POESIE di GRACE NICHOLS, POETA DELLA GUIANA a cura di Laura Cantelmo

Grace Nichols 11.

Tra i poeti anglofoni delle Indie Occidentali non  esiste solo il grande, universalmente riconosciuto e amato Derek Walcott (Premio Nobel 1992). Un gruppo di poeti caraibici di indiscusso valore, come James Barry ed Edward K.Brathwaite, che danno lustro alla letteratura post-coloniale ponendosi in posizione dialettica con quella dell’ex-Impero britannico, scrive nella lingua ufficiale imposta dai colonizzatori  con evidente orgoglio per le origini africane e per la cultura creola che caratterizza la loro appartenenza a quel territorio del continente americano dove si favoleggiava l’esistenza dell’Eldorado.

Tra di essi Grace Nichols, nata nel 1950 a Georgetown, nella Guiana, e da tempo residente in Gran Bretagna, offre il punto di vista di una condizione femminile all’interno di un meticciato socio-culturale, reso ancor più singolare da una sensibilità  arricchita dalla sensualità spontanea insita in un temperamento erede di una tradizione “vibrante” .

Come gli altri poeti  Nichols esplora le possibilità letterarie offerte dalla lingua creola nella quale si fondono lo Standard English con il dialetto africano (Swaili/ Yoruba) e che permette di liberare un immaginario sfavillante di colori, inondato dalla luce del paesaggio naturale. La sua visione del mondo, positiva e orgogliosa, si esprime attraverso immagini lussureggianti, spesso ironiche e prive di oscurità espressive.

Grace Nichols 10 Affermando:“Come scrittrice mi sento fortemente multiculturale e profondamente caraibica”  Nichols tematizza la centralità del problema della lingua, che insieme a quello della differenza razziale e di genere sarà la cifra della sua scrittura, caratterizzata da un fiero rifiuto di qualsiasi concessione ad atteggiamenti di autocommiserazione. Nel 1983 nasce così la raccolta IIs a Long Memoried Woman (Sono una donna dalla memoria lunga), seguito nel 1984 da The Fat Black Woman’s Poems (Poesie di una donna grassa e nera), forte di un’ironia graffiante contro gli stereotipi estetici e consumistici delle donne occidentali. Vi prevale l’accettazione dell’aspetto fisico che pare richiamare gli slogan degli anni sessanta e settanta, “nero è bello”  o “grasso è bello”. La donna grassa e nera decide con ferma dignità di accettare il proprio aspetto rifiutando  modelli omologanti, ma vivendo al contempo la nostalgia della terra lontana,  simboleggiata dalla pianta di ibiscus.

In Lazy Thoughts of a Lazy Woman (Pigri pensieri di una donna pigra) del 1989 prevale il divertimento, che consente anche l’ironia dissacrante nei riguardi di miti letterari (Shakespeare) e di una  quotidianità domestica vissuta senza fastidio :”L’unto si distende come un amante/ sul corpo del mio forno” (“Unto”). Il sesso, persino il sangue mestruale vengono liberamente affrontati senza pudore e con leggerezza, in aperta sintonia con la riscoperta del corpo da parte del movimento delle donne.

 Grace Nichols 6Ed è il corpo a porsi al centro della raccolta Sunris, imperniata intorno al rito dionisiaco del carnevale di Trinidad. Il corpo è coinvolto e travolto dal ritmo  pagano del calipso in una ritualità corale nella quale converge il senso di liberazione  e di rabbia  degli schiavi africani. Il titolo è una fusione del nome della madre di Grace, Iris, intrecciato idealmente a Isis (Iside), divinità egizia.  Iris (Iride) è l’arcobaleno, l’arco policromo che annuncia il ritorno del sole (sun) dopo la pioggia. Ne sgorga il titolo Sunris, evidente assonanza con  sunrise (alba).

 La costruzione simbolica del ritorno del sole annunciato dall’arcobaleno indica il presagio di una nuova e proficua relazione con l’Occidente. Questo il tema di Sunris, nella cui chiusa la bellissima e fantasmagorica celebrazione del carnevale di Trindad dà adito a a una rievocazione della storia e dei miti della sua gente, in mezzo alla popolazione scatenata nella danza al ritmo del calipso.: “Io sono una sognatrice ibrida/ Una credente ancestrale/ Una gaudente nel sangue/ che adora nella casa dell’amore”. Alla raccolta, popolata di miti femminili, dalle Grandi Madri della cultura classica alle divinità del mondo sassone fino alla dea cinese Kuan Yin, nel 1996 verrà assegnato il Guyana  Prize for Poetry. Accolta come Fellow nella Royal Society of Literature, Nichols è anche autrice di successo di libri per l’infanzia che narrano i miti del suo paese, grazie al  percorso intrapreso che è sfociato in un nuovo rapporto con la cultura occidentale.  Lapidariamente la sua vicenda umana e letteraria è sintetizzata in pochi versi tratti dalla sua opera di esordio, I Is a Long Memoried Woman: “Ho attraversato un oceano/ ho perso la mia lingua/ dalle radici di quella antica / una nuova ne è sgorgata”. Per l’appunto  I Have Crossed an Ocean, Selected Poems (2010) sarà anche il titolo della sua raccolta più recente.

 Bibliografia

I is a Long-Memoried Woman, London: Karnak House, 1983
The Fat Black Woman’s Poems, London: Virago Press, 1984
A Dangerous Knowing: Four Black Women Poets (Barbara Burford, Gabriela Pearse, Grace Nichols, Jackie Kav), London: Sheba, 1985
Whole of a Morning Sky (novel), London: Virago, 1986
Over the River, 1986
Hurricane Hits England, 1987

Lazy Thoughts of a Lazy Woman (poems), 1989
Sunris (poems), London: Virago, 1996
Startling the Flying Fish, 2006
Picasso, I Want My Face Back, Bloodaxe Books, 2009
I Have Crossed an Ocean: Selected Poems, Bloodaxe, 2010

 Poesie per  bambini

Trust You, Wriggly, London: Hodder & Stoughton, 1981
Baby Fish and Other Stories from Village to Rain Forest, London: Nanny Books, 1983
A Wilful Daughter, London: Hodder & Stoughton, 1983
Leslyn in London, London: Hodder & Stoughton, 1984
The Discovery, London: Macmillan Education, 1986
Come On Into My Tropical Garden: Poems for Children, London: A, & C. Black, 1988
Can I Buy a Slice of Sky?: Poems from Black, Asian and American Indian Cultures (editor), Knight Books
Poetry Jump Up: An Anthology of Black Poetry, Harmondsworth: Puffin Books, 1989
For Forest

 

Poesie di Grace Nichols

Beauty

Beauty is a fat black woman
walking the fields
pressing a breezed
hibiscus
to her cheek
while the sun lights up
her feet

Beauty
is a fat black woman
riding the waves
drifting in happy oblivion
while the sea turns back
to hug her shape

Bellezza

Bello
è una donna grassa e nera
che attraversa i campi
premendo un ibisco
di brezza
sulla guancia
mentre il sole le illumina
i piedi

Bello
è una donna grassa e nera
che cavalca le onde
alla deriva in dolce oblio
e intanto il mare si volge
e abbraccia la sua ombra

Sunris

Out of the foreday morning –
They coming
Out of the little houses
Clinging to the hillside –
They coming
Out of the big house and the hovel –
They coming
To fill up like mist dis Jour Ouvert morning
To lift up dis city to the sun
To incarnate their own carnation.

Symbol of the emancipated woman I come
I don’t care which one frown
From the depths of the unconscious I come
I come out to play – Mas Woman.

This mas I put on is not to hide me
This mas I put on is visionary –
A combination of the sighful sun
A bellyband with all my strands
A plume of scarlet ibis
A branch- of – hopeand a snake in mih fist
Join me in this pilgrimage
This spree that look like sacrilege.

But those who cannot see
Into the intricacies of my blood
Better watch they don’t put
They foot in they mouth,
Aspersion cast of race
Will not ricochet
But will sink into
The objection pores
O my every bone, for,
I’m a hybrid-dreamer
An ancestral believer
A blood- reveller
Who worship at the house of love.

Sunris

Di primo mattino
Vengono dalle piccole case
Aggrappate alla collina –
Vengono
Dalla grande casa e dal tugurio –
Vengono
A colmare come bruma questo mattino di Jour Ouvert
Per innalzare al sole questa città
Per dar corpo al loro garofano.

Simbolo della donna emancipata io vengo
Non mi importa se a qualcuno dispiace
Dal profondo dell’inconscio io vengo
Vengo a interpretare – Donna Maschera.

Questa maschera che indosso non è per nascondermi
Questa maschera che indosso è visionaria –
Una combinazione del sole veggente
Un gonnellino con tutti i miei nastri
Una piuma di ibis violetto
Un ramoscello e un serpente in pugno
Seguitemi in questo pellegrinaggio
In questi bagordi che paion sacrilegio.

Ma chi non vede
Nelle spire del mio sangue
Badi invece a non burlarmi,
Calunnia diffusa sulla razza
Non rimbalzerà
Ma affonderà
Nel rifiuto di tutti i miei pori
Di tutte le mie membra, poiché;

Io sono una sognatrice ibrida
Una credente ancestrale
Una gaudente nel sangue
Che adora nella casa dell’amore.

(traduzione di Laura Cantelmo)

Annunci

4 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi

4 risposte a “POESIE di GRACE NICHOLS, POETA DELLA GUIANA a cura di Laura Cantelmo

  1. antonio sagredo

    Grazie alla traduttrice che mi ha presentato questa poetessa. Sento una freschezza oceanica, primordiale…

  2. Il primitivismo nella poesia di Grace Nichols non equivale certo a semplicismo, anzi questa è una poesia che punta dritto alla significazione simbolica, senza impiego di parafrasi o perifrasi cariche di effetti o di spunti folklorici, tutt’altro, siamo davanti ad una poesia fortemente omogenea, coesa, e ricca di preziosismi senza preziosità o pretenziosità.

  3. Giuseppina Di Leo

    Questa maschera che indosso non è per nascondermi / Questa maschera che indosso è visionaria / Una combinazione del sole veggente…

    Quanta solarità in questa voce!

  4. Valerio Gaio Pedini

    ora mi chiedo perché non vi sia una raccolta di traduzioni italian della poetessa caraibica, quando vi sono invece un miriade di poeti e poetesse fallimentari che vengono tradotte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...