POESIE AD IMITAZIONE DELLO STILE DI EUGENIO DE SIGNORIBUS – “Diramazioni incorniciate dal precipizio si diradarono”. Con una nota esplicativa della redazione

bello

De Chirico la metafisica

De Chirico la metafisica

Per notizia dei lettori dico come sono andate le cose. Ho ricevuto, il 3 maggio 2014, via e-mail, da un certo Signor Lissa, le poesie che ho postato ad imitazione della poesia di Eugenio De Signoribus. Il Lissa mi chiedeva di postarle in modo che si credesse che fossero state scritte dall’Autore in argomento quando invece erano composizioni da lui scritte AD IMITAZIONE DELLA VERSIFICAZIONE di De Signoribus, e finiva con questo ragionamento:

«Vede, Signor Linguaglossa, quando uno stile è «FALSO» come quello di De Signoribus, ovvero, fatto a tavolino, con una impostazione di voce in falsetto, ortogonale, perpendicolare, e un preciso taglio del lessico (a metà tra il numinoso e il teologale), lo si può anche CLONARE, FALSIFICARE, perché intimamente FALSO, artefatto, posticcio, insincero. Per queste ragioni affermo anch’io che il suo stile è in sé un clone, un «FALSO», fabbricato a tavolino. Ecco la ragione per cui esso si presta così bene alla falsificazione e ai duplicati. È uno STILE LETTERARIO, come gran parte della poesia contemporanea, e può essere clonato in mille esemplari… anzi, addirittura, mi pregio di aver scritto UN FALSO che è MIGLIORE DELL’ORIGINALE».

Alberto Lissa

Dopo il primo momento di perplessità e una breve riflessione, ho ritenuto comunque doveroso da parte della Rivista di dover offrire ai lettori anche questa «riscrittura», o «clone», o «imitazione», fate voi, affinché ciascuno tragga liberamente le proprie conclusioni.

Giorgio Linguaglossa

bello 1

 

Uaxuctum1

.

Diramazioni incorniciate dalle torrette blindate
si diradavano nel buio.
Noi di qua dalle cancellate di filo spinato. Loro di là.
I fortificati, gli indigenti, i premorienti della cicatrice chiamata Terra.
Fitti e assiepati gli uni agli altri, guadagniamo infine
gli stabilimenti dei dormienti.
[Sono costoro immersi in un sonno plumbeo].
I gendarmi li chiamavano i «copulatori del sonno».
I morienti furono spinti con il calcio dei fucili,
assiepati e addossati gli uni agli altri al muro perimetrale.
Li chiamarono, ad uno ad uno, in correità.
Verificarono i loro documenti.
[Separano i vivi dai morti, i morienti dai morituri,
i premorienti, gli irridenti, i plagiari].
Proclamarono i responsi ai condannati e li divelsero dalla vita ultima,
dai falsi reggimenti, dalle ultime fondamenta,
dagli ultimi tentati stabilimenti.
[…]
Dai fondali lutei del fiume emersero le statue bianche
venute dalla cicatrice chiamata Terra.
Dichiararono che erano stati prigionieri del sonno,
che nulla sarebbe stato più come prima,
e che dopo il prima non ci sarebbe stato un dopo.
[Una schiera di malnati si fa avanti nella ressa.
Un gendarme guida la dissoluzione dei lapidati dal sonno].
Chiesi al gendarme: «È un inizio o una fine?»,
ma non ottenni risposta.
[Intanto, i maledetti cantano alleluia e si battono il petto
come appestati che chiedano la grazia. Si assiepano
nel refettorio del dolore eterno…]
Ma erano anime ormai, nient’altro che anime.
«La risposta se c’è è nei ripostigli della memoria»,
disse un malvissuto.
[…]
All’improvviso, il ronzio d’un motore d’elicottero
giunse dall’alto.
Un tip tap incontinente, un bip, un tric insistente…
Dall’alto. Dagli altoparlanti. Una voce ci chiama per nome.
Ad uno ad uno.
I defraudati dal dolore, gli analgesici del sonno, si fecero avanti
tra la schiera dei malnati e dei malvissuti.
Una folla di malmostosi vennero a noi portandoci
vivande borotalco, il cibo del cimitero.
«Mangiatene – dissero – e diventerete eterni».
Ma noi svoltammo nell’aria vetrosa del mattino
dietro l’angolo del muro perimetrale.
C’era il sole eterno. Accecante. Luce. Luce.
[…]
I gendarmi officiarono il rito dell’iniziazione,
ma era già tardi.
Le statue bianche stavano con le spalle al muro, gli occhi bendati.
I malvissuti fuggivano in direzioni molteplici. Dicevano
parole distanti. Parlavano dei respingimenti,
degli accorgimenti, dei trucchi… Ed apparivano
spaesati, inquieti…
 .
 1  Composizione musicale di Giacinto Scelsi su una città Maya distrutta per motivi religiosi.

 

 

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17 commenti

Archiviato in poesia italiana contemporanea

17 risposte a “POESIE AD IMITAZIONE DELLO STILE DI EUGENIO DE SIGNORIBUS – “Diramazioni incorniciate dal precipizio si diradarono”. Con una nota esplicativa della redazione

  1. Stefano Bosi

    Ma è facile clonare anche Montale o Ungaretti. Chiunque abbia uno stile originale ha subito parodie, soprattutto i grandi. Piccola è invece l’idea di fare un clone e per di più vantarsene!

  2. Gentile Stefano Bosi,
    si possono clonare, “semiplagiare”, imitare con il cosiddetto calco anche poesie originali di poeti non grandi. Io ho subìta amaramente questa pessima abitudine di chi non arriva da solo, perciò “adocchia” gli scritti altrui per scrivere qualcosa e presentarla ai concorsi letterari.
    Giorgina Busca Gernetti

  3. esercizio abbastanza assimilabile a ricerche minerarie e perdite di tempo, oramai ci sono siti dedicati che “fabbricano” in automatico versi di ogni genere, senza il bisogno di farlo “manualmente”, suggerisco sommessamente di andare oltre

  4. “Non ragioniam di lor ma guarda e passa.”
    Anzi, non guardare nemmeno.

  5. Non ho nessuna difficoltà ad affermare che le poesie firmate da Lissa mi sembrano delle belle poesie, non si tratta affatto di “parodie” ma di composizioni poetiche vere e proprie, anzi, a mio avviso molto superiori a quelle di De Signoribus, c’è una abilità nell’impiego dei giri frastici davvero notevole, e infine, sono del tutto comprensibili, non c’è alcun trucco linguistico o impiego di metaforismi per colpire il lettore, sbalordirlo con oscurità inaccessibili.
    Inviterei quindi i lettori a giudicare le poesie di Lissa per se stesse, per quello che sono e che dicono. E a non farsi influenzare dalla targa editoriale dei versi.

  6. Le tue sconfitte saranno ripagate
    fantasma della mia stoltezza
    tra le mie mani l’anima del sole,
    briciole di una reminiscenza
    scrutando l’orizzonte
    paradossi del tempo,
    forme illusorie nei giochi di luce
    lento scorrere dell’esistenza
    farfalle di memoria,
    seppi subito di aver trovato l’Amore
    rifiutando la paura.

    E m’illumina dentro

    questa poesia è stata generata da un versificatore automatico
    http://www.3nt.it/poesie.php

    ha senso continuare a parlarne?

    • “Cadono lentamente dagli alberi i pensieri
      Improvvisi presagi di Primavera
      Gemme preziose nel palmo della mano”

      Non l’ho né pensata né composta io! E’ nel sito indicato da Flavio Almerighi. Ora capisco da dove nascono certe metafore inaccettabili, come “farfalle di memoria” (pseudo-Flavio Almerighi).
      GBG

  7. cari amici interlocutori,

    bisogna ammettere, in tutta onestà, che queste poesie composte dal computer sono migliori, molto migliori del 98% di ciò che viene spacciato nei libri di poesia e commentato da illustri professori universitari. E allora, c’è qualcosa che non va.

    Va detto, ad onor del vero, che le poesie del Signor Lissa sono poesie composte in base ad un linguaggio già pentagrammato, non sono “imitazioni”, sono linguaggio poetico a tutti gli effetti, solo che lui l’ha detto apertamente che ha utilizzato lo spettro lessicale e il tono dominante che un altro rinomato autore utilizza. Ma qui c’è un problema, provate a fare poesia alla maniera di Montale o di Ungaretti… non è così semplice, anzi, credo che sia impresa difficilissima.

  8. Ivan Pozzoni

    Non so: io non sarei in grado di clonare nessuno, neanche il me di tre settimane fa. Tra l’altro i cloni di Lissa si capiscono meglio degli originali di De Signoribus.

  9. antonmio sagredo

    Ma non esiste alcun signor Lissa! Io intendevo la battaglia navale, il suo significato!

    • caro Antonio Sagredo,

      tu mi devi delle spiegazioni, perché allora se non Lissa non facciamo Lepanto? o Azio?, battaglie sicuramente ben più importanti di quella di Lissa!, insomma, le cose stanno così, e lo dico per i lettori del blog, ho ricevuto alla mia e-mail queste belle composizioni scritte con il “tono” e il taglio del lessico di De Signoribus, il mittente voleva e vuole restare anonimo, ed io nella mia qualità di amministratore non ho nessun diritto di violare o forzare la volontà dell’autore delle poesie in argomento che, tra l’altro, sia detto per inciso, a me sembrano molto più riuscite di quelle dell’autore, diciamo così, originale e originario.
      Il fatto lampante è che lo “stile” di De Signoribus, checché ne dicano i suoi adepti, sono delle cose imitabili e falsificabili, e questo qualcosa vuole dire, o no?
      Penso che imitare lo stile di Antonio Sagredo o di Maria Rosaria Madonna sia molto ma molto più difficile da fare. Anche questo qualcosa vuole dire, o no?

    • Ivan Pozzoni

      Signori della Corte, l’equivoco (cfr. chiamata del cavallo), l’ho creato io. Mariani, correttamente, si riferiva alla «gloriuzza di Lissa». Io ho risposto a Mariani – sul filo dell’ironia- con due suggerimenti: «Ahhhhhh. Ma i versi non sono di De Signoribus, sono di codesto Lissa! Mi sembrava non potessero esistere versi veri scritti così male. Consiglio all’AMMIRAGLIO Lissa di continuare a NAVIGARE, e di smettere di scrivere» e «Che SCONFITTA di Lissa!». Giorgio, difendendo l’anonimato di mister x, si è lasciato trascinare nell’equivoco, introducendo il fantomatico «Sig. Lissa». Antonio, ci ha svelato l’equivoco, affermando non esistere nessun «Sig. Lissa». Quindi, ritratto l’amo, i casi sono due: o mister x è Mariani (dubito: Mariani è bravissimo in altre arti) o mister x è Sagredo. Signori della Corte, chiedo l’incriminazione di Antonio Sagredo, e la sanzione della «tassidermizzazione».

      • Ivan Pozzoni

        Il mio castello inquisitorio crolla! Se ha coraggio, sfido apertamente il Sig. Lissa a mandare a Giorgio altri componimenti, simili (se non migliori, ammetto) ai versi di De Signoribus. Li esaminerò con massimo interesse.

  10. ambra simeone

    a prescindere dall’equivoco creato da Ivan 🙂 parlando dell’imitazione penso che possa essere facile per alcuni e/o difficile per altri, intendo sia per chi imita che per chi viene imitato… e dire che l’imitazione nel medioevo era vista come una qualità da perseguire, chi meglio imitava meglio scriveva!!! ora si cerca l’originale in tutto, ma esista ancora un qualcosa di davvero originale?!

    di sicuro ognuno di noi ha cominciato a scrivere dopo una lettura fatta, l’influenza di altri autori è proverbiale per uno scrittore, invece sposterei la discussione su altro, mi chiedo (vi chiedo) se c’è, qual è la sottile linea tra imitazione e influenza letteraria? dato che i testi qui pubblicati sono ad imitazione di De Signoribus ma di sicuro migliori per qualità!

    • gentilissima Ambra Simeone,

      la questione da te sollevata può essere risolta soltanto dal Signor Lissa, solo lui può dirimere la questione. Ci dia Lissa altre poesie alla De Signoribus, e le mettiamo a confronto con gli “originali”, soltanto così potremo comparare i due autori (l’originale e il falsario) e decidere qual è il migliore in sede estetica.

      Quanto alle influenze letterarie quella è un’altra cosa, tutti siamo continuamente sottoposti ad influenze, e guai se non lo fossimo, soltanto i mediocri non sono influenzati da nessuno.

  11. ambra simeone

    aspettiamo allora i cloni del Signor Lissa che di sicuro cattura più interesse del De Signoribus 🙂

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