Archivi del giorno: 16 giugno 2014

Domenico Alvino ASCESI ED EROTISMO IN “STIGE” DI MARIA ROSARIA MADONNA – con scelta di poesie da “Stige” (1992) – Parte II

Maria Rosaria Madonna Cover Ombra

 

da Stige

A giudicare dal lento movimento
dei corvi che in alto nel cielo disegnano vortici
di strida
non ci resta che imitare la conversatione degli Angeli
invetrare e invetriare una lingua tutta nostra
che sia monda dagli stilemi del peccato
e dall’usura delle stelle.

E se il candido Abele è stato ucciso
il giusto Salomone e la corrotta corte
di Babilonia caddero
e il lusso di Creso disparve
quid juris?.
Aeternitas est merum hodie.

Non erubesco meae miseria
plango non esse quod fuerim.
*
Caecata sum da mea libidine
et aurum atque orpella lentescens
supra mei capillum brillabant.

Achmatova Amedeo-Modigliani-Reclining-Nude-with-Loose-Hair

Amedeo-Modigliani-Reclining-Nude-with-Loose-Hair

Ave, Maris stella
tra tutte la più bella.
Ave, gratia plena
io sola sono in pena.
*
Toto pulchro est amico meo
et macula non est in te.
*
In oculos meos sunt ferramenta
in mei auris sunt ligna
in mea mens sunt procella et turbine
et blasfemia mei persecutori resplango.

 

«Dic nobis Maria
quid vidisti in via?»
Dic nobis. Diabolus clama
blanco pomo et tortile aspide.

*

Illa quae ego amo
passata est ut blanca luna
ut blanca luna in negra terra.
Resplango et piango.

*

stecher foto d'epoca di nudo

Tibi, meo amado, Cherubim et Seraphim…

Tibi, meo amado,
Cherubim et Seraphim
inaccessibili vox proclamant.

*

Laetare et tu.
Quae est ista quae progreditur
ut blanca luna, pulchra ut virgo,
electa ut colomba?
*
Pateat mihi pulsanti janua tua,
iube, queso, atque impera quidquid vis.
Recipe auro argentoque intra meos capillos.
*
Nihil aliud habeo quam cupio dissolvi.
Lieta et electa atque virgo est
mea amada blanca colomba.

*

Lucifero, la stella del mattino,

si desta tra coorti di erranti astri
quae in caliginem transcurrunt.
*

Ego sum flor campi,
surgo pulchra tra i lampi.
*

Tota mea est amaritudine pulchra
nec perspicio aliud quam veneficio.

*

Quando ero giovane e bella
la solitudine del deserto
mi difendeva, benché luxuria
tegumentum meo cerebro frangerem
tamen cogitationibus aestuabat.

*
Si fugero mi sottraggo a morte
si stetero il gladio crudele dovrò affrontare.

*

Nulla securitas est accanto serpente dormire.
Nulla infermitas est accanto angelo dormire.

*

Ignota iacula vibravit diabolus
sed excipientur scuto meo.

*

Icaro in coelo tentò corruptione angeli
et forsitan ideo corruit.
Pietas in haec fiori est crudelem.

*

Et iaculo illius vulnerata respondebo:
«non sunt digna, hoc non est pugnare sed fugere».
Et diabolus dixit:
«immediata et lucida vocatio rerum finitarum».

 

apollo e dafne

apollo e dafne

Stige: misticismo ed eros

Queste, di autori della Mediaetas, sono del resto “presenze” che potrebbero essere confermate dal fatto che Maria Rosaria Madonna, posto che esista, pare sia addentro alle cose medievali, “medievalista quanto a letture”, a giudizio almeno della Rosselli, che così nota in capo al libro. Ma niente puntuali coincidenze di pensiero e di spiritualità con i mistici indicati, le cose stanno in Madonna al rovescio. In loro, il male è il nemico da schiantare con flagelli e cilici, e questo male è sì la lussuria, ma più in senso latino di vita voluttuosa e intemperanza, tanto da confondersi col male in generale. In Madonna invece il male è la lussuria nel senso moderno di passione carnale intemperante, che una disastrosa paideia cattolica o panreligiosa ha demonizzato da millenni, fino a rendere uomini e donne minorati sessuali, spauriti e inetti ad ogni approccio amoroso, con che sconquasso e scasso di storie bellissime è facile  immaginare. Ed è un male da estirpare per un motivo solo, quello dovuto ad una nebulia di mente calata da quella paideia, ma col procedere dell’io lirico a più lucido giudizio, quel “male” diventa iocundissima ferita, iocundo delitto, non certo più da cassare dalla carne e dalla mente, ma da aurire anzi e godere come un “male” sublime, che a dirlo non basta la comune lingua, come  “insufficiente e improprio” era per Caterina il suo “discorso mentale”, ove “trasferire un’esperienza puramente intuitiva”(Battaglia). Ma stesso quella di Caterina è un’esperienza dove tra eros e ascesi non trovi confine ma limine (lino) consunto e liso da un andare e venire, sì che i due relativi linguaggi si confondono e compenetrano: come in un parlare che fa Caterina di Cristo, che Continua a leggere

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