Archivi del giorno: 25 luglio 2014

POESIE SCELTE di Dmitrij Sergeevič Merežkovskij (1866-1941)  “Il passaggio dal populismo al simbolismo” a cura di Donata De Bartolomeo

rivoluzione d'ottobre i bolscevichi

rivoluzione d’ottobre i bolscevichi

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij – Poeta, narratore e filosofo russo (Pietroburgo 1866 – Parigi 1941). Assieme alla moglie, la poetessa Zinaida Gippius, raccolse intorno a sé, nella sua casa di Pietroburgo, i seguaci delle nuove correnti estetiche e filosofiche, e redasse nel 1903-04 la rivista decadente Novyj put´ (“La nuova strada”). Accanito oppositore del regime sovietico, visse dal 1920 all’estero. M. fu tra gli iniziatori della scuola simbolistica russa e il suo saggio O pričinach upadka i o novych tečenijach sovremennoj russkoj literatury (“Sulle cause del decadimento e sulle nuove correnti della letteratura russa contemporanea”, 1893) può considerarsi il primo manifesto del simbolismo in Russia. Tutta impostata su fondamenti mistici e teologali, l’opera di Merežkovskij si propone di illustrare con esempî storici il cammino dell’umanità verso il futuro “regno dello spirito”, sintesi di paganesimo e di fede cristiana. Sulla teoria dei tre regni, variante mistica della triade hegeliana, s’imperniano, per esempio, le sue due trilogie più famose. La prima (Christos i Antichrist “Cristo e Anticristo”) è composta dei romanzi Smert´ bogov: Julian Otstupnik (“La morte degli dèi: Giuliano l’Apostata”, 1896), Voskresšie bogi: Leonardo da Vinci (“La resurrezione degli dèi: Leonardo da Vinci”, 1901) e Antichrist: Pëtr i Aleksej (“Anticristo: Pietro e Alessio”, 1905). La seconda comprende: Pavel I (1908), Aleksandr I (1911) e 14 dekabrja (“Il 14 dicembre”, 1918). Chiudendo la storia nelle strette cornici dei suoi schemi, Merežkovskij non si fa scrupolo di alterare i fatti. Anche la critica letteraria fu concepita da M. dentro schemi mistici: nella creazione di Gogol´ egli vide una lotta col diavolo e in Čičikov l’Anticristo; Dostoevskij e Tolstoj furono per lui precursori della rigenerazione universale. Negli anni dell’esilio continuò a scrivere romanzi a tesi, come Tajna trech (“Il mistero dei tre”, 1925) e Roždenie bogov: Tutankamen na Krite (“La nascita degli dèi: T. a Creta”, 1926), ecc. Degli ultimi suoi lavori bisogna ricordare gli studî su Napoleone, su Dante, su Agostino. Fedele in principio all’autocrazia (lo zar era per lui l’unto del Signore), Merežkovskij passò all’opposizione dopo la rivoluzione del 1905, ma, allarmato dalle correnti progressiste, piegò a destra e accolse la rivoluzione bolscevica come “regno dell’Anticristo”.

rivoluzione-d'ottobre, Lenin arringa la folla

rivoluzione-d’ottobre, Lenin arringa la folla

Diamo conto di due avvenimenti della giovinezza a cui il poeta attribuiva un particolare significato. Il primo fu l’incontro nel 1880 con Dostoevskj, svoltosi per insistenza del padre che era molto orgoglioso dei versi del figlio. Dostoevskij ascoltò «le tristi poesiole», «tacendo con stizza impaziente» ed infine disse: «Per scrivere bene bisogna soffrire, soffrire!». Il secondo fu l’aspro conflitto del padre col fratello di Dmitrij, Kostantin. a causa dell’uccisione dello zar il 1 marzo 1881 (Kostantin difendeva gli «scellerati terroristi»).

rivoluzione d'ottobre manifestazione

rivoluzione d’ottobre manifestazione

I suoi principali maestri furono Dostoevskij, Poe e Baudelaire, che furono poi iscritti nell’albero genealogico del simbolismo russo del quale Merežkovskij era destinato a diventare uno degli esponenti di spicco. Merežkovskij vedeva la via d’uscita dalla paralisi dell’arte nel ritorno al misticismo e all’idealismo, avverso l’aridità derivante dal fecondo movimento degli anni ’60, il disprezzo per le questioni religiose, l’assenza di un’aura spirituale che favoriva lo spreco dei talenti.

rivoluzione d'ottobre 4La poesia di Merežkovskij riflette le tappe del cammino dal populismo al simbolismo; la sua lirica appare come una originale illustrazione del processo di trasformazione qualitativa della poesia populista, la disillusione degli ideali populisti, la consapevolezza «delle illusioni sprecate» di una generazione malata e stanca. I suoi primi versi non escono dalla poetica tardo-populista; ma è con le raccolte Simboli (1982) e Nuovi versi (1896) che si precisa il nuovo poeta simbolista: la tematica notturna, celeste, amorosa, i motivi della ricerca del nirvana, la ricerca dell’introvabile, dell’Oceano Inconoscibile, già preparano la poetica del simbolismo: il concetto della «Bellezza» come essenza segreta del mondo, supremo valore dlla vita in grado di trasfigurare la realtà. L’impostazione «panestetica» (l’arte come suprema realtà) si manifestava anche nel profondo interesse verso il mondo antico.

rivoluzione d'ottobre 1La tesi di Merežkovskij negli anni 1902-1903 criticava i capisaldi della gerarchia religiosa ufficiale, negava molti aspetti del cristianesimo storico, constatava la profonda crisi della cultura del suo tempo e indicava la via di uscita nella «nuova consapevolezza religiosa» destinata a superare la polarità paganesimo – cristianità, anima e corpo, definiti due «abissi» sulla base di sottili e lambiccate interpretazioni di «oscuri» passi degli evangeli, predicando la religione del Terzo Testamento che avrebbe condotto alla compiutezza del messaggio cristiano e alla realizzazione del «regno di Dio in terra». Queste idee attraversano la trilogia Cristo e Anticristo.

rivoluzione d'ottobre manifestazione bolscevica

rivoluzione d’ottobre manifestazione bolscevica

Alcuni circoli intellettuali, attratti dalle idee di Merežkovskij, videro in lui uno dei più attivi costruttori del «futuro religioso della Russia», un «Lutero russo», prendendo però le distanze da un progetto «troppo precoce» per «una primavera troppo lenta». Gli avvenimenti degli anni 1905-1907 gli rivelano il legame niente affatto «religioso» tra l’assolutismo zarista e la gerarchia religiosa. Merežkovskij avverte il pericolo del «gioco rivoluzionario», ma la preveggenza del poeta (in famiglia lo chiamavano Cassandra) era destinata a restare inascoltata. L’Ottobre viene vissuto da Merežkovskij come un enorme tumore maligno le cui metastasi avrebbero invisibilmente invaso tutto il continente. La politica di attesa dell’Europa nei confronti della Russia gli sembra un crimine esiziale. Il 24 dicembre del 1919 Merežkovskij e la Gippius abbandonano Pietroburgo e attraversano la frontiera polacca. Negli ultimi anni di emigrazione Merežkovskij esorterà i governi europei contro quella forza «oriente tenebrae» che veniva da Oriente. Nel suo zelo fu goffo e ingenuo fino a sostenere la possibilità di un accordo con i dittatori Hitler e Mussolini. Muore nell’inverno del 1941 seduto nella sua ampia poltrona di fronte al caminetto della sua casa parigina di Passy.

 (Donata De Bartolomeo)

rivoluzione d'ottobre 3

Dio mio, Ti ringrazio
per ciò che hai concesso ai miei occhi
Tu vedi il mondo, il Tuo tempio eterno
e la notte e le onde e l’alba…
Tormentami con le tempeste –
Ti ringrazio per questo istante,
per tutto quello che comprendo con il cuore,
per tutto quello che mi dicono le stelle…
Dovunque, dovunque io Ti
avverto, Signore – nella quiete notturna
e nella stella più lontana
e nella profondità della mia anima.
Avevo sete di Dio
– e non lo sapevo: mentre con la ragione rinnegavo –
con il cuore Ti sentivo.
E Tu ti sei rivelato a me: Tu – il mondo.
Tu – voce della tempesta. Tu – etere,
Tu – pensiero del poeta. Tu – stella…
Finché vivo, Ti onoro.
Ti amo, anelo a Te,
quando morirò, mi unirò a Te
come le stelle e l’alba mattutina:
voglio che la mia vita sia
una lode incessante a Te,
per la mezzanotte e per l’alba,
per la vita e per la morte – Ti ringrazio!…

(1883)

Io voglio ma non sono capace di amare gli altri;
sono un estraneo in mezzo a loro: più vicini al cuore degli amici
sono le stelle, il cielo, la fredda azzurra lontananza
e la muta tristezza dei boschi e del deserto…
L’anima non si sazia di ascoltare gli alberi;
nelle tenebre della notte posso guardare fino al mattino
e singhiozzare per qualcosa così dolcemente, follemente
come se il vento fosse mio fratello e l’onda mia sorella
e la cruda terra la mia madre carnale…
Intanto, però, non vivo né con l’onda né col vento
ed è terribile non amare nessuno.
Forse il mio cuore è morto per sempre?
Dammi la forza, Signore, di amare i miei fratelli!

(1887)

Invano ho voluto dare tutta la mia anima al popolo.
Sono troppo debole: nell’animo né fede né fuoco…
Il santo odio di morire per la libertà
non mi attirerà:
che mormori il ruscello e splenda nella vastità –
le deboli correnti si placheranno e sboccheranno
non nel mare sconfinato e scintillante
ma nella calma, assonnata palude.

(1887)

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij

 Dmitrij Sergeevič Merežkovskij

La morte di Nadson

(letta alla serata letteraria in ricordo di S.J. Nadson)

I poeti in Russia non amano vivere a lungo:
passano veloci come una meteora istantanea,
si affrettano a spegnere la loro fiaccola
oppressi dalla tenebra o dalla schiavitù o dall’infanzia.
Morire in una cupa disperazione è il loro destino,
condannati a perire, non appena balenati
a causa della perfida calunnia, pallottola traditrice,
o in un sordo esilio.

Ed eccone ancora un altro – che pena:
voleva appassionatamente vivere ed è morto a vent’anni.
Come una stella mattutina, come una tenera viola
si è esperto il nostro poeta-martire!
Ha implorato la libertà, si è gettato vivo nella bara
e tutti noi abbiamo visto – pareva che un’ombra si stendesse
sul marmo della bellissima fronte
e invocava la morte – e la morte venne a lui.
Chi è il colpevole? A che scopo infiammarsi.
Noi siamo i colpevoli – noi. Perché non abbiamo conservato
alla patria il cantore, quando ancora potevamo
salvarlo dalla terribile malattia.
Tutti noi, qui venuti alla commemorazione
per onorare il talento col pianto convenzionale –
in quei giorni in cui si spegneva, estenuato dalla lotta,
quando aveva sete di conoscenza, di libertà e lavoro
e ci chiamava in aiuto con folle ansia,
amici, ammiratori, dove eravamo allora?…
Il vano rumore dei giornali e la profetica voce della gloria –
adesso, quando è morto – il tardo alloro del cantore
e i tristi fiori della corona mortuaria –
come tutto gronda di lugubre ironia!…

Chiamatelo, amici, egli non ci sente:
nella tomba, nella sorda tomba dorme ora profondamente
e mentre qui si diletta la vista e l’udito
e si diffonde la musica e risplende il gas luminoso
nel quieto cimitero egli dorme solo
nella sorda mezzanotte.
Le sue labbra si sono serrate e per sempre senza risposta…
Dolente spettro di poeta morto,
perdona, perdona!…

(1887)

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij e sua moglie Zinaida Gippius

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij e sua moglie Zinaida Gippius

 

 

 

 

 

 

Angelo oscuro

Oh, angelo oscuro della solitudine,
soffi di nuovo
e di nuovo sussurri le tue profezie:
“Non credere all’amore.

Hai riconosciuto la mia voce misteriosa?
Oh, mio caro
io sono l’angelo dell’infanzia, l’unico amico
per sempre con te.

Il mio sguardo è profondo, infelice
ma non amaro:
sarà fresco e dolce
il mio bacio.

Soffia come un raggio eterno
e nell’oscurità
come una madre ti cullo.
A me, a me!”

E si compiono le profezie:
oscurità intorno.
Oh, terribile angelo della solitudine,
ultimo amico,

sono colmi di quiete sepolcrale
i tuoi passi.
Quelli che amo con eterna tenerezza,
anch’essi sono nemici!

(1895)

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij 3

rivoluzione d'ottobre lenin-manifesto-prop

rivoluzione d’ottobre lenin-manifesto-prop

 

 

 

 

 

 

 

 

Nirvana

E di nuovo, come nel giorno della creazione,
è quieto il cielo azzurro
come se nel mondo non ci fosse il dolore,
come se nel cuore non ci fosse il peccato.
Non ho bisogno di amore e gloria:
nel silenzio dei campi al mattino
respiro, come respirano certe erbe…
Né i giorni passati né quelli futuri
voglio tormentare e contare.
Avvero di nuovo
quale felicità sta nel non pensare,
quale piacere sta nel non desiderare.

(1896)

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij 2

Zinaida Gippius

Zinaida Gippius

 

 

 

 

 

 

 

 

Esuli

La felicità è nel fatto che gli uomini hanno odiato
hanno considerato il bene male
e sono passati accanto e non hanno visto le tue lacrime
chiamandoti nemico.

La felicità è nell’essere eternamente esule
e, come un’onda del mare
e come una nuvola in cielo, essere bizzarro e solitario
e non avere amici.

Soltanto il sacrificio ignoto è meraviglioso:
come un’ombra voglio avanzare
e sarà dolce il fardello della croce
nel mio cammino sulla terra.

(1893)

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij e la Gippius

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij e la Gippius

Le case ed i fantasmi degli uomini –
tutto è confluito in una piana foschia
e perfino la fiamma dei fanali
soffoca nella nebbia morta.
E accanto ai colossi di pietra,
chissà dove gli uomini scivolano
in fretta come pallide ombre

ed io stesso vado in silenzio
dove – non so, come in sogno,
cammino, cammino e mi sembra
che all’improvviso, stanco,
morirò come la fiamma dei fanali
come un pallido spettro, frutto
della nebbia delle notti del nord. Continua a leggere

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