Poesie di Gabriella Sica AUTOANTOLOGIA (1986-2011)

Gabriella Sica, foto di Giovanni Giovannetti

gabriella sica Le lacrime delle cose  Gabriella Sica, originaria della Tuscia e romana d’adozione, è una delle presenze più attente e costanti della poesia italiana contemporanea fin dalla fine degli anni Settanta. Negli anni Ottanta ha diretto “Prato pagano”, dove ha esordito o pubblicato una nuova generazione di autori. Suoi libri in versi: La famosa vita (1986, Premio Poesia Brutium-Tropea), Vicolo del Bologna (1992, finalista-vincitore Premio San Pellegrino), Poesie bambine (1997), Poesie familiari (2001, Premio Internazionale Poesia Camaiore, finalista-vincitore al Premio Metauro e al Premio Frascati) e Le lacrime delle cose (2009, Premio Garessio-Riccì, Premio Poesia Alghero Donna, finalista-vincitore al Premio Arenzano-Lucia Rodacanachi e al  Premio Internazionale Dessì). Suoi libri in prosa: Scuola di ballo (1988, Premio Lerici-Golfo dei Poeti), È nato un bimbo (1990), La parola ritrovata Ultime tendenze della poesia italiana (1995), Scrivere in versi Metrica e poesia (1996, 2001 e 2013, in terza edizione rivista e aggiornata), Sia dato credito all’invisibile. Prose e saggi (2000) e infine Emily e le Altre. Con 56 poesie di Emily Dickinson (2010). Sue opere in video su Ungaretti, Montale, Pasolini, Saba, Penna e Caproni sono state prodotte da Rai Educational, con la regia di Gianni Barcelloni, e le prime tre pubblicate in videocassetta (2000 e 2001). Sue poesie sono state tradotte in spagnolo, francese, inglese, rumeno, croato e turco. Un’autobiografia, Gabriella Sica. La sua biografia in immagini, è uscita sul n. 41 di “Steve” (2011) leggibile ora nel sito ufficiale: www.gabriellasica.com. Contatti tramite il sito o su facebook.

De Chirico la metafisica

De Chirico la metafisica

da La famosa vita, 1986
L’oro

Mendicando rincorro un viso
allegro il cenno di una mano
e una maglietta che scantona
come l’oro del mondo intero.
Sodalizio

La camera era accanto al cielo
vicino alla porta uno scaffale
in mezzo il tavolo dove scriveva

di fianco alla finestra c’era il letto
dove preso d’amore di rado
il suo gatto piombava.

 

Il fuoco

Bruciasse almeno la mia vita
accesa da faville di passione
o da un rossore appena…

In silenzio senza brividi di fuoco
lenta mi consumo e ancora viva.

L’invito

Sono io sola non un amico con me
ma levo il bicchiere e invito il sole
poi l’ombra di fronte noi siamo tre.

 

gabriella sica foto di Dino Ignani

gabriella sica foto di Dino Ignani

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sogno

In una cameretta in alto
giaceva abbandonata poi
scendeva lenta nella strada
a cercare avida su un viso
un lampo vivido di luce
o di sogno forse…

 

La mia pace

Infelice siedo su uno scalino
in piazza ma appari tu improvviso
spavaldo come nessuno quest’anno
e io rifiato dopo tanto affanno.

gabriella sica Vicolo del Bologna

 

 

 

 

 

 

 

da Vicolo del Bologna, 1992

I
Erano di una freschezza antica
i fili dei bucati bianchi
un miracolo il sole così caldo
e perfino il ronzìo di un’ape.

Stava al balcone tra rossi gerani
e l’odore di salvia e prezzemolo
senza avere profondi pensieri.

Ricordava della passata notte
la sua bocca le labbra piene
e i capelli sulla fronte
II
La gioia della gente l’attirava
in un caffè aperto a chiacchierare
nelle rumorose e calde serate estive.

Tornava tardi nella sua stanza vuota
in quel corridoio familiare
che un vicolo era del paradiso.
III
Girò la curva e laggiù apparve
in fondo al vicolo umido e scuro
vigoroso e con la grazia del sole.

Lei respirò profondamente e lenta
tra i gerani piegata sul balcone
pensando a come renderlo immortale.

gabriella sica Poesie familiari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesie per le oche

I
Mi incanta guardare le bianche oche
sparse come le nuvole in cielo
azzuffarsi nei giochi dell’amore,
dormire nel calore delle piume.

Mi placo mentre dolcemente vanno
placide nell’acqua trasparente,
ingenue sul dolore della vita.

E mi strazia la grazia di un’oca
che lenta e fiera s’allontana sola.
da Poesie bambine, 1996

2.
Di pena piena e dolore cammini
e non t’accorgi che ti manca l’amore,
se non t’abbraccia anima mia un uomo
tra qualche ora qui smarrita muori.
4.
Che fai tu lì che mai vai altrove
anima oh anima muta e cieca,
ché una faccia bella non ti muove,
e la luce del sole di più t’acceca.
6.
Come foglia leggera cade a terra,
senza corpo o radice, inerte,
in grave stato sei anima mia
che non ricevi lodi o cortesia.

gabriella sica 2

 

 

 

 

 

da Poesie familiari, Fazi, 2001

Otto marzo

Verrò in orario anche quest’otto marzo
per festeggiare padre il compleanno
tuo degli ottantaquattro anni
portati ormai da tempo in silenzio.

Verrò con un bel ramo di mimosa
che la primavera sempre annuncia
radiosa e vera, verrò in compagnia
allegra dei nipoti tuoi e fiduciosa.

Tranquilli mangeremo tutti insieme
al tavolo per scambiare pensieri
e sentimenti e il tempo intanto fermare.

Sarà come gettare un nuovo seme
darti infine quel bacio che fino a ieri
non ti ho mai dato e poi andare.

febbraio 1994

IV
A voi versi m’affido, altri non ho
con chi parlare ché lui è andato via
e spiegarmene non so il motivo.

Mi ha detto, è vero, qualche parola,
ma non riesco a credere che, per così
poco, soffrire tanto lui voglia.
Di molte cose lui mi rimprovera,
ma di una sola vedo il senso chiaro,
scontare mi fa pene troppo amare.

Non sono, lui mi dice, arrendevole
come una bambina o un giunco nel verde,
né allegra mi vede tutto il giorno
e anche elogio poco le sue foto,
non l’ho abbastanza amato se mai
una poesia d’amore gli ho inviato.

da Le lacrime delle cose, Moretti&Vitali , 2009

gabriella sica 3

 

 

 

 

 

 

Proserpina
1
Sono nata il 24 in autunno
quando la terra si apre al buio
dove in fretta scendono le cose
ma ero lì mite a mettere un seme
nei solchi dei campi tra gli aratri
ricurvi, sì, a non delirare uscire
dal solco, come gemma spuntare
alla luce tra le foglie verdeggiare.

 

Fractio panis (L’età del pane spezzato)

5
separarsi non è un dolore privato
si spera noi dispersi a sera e insieme
a cena illuminati c’è sete e fame
sul quarto lato del tavolo c’è il vuoto
che occupiamo con il vino e il pane
e a volte con un amico devoto,

8
Didone abbandonata e Sylvia con i figli!
fiere stremate per selve e mari
spose della morte e dei bianchi gigli
(oh pietre scartate pietre angolari!)
hanno buttato giù la casa e la vita.
Tombe da cui risorgere e non ferita…

23
somigliassi a Enea a un uomo pio
che sorregge il padre e ha per mano il figlio
camminando nella città tra le rovine
dove vai in salvo? la natura delle cose?
Non scrivere per i sordi: echeggiano ora
torri crollate frantumi i pezzi di Dio.

 

gabriella sica foto di vincenzo nesta

gabriella sica foto di gigliola chistè

da Emily e le Altre, Cooper, 2010

Non vede nella nebbia quali mani
tormentate di antenate
lavorano l’argilla pastosa del suo corpo
non le è neppure chiaro quando
hanno mirato i morbidi bersagli
gola e pancia denti occhi e capelli
piedi e seni ossa e nervi
come la stanno impastando
per quale ulteriore foggia
e per quale appuntamento.

Non comprende da respiro a respiro
la direzione del senso
ha traversato le gioie d’amore di Venere dolce
i turbamenti di Diana solitaria nel bosco
le ansie di Antigone per il fratello
la ritrosia di Ifigenia al sacrificio
le attese nervose di Penelope a casa
nulla comprende nulla sa nulla intravede
è fragilissimo il suo pensare
non indovina il destino come Cassandra
il silenzioso allarme.

Non ha voce di Sibilla
ma aspetta la carezza tenue delle foglie.

Advertisements

5 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, poesia italiana contemporanea, poesia italiana del novecento

5 risposte a “Poesie di Gabriella Sica AUTOANTOLOGIA (1986-2011)

  1. . Se accettiamo la definizione di «spazio» data da Juri Lotman quale «insieme di oggetti omogenei (fenomeni, condizioni, funzioni, figure, significati variabili, ecc.), fra cui esistono dei rapporti, simili ai comuni rapporti di spazio (continuità, distanza, ecc.)», possiamo leggere la poesia di Gabriella Sica come un tentativo di simulare il senso spaziale mediante enunciati che hanno una linearità temporale. Del resto, sempre Lotman ci ricorda che anche i fisici e i matematici si servono di concetti come «spazio luminoso» e «spazio fisico» che sono la base di modelli spaziali largamente in uso in ottica e in elettrotecnica. In modo non dissimile, Gabriella Sica utilizza un concetto similare nella sua poesia mediante un uso concettuale topologico della naturalità familiare e familistica (ci sono molti nomi propri e appellativi delle persone a lei care nella sua poesia), intesa come entità geografico-culturale.
    Risulta quindi consona a questa procedura l’abbassamento del piano poetico al piano pseudo-narrativo, nonché l’enfatizzazione in direzione di una prosaicizzazione e diseroicizzazione del testo poetico. La Storia non interviene in questa poesia con intermezzi o mediante citazioni «illustri», direi piuttosto che la Storia è assente, la discorsività priva di emotività e di emozionalismi, non ci sono retropensieri ma un piano del liquido agglomerarsi del testo attorno ad una realtà prosaica e prosastica. Poesia che assimila la prosa, che attira la prosa con la forza di un magnete; non poesia che va verso la prosa ma prosa che viene attirata, fagocitata entro il campo di tensione linguistico della poesia.

  2. Correggo un mio refuso: quando parlando a proposito della poesia di Gabriella Sica affermo che la storia è “assente” nel senso che non entra nei testi con “citazioni illustri”, ho forzato un po’ il concetto; è vero, in molte altre poesie della sua produzione la Storia ci entra eccome ma, come dire, in tono minore, in punta di piedi, mediante le cartoline dei ricordi o per mezzo di foto di famiglia. Ormai la Storia con la S maiuscola è diventata nella poesia contemporanea e in quella della Sica in particolare, un ospite troppo ingombrante e forse troppo vistoso per potersi presentare con il suo vestito d’ordinanza; direi che ci entra in sordina, di traverso, quasi per caso, per fotogrammi, per lacerti mediati da ricordi occasionali. Insomma, la Storia con la maiuscola è diventata davvero un qualcosa di problematico. Ma questo appunto non vuole essere un appunto di valore né di disvalore, è un dato di fatto di cui prendere atto. Tutto qui.

  3. antonio sagredo

    Coraggioso George, come fai a rispondere con competenza a tutti?
    Mi dispiace che per la poetessa non ci siano commenti, oltre a auesti di Libguaglossa. Eppure questi versi in quell’ìepoca hanno lasciate tracce.

  4. Pingback: L’ombra delle parole | Gabriella Sica

  5. gabriele fratini

    Gentile Antonio diamo tempo al tempo, i versi sono sempre qui e resteranno a futura memoria…
    Trovo bellissime le poesie di Sica, praticamente tutte. L’autrice dialoga con i suoi versi e si affida a loro come Cavalcanti (Va’, ballatetta, e la mia donna trova,/ e tanto li domanda di merzede,/ che gli occhi di pietà verso te mova /per quei che ‘n lei ha tutta la sua fede… diventa: A voi versi m’affido, altri non ho/ con chi parlare ché lui è andato via/ e spiegarmene non so il motivo…), i testi sono ricchi di rimandi e omaggi ai poeti antichi e moderni, italiani e non, e meriterebbero discorsi molto approfonditi.
    Straodinaria, come tutta la c.d. GENERAZIONE DELL’80 o della parola ritrovata…

    Nell’”Estate” dei migranti
    sul “Prato pagano” cresce
    la Salvia e spesso si mesce
    con Damiani e Colasanti,

    ma la fiamma che si espande
    ha lasciato “Braci” ardenti
    tra Sica e i “Nuovi Argomenti”,
    con Lodoli e Scartaghiande.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...