SUL  TEMA DELL’ISOLA DEI MORTI di Böcklin (STIGE o ACHERONTE) – Claudio Damiani “L’isola natante” da “Eroi” (2000) e altre due poesie 

arnold bocklin Toteninsel (L'isola dei morti)

arnold bocklin Toteninsel (L’isola dei morti)

Isola di morti, versione originale

Isola di morti, versione originale

 Arnold Böcklin (1827-1901) dipinse diverse versioni del quadro fra il 1880 e il1886. L’opera fu estremamente popolare all’inizio del XX secolo e affascinò personaggi come Sigmund Freud, Lenin, George Clemanceau, Salvador Dalì e Gabriele D’Annunzio. Adolf Hitler ne possedeva una versione originale, acquistata nel 1936.

Tutte le versioni del dipinto raffigurano un isolotto roccioso sopra una distesa di acqua scura. Una piccola barca a remi, condotta da una persona a poppa, si sta avvicinando all’isola. A prua ci sono una figura vestita di bianco e una bara bianca ornata di festoni. L’isolotto è dominato da un bosco fitto di cipressi, associati da lunga tradizione con i cimiteri e il lutto, circondato da rupi scoscese. Nella roccia sono presenti quelli che sembrano essere portali sepolcrali. L’impressione complessiva è quella di uno spettacolo di desolazione immerso in un’atmosfera di mistero.

claudio damiani Sognando-Li-Po-Damiani_3 Arnold Böcklin non ha fornito alcuna spiegazione pubblica circa il significato del suo dipinto, anche se l’ha descritto come «un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura». Il titolo, che gli è stato dato dal mercante d’arte Fritz Gurlitt nel 1883, non è stato specificato da Böcklin, anche se deriva da una frase scritta in una lettera inviata nel1880 ad Alexander Günther, che aveva commissionato l’opera. Non conoscendo la storia delle prime versioni del dipinto, molti critici d’arte hanno interpretato il vogatore come una rappresentazione di Caronte, che nella mitologia greca conduceva le anime agli inferi. L’acqua è quindi il fiume Stige o l’Acheronte, e il passeggero vestito di bianco un’anima recentemente scomparsa in transito verso l’aldilà.

claudio damiani

claudio damiani

La spiaggia di Levrechio sull’isola di Paxos si trova di fronte alla foce dell’Acheronte fiume che attraversa l’Epiro, regione nord-occidentale della Grecia, e si congiunge col mare nei pressi della cittadina di Parga.

L’Acheronte è un affluente del lago Acherusia e nelle sue vicinanze sorgono le rovine del Necromanteio, l’unico oracolo della morte conosciuto in Grecia. Ma Acheronte (in greco Ἂχέρων, -οντος, in latino Ăchĕrōn, -ontis) è anche il nome di alcuni fiumi della mitologia greca, spesso associati al mondo degli Inferi.

Secondo il mito sarebbe proprio un ramo del fiume Stige che scorre nel mondo sotterraneo dell’oltretomba, attraverso il quale Caronte traghettava nell’Ade le anime dei morti; suoi affluenti sarebbero i fiumi Piriflegetonte e Cocito. Il suo nome significa “fiume del dolore”. (nota di Francesco Aronne)

claudio damiani Eroi Claudio Damiani è nato nel 1957 a San Giovanni Rotondo. Vive a Roma dall’infanzia. Ha pubblicato le raccolte poetiche Fraturno (Abete,1987), La mia casa (Pegaso, 1994, Premio Dario Bellezza), La miniera (Fazi, 1997, Premio Metauro), Eroi (Fazi, 2000, Premio Aleramo, Premio Montale, Premio Frascati), Attorno al fuoco (Avagliano, 2006), Sognando Li Po (Marietti, 2008),  Il fico sulla fortezza (Fazi, 2012). Nel 2010 è uscita un’antologia di poesie curata da Marco Lodoli e comprendente testi scritti dal 1984 al 2010 (Poesie, Fazi). Ha pubblicato di teatro: Il Rapimento di Proserpina (Prato Pagano, nn. 4-5, Il Melograno, 1987) e Ninfale (Lepisma, 2013). Ha curato i volumi: Almanacco di Primavera. Arte e poesia (L’Attico Editore, 1992); Orazio, Arte poetica, con interventi di autori contemporanei (Fazi, 1995); Le più belle poesie di Trilussa (Mondadori, 2000). E’ stato tra i fondatori della rivista letteraria Braci (1980-84). Suoi testi sono stati tradotti in diverse lingue (tra cui principalmente inglese, spagnolo, serbo, sloveno, rumeno) e compaiono in molte antologie italiane e straniere.

 claudio damiani la miniera

 

 

 

 

L’isola natante

Mi sembrava che l’isola si muovesse,
mi voltai e vidi l’acqua scorrere
alle sue rive, navigava libera
in direzione nord – nord est.
Poi dopo un po’ mi sembrò che rallentasse
fino a che ebbe uno scatto
e cominciò a nuotare più veloce
cambiando direzione verso nord – nord ovest.
Non capivo quali erano le sue intenzioni
ma mi accorsi che c’era intorno a me molta gente.
Un signore con dei baffi bianchi
mi si avvicinò, e si presentò:
”Salve, sono Leone Damiani”.
Al sentire quelle parole mi slanciai verso di lui e l’abbracciai,
indi parlammo un po’, poi mi volle presentare
tutte le altre persone che mi si erano assiepate intorno.
“Questi – mi disse il nonno – sono tutti i tuoi morti;
alcuni delle ultime generazioni,
altri di generazioni più antiche, andando indietro nel tempo.
Io stringevo tante mani, e nonostante il nonno
mi spiegasse di ognuno la posizione nell’albero genealogico,
io non capivo niente e guardavo solo i visi
e le persone senza stare attento ai nomi.
Intanto era venuto buio e io dissi a mio nonno: “Poiché
non distinguo più le persone non sarebbe meglio rimandare
tutto a domani?”. Il nonno fece segno di sì
e mi condusse in disparte per un sentiero
che digradava verso il mare.
“Nonno – gli chiesi – com’è che l’isola, anziché star ferma,
si muove, come galleggiasse sull’acqua?”.
Ma il nonno stava a guardare dei passeri
che rissavano nella chioma di un pino
e non aveva sentito la mia domanda.
Guardando sulla riva mi sembrava che l’isola si fosse fermata.
“Vedi – disse – noi abbiamo tutti vissuto qui
prima che tu nascessi – e vedevo mio padre
che stava parlando con una persona in cima al sentiero –
tu sei venuto a visitarci in sogno
e adesso ci hai conosciuti tutti. L’isola non cammina,
è il tempo che si muove, e così nel tuo sogno
l’isola che si muove significa il tempo.
Quello che devi sapere è questo: questo tuo sogno è vero!
Noi siamo tutti uniti. Quando tu morirai
ci ritroverai tutti qui, ognuno che hai conosciuto
lo rivedrai uguale, e questa terra a te cara
la ritroverai intera. Tanto più l’avrai amata,
tanto più la ritroverai identica,
tanto più l’avrai sentita come tua patria,
tanto più sarai vicino ai padri”.
*

“Nonno – dissi – chi sono quelli là?”.
Nella valle vicina c’era una gran massa d’ombre
che distinguevo male nell’oscurità.
Rispose il nonno: “Sono persone capitate per caso,
non appartenenti a famiglie dell’isola,
per la gran parte turisti (ma anche pirati,
funzionari, insegnanti, perfino carcerati)
che si sono al punto innamorate di lei
da diventare suoi cittadini.
L’isola non li dimentica, e per questo sono tutti qui,
perché dei luoghi che abbiamo amato
e abbiamo sentito come nostra patria,
restiamo cittadini per sempre,
anche dopo la morte”.

(Da Eroi, Fazi, 2000)

claudio damiani foto di Dino Ignani

claudio damiani foto di Dino Ignani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’è un’isola, dentro di lei una casa,
nella casa un tavolo, con dei cesti sopra,
si sente un suono come di telai,
fili, rocchetti, forbici,
tutto è ordinato,
ogni cosa è posata con cura
come per sempre,
si sente il canto di una donna,
nella stanza un focolare arde,
il fuoco è allegro e scoppietta acceso
ma non senti rumore,
senti invece il fruscio delle fronde
e l’odore dei cipressi,
il rumore lontano delle onde
nella sera che si avvicina.

*

La casa è vicino al mare
ma non lo vede.
C’è una strada bianca, la trovi sulla destra,
è bassa, a un solo piano,
c’è come un terrazzino sopraelevato
con dei barattoli di basilico
menta e altri odori.
La casa è malandata
ma non è abbandonata.
E’ tutto molto pulito.
Si sente l’odore del mare, anche il rumore.
In casa non c’è nessuno.
Cammini e vai avanti
vedi le foglie brillare,
senti il dondolio delle onde
e non ti vorresti allontanare,
vorresti restare in quel luogo per sempre
e farti cullare.

 

Annunci

8 commenti

Archiviato in poesia italiana contemporanea, poesia italiana del novecento

8 risposte a “SUL  TEMA DELL’ISOLA DEI MORTI di Böcklin (STIGE o ACHERONTE) – Claudio Damiani “L’isola natante” da “Eroi” (2000) e altre due poesie 

  1. Ritengo che uno degli elementi determinanti della costruzione della poesia sia la semplicità e la chiarezza del dettato. Il pubblico profano crede ingenuamente che la poesia, il linguaggio poetico sia un qualcosa di ostico, ermetico, impenetrabile, e invece quando leggiamo i classici o i migliori poeti contemporanei ci accorgiamo che la loro lingua non presenta nessuna difficoltà o asperità in più dello strettamente necessario. E questo è tanto più vero in un poeta come Claudio Damiani che fece del postulato della chiarezza e del “ritorno ad Orazio” un vero manifesto di poetica, un perno attorno al quale far ruotare la sua poesia. Questo è stato il risultato più vistoso dei poeti che si riconoscevano nelle riviste romane degli anni Ottanta “Pratopagano” e “Braci” tra le quali sarebbe da indagare e valutare la centralità di poeti come Beppe Salvia, la prima Gabriella Sica e Gino Scartaghiande (faccio i primi nomi che mi vengono in mente). Durante gli anni seguenti Damiani ha avuto tutto il tempo e il modo di affinare i propri strumenti linguistici e di poetica, e i risultati sono certo sotto gli occhi di chi sappia leggere la poesia contemporanea. In più, negli ultimi libri dell’autore romano, alla semplicità del dettato si è aggiunta una quota di onirismo, una visione fantastica, un respiro metafisico, tutti elementi che hanno contribuito ad arricchire la sua poesia fino a portarla ai livelli attuali, come si può notare in questa poesia apparentemente piana e semplice, in verità ad alto quoziente di visione fantastica. Una poesia ad un tempo intima, familiare e sociale, che ci parla del fiume dell’oblio e della funzione della memoria quale ingrediente fondamentale del fare poesia.
    .

  2. Ivan Pozzoni

    Questo è un esempio stupendo di ciò che considero «poesia» post-analitica, in un artista che corteggio (artisticamente) da dieci anni, finalmente (artisticamente) ricambiato. Non ci vedo un «respiro metafisico»: ricapitola, in letteratura, vent’anni di ridiscussione filosofica sull’ontologia del linguaggio, con l’assoluta comprensione del superamento di essa in ontologia del pensiero (storicistica, mai metafisica). Metafisico, insensato, oscuro è un De Signoribus: Damiani registra in «poesia» la rivoluzione post-analitica di un Tugendhat (applicazione della chiarezza all’ermeneutica, d’origine gadameriana, del testo). Chapeau!

  3. Ambra Simeone

    ho sempre considerato Damiani come uno dei poeti italiani tra i più interessanti! chiara e libera la sua poetica, niente di nascosto, tutto detto come ad un amico, confessato quasi, con la massima onesta!
    uno dei pochi esempi di poesia contemporanea italiana da leggere!

  4. Pasquale Balestriere

    A me questa prova poetica (L’isola natante) di Damiani non sembra così riuscita come invece appare agli altri commentatori. Salvo il dato affettivo -ben comunicato-; ma per il resto è prosa pura, perché priva di scarti, di illuminazioni, di scatti ai polsi, di sintesi, interrotta qua e là per andare a capo. Insomma, sì, un sogno ben raccontato. Ma non in poesia. E, per favore, si lasci in pace Orazio, che appartiene a ben altre dimensioni poetiche.
    Pasquale Balestriere

    • Ambra Simeone

      caro Pasquale,

      io credo che alcuni degli scarti più significativi della poesia “L’isola Natante” siano:

      “L’isola non cammina,
      è il tempo che si muove, e così nel tuo sogno
      l’isola che si muove significa il tempo.”

      “L’isola non li dimentica, e per questo sono tutti qui,
      perché dei luoghi che abbiamo amato
      e abbiamo sentito come nostra patria,
      restiamo cittadini per sempre,
      anche dopo la morte”.

      penso che in questa poesia il contributo del lettore non sia decifrare il significato o darne una interpretazione, come accade spesso in molta poesia contemporanea, ma di cercare in righe così chiare e apparentemente nette, una metafora del nostro tempo, della nostra società, nel nostro vivere, così a parer mio avviene lo scarto!

  5. cari amici vi ringrazio. su questo tema mi sono ricordato di due brevi poesie uscite in “Attorno al fuoco”. ve le mando:

    C’è un’isola, dentro di lei una casa,
    nella casa un tavolo, con dei cesti sopra,
    si sente un suono come di telai,
    fili, rocchetti, forbici,
    tutto è ordinato,
    ogni cosa è posata con cura
    come per sempre,
    si sente il canto di una donna,
    nella stanza un focolare arde,
    il fuoco è allegro e scoppietta acceso
    ma non senti rumore,
    senti invece il fruscio delle fronde
    e l’odore dei cipressi,
    il rumore lontano delle onde
    nella sera che si avvicina.

    ***

    La casa è vicino al mare
    ma non lo vede.
    C’è una strada bianca, la trovi sulla destra,
    è bassa, a un solo piano,
    c’è come un terrazzino sopraelevato
    con dei barattoli di basilico
    menta e altri odori.
    La casa è malandata
    ma non è abbandonata.
    E’ tutto molto pulito.
    Si sente l’odore del mare, anche il rumore.
    In casa non c’è nessuno.
    Cammini e vai avanti
    vedi le foglie brillare,
    senti il dondolio delle onde
    e non ti vorresti allontanare,
    vorresti restare in quel luogo per sempre
    e farti cullare.

  6. sono poesie che traspirano tranquillità. Dico qualcosa soltanto sulla seconda poesia. Le due poesie sono costruite su un verso, come si dice, libero, perfettamente barometrato sul peso specifico delle singole immagini che si susseguono come fotogrammi di un film, una dopo l’altra, mediante un lento movimento della telecamera. Ci sono tutte le indicazioni essenziali, c’è una casa “malandata” ma “non abbandonata”, c’è l’indicazione di “una strada bianca”, “a destra”, ma è un sintagma appena accennato perché poi non si dice altro, c’è l’indicazione di una “casa” “vicino al mare”, lì intorno “si sente l’odore del mare” ma il mare non c’è; l’interno della casa è vuoto, sembra disabitata… A questo punto, c’è una diversione che si rivolge direttamente al lettore: “cammini e vai avanti”.. ma non c’è nient’altro tranne che “vedi le foglie brillare” etc. Cose semplici, alcune indicazioni, diciamo, segnaletiche, ma non mere macchie di colore, perché all’autore non interessa una tavolozza di colori, quanto rendere l’aura, la spiritualità di un luogo, con pochi cenni quasi distratti, ed invece sempre precisi ed oculati, ben calcolati all’interno del bilanciamento complessivo della composizione. Ma non si dice nulla circa il perché la casa sia stata abbandonata, aleggia come un sereno e oscuro presentimento della dipartita dei suoi abitanti… come se essi si fossero dissolti nelle acque dello Stige…

  7. Nella prima poesia di “Attorno al fuoco” il lettore viene informato che:

    C’è un’isola, dentro di lei una casa,
    nella casa un tavolo, con dei cesti sopra,
    si sente un suono come di telai,
    fili, rocchetti, forbici,

    Dunque, ritorna il tema della casa abbandonata. C’è un tavolo sopra il quale sono posati “fili, rocchetti, forbici” e “si sente un suono come di telai”. Sono gli strumenti delle Moire, Cloto, Lachesi e Atropo. Ma le moire hanno abbandonato quegli strumenti là sul tavolo, non sappiamo il perché, o perché il lavoro sia già stato fatto o perché esso sia ancora da compiere: quello di spezzare il filo della o delle vite umane.. Il lettore viene informato soltanto che

    tutto è ordinato
    ogni cosa è posata con cura
    come per sempre,
    si sente il canto di una donna

    La donna misteriosa potrebbe essere egualmente una abitante della casa o una Moira, null’altro viene detto, ci viene detto solo che “il focolare arde”; quindi la vita è vicina o, almeno, è stata molto vicina a noi, come egualmente la morte è passata accanto agli abitanti della casa, come una carezza o un vento lieve. Ma il lettore saprà qualcosa di più nella seconda poesia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...