Archivi del giorno: 15 maggio 2014

Antonio Sagredo VERSI SULLA POETESSA MARIA ROSARIA MADONNA

Antonio SagredoAntonio Sagredo è poeta inedito in Italia, ha pubblicato due libri in Spagna con testo a fronte negli anni Novanta. Poeta inclassificabile e irreggimentabile Sagredo ha perseguito e inseguito in poesia un suo percorso assolutamente originale e singolare. Una sua Antologia in traduzione inglese con testo a fronte uscirà con Chelsea editions di New York e una in italiano è in preparazione per EdiLet di Roma.

teatro Politecnico 1974, Antonio Sagredo

teatro Politecnico 1974, Antonio Sagredo

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla poesia di Maria Rosaria Madonna

Dopo l’alba sarò – qui, non so –
nudo da secoli nella pigra ossidiana?
-non so, qui – se dopo un profeta dirà:
non ci fu futuro, domani!

Circumnavigare liquido degli occhi.

Dopo l’alba – pietas, Maria!
Lacrimosa nel pentagramma muliebre,
ambivalente nella semenza – un oroscopo!
Non c’è bisogno di emblemi: quattro
è più di una morte trasparente.

Dopo la notte sarò – qui, non so –
pietre spazi sorgenti
– se, palma, ti ho dato, è un dono la –
catastrofe!
e nel ronzio – miele!

Dopo la notte – cruda, Maria! – sterile
il discernimento erutta come antrace,
e non so qui se l’unità trascina il tutto,
né se la linea fissa il punto
o il risopianto implume di una civetta.

Roma, 4-6 maggio 1991

antonio sagredo 1971

antonio sagredo 1971

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come un cane d’Alsazia raspavo a unghiate
pus cavo e marce ossa nelle sacre scritture,
l’abbaiare di megafoni flautolenti senza midolla,
gli incisivi corrosi da un cariato Verbo!

L’Angelus, scornato più di un carnefice bovino,
risonava di muggiti dagli altari a fittizi morituri,
orfano dell’ex-voto e nutrimento di infelici mercenari,
di parabole… tutte le moschee per non vivere!

A quando e come sarà reale il non dare se stessi
ai Cesari o agli Dei se non un altrove vivente agire
sul Nulla, un marcire a dismisura per una fede… icona
miserabile, implorante luce… quinta, o… chi muore?

E io chiusi gli occhi a Dio e alle mani il sangue Mio
e di Ipazia, a luminate letanie e vegliardi di creta,
e ai lampioni della Conoscenza una corona d’epitaffi!
Eresia, basta con l’Essere, sono stanco di subirlo!

Patiboli, ho incarnato la Compassione!… Non alla voce di un poeta
toccherà la lama di un nuovo avvento, ma al Dormiente non-nato
un solo vivere di ignominia, se non fingono gli specchi feriti
l’unto e noi, opachi in contumacia, destinati a una sconfitta!

Vermicino, 20 maggio 2009

Antonio Sagredo3

antonio sagredo Teatro Politecnico 1974

antonio sagredo Teatro Politecnico 1974

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dal poema Oriana– 2010)

E pure così sognava i desideri dei Morti che sono ultramondani
e i sette chiodi della passione unti per una penetrazione spettrale,
l’Imperatore delle Sofferenze altrui!

Il falco… fermato d’un tratto dalla sua stessa statua,
marmo insipiente, vista implume…
venature orientali – incensi!

Il granchio romano spolpava e avvelenava la sua arte…
Maddalena, sono tuoi i sette pugnali!
Scòpati i tredici apostoli!

Oriana, ultima castellana, salutami le tue sorelle!
E altre, e altre ancora che il destino e la condanna
già conoscono – dal futuro!
Marina, Ipazia, Saffo, Emily, Gaspara Stampa!

Un sentiero di rame m’incerta il cammino.
Sono spine d’argento queste foglie d’ulivo.

Roma/Vermicino, 13/25/29 ottobre 2010

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CORRISPONDENZA IN VERSI TRA ALFREDO DE PALCHI e ANTONELLA ZAGAROLI (fine 2010 e gennaio 2011) – Inediti Parte I

alfredo de Palchi

alfredo de Palchi

New-York

New-York

 Riceviamo e pubblichiamo questa inedita corrispondenza in versi tra due poeti risalente a un periodo antecedente il loro incontro personale. È un dialogo tra «ciechi», li divide l’Atlantico e li unisce il sottile filo di un discorso seduttivo-indagatorio. La «forma-poesia» diventa il luogo della erotesis, una forma retorica che introduce una recitazione,una finzione se vogliamo, un dire indiretto che procede a zig zag, non per la via più breve ma per quella più adiacente e tangente alla «cosa» di cui qui si discetta; è una tenzone, una scherma, o meglio, il luogo di una scherma, il luogo delle abilità nel maneggiamento del fioretto, con improvvisi assalti e repentini arretramenti. E la «forma-poesia» diventa il regolo, anzi, l’unico regolo entro il quale l’arte della scherma può brillare. (Giorgio Linguaglossa)

antonella zagaroli

antonella zagaroli

 Antonella Zagaroli è presente nella critica e in diverse antologie di poesia contemporanea italiane, francesi, inglesi, americane. Ha pubblicato La maschera della Gioconda, Terre d’anima, La volpe blu, Serrata a ventaglio, il romanzo in versi Venere Minima, un’antologia tratta da alcune sue opere tradotta in inglese Mindskin A selection of poems 1985-2010 – Chelsea Editions New York, 2011; due testi teatrali rappresentati Il Re dei danzatori, Come filigrana scomposta – racconto d’amore tango e poesia e in collaborazione con fotografi e pittori le raccolte La nostra Jera, Trasparenze in vista di forma e le Istallazioni poetiche in mostra da Settembre-Dicembre 2012 a Pienza. Alcune sue opere sono presenti nelle biblioteche di Londra, Budapest, Dublino e nelle università americane di Yale, Standford, Columbia, Stony Brook. Come traduttrice ha pubblicato alcune poesie da Suicide Point dell’indiano Kureepuzha Sreekumar (rivista Hebenon aprile-novembre 2010) e la plaquette One Columbus leap, Il balzo di Colombo della poetessa irlandese Anamaria Crowe Serrano (2012), Hosanna- Osanna raccolta di epigrammi di Louis Bourgeois, poeta e scrittore statunitense. Specializzata in Poetry Therapy (USA), dal 1995 scrive articoli e testi specialistici sul senso psicologico dell’arte.

Antonella Zagaroli Alfredo de Palchi 2011

Antonella Zagaroli Alfredo de Palchi 2011

 «L’originalità e l’indipendenza in campo poetico di Alfredo de Palchi (nato nel 1926) sono da tempo accertate. Come poeta italiano che vive negli Stati Uniti da più di cinquanta anni, che continua a scrivere esclusivamente in italiano, e le cui opere sono state in buona parte tradotte in inglese, de Palchi emerge per i suoi tersi e tesi versi svolti con sintattica audacia, per i salti semantici (ciò che richiama il concetto di Josif Brodskij di poesia che “accelera il pensiero”), e per l’auto-analisi mai sentimentale, con tonalità che vanno dal sarcasmo alla glorificazione dell’Eros. Gli argomenti poetici l’autore li trae dalla propria esperienza, e ciò vale in particolare per la produzione giovanile, che evoca il ragazzo povero e orfano del padre, le sofferenze patite durante la seconda guerra mondiale e l’ingiusta carcerazione subita nel dopoguerra. Negli anni successivi, de Palchi lascia alle spalle le sofferenze del tempo di guerra, e volge invece lo sguardo al rapporto uomo-donna, esaltando il piacere sessuale. Si interessa anche alla scienza, in particolare alla biologia e alla geologia. Il modo preciso e nel contempo idiosincratico con cui il poeta introduce la scienza nella sua visione tragica del comportamento dell’uomo e in genere della condizione umana, già da solo lo distingue da altri poeti europei e americani suoi contemporanei. La produzione recente mette in scena la lotta del poeta con una figura che sembra rappresentare la morte. Una ricca scelta dell’opera poetica di Alfredo de Palchi con testo a fronte si trova in: Paradigm: New and Selected Poems 1947-2009 (Chelsea Editions, 2013). I lettori italiani possono consultare Paradigma: tutte le poesie 1947-2005 (Mimesis / Hebenon, 2006) e Foemina Tellus (Joker, 2010). Si veda anche la raccolta di saggi Una vita scommessa in poesia: Omaggio ad Alfredo de Palchi (edita da Luigi Fontanella, Gradiva Publications, 2011)». (John Taylor)

New York grattacieli nel bosco

New York grattacieli nel bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

Alfredo De Palchi

Formi nella mente il paesaggio
vibrante di promesse e viaggi
per restaurare diaspore
e rovine

e ti svesti il grembo
per svestire a confronto la morte

che riappaia viva nel salino
fra i tuoi fianchi
con pienezza di sementi in cerchi
se dentro quel paesaggio d’acquitrino
getto un sasso.
26 luglio 2010

*
Mi appartiene lo spazio
del triangolo

in piedi o sdraiato
occupo la stessa misura––

le tracce del corpo
espongono gabbie di filo spinato

piedi diretti ai due angoli
testa slanciata alla punta

la mente completa la perfezione
piramidale del tuo universo.
6 agosto 2010

New York  hearst tower

New York hearst tower

Antonella Zagaroli

Città piene d’inumani
logorano
il mio corpo sfiancato
nella non menzogna,

a chi ha rotto catene e pregiudizi
solleticando la voglia nuda
di sconvenienza
offrono asilo e conforto

10 settembre 2010
*

Salgo e scendo

mi trasformo in bocciolo e ape
solare luna di vocabolifantasia
in continua rivoluzione

tu fai vibrare il centro
le sinapsi nelle curve degli anelli.

10 settembre 2010

New York bank-of-america-tower

New York bank-of-america-tower

Alfredo De Palchi

Sono quel fiume––
dal turbolento profondo di pietre
simulo gorghi placidi alla superficie

l’acqua
delle tue costole tributarie
mi accelera da monti e pendii

pietre rotolano si lisciano in sassi
la tua acqua
è l’estuario della mia acqua

già con sale
sangue e tritume
dell’infinito oceano che diventi.

25 agosto 2010

 

New York  drake-hotel-di-park-avenue

New York drake-hotel-di-park-avenue

Antonella Zagaroli

Bevo un olio speziato
dentro le tue parole fiume

alleviata nelle mie cicatrici

mi lascio andare all’immaginario
che ti rende a me vicino.

10 settembre 2010

 

 Alfredo De Palchi

Ti allevio il graffio
della nascita
affossandomi tra i perni
del tuo tronco arboreo
con fogliame frutti e fiori
per l’autunno

quando la bellezza si nasconde
per il mio palato migliore.

18 settembre 2010

Grattacieli di New York

Grattacieli di New York

Antonella Zagaroli

 

Ti lascio affondare
negli argini della mia ovalità

La tua voragine ha la stessa sostanza
dall’alba al tramonto

18 settembre 2010 Continua a leggere

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