Emanuel Carnevali CINQUE POESIE E SCRITTI CRITICI SCELTI a cura di Flavio Almerighi

Andy Warhol_Marilyn 1967 serigrafia su carta pezzo unico fuori edzione cm91x91

Andy Warhol_Marilyn 1967 serigrafia su carta pezzo unico fuori edzione cm91x91

andy warhols jackie kennedy 1964

andy warhols jackie kennedy 1964

Emanuel Carnevali nasce a Firenze il 4 dicembre 1897 e morì a Bazzano (BO) l’11 gennaio 1942.
Ebbe il destino di un poète maudit: dopo una difficile infanzia trascorsa in parte in collegio, e in parte nella nuova famiglia che il padre si era fatto a Bologna, risposandosi dopo la morte della madre di Emanuel, partì appena sedicenne per gli Stati Uniti, che dovevano diventare, il luogo simbolico della sua vita e della sua letteratura. Passò attraverso numerosi e umili mestieri, finché lo si ritrova nella cerchia degli scrittori americani di punta in quegli anni. Ezra Pound, William Carlos Williams, Sherwood Anderson, Robert McAlmon lo accolsero come uno dei loro, con ammirazione e insieme sconcerto dinanzi a questo difficile e imprendibile personaggio, e inclusero subito testi suoi nelle loro celebri antologie e riviste. Carnevali scriveva in inglese, la sua unica lingua era quella dell’esilio imparata a orecchio, e portava così nella poesia americana un soffio selvatico, di cui fu avvertita la novità. Nel 1922 fu colpito da encefalite e dovette tornare in Italia. Trascorse in un ospedale vicino a Bologna gli ultimi anni della sua vita, e lì ancora lo raggiungevano le lettere dei suoi amici americani. Morì nel 1942 a Bazzano, in provincia di Bologna.

alfredo de palchi drake-hotel-di-park-avenue

Andy Warhol_Marilyn 1967 serigrafia su carta pezzo unico fuori edzione cm91x91

da Emanuel Carnevali Il primo dio – Poesie scelte – Racconti e scritti critici Adelphi, 1978 pp. 434 € 30

Scrive Robert McAlmon, in una testimonianza resa nel 1968, che quello che più lo attirava di Emanuel Carnevali era il fatto che «era puramente italiano, e come tale privo di qualsiasi scrupolo ipocrita per la “morale”, l’ “anima” e la “coscienza”. Se era senza un soldo e rubava a un amico libri di valore per venderli e comrparsi da mangiare e da bere, lo faceva senza rimorsi». In un’altra testimonianza, William Carlos Williams ricorda questo: «McAlmon pubblicò il libro di Em[anuel], che nessuno ricorda più, uno dei migliori esempi di – di che cosa? Di un libro, un libro che è tutto di un uomo, un uomo giovane, superbamente vivo. Condannato. Quando penso a ciò che si pubblica e si legge e si loda e, regolarmente, si premia, mentre un libro così resta sepolto sotto un mucchio di cadaveri, giuro di non voler più avere successo, sono disgustato, tornano le vecchie tentazioni. Che cos’altro può fare un libro per un uomo?»

alfredo de palchi dei grattacieli nel bosco

Andy Warhol_Marilyn 1967 serigrafia su carta pezzo unico fuori edzione cm91x91

“sono un vagabondo e semino parole da un buco della tasca…”

 “Credevo che per i poeti fosse venuto il tempo della peste, il tempo della fine: la fine dei canti, delle odi, dei poemi, di tutte le vecchie, ammuffite sciocchezze. Per i poeti che, come passeri disperati, lasciavano i loro escrementi dappertutto. Ero nauseato dai cuori delicati che i poeti ostentano sul palmo delle mani, insanguinati trofei della loro guerra con la vita, ch’essi si portano dietro lungo le autostrade e le scorciatoie dell’esistenza, gridando: “Aiuto, aiuto!” con la bocca sanguinante, benché sappiano benissimo che nessuno li ascolterà”.

carnevali copertina il primo dio

Certe cose ci puntano contro il dito e ridono

Certe cose
si nascondono agli occhi della gente
e si odono
piangere sommessamente.
Certe cose cadono dal cielo:
cose nere informi, mostri
della notte e terrore
dei giorni.
Certe cose sembrano essere state predisposte
da Dio e dal Diavolo.
Certe cose sembrano nate in un abisso
e cresciute nelle tenebre.
Certe cose portano l’immagine della bontà
come se il fuoco
ve l’avesse scolpita in bassorilievo.
Certe cose ridono fino a divenire teschi
e poi continuano a ridere.
Certe cose sono come alberi di pesco,
portano a lungo frutti verdi.
Certe cose sono come il vino che uno beve
soltanto per ubriacarsi.
Certe cose colpiscono
il cuore come un colpo di gong,
così che poi risuona a lungo.
Certe cose schiacciano il cuore come se fosse
uno scarafaggio.
Ed è orribile, come spiaccicare
uno scarafaggio.
Certe cose sono come il fulmine:
possono essere guidate
anche se pericolose.
Certe cose sono come pensieri dal piede pesante,
hanno il piede pesante anche se abitano il cielo.
Certe cose sono come le aquile.
Vivono in alto –
possono benissimo dimenticare la valle.
Certe cose sono come il terremoto:
utilizzano tutte le nostre paure.
Certe cose sono come la Bellezza che è morta da tempo:
solo l’acqua profonda del pozzo può lavarle e destarle.

emanuel carnevali

emanuel carnevali

Bugie colorate

Le case in lunga fila
hanno facce arse dal vento, rosse:
bare di immobile aria
lo guardo ottuso, bidiota,
ammiccano al vento che soffia
un insulto gioioso sulle loro facce…
Vecchie zitelle
che inghiottono con dignità il loro odio
guardando l’andatura provocante
di donne giovani, alte, con le gonne svolazzanti.
Hanno facce arse dal vento, rosse,
tentano con dignità
di sorridere
una bugia rossa
per un attimo
in lunga fila
mentre soffia il vento.
Gli uomini vestono in blu, nero e grigio,
i tre colori del cielo.
Odio, amore e bontà si accalcano
nello spazio di una giacca
abbottonata con grazia.
Il cielo guarderà giù
dolcemente
e chiederà a questi uomini come e perché:
e le minuscole, indaffarate cose
che stanno sotto una giacca
nasconderanno il loro disappunto
e strisceranno via
con i loro abiti blu, neri e grigi…
Bugia tricolore
per tradire l’innocente, grande cielo
che guarda gentile…
Oh, l’intrusione turberebbe
i petti degli uomini
che strisciano via
corazzati di bugie nere e blu e grigie.

emanuel carnevali

emanuel carnevali

Quand’è passato

Io pensavo fosse una lunga gita in barca
su un lago tranquillo: intorno i salici piangenti
lasciavano cadere nell’acqua le chiome, e fra quelle chiome,
i raggi che il sole andandosene, aveva dimenticato. Ma ora
che è passato, so che era un fiume travolgente e fragoroso,
che distruggeva tutto, tutto. Nell’anima non mi è restato che
un cespuglio, che oscilla e ondeggia al vento come i capelli di
una strega, che sibila, che maledice il vento come il braccio
spaventoso di una strega, ed è ricordo.

Bello

Andy Warhol_Marilyn 1967 serigrafia su carta pezzo unico fuori edzione cm91x91

Una signora

Le sue labbra sono rose
che imputridiscono nell’acqua.
Le sue palpebre due avvizzite
viole.
I suoi occhi sono pozzanghere.
La sua voce è quella di un uccello
mentre lo strozzano.
La sua giovinezza, passando,
indugia nelle sue mani.
Esse si librano, fluttuando,
come due farfalle
sul cadavere della sua carne.
C’è un capriccio sinistro in lei,
come di una bocca morta
che sorrida.
Le sue gambe ben tornite
raccontano una impudente bugia.
La sua anima giace
nel disordine di un’orgia,
sulle cui ceneri e gli sparsi avanzi
pende, come fili di fumo azzurro,
una eleganza di piccoli gesti.
alfredo de palchi new york di notte

Quartiere generale del dolore – In grigio

Il giorno mi pesa addosso come una tonnellata di fumo.
Le cose già fatte sono
cadaveri che riempiono di fetore
le stanze grigie dei miei ricordi.
Il futuro è una fila di
bambini nati morti.
La pozza dell’oblio è fangosa.
Solo ricordi in lenta marcia
avanzano lungo la strada dell’oggi.
Cielo grigio
per ridestarmi un momento.
Ma un sonno tetro è il programma per oggi:
sonno che sale dal cuore come un gas nero.
Io so che per avere dormito a lungo i morti hanno ripreso forza.
In giorni come questi
spalancano a calci le loro tombe
e ne balzano fuori con eleganza.
Sussurrano orribili segreti
l’uno all’altro e a me.
Portano i loro sudari e
li scuotono animosamente.
O Divinità del terrore e della malinconia
vienimi in aiuto!
Ho ancora baci sfioriti per te,
baci che non voglio buttare via perché sono molto povero,
distaccami dai miei ricordi.
Essi mi inquietano tanto che il sonno sussulta e fugge,
sussulta e fugge.

Bello campbell

Andy Warhol_Marilyn 1967 serigrafia su carta pezzo unico fuori edzione cm91x91

Ecco cosa scrive Emanuel Carnevali di Arthur Rimbaud in un testo del 1919:

«(…) chi non si sia liberato della propria, inutile, soma, e non sia partito per una grande avventura non lo potrà capire. Io sono partito per una grande avventura e mi riesce, talvolta, d’impersonare un dio che, una volta, ho visto per un momento. (…) Rimbaud è l’Avvento della Giovinezza. Qualsiasi altra cosa al mondo, quasi, è sfiducia nella Giovinezza; diplomatici, uomini di stato, dirigenti di ogni genere, generali, sono tutti vecchi, perché sostengono stranamente che l’età avanzata sia maturità – come se una mela fosse matura quando è tutta raggrinzita».
«Rimbaud disse gloriosamente che il conseguimento della poesia è il conseguimento della vita. Conoscere il proprio io e possederlo: l’immagine perfetta è la sensazione perfetta, la vita perfetta. Avere il proprio io, nei giorni della giovinezza, con ogni centimetro del proprio corpo in tensione, per guardare e ascoltare e interpretare (…)».
«Rimbaud è, per me, una preghiera a cose più belle di me, le cose perfettamente prive di vita, le cose prive di coscienza, belle. Che sono, com’erano in principio, i testimoni dell’originaria grandezza umana, eterni (privi di anima, e perciò immutabili) specchi. Le cose – che non sono Dio e che sono le uniche cui si possa rivolgere la nostra preghiera. Le cose – che sostengono il poeta:Immergimi nella visione della mia giovinezza, comunicamela per sempre.
Fa’ che io non torni con il resto alla fornicazione e all’oblio.
Fa’ che io accetti la visione fino in fondo – fino, anche, alla follia.
Non uccidermi ubriacandomi di te, non soffocarmi con le parole della bellezza tua, quando son solo.
Fa’ ch’io accetti “l’atroce morte dei fedeli e degli amanti”».

Andy Warhol

Andy Warhol

da Il primo dio:

«Un giorno, mentre parlavo sulle scale con la padrona di casa, tutt’a un tratto mi cadde in testa dall’alto un cuscino. Corsi di sopra e bussai alla porta della pensionante colpevole; quando mi sentii rispondere “Avanti”, entrai. Sul letto c’era una donna nuda, nuda come il giorno ch’era venuta al mondo, e non era nemmeno uno spettacolo tanto piacevole. Anzi, era proprio un brutto pezzo di donna. Era grottesca. Teneva una pinta di birra sul comodino e fumava una terribile sigaretta, non tanto per sognare, quanto per buttare via il tempo. Le deturpava il ventre una gran cicatrice, e la sua stessa pelle, coperta com’era di una peluria bionda, richiamava alla mente l’idea della birra. Fu questo il mio secondo amore, nato nel disprezzo, nato nella laidezza, nato nella disperazione, nato per morire, perché non avevo altro di meglio da fare che morire».
«È giunta l’ora sacra: uno, due Gesù Cristi balzano sulle tavole, si versano un po’ d’acqua ghiacciata sulle mani e tengono un discorso. Un tedesco, con tutta la goffaggine della sua razza, dà spettacolo da solo, una conferenza gonfia di disperazione ubriaca. Poveri Cristi, poveri creatori di religioni».
«Cristo non ha mai cessato di essere immenso, per me, e penso che il Vangelo sia il libro più bello che sia mai stato scritto; tutto l’armamentario della divinità non ha fatto altro che danneggiare quell’uomo splendente che fu Cristo. La religione ha sempre torto, Cristo ha sempre ragione, anche quando parla in chiave minore del Regno dei Cieli. Non gli ho mai rivolto le mie preghiere, ma lui può benissimo farne a meno. Gesù Cristo è stato l’uomo più fiero di tutti i tempi: se è divino, ciò è dovuto unicamente alla sua fierezza».

Flavio Almerighi foto

Flavio Almerighi

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia “Allegro Improvviso” (Ibiskos 1999), “Vie di Fuga” (Aletti, 2002), “Amori al tempo del Nasdaq” (Aletti 2003), “Coscienze di mulini a vento” (Gabrieli 2007), “durante il dopocristo” (Tempo al Libro 2008), “qui è Lontano” (Tempo al Libro, 2010), “Voce dei miei occhi” (Fermenti, 2011) “Procellaria” (Fermenti, 2013). Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste di cultura/letteratura (Foglio Clandestino, Prospektiva, Tratti)

Annunci

7 commenti

Archiviato in Autori dei Due Mondi

7 risposte a “Emanuel Carnevali CINQUE POESIE E SCRITTI CRITICI SCELTI a cura di Flavio Almerighi

  1. attanasio cavalli

    Gentile Almerighi, mi permetto di fare delle citazioni su la “tasca dei calzoni” che ha un significato speciale in questi autori

    “Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate” (Rimbaud)
    —————————–
    “Sono un vagabondo e semino parole da un buco della tasca…” (Carnevali)
    —————————–
    Mi permetto di citare Sagredo (mio vecchio amico) di cui ho letto quasi tuttti i suoi testi al 90% inediti:
    “Uscì di casa con la speranza in tasca” (Sagredo – 1985))
    “E te ne sei andato
    con in tasca
    l’Immortalita!” (Sagredo – 1979)
    “Il ragazzo che traversava il parco tenendosi stretta, più che la passione e la devozione al simbolo di un nonno taciturno, la propria rrabbìa nel pugno, sfondando la tasca dei calzoni, pensava al suo antenato che, di sotto le stelle, inventò un giorno finalmente la notte e nella notte si amputò la carne di tutti i desideri infantili…” (Sagredo- Arrabbìco, 1977)
    —————–
    grazie a tutti

    • Beh, vedi Sagredo, c’è anche la filastrocca che cantavo a mia figlia quando era piccola e la portavo sul sellino della bici: “Si parte per l’Alaska con la merenda in tasca…”

  2. attanasio cavalli

    è vero, ma c’è anche il tascapane…

  3. Un vero capostipite di generazioni di “losers” che si sarebbero affacciati al mondo un po’ in tutte le varie forme d’arte. Ringrazio il blog e Giorgio Linguaglossa per la sensibilità dimostrata verso un autore già molto dimenticato.

  4. antonio sagredo

    Questo è vero… dimenticato, purtroppo. Ne fui a conoscenza nell’inverno del 1969 quando un poeta, mio amico, Tommaso-Riccardo, mi parlò entusiasticamente e me lo presentò come suo “fratello”. Pare che sia amaro il destino di questi poeti “italo-americani”: Spero che con De Palchi non succederà la stessa cosa. Il provincialismo italiano dei poeti “nostrani”
    è terribilmente schifoso! Il fatto che Lei lo ha proposto al pubblico, anche il più giovane, è meritevole.
    a. s.
    n.b. prenda col sorriso quella vecchia volpe di Attanasio Cavalli: un buontempone, amante da 5 lustri e mezzo della Poesia.

  5. Pingback: TRASMISSIONI DAL FARO N. 78 – Anna Maria Farabbi: Destino d’un poeta, Emanuel Carnevali | CARTESENSIBILI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...