Archivi del giorno: 20 maggio 2014

Alfonso Berardinelli LA POESIA DEL NOVECENTO – DA RILEGGERE: SBARBARO, CAMPANA, REBORA I MODERNI con un Commento breve di Giorgio Linguaglossa

Riproponiamo questo breve appunto di Alfonso Berardinelli sulla poesia italiana pubblicato nel 2010 nella speranza che qualcuno tra i lettori voglia esprimere la propria opinione.

franco fortini 1(Avvenire, 22 gennaio 2011)pier paolo pasolini

Che cosa sappiamo e pensiamo, ormai, del­la poesia italiana del Novecento? L’argo­mento non sembra suscitare interesse. I dibattiti, le polemiche, gli scontri degli anni Ses­santa e Settanta appartengono a un’epoca remo­ta. Oggi sarebbero inimmaginabili. Sperimenta­lismo, avanguardia, impegno, formalismo sono termini fuori corso. La lingua degli ideologi di al­lora (Fortini, Pasolini, Sanguineti) è quasi intra­ducibile. Nelle università sulla poesia non si fan­no corsi, non si danno tesi di laurea: quando av­viene, si tratta di eccezioni. È perfino raro che si organizzi un convegno sulla poesia contempora­nea.

Eugenio Montale

Eugenio Montale

 Eppure qualcosa è avvenuto a Berlino per i­niziativa di Angelo Bolaffi, che dirige l’istitu­to italiano di cultura e si è impegnato in questi an­ni a spiegare ai tedeschi il Novecento italiano. Co­sì, alla fine, è arrivato il turno della poesia. A metà gennaio tre giorni di letture, conferenze, semina­ri sono stati dedicati alla nostra poesia dall’inizio del Novecento a oggi, con il coinvolgimento del­la Freie Universität e della Literaturwerkstatt. Par­tecipanti: Romano Luperini, Patrizia Cavalli, Giu­lio Ferroni, Antonella Anedda, Roberto Galaver­ni, Anna Maria Carpi, Patrizia Valduga, io stesso. Il laboratorio di traduzione è stato condotto da Theresia Prammer, Camilla Miglio e Piero Salabè.
I risultati? La poesia dell’intero Novecento an­drebbe riletta e anche sul presente non manca­no i disaccordi. Dell’ermetismo non si parla più. Ungaretti vale soprattutto per il suo primo libro.

mario luziLuzi diventa interessante se letto accanto ai suoi coetanei Sereni, Caproni, Bertolucci: che secon­do alcuni superano i più giovani Pasolini e Zan­zotto. Il primato di Montale e Saba resta indi­scusso. Penna e Amelia Rosselli hanno influenzato più di ogni altro le giovani generazioni. Giovanni Giudici (vero erede di Gozzano e Saba) è quasi di­menticato. La neoavanguardia anni Sessanta è stata soprattutto una costruzione ideologica. Più che Marinetti (poeta-vate elettrizzato) i veri mo­derni sono stati Sbarbaro, Campana, Rebora. Quanto a me, ho definito il postmoderno «speri­mentalismo neoclassico».

Commento breve di Giorgio Linguaglossa

Per far fare un passo in avanti alla poesia italiana del nuovo secolo credo che occorra fare i conti con il più grande poeta del Novecento: Eugenio Montale, riprendere la lezione del modernismo europeo, superare la poesia scettico-cinica di Montale di Satura (1971) e considerare che nelle nuove condizioni della civiltà mediatica (una vera e propria rivoluzione) sia necessaria una riflessione sulle ragioni che oggi fanno apparire invecchiata la poesia di autori che cita Berardinelli in questo breve appunto: in primo luogo derubricare la poesia di Giovanni Giudici, troppo legata alla ideologia piccolo borghese degli anni Sessanta, e prendere le necessarie distanze da un poeta a mio avviso sopravvalutato come Sereni.

Al contrario di Mengaldo, io non considero un «capolavoro» il primo libro di Sereni, gli preferisco l’ultimo, Stella variabile del 1981 dove padroneggia meglio il registro medio-basso ed ha ormai assimilato l’abbassamento stilistico e lessicale delle sua poesia che aveva perseguito lungo quattro decenni di lavoro. Fu un risultato duraturo per la poesia italiana? Forse sì, e forse no. A breve termine sicuramente sì. La vittoria incontrastata di Sereni significò però l’abbandono di un’altra via che era stata tracciata e abbozzata dalla poesia di un Fortini il cui ultimo libro paradigmatico, Composita sovantur (1994), indicava almeno nelle intenzioni una diversa idea di sviluppo per la poesia italiana a venire. È stato un bene?, è stato un male?. Ai posteri l’ardua sentenza. Io ritengo che porre in questi termini la questione Sereni significa non voler vedere gli elementi irrisolti e di derivazione dal post-ermetismo che sono presenti come retaggio nella poesia di Sereni e che l’omissione di tale problematica non sia utile alla poesia italiana, tanto meno è utile la «deificazione» di un poeta e di un modo di fare poesia.

Considero inoltre la poesia di Clemente Rebora una operazione incompleta e insufficiente sotto il profilo della forma, ancora troppo mistica e poco formalizzata in uno stile. Si percepisce nella poesia di Rebora un avvicinamento ad uno stile proprio ma non uno stile compiuto.

Quanto alla esperienza della neoavanguardia e del successivo post-sperimentalismo, ritengo che sia stata una esperienza significativa e utile, e anche sotto certi aspetti inevitabile, da ricondurre a una forma di reazione alla poesia dei post-ermetici, utile almeno come campionario di possibilità linguistiche e stilistiche inespresse e non definite in uno stile riconoscibile che si è dissolto in una miriade di tentativi.

A mio avviso, siamo ancora al punto daccapo. Ci sono oggi però degli spunti e delle esperienze poetiche molto significative che vanno in direzione di una ricostruzione di una poesia che abbia le sue fondamenta sullo zoccolo duro della poesia del modernismo europeo.

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CORRISPONDENZA IN VERSI TRA ALFREDO DE PALCHI e ANTONELLA ZAGAROLI (fine 2010 e gennaio 2011) – Inediti Parte II. Con nota in calce di Giorgio Patrizi

grattacieli-di-vetro-riflettenti-manhattan-new-york.

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 Riceviamo e pubblichiamo questa inedita corrispondenza in versi tra due poeti risalente a un periodo antecedente il loro incontro. È un dialogo tra «ciechi», li divide l’Atlantico e li unisce il sottile filo di un discorso seduttivo-indagatorio. La «forma-poesia» diventa il luogo della erotesis, una forma retorica che introduce una recitazione,una finzione se vogliamo, un dire indiretto che procede a zig zag, non per la via più breve ma per quella più adiacente e tangente alla «cosa» di cui qui si discetta; è una tenzone, una scherma, o meglio, il luogo di una scherma, il luogo delle abilità nel maneggiamento del fioretto, con improvvisi assalti e repentini arretramenti. E la «forma-poesia» diventa il regolo, anzi, l’unico regolo entro il quale l’arte della scherma può brillare. (g.l.)

grattacieli-new-york

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Antonella Zagaroli è presente nella critica e in diverse antologie di poesia contemporanea italiane, francesi, inglesi, americane. Ha pubblicato La maschera della Gioconda, Terre d’anima, La volpe blu, Serrata a ventaglio, il romanzo in versi Venere Minima, un’antologia tratta da alcune sue opere tradotta in inglese Mindskin A selection of poems 1985-2010 – Chelsea Editions New York, 2011; due testi teatrali rappresentati Il Re dei danzatori, Come filigrana scompostaracconto d’amore tango e poesia e in collaborazione con fotografi e pittori le raccolte La nostra Jera, Trasparenze in vista di forma e le Istallazioni poetiche in mostra da Settembre-Dicembre 2012 a Pienza. Alcune sue opere sono presenti nelle biblioteche di Londra, Budapest, Dublino e nelle università americane di Yale, Standford, Columbia, Stony Brook. Come traduttrice ha finora pubblicato alcune poesie da Suicide Point dell’indiano Kureepuzha Sreekumar (rivista Hebenon aprile-novembre 2010e la plaquette One Columbus leap, Il balzo di Colombo della poetessa irlandese Anamaria Crowe Serrano (2012), Hosanna- Osanna raccolta di epigrammi di Louis Bourgeois, poeta e scrittore statunitense. Specializzata in Poetry Therapy (USA), dal 1995 scrive articoli e testi specialistici sul senso psicologico dell’arte.

Grattacieli di New York

Grattacieli di New York

New York bank-of-america-tower

New York bank-of-america-tower

«L’originalità e l’indipendenza in campo poetico di Alfredo de Palchi (nato nel 1926) sono da tempo accertate. Come poeta italiano che vive negli Stati Uniti da più di cinquanta anni, che continua a scrivere esclusivamente in italiano, e le cui opere sono state in buona parte tradotte in inglese, de Palchi emerge per i suoi tersi e tesi versi svolti con sintattica audacia, per i salti semantici (ciò che richiama il concetto di Josif Brodskij di poesia che “accelera il pensiero”), e per l’auto-analisi mai sentimentale, con tonalità che vanno dal sarcasmo alla glorificazione dell’Eros. Gli argomenti poetici l’autore li trae dalla propria esperienza, e ciò vale in particolare per la produzione giovanile, che evoca il ragazzo povero e orfano del padre, le sofferenze patite durante la seconda guerra mondiale e l’ingiusta carcerazione subita nel dopoguerra. Negli anni successivi, de Palchi lascia alle spalle le sofferenze del tempo di guerra, e volge invece lo sguardo al rapporto uomo-donna, esaltando il piacere sessuale. Si interessa anche alla scienza, in particolare alla biologia e alla geologia. Il modo preciso e nel contempo idiosincratico con cui il poeta introduce la scienza nella sua visione tragica del comportamento dell’uomo e in genere della condizione umana, già da solo lo distingue da altri poeti europei e americani suoi contemporanei. La produzione recente mette in scena la lotta del poeta con una figura che sembra rappresentare la morte. Una ricca scelta dell’opera poetica di Alfredo de Palchi con testo a fronte si trova in: ParadigmNew and Selected Poems 1947-2009 (Chelsea Editions, 2013). I lettori italiani possono consultare Paradigma: tutte le poesie 1947-2005 (Mimesis / Hebenon, 2006) e Foemina Tellus (Joker, 2010). Si veda anche la raccolta di saggi Una vita scommessa in poesia: Omaggio ad Alfredo de Palchi (edita da Luigi Fontanella, Gradiva Publications, 2011)». (John Taylor)

Alfredo De Palchi

Vuoi calma nella testa
e ti appaghi tramutando i frantumi
della bussola
in clessidra fuori vetro
che non conti il tempo del navigare
intorno alla marea

di notte ti leghi al collo
la solitudine e la paura
una catenella d’oro di salvataggio
per obliarti––non puoi
obliarti sotto un lenzuolo di seta.

notte 24 settembre 2010

Antonella Zagaroli Alfredo de Palchi, Venezia 2011

Antonella Zagaroli Alfredo de Palchi, Venezia 2011

Antonella Zagaroli

Ingoiata dalla tua sete
mi aggiro fra nervosi sussulti

giorno e notte. Capovolti
succhiamo forte l’attesa che evapora nell’affanno
verso il piacere della mente

allattiamo il nostro sonno solitario
dentro lenzuola di candido lino

mattina 25 settembre 2010

 

 

Alfredo De Palchi

Mammelle di lingue a riempire la bocca
il latte del cuore che pompa veloce
sotto la costola migliore

uncinato ai tuoi fianchi che fanno onde
non calo nel vuoto
estraggo emotive ricchezze di minerali
da ossee colline e valli
dalla schiena ai piedi
l’abbraccio delle cosce preme
alla mia gola
goccia per goccia. . .

mattina 25 settembre 2010

Andy Warhol

Andy Warhol

 

 

Antonella Zagaroli

Dove sono nelle foto appena arrivate?
Quale tempo è il mio?
Rimarrò gravida vedova bianca?

ore 12.15 25 settembre 2010

 

 

 

 

Alfredo De Palchi

Sei nella foto-pupilla
e nasci centimetro per centimetro

anni di attese
fino a questi giorni di misure

aspetto che il tempo si accomodi
sereno nella tua mente
io accolto
con spirito felice a seccare
fra l’erba del fosso
lungo l’asfalto che entra a Roma.

pomeriggio 25 settembre 2010

andy warhols jackie kennedy 1964

andy warhols jackie kennedy 1964

 

Antonella Zagaroli

Consola la minuscola allodola
vergine senza nome
a volte rondine e “nigger”
resa chiara da una mente senza piedi

ore 12.40 25 settembre 2010

 

 

 

 

Alfredo De Palchi

Non ha senso
consolare una rondine

come minuscola allodola
voli nei tuoi spazi
arrivi alle città diroccate
e nel tragitto ti accorgi che
helas, la chair est triste.

pomeriggio 25 settembre 2010 Continua a leggere

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