POESIE EDITE E INEDITE SUL TEMA DEL VIAGGIO E DELL’ESTRANEITA’ (Parte V) Steven Grieco, Marisa Papa Ruggiero, Letizia Leone, Silvio Aman, Silvana Baroni, Giuseppe Panetta

Ulysses and the Sirens, mosaic, 3rd century AD Roman from Dougga/Thugga, Tunisia   Photo Credit: [ The Art Archive / Bardo Museum Tunis

Ulysses and the Sirens, mosaic, 3rd century AD Roman from Dougga/Thugga, Tunisia
Photo Credit: [ The Art Archive / Bardo Museum Tunis

I poeti, come ha scritto Adam Zagajevski, spesso dimorano in una strettoia «tra Atene e Gerusalemme», «tra la verità mai pienamente raggiungibile e il bello, tra il pensiero e l’ispirazione». «Tale viaggio – continua Zagajevski – può essere descritto nel modo migliore con un concetto preso in prestito da Platone – metaxy: essere “tra”, tra la nostra terra, il nostro ambiente ben noto (tale almeno lo riteniamo), concreto, materiale, e la trascendenza, il mistero. Metaxy definisce la situazione dell’uomo quale essere che si trova irrimediabilmente “a metà strada”». Metaxy, deriva dal platonico métechein, che significa «prender parte», «mezzo dove gli opposti trovano mediazione».

 

Steven Grieco_A Shilp Gram, Udaipur

Steven Grieco_A Shilp Gram, Udaipur

 

Steven Grieco

Etnomusicologia

1 Euridice

Talvolta diciamo essenziale
conservare le musiche dei nostri avi:
patrimonio che per forza di cose
tramonta, un po’ alla volta.

Musiche che già adesso ci sembrano
l’inutile gracchiare da una bocca cariata,
mentre scendono senza appello
negli smisurati archivi dell’oblio umano.
Perché il Tempo, nel suo torcersi lento
e massacrante, ne deforma le sonorità,
oscura il senso,
porta a compimento nuovi misteri.

(E quelle persone che piangono
sull’inesorabile invecchiare del mondo.)

Orfeo Giorgio De Chirico

Orfeo Giorgio De Chirico

 

2 Orfeo

Giunto fin qui dal suo remoto villaggio
quel vecchio
aveva anche lui, ti sembrava,
smarrito i motivi. E tu,
scegliendo da mille musiche simili
ma mai uguali, ti sforzavi
con tutto te stesso di ricrearle.

Sempre invano, però.
Lui poteva solo indicarti la potenza
che dal gioco di armonie
balza fuori inudita.

Marisa Papa Ruggiero 1
Marisa Papa Ruggiero

Il viaggio

Ero prima di me e mi cercavo
Fulgente di stelle la notte infinita lasciata nel cosmo
Memore un lume sto alla costa ghiaiosa come
il peso al suo corpo
a lampi a fiocchi di neve, l’ora gira la curva
dentro il mio sasso, in apnea glaciale
– famelico, cieco, mi chiamo –
risalgo l’enorme distanza il fiume gelato
al travaglio del seme,
appena germoglio, pulsante di pena
risalgo pinnacoli d’ombre
tra spoglie pareti di stanze sbarrate scontando
la dismisura del bianco in lento cadere,
bendato un pensiero
dalla tempia si stacca, il viaggio
abissale scavo sotto le ossa

E mi prendo per mano, una spina
di luce dove l’unghia s’incarna prelevo a una sete,
un feroce richiamo, scalciando alla sabbia,
che odo da dentro, il taglio
che odo di forma sapiente
nel passo del giorno, sapienza del raggio
segnare i confini sulla creta del corpo,
– o dell’asta solare come bisturi l’ombra –
crudissimo un nervo di colpo sguinzaglia
una fame chiodata
e ascolto

Marisa Papa 5

la molecola ambrata cantare nel fondo
la forza dei nomi tremando sui volti
che infine saremo
nel bosco degli echi, noi nudi
alla pioggia alla brezza salata, sulla roccia riflessi
noi siamo più grandi
nell’attimo errante, sospeso
infinito

ed entro
nel fresco sentiero di erbe,
distante il raduno dei corni, dei cembali accesi,
appena sgusciando alla stretta del cappio,
il viso affondato nell’umida terra che prega
e ti guardo
ti guardo, bambina, la corsa spezzata
al bivio di sassi,
sospesa a un pensiero, le orbite fisse

bambina invetriata nei ghiacci
che segui l ‘Ariete lentamente salire e l’azzurra
Bilancia, nella gola mi versi
il presagio e la spina
e mi tendi le mani, mi sleghi
dal tasto incantato

marisa papa tra ombra e luce

la lastra di ghiaccio colpisci da dentro

ed esplode nel lampo lo scroscio
squillante del sangue
lo scoppio d’acquario
che schizza nell’urlo nel vortice cupo
che mescola tutto
nel gorgo di sillabe e pollini,
di uccelli e di pesci sciamanti, di ondose
falene affamate di larve inciampando
il ritorno, l’inizio, il ritorno entro un unico istante
eretto nel nome,
un unico istante istoriato, ferito,
di fame fiorito
trattenendo il respiro

Letizia Leone diwali

 

Letizia Leone

Luce secca che screpola su Roma
mare giallo di città
-anche questo Tirreno-
dove nessuna vela nessun approdo
riporta al lido Lavinio.

Una strada dritta o
confine d’acqua per allontanarsi
alla porta della metropoli:
campi d’orzo
il buio, sazio, è caduto
nel corpo del chicco.

Il disegno dell’ombra
copre i cilindri dell’urbe
i sassi latini dell’acquedotto.

Da qui una linea arancione vapora
sulla nera città.

giorgio ortona, ritratto di Letizia Leone, 2012, olio su tavola, 59,8 x 35,6 cm

giorgio ortona, ritratto di Letizia Leone, 2012, olio su tavola, 59,8 x 35,6 cm

Argostoli

Migrazione negli strati inferiori
dove il passo in discesa tenta la pietra
via verticale a basse vastità
di oscurità feconda ai territori.

Tu segui il tracciato dell’isoipsa
individua il punto, la temperatura
entra nelle strade così
in una solitudine di cielo greco

stessa oscura radice che confonde
con la luce gelata dell’azzurro.
Argostoli. Una macelleria con mezzi corpi scuoiati, appesi.

E’ l’isola dei pini e cimiteri
aroma di cenere, chiodi obliqui
di arbusti su radure.
Slealtà: la colata chiara del mare

illumina le geometrie dei marmi
fino alla notte degli unisoni
umani: nero fiato ionico più eco
inascoltato. Perdere il cammino.

(Da Pochi centimetri di luce, Roma,2000)

Silvio Aman

Silvio Aman

Silvio Aman

Analogie

Chissà per che Alisei
o da che forra ignora,
se dall’esterno o per le vie del simili…
Lo devi a un tocco in dolce risonanza
ai tuoi pensieri armonici
o ai fiori svolazzanti delle acacie?
Perché l’Idea, nel gioco,
è donna sbarazzina
e giunge spesso travestita:
tu vedi allora il maggiociondolo
o in mezzo al verde della sera
il luccichio del mare.

Esile giovane
dall’andatura alata
tu scegli spesso il giro breve e chiuso
di questa via animata,
le immagini elusive a primavera
della città che agogni
(appaiono velieri, gli alberi,
e un gran corteo la sera)
dove nessuno vede…
chi vuoi che scopra il senso
della tua strana idea?
Non sanno questo i più.

Ti scorgo mentre scivoli leggero
dalle oscuranti immagini
a un’imprevista luce
e scrivo: Col suo fare un po’ svagato
ha certo l’aria giusta per le vele…
la sigaretta accesa,
il ciuffo di una notte scompigliata
e il volto in cui è riflessa
una lontana gioia.
È come chi sciorini una bandiera
dal grande sole impresso
su una distesa opaca.

 

statua di giulio-cesare

statua di giulio-cesare

Nike

Non so perché,
se sia per questa luce obliqua
o per gli specchi argentei…
Guardando il quadro del veliero
che non scorgevo prima
ormai perduto in fondo all’abitudine,
quello che il nonno prese un giorno a Londra,
è il sogno a far la parte buona:
andrò con lui, il nocchiero,
e a Delfi gusteremo sopra il vello
i nostri giorni d’oro –
Mi porterà lontano,

oltre le felci oscure,
oltre le spore infette.

O è forse perché l’aria è nuova
dopo una pioggia estiva
e ha questo strano odore d’erba e angurie?
In quanto a lei, la bionda che ti sfugge
e forse ride su nell’Esterel,
hai messo troppe foglie ai rami
della sua scarsa fede,
e tuttavia l’approvi,
guardi il veliero in fianco ai due ritratti
(i tuoi bei nonni giovani)
e all’improvviso esclami: È Nike,
donna del mare a prua.

Silvana Baroni

Silvana Baroni

 

 

 

 

 

 

 

 

Silvana Baroni

Giù dal cielo

Giù per le rapide
gli parve il volo
un frullìo di grilli a costeggiare
l’incauto volitivo trapasso
a scapole divelte
tra angeli superbi
e ossa d’amorini.
Uno svolazzo immortale
via dall’eccesso di zelo
dall’incantevole sfarzo
di prodigiose impennate.
L’uomo cambiò viaggio
si scrostò dal mestiere d’annodarsi
e in applauso di membra si librò
giù dal cielo del settimo piano
per rannicchiarsi al buio
nel permanere della terra.

Giuseppe Panetta

Giuseppe Panetta

Giuseppe Panetta

Un viaggio

Parto per questo viaggio
con la Musa low cost volo
destinazione l’immaginazione
ferma nell’applicazione:
dove siamo? Nel trittico
del cane, Io, Es e Se
nell’alternativo concept
della scoperta fantastica
tra pianeti nani
nella perduta via degli anelli planetari
nel viaticum della storia allucinata
una toccata e fuga fugace
un pacchetto, una combinazione
sul planisfero di misura in misura
un raid in moto su Marte
una foto condivisa su Android
nei villaggi globali di misere capanne
in qualche campo di guerra
d’ogive e di speranza
in un resort di lusso
con l’alluce sul capezzolo
di una qualsivoglia Venere
o a stritolar le ossa di bimbi-bambù.
Il viaggio nell’aldilà, in ogni cosa che finisce
e inizia nel mar morto come un profugo.

.
Canio

Con il suv di rappresentanza
traccio solchi sulle piste di neve.
La democrazia la tiro su dal naso
e la realizzo in un vernissage.
Gioco in borsa e svuoto le borse
di tutti i portaborse affaristi
che con me rimestano nel torbido.
Il mio rolex segna un tempo
che non è il tempo del mondo
e la solidarietà la porto in braccio
in una camera d’albergo.
È bionda.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, poesia italiana contemporanea

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...