POESIE SCELTE di Kureepuzha Sreekumar a cura di Antonella Zagaroli

 

elefante indiano

elefante indiano

 «Le poesie di Kureepuzha Sreekumar sono rivelatrici del dolore e della disillusione della sua generazione. La sofferenza generazionale cui appartiene questo poeta indiano del Kerala (sud dell’India) è legata alle attuali incertezze causate dal degrado culturale e dalla perdita di ogni valore umano. In lui la poesia diventa un’esperienza sui temi, il processo, la riflessione e la conseguente ricerca di eventuali soluzioni».

Così inizia l’introduzione alla traduzione inglese, propria di Raman Nair, del testo Suicide Point, edito nel 1991 dalla casa editrice Jean Johnson di New York nella collana Writers Workshop.

kureepuzha sreekumar copertinaHo voluto far conoscere anche in Italia la poesia di Sreekumar, che ho incontrato la prima volta nel 2006. È un artista senz’altro sui generis rispetto al panorama italiano e agli stranieri da noi conosciuti. Lo propongo ora perché in Italia è un momento in cui la poesia ha bisogno di ripensare se stessa, il proprio senso, e di aprirsi a conoscenze che non siano strettamente occidentalizzate.

Kureepuzha Sreekumar è nato nel 1955 a Kureepuzha, un piccolo villaggio sulle rive del lago Ashtamudikajal, vicino a Kollam, Kerala, non distante dal Golfo Arabico. Il poeta è stato iniziato allo studio dei classici e della mitologia da suo padre, insegnante ma soprattutto lettore vorace e acuto. Suo nonno aveva tradotto in Malalayalam la Bhagavadgita e alcune Upanishads. La madre lo abituò fin da piccolo all’ascolto della poesia recitandogliela la sera e quando era malato. Suo zio è stato uno dei comunisti più attivi e riconosciuti del Kerala. Prima di finire la scuola, Sreekumar aveva già letto tutto ciò che era stato scritto in lingua Malayalam. Suo padre morì quando era poco più che ventenne ma gli lasciò in eredità una potenza vitale che lo accompagna ancora.

kureepuzha sreekumar 9Sreekumar scrive in Malayalam ed è estremamente conosciuto soprattutto fra i giovani, che cantano le sue poesie di ribellione e sulla natura. Ha rappresentato la poesia Malalayalam in molti incontri nazionali e internazionali.

La prima raccolta, Habibinte Dinakkurippukal, è stata pubblicata nel 1984; la seconda, Sreekumarinate Dukkangal, nel 1987, entrambe ristampate successivamente. Sono seguite poi Rahulan Urangunnilla, Penangunni, Yakshiyute Churidar, Keezhalan, Ammamalayalam, Ithiri Snehamundo Syringil, Kureeppuzha Sreekumarinte Kavithakal, e la traduzione Suicide Point.

Nei suoi testi, Sreekumar affronta il problema del significato dell’arte all’interno della propria vita. Nella poesia lunga La Poesia così si entra all’interno del processo creativo con tutto ciò che esso comporta per chi lo vive. I temi di Sreekumar sono personali e insieme universali, anche se parla di luoghi e situazioni che ci sembrano molto ingenui e a volte anche distanti.

Nelle sue poesie si pone il problema della distruzione della cultura prodotta dal cosiddetto progresso, meramente tecnologico; della perdita dei

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valori nella vita sociale oltreché in politica e dei danni ambientali causati da una minoranza di popolazione che vive consumando come se avesse tre pianeti a disposizione e non soltanto la Terra. Egli riflette sulla situazione del mondo intero, pur vivendo appartato e parlando una lingua quasi ignota al mondo. Si occupa di pace con indignazione e utilizzando parole violente contro coloro che identifica come “demoni rampanti della società”. Il poeta va fisicamente e direttamente alle radici delle forze dell’annientamento e la sua poesia, in alcuni momenti, è una reale spinta alla rivolta a livelli molto profondi. Per questa ragione c’è assenza di narrativa nella sua scrittura:  la poesia è più forte e più incisiva della narrativa.

 kureepuzha sreekumar 12Sreekumar sostiene che alla morte del pianeta non seguirà alcuna rigenerazione reale, perché anche nella conoscenza e nella cultura “continueremo a costruire trappole, a servirci di rettili, veleni per nascondere la verità semplice e diretta.” Ogni poesia è proseguimento di un’altra e lette insieme esse compongono un lungo poema sul dolore. È quindi un poeta molto poco minimalista, volendo utilizzare la terminologia della critica italiana attuale.

Solitamente ogni poeta ha il suo tema emotivo privilegiato, quello di Sreekumar è la malinconia sviluppata spesso attraverso parole di rabbia, egli volutamente compie un viaggio all’interno dell’inferno da noi stessi creato. La sua poesia è stata definita un continuo working progress; egli vive all’interno di tale processo e contemporaneamente lo trasmette agli altri. È una poesia che a  un lettore poco attento potrebbe apparire soltanto autobiografica, in realtà, esplorando se stesso fino in fondo, egli è riuscito a trovare il filo conduttore che lo avvicina e identifica con gli altri esseri umani.

kureepuzha sreekumar 6

danza tribale

 A questo proposito vorrei citare la pittrice Frida Khalo che più volte affermò: “dipingo essenzialmente autoritratti di me stessa perché sono la cosa che conosco meglio e sulla quale possa permettermi tutto”. Io credo che ciò valga anche per il “lontano” poeta indiano e forse dovrebbe costituire la base di partenza di ciascun autentico artista. La sua è poesia deve essere sperimentata – cosa difficile da fare attraverso la traduzione – e non discussa. Sreekumar canta le sue poesie. Io ho avuto modo di ascoltarlo.

La prima volta che l’ho conosciuto, mi ha parlato da innamorato della sua lingua madre, lingua estremamente musicale e di origine popolare; mi ha riferito pudicamente della sua conoscenza diretta con Octavio Paz e con Mohammed Nezim; e d’un tratto ha affermato: “un poeta non può avere religione, né partito, perché lotta per la libertà di pensiero e per la solidarietà umana”. Pensai allora, e penso ancora di più oggi, quanto è diverso il suo pensiero, il suo modo di essere da quello della maggioranza dei letterati italiani, invischiati in faide, ripicche, ricatti, scambi di potere e quant’altro avvelena la nostra poesia e arte in generale.

 (traduzione dall’inglese di Antonella Zagaroli)

Antonella Zagaroli poetessa

Antonella Zagaroli

 

Lapoesia così

Poesia
col fuoco negli occhi
Poesia
con occhi di fuoco
Poesia evapora
Poesia brucia
Poesia scorri
nelle vene come lava.

Poesia
fluido profondo
nelle mie mani frantumate
da un dolore insopportabile
Poesia
che inciampi, corri
fremendo
come rombo di tuono
Poesia
seduta a consolarmi
che non ti allontani
durante le notti d’angoscia
.
Poesia chiaro di luna
svanisci
dentro la coscienza ferita,
la lenisci.
Poesia
frusta che sorride
se mi arrampico
con la croce.
Poesia
segui la tracce di qualcosa
quando le fiaccole ardono
sull’autostrada.

Poesia
col veleno in un seno
con l’ambrosia nell’altro,
Poesia
Poesia rimpianto
Poesia mai scheggia
Poesia unghia
che trafigge il cuore.
Poesia riverbero
al crepuscolo
quando suonano i chandravalayams
e parole ubriache
stillano sangue bollente.
Poesia seminatrice di sorrisi.
Poesia afferrata dal demonio
nel pensiero mio battente
ritmo di tamburo.
Poesia forsennata
danzi mi baci
mi spingi
nel letto rovo d’un sogno.

Poesia
con la spada in una mano
un fiore nell’altra
Poesia!
Poesia
inzuppata di pietà
ti insinui dentro di me
se urlo inferocito
per l’agonia inaridita
che gocciola dentro la ferita.

Poesia doccia
di fuoco che piove
dentro la tristezza
se passeggio ozioso.
Poesia
impregnata di sofferenza
mi tieni la testa in grembo,
mi accarezzi
e di nuovo ti lamenti.
Poesia come farfalla
kurava distendi parole
se canto il cuore distrutto.

Poesia ansia inquietudine
sei la mia pace
sensualità senza corpo
musica fatta di materia

Poesia sincerità
Poesia pienezza di verità
Sopportazione e sofferenza
del mio animo.

Kureepuzha Sreekumar

Kureepuzha Sreekumar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La penna

La penna dentro di me
bagnata di lacrime
Un uccello-ballerina
immersa nel sangue
mi ha scritto sul viso
una canzone dolente.
Poi è andata via
in un vento qualsiasi.
Solo, seduto, ho pianto.

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Kureepuzha Sreekumar

 

Messaggio telefonico

Le parole
dell’uomo morto
di là dal telefono.
Un altro dicembre e
anche tu verrai
a rifugiarti
sul mio terreno,
a sederti sul trono
triste e doloroso,
soltanto allora
per favore,
attacca il ricevitore.

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Verso il momento del suicidio

Siamo vicini al suicidio

Questa è la nostra ultima passeggiata

Il cielo mai più sarà
blu
L’oscurità mai più
fiorirà nel rosso
Feste con canti
musica o lacrime
di felicità, mai più
Non canteranno e balleranno
mai più i ruscelli della foresta
e mai più arriveranno falene

alla ricerca del miele
Non ci saranno più mormorii di corde
Non batteranno più il tempo
le bacchette di tamburo
I bracciali del peccato
mai più
danzeranno nella consapevolezza
Mai più
fiori di lussuria
Mai più pensieri
toccheranno terra.
Sogni? Mai più
Non eromperanno
i suoni impercettibili
Non cinguetteranno più gli uccelli
Dalla foresta mai più
fragranza ottundimento.

Le nere bellezze
non andranno più a caccia del poeta
Non ci saranno numeri
Né problemi
L’occhio non cercherà nulla
Le lacrime non geleranno più
I frutti della tentazione
non circuiranno alcun desiderio
Mai più urla fragorose

Abbiamo cercato bellezze
di felicità ignote
impossibili da raggiungere
E abbiamo lasciato tutto

Ora siamo arrivati
all’ultima nostra passeggiata.
Ecco siamo vicini al suicidio

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Kureepuzha Sreekumar

 

Questa è l’ultima nostra serata

Mai più cammineremo
mano nella mano
tentando di reprimere la sofferenza
Nessun margine, nessuna parola
perfino nessun ricordo
di racconti -barzellette
scivolerà via
Nessuna testimonianza da erigere
L’oscurità smetterà di tornare.
Non ci sarà la Croce del sud,
Kurisu la stella,
Mai più il sonno
accarezzerà le ciglia
Nemmeno i sospetti
più intricati cresceranno
Non penetreranno più
per vie traverse gli inganni
di qualche altro uomo.
Ti lascio
e mai più troverò
frutti di miele
Mai più la pioggia
per noi conserverà
canzoni indecenti
Se abbiamo corretto
gli errori commessi
non piangeremo mai più.
E ancora mai più
chiederemo perdono
gettando via parole
di preghiera o tristezza
per promesse mancate
Mai più romperemo
il ritmo della vita
Perché sì, questa è
la nostra ultima sera
Siamo vicini
al momento del suicidio
e questo è il nostro
ultimo incontro.
Cos’altro c’è da fare?
Gettare i pacchi di
nude speranze.
Cos’altro c’è da dire?
Seppellire borse piene
di inutili suoni.
Ma se prima pensi
di cantare una canzone
ripeti l’agonia infuocata
della mia poesia.
Lascia che la crudeltà
dell’ultimo incontro
sia un festival di parole.
Un poeta è un codardo.
Prima del suo ritiro
Prendilo
lasciagli finire la canzone.
Come alfabeti di fuoco
in versi pieni d’amore
lasciaci diventare
verità viventi e
senza corpo,
boccioli del ricordo.
Non vogliamo più
terre selvagge come quelle
attraversate,
terre in cui s’è perso
il significato delle parole.
Prima di adagiarci nei sogni
in cui si concedono le profondità
lasciaci non pensare
al nostro ultimo incontro.

Antonella Zagaroli è nata a Roma nel 1955. Opere letterarie: La maschera della Gioconda plaquette (1986) e libro (prefazione di Walter Pedullà Crocetti, Milano, 1988) che rispetto alla plaquette include anche i poemi Pi greco quinto e Coiffeur distratto; Il Re dei danzatori poema teatrale con musiche originali presentato a Roma e Provincia (1992); Terre d’anima, (1996); Come filigrana scomposta – racconto d’amore tango e poesia andato in scena a Roma nel 2001 e dopo la sua pubblicazione (2008) di nuovo a Roma e provincia; La volpe blu, prose poetiche e racconti (2002); Serrata a ventaglio (Roma, 2004); Quadernetto Dalìt saggio e reportage sul lavoro di volontariato fra gli intoccabili indiani poi tradotto in inglese col titolo Dalit Notebook Thoughts and Poems- An experience in India-, prefazione Vincent Arackal, attuale vescovo di Calicut India (2007; Venere Minima romanzo in versi e prosa (2009; Mindskin A selection of poems 1985-2010 con nota di Alfredo De Palchi e introduzione e traduzione di Anamaria Crowe Serrano (Chelsea Editions New York, 2011). Con Alfredo De Palchi il duetto poetico intitolato Intuire come possedere – Corrispondenza in versi (Italian Poetry Review volume VI, 2011 pubblicato nel 2013). In collaborazione con la fotografa Mariangela Rasi le raccolte La nostra Jera (Roma, 2010) e Trasparenze in vista di forma (Verona, 2013) nonché col pittore De Luca le istallazioni poetiche della breve raccolta Al di là d’ogni luce in mostra da Settembre a Dicembre 2012 a Pienza, da poco giorni riproposte in rete gratuitamente, con la Onyxebook, insieme a Serrata a Ventaglio. Dieci sue poesie sono comprese nella Antologia di poesia a cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Roma, Progetto Cultura, 2016)

In qualità di traduttrice ha finora pubblicato alcune poesie da Suicide Point dell’indiano Kureepuzha Sreekumar (Hebenon aprile-novembre 2010), la plaquette One Columbus leap, (Il balzo di Colombo) della poetessa irlandese Anamaria Crowe Serrano (Roma, 2012) e Hosanna – Osanna raccolta di epigrammi di Louis Bourgeois, poeta e scrittore statunitense (Trento, 2014). Le sue poesie sono apparse su riviste italiane, francesi, inglesi, americane e ultimamente anche su diversi blog italiani e stranieri. Alcune sue opere sono presenti nelle biblioteche di Londra, Budapest, Dublino e nelle università americane di Yale, Standford, Columbia, Stony Brook.

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2 commenti

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2 risposte a “POESIE SCELTE di Kureepuzha Sreekumar a cura di Antonella Zagaroli

  1. Mi sembra che tutta la differenza tra un poeta del continente indiano come Kureepuzha Sreekumar e un poeta europeo stia tutta in questo verso:

    Poesia pienezza di verità

    Un poeta europeo non si azzarderebbe mai a dichiarare con candida sincerità che «poesia (è) pienezza di verità». Da qui scaturisce l’impostazione di una poesia attrezzata sul piano dell’io; è nel piano dell’io che questa poesia si svolge. La poesia europea più evoluta invece ha messo in sordina l’io con tutto il suo armamentario. Non crede più nella esistenza di un “io” pieno e rotondo, non crede più di poter resuscitare l’io come lo avevamo conosciuto nel pre-Moderno.

  2. antonio sagredo

    Non posso che esultare per la Poesia di queto Poeta. La supplica alla Poesia, la maniera di rivolgersi ad essa è simile alla mia in certi casi: egli si affida dunque alla sua Poesia in nome della Poesia stessa! Supplca semplice, diretta, senza tanti fronzoli; al contrario la mia è contorta, come l’Io, ed è pronta all’assassinio, che è la deformazione della Poesia stessa.
    Questo Poeta persegue il suo intento con animo indomito. Un complimento alla traduzione della bella (già lo scrissi) Zagaroli (non conosco la lingua ovviamente originale) ma il piglio della traduttrice è una garanzia per una resa ottimale. Grazie per avermi fatto conoscere questo Poeta!
    Più che “evoluta”, caro George, è meglio dire “involuta”.

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