SEI POESIE di SAURO ALBISANI da “Orografie” (2014) – Commento di Giorgio Linguaglossa

sauro albisani Orografie 

Sauro Albisani

Sauro Albisani

Sauro Albisani Orografie Passigli, Firenze, 2014 pp. 130 € 15

 Sauro Albisani (Ronta 1956), poeta e drammaturgo, ha curato l’edizione delle Poesie del sabato (1980) di Carlo Betocchi, al quale è stato profondamente legato, come amico e discepolo. Ha scritto con Miklos Hubay il dramma I segugi da un frammento sofocleo, pubblicato su “Sipario”. È stato assistente alla regia di Orazio Costa Giovangigli, che egli considera, dopo Betocchi, il suo secondo maestro. A Costa Albisani deve alcune memorabili letture drammatiche del proprio teatro e importanti interventi critici. Ha pubblicato drammi: Campo del sangue (1987), Il santo inganno (1997); saggi: Il cacciatore di allodole. Per Carlo Betocchi (1989) Ippocrene. Riflessioni sull’ispirazione poetica (1991), Verso casa. Soliloqui sulla poesia (1992) Cieli di Betocchi (2006); poesia: Terra e cenere (2002), La valle delle visioni (2012), Orografie (2014); traduzioni: Vangelo secondo Giovanni (1994), Marziale Roma liberatutti (2010).  Premi: Lericipea, Viareggio-giuria e Gradiva-New York. Sito ufficiale: http://www.sauroalbisani.com

cop sauro Albisani la-valleE’ come se una maledizione avesse tolto la gravità da sotto al tavolo del mondo. I personaggi di questo libro sono gli studenti e le studentesse del prof Sauro Albisani, i suoi doppi, le sue ossessioni. La nuovissima generazione (al pari della nostra), dunque, che già fa apparire invecchiata quella appena precedente, che galleggia sul mare dell’inessenza, sbattuta di qua e di là, senza tempo e senza autenticità, in una dimensione sottile come la pellicola di un film di Woody Allen. Il poeta docente fa da contro canto e da specchio alla condizione giovanile nel mentre che riflette sulla propria esistenza e su quella dei suoi studenti ma in modo leggero, con uno stile colloquiale, con un tono disilluso, quasi scettico. È a suo modo un canzoniere d’amore questo di Sauro Albisani, che può venire alla luce in un mondo dove tutte le luci sono spente.

Bello birth-of-venus-model-the-history-of-simonetta-vespucci-renaissance-most-beautiful-womanLa poesia di Orografie nasce dalla condizione umana desublimata della attuale e della futura generazione: la scuola, il lavoro, lo studio, gli amori degli studenti, etc. Nell’età che è trascorsa dal ciclostile degli anni Sessanta al computer portatile dell’era internettiana, nel mentre che sono perente, in caduta libera, tutti gli avanguardismi e le parole innamorate, tutti i manierati eufuismi delle poetiche posticce, Sauro Albisani ci racconta con un linguaggio trasparente e leggero, sul filo di rasoio del tratto di penna agile ed leggero, i destini di questi giovani colti come in una serie di fotogrammi. Ogni composizione è un fotogramma, sottratto al tempo. C’è della dis-autenticità in questi racconti in versi e l’autocoscienza stilistica del poeta ce la riconsegna colta nel parlato, nei gesti del quotidiano, nei tic di tutti i giorni. Ciò che rimane è un profumo, un alone, un’aura desublimata come solo è possibile nell’età del «caos scandaloso» o della leggerezza dell’essere. E che la leggerezza sia una tremenda croce che si abbatte sugli abitanti del nostro tempo epigonico, opino non c’è dubbio alcuno, se appena gettiamo lo sguardo su queste poesie così accuratamente sofisticate da apparire denaturate.

Sauro Albisani

Sauro Albisani

 Che un poeta contemporaneo riesca a scrivere in un parlato così verosimile non deve in alcun modo meravigliare, Albisani ha affinato una scrittura poetica che del parlato ne reca il calco e la traccia, tanto più vitale in quanto sono venute a cadere le ipotesi di scritture modernistiche o post-modernistiche, per il loro non essere più all’altezza dei tempi, se per modernismo si intende una poetica che alligna, come un alligatore, sulla superficie della pellicola del Novecento. E non v’è cupezza in questo canzoniere di storie prosaiche, non v’è magrezza, c’è la scioltezza e l’agilità di un’età che ha perso essenza, e così la passione è occasionale e fuorviante, gli incontri imbarazzanti mistificazioni o divertite dissimulazioni. Non c’è più il volo di un Hermes in grado di gettare un ponte tra gli umani e le persone restano confinate nella loro unidimensionale incomunicabilità. Gli studenti sono trattati come figurine di seta o trapezisti mossi da una mano invisibile, le loro storie stereotipate sono il frutto del sogno di un burattinaio misterioso che forse ha dimenticato che la vita ha la stessa stoffa del sogno e i burattini, a loro volta, sono il sogno di un orco denaturato e immaginario, e l’orco è l’invenzione di un dio assente, un deus absconditus dell’epoca che ha perduto tutti i suoi dèi e i suoi idoli.

(Giorgio Linguaglossa)

Sauro Albisani 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il custode che guarda le ragazze
baciarsi nel cortile a ricreazione
passa indolente con un foglio in mano
da consegnare in vicepresidenza.
Col fiato corto sale la sua balza
di purgatorio, una rampa di scale.
A pochi metri si aggiusta la calza
una Matelda sedicenne, persa
tra mille fiori, decalcomanie
impresse sullo zaino: la sua guancia
si gonfia per la noia dell’attesa.
Per la noia si gonfia anche la pancia
del custode, a quest’ora, ogni mattina
davanti al bar. Non sembra vecchio, salvo
la stempiatura che lascia alla brezza
di marzo i pochi capelli arruffati.
Non capisce il perché di tante cose:
– Vent’anni fa, giura puntando l’unghia
sull’ombelico, anch’io ero un ragazzo –

Che ne è stato di noi? perdio, rispondi!

Pietà di me, io non so quel che dico.

 

Google maps – Street view

Sono dentro il satellite che vola
seguendo la sua orbita, intravedo
nel traffico lo scooter in via Prati
svoltare l’angolo: sto andando a scuola.

sauro albisani

 

 

 

 

 

 

Testamento del nullatenente

Testardamente tu non volesti essere
che avresti tuttavia potuto essere;
fingesti sempre di credere d’essere
la preda, e intorno ti lasciasti tessere
una rete di tante servitù
mitigando il dolore con il gusto
d’ingannare, di fingere una parte.

E tuttavia, tu non potesti essere
chi avresti eroicamente voluto essere.
Il responsabile del tuo malessere
restava quello che ti elesse re.
E eri lontanissimo dal giusto:
nessuno nel dividere le carte
sceglie con libertà. Nessuno: tu.

sauro albisani 2

 

 

 

 

 

 

 

Lavagna

Siamo così tanti perché siamo così soli.
Davanti alla lavagna luminosa
ci somministrano le istruzioni per l’uso.
Qualcuno ha lanciato la palla nel cielo.
Sappiamo come funziona, sappiamo tutto
ma non sappiamo nulla. Questa luce artificiale
è circondata dal buio.
non si trova parcheggio neanche per la moto.
Fortuna che nel cortile hanno aggiunto
una seconda scala di sicurezza.
Ma nessuno uscirà.
All’intervallo c’è chi beve mezzo bicchiere
come chi un tempo pregava,
due volte al giorno, alla stessa ora.
Nell’elenco alfabetico
io sono il miliardesimo uomo solo.
Sul davanzale ci sono i piccioni, come venti anni fa.
Accendiamo la nuova lavagna.

sauro albisani, 2002

sauro albisani, 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mendicante

Poi ho spostato la stuoia lontano dall’ombrellone
e come su una graticola
mi sono disteso al sole.
Sapete quei film che scivolano via
sotto le palpebre
con un montaggio perfetto
nella sua insensatezza?
Mi è tornato in mente quel pazzo di Hölderlin,
nel tempo della povertà.
Prendeteli se volete, come i sottotitoli del film,
un film girato al risparmio,
tanto che mancano i nessi
fra le parole e le immagini.
A questo punto il vento ha ribaltato l’ombrellone.
Chissà dov’è volato il foglio.

Orazio dice d’aver cominciato a scrivere versi
spinto dalla povertà.

Come se uno facesse fortuna
chiedendo l’elemosina.

sauro albisani

sauro albisani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partita

E sia pure, magari è persa, persa
prima di cominciare, senza scampo,
per manifesta inferiorità.
Ma insomma, dove mi metto, e che parte
dell’area copro, ditemelo adesso,
cioè in che ruolo gioco: ditemelo!
prima di scendere in campo.

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3 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, critica dell'estetica, critica letteraria, poesia italiana contemporanea, poesia italiana del novecento

3 risposte a “SEI POESIE di SAURO ALBISANI da “Orografie” (2014) – Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Albisani è una scoperta realmente bella per me, per vari motivi, non ultimo il fatto che ha uno scrivere “da tutti i giorni” antilirico e molto vicino alla mia sensibilità. Grazie

  2. Pingback: PassigliEditori.it » Archivio » Orografie

  3. La “souplesse” di Albisani : un “basso continuo” molto personale , subito distinguibile , assimilabile ad un invito , una mano sulla spalla . Probabilmente una delle voci più concrete della sua generazione .
    Grazie .
    leopoldo attolico –

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