo scusa a Giorgina Busca Gernetti per essere stato eccessivamente indulgente verso battute da cabaret e da bar dello sport piuttosto che da un blog di letteratura. Prometto che per il futuro cancellerò immediatamente le battute irriverenti o inutilmente ironiche che dovessero venire fatte da chiunque nei confronti di chiunque.
        Essere poeti significa anche esercitare un severo autocontrollo delle proprie pulsioni insocievoli.

  18. Giuseppe Panetta

    Invito la collega, Poeta, Giorgina Busca Gernetti, a ritornare sul blog con la sua presenza e con i suoi contributi, che sicuramente potranno solo arricchire le discussioni intorno alla poesia e all’arte in generale.
    La invito, pure, a non prestare troppa attenzione agli insulti che vengono da falsi nomi creati solo con lo scopo di incendiare. A questi, cara collega si risponde con l’arma dell’ironia, non con le querele (scusa Giorgina se ti dico questo), né con l’abbandono.
    Il rispetto che la collega chiede è atto dovuto, principio basilare.

    Giuseppe Panetta

    • Ti ringrazio, gentile collega Giuseppe Panetta, per la comprensione e l’invito a tornare.
      Purtroppo il mio stato d’animo ora è troppo amareggiato perché io possa ancora convivere con chi usa insulti pesanti e immotivati che poi vengono giustificati come “parole giocose”. L’ironia in questo momento si è spenta in me. Di questo devo ringraziare quelli che si sono divertiti a mie spese. Che divertimento, poi?
      Altri è caduto in un grosso equivoco e su di esso ha ingaggiato una specie di guerra contro di me.
      Non posso proprio stare in un luogo che ha già nociuto troppo alla mia salute fisica e spirituale.
      Cordiali saluti
      Giorgina (Busca Gernetti)..

  19. Valerio Gaio Pedini

    ad Antonio: è lungi da me domarmi come un puledro: non sono una bestia da soma: non mi domo e non intendo farlo, poiché il giusto valore, oramai, è un’ironico sberleffo che si brucia da solo, come si bruciano anche i miei versi, che vogliono anche bruciare se stessi. E pare che Giorgio questo l’abbia compreso bene e l’abbia aggiunto anche nella prefazione che mi ha fatto. Lo sai, non è da me, dirti no, perché sono sempre diponibile all’ascolto. E poi io sono più che nudo, sono addirittura senza pelle. quando vorrai accettare questa dimensione, come io ben accetto la tua e lo sai, dato che l’ho dimostrato più volte, allora sarai scuoiato anche tu e non resterà che uno scalpo. 😉 Accetta il mio mondo, come io accetto il tuo.

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