Ambra Simeone da “Ho qualcosa da dirti” SEI QUASI-POESIE – Rubrica: La poesia della nuova generazione

Ambra Simeone Come John Fante copertina Ambra Simeone è nata a Gaeta nel 1982 e vive a Monza. Collabora con l’Associazione culturale “deComporre”; in poesia pubblica nel 2010 Lingue cattive (Giulio Perrone Editore, Roma) e nel 2013 la raccolta di racconti Come John Fante… prima di addormentarmi (deComporre edizioni). È co-direttore de Il Guastatore – Quaderni Neon-Avanguardisti. È presente nelle Antologie curata da Giampiero Neri (LietoColle) e da Giorgio Linguaglossa (EdiLet).

Trovo molto interessanti queste «quasi-poesie» di Ambra Simeone, per una semplice ragione: che non vogliono salire all’altare inarrivabile della Poesia con la maiuscola, per l’ironia e l’autoironia con le quali si propongono e per il valore di “discontinuità” (come direbbe Cesare Viviani) con cui si presentano rispetto alla Poesia laureata, quella dei modelli (se ce ne sono) egemoni o maggioritari. E poi ritengo che ogni nuova generazione debba trovare da sola la via verso un linguaggio autentico, che non faccia buon viso a cattivo gioco, che non finga di presentarsi come Poesia per antonomasia. E questo lo ritengo in sé un valore, cioè quello di presentarsi in modo nudo e crudo, priva di retorismi o di acrobazie balistiche. Senza contare il problema dell’a-capo, che Ambra Simeone liquida come un falso problema o come un problema ancora non risolto, che non sta a lei certo dover risolvere. In fin dei conti rimane il fatto che l’a-capo resta il problema dei problemi, quella linea divisoria tra poesia e prosa così sottile da essere quasi invisibile. (Giorgio Linguaglossa)

Ambra Simeone copertina Ho qualcosa da dirti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

c’ho una mia sorellina che non è davvero mia sorella

c’ho una sorellina piccola, che non è davvero mia sorella, è tanto per fare un esempio,
ha sedici anni e va alle superiori, e ora le sue insegnanti si pongono un problema,
quello che dicono sempre in tv, quando le intervistano, nei programmi intelligenti,
che sono quasi sempre sullo stesso canale, e poi sono intelligenti adesso, in confronto ad altri,
però forse non tanto in confronto a quelli di altri tempi, dove si chiedono una domanda,
che è preoccupante, cioè che è abbastanza un problema d’insegnamento,
se l’Aquila non è stata ristrutturata, se si vanno a chiedere fondi per l’arte italiana,
che non va bene se le dighe crollate anni fa, solo adesso si dice che si potevano evitare,
che non va bene, se certe industrie del sud, continuano a inquinare ancora oggi,
solo per dare lavoro agli operai, e non va bene se l’amore per l’arte, l’amore per l’ambiente,
l’amore per il paesaggio, non si diffondono più bene come una volta,
e che quindi potrebbe essere un problema della scuola, e la colpa non si sa di chi è,
se degli insegnanti o credono molto probabilmente della mia sorellina,
che non è davvero mia sorella, e forse sarà che non hanno insegnato tanto bene
agli alunni di cinquant’anni fa, e quindi perché non vanno a dirlo a loro?
ora lei vuole solo finire la scuola e andare via, che a farsi dare tutte le colpe,
non le sembra il caso, se poi non le hanno dato ancora nessuna chance e mai gliela daranno.

 

Ambra Simeone

Ambra Simeone

su facebook è ritornata la moda dei crocifissi

mi ricordo che qualche anno fa non si parlava d’altro che di crocifissi,
e si faceva così tanto che adesso, non so più poi come hanno risolto la cosa,
e un po’ di gente si chiedeva dove appendere sti crocifissi, se a casa, a scuola
o appesi al collo, e stava diventando un affare pubblico o privato,
perché forse c’era appena stata la prima, la seconda e la terza migrazione,
allora si era tutti impegnati a far capire a quelli che eravamo cattolici,
forse non si vedeva tanto in giro che c’erano ovunque chiese, madonne e santi?
no, non abbastanza, allora bisognava dirlo a tutti, e dopo non si parlava mai di diritti,
né dei loro, né dei nostri, ma solo dei crocifissi, che era più importante di tutto il resto,
che l’insegnamento era più bello, soprattutto perché ci sono i crocifissi in classe,
e che se uno è cattolico è perché ci sono quelli in giro, non per altro, quindi, come si fa?
dicevano, non è l’insegnamento che fa diventare buoni cristiani, solo i crocifissi,
e in realtà c’erano stati dei precedenti, così la pubblica istruzione imbarazzata,
che si fa? lo mettiamo, oppure no? alcuni sì, perché è la nostra identità,
altri no, che siamo atei, allora ho pensato che potrei anche non essere imparziale,
e mi scuso fin da subito, che essere sopra le parti, non so perché si dice così,
non si può dire casomai, essere in mezzo alle parti oppure sotto?
ma forse i ragazzi avrebbero bisogno di altre cose, appese in giro,
penne, libri, motivazione e in classe ci dovrebbero essere un po’ più di queste cose,
proprio adesso poi, solo perché c’è la quinta, la sesta e la settima migrazione,
potremmo anche evitare di ritornare a parlare dei crocifissi.

 

Ambra Simeone

Ambra Simeone

la fantasia è una grande risorsa

ecco quello che voglio dirvi, che noi siamo tutti un po’ dei fantasiosi,
e questa cosa è molto bella, e si nota soprattutto in questi strani periodi,
paese di sfiduciati, mammoni, pensionati, cassaintegrati, malpagati e stagisti,
così la fantasia prende il volo, per questo io penso che è una grande risorsa,
cioè mi leggo i commenti su facebook, perché non ho nulla da fare,
e tutti sono su facebook, e sarà perché anche loro non hanno nulla da fare,
e io sento l’importanza di essere fantasiosi, sopratutto quando si parla del lavoro,
così guardo nelle informazioni personali dei miei amici e dei miei conoscenti,
collaboratore presso poetessa e scrittrice, lavora presso se stesso, editor c/o scrittore,
lavora c/o general war, ufficio ricerche minerarie e perdite di tempo,
allevatrice di cenobiti presso Lemarchand’s box, lavora presso la via di casa mia,
figlio di famiglia lavora presso figlio di famiglia, lavora presso pensaci tu che io ho da fare,
lavora c/o ministero dell’istituzione te ne devi annà, lavora presso della sapienza e della pazienza,
lavora come collaboratore parlamentare presso camera dei deputati, questa sì che è bella,
e leggere queste cose qua, mi fa tanto piacere, allora è vero che abbiamo sconfitto la crisi,
e finalmente il lavoro ci sta, magari è gratis, così ce lo inventiamo un po’ tutti quanti,
ma almeno siamo abbastanza creativi e su questo nessuno può dirci niente,
allora ho deciso magari anche io me ne invento una nuova,
lavoro presso fantasia applicata al nulla.

 

Ambra Simeone

Ambra Simeone

mi prendo la libertà di quel che scrivo

e poi questa storia della libertà io davvero me la sono sempre chiesta,
che ti dicono che molte persone della tv, politici, soubrette, giornalisti, attori
e che persino molti scrittori famosi, non sono liberi come quelli che non li conosce nessuno,
perché a loro manca di fare certe cose normali, come andare a fare una passeggiata da soli,
farsi fotografare solo quando vogliono loro, fare l’amore senza dire niente a nessuno,
e che allora la notorietà non è più una questione di libertà, se dicono, che più sei noto
e più perdi la libertà di fare certe cose, come le fanno tutti gli altri sconosciuti,
ma a molti sembrerebbe una bufala, e allora non conviene essere famosi? lo dicono tutti?
io quindi me la sono sempre chiesta questa cosa qua, che forse uno è libero se non è riconosciuto
è libero se nessuno sa chi è, cosa fa e come vive, uno è libero se diventa invisibile,
e forse è proprio una bella scusa, una bella invenzione ideata da chissà quale creatore,
mah, sarà, proprio un bell’affare la libertà, che uno però non è libero di diventare famoso,
ma di essere uno come tanti, uno in una massa indistinta di sconosciuti, così ti dicono,
dunque secondo me la libertà l’ha inventata un bravissimo scrittore.

 

Ambra Simeone

Ambra Simeone

a parole mie o con quelle di qualcun altro

c’è poi un cosa un po’ strana che riguarda la gente che scrive,
e apro una parentesi (mi ci metto anch’io che scrivo di questa gente che scrive),
e dico io che forse lo fanno, solamente per mettersi in mostra con parole intricate
o anche per non mettersi in mostra, leggendo ai reading pubblici o facendosi leggere
alle presentazioni pubbliche, e (mi ci metto anche’io tra la gente che scrive così),
e lo fanno perché su otto e mezzo c’è Lilli Gruber che dice che si scrive tanto in Italia,
ma si legge troppo poco, allora forse bisognerebbe continuare a leggere poco,
per non farsi influenzare da nessuno, dice l’amico, oppure leggere tanto che poi c’è chi ti dice,
c’hai lo stile di un altro, che solo il fatto di parlare di stile, nel duemilaquattrordici è strano,
per cui leggerò quel che mi basta e mi mostrerò quel tanto che basta per dire i miei versi,
poco originali forse, ma quel tanto che basta per dire le cose come le penso,
sennò pazienza, che io ci provo ancora un po’ finché non mi stufo davvero,
ma non vi dirò mai con parole complicate, perché in fondo c’è già chi lo fa per me,
critici, filosofi, linguisti, storiografi, filologi, poeti e un gran quantità di mediocri,
al massimo proverò a dirvi quello che pensano questi, se vi interessa, altrimenti pazienza,
e con parole mie o con quelle di chi l’ha detto prima di me, ci proverò a parlarvi.

la rima baciata che a me sembra un po’ passata

se dico questo, cioè quello scritto nel titolo, è per chiarirmi,
dunque prima c’è stata tanta poesia con rime di tutti i tipi,
baciata, incrociata, incatenata, ripetuta, invertita, alternata,
e poi a un certo punto non c’è stata più, per qualche strano motivo,
era cambiata la moda, io penso, era cambiato il gusto di scrivere,
poi è andata di nuovo, per scrivere cose comiche o anche ironiche,
dopo per scrivere le canzoni che lì certo un po’ di musicalità ci vuole,
ora c’è chi si e chi no, c’è chi scrive le ballate e chi no,
e ognuno fa come gli pare che mi sembra molto giusto, se ogni cosa,
io penso, ha un suo ritmo interno, anche se non ha le rime,
ci basta ogni tanto qualche assonanza, basta usare un po’ più virgole,
che magari la frase c’ha senso comunque, e anche quello musicale,
per cui se questa poesia vi è sembrata un po’ senza senso,
non prendetevela troppo con me, a cercare il ritmo ci vuole del tempo,
magari anche a perderlo, come sto cercando di fare adesso.

 

38 commenti

Archiviato in poesia italiana contemporanea

38 risposte a “Ambra Simeone da “Ho qualcosa da dirti” SEI QUASI-POESIE – Rubrica: La poesia della nuova generazione

  1. nel tempo dei non-partiti, dei non-statuti, un po’ di non-poesia, geniale come quella di Ambra Simeone fa molto bene. A trovare il ritmo ci vuole tempo, parole sante

  2. ambra simeone

    grazie Almerighi di ritmi ne ho trovati tanti, ma non son miei son di altri, per il mio ci vuol del tempo, ma poi ognuno ce l’ha il suo interno… rima assolutamente non voluta 🙂

  3. antonio sagredo

    Ho con me la celebre antologia ” AMERICANA” del 1947 di Vittorini, e la prima notizia di Fante mi fu data (nel 1965) da questa antologia, dove lo scrittore figura come ultimo autore presentato con un brevissimo racconto (pgg. 1023-1036) “Una famiglia neo americana” – che inizia : “Bandini odiava la neve…..” Perché scrivo questo? Perché mi piace riferirlo ad Ambra Simeone.

    • Ivan Pozzoni

      Caro dr. ing. Prof. Sagredo, Ambra Simeone conosce bene Fante, perché ha in casa uno studioso di Fante, benché non si sia mai peritata di leggere i saggi del suddetto studioso.

    • ambra simeone

      caro Antonio,

      è proprio dalla lettura completa di tutto ciò che ha scritto Fante che “mi sono suggerita” il titolo della raccolta di racconti “Come John Fante… prima di addormentarmi” che è poi il titolo di un breve racconto interno al libro…

      da poco ho scritto un inedito a lui dedicato perché un signore italo-americano che mi ha contattato, mi ha chiesto un testo per una cosa molto carina, un piccolo book che vuole consegnare agli avventori del sul locale che si chiama per l’appunto Red Dago… allora:

      dago red non è solo il vino rosso degli italiani

      si potrebbe pensare che sia solo un vino rosso fatto dagli italiani,
      quello che qui in Italia non gli diamo neppure un nome, si beve e basta,
      e invece lì, in quell’America lontana anni luce, era il vino dei Dago,
      degli emigranti italiani di prima, seconda, terza generazione,
      quelli che noi c’è li siamo scordati e ora sulle nostre coste che ne sbarcano
      di vario genere, ce ne sono di affamati, rifugiati politici e anche criminali,
      come noi, cos’è ce ne siamo scordati? e forse vorremmo proprio farlo,
      sentirci tutti più importanti, tutti lontani da quella memoria, sentirci tedeschi
      e vorremmo cacciarli via tutti a pedate, nessuno escluso, vorremmo dimenticare,
      quando li chiamiamo con i nomi che davano a noi, disperati sulle carrette del mare
      come voleva dimenticarli lui, John Fante, in dago red che ad essere italiano,
      non gli andava proprio giù, ma ad essere chiamato Dago ci aveva fatto il callo;
      dago red non è solo quel vino rosso che noi qui non gli diamo neppure un nome,
      ora ci siamo abituati a darlo agli altri, dei nostri nomi ci siamo scordati,
      dago red è un po’ anche il sangue, dolce, che beviamo e lasciamo bere.

      • “quello che qui in Italia non gli diamo…”
        “quelli che noi c’è li siamo scordati…”
        Sono licenze “non-poetiche”?

      • Ivan Pozzoni

        «quello che qui in Italia non gli diamo…» si chiama uso gergale della lingua; «quelli che noi c’è li siamo scordati…» si chiama errore di battitura (cfr. ce ne sono di affamati, ce ne siamo scordati, due righe sotto). Se avessero riferito a me un’osservazione tanto banale, avrei evitato ogni spiegazione, e avrei concluso di trovarmi davanti ad un x (si chiama periodo ipotetico, con una protasi e due apodosi). Fortunatamente nessuno mi ha mai rivolto un’osservazione del genere, e tutto è rimasto semplicemente nell’ipotetico, con mere x ipotetiche. 🙂

      • ambra simeone

        cara Giorgina,

        ammetto l’errore di battitura del “ce” può succedere, il resto no lo prenda in considerazione è chiaramente un giro di parole dell’italiano parlato!

      • ambra simeone

        attenzione: il “no” invece del “non” era un errore di battitura… 🙂

  4. antonio sagredo

    Aspettavo una risposta dalla Simeone, a cui ho riferito con gioia su Fante e senza alcuna altra intenzione, anche pedagogica. Non credo di averLa offesa. Mi dispiace. >> Noto invece che c’è un cavaliere Azzezzagarbugli cmolto permaloso ( e anche saccente, forse) che difende la poetessa, ma malamente… che sa solo offendere poi che non ha altre armi… il suo sfottò nei miei riguardi gli ritorna indietro moltìiplicato, e da filosofo quale è (filosofo?) dovrebbe saper argomentare con maestria. qualità di cui è sprovvisto. Non mi risponda, perchè peggiorerebbe il suo stato di pensiero già di per se confuso.

  5. antonio sagredo

    se così, mi scuso

  6. antonio sagredo

    nemmeno io, tutto sommato siamo simpatici, perdio! Ti invio qualcosa:
    —-
    Epilogo e testamento

    E così me ne andai via tra miei e i tuoi singhiozzi
    come un battello che si volta indietro e vede le sue onde
    mescolate alle risacche. Così i doni della vita non sono
    più naturali, e li disprezzo perché il conteggio è scontato
    come il censimento delle vittime future… e noi siamo qui
    interdetti in ogni pensare o fantasticare: questo è già un delitto!
    Ma io li canto quei doni perché da tempo sono ultramondani
    e non hanno più il fascino della sorpresa – come l’infanzia
    che non s’addice più a un uomo – che non può più sognare!

    Antonio Sagredo

    Roma, 17 maggio 2013

    • Ivan Pozzoni

      Due simpatici rissosi! 🙂 Ambra ti risponde non appena torna dalla palestra: lei rassoda i muscoli; io sono a casa a rassodare la panza. [Momento poetico di grande spessore]

      Rispondo:

      LA VERA STORIA DELLA DIETA DI RONCAGLIA

      La spassosità dei cookie di internet riesce ad essere origine di creazione artistica.
      Documentandomi, in modo superficiale, con wikipedia, sulla dieta di Roncaglia,
      ecco apparire, in una nuova scheda, l’esilarante spam: «come dimagrire celermente […]».

      Pensavo: come non associare alla dieta di Roncaglia,
      l’idea di un Federico Barbarossa defraudato di tovaglia?
      Pensavo: è curioso meditar sui mutamenti della Lega,
      allora, alle prese con la difficoltà quod placuit principi, habet vigorem legis di un brocardo,
      e, nell’attuale, messa in discussione sulla dieta mancata del Trota e company,
      su rimborsi dei conti al ristorante da un miliardo.

      La vera storia della dieta di Roncaglia insegna che il magna magna di una politica bugiarda
      conduce, in Europa, alla vittoria del tedesco su ogni forma di nuova Lega Lombarda.

  7. antonio sagredo

    senza usare internet, sai di Giulio Cesare Vanini?
    Sai p.e. che Galilei non corrispose più con Keplero, perché questi gli disse che le sue idee erano simili a quelle del Bruno, che già prima di lui (Galilei) l’aveva scritte. La fifa di Galilei, e il coraggio di Vanini che disse ai suoi carnefici: “Andiamo a morire allegramente”. (1619)
    Se stai buono, Ivan, Ti invio un mio poema su Vanini, in cui asservo la Filosofia alla Poesia. Poema che il più grande filosofo ateista del secolo trascorso, il polacco Andrzej Nowicki, (vedi internet) definì “magistrale… ecc.

    • Ivan Pozzoni

      Amphitheatrum Æternæ Providentiæ divino-magicum, christiano-physicum, necnon astrologo-catholicum adversus veteres philosophos, atheos, epicureos, peripateticos et stoicos. Sui libertini sono debitore di Onfray. Nowicki mi è nuoviko. Manda: l’importante è che non mi costringi a leggere! O, se mi costringi a leggere, costringiti a scrivere due righe sulle quasi-poesie di Ambra. Il nostro narcisismo le sta togliendo spazio, in un “luogo” dedicato, meritoriamente, a lei. 🙂

  8. antonio sagredo

    allora su Ambra (non Ombra) scriverò – digiti “andrzej nowicki- sagredo – Francesco Paolo Raimondi” – iliesi…
    e ora buona notte

  9. Sagredo, sei un grande artista, ma quando esci dal seminato… uffah! Thick as a brick

  10. antonmio sagredo

    il seminato? Me lo sono lasciato per strada, il selciato l’ha sepolto, e i traini hanno tracciato le parallele, il cagnolino sotto il traino abbaia, e la lanterna è spenta: è già leuca,e io vado a sonnecchiare… per finta!

  11. All’esimio prof. Ivan Pozzoni
    La ringrazio per la lezione sul periodo ipotetico, ma Le rendo noto che io ho insegnato Lettere Italiane e Latine, saltuariamente anche Greche, per molti anni nel Liceo Classico, perciò conosco bene i tre/quattro (in greco) periodi ipotetici e non avrei bisogno di farmeli spiegare da un giovanotto un po’ presuntuoso e non molto umile.
    Quanto al linguaggio gergale, lasciamolo agli sproloqui da Cabaret di terz’ordine!
    prof.ssa Giorgina Busca Gernetti

    • Ivan Pozzoni

      Gentile Giorgina, si comprende chiaramente che sei stata, nel medioevo, una docente di Liceo Classico: molti docenti di italiano e latino del liceo classico, che – insieme all’Università- ho frequentato, entrambi, con scarso profitto (economico), avevano due caratteristiche: a] la tendenza a correggere chiunque, come se fossero dotati di un fantomatico ius corrigendi; b] l’assoluta assenza di ironia. Dicevo ad Ambra: sicuramente la Brusca Gernetti è stata un insegnante di Liceo Classico (cvd). Presunzione e umiltà sono doti di chi si precipita a correggere, in pubblico, i presunti (presunzione) errori altrui, senza mai esprimere un commento sensato? 🙂 Bah, Giorgina, qui non siamo a scuola: a volte gli sproloqui da Cabaret di terz’ordine sono più divertenti e costruttivi degli sproloqui dei docenti di terza liceo. I miei dispetti! Ivan

      • Egregio Dr. Pozzoni,
        di tutto il suo sproloquio tengo conto solo di una parola: il mio primo cognome è BUSCA, senza “R”. Tutto il resto non m’interessa, tanto è scontato e futile.
        Giorgina Busca Gernetti

        P.S.- Il mio docente di Greco era dotato di un’ironia acutissima. Eccezione?

  12. Cara Ambra,
    lascia i giri di parole del linguaggio parlato a chi parla in modo sgrammaticato (rima non voluta!).
    Un saluto cordiale
    Giorgina

    • ambra simeone

      cara Giorgina,

      è il mio genere per cui non lo lascio a nessuno! ho studiato approfonditamente le caratteristiche linguistiche dell’italiano parlato in confronto a quello scritto… e ho scelto il primo per esprimere la mia quasi-poesia, perché trovo sia più spontaneo e più vero come l’italiano volgare per il latino!

  13. Mi permetto di richiamare gli intervenuti a un maggiore controllo verbale e a non suscitare negli altri interlocutori reazioni che potrebbero compromettere il pacato e proficuo svolgimento del dibattito, fermo restando che ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione e la propria interpretazione di un testo.

  14. Gentile Giorgio,
    io mi sono controllata, passando sopra le espressioni (un poco) offensive del mio interlocutore: “sei stata, nel medioevo”, “come se fossero dotati di un fantomatico ius corrigendi”, “un insegnante” (io sono una donna senza incertezza di genere), “senza mai esprimere un commento sensato”, “sproloqui dei docenti di terza liceo”, “I miei dispetti! “.
    La giovinezza non dà lo “ius offendendi” come un diritto inalienabile.
    Cordiali saluti
    Giorgina BG

    • Ivan Pozzoni

      Come la vecchiezza non dà lo “ius corrigendi” come un diritto inalienabile. BRUSCA, e UN INSEGNANTE, sono due esempi di ironia facile facile, da terza elementare, che ho usato come esemplificazione alle mie tesi. Scrivere: “quello che qui in Italia non gli diamo…” “quelli che noi c’è li siamo scordati…” Sono licenze “non-poetiche”? non è un commento sensato a dei testi. “Quanto al linguaggio gergale, lasciamolo agli sproloqui da Cabaret di terz’ordine!” è un commento sensato, ma (un poco) offensivo. Mi limito a rispondere – come mio solito- con insensatezza all’insensatezza, e con offesa all’offesa (sempre nei limiti del giocoso). Gli insegnanti di Greco sono esclusi dalla mia categorizzazione: infatti, ho scritto: “molti docenti di italiano e latino del liceo classico”. Se non erro, tu hai insegnato Greco sporadicamente. Comunque, io tornerei ai testi di Ambra, che meritano commenti sensati. 🙂

      • Ivan, mi sembra proprio tu “sia passato di là” per usare una frase gergale, un conto è l’ironia, un conto è il dileggio di grana grossa, i lavori di Ambra Simeone sono buoni e meritano rispetto, così come la persona di Giorgina B. Gernetti che si è limitata a dire quello che pensava, e lo ha fatto con spirito..

      • Ivan Pozzoni

        «Sono un grande artista anche io – come agredo-, ma quando esco dal seminario… uffah!». Poi dove trovi “spirito” in una commentatora che, davanti a una serie di testi, “commenta”, argutamente, sottolineando un errore di battitura, me lo spiegherai con calma in futuro (effettivamente – come dici tu- la commentatora si è limitata, diciamo, si è limitata tanto…). Io detesto la saccenza di questo modo di condurre un dialogo: ci sento il “vuoto” (opinione mia), il niente, l’abuso di ruolo (a me insignificante, dato che avere insegnato in un liceo classico non è un merito o un demerito), come, quando, con la Bressan, ci si incentrava sul binomio bellezza / bruttezza dell’autrice. Però hai ragione: davanti al vuoto, al niente, all’abuso di ruolo, avrei fatto meglio ad ignorare, a far finta di niente, o a dare qualche risposta democristiana, di circostanza, tipo “certo, errori di battitura capitano”, con un sorrisetto di compatimento. Perciò ho chiesto scusa a Giorgina, se l’ho offesa (cfr. sotto), e mi sono scusato con Giorgino, se ho violato i sacri principi del rispetto umano.

      • Ivan Pozzoni

        Comunque, certo, cadute di stile capitano [Però continuo a considerare un commento significativo altro genere di commenti, come il mio alla poesia di Damiani, o i commenti di Mariani, di Sagredo, di De Palchi, di Bertoldo, di Giorgio, e di moltissimi altri, te incluso, in altri thread: è come se io, davanti alla poetica di Damiani, avessi commentato: c’è un errore di battitura al verso 5] 🙂

  15. Prego Giorgio Linguaglossa di controllare ciò che ha scritto l’egregio Ivan Pozzoni “contro” di me.
    Ho posto tra virgolette “contro” per evidenziare la volontà di offendere..
    Mi spiace che un Blog nato così culturalmente alto si sia abbassato a questi livelli di offese gratuite e discussioni prive di contenuto, se non battute pesanti o puerili.
    Un cordiale saluto
    Giorgina Busca Gernetti

    • Ivan Pozzoni

      Giorgina: io non voglio offendere nessuno! Reagisco se mi sento offeso da affermazioni altrui. Se ti ho offesa, ti chiedo scusa. Non c’è bisogno che Giorgino controlli ciò che ho scritto: non ci troverà nessuna grave offesa. Saluti I.

  16. Il “vuoto” e il “niente” non accettano le scuse perché non esistono.
    Giorgina Busca Gernetti

    • Ivan Pozzoni

      Prego, di nulla! 🙂 Continuiamo, fortunatamente, tutti a vivere, con differenti concezioni della vita, dell’arte, e del mondo. 🙂

    • Ivan Pozzoni

      P.s. Finalmente una risposta decisamente e risolutamente ironica. Me ne compiaccio!

      • Poesie insolite ma poesie, senza il quasi, ma con un extra di originalità e impegno. Mi piacciono soprattutto per la loro chiarezza. Mi manca solo un pizzico di pathos, ma non so se oggi è ancora di moda…:)

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