Meeten Nasr – Antologia poetica (1982-2014) con una nota di Giampiero Neri

Meeten Nasr

Meeten Nasr

 Meeten Nasr Nato a Pesaro da madre sefardita, ha fatto studi di filologia greco-latina, epistemologia e storia della scienza. Traduttore e saggista è autore di una versione poetica degli Epigrammi di Callimaco tratti dall’Antologia Palatina. Nel 1998 ha vinto il Premio Montale per l’inedito e quindici suoi componimenti sono stati pubblicati nel volume “7 Poeti del Premio Montale” (Scheiwiller, 1999). Nel 2001 Book Editore pubblica Dizionario. Nel 2004 sette sue poesie, illustrate da incisioni e litografie di Simonetta Ferrante, sono pubblicate da Giorgio Upiglio Impressioni Originali di Milano col titolo Il solco del pennino. Queste poesie con altre hanno poi formato nel 2005 la raccolta Atlante del nomade (LietoColle). La sua più recente raccolta Al traguardo di Malaga (LietoColle, 2009) contiene anche le quindici poesie del Premio Montale, oggi introvabili. Ha diretto fino al 2012 la rivista di poesia e di ricerca “Il Monte Analogo”. Scrive di poesia su riviste letterarie quali “Il Segnale”, “La Mosca di Milano”, “Smerilliana”, “Le Voci della Luna” e altre. Nel 2013 ha pubblicato presso Excogita Editore un testo diaristico in prosa intitolato La mosca di Rousseau.

«Per un viaggiatore svagato e inconsapevole. Non conosco il significato del nome Meeten, se ne ha uno nella sua lingua originaria, come è molto probabile. Certo è che nella nostra lingua ricorda la parola “mite”, e mite è appunto Meeten Nasr, l’autore di questi versi, che sembra uscito da un campionario di figure d’altri tempi.
Mite è anche la sua scrittura, che predilige il tono sommesso, colloquiale, il chiaro scuro, il disegno a matita appena abbozzato.
Viaggiatore svagato e inconsapevole, consegna a queste pagine con un tratto “più sottile di un capello caduto sul foglio” quel che rimane dei suoi appunti di viaggio e lascia alla poesia il compito di renderli indimenticabili.
Il lettore pensieroso ne sarà convinto facilmente, attratto in pari misura dalla sapienza della scrittura e dalla presenza del suo autore che, amichevole ed elusivo, ne anima la pagina».(Giampiero Neri)

696B6172

ENVOI

Siamo tornati a riveder l’ulivo
sulle colline mentre quel battello,
bordeggiante uccello delle coste,
altrove trascinava. Fioritura
dell’estate marina e viva parte
eri di questa chiarità. Ma oscuri
i termini del viaggio, indecifrato
il desiderio che batteva come un’onda
sulla chiglia sommersa. Fu il tramonto
a consentirci di mostrare la passione
come rossa bandiera che s’impiglia
contro il vento nel filo del pavese.

IL VOLO

L’ultimo dei miei amori, rilucente
di sguardi riflessi, leggero di passo, scorrendo
sulla trama malferma che ti strugge,
si perde quale risucchio d’acqua nella roggia
sassosa, freatico richiamo all’umidissima
fessura onnipresente. Un rauco grido
oggi conclude al peggio i fremiti e le attese,
gli spergiuri tutti di routine. Ma se il tuo bacio
che ancora mi ricerca segnerà
col suo amaro la vicenda alterna che m’infrange
e mi scuote e riscuote, nel domani
questo amore sarà volo e canto, già essenza
dei giorni che verranno. Oh sguardi, oh febbri!*

 

*Questa poesia, accompagnata da frammenti artistici numerati di Simonetta Ferrante, è stata pubblicata, a cura di Alberto Casiraghy e col numero 2906, nelle Edizioni Pulcinoelefante in 30 esemplari a Osnago nel febbraio 1999, e rappresenta di fatto la prima pubblicazione poetica dell’autore.

**
Queste quindici poesie, composte nel periodo 1982–1994 e riunite sotto il titolo ESTROVERSI, hanno ottenuto nel 1998 il Premio Montale, XVI edizione, Sezione Inediti. L’anno successivo sono state pubblicate nel volume commemorativo “7 POETI DEL PREMIO MONTALE, Roma 1998” , ALL’INSEGNA DEL PESCE D’ORO di Vanni Scheiwiller, Milano 1999, pagg. 67-90 con prefazione di Maria Luisa Spaziani.

 

acrilico su tela, anni Sessanta, di Giuseppe Pedota

acrilico su tela, anni Sessanta, di Giuseppe Pedota

SAX QUARTET

La bocca un poco aperta, lo sguardo
che fugge mentre candida,
sempre bambina, mi riveli
le voglie perverse passate, organizzi
austere devianze per oggi. Su questa
soglia che ci divide giunge
muto il tuo corpo ancora incerto,
divaga in un falsetto
fra memorie di seni e carezze
di passerine.

Sei il corpo, l’ombra o la sua posa?
Il tuo piede, o gradiva, mi conduce
fra calzini anneriti e fotogrammi
al gesto osé dell’anca nella rete;
la ringhiera, nera spira di ferro, ci trattiene
nell’estivo tramonto di visiere,
di cappelli smarriti, baci, poste
e telecomunicazioni.

Ultimo sguardo ai verdeggianti
vasi sul ballatoio, l’edera
che cala dal tetto e dai balconi,
al mantello dei tigli o dei castagni
sulla rotta muraglia. Ma una ferrea
porta ci attira, già la scala
alita cieca il frigore della cava:
il tamburo attende un battitore, aperto
invoca il tuo leggìo lo pneuma acceso
che colmi la voragine, che arresti
la marcia silenziosa degli alieni
funghi ultracorpi.

Usciamo infine a riveder le stelle.
Il cielo si stacca dalla terra,
l’animula s’evapora e tu, cuore,
raccogli l’ardore per il viaggio.
Io nel mio letto
resto solo.

 

figura in astratto di Giuseppe Pedota anni ottanta

figura in astratto
di Giuseppe Pedota anni ottanta

MORGANA

Sei tu
quella che passi per le mie stanze
sollevando una nuvola
di aggraziati richiami.

Dal mio deserto
cresce ora una palma,
vibra d’umido e di calore
il tuo specolo interno, Morgana,
che secerni
laghi e ruscelli, immaginarie
fonti d’amore.

Sei ancora tu
la bella che si scopre, fra sorrisi
poco ridenti e minacciose
questioni inespresse, ansimando
correndo al piacere.

Oggi tu saluti,
rivolta ad occidente,
l’incerto segnale che ormai sfuma
nel rosso controsole.

 

ARS POETICA

Vieni, candida musa, luminosa
falena al mio richiamo
intonato dai bordi dell’attesa
di un evento spontaneo. La tua mano
tieni però sul mio capo, diffondi
luce e sapienza sul malcerto
moto di sillabe. Così
taglia un caicco la laguna
scuotendo vite minimali, frammenti
di cellule e rami, impantanati
rospi e conchiglie dal fondo
che risponde: un rimbombo
ci invia l’immagine attenuata
come riccio di forcola o convegno
di guizzanti pagelli.

 

ritratto femminile di Giuseppe Pedota anni Settanta

ritratto femminile di Giuseppe Pedota anni Settanta

SESTINE

for five

Noi cinque, non conta
se l’uno all’altro noti, ma sfiorati
dai riflessi di neve che là fuori
ricolmano la valle alitando
dietro i vetri e le tende crespate
della salle à manger.

Brillano i volti e si distende
qualche bocca al sorriso, all’appello
dei candidi piatti luccicanti
fra le acute forchette mentre il tempo
si condensa in un vortice attratto
da ignote beltà.

E’ questo un concerto di sguardi,
un passaggio di slanci e respiri
che giunge inatteso, non deve
patire per segni o pensieri di storia,
s’innalza leggero e si spande
nel soffio dei corpi.

Noi cinque, cantando un vivace
mottetto fra i picchi e fangosi
detriti di pino, adiremo
nel torpido cavo, nell’ombra inclinante,
nel vento, nel sole.

 

volto femminile di Giuseppe Pedota anni Settanta

volto femminile di Giuseppe Pedota anni Settanta

BRAHMACHARYA

Con penna e tintura ti sei fatta
occhi ovali e profondi
dove splende la cornea come invito
a nuove per te, a più insensate
imprese dell’amore. La tua treccia
scura e lucente si attorciglia
e si rizza in un arco dietro il capo
come il cobra di Shiva o come un nimbo
di oscura santità. Nel desiderio
si avvereranno, bella, le indecenti
immagini che assediano le notti
accanto a te. Nel casto
commercio delle carni e degli umori
si avanza sul retto sentiero e il fallo eretto
è la salda bandiera che garrisce
fra le ambigue ripulse del tuo corpo.

 

MONTEMERANO

Arrivati dall’est percorriamo
(contatti di mano, sorrisi)
il ciglio di strade tagliando
sui dossi e per le forre la maremma
secca e nodosa che sventaglia
sul cielo profili di rami, scure
foglie indurite fra luci primeve.

Qui l’altro si astrae, sospende
spesso il parlare, riflette, quasi
attende – si dice – che nuvola passi
che il cane finisca di abbaiare.

Sull’erba, di lato all’asfalto,
la scarpa rossastra colmata
di brina e di pioggia si rammenta
del piede ormai lontano, forse
già sull’Amiata. Anch’io
presto a chi passa sarò segno
di lungo impermanere.

1295645653

FALSETTO
per M. Miccona

Appena di quattordici
anni felini
sta scomparendo ora anche il ricordo
nella lunata pupilla tua cerchiata
dal giallo intenso dei crochi, al centro
una pozza di vitreo ove si perde
l’attenzione che, ansioso, ti richiedo
già sei remota.

Come tutti i tuoi simili sei stata
debole e forse forte, inusitata madre,
samurai claudicante che con spade
ricurve allontanavi ogni superba
Maia impellicciata che invadeva
i luoghi deputati della tua
prole radiosa.

Quando un giorno all’Erebo verrai
non arrestarti al Cerbero latrante
non al Minosse molteplice caudato,
portami l’erba strappata dal terrazzo
che insieme dividemmo sopportando
il rapido incalzare di tramonti e d’anni
di una vita già breve.

 

giuseppe pedota nudo femminile fine anni novanta

giuseppe pedota nudo femminile fine anni novanta

MERLO

Scendendo alla riva mugghiante, là in basso
costeggiando una macchia di pini e di mimose,
eucalipti e corbezzoli già rossi
nel gennaio che nasce,

mi arresto al pianoro ombreggiato.
Due strade introducono all’arboreo
sbarrato penetrale.
Filtra di qui un richiamo di lontani
chiarori, vibrazioni in attesa
di mirabile nuovo.

I cinghiali lavorano di notte questa costa
già erbosa. Un disperso pollicino
ha lasciato una traccia di pigne, il fumo svela
con la luce dell’alba una capanna
ove convengono le oniriche chimere
di regine e di lupi.

Alto silenzio nella valle, uccelli
tentano richiami cui risponde
secco raschio di vanga che rovista
il terriccio sassoso mentre l’occhio
inquadra il corpo fragile di un merlo
che ha concluso il suo volo in questo cielo. Ruota
ancora un passo la macchina dell’essere, implacato
resta il mistero del perire.

 

giuseppe pedota nudo femminile fine anni novanta

giuseppe pedota nudo femminile fine anni novanta

NODO E PIETRA

Quando in cima cominciammo la discesa,
racconti camminando coi tuoi piedi
così all’infuori – la neve rispondeva
cadendo più fitta – si dovette
imboccare il canalino attraversando
un tetto ghiacciato di circa dieci metri
a corda fissa…

Qui a destra, sul gradino che l’erta
sagoma e scava, ripiano di cucina
con foglie e vasetti, c’è la pietra
madida e scura che mi attende
per essere impugnata, estratta dal suo magma
roccioso (lasciava la gran madre e la sua sorte
prometteva dolore e un’infiammata
ricerca eterodossa) quasi spada
di un Sigfrido casuale e vagabondo
che inconscio si trascina fra marciti
terricci, anch’egli levigato
proiettile d’eternità…

Dici di no alla gassa che se voli
ti stringe la succlavia e non respiri
e neppure ti muovi, ma un cordino
in tasca ti ritrovi, un nodo prussic
infine ti trattiene e ti riporta
indietro dall’abisso in cui pensavi,
marionetta, giacere…

Nel paese deserto in cui la neve
costellata d’urina ora s’ammucchia
al centro delle strade, scivolando
negli alti varchi fra i tetti e le grondaie,
Joseph Calcius 1758 pinxit
con l’arte di sua mano una Madonna
San Rocco e Sebastiano e poi due ignudi
corpi giacenti, forse di appestati
distesi nel sudario o solo stanchi
di congiungersi al gelo e sotto l’occhio
impietoso degli angeli, ad majorem
Dei gloriam…

2 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, poesia italiana contemporanea

2 risposte a “Meeten Nasr – Antologia poetica (1982-2014) con una nota di Giampiero Neri

  1. Ivan Pozzoni

    La significanza di Meeten è indiscutibile. Pur avendo modi diversi di scrivere, di intendere l’arte, due caratteri opposti, considero Meeten un grande uomo, e un grande uomo di cultura, dotato di una sensibilità e di una coerenza fuori discussione.

  2. Meeten Nasr

    Ringrazio Ivan per la sua generosità di giudizio. Mi è capitato di incontrare – dentro di me – la poesia in età matura ma soprattutto come esito di un percorso culturale letterario e filosofico di grande durata e impegno che mi aveva, per così dire, predisposto a una scrittura sincera, totale. Il mio è stato un arrivo alla poesia, non un vagabondaggio. Grazie comunque per l’attenzione. Meeten

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.