POESIE SULLA MORTE di Salvatore Toma (1951-1987) da “Canzoniere della morte” (1999) Commento di Giorgio Linguaglossa

salvatore toma lecce culla-del-barocco

salvatore toma lecce culla-del-barocco

 Salvatore Toma nasce a Maglie nel Salento nel 1951, da una famiglia di fiorai, e insieme a Antonio Verri e Claudia Ruggeri fa parte dei cosiddetti “poeti maledetti salentini”. Frequenta il liceo classico, ma non prosegue gli studi, anche se coltiva da autodidatta le materie che più gli interessano: letteratura e ovviamente poesia. Vive nella tenuta dei genitori occupandosi della campagna e trascorrendo ore in un bosco di querce, “le Ciàncole”, appostato comodamente sui rami di un grande albero. Pubblica (dal 1979 al 1983) sei raccolte di poesie, rispettivamente: Poesie, Ad esempio una vacanza, Poesie scelte, Un anno in sospeso, Ancora un anno e Forse ci siamo.

salvatore toma paesaggio salento

paesaggio salento

La sua morte prematura, avvenuta quando aveva appena trentacinque anni viene, da alcuni, attribuita al suicidio, in realtà sembra sia sopraggiunta per un uso eccessivo di alcolici, per cirrosi epatica. La sua notorietà deriva dalla pubblicazione della raccolta di poesie Canzoniere della Morte (Einaudi 1999), a cura della filologa Maria Corti.

Dopo la scomparsa della Corti, avvenuta nel 2002, la poesia di Toma rischiava di essere definitivamente dimenticata. Un folto gruppo di intellettuali meridionali promosse una raccolta di firme per chiedere la ristampa del volume al tempo esaurito, tentando anche di rilevare i diritti di autore per pubblicare il libro altrove. L’iniziativa provoca una vasta eco in tutta Italia e la casa editrice decide, di ristampare il Canzoniere.

Giorgio Linguaglossa 5 ottobre 2017

Giorgio Linguaglossa

Commento di Giorgio Linguaglossa

“Un poeta sconosciuto e disconosciuto come Salvatore Toma (1951-1987), che vive nella lontana provincia salentina, scrive invece i versi più acuti e dolorosi del decennio a cavallo tra gli anni Settanta-Ottanta. Dinanzi alla sua disperata autenticità, scoloriscono e impallidiscono le scritture poetiche più scaltrite ma anche più professionali degli esistenzialisti milanesi e dei minimalisti romani. Recluso nell’isolamento della provincia, Toma scrive una poesia lontana anni luce dalla ideologizzazione neosperimentale e dalle poetiche che si andavano elaborando a Roma e a Milano; la poesia di Toma è quella di un ruminatore-visionario che accentra il discorso lirico, una sorta di primitivismo linguistico, intorno al problema della propria morte, con una versificazione basata sul verso libero, sulla percussione ritmica e su una imagery limitata e circoscritta a poche figurazioni di base dalle quali si diramano le variazioni ossessive della sua ruminazione interiore. Il discorso lirico diventa così la proiezione all’esterno delle sue ruminazioni interiori.

Salvatore Toma giovane studente universitario

Salvatore Toma giovane studente universitario

 Tra interno ed esterno non c’è distanza: l’interno diventa immediatamente esterno, pagina scritta; l’«io» è sottoposto alla percussione di un fascio di elettroni e di fotoni che ne illuminano l’ultimo bagliore. Fra le sue raccolte, prima della pubblicazione di una antologia da Einaudi nel 1999 con il titolo Canzoniere della morte, si ricordano Poesie (Prime rondini) (1970), Ad esempio una vacanza (1972), Un anno in sospeso (1979). Un percorso diverso ma parallelo è quello di un giovane pittore lucano, Giuseppe Pedota che scrive con un lirismo naif che sembra un meteorite caduto dalla luna, il contraltare del maledettismo di Salvatore Toma. Colpisce la serena estraneità di queste opere  al clima culturale degli anni Settanta. I quanti del suicidio (1976) di Helle Busacca sembrano versi scritti da un reietto che cammina sulla terra dopo un terremoto, sono poesie di un sopravvissuto da un bombardamento.

salvatore toma pagina 1Nelle poesie che il poeta lucano Giuseppe Pedota scrive in questi anni e che pubblicherà soltanto venticinque anni dopo, nel 1996, Equazione dell’infinito (1996) e Dialogo con Einstein (1999), sembra di trovarci dinanzi ad un marziano che sia sbarcato sulla terra con la sua astronave. Pedota scrive come parla, parla con i terrestri in una lingua «privata», nella lingua dei marziani. Nel 2005 pubblicherà Acronico, che contiene anche le due precedenti raccolte. Pedota scrive ad una altissima concentrazione lirica, dove è la tensione tra un verso e l’altro che sostiene tutta l’impalcatura del discorso poetico in un susseguirsi di ponti tensioattivi che reggono l’infrastruttura dei versi che si snodano da una metafora all’altra, da una iperbole all’altra, in un continuum immaginifico di rara felicità espressiva. In queste opere non c’è nulla che le ricolleghi alla comune ascendenza del «duopolio»: lo sperimentalismo e la ex linea lombarda. Pedota scrive in una lingua che abita una terra di nessuno, una specie di extralingua. È questo il segreto della sua forza. La ristrutturazione del linguaggio lirico operata da Pedota avviene mediante il riposizionamento del piano lirico sul «parlato» privato. Tutte le opere di questi autori sono opere «cieche», sono monadi condannate a restare «monadi», sono vasi incomunicanti. Ciascuno segue un proprio progetto di riconfigurazione del discorso lirico.

salvatore toma copertinaÈ comunque la rivincita della provincia che produce i risultati più alti della poesia di questi anni. Tra queste opere si stabilisce la incomunicabilità di prodotti tra di loro incomunicanti: le opere di poesia non parlano, non colloquiano tra di loro, tantomeno gli autori ma c’è qualcosa che accomuna i versi disperati e rarefatti di Toma all’idioma lirico-irrealistico di Pedota: l’ossessione della propria irriducibile singolarità. Giuseppe Pedota nel 1993 entrerà a far parte della redazione del quadrimestrale«Poiesis» diretto da chi scrive, negli anni seguenti pubblicherà due opere «visionarie». Nella poesia di un Toma o di un Pedota non si verifica alcuna investigazione dell’«io» o del «mondo», a rigore non c’è più alcun «mondo»: non c’è più un messaggio che un io ipotetico invia in codice ad un destinatario posto oltreoceano o oltremanica, non c’è più una fenomenologia dell’«io» intesa come dispiegamento prospettico e temporale del passaggio di un «evento destinale». Forse siamo davvero davanti all’ultima esternazione dell’«io» lirico nell’epoca della problematica esistenza del discorso lirico”.

[da Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana (1945-2010) EdiLet, Roma, pp. 390 € 16]

(poesie tratte da Canzoniere della morte Einaudi, 1999 a cura di Maria Corti)

 

salvatore_toma 1

salvatore toma

Ultima lettera di un suicida modello

Ultima lettera di un suicida modello
A questo punto
cercate di non rompermi i coglioni
anche da morto.
È un innato modo di fare
questo mio non accettare
di esistere.
Non state a riesumarmi dunque
con la forza delle vostre certezze
o piuttosto a giustificarvi
che chi s’ammazza è un vigliacco:
a creare progettare ed approvare
la propria morte ci vuole coraggio!
Ci vuole il tempo
che a voi fa paura.
Farsi fuori è un modo di vivere
finalmente a modo proprio
a modo vero.
Perciò non state ad inventarvi
fandonie psicologiche
sul mio conto o crisi esistenziali
da manie di persecuzione
per motivi di comodo
e di non colpevolezza.
Ci rivedremo
ci rivedremo senz’altro
e ne riparleremo…
Addio bastardi maledetti
vermi immondi
addio noiosi assassini.

.

salvatore toma pagina

Salvatore Toma in una foto

Salvatore Toma

Spremiti Toma
spremiti come
un limone
o spezzati come
si spezza un ramo
d’alloro per
respirare dal vivo, dal profondo.
Questo ordinarsi
di vivere non
ti fa bene non
ti rappresenta più.
Arditi Toma
datti fuoco acqua terra
datti luce
batti palpita schiuditi
battiti.

*

Presso mezzogiorno
mi sono scavata la fossa
nel mio bosco di querce,
ci ho messo una croce
e ci ho scritto sopra
oltre al mio nome
una buone dose di vita vissuta.
Poi sono uscito per strada
a guardare la gente
con occhi diversi.

*

Il suicidio è in noi
fa parte della nostra pelle
in essa vibra respira si esalta
appartiene alla nostra vita
plana sui nostri pensieri
spesso senza motivo:
a volte l’idea sola
ci conforta ci basta
l’effetto al momento è identico
ci pare di rinascere
una nuova forza stordente
per un poco ci possiede
ci fa sentire immortali.
Perciò io ho rispetto
di chi muore così
di chi così si lascia andare
perché solo chi si nega la vita
sa cosa significa vivere.
L’assuefazione il contagio
il tirare avanti
la sopravvivenza son solo cose
per chi ha paura di frugare
e di guardarsi dentro.
Il falco lanario

Come un aereo solare
senza rumore
se non fra le ali
il canto di un vento luminoso
circondava il lanario
il vecchio casolare
desolato in collina
tra le spine e i papaveri.
Assorto
stavo lì a guardarlo
roteare a spirale
lento come sospeso
a caccia del rondone.
Si spostava
ogni tanto
anche più di là
fra gli ulivi e il raro verde.
Un silenzio di fiaba
avvolgeva la collina.

.

Fiera 8 dic 2017 3 nero e bianco

a sx Letizia Leone, dietro, Antonio Sagredo e Giuseppe Talia

Quando sarò morto
e dopo un mese appena
come denso muco
color calce e cemento
mi colerà il cervello dagli occhi
se mi si prende per la testa
(l’ho visto fare a un mio cane
disseppellito per amore
o per strapparlo ai vermi)
per favore non dite niente
ma che solo si immagini
la mia vita
come io l’ho goduta
in compagnia dell’odio e del vino.
Per un verme una lumaca
avrei dato la vita:
tante ne ho salvate
quando ero presente
sciorinando senza vergogna
l’etichetta della pazzia
con l’ansia favolosa di donare.
Per favore non dite niente.

*

Io spero che un giorno
tu faccia la fine dei falchi,
belli alteri dominanti
l’azzurrità più vasta,
ma soli come mendicanti.

*

Il poeta esce col sole e con la pioggia
come il lombrico d’inverno
e la cicala d’estate
canta e il suo lavoro
che non è poco è tutto qui.
D’inverno come il lombrico
sbuca nudo dalla terra
si torce al riflesso di un miraggio
insegna la favola più antica.

.

salvatore toma

 

Chi muore
lentamente in fondo al lago
fra l’azzurro e i canneti
non muore soffocato
ma lievita piano in profondità.
Avrà sul capo una foglia
e su di essa un ranocchio
a conferma dell’eternità.

 

 

*

Io ho l’incubo
della mia vita
fatta di grandi
sconcertanti conoscenze
e di sogni paurosi.
Per questo credo
di vivere ancora per poco
e non rischiare
di sfiorare l’eternità.
Se passa una nube
fra incerte piogge
quella è nube
in cerca di serenità.

*

Se si potesse imbottigliare
l’odore dei nidi,
se si potesse imbottigliare
l’aria tenue e rapida
di primavera
se si potesse imbottigliare
l’odore selvaggio delle piume
di una cincia catturata
e la sua contentezza,
una volta liberata.

.

Salvatore Toma

Salvatore Toma

Quando sarò morto
che non vi venga in mente
di mettere manifesti:
è morto serenamente
o dopo lunga sofferenza
o peggio ancora in grazia di dio.
Io sono morto
per la vostra presenza.
Un giorno di questi
farò di tutto,
tutto farò filare liscio,
i pensieri e gli occhi
anche le nuvole raddrizzerò.
La mia ascia
sarà inesorabile.

Un giorno di questi
comanderò,
come un Dio
tutto vorrò
a me comparato.
Capre galline
voleranno sulle teste
umane come rettili nei fiumi
e fra le aride rocce
un giorno di questi comincerò.

*

Il poeta è uno scienziato
coi piedi sulla terra,
sulla luna c’è andato
da appena nato.
Il poeta è un uomo
un poco morto
e conosce cose orrende
chissà come
per questo ride di voi
di tutti voi.

.

salvatore toma processione

Spesso penso alla morte
al modo in cui dirò addio alla vita
a come avrò la bocca in quell’istante
le mani il corpo.
Vorrei morire mi dico
senza saperlo
a tradimento
in un momento
in cui non me l’aspetto.
Ma ecco che l’alba
riaffiora assurda
e la vita ridiventa
l’incontenibile gioco.

*

Inutile fuggire
bisogna accettarsi
o rompere o sparare
o uccidere o uccidersi
occorre ribellarsi
forse annientarsi
forse uccidersi
qualcosa bisogna fare
uccidere forse
forse annientarsi
cercare l’esaltante
nullità dei morti.
Inutile trovare un rimedio
una segreta fonte sorgiva
a una mente acrobata malsana
inutile girare girarsi girovagare
imporsi la luce o l’annientamento
un fiato mi perseguita da tempo
un fiato grosso di cadavere.
Eppure ancora riesco a gustare
la luce del vento
le sue fitte d’argento
mentre sfocia nel sole
ancora so leggere le stelle
la dolce tremenda luna serale
le primizie invadenti delle stagioni.
E allora che fare?
Una cosa sola mi sciupa la morte:
sarei dovuto morire
prima di procreare.

*

Se su una moto
vai incontro a un grattacielo
e dietro c’è una stella
per un’ovvia ragione
vedi la stella cadere:
allora per incanto
esprimi un desiderio:
io vorrei
una grande esplosione.

*

La civetta caccia
nella calma delle notti
ma stasera che la pace
è limitata
dalla grandine e dal temporale
in qualche vecchio rudere
starà con lo stomaco vuoto
il collo ritirato fra le ali
gli occhi dolci
come lampade a petrolio.
Domani sazia
dominerà il silenzio
con le ciglia che battono lente
come l’orologio della torre.

.

masseria del Salento

masseria del Salento

Il maiale
era lì che mi guardava.
Il macellaio
faceva finta di niente
e gli girava intorno indeciso
col coltellaccio allucinato.
Voltai l’angolo
il maiale pareva
implorarmi a restare
posando alla catena
come un lupo in olfatto.
Così rimasto incantato
non sentì il coltello
forargli la gola
e non vide il sangue
colargli a dirotto.
Era tutto concentrato
a rivedermi apparire.

Annunci

33 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea

33 risposte a “POESIE SULLA MORTE di Salvatore Toma (1951-1987) da “Canzoniere della morte” (1999) Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. è l’ennesima dimostrazione di come Poeti non si nasca, a volte si diventa e Poeti si muore

  2. ambra simeone

    già solo il titolo “ultima lettera di un suicida modello” è stupendo, poetico…
    un poeta da scoprire e riscoprire!

  3. Mi sembra chiaro: la notorietà di Salvatore Toma è stata raggiunta quando Einaudi pubblicò l’antologia delle sue poesie. Se Einaudi non l’avesse pubblicata noi non saremmo qui a discettare sulle sue poesie, nonostante i cinque libri pubblicati da Toma presso piccoli editori.

    Sorte analoga mi sembra abbia colpito la poesia di Giuseppe Pedota anche lui pubblicò i suoi tre libri presso un piccolo editore: lo Scettro del Re. Finché la poesia di Pedota non sarà pubblicata da un editore con forte distribuzione nazionale, rimarrà una poesia inesistente. Questo è un dato di fatto che non può essere eliminato. Non c’è critico (per quanto autorevole) o blog (per quanto autorevole) che possano modificare questo dato di fatto.

    Discorso analogo può essere esteso alla poesia di Giorgia Stecher e di Maria Rosaria Madonna (tanto per restare nell’ambito di poeti morti da lunga data).

    • ambra simeone

      Giorgio anche io sono venuta a conoscenza di questo magnifico poeta sul tuo blog e qualche curiosità l’ho trovata su internet, in libreria non l’ho trovato altrimenti avrei comprato il libro!

      davvero il più notevole della triade Cattaneo, Toma e Farina, il più realistico in perfetta posizione a metà tra il sovraliguistico e il sottolinguistico, a metà tra il piùcheparlato e il piùchescritto!

      ottimo Toma!

    • lkino

      Se Einaudi pubblica Toma e non pubblica Pinco Pallo magari una ragione c’è… forse la qualità della scrittura?

  4. anonimo veneziano

    ma vi sono stati poeti maledetti francesi che si sono uccisi?

  5. Ivan Pozzoni

    Quando sarò morto
    e dopo un mese appena
    come denso muco
    color calce e cemento
    mi colerà il cervello dagli occhi
    se mi si prende per la testa
    (l’ho visto fare a un mio cane
    disseppellito per amore
    o per strapparlo ai vermi)
    per favore non dite niente
    ma che solo si immagini
    la mia vita
    come io l’ho goduta
    in compagnia dell’odio e del vino.
    Per un verme una lumaca
    avrei dato la vita:
    tante ne ho salvate
    quando ero presente
    sciorinando senza vergogna
    l’etichetta della pazzia
    con l’ansia favolosa di donare.
    Per favore non dite niente.

    Questo, signori, è un capolavoro!!! Dio! Gli “arrabbiati” esistevano anche negli anni ’50?!? Per esempio, Giorgio, io ho avuto la fortuna di incontrare Toma sul tuo blog: Einaudi non c’entra un cazzo. Poi, Einaudi stampa e distribuisce bene solamente boiate, tipo Belen o Balottelli: in un negozio non noteresti mai un volume di Toma, anche se fosse uscito con Mondadori o con Laterza. E, inoltre, nessuno in una libreria Feltrinelli acquisterebbe un volume di Toma. Toma lo scopri su internet, sui blog, col passaparola. Toma non sta bene in negozio. Toma non vende, ed è la sua energia.

  6. Ivan Pozzoni

    Questo è incazzato, feroce, energico: non è come Simone (Cattaneo). Non c’entra niente! Questa è vera ribellione, rivolta, lontana dal conformismo, lontana dalla disperata ricerca di fama e danaro. Toma non è un morto divenuto mito, è un mito divenuto morto. Chapeau!

  7. ludovico rastrelli

    con questo suo “chapeau” è sintomatico. Ho trovato anni fa Toma in una libreria a Roma “Tombolini” la migliore. Gli “arrabbiati” ci sono sempre stati,
    p.e. in un testo picaresco (l’Arrabbìco) di Antonio Sagredo si narra a Brindisi di un quartiere detto della “Rrabbìa” !

    “Quella sorta di rrabbìa, matrigna o sorellastra della rassegnazione, insomma rabbiuzza e devozione, andava cantilenando e centellando ogni giorno, mattina e sera, sera e mattina, su e giù, giù e su, discesa e salita, salita e discesa, trapunta dai platani malinconici e superbi testimoni del suo arrapinarsi furente e, dopo tanto, placido”
    “Ma da ovest, terribili, è che giungevano con ogni sorta di randelli finti quelli della Rrabbìa , i bassi e i barraccati, si, appunto, quelli della casbah povera e disgraziata, protagonisti veri con gli sciabbicoti delle rivolte seicentesche. Intolleranti, presenti a tutti gli attracchi dei vapori dei bastimenti dei mercantili, permalosi, ostentavano il vero volto della miseria in faccia a tutto il consiglio municipale affaccendato a cerimoniare gli ospiti illustri e le altezze reali imperiali, “la duchessa Culettini, la contessa Pisciabene, e la principessa Puzzadimerda” etc. etc.”.
    “Il ragazzo che traversava il parco tenendosi stretta, più che la passione e la
    devozione al simbolo di un nonno taciturno, la propria rrabbìa nel pugno, sfondando la tasca dei calzoni, pensava al suo antenato che, di sotto le stelle, inventò un giorno finalmente la notte e nella notte si amputò la carne di tutti i desideri infantili, e la propria anima schiacciò sulla calce scintillante, come con una violentissima scarpata per lo schifo che suscita, almeno all’immaginazione scarsa o ad un cuore debole, un innocuo ragnetto sulla soffitta e, in specie, quando l’etilismo sostiene la sorgente infinita delle radici immaginarie… o se sia meglio attorcersi le mani – ah le mani!- come il mio amico Angelo nella città dorata sotto la pioggia, tra frettolosi, perché?, tristifelici passanti o sghignazzate e nel blà blà, blà blà urbano, con lo sguardo fisso, più bello degli occhi di un qualsiasi dio, intonava, spiegazzato dal suo dolore in meno, il canto suo, perché?”.
    “…Obbligarono perciò il presule a organizzare una processione, in onore del primo patrono, partente da Palazzo Perrone. L’ottimate, strumato e affetto da strangùria, sofferente come un umile divoto appare ma non è, doveva aprire e subìre il corteo, portando le pesanti chiavi della città che un valoroso fabbro a posta aveva gravato di tutta la rrabbìa della popolazione metèca ed esiliata.
    …le dita si sgolano, schizzano, come… fi-o-c-chi!

    • Ivan Pozzoni

      Però della «Rrabbìa», erano soggetti i bassi e i barraccati. Noi attendiamo al varco l’intellettuale, che basso e barraccato diventerà in fretta, se l’Europa continua sulla strada del suicidio. L’intellettuale “arrabbiato”, che termine non mio, è di Giorgio Linguaglossa, si svincolerà dalla veste di intellettuale organico imposta dal Novecento e diventerà mai intelle(a)ttuale (termine mio)?

  8. lucio caracciolo

    “arrabbiato” non è termine di Giorgio L.: è di tutti, somaro! – parlate di Poesia e basta, e se civile non dite fesserie: tra i bassi e i baraccati vi sono intellettuali: ancora sei un classista, anche se esistono le classsi. Per esempio nemmeno una parola sul valore stilistico delle citazioni picaresche!
    Parlare e discutere dello stile di queste è dire criticamente quel che si è.
    Pozzoni, la vuoi finire con queste analisi da strapazzo! Che l’Europa va per la strada del suicidio non è cosa nuova affatto: la conosci si o no la storia!
    Non la conosci! Te la prendi con l’esterno: specchiati e forse sapari chi sei!

    • Preciso che il termine di “Arrabbiati” riferito ai giovani poeti raccolti sotto la bandiera di Ivan Pozzoni è stato coniato da me. Volevo indicare un elemento decisivo per individuare l’aspetto che a mio avviso era peculiare delle loro composizioni: quello di essere “arrabbiati”. Con ciò volevo attirare l’attenzione dei lettori su una generazione di giovani autori (non chiamiamoli poeti, per carità, ci sono già tanti poeti in giro con la laurea e con il Nobel in tasca) che è stata privata di un futuro(e di un presente). E per questo i giovani hanno tutte le ragioni di essere “arrabbiati”.

      L’intendimento del blog è anche quello di sostenere e affiancare il lavoro di questi giovani senza però mai nascondere loro che la vetrina, il successo e la visibilità non sono di casa nella Poesia che notoriamente è un settore dove vi si trova di tutto, e c’è gente disposta a qualsiasi cosa pur di attingere la vetta del Parnaso.

      Noi lo diciamo chiaramente: non aspettatevi nulla dalla Poesia, altrimenti si rischia di creare delle aspettative e delle illusioni che possono portare i più fragili a gesti inconsulti.

      • Ivan Pozzoni

        Bellissima la risposta di Giorgio. Preciso che il gruppo di giovanissimi che sto diseducando all’arte nasce sotto il nome di New.co Poetry (cioè una sorta di new company, nata dalla fusione di stili/individui diversi, interessata ai versi, senza nessuna smania di successo o celebrità). La definizione “giovani arrabbiati” nasce da una interpretazione critica di Giorgio, sempre calzante.

    • Ivan Pozzoni

      Antonio, neanche ti rispondo. Quando non capisci nemmeno il termine della questione, nessuno ha voglia di discutere sul niente. I maggiori intellettuali della storia, infatti, sono stati i bassi e i baraccati!? Sopratutto i baraccati. Chi se ne frega delle citazioni picaresche: stiamo discutendo di Toma! Facciamo così, nel post su Cattaneo ragioniamo delle Facezie del Piovano Arlotto; nel post su Madonna, dissertiamo su François Villon. Discutiamo sempre a caso, innarcisiti (esibizionismo stilistico) ed egotici. Direi che di storia non mi intendo affatto: sono storico, riconosciuto in tutt’Italia e all’estero, non solamente in Spagna. Poi sotto Giorgio ti spiega bene cosa intendevo dire, eh? Adesso bevi un bel bicchiere di Sangria, e a nanna. :-* P.s. Guarda che il nome di Lucio Caracciolo non devi usarlo, esiste, è un giornalista e docente universitario, e se dovesse beccare sul blog il suo nome si configurerebbe il reato di sostituzione di persona mediante mezzo informatico. Ci vai di mezzo tu e il direttore responsabile del blog! Puoi smetterla di fare il ragazzino?! Ivan

  9. Giuseppe Panetta

    Anche io come Ivan ho scoperto Salvatore Toma su internet (dopo aver letto una nota di Giorno, non ricordo su quale blog, qualche anno fa). Di certo non avrei comprato il Toma Einaudi, con la poesia lirica messa in copertina. Toma è uno vero, sincero e incazzato nero.Come se fosse preordinato a scrivere solo di morte, come se la stesse preparando la sua morte.

    Caro Caracciolo o Carracci o vattelapesca che diavolo di nome ha scelto stasera, si prenda un tavor e beva una birra, come consiglia Cattaneo, reciti ad alta voce “il maiale era lì che mi guardava” e veda di non rompere i coglioni.

    (Stasera sono buono. Sono in villeggiatura al Sud:-))

  10. Giuseppe Panetta

    nota di Giorgio, errata corrige

  11. attila salvo

    Antonio? Quale Antonio? Prof. Pozzoni non so cosa intenda! Di Caraccioli ce ne sono tanti! La risposta del sig. Linguaglossa non è bellissima, ma pertinente. (Come al solito. dite bella, bellissima per ogni cosa che Vi gusta: ma non vuol dire nulla!). Quanto ai ragazzi-poeti incazzati più o meno è bene che lo siano di più, ma non in tutte le direzioni, in una soltanto così è più facile sfondare! – Panetta poi è volgaruccio, ma è mignon! In quale sud? Siete buono? Mi commuovo – Lo so cosa intendi per Spagna, caro Pozzoni, ma ora lo sarò anche in USA, in Cina, e nel regno di Minchionia! Le ho già detto che deve essere meno analitico, meno sintetico e sarà più simpatico agli ignoranti come me! La giostra dei Lazzi è aperta a tutti, un po’ come la Poesia… il Parnaso? : è un prendere Per naso! – Divertitevi come Palazzeschi! Mandate al diavolo quei tre fannulloni: la trojka: Ung… Ung. – Qua.. Qua – Mon..Mon! e tutti i loro discendenti!———–
    ———————————————

    La barbarie, non i barbari, Kavafis!
    Io ti dono una merce più salata:
    una fede eretica dalle spine carboniose,
    un’incisione che non separi i corpi.

    Odessa m’inseguiva con tutti i suoi viali,
    contavo i gradini come lancette le epoche.
    Il tanfo estivo fondeva i metalli degli affetti:
    non avevo che un inverno – per tutore!

    antonio sagredo
    Vermicino, 13 luglio 2001
    ———————————————————–
    antonio incontra carmelo

    Ci siamo incontrati
    qualche volta:
    la mia umiltà
    più grande
    della tua.

    Ti ho portato una foto
    di Boris!

    Non hai capito
    il fronte!

    NON SEI POETA, ANCHE?

    Ti ho guardato gli occhi
    dentro e fuori:

    mi eri più chiaro
    d’una pagina
    di Mozart!

    Le mie Legioni
    sono stufe
    d’aspettarti.

    Con la tua Voce
    – sono in tempo? –
    un attacco frontale:
    radere al suolo
    la poesia
    del secolo
    trascorso.

    Un’ intenzione?
    – Si –
    d’AMORE!

    antonio sagredo

    Roma, 29 agosto 2001

    • Sagredoooooo su da bravo, non sbagliare a firmarti, sei la prova vivente, vero pistola fumante, di quanto siano grandi cialtroni i veri poeti.

    • Ivan Pozzoni

      Anto’, va’ che a forza di cambiare nomi non capisci più chi sei («Lo so cosa intendi per Spagna, caro Pozzoni, ma ora lo sarò anche in USA, in Cina, e nel regno di Minchionia!») e ti fai beccare, Carocci docet dalla GG di ritorno dalle vacanze. Comunque, del regno di Minchionia, sei l’Attila assoluto. un bacio Ivàn Pozzonvskij 😉

      • Penso, anzi temo, che Attila abbia ragione. Forse c’è bisogno di barbari qui. La forza di Attila era questa. Che al suo solo apparire le città aprivano le porte prede del terrore. E l’armata di Attila non doveva fare altro che mettere a soqquadro tutto e saccheggiare il saccheggiabile.

        Penso, con Sagredo, che dovremmo sottoporre il Novecento a severo assedio. E poi cancellarlo con un colpo di spada. Anzi, con molti colpi di spada.

        Però anche Attila fu sconfitto al culmine della sua gloria. Il suo invincibile esercito fu sconfitto. Il suo errore fu quello di accettare una battaglia campale contro un altro esercito più avvezzo alla battaglia frontale. E fu il suo disastro. (Giugno 451 d.c. Campi Catalaunici)

    • Giuseppe Panetta

      Meglio mignon che minchione. Alé!!

  12. alberto sparapizza

    a Mariano Menna: che vuol dire “fantastico”?
    ————————-
    La Mignon di Goethe o una altra Mignon?
    ————————-
    Bravo, ma non basta la barbarie, Sagredo, bisogna essere estremamente
    aristocratici!

    • Giuseppe Panetta

      “Conosci la terra dove i limoni mettono il fiore,
      le arance d’oro splendono tra le foglie scure,
      dal cielo azzurro spira un mite vento… (?)”

      Qui io sono, in un giardino così, ai piedi dello Jonio, caro Sparapizza o Ernesto Sparalesto.

      Faccio volentieri la parte di Mignon se tu fai quella di Philine: “Je suis Titania la blonde”.

      Lasciamo perdere Meister. Viviamo un amore tra eroine. Balliamo e cantiamo io e te. Facciamo entrare in scena solo Laërte che vada dicendo: Vroccula, zoccula e predicaturi dopu Pasca non servanu cchiùni.
      (Trad. Broccoli, zoccoli e predicatori dopo Pasqua non servono più).

    • […]
      Per iperbole, è usato spesso con valore genericamente superlativo e ammirativo: uno spettacolo f.; un gol, un canestro f.; un romanzo, un film f.; è stato un viaggio f., abbiamo fatto una vacanza f.; ha una memoria f.; anche di persona che dimostri doti o dia di sé prove non comuni: una donna f.; sei stato f.!; assol., come esclamazione di ammirato stupore: fantastico!

      (Dalla Treccani)

  13. Pingback: POESIE SULLA MORTE di Salvatore Toma (1951-1987) da “Canzoniere della morte” (1999) Commento di Giorgio Linguaglossa | L’Ombra delle Parole | alessandrapeluso

  14. Vorrei agganciarmi alla discussione segnalando un altro poeta – non so dire se ‘grande’ o meno ma certamente ‘poeta – salentino sufficientemente obliato per meritarsi un secondo appello su queste e-pagine: Stefano Coppola. Del quale potere trovare un profilo a questo indrizzo: http://samgha.me/2010/04/30/stefano-coppola-salento-maledetto/

    Confidando di non finire tritato nel filtro antispam ringrazio per l’ospitalità.
    L.

    • gentile Luca Ornelli,

      dai pochi frammenti contenuti del saggio Antonio Coppola appare un poeta interessante, può inviarci un file di sue poesie alla mia email per una proposizione sull’Ombra?

      grazie, un saluto.

      Giorgio Linguaglossa

      • Gentile Giorgio,

        Non dispongo attualmente di alcun file contenente i testi di Coppola. La sua pressoché ‘operaomnia’ è il volume edito nel 1992: Stefano Coppola, Poesie scelte, Lecce, Piero Manni Editore.
        Se di interesse posso predisporre un pdf con, diciamo, 10? 15? 20? testi del Nostro. Il morto resta morto senz’altro ma le sue parole tornano in vita.
        Grazie,
        L.

  15. Luca Ormelli

    Errata corrige – di maledettismo si parla e dunque maledetto sia il tablet: “Del quale potete trovare ecc”

    L.

  16. SoniaLambertini

    L’ha ribloggato su sonia lambertini.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...