Beatrice Bressan POESIE SCELTE “I Cinque elementi” (2014)

Bressan, I cinque elementi 

Beatrice Bressan Lituania, 2010

Beatrice Bressan Lituania, 2013

 

beatrice bressan

beatrice bressan  

Beatrice Bressan è scrittrice e membro EUSJA (Unione Europea delle Associazioni dei Giornalisti Scientifici). Dopo la laurea in Fisica Matematica (Università La Sapienza, Roma) e il master in Comunicazione della Scienza (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, Trieste), ottiene il dottorato in Gestione della Conoscenza e Trasferimento Tecnologico (Università di Helsinki) nell’ambito dei programmi di ricerca del CERN (Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare, Ginevra). È curatrice e autrice di libri di scienza e tecnologia: A History of Networking Research International (Wiley-Blackwell, 2010), e Knowledge Management in an International Research Centre (Lambert Academic Publishing, 2011), e le sillogi di poesia: I cinque elementi (deComporre, Gaeta, 2014), I sentimenti dimenticati (Genesi, Torino, 2003), Il drago nascosto e Andirivieni (Lepisma,Roma, 2005 e 2007,3° Premio Poeti nella società, Basilea, 2009), Specchio/Miroir e L’Origine (Loreleo, Ginevra, 2008 e 2010; 2° e 3° Premio Poeti nella società Basilea, 2010 e 2011). È presente nelle antologie: Verità e dubbio, La poesia oltre il dire (atti 12a e 13a biennale di poesia, Alessandria, Joker, 2004 e 2006), Poesía italiana contemporánea (Flumen, Università di Saragozza, Campus dell’Huesca, 2005), Autori in cammino verso la luce (Claudio Giannotta, Centro Incontri Culturali, Basilea, 2010) Emozioni primaverili (UniBook, Palermo, 2010), Trent’anni dalla Genesi, (Genesi, Torino, 2010), Frammenti imprevisti (Antonio Spagnuolo, Kairós, Napoli, 2011), Quadernario Blu (a cura di Giampiero Neri e Vincenzo Mascolo, LietoColle, Como, 2012) e Metrici moti (Ivan Pozzoni, deComporre, Gaeta, 2014). La sua poesia è stata tradotta in spagnolo, francese, inglese, portoghese e arabo.

da Beatrice Bressan “I Cinque elementi” DeComporre, Gaeta, 2014

beatrice bressan

beatrice bressan foto Ralph Matucci

 

 

 

 

 

 

 

 

Il senso di libertà che appartiene all’Aria

Alla guida, viaggiava
in dimensioni parallele.
Osservava controcorrente
fotografando istanti oltre condizione.

Sedeva sola al tavolo,
come uomini d’affari.
Ai vertici del mondo
contrattava un avvenire diverso.

Lesse nel diario avverso, intitolato
‘Tumulto irlandese’:

“Capisco. La sofferenza ha un senso. Userei la mia esperienza come poesia per chi non conosce la lirica del dolore e non ha lacrime per piangere.”

Ricordò l’aforisma tibetano:
“Impara le regole così potrai romperle correttamente.”

“Se vedeste ciò che ho visto, sareste pronti, affinché la pace abiti i cuori. L’assenza di motivazione frena pensieri, parole e azioni. I dubbi divorano il coraggio.”

Vagliava possibilità,
senza giudizio,
librandosi per ritrovare
il dialogo tra anime affini.

Per adempiere
il desiderio infante
di cosmica armonia
oltre gli esseri senzienti.

beatrice bressan

beatrice bressan foto di Ralph Matucci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultra-Cielo

Quella notte,
un principe venuto dal nulla
mi ha rivelato il mistero
dell’oscurità dall’ultra-cielo.

I suoi capelli portavano
un profumo femminile
di un’arte marina
dimenticata nei prati irlandesi.

 

beatrice bressan

beatrice bressan foto di Ralph Matucci

 

 

 

 

 

 

 

Accendersi senza il Fuoco

Anni dopo l’accompagnò in crociera
per riportare a galla le loro vite,
assieme all’essere in grembo.

Al gala teneva tra due dita una sigaretta senza il fuoco.
L’ufficiale bianco (poi l’eroe della nostra storia)
le aspettava in ombra, all’entrata della sala.

“Ha da accendere?” – chiese.

I tre, si incontravano in dialoghi notturni
sui padri, la solitudine e le lotte per sopravvivere.
L’amica sapeva della sua maternità.

Lei, ben presto, si scontrò con l’inatteso.
A lungo, smontando la vita, lasciò la causalità in anticamera.
Questa volta imboccò il binario per la destinazione finale.

Lontane da quell’incontro sincronistico sulle acque,
lei e l’amica si ritrovarono alla celebrazione nazionale,
presenziata dal mondo, in diretta o differita.

Era la nomina a cavaliere dell’eroe,
colui che salvò il paese dall’invasione di tirchi ed egoisti.
Il cavaliere la fiutò ancora nella folla gigantesca.

Ricevuto il titolo onorifico, la vide in lontananza.
Lei non se ne accorse, anche se in cuor suo lo sperava.
Non perse tempo, si diresse verso la sirena riconosciuta.

Col cappello sotto il braccio e la divisa cerimoniale,
la fissò negli occhi in silenzio.
Accadde l’inaspettato.

Il tempo si fermò tra le acque, a bordo quella nave
alta come i palazzi del porto.
La folla attonita li guardava e aspettava.

“Chiedo il permesso di avanzare una richiesta.” – disse lui.

Nonostante l’aria fiera, tremava dentro.
Lei, tutta d’un pezzo come sempre, contrariata,
indossava un sorriso traditore.

“Permesso accordato.” – rispose lei.

                                                                         “Vorrei prendermi cura di lei quotidianamente e per sempre.”

Quel marinaio testardo ruppe di nuovo le righe.
Le lacrime riflettevano barriere in frantumi.
Le parole le uscirono da bocca più veloci del pensiero:

                                                                        “Signor sì, mio signore.” – concluse.

 

beatrice bressan

beatrice bressan in Terra Santa 2013

 

Trasmutazione

Davanti a Dio
non ci saranno
né donne, né uomini,
solo spiriti.

Niente o etere

Meglio capirlo
al tramonto del Sole,
prima che l’anima
trasmuti.

 

 

beatrice bressan

beatrice bressan in Terra Santa 2013

Nel tempo d’Etere sospeso tra dimensioni

Gli occhi aperti
davanti alla tua salma,
rividero la bambina
incamminarsi sulla spiaggia.

 

Ricordai la promessa.

Il susseguirsi di eventi
inondati di lacrime,
affogarono il voto
di libertà interiore.

Il giorno chiuse porte ferree,
i corvi volarono in circolo,
sopra il tuo capo,
decretando la fine imminente.

 

Capii il presagio.

Gli ultimi due anni
sarebbero stati tuoi,
senza debiti, senza frode, senza inganni.

In assenza di folla urlanti
dietro le porte, attaccate ai campanelli
per avanzare pretese.

“Eri lontano da tutti, senza nulla,
neanche due monete per Caronte.
Avrei voluto accompagnarti di là del fiume.”

 

 

Scelsi la compassione.

Ora l’anima apparteneva gli angeli,
la solitudine era dietro i tuoi occhi,
in cieli di saggezza e benevolenza.

L’arduo compromesso
si svincolò dalla comodità.
Quel giorno s’impadronì del mio cuore.

Vinsi il tradimento.

Il potere di dignità penetrò
esseri nel tempo d’etere
sospeso tra infinite dimensioni.

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15 commenti

Archiviato in poesia italiana contemporanea

15 risposte a “Beatrice Bressan POESIE SCELTE “I Cinque elementi” (2014)

  1. antonio sagredo

    Voglio essere il primo a cui dedico alla bella Beatrice dai versi semplici e profondi….
    i versi di…

    Come un incubo o un urlo mi fissava
    il monte a oriente del tuo venere.
    Brillava l’ardesia sottocutanea delle cuspidi
    e i glutei delle cupole, simili ai tuoi,
    tracimavano in navate di sangue
    solitarie metropoli della peluria…
    troppo se il pulsare indenne
    perseguivi di madreperla lungo le dorsali
    di contrafforti in lagrime…
    serafini detestati dai timballi
    espugnavano i tramonti in detriti, in cocci…
    fasciati i moli dalle gorgiere s’abbattevano
    sul talamo che Giuditta trovò inattuale,
    lei, l’impreparata, la disattesa al martirio!

    antonio sagredo

    Vermicino, 18-20 febbraio 1998

  2. Scusatemi, il mio commento non fa testo e ignoratelo, ma ancora riesco a tenere divisa l’estetica di un’autrice dalla sua poesia. Nella prima non entro, già ci ha pensato il bravo Sagredo, ma senza offesa, questi lavori sono di una freddezza e di una noia mortali.

    • caro Almerighi,
      è vero sono versi freddi, ma ciò non significa che quelli caldi siano per natura superiori ontologicamente a quelli freddi, l’ontologia estetica è una ontologia sui generis… in generale io tendo a preferire la freddezza perché C’è MAGGIORE CONTROLLO DELLA SFERA EMOTIVO-IRRAZIONALE, e in genere perché denotano una superiore concezione dell’arte. Non si dimentichi che il poeta più grande degli Stati Uniti del Novecento, Wallace Stevens, è di una freddezza sconcertante e di uno sconcertante controllo razionale sulla propria poesia.

      • Caro Giorgio, tu ne sai molto più di me e certamente sai argomentare meglio, quindi passi per la freddezza, ma quando leggo:

        Scelsi la compassione.

        Ora l’anima apparteneva gli angeli,
        la solitudine era dietro i tuoi occhi,
        in cieli di saggezza e benevolenza.

        L’arduo compromesso
        si svincolò dalla comodità.
        Quel giorno s’impadronì del mio cuore.

        Vinsi il tradimento.

        Mi sembra di leggere uno di quei romanzetti harmony che sbirciavo in gioventù dalla biblioteca della mia ragazza, non certo alta poesia. Poi, mi ripeto, il mio commento non fa testo e chi ne capisce più di me siceuramente saprà commentare molto meglio e vedere oltre il pelo dell’acqua.

  3. antonio sagredo

    Caro Almerighi, i versi della bella Beatrice ricordano da lontano quelli della Saffo e della Dickinson (sono ovvie le dovute differenze); p.e. nella seconda i versi sono freddi in apparenza, ma c’è tale profondità, sensualità (mascherata) e concettosità che la musica(lità) è creata da queste “qualità” che dalle parole: è un paradosso, ma non troppo. Quanto riguarda la contemporaneità, non so se lei conosce a fondo o no (ma in entrambi i casi dico egualmente) la poetessa russa Marina Cvetaeva (la scelgo tra decine del secolo scorso: ” aveva delle possibilità davvero genialli” (Pasternàk)); : la Cvetaeva dunque era dotata superbamente, forse più di qualsiasi poetessa mai esistita (compresa la Achmatova, sua amica) di una qualità che la faceva primeggiare: la POSSANZA, che dovrebbe essere appanaggio del poeta (uomo) – (lei detestava essere chiamata poetessa: era per lei una sorta di degradazione) – in cosa consisteva la sua possanza? nel: “Lasciare che l’orecchio senta, la mano corra (e quando non corre – fermarsi)”. “E’ l’udito la mia volontà: non stancarmi di ascoltare finché non sento, e non mettere sul foglio nulla di quello che non ho udito”. Dunque posanza del (suo) caratttere e in più
    possanza della RIVELAZIONE: “il poeta non ha bisogno di conoscere, comprendere, apprendere – sanno già tutto fin dalla nascita – [come me che sono un involontario poeta; il resto è volontario]. Il poeta non domanda mai – rivela soltanto”.
    Caro Almerighi non mi sono allontanato di un millimetro dal nostro oggetto della conversazione – pare il contario ma non lo è- si ripeta la poesia della Beatrice che Lei cita, se la ripeta 10 volte, avrà due strade davanti: o un mea culpa, oppure lasci stare la POESIA!
    con affetto,
    antonio sagredo

  4. caro Almerighi
    non volevo assolutamente mettere in discussione il tuo commento ma semplicemente offrire un’altra chiave di lettura dei versi di Beatrice Bressan. Tutto qui. Invece, mi meraviglia che non ci siano commenti sulle poesie del maggiore poeta albanese di oggi, Gezim Hajdari, qui sì che siamo davanti ad una poesia che pone al lettore delle oggettive difficoltà… il fatto è che noi siamo troppo abituati ad una lettura “minimalista”, poi quando ci presentano una poesia “epica” ci accorgiamo di non avere più le chiavi interpretative per leggere e apprezzare una poesia come questa

  5. “indossava un sorriso traditore.”

    Sarà per questo che è così bella (la poetessa, non la poesia)!
    GBG

  6. carlo freccia

    gelosia? o altro?

  7. Che “cavaliere azzurro” accorso inutilmente in difesa!
    Poesia e critica, nient’altro.

    P.S. – Dicono che io sono bella. Forse qualche anno fa lo ero di più. ma bisogna accettare lo scorrere del tempo e i suoi danni.
    Quanto alla mia poesia… molti critici di vaglia l’hanno apprezzata.
    Che dire di più?

    P.S. bis – “Gelosia” è un bel tango. Le piace il tango? A me sì.

  8. Ivan Pozzoni

    Su «I cinque elementi» non ho diritto di intervenire, essendo molto di parte. Ho creduto immediatamente nella razionalità versificante, o nella versificazione razionale di Beatrice. La freddezza è un tratto della sua narrazione fisicalista: Beatrice esprime una «poesia» euclidea, rigorosa e anti-metafisica. È «poesia» del logos. Posso anche non condividerne i fondamenti teoretici, sentendomi distante, allo stesso modo, dalla «poesia», del logos o dello thumos: come «poeta» del logos, tuttavia, Beatrice non fallisce.

    • Ambra Simeone

      caro Almerighi, mi chiedo da donna e da una che cerca di scrivere, cosa si vuole e si richiede davvero a noi donne; solitamente in capo artistico si vuole che siano poco donne, quindi poco passionali e poco emozionali, poi quando si è più controllate, più ragionate, più consapevoli come la brava Beatrice, si dice che siamo fredde? tutto questo non è certo per aprire una polemica, è solo per dire che mi è sorto un sorriso sulle labbra, e che forse dovremo imparare a fregarcene… noi donne!

      perdonatemi per l’eccesso di femminismo, anche questo solitamente non è molto amato… 🙂

      • a voi donne credo si possa chiedere soltanto di saper scrivere, nè più e nè meno quel che si chiederebbe a uomini, vecchi e bambini, e di non sentirvi toccate come donne se qualcuno esprime un parere non vincolante e che voleva passare del tutto ignorato, perché è un parere personale, semplicemente. Io divido le mie letture in due: buone e meno buone, l’indice è il mio gusto, il sesso, l’origine e quant’altro dell’autore o autrice non mi interessa

  9. ambra simeone

    caro Almerighi la mia era una semplice battuta, ne converrai! 🙂

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