Archivi del giorno: 9 maggio 2014

Marisa Papa Ruggiero  POESIE SCELTE “Di volo e di lava” (2013) Con una nota di poetica dell’autrice

marisa papa ruggiero

marisa papa ruggiero

marisa papa ruggiero copertina di voloda Marisa Papa Ruggiero   Di volo e di lava  puntoacapo (2013) pp. 90 € 10

Marisa Papa Ruggiero vive a Napoli dove ha svolto attività didattica e artistica. È attiva sia sul fronte della poesia, sia su quello della verbo-visualità, con partecipazione a mostre e a raccolte antologiche. Dal 1991 decorrono le sue pubblicazioni di poesia in volume con: Terra emersa, Napoli, collana L’assedio della poesia; Limite interdetto, Salerno-Roma, Ripostes,1993; Origine inversa, Napoli, Alfredo Guida, 1995; Campo giroscopico, con prefazione di Michele Sovente, Quarto– Napoli, Riccardi, 1998; Persephonia, con nota critica di Mario Lunetta, Lecce,  Pietro Manni, 2001; Oblique ubiquità, in Locus solus, Riccardi 2003; Passaggi di confine, con prefazione di M. Fresa, Salerno, L’arca felice, 20011;  Di volo e di lava, prefazione di G. Pontiggia – Alessandria,  Puntoacapo, 2013. Tra i lavori in prosa : Le verità bugiarde, e alcuni libri d’artista.   E’ presente, con testi poetici e critici in riviste italiane ed estere, in blog letterari, in raccolte antologiche (ultima è: alter ego. poeti al Mann – ed. arte,m). Ha partecipato come redattrice alla fondazione di alcune riviste napoletane di ricerca letteraria: Oltranza, edita da Guida e Risvolti edita da Riccardi. Per quest’ultima ha curato nei primi dieci numeri la sezione Interviste dedicata a noti artisti visivi e a poeti dell’area sperimentale. Attualmente è redattrice della rivista di poesia: Levania.  Recapiti dell’autrice:Via E. Suarez, 21 – 80129 Napoli.   E mail: marisapaparuggiero@libero.it

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Marisa Papa Ruggiero

Marisa Papa Ruggiero

giorgio de chirico interno metafisico con nudo

giorgio de chirico interno metafisico con nudo

«Dico subito che la scrittura poetica per me è un’arte molto visiva. Il modo con cui sento di comunicare le immagini, voglio dire la organizzazione figurale sulla pagina, diventa prioritario rispetto alla informazione comunicativa; ho sempre amato l’arte del calibrare il gioco degli spazi seguendo una necessità insediatasi chissà quando nella mia struttura; da qui, la scansione: segm. verb. – respiro; ed anche: linea frastica – unità verbale – sospensione; e ancora: ripresa distanziata di un nuovo segm. verb. strutturato secondo una ragione intrinsecamente tonale (temporale) e non narrativa, e così via. Il bisogno di ottenere senso stipato all’eccesso con mezzi misuratissimi, (da non intendersi necessariamente povertà di mezzi espressivi), un po’ come avviene sul tavolo di un architetto, (se penso per es. a mio figlio), ma io ragiono così: se nel caso di un progetto architettonico sono in gioco i soldi degli altri, che comunque non vanno sprecati;  qui (in poesia) entrano in ballo tra l’altro, il tempo degli altri, la pazienza, la noia degli altri, mai raccomandati, tutte cose di cui non siamo proprietari. Questo per dire che se è difficile che uno possa cambiare fondamentalmente una impostazione di pensiero (la scrittura poetica è la risultanza di una catena di stati mentali, di sperimentazioni, di ricerca ostinata nel corso di un processo lento, non disponibile a concedere spazio a improvvisazioni, a manierismi, a ghirigori e ricalchi di ritorno sulla pagina, ecc.) è sicuramente disponibile a  ibridarne la “purezza” in senso di maggiore ampiezza, di maggiore “plasticità”… e in questa prospettiva mi trovo con il tuo invito a rendere più espansa, più “corposa” la mia scrittura.

invito Firenze Ma non credo che accoglierei mai una poesia confessionale, come non credo che la poesia debba raccontare. Se si va sul notiziario, si rischia l’ingorgo, io sono del parere che si dovrebbe smetterla di ritenere che la poesia si fa coi mattoni, tu che dici? Bastano gocce, perle, mi piacerebbe se si facessero solo piccole cose rare, di quelle che se lette non si dimenticano. Forse l’arte non sta nel largheggiare, ma nel contenere… é bella la tua definizione: “le parole come tessere dinamiche” per dire i magnetismi, l’energia compressa in grado di trasmettere senso… E il contenuto? mi si potrebbe obiettare. direi che ne è compreso, quando succede che una poesia funziona è proprio perché quella “nota” è riuscita a far vibrare il suo interno significato…».

(Marisa Papa Ruggiero, risposta a Giorgio Linguaglossa) I versi in corsivo sono citazioni delle seguenti poetesse (a cui il poemetto è ispirato): per la prima: Antonia Pozzi, per la quarta: Marina Cvetaeva, per l’ultima: Amelia Rosselli (n.d.a)

marisa papa ruggiero passaggidiconfine 

 

 

 

 

 

 

 

Se riproduco distonie e scissioni
sento mie le tue voci

dove ti vedo apparire mi disperdo

io conosco più cose di noi due
conosco il virus che la piaga
ha contagiato
il fiume che ha lambito

Offrirò alla tua pelle olio di bacche
e grani da cingere la gola
la cineraria regina che lenisce
e lavande di rupe
fino all’ultima viola sradicata

sarà verde stasera la tua veste  

*

L’occhio è una lente
anarchica
centuplica l’attrito
lo deraglia
Famelica ogni fibra
si rivolta in luce
non regge gl’infrarossi
Doppierà congegni
ad orologeria celeste
in ogni fatica d’orme in ogni
fiato o timbro che attraversa
gl’interi stadi del ritorno
e ne rivolta i segni
l’ordine compiuto
e tutto passa
nel tronco cavo
il papavero della notte
che s’infuoca
la ciarliera gazza
custode del suo grido
e la sontuosa rosa
ultima di luglio
che sulla neve danza

Marisa Papa Ruggiero

Marisa Papa Ruggiero

 

*
Da un tempo non ancora giunto
ti congedi
e slacci doglie e divieti
corda tesa nell’aria
tu danzante in suoni
in ogni rigo o specchio
che ti pensa
tu scivolata a lato
tu
mai cercata
Ti congedi e ritorni
ad ali sciolte
all’inversione del crudo seme
alla declinazione esatta
che rende infinitamente aperta
quest’assenza
questa
taciuta assenza
che non ha misura
*

Questa spina di mirto
      ha inondato il giardino
      Il mirto che è nero
                             superbamente nero  
è l’esatta declinazione di un peso
atterrato nel mio occhio
si esercita a raggiungere la propria idea
ha intanto compiuto un mezzo giro
sul suo asse
ha invertito la prospettiva le finte grandezze
corretto la sproporzione la distanza
questa spina nerissima ha isolato
se stessa in campo chiaro
per vedersi da sola
se io la penso la guardo
Posso allungarla sul piano
o proiettarla in un punto
o tenerla in ostaggio in un libro
accanto a sferette a lancette fatte sassi

 

delitto tra i libri

delitto tra i libri

 

 

 

 

 

 

Se dici instabile
il tuo centro ti saprò
costante
in questa oscillazione
di estri sottolingua
Di te so il peso
i punti di sutura sulla guancia
l’aritmia nascosta
di globi e globuli a rilancio
in corsia preferenziale

Se t’improvvisi in tregua
per incanto
trattengo la schermata
e mi ci specchio
*
E spingere
qui a metà viale
il buio con le mani
alle gole chiuse di ibischi
e smarrire il cerchietto d’oro
tra smilzi steli senza nome
come ceri spenti
ingoiando il fiato
agli occhi dell’autunno
che a rovesci tra poco
farà più grigia
la roccia raschiata viva
nella camicia nuova
di ferro a rete

giorgio de chirico, ulisse

giorgio de chirico, ulisse

 

 

 

 

 

 

 

 

Tu passi il viale
verso la cieca curva
una corrente d’ali ha gonfiato le aiuole
ha cambiato il nome alle
scale di sicurezza
ha rivoltato il sentiero
l’inclinazione orientale
di quest’arsenale fossile in disuso
(e l’ogliastro vecchissimo scheggiato trema
all’origine della lesione)
tu
che svolti la curva
e mi lasci la scia
di cifre algebriche e frane
sulla roccia lunare
e lieve inverti
la metrica del volo Continua a leggere

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Cesare Viviani “NON DATE LE PAROLE AI PORCI” (2014) -Estratti su questioni di poetica e di poesia

Viviani copertina Parole ai porci

Cesare Viviani Siena Libri

Cesare Viviani Siena Libri

Estratti da Cesare Viviani Non date le parole ai porci il melangolo, Milano, 2014 pp. 142 € 13

Poesia

La poesia non si identifica in un contenuto, e nemmeno in una forma.
L’essenza della poesia è l’indefinibile, ovvero il limite del definibile, del comprensibile, dell’interpretabile, del leggibile. Dunque si tratta di non negare il vuoto, l’assenza, il nulla. È la presenza che non può fare a meno dell’assenza, il pieno che non può fare a mano del vuoto, ogni cosa che non può fare a meno del nulla.
Ma la forma e il contenuto devono essere tali da essere accompagnatori capaci di condurre, prima l’autore e poi il lettore, fino al limite del comprensibile, del definibile, del dicibile. Comunque, se l’essenza della poesia è l’indefinibile, si può dire che il fondamento della poesia è il nulla.

Cesare Viviani

Cesare Viviani

Fondamentale per l’arte

C’è un elemento a mio avviso fondamentale, un elemento base, essenziale, costituzionale, senza il quale l’arte non esisterebbe: è la discontinuità. Prendiamo ad esempio la poesia (ma questo discorso vale per ogni altra espressione artistica): la scrittura della poesia nasce da una frattura dei significati abituali del sentire e del pensare, nasce da una discontinuità dell’esperienza e del pensiero. C’è un’immersione nell’ascolto, un ascolto assoluto nella scrittura della poesia, nel quale l’organizzazione dell’io scompare, scompaiono il buon senso e il giudizio, così come ogni valutazione normale, quotidiana delle cose, scompare l’ambiente ordinato intorno a noi, e c’è solo quest’ascolto assoluto, vertiginoso della parola che diventa la protagonista nell’esperienza del poeta. Anche il linguaggio può rompere con le tradizionali regole della grammatica e della sintassi, anche il senso si interrompe ed entra in circolazione a pari merito il non senso. Insomma l’inizio di ogni evento artistico è la discontinuità.
E anche nella lettura della poesia, così come nel rapporto con ogni altra arte, è necessaria la discontinuità. L’ammirazione che prende il lettore di poesia, o l’osservatore di un quadro, o l’ascoltatore di una musica, è un sentimento intenso, quasi indefinibile, insensato e disinteressato, gratuito, che distanzia e distacca il lettore, o spettatore o ascoltatore, dall’ambiente circostante, dai pensieri e dalle emozioni che provava fino a un momento prima – i «suoi» pensieri e le «sue» emozioni – e lo immerge in una condizione impersonale di scoperta, di creatività, di vertiginosa apertura e novità.
(L’ammirazione è sbilanciamento, disorientamento, è instabile e discontinua, imprevedibile e incalcolabile: se fosse stabile e prevedibile, continua e abituale, sarebbe un assetto rassicurante, una garanzia di seduzione e di conquista, un disinvolto e sfacciato utilizzo del’esperienza).

Interpretazione

L’interpretazione è la forma maggiore di perversione. È la più forte e la più frequente espressione di dominio.

Cesare Viviani

Cesare Viviani

Poesia

Poesia si ha quando la potenza del linguaggio o del pensiero riesce a mostrare anche il limite di sé, il niente che l’accompagna: così questa potenza espressiva si espande, si materializza, tanto da diventare esperienza viva (per chi la scrive e per chi la legge), ma insieme mostra anche la propria caducità. Manifesta la sua ricchezza, lo splendore e insieme la sua caducità. È questa la riprova migliore della presenza della poesia in un testo.

Giovani poeti

I giovani poeti d’oggi (i quarantenni, i trentenni, e ancor più i ventenni) non leggono la poesia di chi li ha preceduti, quando ancora la poesia era vertigine, smarrimento indescrivibile di fronte all’inevitabile.

Cesare Viviani

Cesare Viviani

 belloIdea della poesia

L’essenza della poesia, che la fa distinguere da ogni altra scrittura, non risiede ovviamente nei dati caratteristici esteriori, quali metrica, prosodia, rima, lessico e figure retoriche. E nemmeno, passando a realtà interiori, risiede nel modo del rispecchiamento, quando il lettore crede di vedere rispecchiate nella poesia le proprie emozioni, i propri stati d’animo.
L’essenza della poesia, la sua straordinaria energia, è qualcosa che sfugge a ogni definizione e oggettivazione: nessuno ha mai definito l’essenza, la peculiarità della poesia, nessuno è mai riuscito a definirla, a codificarla, così che non si possono misurare o confrontare due testi, per sapere quale è il più dotato di poesia, e nemmeno al limite stabilire se un testo è o non è poesia, se è poesia o un tentativo non riuscito. Non c’è oggettivazione possibile di valori, se non una moltitudine di lettori che concordano ma pur sempre su esperienze di lettura non oggettivabili, su elementi di valore non definibili. L’essenza della poesia è una vertigine, la vertigine che si prova di fronte all’abisso del vuoto… Continua a leggere

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