SALMAN RUSHDIE: SU UNA DEFINIZIONE DELLA POESIA – Parte I –  “On a Definition of Poetry” – Inedito, traduzione di Giorgio Linguaglossa

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da poemshape.wordpress.com 12 maggio 2013

Non è poesia, se non Rima

Questo è il titolo di un recente post che ho letto, e mi ha fatto pensare. Prima di tutto, si tratta di una definizione della poesia. Esso definisce la poesia come qualcosa che fa rima e, se presa alla lettera, esclude quasi tutte le opere di Shakespeare e Milton. Essi hanno scritto principalmente in blank verse. Più spesso, i lettori che dicono questo usano “rima” in senso figurato. Quello che stanno realmente dicendo è che la poesia senza forma non è poesia. Forma include rima e metro. Quindi, ciò che qualcuno sta realmente dicendo è che il verso libero non è poesia. Oltre al fatto che la definizione sia giusta o sbagliata, ciò mi ha portato a chiedermi perché le definizioni sono importanti.

salman rushdie

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Foto Arsenij Tarkovskij

Foto Arsenij Tarkovskij

Sono importanti le definizioni?

Non c’è dubbio che le definizioni cambiano nel tempo, ma cionondimeno le abbiamo. Non troppo tempo fa, la definizione dei pianeti è stata rivisitata e Plutone è stato retrocesso a proto-pianeta. C’era disaccordo, ma non il tipo che otterremmo da certi tipi di poesia o poesie che fossero retrocesse a proto-poesie (anche se penso che alcuni lo dovrebbero essere).

Ma ecco perché sono importanti le definizioni: Senza di loro, nessuno potrebbe eccellere. Senza maestria la realizzazione non esisterebbe. Ad esempio, se non per definizioni, non esisterebbe lo sport (per non parlare delle Olimpiadi), da qui il motivo della celebre battuta di Robert Frost: Scrivere in verso libero è come giocare a tennis con la rete abbassata. Ogni regola, in uno sport, è una definizione che definisce lo sport. Baseball è definito dal suo numero di outs, basi, giocatori, ecc … Una volta che si comincia a giocherellare con le regole che definiscono il baseball, allora cessa di essere baseball. Se non ci fossero regole nel baseball, nel tennis o nel basket, chiunque potrebbe giocare e ognuno potrebbe portare le proprie regole e ognuno potrebbe essere un Babe Ruth o Michael Jordan. Per parte mia, la prima cosa che farei è quello di abbassare il cestello in modo che potessi cestare la palla. Mi piacerebbe anche fare il cestello molto più grande – ma solo per me. So che mi farei un gran numero di nemici seguendo questo comportamento, con l’evidente analogia: Non c’è alcuna differenza tra abbassare il cestello (o rete) e la scrittura senza rima. Non c’è alcuna differenza tra il darvi 12 outs, invece di 3, e scrivere senza metro. Scrivere poesie senza rima e metro è di gran lunga più facile. Caso analogo è inzuppare un pallone da basket quando il cerchio è a soli sei metri da terra. Il fatto che la NBA non cambierebbe mai le regole per tutti gli aspiranti, ciò vuol dire che la restante parte di noi va vedere chi sono i veri professionisti.

salman rushdie con riya sen

salman rushdie con riya sen

 Questo fa alcuni tipi di poesia, migliori di altri?

Questo significa che alcune cose che sono chiamate poesie, in realtà lo sono?
Sì e sì. Preferisci guardare il basket con o senza regole? Avere regole che definivano la poesia ha permesso a una grande varietà di poeti di eccellere. I giochi non sono altro che un modo definito di giocare e i bambini amano giocare. Perché? Perché i giochi offrono ai bambini la possibilità di essere migliori di altri ragazzini. Le regole danno ai bambini la possibilità di essere competitivi, di eccellere, di realizzare e di padroneggiare.

Quando ero in età adolescente negli anni Settanta, la poesia veniva insegnata con una nebulosità che ha finito per far sì che le nubi sembrassero determinanti. La poesia era un sentimento. Non c’erano regole; e si potevano ancora trovare quei Pensieri profondi fino ai giorni nostri. In About.Com, Mark Flanagan, a quanto pare con il compito di definire la poesia, se ne viene fuori con il seguente motto:

“… Definire la poesia è come afferrare il vento – una volta che la si coglie, non c’è più il vento.

Il risultato finale di “pensieri profondi” come questi è che ho perso interesse per la poesia. Chi vuole giocare un gioco senza regole? Così, ho deciso che la poesia è la forma d’arte più stupida del pianeta. Se ho visto un gioco che viene giocato senza regole, io penserei la stessa cosa. E’ una cosa particolare che lo sforzo della prima generazione di fare poesia come qualcosa che “chiunque può fare” l’ha rovinata agli occhi dei bambini come me. E’ stato solo quando ho iniziato ad insegnare a me stesso la poesia che ho imparato la verità. Là è una definizione di poesia. Non è facile. Non la si può riassumere come un ingresso di Miriam Webster, ma c’è una definizione e ci sono regole. Ecco, quando mi sono interessato alla poesia, in primo luogo, ho voluto imparare le regole. Successivamente, ho voluto giocare secondo le regole. Volevo dimostrare che potevo farlo. Successivamente, ho voluto eccellere. Ho voluto dominare il mistero. Anche l’haiku apparentemente diminutivo è definito da secoli di tradizione.

Salman-Rushdie-Quotes-1È utile una definizione della poesia ?

La prossima generazione di poeti. Per curiosità, ho cercato su Google la seguente: “Definizione di poesia” “Poetry Foundation”, non ho trovato niente, semplice. Il fatto che la Fondazione Poesia, il premier (e auto-nominato) curatore della American Poetry non offrano una definizione della poesia (o anche una negazione che una definizione sia possibile) è una disgrazia.

Iosif Brodskij

Iosif Brodskij

 Che dire allora?
Dove si può trovare una definizione? Ci sono tutti i tipi di battute e una tantum da una varietà di poeti.

La poesia è la verità nei suoi abiti della domenica.Joseph Roux

La poesia è ciò che in una poesia ti fa ridere, piangere, aculeo, in silenzio, rende le unghie dei piedi scintillio, fa venire voglia di fare questo o quello o niente, ti fa sapere che siete soli nel mondo sconosciuto, che la vostra felicità e la sofferenza è sempre condivisa e per sempre tutto tuo.Dylan Thomas

La poesia è, in fondo, una critica della vita.Matthew Arnold

Vladislav Chodasevič

Vladislav Chodasevič

Non potrei definire la poesia più di quanto un terrier può definire un topo.A.E. Housman

Alcuni lettori potrebbero obiettare che la poesia non può essere paragonata allo sport. Il punto, però, non è quello di paragonare la poesia allo sport, ma paragonare una definizione di poesia al tipo di regole che definiscono uno sport, o la musica, o l’architettura o la falegnameria. Se non si dispone di una definizione, allora non si può avere un gioco. Se non si dispone di un gioco, allora chi sta a guardare?
Le definizioni, come le regole, sono utili perché ci danno modo di accertare le abilità dei giocatori. Esse ci permettono di giudicare come il giocatore sta giocando.

J.L. Borges

J.L. Borges

 Una delle caratteristiche del critico di poesia contemporanea è la sua evasione completa e non-discussione delle questioni di estetica o di meccanica della poesia. La stragrande maggioranza della critica contemporanea si limita al contenuto della poesia. Perché? Perché, come nella precedente citazione di Flanagan, critici e poeti contemporanei si sono convinti che la definizione della poesia, per citare di nuovo Flanagan, sia “una sorta di lasciarti sentire a buon mercato, sporco, tutto vuoto, e vuoto dentro, come il cibo cinese.” Tuttavia, per poter criticare la meccanica / stilistica di una poesia, devi avere una definizione della poesia. Non può essere altrimenti. E devi avere una definizione di ciò che distingue la scrittura mediocre da quella buona.

Nel corso di una controversia nel 2009, la Poetry Society di Inghilterra ha offerto al mondo questa definizione della poesia:
C’è poesia in tutto ciò che diciamo o facciamo, e se qualcosa è presentato a me come un poema dal suo creatore o da un osservatore, io accetto quel qualcosa come un poema.

In altre parole, la poesia è tutto quello che vuoi che sia, e se lo fai significa nulla. Poetry Magazine, da parte sua, ha preso a pubblicare fumetti, tra le altre cose, e chiedere poesie. Che cosa tutto questo significa è che se ognuno può farsi le proprie regole / definizioni, allora non c’è modo di giudicare le capacità del poeta o le realizzazioni della poesia. Se non ci fossero regole nel Basket, un giocatore come Michael Jordan non sarebbe mai emerso. O come con la ginnastica. Non avremmo nessun mezzo o vocabolario con cui contrastare lo scarso ginnasta rispetto al grande ginnasta. Nessun Tiger Woods potrebbe emergere perché ognuno sarebbe un Tiger Woods. Stanno tutti giocando la loro partita speciale del golf e il critico non ha modo di poter confrontare o contrastare.

sergej esenin e isadora duncan

sergej esenin e isadora duncan

 Senza una definizione di poesia, non si può avere una critica della poesia.

In verità, non si può nemmeno avere poesia perché se la poesia è qualche cosa, allora è anche niente. Oppure, come la sindrome di superman nel film Gli Incredibili : “Se tutti sono super, allora nessuno è un super.” Chi non può definire la poesia di certo non dovrebbe insegnarla. Che cosa esattamente insegnerebbero? Una definizione della poesia non è solo utile, è fondamentale. Gli individui e le organizzazioni che non riescono o si rifiutano di affrontare una definizione della poesia fanno un cattivo servizio al lettore, alla poesia, e alla prossima generazione di poeti.  Per curiosità, ho cercato su Google la seguente: “Definizione di poesia” “Poetry Foundation”, non ho trovato niente, semplice.  Il fatto che la Fondazione Poesia, il premier (e auto-nominato) curatore della American Poetry non offrano una definizione della poesia (o anche una negazione che una definizione sia possibile) è una disgrazia.

 Che dire allora?

Dove si può trovare una definizione?  Ci sono tutti i tipi di battute e una tantum da una varietà di poeti.

La poesia è la verità nei suoi abiti della domenica. – Joseph RouxJoseph Roux

La poesia è ciò che in una poesia ti fa ridere, piangere, aculeo, in silenzio, rende le unghie dei piedi scintillio, fa venire voglia di fare questo o quello o niente, ti fa sapere che siete soli nel mondo sconosciuto, che la vostra felicità e la sofferenza è sempre condivisa e per sempre tutto tuo. – Dylan ThomasDylan Thomas

La poesia è, in fondo, una critica della vita. – Matthew ArnoldMatthew Arnold

Non potrei definire la poesia più di quanto un terrier può definire un topo. – AE HousmanA.E. Housman

La poesia è il linguaggio universale che il cuore tiene con la natura e se stesso.William Hazlitt

La poesia non è solo sogno e la visione; esso è l’architettura scheletro della nostra vita. Essa pone le basi per un futuro di cambiamento, un ponte attraverso le nostre paure di ciò che non è mai stato prima. – Audre Lorde

Wisława Szymborska

Wisława Szymborska

La poesia è tutto ciò che vale la pena ricordare nella vita.William Hazlitt

Il lavoro di un poeta è di nominare l’innominabile, indicare le frodi, schierarsi, avviare discussioni, plasmare il mondo, e impedirgli di andare a dormire.Salman Rushdie

La poesia è come fare uno scherzo. Se metti una parola sbagliata, alla fine dello scherzo, hai perso tutto.WS Merwin

La poesia è un modo di prendere la vita per la gola. – Robert Frost

La poesia è il ricordo dei migliori e più felici momenti delle menti più felici e migliori. – Percy Bysshe Shelley

Eugenio Montale

Eugenio Montale

Al tocco dell’amore tutti diventano un poeta. – Platone

La poesia è una ricerca di vie di comunicazione; essa deve essere condotta con apertura, flessibilità, e una costante disponibilità ad ascoltare.Fleur Adcock

Sapete come la poesia ha cominciato? Ho sempre pensato che è iniziata quando un ragazzo grotta tornò di corsa alla grotta, attraverso l’erba alta, gridando mentre correva, “Lupo, lupo”, e non c’era nessun lupo. I suoi genitori babbuino, molto pignoli per la verità, gli diedero un nascondiglio, non c’è dubbio, ma la poesia era nata, la storia di altezza era nata tra l’erba alta.Vladimir Nabokov

anna achmatova

anna achmatova

 La poesia è la ribellione dell’uomo contro l’essere quello che è.James Branch Cabell

La poesia dovrebbe sorprendere da un bell’eccesso e non per singolarità, che dovrebbe colpire il lettore come una formulazione dei propri pensieri più alti, e apparire quasi una rimembranza.John Keats

Tutta la poesia è falsa rappresentazione. – Jeremy Bentham

La poesia è spennare le corde del cuore, e fare musica con loro. – Dennis Gabor

La poesia non è una svolta sciolta dell’emozione, ma una fuga dall’emozione; non è l’espressione della personalità, ma una fuga dalla personalità. Ma, naturalmente, solo coloro che hanno personalità e emozioni sanno cosa vuol dire voler fuggire da queste cose.TS Eliot

La poesia solleva il velo dalla bellezza nascosta del mondo, e rende oggetti familiari come se essi fossero non familiari.Percy Bysshe Shelley

derek walcot

derek walcot

La poesia è almeno un’eleganza e al massimo una rivelazione. – Robert Fitzgerald

La poesia. . . è un piccolo mito della capacità dell’uomo di rendere la vita significativa. E alla fine, la poesia non è una cosa che vediamo: è, piuttosto, una luce tramite la quale possiamo vedere, e ciò che vediamo è la vita. – Robert Penn Warren

Tu puoi strappare una poesia a parte per vedere ciò di cui è fitta. .. Sei tornato con il mistero di essere stato mosso da parole. Il miglior artigianato lascia sempre buchi e lacune. . . in modo che qualcosa che non è nel poema può strisciare, sfrigolare, illuminare o tuonare dentroDylan Thomas

Gezim Hajdari, Foto di Piero Pomponi

Gezim Hajdari, Foto di Piero Pomponi

 La poesia è il linguaggio con cui l’uomo esplora il proprio stupore. . . dice il cielo e la terra in una sola parola. . . parla di sé e della sua situazione come per la prima volta.Christopher Fry

La poesia non è una professione, è un modo di vivere. E’ un cesto vuoto; mettete la vostra vita in esso e farà qualcosa di questo. – Mary Oliver

Scrivere poesia è il duro lavoro manuale della fantasia.Ishmael Reed

La maggior parte delle persone ignora la poesia perché la maggior parte della poesia ignora la maggior parte delle persone. – Adrian Mitchell

pessoa

pessoa

 Prosa, si potrebbe ipotizzare, è un discorso; poesia puntini di sospensione. La prosa si parla ad alta voce; la poesia sopra l’udito. L’una è presumibilmente articolata e sociale, un linguaggio condiviso, la voce della “comunicazione”; l’altra è privata, allusiva, vergognosa, idiosincratica, sorniona come la delicata tela del ragno, una sorta di stregoneria insondabile alle menti ordinarie.Joyce Carol Oates

La poesia è la rivista della vita animale del mare sulla terra, vuole volare in aria. La poesia è una ricerca di sillabe da sparare alle barriere dell’ignoto e dell’inconoscibile. La poesia è uno scritto fantasma che ci dice come sono fatti gli arcobaleni e perché se ne vanno. – Carl Sandburg

La poesia è il respiro e il più fine lo spirito di tutta la conoscenza. – William Wordsworth

La poesia è un affare di gioia e di dolore e stupore, con un pizzico di dizionario. – Kahlil Gibran

La poesia è come il pesce: se è fresco, è buono; se è raffermo, è cattivo; e se non ne siete certi, provatela sul gatto. – Osbert Sitwell

majakovskij volto

vladimir majakovskij

Gli elementi essenziali della poesia sono il ritmo, la danza, e la voce umana. – Earle Birney

La poesia è pensiero che respira, e parole che bruciano.Thomas Gray

La poesia è il linguaggio ordinario elevato alla ennesima potenza. La poesia è fatta di ossa di idee, nervata e insanguinata con le emozioni, il tutto tenuto insieme dalla delicata dura pelle delle parole. – Paul Engle

La poesia è la creazione ritmica della bellezza a parole. – Edgar Allan Poe

Poesia: le migliori parole nel miglior ordine. – Samuel Taylor Coleridge

La poesia è ciò che viene perso nella traduzione. – Robert Frost

salman rushdie

salman rushdie

E ci sono molto più in Goodreads. Si potrebbe pensare che non c’è nulla di molto utile in tutte queste citazioni, solo poeti che vogliono apparire svegli e intelligenti, ma non c’è, in realtà, una comunanza sottile che attraversa alcuni di loro. “La poesia è la verità nei suoi abiti della domenica.” Che cosa ci vuole dire Roux? Che la poesia non è solo i vestiti di tutti i giorni ma linguaggio che è elevato mediante il metro, la rima, le figure e lo schema della retorica (e questi includono metafora, similitudine, e tutto il linguaggio figurativo). Hazlitt, “… il linguaggio universale …”; Keats, “La poesia dovrebbe sorprendere mediante un bell’eccesso [e] colpire il lettore come una formulazione dei propri pensieri più alti …”; Tommaso: “Sei tornato con il mistero di essere stato mosso da parole …”; Fry, “… la lingua in cui l’uomo esplora il proprio stupore …”; Oates, “… privata, allusiva, che prende in giro, sorniona, idiosincratica, delicata come la tela del ragno…”; Sandburg, “… una ricerca di sillabe …”; Birney, “L’essenziale … sono il ritmo, la danza …”; Engle, “La poesia è il linguaggio ordinario elevato alla n-esima potenza …”; Poe, “la creazione ritmica della bellezza mediante le parole …”; Coleridge, “le migliori parole nel miglior ordine …”; Frost, “ciò che si perde nella traduzione …”

salman rushdie

salman rushdie

Quello che tutti costoro hanno in comune è l’idea della poesia definita come un modo di usare il linguaggio. La poesia è un’arte che utilizza il linguaggio non solo per il suo contenuto semantico, come un modo per comunicare, ma come un’esperienza estetica in sé e per sé – la sua “musica”: i suoni, i ritmi, onomatopee, assonanze, allitterazioni, e rime. Rima e metro sono le espressioni più estroverse, una mostra di un’abilità linguistica per produrre suoni ripetuti e ritmo mentre le numerose figure retoriche, come la similitudine, endiadi, anthimeria, giochi di parole e metafore verbali (e linguaggio figurativo in generale) sono un più introverso modo di giocare con la lingua – usando le parole per esprimere idee che sono inattese e inconsuete. La Prosa, in quanto utilizza anche queste tecniche, può essere poetica, ma gli obiettivi estetici di prosa e poesia sono diversi.

salman rushdie

salman rushdie

Pensate alla citazione finale di Robert Frost, che ho volutamente messo alla fine:. Poesia è ciò che viene perso nella traduzione. Rimarca l’enfasi della poesia sul gioco linguistico, la poesia è notoriamente difficile da tradurre. Qualcosa di così semplice come un gioco di parole, un fiocco di molti haiku, si perde meno se entrambe le lingue hanno la fortuna di condividere giochi di parole. Il disprezzo all’ingrosso di rime, interne o altrimenti, quando si traduce in versi liberi è un altro esempio. Il Metro è molto più facile da riprodurre, ma non ogni metro inglese davvero può riprodurre la musica del metro cinese o del metro quantitativo latino. Che ne dici di onomatopea, allitterazione o assonanza? Questi sono tutti essenziali per la poesia, ma sono quasi impossibili da catturare, del tutto, quando si passa da una lingua all’altra. La poesia è veramente ciò che si perde nella traduzione.

salman rushdie

salman rushdie

 Così molti scrittori, poeti e organizzazioni sembra abbiano patologicamente paura di escludere qualcuno. Ma piuttosto che fare alla forma d’arte un favore, la loro riluttanza a escludere tanto la lista degli ingredienti che Mac & Cheese ha fatto e continua a fare ha finito per denigrare la forma d’arte che molto dicono di amare e incoraggiare. Personalmente ho remore a disegnare una linea nella sabbia. Se tutto quello che uno scrittore sta facendo è “lineating” prosa, allora non è poesia o, nella migliore delle ipotesi, si tratta di cattiva poesia. Se lo scrittore non fa altro con il linguaggio che quello che mi aspettavo da un manuale di istruzioni IRS, allora non è poesia. Il Contenuto, a mio avviso, è secondario; e che è probabilmente strofinare un sacco di poeti e lettori nel modo sbagliato; ma a differenza della presa di posizione pubblica di numerosi poeti e organizzazioni, penso che valga la pena avere qualche idea, alcune regole, che definiscono ciò che la poesia, e la grande poesia, veramente è. Dà alla prossima generazione qualcosa per cui o contro cui combattere.

Per citare di nuovo Salman Rushdie:

Il lavoro di un poeta è di nominare l’innominabile, per puntare a frodi, a prendere posizione, avviare discussioni, plasmare il mondo, e impedire di andare a dormire.

salman rushdie

salman rushdie

Prendere una posizione. Definire la poesia. Scrivere secondo tale definizione. Non deve essere compito mio. No, qualunque cosa tu faccia, acquisita nella nozione esangue secondo cui nulla e tutto è poesia. La poesia non è come il vento. Come ogni poeta giapponese senza esitazione vi direbbe, il vento è come il vento.

Britannica e una definizione della Poesia

Ci sono alcune fonti che hanno affrontato la definizione della poesia. Ho allegata una definizione fornita da Poetry.Org. La loro definizione è stata originariamente copiata da Wikipedia (che da allora è cambiata). La voce corrente di Wikipedia è meno di una definizione di un quadro storico. Tuttavia, una delle voci più interessanti è quella di Britannica.
L’ingresso di Britannica sulla poesia inizia con un urlo primordiale di terrore presentato con il labbro superiore rigido. Non provateci a casa. Solo Britannica può farlo; l’autore dell’articolo scrive: “Questo articolo considera la difficoltà o impossibilità di definire la poesia …”. Come tutti sanno, ci sono due reazioni quando si terrorizza – lotta o fuga. Britannica sceglie di combattere. I redattori iniziano la loro definizione rimproverando sonoramente il lettore. Pensi davvero che si giunga a Britannica in attesa di una definizione?

salman rushdie

salman rushdie

 “Ragione del Popolo per volere una definizione è quello di prendersi cura dei casi limite, e questo è ciò che una definizione, per definizione, non farà. Cioè, se un uomo chiede una definizione di poesia, non sarà molto probabilmente perché non ha mai visto uno degli oggetti chiamati poesie che si dice impersoni la poesia; al contrario, egli è già discretamente certo su ciò che la poesia in generale è, e la sua ragione di volere una definizione è di una persona la cui certezza è stata contestata da qualcun altro o che vuole prendersi cura di una deroga possibile o apparente da essa: da qui la lite perenne in merito al distinguere la poesia dalla prosa, che è un po’ come distinguere la pioggia dalla neve: tutti sono ragionevolmente in grado di farlo … “.

Hai capito? Lasciatemi tradurre: “Se siete venuti all’Enciclopedia Britannica alla ricerca di una definizione della poesia, è perché si ha un ordine del giorno e gli augusti editori di Britannica non, dico non, faranno parte della tua dubbia crociata. Così.” Apparentemente, l’autore dell’articolo non ha mai tenuto il memo: le definizioni sono quelle che fa Encyclopedia. Ma le Enciclopedie non dovrebbero avere atteggiamenti poliziotto quando i lettori vengono in cerca di informazioni.

Britannica subito dopo offre una confutazione alla battuta di Frost secondo il quale la poesia è ciò che si perde nella traduzione:

«E ancora così a una definizione così acuta l’ovvia eccezione è un sorprendente e un formidabile uno: una delle più grandi poesie del mondo è in Versione Autorizzato della Bibbia, che è non solo una traduzione, ma anche, per il suo aspetto in stampa, identificabile né con versi né con la prosa in lingua inglese, ma piuttosto con una cadenza debitrice di qualcosa ad entrambi “.

(n.d.r domani verrà pubblicata la seconda parte dell’articolo)

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32 commenti

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32 risposte a “SALMAN RUSHDIE: SU UNA DEFINIZIONE DELLA POESIA – Parte I –  “On a Definition of Poetry” – Inedito, traduzione di Giorgio Linguaglossa

  1. Ambra Simeone

    un articolo interessante, la mia “visione” con un lunga parentesi (che non vuole essere affatto una definizione e che per questo è degna dei peggiori poetastri da strapazzo che non fanno vera poesia, perché non gareggiano come fossero topi in un percorso deciso da qualcuno molto più intelligente di loro e con alla fine un pezzetto di formaggio da vincere) è che invece di pensare a cercare una definizione su wikipedia o pensare di eccellere sugli altri come in un concorso a premi, seconda parentesi (idea tipica della cultura americana tra le più becere), il nostro Rushdie, terza ed ultima parentesi (ricordando le sue origini) potrebbe scrivere quello che sente davvero; così molto probabilmente non si chiederebbe cosa sia la poesia, ma la farebbe e basta, cercando di evitare una corsa agonistica sterile e inutile che rende ancora più secondario un contenuto che serve a vantaggio di una forma che dovrebbe servirlo!

  2. Tutta questa sequela di definizioni di poesia riportate da Rushdie è un rovinio di sciocchezze, toltane qualcuna che un po’ si avvicina a quella che dovrebbe essere la giusta. Che c’è di sicuro, è indubitabile, altrimenti – altra osservazione giusta, a merito di Rushdie – non esisterebbe la poesia e non esisterebbero i poeti. Speriamo che nella seconda parte dell’articolo (magari tradotto con un poco più di attenzione) venga finalmente fuori la definizione che delimiti realmente il proprio della poesia distinguendolo dall’improprio, altrimenti che facciamo… il tempo è denaro… come si diceva una volta!
    Comunque sia, grazie a Giorgio, per quest’impresa comunque utile, per lo meno in quanto rimette in campo un problema sempre accantonato strictis naribus da poeti e critici raffinatissimi.
    Domenico Alvino

  3. Io ho sempre pensato quello che la celebre battuta di Robert Frost ha riassunto in modo mirabile: “Scrivere in verso libero è come giocare a tennis con la rete abbassata”.

    Il pensiero di Rushdie è chiarissimo: non si può fare poesia senza presupporre delle regole condivise, altrimenti ognuno si fa le regole a propria immagine e somiglianza, con il che la “competizione” non è più una competizione ma un dialogo tra autisti, tra sordo-muti. Quello che si è verificato nella poesia italiana post-Montale è un po’ questo, e anche per responsabilità che investono alcuni poeti di rango: cioè aver accettato l’assunto equivoco che si potesse scrivere poesia in blank verse (metro libero) senza avere in mente alcuna idea di ciò che comporta il metro libero. Innanzitutto, il problema dell’a-capo, e subito dopo, quello della «durata» del verso: quando e dove un verso deve finire, deve (può) cominciarne un altro? Chi lo stabilisce? E perché? E che cosa significa (e comporta) l’utilizzo del “verso libero”? – Interrogativi pressanti come si vede anche a occhio nudo e di primo acchito.

    Porto un esempio personale (così non faccio torto a nessuno):
    Nella mia modesta falegnameria del verso libero (perché anch’io dopo “Blumenbilder” che risale a 26 anni fa, ormai scrivo in verso libero), mi sono accorto che se cambio o sopprimo una parola (o più parole) di una poesia X del terzo verso, mi si pongono dei problemi di sbilanciamento per cui sono costretto ad intervenire sul verso n. 4 e magari anche sul n. 5, e financo sull’ultimo verso. Quello che voglio dire lo dico in modo molto semplice: che un disequilibrio del verso n. 3 si riproduce e rimbalza in un disequilibrio nei versi seguenti… fino spesso all’ultimo verso, per cui sono indotto ad inserire altri versi (o spezzoni di versi) (o tagliare dei versi) tra i versi proprio per tentare di riequilibrare la composizione di spinte e di contro spinte, di forze e di contro forze che agiscono all’interno di quello che io chiamo il “poligono di tiro” della composizione poetica.

    Il verso libero (quello che crediamo ingenuamente che sia libero) in realtà non è libero affatto. Soltanto un poeta ingenuo e illetterato o superficiale può credere che il verso libero sia libero da tutte le regole, per il semplice fatto che una volta cancellate le regole (ammesso e non concesso che questo sia possibile), ecco che ci troviamo costretti ad introdurre noi stessi nel poligono della composizione delle regole ferree. E tanto più queste regole sono ferree quanto più la composizione ne beneficierà. Ma le regole che introduco nella mia composizione non possono essere arbitrarie (come quello di abbassare il cestello nel gioco del basket o allargare la porta nel gioco del calcio) ma debbono essere condivise (anche in maniera silenziosa) ma la dove non c’è condivisione di regole non c’è neanche libertà, si ha soltanto confusione.

    • luisa

      Trovo le definizioni di Rushdie assurde, non condivisibili, condivido invece il commento di Giorgio Linguaglossa sulle definizioni e sulle regole che non esitono scritte da nessuna parte ma che uno scritttore di poesia sa di doverle rispettare. E’ interessante l’argomento che viene messo in dicussione ed è giusto che se ne parli.
      Attendo di leggere la seconda parte dell’articolo.

      • Veramente le regole esistono e sono scritte da secoli sia nei testi teorici che nelle poesie stesse. Una lettura molto importante ad esempio sono i saggi di Poe sulla poesia, “Il razionale del verso” e soprattutto “La filosofia della composizione”, in cui Poe espone la sua teoria sulla composizione e si scaglia sia contro gli autori che sostengono di comporre sotto una specie di frenesia poetica, che contro quelli che sostengono di scrivere sotto gli effetti di “un’intuizione estatica”. Nega con forza la possibilità di una scrittura poetica spontanea – e a ragione! – e sostiene che invece la poesia sia frutto di una lunga e profonda ponderazione. Difatti, polemizzando con quei poeti che fingono di aver seguito l’impeto ispiratore, spiega per filo e per segno tutto il processo tecnico e creativo che sta dietro “Il Corvo”, il suo poemetto più famoso.
        “Ed è mia intenzione di rendere manifesto come nessuna parte di questa poesia sia da riferire al caso o all’intuizione, e che l’opera procedette, passo dopo passo, verso il suo compimento con la precisione e la rigorosa consequenzialità di un problema matematico. »

  4. Vorrei invitare gli interlocutori a leggere con attenzione le argomentazioni di Salman Rushdie, una delle menti più lucide in fatto di letteratura del mondo e uno dei più grandi scrittori di romanzi, forse il più grande che io abbia mai letto, e quindi ad argomentare le proprie tesi con un minimo di dovizia e di circospezione, qui non stiamo parlando di un normale scrittore ma di uno dei cinque più grandi scrittori al mondo oggi.

  5. ambra simeone

    Rushdie dice che le definizioni di poesia servono per capire a cosa si sta giocando e cosa si vincerà, beh, ne ha trovate infinite, ora che fa si tira indietro dal gioco perché sono tante e si contraddicono l’una con l’altra? è questo il gioco, non può chiedere ad un’entità soprannaturale di sceglierne solo 10, così che possa eccellere seguendo solo quelle, le leggesse fossero anche 3000 o solo 10 e tra queste cercasse la sua e iniziasse a giocare!

    l’obbiettivo non è il traguardo ma il lavoro fatto, il percorso seguito, ma questo è un continuo lavoro in divenire, cosa c’entra la gara?

    penso che la sua metafora sportiva non tenga, in letteratura non c’è chi vince o chi perde, è il lavoro fatto che conta visto sotto una prospettiva che può essere storica, critica, estetica, sociologica, contenutistica, stilistica ecc ecc…

    sono tante le definizioni, perché sceglierne solo 10, non è molto più stimolante scegliere tra infinite possibilità? 🙂

    • “… sono tante le definizioni, perché sceglierne solo 10, non è molto più stimolante scegliere tra infinite possibilità?”
      Ciò, cara Ambra, sempre sulla base di quel tormentone plurisecolare che recita “la poesia è indefinibile! Oh che bello, che cosa romantica la poesia indefinibile!”. Ma non è ora di smetterla? Anche con tutte quelle pseudodefinizioni ammucchiate dal Rushdie… tutte cavolate solenni, senza che nessuno degli autori pensi a vergognarsi neanche un po’. E il peggio è che sono anche poeti, scrittori, critici, studiosi di poesia… Ma se non sanno che cosa mai sia, come fanno a studiare la poesia, come la riconoscono se per caso la incontrano, rischiano ogni volta di prendere fischi per fiaschi? Ci vuol tanto a capire queste cose? Non basta un cervello da poeta, critico, narratore, filosofo e quant’altro questi gran signori fanno di mestiere?
      Domenico Alvino

      • ambra simeone

        non ho detto che la poesia è indefinibile, semplicemente ho detto che ci sono infinite definizioni! la poesia di Dante non è la poesia di Montale!

        • Non si tratta di definire la poesia di Dante o quella di Montale, ma la poesia in sé, quella che si trova sia in Dante sia in Montale sia in tutti i poeti passati presenti e futuri, il quid in base al quale Dante, Montale ed altri possono dirsi poeti o non poeti. Poi ognuno lo declina a modo suo, ma quel quid ci deve essere e deve essere anche riconoscibile, e proprio in quanto è riconoscibile è definibile.

          • Ambra Simeone

            Caro Nico,

            se tu sai qual è quel quid sono tutta orecchie 🙂
            Io non lo so e non voglio saperlo, voglio poter sentire la poesia dove la sento senza mappe né guide!

  6. Grazie Giorgio, perché invece questo testo dovrebbe essere letto con molto rispetto e molta attenzione.
    Quello che Rushdie esprime con linguaggio pragmatico – così è l’inglese, che non permette le fumosità confuse della critica italiana, d’arte e non che ben conosciamo – è di fatto un problema essenziale. Forse sarebbe utile ripensare a quanto è accaduto in Provenza e poi in Italia nel 12° e 13°sec. Dei poeti hanno cominciato a usare la lingua che parlavano quotidianamente per scrivere dei testi poetici. Non avevano nulla a cui attaccarsi, modelli da imitare, esempi da seguire. Dietro di loro, l’unica lingua scritta era il latino. Ma, come si sa, la metrica latina è quantitativa. Un parlante di lingua latina del II o III sec. leggendo Virgilio o Orazio o Catullo, leggeva metricamente, cioè seguendo il ritmo del distico elegiaco o dei trimetri giambici ecc. non il ritmo “normale” del suo latino parlato. Perché la poesia E’ musica fatta con i suoni della parola, cioè ritmo e nasce dalla musica, che a sua volta nasce dal rito sacro.
    Ora, quei poeti avventurosi,avendo sottomano una lingua parlata, un volgare, dal ritmo del tutto diverso dal latino, sapendo che la poesia è musica, si sono trovati di fronte al problema immane di creare delle regole che fossero adatte alla lingua che avevano deciso di usare. Per il volgare siciliano e poi anche toscano, il metro doveva tenere conto del numero delle sillabe e degli accenti per poter “suonare” (ricordate il “dove il sì suona” di Dante?) per poter costruire un ritmo che poi, alla fine, è quello di un respiro ritmico. E sono nati via via i settenari, gli ottonari, i doppi quinari ma, soprattutto, il verso principe della nostra lingua, il più naturale, l’endecasillabo. Quello che Dante definisce “il verso regale”. Ma con delle esigenze di posizionare gli accenti su certe sillabe e non altre. E poi, dopo il verso, la forma. Canzoni, sirventesi, ballate, odi. Ma soprattutto il genio di Jacopo da Lentini ha inventato una forma che ha avuto – e ancora ha in fondo – un successo strepitoso: il sonetto. Basandosi su una stanza della canzone e con tutta una variazione di schemi della rima.
    In realtà questi poeti non ci hanno messo più di un secolo a costruire quella che è stata fino a poco fa la tecnica, la struttura e l’insieme delle regole della poesia e non solo italiana.
    Poi è venuto Leopardi e ha scardinato tutto. Ma nel senso che ha portato a somma perfezione la canzone libera (alternanza di endecasillabi e settenari e stanze di lunghezze diverse, senza uno schema di rime fisso o tradizionale) inventata da Guidi ma assai meno complessa di quella leopardiana, che resta praticamente unica. Assonanze, rime interne ecc.E questo forse si deve a quel divino isolamento di Leopardi, che lo spinge alla costante invenzione del mondo.
    Scrivere versi liberi è molto più difficile di quanto si creda, perché versi sono, e devono essere, sempre e comunque. Altrimenti non si dà poesia. Altrimenti è prosa. Non è questione di rima, ma di ritmo, di armonia, di sonorità.
    E mi rifaccio alla definizione di Robert Frost: “la poesia è ciò che va perso nella traduzione”. Che è vero e non lo è. E’ vero, perché nulla come le forche caudine della traduzione rivelano la natura di un testo e il suo valore. Il testo è messo a nudo. Ma non lo è se, come in Italia ci sono alcuni traduttori, anche di nome, che si misurano in genere con testi “poetici” di autori americani contemporanei, pure di nome, in cui non c’è poesia né prima né dopo la traduzione. E’ robaccia prosastica senz’anima o forma. Esercizietti da quaderno elementare, che vorrebbero proporre “la realtà” (qualunque cosa essa sia, se mai esiste). Ecco, lì non c’è problema, perché basta fare la traduzione letterale. Brutta prima e brutta dopo. L’unica armonia è tra autore e traduttore. Mediocri entrambi. Prova ne sia che, quando gli stessi traduttori si misurano con veri testi poetici nella stessa lingua, ne danno una versione tal quale quella data dei realisti. Paiono gli stessi poeti! Diciamo che sono dei sordi che traducono altri sordi.
    E invece il poeta non è un sordo.

    Invece la definizione più precisa di poesia la dà Dylan Thomas. La riporto (correggendo la traduzione, scusa Giorgio)
    “Puoi fare a pezzi una poesia, per vedere cosa la fa funzionare dal punto di vista tecnico e dire a te stesso, quando davanti agli occhi hai gli elementi, le vocali, le consonanti, le rime o i ritmi: “sì, ecco cos’è. Ecco perché la poesia mi commuove tanto. Per la sua perizia tecnica.” Ma sei tornato al punto di partenza. Sei tornato da capo al mistero del perché delle parole ti abbiano commosso. La migliore perizia tecnica lascia sempre buchi e lacune nel costruire una poesia, perché qualcosa che non è nella poesia possa insinuarvisi, strisciare, apparire per lampi o erompere come un tuono.”
    L’originale.
    You can tear a poem apart to see what makes it technically tick, and say to yourself, when the works are laid out before you, the vowels, the consonants, the rhymes or rhythms, “Yes, this is it. This is why the poem moves me so. It is because of craftmanship.” But you’re back again where you began.
    You’re back with the mystery of having been moved by words. The best craftsmanship always leaves holes and gaps in the works of the poem so that something that is not in the poem can creep, crawl, flash or thunder in.

    Dunque, quello che ci dice Thomas è che il poeta sa fare in modo da lasciare affiorare e percepire il non-detto. Esattamente come quando Leopardi afferma che “la parola più poetica è forse” e, in un bellissimo passo dello Zibaldone, si dilunga nell’elencare tutto ciò che è poetico: l’indistinto, il non formato, l’impreciso. E, come osserva Calvino nelle Lezioni americane, è oltremodo preciso ed esatto nel numerare l’oltremodo indistinto.
    Ma perché è così importante che la poesia lasci queste lacune, queste fessure attraverso cui si insinui quel qualcosa? Che cos’è quel qualcosa che Poe, sublime e maniacale teorico dell’indistinto, chiama “bellezza”? Ecco, altro non è che l’assoluto. Che può essere percepito solo nell’attimo. Il lampo e il tuono di Thomas. E lascia tramortiti, abbagliati, sedotti. E’ l’apeiron periechon dei Greci, l’in-finito che contiene tutte le forme e tutti gli eventi, all’interno del quale gli eventi si muovono e diventano forma nell’istante in cui l’arte li rivela come assoluti, come forma. E non c’è forma senza techné. Altrimenti non è che caso e caos.

    • La fumosità appunto, cara Francesca, quando si parla di indefinibilità della poesia. Ne hai appena dato un saggio.
      Domenico Alvino

      • Ti ringrazio, e ti sarei molto grata se tu mi spiegassi che cosa non hai capito di quanto ho scritto e che cosa ti appare fumoso. Perché, quando si emettono dei giudizi, si deve poi anche essere in grado di motivarli. Io non leggo una motivazione. Sicuramente, se vorrai prenderti del tempo per spiegarmi tutti i punti che ti appaiono oscuri, potrei migliorare.
        Comunque penso che tu abbia frainteso o letto male. Io non ho affatto parlato di “indefinibilità” della poesia, ho analizzato – con gli strumenti a mia disposizione, ovvio – le definizioni di Thomas e Leopardi. Ho parlato di non-detto, di indistinto, che sono tutt’altro. E non a proposito della poesia, ma a proposito di ciò che da una poesia trapela, affiora, viene suggerito. Il discorso è un po’ più articolato di quanto pare tu abbia inteso. Ti invito a rileggere con più attenzione.
        Se vorrai potrai leggere sia il passo dello Zibaldone in cui Leopardi parla di questo, sia il brano di Calvino che lo commenta. Mi pare che si trovi nella Lezione sull’Esattezza.

    • ambra simeone

      cara Francesca,

      la difficoltà della traduzione purtroppo è palese a tutti, anche un pezzo di prosa tradotta perde una sua musicalità se ne ha una, ma un traduttore quando traduce deve scendere a compromessi, due sono le possibilità: o dare più spazio alla comprensibilità del testo o alla sua musicalità!

      la difficoltà è maggiore per la poesia che ha ritmi e musica più evidenti, ma sfido chiunque a tradurre con la stessa musicalità e significanza da una lingua a un’altra, non è mica così semplice e la scelta è a monte, ma bisogna pur prenderla, perciò il testo andrebbe letto sempre in versione originale, ma non possiamo sapere tutte le lingue del mondo 🙂

      • La fumosità, Francesca. Sembrava che volessi intrattenerci sul problema della definizione di poesia. Dici infatti a un certo punto che “la poesia E’ musica fatta con i suoni della parola, cioè ritmo e nasce dalla musica, che a sua volta nasce dal rito sacro.” La poesia non è musica, si serve della musica, come si serve delle figure, dei tropi, del plurilinguismo, degli a capo, degli enjambements, delle rime, dei silenzi, narrazioni, descrizioni, dialoghi, allocuzioni, atti d’accusa o di difesa, memorie e di quant’altro sappia inventarsi il poeta. Sono i tecnemi, strumenti tecnici con i quali il poeta – immaginiamo la poesia come una persona che stia lì immobile e attenta in attesa di ordini, ti va? – strumenti con i quali il poeta induce la poesia ad operare in lui e nei probabili fruitori che si presentassero. A volte il poeta ci riesce e a volte no, a volte ci riesce a sua insaputa, tant’è che poi viene a saperlo dai critici quel che ha fatto o non ha fatto, e sapessi la meraviglia! Vedi dunque che la tua definizione è errata, anche perché è confusa. Che la musica di cui si serve la poesia sia fatta coi suoni della parola, si può accettare, ma quando aggiungi “cioè ritmo”, equivale a dire che le parole non hanno musica ma solo ritmo, mentre si sa che la musica è fatta sempre di suono e di ritmo insieme. Dici per di più che “la poesia è musica… che nasce dalla musica che… nasce dal rito sacro”. Come dire che l’aria nasce dall’aria, l’acqua dall’acqua, il vino dal vino. E aggiungi che la musica (o il ritmo? o il suono?) delle parole nasce dal rito sacro. Non ti pare che sia piuttosto il rito sacro che si fa con parole e danze e canti, e pertanto è esso a nascere da tutto questo e non tutto questo da esso?
        Dunque, sembrava che volessi dirci quid poesia esset, ma poi intoni l’assolo:
        “Dei poeti hanno cominciato a usare la lingua che parlavano quotidianamente per scrivere dei testi poetici. ”
        Lo sai che questo è un problema diverso? E lo sai come si risolve? Si risolve dicendo che la poesia non ha un linguaggio proprio, che poi sarebbe il poetese, ma si serve di tutti i linguaggi possibili, e siccome questi parlano delle cose del mondo, attraverso essi entrano nella poesia tutte le cose del mondo, e vi entrano a fare anch’esse da tecnemi, proprio come i linguaggi stessi, tecnemi che inducono la poesia – sempre lì presente in attesa di ordini – ad operare nel poeta e nei fruitori. E sai quali sono queste operazioni alle quali è indotta la poesia? Sono accensioni di idee, di emozioni, di memorie, sentimenti, fantasie, visioni, e tutto ciò di cui è fatto il mondo, onde si può dire che la poesia è addetta a creare il mondo dentro di noi, quando è opportunamente mossa dal poeta coi suoi tecnemi. Questa è la poesia. La poesia di sempre. Ecco la definizione. Vi è tutto ciò che è poesia e non vi è nulla che non lo sia.
        Altro che l’assoluto, che tu dici. Non sei la sola a dirlo. Siete in tanti. E nessuno che sappia dire cosa intenda con la parola “assoluto”. Tu ci provi e ti ci avvicini anche, perché l’assoluto è, in effetti, ciò che è sciolto da ogni tipo di rapporto o relazione o limite, come dimostra il contrario di “assoluto” che è esattamente “relativo” o “condizionato” o “delimitato” nel senso “x è entro y e z, prima di y e dopo z non è”. Ma vedi bene che proprio stando così le cose, l’assoluto o non ci soccorre per nulla nella definizione di poesia, o ci soccorre in modo diverso, cioè nel senso che alla stregua di ogni altra definizione, anche quella di poesia ha di sua natura a che fare, non con l’assoluto, ma con il definito, col delimitato, in quanto ogni definizione dice esattamente “x è soltanto da qui a lì. Non é né prima di qui, né dopo di lì”.
        Ma lascia lei romanticherie, come quel “cogli l’attimo” al quale alludi, oggi tanto di moda, e che dicono discenda da Orazio, ma Orazio ha detto qualcosa di molto diverso e di più grandioso, da detto “càrpe dièm” (gli accenti sono per la scansione), che vuol dire letteralmente “carpisci, ruba la tua giornata”, con ciò alludendo al fatto che quanto di desiderabile si può avere dalla vita, non ci è dovuto per legge naturale, ma bisogna rubarlo alla sorte.
        Dici inoltre di non aver parlato di indefinibilità della poesia. Saprai che la natura di ogni definizione che si rispetti è di essere unica e insostituibile, in quanto vi si dice che qualcosa è soltanto quel qualcosa e non è possibile dire che sia altro da quel qualcosa. Ma quando tu dici che è meglio averne tante tra cui scegliere, non è come dicessi che la poesia si può definire in tanti modi? Che può essere questa e quest’altro e quell’altro? E che definizione vien fuori? Non vien meno il principio dell’unità, e quindi la possibilità della definizione stessa? Cioè non sarebbe più vero che “x è soltanto da qui a lì. Né prima di qui, né dopo di lì”, ma sarebbe vero il contrario e cioè che x non ha limiti, è illimitato, quindi indefinibile, impossibile da racchiudere entro limiti o confini.
        Ma non te ne preoccupare. La vita è bella, perché è bella per se stessa, in quanto vita e basta. Dico ciò non ostante mi aspetti di essere lapidato da critici e poeti a motivo di quanto ho appena finito qui di dire.

  7. P.S. Suggerisco di ascoltare Thomas leggere, anzi, cantare i suoi versi “Do not go gentle into that goodnight”, scritti per la morte del padre. Anche se non si sa l’inglese è un’esperienza molto intensa.

    • Thomas? Se una cosa del genere la facesse un altro, non gli si direbbe che è un trombone intronato? Qualcosa del genere si diceva di Vittorio Gassman, che seguiva più o meno questa stessa via: perché non lo si deve dire del Thomas? Perché si chiama Thomas? E solo perché si chiama Thomas gli si deve fare l’inchino, qualunque cosa faccia e comunque la faccia? E quanti sono i Thomas della terra? Sempre loro e soltanto loro?
      Domenico Alvino

  8. In proposito della questione dell’indistinto ricordo una affermazione di Valéry che cito a memoria: «la poesia non è altro che l’applicazione di calcoli matematici». Mi sembra una affermazione chiarissima. Ma Valéry non ha mai detto che si possa fare facilmente poesia mediante l’applicazione scolastica di calcoli matematici. Mi sembra chiarissimo che tra le parole, impiegate come numeri matematici, si insinui sempre il non-detto, l’indistinto, che sono altra cosa, che sono quella cosa che non può essere eliminata da una poesia degna di questo nome. Anzi, è mia convinzione che tanto più il calcolo matematico viene applicato con esattezza, appunto, matematica, ed ecco che si insinua tra le parole quell’indistinto, quel non-detto che sono contenuti nel detto.

    • Ma infatti. Pensa alla musica. Se non è perfetta architettura matematica quella! Il fatto è che la techné dà la libertà. Più alta e perfetta è la padronanza tecnica, maggiore è la capacità di esprimere l’ineffabile. Ciò che non può essere detto se non lasciandolo nel non detto. Se io non ho gli strumenti per saper dipingere, posso sentire dentro di me la potenza di un’immagine, il suo significato profondo, il suo valore di assoluto, ma non sarò mai in grado di renderlo accessibile ad altri attraverso un’immagine che convogli tutto questo. E del resto, non ce ne importa niente di chi vuole limitarsi, pensando di scrivere poesia, a comunicare un’emozione, un sentimento, se questo non è che cronaca. Sono fatti suoi. Ma quando quell’emozione cessa di essere un fatto personale e accende un faro sull’assoluto, allora sì che ce ne importa. Ma per far questo ce ne vuole…. carne e sangue ci vuole. Molto sangue.

      • ambra simeone

        parlando del non-detto, a me viene in mente anche molta prosa, ricordo che in un passo de Il Gattopardo, nella descrizione accurata e precisa delle stanze della casa del principe Fabrizio, c’era tutta la desolazione dello stato d’animo e della decadenza della nobiltà siciliana… questa mi sembra poesia nella prosa!

        • Infatti la poesia non è presente ed opera solo in quella così detta specificamente, ma in ogni tipo d’arte, perché in ogni tipo d’arte si dicono o fanno delle cose e attraverso quelle se ne dicono o se ne fanno altre e diverse, che poi son quelle che contano. Se in un costrutto d’arte ci fosse solo un quid, senza dire o fare attraverso esso nessun altro e diverso quid, quel costrutto non sarebbe arte, ma qualche altra e differente cosa, magari anche bella, importante, interessante, ma non arte né poesia. Ma perché Tomasi di Lampedusa? Anche lui è tra i “sempre loro”? Sì certo, è un grandissimo scrittore, ma deve esser sempre lui l’esempio, cancellando altri, molti altri, che magari han fatto cose migliori delle sue? Sempre loro e soltanto loro, ad essi solo tocca l’inchino e la genuflessione. Gli altri che han nome diverso, anche magari più grandi e meritevoli, si rassegnino a morire.
          Domenico Alvino
          (che non è né si considera tra questi “altri”)

    • Valéry: eccone un altro! I calcoli matematici! Vi è qualche poeta che confermi d’aver fatto mai calcoli matematici, o di averli fatti senza volere o senza avvedersene? Valéry lo ha detto per metafora, volendo dire altro attraverso essa? E c’è qualche studioso d’arte o di poesia in grado di sciogliere questa metafora, svelando finalmente che cosa il Valéry intendesse dire con i calcoli matematici? Il “non detto”, caro Giorgio? Ma ti pare proprio che i calcoli matematici possano andar d’accordo col non detto, essi che per loro ragion d’essere puntano non solo all’esplicito ma anche alle perfettissima e chiarissima esattezza e precisione? Lo vogliamo dire o no che il Valéry, con tutto che è quel mammasantissima del Valéry, ha detto una tavolata gigantesca? Sì? E ciò nonostante, dobbiamo fargli l’inchino, qualunque cosa dica e comunque la dica?

  9. Cara Ambra, quello che tu dici è proprio dell’arte e dunque anche della poesia. Ma in più la poesia ha un linguaggio privilegiato, rispetto alla prosa. C’è la musica, il suono, la vibrazione, che non sono affatto separati dal significato, o contenuto che dir si voglia. Anzi, sono con esso una sola cosa. Ecco perché la poesia va recitata ad alta voce e in antico era accompagnata dalla musica. Orfeo cantava i suoi versi suonando la lira. Come penso tu abbia sentito che fa Dylan Thomas. La parola da sola non basterebbe a fare poesia, la parola e il suo suono e il tessuto di suoni che costruisce insieme al loro significato.
    Per quanto riguarda gli enormi problemi di traduzione che pone un testo poetico, hai ragione. Sono problemi che io mi pongo sempre nel tradurre poesia. Tento di risolverli salvando, come si dice, capra e cavoli, cioè rimanendo il più possibile fedele al testo e cercando una musicalità che in alcuni casi si avvicina a quella dell’originale, in altri no, ma è sempre musicalità. Uso assonanze, rime interne, allitterazioni ecc.
    Tradurre poesia richiede una profonda analisi filologica del testo, conoscenza, lunga esperienza e capacità poetica. Nemmeno in questo ci si può improvvisare. Anche perché tradurre un grande testo poetico richiede umiltà, rispetto, devozione per il suo autore e amore.
    Come esempio, e mi scuso se rimando a me stessa, ti invito a leggere la mia traduzione de Il Corvo. Sul sito troverai anche altre traduzioni di Poe e di poeti irlandesi e indiani se ti farà piacere.
    http://emiliashop.wordpress.com/2011/08/24/il-corvo-di-edgar-a-poe-tradotto-da-francesca-diano/

    • Ambra Simeone

      cara Francesca,

      purtroppo anche cercando di salvare capra e cavoli la poesia come tu ben sai non è traducibile completamente, perché nella traduzione si perde sempre qualcosa! direi esagerando che la traduzione di qualsiasi testo da una lingua all’altra comporta sempre una perdita di significato o di significante, dato che è un problema a monte del linguaggio!

      parlando invece della musicalità e del ritmo io non sarei così tanto sicura che la poesia superi la prosa, per tradizione e per la sua storia dai trovatori in poi sicuramente la musicalità è stata una delle caratteristiche più importanti, ma non dobbiamo dimenticare che la più antica poesia che leggiamo, la leggiamo proprio perché si è distaccata da quella tradizione, in Italia la poesia trobadorica è stata allineata al pensiero medievale italiano, quella trobadorica era una tradizione quasi esclusivamente orale o meglio mnemonica legata più alla performance che alla fissazione di un testo scritto, invece arrivata in Italia si darà più importanza al testo scritto (considerando che il gesto stesso di scrivere è per tramandare e conservare un significato) infatti nella poesia religiosa Italiana era fondamentale tramandare un significato didascalico o persino escatologico di un testo letterario!

      che dire della prosa? io ho letto molti romanzi o racconti che hanno un ritmo e una musicalità interna, basta ascoltare e troverai una musicalità in molti testi, non dobbiamo dimenticare che la musica anche ha fatto passi in avanti e che quindi la musica atonale o contemporanea non hanno le stesse caratteristiche della musica classica antica, questo lo dico in quanto tu paragonavi la poesia alla musica, allora bisogna che si compari con tutta la musica anche quella contemporanea.

      io direi che come dice Giorgio il punto, nella distinzione tra poesia e prosa, non è tanto nella musicalità, ma nell’a-capo del verso considerando anche l’enjambement, e forse nella brevitas della poesia in confronto alla prosa, non siamo più abituati a leggere poemi epici in versi, diciamo che ci riesce difficile non tanto per i classici, ma per un poeta che oggi si metta lì a scrivere un poema di 300 pagine, inoltre quel che si scrive è legato non solo al gusto dell’autore ma anche (e per me sopratutto) al gusto del pubblico… se si considera che le migliori “prose poetiche” sono anche abbastanza brevi, penso che questo ci debba suggerire qualcosa!

  10. Un problema posto in rilievo dall’articolo di Salman Rushdie è che i poeti moderni tendono a scrivere poesia più per l’occhio che per l’orecchio (se si fa eccezione della poesia performativa). Questo è senz’altro vero e verificabile nelle poesie di tutti i paesi occidentali, ma questo aspetto, in sé appariscente, non nasce a caso, non è un aspetto fortuito o accidentale ma è legato alla profonda trasformazione che avviene nelle lingue dei moderni paesi occidentali per via dell’influenza che la civiltà tele-mediatica ha indotto nelle Lingue di relazione dei parlanti. E la poesia non può non ricevere al suo interno questi cambiamenti profondi, direi tellurici delle Lingue parlate, inoltre un altro cambiamento è il generale indebolimento degli accenti tonici nelle Lingue parlate. Gli accenti tonici diventano sempre meno percettibili e, quindi, sempre meno importanti ai fini della stesura di una poesia.

    E indubbiamente, il verso libero è lo strumento stilistico più recettizio di questi cambiamenti, quello che ha maggiori e migliori possibilità di farsi carico di questi cambiamenti in atto nelle Lingue parlate. Ma di qui a dire che il verso libero sia veramente libero ce ne corre! E invece si è scoperto che il cosiddetto verso libero non è affatto “libero” ma è un campo di forze che interagiscono; il verso libero non è un conduttore passivo di forze elettromagnetiche che scorrono al suo interno ma interagisce con queste forze mediante una forza che oserei definire di gravità, una forza gravitazionale in grado di “deformare” la Lingua di relazione e della tradizione per adattarla alla nuova sensibilità dell’occhio e dell’orecchio di un moderno cittadino dell’Occidente. Così, si scopre che c’è un verso libero “lento”, vischioso, condensato, e ce ne è uno invece fluido, veloce. In realtà, ci sono tanti versi liberi quanti sono i poeti di rango che sono in grado di utilizzarli con acume.

    Resta il fatto indubitabile che il cosiddetto “verso libero” non è libero affatto. E che ogni volta bisogna ricominciare daccapo a scrivere in versi liberi. Cosa assolutamente non facile perché non esistono più “binari” sicuri come un metro stabilito che ti fa da guida, ci siamo inoltrati e ci stiamo inoltrando in un campo scivoloso e sdrucciolevole, che non dà alcuna certezza ad alcuno.

    • ambra simeone

      caro Giorgio,
      sono d’accordo con te un “verso apparentemente libero” ha un suo ritmo interno che può essere molto veloce o molto lento, e questo si ottiene tramite espedienti linguistici (le cosiddette forze del campo di gravità di cui parli) vorrei fare un paio di esempi:

      1) e sfogliò le prime pagine, e a queste ne seguirono altre, e ancora molte immagini oltre alle parole, cominciarono ad affollare la sua mente, e ancora vide segni scritti a matita, e allora chiamò il bibliotecario, e gli disse che non aveva trovato quel che cercava…

      2) libri, pagine, immagini, parole, tutto nella sua mente, segni di matita, arriva il bibliotecario, dico: non c’è il libro che cercavo…

      nel primo esempio c’è lentezza, nel secondo velocità, ciò può essere espresso durante la lettura performativa ad alta voce ma anche quando leggiamo a mente ci da lo stesso effetto , questo accade in prosa ma anche in molta poesia dal “verso libero” il quale tenendo conto anche degli a-capi e degli enjambement, risulta tutt’altro che libero, ma alquanto complicato e in continuo mutamento, perciò quando si cambia un solo fattore si deve cambiar tutto!

    • Salman Rushdie! Che cos’è, un altro Mammasantissima? Uno di quelli che appena lo vedi ti devi genuflettere? E che cosa ha detto di straordinario questo pezzo da novanta, da meritare questa genuflessione? Che si scrive per l’occhio e non per l’orecchio? Ma quando mai? Bisogna sì o no informarlo, visto che alla sua bella età ancora non lo ha capito, che ogni poesia è fatta sia per l’occhio che per l’orecchio, a prescindere dalle intenzioni del poeta. Il che ovviamente esclude la distinzione tra poesia performativa (da recitare? rappresentare? declamare?) e non performativa, in quanto ogni poesia si può sia leggere in silenzio, tra le proprie mura domestiche, sia recitare o eseguire in qualche modo in pubblico sulla scena. E bisogna avvertirlo anche di questo, il Rushdie, perché lo sappia finalmente, insieme a quanti ancora sbavano su questa inconsistente distinzione. Ecco qui il Rushdie! Anche lui tra i “sempre loro”, che pur dicendo simili sciocchezze, ci stroncano la schiena e le ginocchia a furia di pretendere inchini e genuflessioni. Ma adesso, a parte loro, mi rivolgo ai proprietari delle ginocchia e delle schiene: posso darvi una notizia sbalorditiva? Eccola: una testa la avete anche voi, non avete bisogno di Valéry, di Rushdie, Thomas, Tomasi di Lampedusa, Leopardi, Calvino, e quanti altri van per il mondo in trono come la Madonna di Lourdes. Invece di citar loro, potete anche qualche volta citare – non me, intendiamoci – ma qualche vostro amico, che anche lui fa e dice qualcosa di buono qualche volta, o no? E la testa che avete voi, magari non è come quella di chi vi scrive, che dura fatica a capire se è notte o giorno, ma scommetto che è tale da far cose, queste sì, stupefacenti, mentre abbiam visto di che tempra siano quelle dei Valéry, Rushdie, Thomas, e quanti altri van per il mondo sempre in trono. Lasciateli lì intronati come sono e mettetevi a ragionare da voi sulle cose, su quelle vive e concrete, e chi sa che qualche trono ci scappi anche per voi.

  11. antonio sagredo

    Verso libero? Il punto è che bisogna liberarsi dal verso libero! Essere liberi dal verso libero è sentirsi liberato! da una ventina d’annoi che mi sono liberato dalla Poesia, ma la Poesia non libera me! Ho provato a liberarmi da me stesso, credendo di liberarmi dalla Poesia (e in specie dal verso libero, che è oramai una cella).Liberarsi dal verso libero vuopl dire: o uscira dalla porta con una CHIAVE, oppure rompere il muro o le sbarre (il poeta diviene un evaso in entrambi io casi). Si ha così una altra VISIONE!

    a. s.

  12. antonio sagredo

    mi dispiace, acquisteresti in Bellezza!
    Nei versi, nel corpo, e nell’anima. se esiste!
    a.s.

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