POESIE EDITE E INEDITE SUL TEMA DELL’ADDIO (Parte V) Alfredo De Palchi, Luciano Troisio, Giorgio Linguaglossa, Salvatore Martino, Patrizia Cremona, Paolo Carlucci, Roberto Piperno, Silvana Baroni

Orfeo Giorgio De Chirico

Orfeo Giorgio De Chirico

«Il tema dell’addio. L’addio è una piccola morte. Ogni addio ci avvicina alla morte, si lascia dietro la vita e ci accorcia la vita che ci sta davanti. Forse il senso della vita è una sommatoria di addii. E forse il senso ultimo dell’esistenza è un grande, lungo, interminabile addio».

grattacieli-new-york

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Alfredo De Palchi

Potessi rivivere l’esperienza
dell’inferno terrestre entro
la fisicità della “materia oscura” che frana
in un buco di vuoto
per ritrovarsi “energia oscura” in un altro
universo di un altro vuoto
dove
la sequenza della vita ripeterebbe
le piccolezze umane
gli errori subordinati agli orrori
le bellezze alle brutture
da uno spazio dopo spazio
incolume e trasparente da osservarla io solo

rivivere senza sonni le audacie
e le storpiature
persino le finestre divelte
i mobili il violino il baule
dei miei segreti
tutti gli oggetti asportati da figuri plebei
miseri femori.

(21 giugno 2009, da Paradigm, Chelsea Editions, 2013)

alfredo de palchi

alfredo de palchi

 

 

 

 

 

 

 

Le domeniche tristi a Porto di Legnago
da leccare un gelato
o da suicidio
in chiusura totale
soltanto un paio di leoni con le ali
incastrati nella muraglia che sale al ponte
sull’Adige maestoso o subdolo di piene
con la pioggia di stagione sulle tegole
di “Via dietro mura” che da dietro la chiesa
e il muro di cinta nella memoria
si approssima ai fossi
al calpestio tombale di zoccoli e capre

nessuna musica da quel luogo
soltanto il tonfo sordo della campana a morto.

(22 giugno 2009, da Paradigm, Chelsea Editions, 2013)

New York grattacieli nel bosco

New York grattacieli nel bosco

luciano troisio

luciano troisio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luciano Troisio

haiku dell’addio

Di lei
non m’importa un corno.

(Mi manca il suo
coniglio al forno).

Addio

Addio fidanzate adorate
che ci volete azzerare.
Addio amici morenti
che non è più possibile nemmeno visitare.

Unisce lo strazio
dell’amaro congedo, ma
peggior della Livella di De Curtis
è tremendo l’addio a -poniamo-
un genitore maisempre incistato nella demenza.
Mai più mai più ti riconoscerà.

L’angoscia per un volto inebetito
vagante oppiomane stupito
cuce un CD di care espressioni
ti affida in cartella compressa
l’assoluto di tutte le lente
finali disperazioni.

(inediti)

giorgio linguaglossa

giorgio linguaglossa

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio Linguaglossa

L’allievo Tu I torna dalla guerra

Quando tornai a casa, dopo il tempo
dell’invasione dei tartari,
mi rallegrai che la mia casa fosse stata risparmiata,
mi rallegrai nel trovare mia moglie,
in piedi, in cucina, che mi scaldava
il tè nel bricco che bolliva sul fornello,
il fedele domestico, più vecchio e più magro…
c’era financo lo sgabello
ancora intatto sul quale un tempo
poggiavo i piedi dopo pranzo,
mi rallegrai nel trovare Zerco,
il mio cane, che mi venne incontro
scodinzolando,
(lui sì, mi aveva riconosciuto)
mi rallegrai nell’ascoltare i racconti
di mia moglie circa i morti dei vicini,
le uccisioni, le depredazioni inaudite
e le vicende degli amori clandestini
che erano fioriti in quegli anni cupi…
mi rallegravo del cinguettio dei passerotti
sugli alberi, che il mondo
continuasse a girare come prima.
Mi rallegravo io stesso
di essere sopravvissuto in tutti quegli anni
dell’invasione barbarica.
«Dopo tutto è il male minore
essere ancora in vita
– mi dicevo per rassicurarmi –
e c’è un male peggiore,
quello di non esserlo più, in vita»;
ma non riuscivo a persuadermi,
a capacitarmi del tutto e guardavo
dalla finestra aperta
i rami del mandorlo fiorito che uscivano
dal buio ed entravano nella finestra
così, senza cercare nulla, senza volere nulla.

(da La filosofia del the, inedito)

salvatore martino

salvatore martino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Salvatore Martino

Da un sogno emerso dalle nebbie

Metropoli di fossili allagate
abitatori ignoti sulla porta
e dovunque il tuo nome
inciso dalla mia follia
inseguito richiamo
testimonianza ambigua del tuo passo

O mio compagno astrale
pontile remoto dell’insonnia
la voce tua per folgorare il muro
e quel sicuro naufragare
o mio compagno astrale
del mio corpo tenevi ambo le chiavi

In cerchio incalza il nostro treno
fino a consumare
a cadere stremato di vagoni
o mio compagno astrale
non andartene docile alla nebbia
verso una meta che non ha colore
nel vento che discioglie ogni dolore

Da Le città possedute dalla luna (1996)

salvatore martino copertina la fondazione di ninivo

Quel pomeriggio quieto di settembre

Disteso lungo il mio cuscino
il fiato assorbito alla mia bocca
forse non siamo che un sogno impossibile
che cerca la sua notte
-mi ripeti –
un verso inciso da un poeta in una stanza
un punto di luce nebulosa

Descrivimi l’orbita dei tuoi mattini
che più non accendono la casa
altri passi e rumori
si attardano a investigare
storie che cercano
un nome diverso da tradire
numeri trascritti
su pagine che mai non leggeremo
verso un giardino
che suonerà straniero ai nostri occhi

Era un pomeriggio
quieto di settembre
era l’infinita separazione

Da “ La metamorfosi del buio

Patrizia Cremona

Patrizia Cremona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Patrizia Cremona

I

L’aria si è quasi spaventata e adesso inghiotte
l’estraneità della pioggia.
Anche le mani s’infiammano in fulmini
sottili.

II

«… Poi di scatto si riprende
col suo battito contrario,
gettando via lamenti
per fermare con la sua mano,
il tempo». La mente cade giù:
perciò rinasco o muoio
sempre fuori della luce.

(da La distanza dell’aria, L’Arca Felice, 2012)

Paolo Carlucci

Paolo Carlucci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paolo Carlucci

Commiato

Finestra
diga di vetro illusa di silenzio
l’apre
vespa una voce
nella notte
il neon di un mito di passi.

 

Il male che piace alla città

L’aurora di una prostituta sulla via
ha dentro di sé ancora corsara
la nevicata furiosa della notte.

Un ghiacciolo di luna d’alluminio
sorregge la festa di stelle perdute
tra alcolici e rabbia di carezze nei bar.

Soffia allora su quei ruderi spenti
al risveglio del sole un vento poeta
sigaraio di sogni di strada che inchiostra
con gocce di musica rugiada il monocolo
lucente bistrato di nubi. Puttane al neon.

Sarà coltello d’addio quel bacio
il male che piace alla città
che s’annoda la cravatta
alle otto
baciando la tenera sposa.

(Inediti, 2012)

roberto piperno

roberto piperno

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Piperno

Risuona il campanello e accorro felice al tuo ritorno
dopo averti all’uscita raccomandato a Dio
milionesimo incontro che mi àncora a vita
nella solitaria lotta per la sopravvivenza nei giorni.

Ora sogno il mare che si distende sulla spiaggia
senza sosta giocando tra tante allegre sardine
e raccomando a Dio di darmi ancòra più energia
che anche l’Enel mi propone con un essemmesse.

Poi ricordo le tante serate d’Addio a conclusione
di ogni caro incontro tra molti amici e poeti
scambiando frettolose battute e generosi indizi
per altri futuri appuntamenti senza uscire di scena.

Infine nel rimpianto per l’ultimo goccetto serale di brandy
io dico Addio al bicchiere ma non interrompo la ricerca
di novità e certezze in una vita sempre più breve
ma ancòra nella costante luce di parole d’amore e poesia.

(inedito)

Silvana Baroni

Silvana Baroni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silvana Baroni

Lasciatelo che vada

Il cielo è quel che è
pecche d’eterno sbadigliano
chiedono luce a una luna intestardita
a fuggire.
Nel cerchio s’inquadra la vecchia miniera
le prove d’accesso, e all’improvviso
nuvole a sorvolo a dismisura.
Onnipotenza di un fiume l’abbandono
nel vento protratto a tremare.
Lasciatelo che vada!
Sia altro il suo confine
terza e indivisibile meta la diastole
del suo Cantico.
Né oro, né miele, né grano
gli cadranno ai piedi
ma colloqui d’ammissione per l’imbarco
ali di spalle al porto
in coda all’ultima marea.
Gli sia d’arrivo la partenza!
Questo l’augurio e l’addio
in osservanza all’eccellere del faro.

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6 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, poesia italiana contemporanea

6 risposte a “POESIE EDITE E INEDITE SUL TEMA DELL’ADDIO (Parte V) Alfredo De Palchi, Luciano Troisio, Giorgio Linguaglossa, Salvatore Martino, Patrizia Cremona, Paolo Carlucci, Roberto Piperno, Silvana Baroni

  1. In questa antologia ci sono alcuni “grandi”, che ti riempiono di senso.

    Mi ci ritrovo, hic et nunc, nelle poesie di Luciano Troisio.

  2. antonio sagredo

    La presenza della NOSTALGIA invade e pervade i versi di questi poeti… alcuni io conosco di persona e sono persone gioviali. Dai versi del De Palchi (come se lo conoscessi da tempo!) estraggo essenzialmente il suo rimorso di non aver potuto fare di più per cambiare la propria esistenza e dunque restano gli avanzi miseri delle compassioni e dei non fittizi influssi della sua epoca: ho dedicato a questo poeta un saggetto, qui in questo blog, pubblicato tempo fa. Mi sorprendono i versi di G. L. poi che hanno nel chiaro-scuro la loro inconsueta scenografia e in questa si svolgono gli eventi non totalmente espressi e lasciati appositamente abbandonati in un languore oltremarino: ed è la chiarezza espositiva che invece bisognerebbe paradossalmente eliminare! – Salvatore Martino l’ho conosciuto personalmente in due occasioni e mi è parso persona simpatica pronto ad entusiasmarsi per versi di altri poeti che lo colpiscono: i suoi versi qui pubblicati hanno un pessimismo che non s’allega bene col suo spirito positivo. (mi piacerebbe possedere quel numero di “Carte segrete”: rivista che amavo leggere come “L’Europa letteraria” e che di tal valore oggi non ne esistono più). Dei poeti restanti non posso dire molto, ahimè, anzi nulla: non scrivo di cose che non conosco. Rivelo soltanto che il tema dell’ ADDIO rende gli animi molto tristi, quando invece deve essere segno e segnale che altro nuovo sta per nascere, e che l’addio in sé porta via le zavorre trascorse e solo per questo bisogna sperare che ce ne siano di continuo! – A. S.

    • Salvatore Martino

      Caro Sagredo ti ringrazio per le belle parole che descrivono il mio essere individuo, soprattutto la notazione sul mio entusiasmo per i versi di altri poeti, che mi colpiscono. Ho certamente il difetto di non essere invidioso,e di riconoscere i valori, pur essendo severo con me stesso e con gli altri. Per quanto riguarda Carte Segrete, prestigiosa rivista ormai scomparsa,il mio “La Fondazione di Ninive” faceva parte di una ristrettissima collana di volumi di poesia curata da Gianni Toti. Credo di avere , gelosamente custoditi, due numeri della collana stessa. S.M.

  3. Le domeniche tristi a Porto di Legnago
    da leccare un gelato
    o da suicidio
    in chiusura totale
    soltanto un paio di leoni con le ali
    incastrati nella muraglia che sale al ponte…

    un De Palchi grandioso!!!

  4. Luciano Troisio

    Grazie della tua generosità caro Panetta.
    Complimenti a tutti
    e specialmente a Linguaglossa Grande Operaio della Poesia

  5. Ivan Pozzoni

    Gusti espressi da un non-critico: De Palchi eccezionale, fuori da ogni confronto (chiarezza, limpidezza, semplicità nell’esprimere il complesso); Troisio, non dico niente, lui sa che è uno dei miei modelli di intellettuale tardomoderno; Giorgio è Giorgio, racconta ciò che amo, cioè storie di storia. Gli altri, non li conosco bene: i appaiono normali (nella norma), come sono io. Forse Carlucci e Cremona troppo criptici. Non male Silvana, che non conoscevo. Ribadisco: de gustibus.

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