LETIZIA LEONE – UNA POESIA “Lettera fredda dalla Galilea” Inedito

letizia leone museo archeologico  di Anzio

letizia leone museo archeologico di Anzio

Letizia Leone ha pubblicato i seguenti libri: Pochi centimetri di luce (2000); L’ora minerale (2003), (seconda edizione 2004); Carte sanitarie (2008); La disgrazia elementare (2011). Presente in numerose le antologie; Geografie Poetiche, a cura di Walter Mauro, Giulio Perrone Editore, Roma, 2005; Sorridimi Ancora, (dodici storie di femminilità violate) Giulio Perrone Editore, Roma, 2007. Da quest’ultima raccolta è stato messo in scena Le Invisibili (regia Emanuela Giordano) Teatro Valle, Roma, 2009. Tiene un “Liceo di poesia” presso l’editore Giulio Perrone di Roma.

 

figura femminile romana, affesco

figura femminile romana, affesco

Letizia Leone diwali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettera fredda dalla Galilea

(Erode Antipa dalla frontiera imperiale)

Cammino in un appartamento vuoto.
Se il giorno porta questa luce
mi chiedo come sarà il buio che verrà
e la mia prossima sera.
Basterà il lume di mille e una candela a fugare
la magnifica zebra dell’ombra? Né bisogna
ingannarsi se il sole immensa.
Le camere restano scure, disabitate.

Lei
ha sparso cenere sugli arredi
sul letto, gabbia morbida per il suo corpo
di donna inutile
eppure così indolente un tempo agli assalti
del Profeta e lui, il falsario
il trafficante dei sentimenti, apostolo pubblico
specializzato nel tormento
è stato colpo di rabbia su ogni oggetto scagliato alle pareti
dai candelabri agli ori,
furia di polvere negli occhi
irritazione
irruzione del peccato
l’opaco – è stato –
sul bagliore del diamante.

letizia leone

letizia leone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E cosi la mia femmina felice e vorace
si ritrovò una croce sulla pelle
e diventò regina ustionata dalla colpa.

Non c’è più nessuno qui.
Il grido del predicatore come un’onda di sporcizia
una legione maleodorante di parole
ha saccheggiato ogni mattone
della mia casa
il suo fiato ha portato l’amaro
dentro le giare del miele
ha incendiato i fili di paglia uno ad uno nei granai
il suo occhio di iena,
occhio di arsura
ha fatto appassire i fiori.

Uomo di fede sei stato il portatore di sete
hai seminato profezie di tomba e calvari d’amore!

giorgio ortona, ritratto di Letizia Leone,_2012,_olio_su_tavola,_59,8_x_35,6_cm

giorgio ortona, ritratto di Letizia Leone,_2012,_olio_su_tavola,_59,8_x_35,6_cm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dove sono i latrati, le imprecazioni?
Dov’è quel tuono
uscito dai pozzi stipati di cadaveri
che ha strozzato le rose e
ogni curiosità, ogni desiderio folle barbarico, la bontà
delle donne di notte
ha avvelenato le coppe, storpiato i corpi
in questa mia Basilica del vino?

Tu, maledetto, hai invasato le anime deboli
hai seminato l’aria di succubi
filtrato i sussurri dalle rocce come acqua putrida dei morti

dapprima e di notte
per un dio che era l’apoteosi del dolore:
mai vista tanta carne che si disprezza.

pittura parietale femmimile

pittura parietale femmimile

 

 

 

 

 

 

 

E così hai messo a marcire le gioie dei maschi perfino
commosso gli schiavi
per il loro destino
e la mia Erodiade donna di salute
l’hai fatta pazza di onesti furori
di strani inseguimenti di lontane abissali peripezie
del cuore.
Illusione e malattia:
tirare giù
in una buca sotterranea
senza luce senza aria
con il vortice della voce
le beate femmine
sbattute dal tuo vento arso
a implorare l’ebbrezza effimera e casta di un bacio.

Tu: eri tutta la misura del deserto fattosi uomo.
Qual era la tua ambizione? Profeta
che si proclamava buono, anima bella
mentre sbavavi lacerato da cento belve della voglia
erano quelli i momenti migliori
delle tue urla, lucifero scagliato dagli astri,
in un nudo di donna, in tutti questi brividi interi
del mondo.

La tua testa è rotolata fuori, nell’estremo
oltre il luogo del sangue e le sue universali correnti
è traboccata fuori dagli abissi
delle nostre anime infernali.

Ecco ora vedo in lontananza la polvere dei popoli al galoppo
carri di morte a oriente
viaggiano con la luce.
Quello che tocco è solo felicità alle spalle
in un’alba che mi fa fuori
nell’esilio immobile
nel delirio di Erodiade.

messalina

 

 

 

 

 

 

 

Il mio appartamento è vuoto
pochi passi
se cammino è un girare intorno a questa buca
scavata dagli amanti.

Le sentinelle scappano
saltano dalle torrette di osservazione
corrono all’orizzonte, cedono il passo agli invasori.

Li aspetto questi barbari e mi piego fino a toccare con la testa il pavimento
e poi ti spio
là sul vassoio ormai nero di mosche
nero nell’alba
nero come un uscio chiuso
sul tuono
sulla tua parola finalmente
sui chicchi putrefatti di melagrana tra i denti
e sul mio trono.

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1 Commento

Archiviato in poesia italiana contemporanea

Una risposta a “LETIZIA LEONE – UNA POESIA “Lettera fredda dalla Galilea” Inedito

  1. Straordinaria composizione questa di Letizia Leone che passa per la via indiretta, sul filo della tangente, attraverso il pensieri interni del personaggio che racconta, storia che non illumina sui fatti noti ma sui luoghi segreti del pre-pensato e del non-dicibile, che illumina sulle fessure, sulle crepe del racconto che non racconta.

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