Archivi del giorno: 6 maggio 2014

SUL TEMA DELL’ISOLA DEI MORTI  di Böcklin (Stige o Acheronte) – Poesie di Anna Ventura e Laura Canciani

 

Arnol Bocklin Isola_dei_Morti versione originale

Arnol Bocklin Isola dei Morti versione originale

La spiaggia di Levrechio sull’isola di Paxos si trova di fronte alla foce dell’Acheronte fiume che attraversa l’Epiro, regione nord-occidentale della Grecia, e si congiunge col mare nei pressi della cittadina di Parga.

L’Acheronte è un affluente del lago Acherusia e nelle sue vicinanze sorgono le rovine del Necromanteio, l’unico oracolo della morte conosciuto in Grecia. Ma Acheronte (in greco Ἂχέρων, -οντος, in latino Ăchĕrōn, -ontis) è anche il nome di alcuni fiumi della mitologia greca, spesso associati al mondo degli Inferi.

Secondo il mito sarebbe proprio un ramo del fiume Stige che scorre nel mondo sotterraneo dell’oltretomba, attraverso il quale Caronte traghettava nell’Ade le anime dei morti; suoi affluenti sarebbero i fiumi Piriflegetonte e Cocito. Il suo nome significa “fiume del dolore”. (nota di Francesco Aronne)

Onto Ventura

 Anna Ventura

Anna Ventura è nata a Roma, da genitori abruzzesi. Laureata in lettere classiche a Firenze, agli studi di filologia classica, mai abbandonati, ha successivamente affiancato un’attività di critica letteraria e di scrittura creativa. Ha pubblicato raccolte di poesie, volumi di racconti, due romanzi,libri di saggistica .Collabora a riviste specializzate a  quotidiani, a pubblicazioni on line.

Ha curato tre antologie di poeti contemporanei e la sezione “La poesia in Abruzzo” nel volume Vertenza Sud di Daniele Giancane (Besa, Lecce, 2002).  È stata insignita del premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha tradotto il De Reditu di Claudio Rutilio Namaziano e alcuni inni di Ilario di Poitiers per il volume Poeti latini tradotti da scrittori italiani, a cura di Vincenzo Guarracino (Bompiani,1993). Il suo ultimo volume Tu quoque Antologia poetica (1974-2013) EdiLet, Roma.

Dirige la collana di poesia “Flores”per la  Tabula Fati di Chieti. Suoi diari, inseriti nella Lista d’Onore del Premio bandito dall’Archivio nel 1996 e in quello del 2009, sono depositati presso l’Archivio Nazionale del Diario di Pieve Santo Stefano di Arezzo.

È presente in siti web italiani e stranieri; sue opere sono state tradotte in francese, inglese, tedesco, portoghese e rumeno pubblicate  in Italia e all’estero in antologie e riviste. È presente nei volumi: AA.VV.-Cinquanta poesie tradotte da Paul Courget, Tabula Fati, Chieti, 2003; AA.VV. e El jardin,traduzione di  Carlos Vitale, Emboscall, Barcellona, 2004.

tra i critici che si sono occupati di lei in saggi monografici: Francesco Di Gregorio, in Letture novecentesche (Roma, ED. dell’Urbe, 1983; Alfredo Fiorani in La tela di Penelope (Chieti, Noubs, 1997); Liliana Porro Andriuoli in Certa et arcana, la poesia di Anna Ventura tra certezza e senso del mistero (Chieti, Tabula Fati, 2001); Vittoriano Esposito, in Itinerario letterario di Anna Ventura, Avezzano, Centro Studi Marsicani,  2005.

 

Lo Stige

Lo Stige, il passaggio; tutto
è livido, intorno. Solo
il nocchiero infuriato
ha gli occhi rossi.
Le anime bianche
stanno quiete, ormai
hanno finito di decidere.
Ma il passaggio
non è mai senza speranza:
si va verso l’ignoto, dove,
da vivi,
non è lecito accostarsi: un luogo
dove tutto si dimentica, oppure
tutto ritorna, intatto, libero
da paure e pregiudizi:qui
potrò ritrovare, forse,
tutto quanto ho perso, in vita,
per viltà, per pigrizia,
per sfortuna, per ossequio
all’ordine preposto.
Qui siamo uguali, anche nel coraggio,
e nessuno abbandona
il suo bagaglio, quello
da cui non vuole separarsi.

(Inedito)

 Il gusto della metamorfosi     

Al bruco che si fa farfalla si apre
la meraviglia del mondo: dall’ombra
alla luce, dal chiuso all’aria aperta,
dal silenzio alla musica dei suoni. E poi
C’è l’ebbrezza del volo.
Il tempo porterà a conclusione
Questo ciclo di vita luminosa:le ali
si faranno vizze, il respiro
sempre più pesante. Ma,
all’ora della schiusa,
la farfalla
ha appreso il gusto della metamorfosi,
ne ha intuito il valore.
Perciò affronta, serena,
l’azzardo dell’ultimo volo.

Laura Canciani

Laura Canciani

 

 

 

 

 

 

 

 

Laura Canciani

 Laura Canciani è nata a Cermes (Bolzano) nel 1934. Le sue radici profonde sono friulane. Vive a Roma. Ha pubblicato in poesia: L’aquila svolata (Forum, finalista al Premio Viareggio 1983), Da questi occhi (Il Ventaglio, Premio Donna Città di Roma, 1986), Il dono e la meraviglia (Amadeus, 1989, Un bouquet d’ombre (Biblioteca cominiana, 1994), Aperta all’infinito (Biblioteca cominiana, 1998), Lo stesso angelo (Fermenti, 1998), Reato di parola (Manni, 2004), Il contagio dell’acqua (Passigli, 2010). Ha vinto il Premio di Poesia Profezia, Cisternino 1998 e il Premio Renato Serra, Santa Severa 1991. Sue poesie sono state pubblicate in diverse antologie, tra cui «Storia dell’arte italiana in poesia», Sansoni, 1990; l’Altro (Centro Internazionale Alberto Moravia, 1995); Melodie della terra a cura di Plinio Perilli (Milano, Crocetti, 1997); La donna, gli amori a cura di Gabriella Sobrino e Antonietta Garzia, (Loggia de’ Lanzi 2001); Poesia degli Anni Novanta (Roma, Scettro del Re, 2000) a cura di Giorgio Linguaglossa, e riviste letterarie tra cui «Hortus», «L’Ozio», «Versicolori», «Pagine», «Poiesis», «Arsenale», «Poesia».  Ha collaborato con la rivista «Poiesis» con testi critici sulla poesia contemporanea. Una trattazione estensiva della sua poesia è presente in Appunti Critici. La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte a cura di Giorgio Linguaglossa(Roma, Scettro del Re, 2002), in Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana (1945-2010) del 2011e in Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2013), sempre a cura di Giorgio Linguaglossa. È in corso di stampa per Passigli di Firenze Essere nella parola.

 Stige, il fiume emerso

 Acheronte Flegetonte

Lo Stige e Caronte dagli occhi
di brace: care tracce,
reminiscenze dei banchi tarlati
dei maestri amati
odiati (nel senso assoluto)
dei compagni debordanti… di quello più sensibile
– come se Cristo non fosse mai nato –
e morto
e risorto, tra bende fluttuanti.
Entra Giovanni «e vide e credette».
Ora quelli gessati si dibattono
giù nella barca e sulle rive
tra onde sempre più nere,
veloci nebbie velenose.
Cosa dicono? Cosa dicono? Cosa?
Non c’è anima non c’è logica?
Il valore è irresponsabile?
Dimmi, quali sono le voci del tuo abisso?
Quale mistero
Apparizione di fiume limpidissimo,
gocce incarnate su di me
sanguinante dentro dentro:
il remo è un ramo

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LETIZIA LEONE – UNA POESIA “Lettera fredda dalla Galilea” Inedito

Letizia Leone ha pubblicato i seguenti libri: Pochi centimetri di luce (2000); L’ora minerale (2003), (seconda edizione 2004); Carte sanitarie (2008); La disgrazia elementare (2011). Presente in numerose le antologie; Geografie Poetiche, a cura di Walter Mauro, Giulio Perrone Editore, Roma, 2005; Sorridimi Ancora, (dodici storie di femminilità violate) Giulio Perrone Editore, Roma, 2007. Da quest’ultima raccolta è stato messo in scena Le Invisibili (regia Emanuela Giordano) Teatro Valle, Roma, 2009. Tiene un “Liceo di poesia” presso l’editore Giulio Perrone di Roma.

Letizia Leone diwali

(Erode Antipa dalla frontiera imperiale)

Cammino in un appartamento vuoto.
Se il giorno porta questa luce
mi chiedo come sarà il buio che verrà
e la mia prossima sera.
Basterà il lume di mille e una candela a fugare
la magnifica zebra dell’ombra? Né bisogna
ingannarsi se il sole immensa.
Le camere restano scure, disabitate.

Lei
ha sparso cenere sugli arredi
sul letto, gabbia morbida per il suo corpo
di donna inutile
eppure così indolente un tempo agli assalti
del Profeta e lui, il falsario
il trafficante dei sentimenti, apostolo pubblico
specializzato nel tormento
è stato colpo di rabbia su ogni oggetto scagliato alle pareti
dai candelabri agli ori,
furia di polvere negli occhi
irritazione
irruzione del peccato
l’opaco – è stato –
sul bagliore del diamante.

letizia leone

letizia leone

 

E cosi la mia femmina felice e vorace
si ritrovò una croce sulla pelle
e diventò regina ustionata dalla colpa.

Non c’è più nessuno qui.
Il grido del predicatore come un’onda di sporcizia
una legione maleodorante di parole
ha saccheggiato ogni mattone
della mia casa
il suo fiato ha portato l’amaro
dentro le giare del miele
ha incendiato i fili di paglia uno ad uno nei granai
il suo occhio di iena,
occhio di arsura
ha fatto appassire i fiori.

Uomo di fede sei stato il portatore di sete
hai seminato profezie di tomba e calvari d’amore!

giorgio ortona, ritratto di Letizia Leone,_2012,_olio_su_tavola,_59,8_x_35,6_cm

giorgio ortona, ritratto di Letizia Leone,_2012,_olio_su_tavola,_59,8_x_35,6_cm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dove sono i latrati, le imprecazioni?
Dov’è quel tuono
uscito dai pozzi stipati di cadaveri
che ha strozzato le rose e
ogni curiosità, ogni desiderio folle barbarico, la bontà
delle donne di notte
ha avvelenato le coppe, storpiato i corpi
in questa mia Basilica del vino?

Tu, maledetto, hai invasato le anime deboli
hai seminato l’aria di succubi
filtrato i sussurri dalle rocce come acqua putrida dei morti

dapprima e di notte
per un dio che era l’apoteosi del dolore:
mai vista tanta carne che si disprezza. Continua a leggere

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